Venerdì 27 marzo 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
27 marzo 2020

L'Unione Sarda




 

1 - L’UNIONE SARDA di venerdì 27 marzo 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 4

L’EMERGENZA
La Regione nomina l’ortopedico Doria nella task force

SASSARI, TRA SOSPETTI E VELENI COMMISSARIATA L'AZIENDA AOU
Soro al vertice, Acciaro è il capo dell’Unità di crisi

«Hanno escluso i più preparati a fronteggiare il contagio. E questi sono i risultati». Dallo sprofondo rosso della sanità sassarese emergono le voci di chi è in prima linea, di chi voleva esserci ed è stato emarginato, di chi aveva competenze da mettere al servizio della comunità. «Servire il popolo, mi passi questa espressione da “gruppettaro” di estrema sinistra degli anni '70, è l'ultima cosa di cui si sono preoccupati», dice il medico che mantiene, come tutti gli altri, l'anonimato. «Il loro obiettivo era mettersi in vetrina, collocarsi sotto la luce dei riflettori». Insomma - è l'opinione dei medici sassaresi che poco hanno a che fare con gli intrallazzi politici-sanitari - anche in una circostanza drammatica c'è stato chi ha partecipato alla corsa all'incarico.

Le nomine

Corsa, peraltro, non ancora terminata. Proprio ieri il direttore sanitario dell'Ats, Maurizio Locci, ha “rivisitato”, questo è il termine usato nella lettera di incarico, l'Unità di crisi locale. Una pletora di quindici persone con al vertice Marcello Acciaro, direttore sanitario dell'Areus, verso il quale Locci usa parole intinte nel miele: «Carissimo e chiarissimo Marcello, stimatissimo amico..... Sono sicuro che saprai mantenere salde le redini di quel mostro organizzativo che si è rivelata l'Ats». Della super commissione fa parte «di diritto in quanto indicato dall'assessorato regionale alla Sanità», l'ortopedico Carlo Doria, in corsa per la poltrona andata poi a Mario Nieddu. Ieri la Regione ha commissariato l'Aou, chiamando Giovanni Maria Soro a pilotare la nave nella tempesta.

Palazzo di giustizia

Intanto, l'inchiesta corre. Due procedimenti contro ignoti: uno per omicidio colposo e