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Il Giorno della Memoria

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria per ricordare le vittime dell'olocausto. Lunedì 30 l'ateneo ospita un convegno intitolato "La forza del ricordo come antidoto del male." Interverrà, tra gli altri, il direttore del quotidiano La Repubblica Maurizio Molinari. L'evento sarà trasmesso in diretta streaming.
27 gennaio 2023
L'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz con la celebre scritta Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi)

La Giornata della Memoria: fra oblio e manipolazione

di Marco Pignotti*

La ricorrenza dedicata al Giorno della Memoria si è conquistata un suo spazio nell’ambito delle feste civili. Le istituzioni, le scuole, gli atenei, ma anche il mondo dell’associazionismo culturale e sociale, dedicano sempre più frequentemente un momento di riflessione e di dibattito alla buona pratica di non consegnare all’oblio una tragedia che appartiene all’intera umanità. Parafrasando il titolo dell’iniziativa, che si svolgerà lunedì 30 gennaio presso l’Aula Magna del Rettorato, è il costante esercizio del ricordo, l’unico potente antidoto al male. Male che può assumere le forme più svariate e insidiose, perché non si manifesta solo attraverso il modello classico “vittima/carnefice”, come correttamente ammonisce Luzzatto Voghera, direttore del CDEC (centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano), in quanto si correrebbe il rischio di descrivere una realtà senza sfumature e decontestualizzata dal fatto storico. La Giornata della Memoria non può rappresentare, quindi, un universo simbolico che possa indurre a banalizzare una questione profondamente complessa. L’uso/abuso politico della storia, che consente di equiparare qualsiasi vittima agli ebrei che subirono le deportazioni e le persecuzioni, è il risultato di una scorretta ricostruzione del fatto storico. Non solo, equivale all’annullamento stesso dell’Olocausto. Distorsione e approssimazione che con modalità diametralmente opposte alimentano i revisionismi e i negazionismi, ovvero l’insidiosa reiterazione del male.

Di conseguenza, si rivela fondamentale sviscerare quelle sfumature intorno alle quali si annida il rischio di un giustificazionismo funzionale, come nel caso della capziosa differenza fra razzismo biologico e razzismo spirituale, rivendicata in favore del fascismo. Un tema estremamente complesso, ma decisivo proprio nell’ottica di contrastare i facili revisionismi, che sarà scandagliato dal collega Michele Camerota durante la giornata di studio del 30. Contestualmente, è opportuno domandarci se le nuove generazioni saranno in grado di raccogliere la sfida della memoria, dopo che saranno definitivamente scomparsi anche gli ultimi sopravvissuti. Una domanda tanto grave quanto mai attuale che al convegno di lunedì sarà affrontata dal direttore de La Repubblica, Maurizio Molinari.

È giusto però concludere con un messaggio di speranza che può essere efficacemente condensato nelle parole di Simonetta Della Seta, collaboratrice dell’Ente nazionale per la memoria di Gerusalemme, la quale a proposito della trasmissione della memoria ha scritto: «È il momento di raccontare non solo le atrocità, ma anche di documentare la vita. Mostrare la forza che è stata necessaria per salvare sé stessi e gli altri. Non bisogna solo impaurire i ragazzi, è necessario offrire loro gli strumenti per credere nella vita e nell’essere umano, nonostante tutto. Io credo sia importante mantenere una dimensione etica e storica di quello che è successo. Nelle testimonianze c’è tanta vita, non c’è niente da inventare».

*Marco Pignotti è docente di storia contemporanea all'università di Cagliari (Dipartimento di lettere, lingue e beni culturali) 

Marco Pignotti
Marco Pignotti

Gli appuntamenti all'Università di Cagliari: il convegno del 30 e una mostra documentaria

La Forza del ricordo come antidoto al male. E' questo il titolo del convegno che l'ateneo ha organizzato per lunedì 30 gennaio. L'appuntamento è alle 10.30 nell'aula magna del rettorato, l'evento sarà trasmesso in diretta streaming (a fondo pagina il link). Interverranno il rettore Francesco Mola, il professor Michele Camerota e il direttore de La Repubblica Maurizio Molinari. Modererà il dibattito il giornalista de La Stampa Federico Geremicca. L'evento è stato organizzato dall'ufficio di gabinetto del Rettore e dai docenti Andrea Corsale, Luca Lecis, Marco Pignotti, Ignazio Putzu e Gianluca Scroccu. Al termine del convegno verrà scoperta una targa commemorativa in ricordo di Doro Levi, Alberto Pincherle e Camillo Viterbo, i tre docenti dell'ateneo cagliaritano che furono colpiti dalle leggi razziali del '38. Una mostra di poster a loro dedicata sarà visibile fino al 4 febbraio a palazzo Belgrano. La mostra, organizzata dal dipartimento di Storia, Beni Culturali e territorio e dall’Archivio storico di UniCa, è stata curata da Mariangela Rapetti, Gianluca Scroccu e Eleonora Todde, sotto la direzione scientifica di Francesco Atzeni. In occasione del convegno di lunedì 30, la mostra verrà arricchita da alcuni documenti originali.   

 

 

locandina dell'evento
locandina dell'evento

Davide Teodoro Levi, Alberto Pincherle, Camillo Viterbo.

Le leggi razziali, approvate dal regime fascista il 10 novembre del 1938, colpirono tre docenti dell’ateneo cagliaritano. Davide Teodoro Levi era un triestino nato nel 1898, sbarcò a Cagliari nel ’35, nominato professore straordinario di archeologia e storia dell’arte antica nella Facoltà di Lettere e Filosofia. Ricoprì in quegli anni anche l’incarico di soprintendente ad interim nella Soprintendenza alle opere d’arte e di antichità della Sardegna; si occupò inoltre di numerosi scavi, tra i quali quelli nell’anfiteatro romano di Cagliari e nella necropoli punica di Olbia. Alberto Pincherle era di Milano, classe 1894. Giunse a Cagliari nell’ottobre del ’37 dopo aver vinto il concorso per professore straordinario di Storia delle religioni alla Facoltà di Lettere e Filosofia; insegnò Storia del cristianesimo, tra i suoi ambiti di ricerca il Nuovo Testamento e i secoli IV e V con particolare interesse verso la figura di Sant’Agostino e l’epoca della Riforma. Camillo Viterbo era nato a Trieste nel 1900, il 16 dicembre del ’36 fu nominato professore ordinario di Diritto commerciale alla Facoltà di Giurisprudenza, in seguito ricevette l’incarico di Storia politica coloniale e di Diritto industriale. Indirizzò i suoi studi in particolare sui temi legati al contratto di assicurazione. 

Tutti e tre furono sospesi e allontanati dall’insegnamento dall’allora rettore dell’università di Cagliari Giuseppe Brotzu, in ottemperanza alla disposizione emanata dal Ministero dell’educazione che obbligava gli atenei ad espellere immediatamente i professori ebrei. Vennero poi reintegrati nel gennaio del ’44, in seguito all’abrogazione delle leggi razziali da parte del governo del Sud presieduto da Badoglio. Solo Pincherle rientrò nell’ateneo cagliaritano per poi trasferirsi nel ’48 all’università di Roma. Andò nella capitale anche Levi, alla Direzione generale antichità e belle arti della Pubblica istruzione. Viterbo invece si trasferì in Argentina, a Buenos Aires. Già nel 2018 l’allora rettrice Maria Del Zompo chiese ufficialmente scusa alle famiglie dei tre docenti "per l’applicazione di quella fredda e burocratica norma". Quest'anno, in occasione della Giornata della Memoria, la targa e la mostra. 

Davide Teodoro Levi nella foto dell'archivio storico dell'Università di Cagliari
Davide Teodoro Levi nella foto dell'archivio storico dell'Università di Cagliari

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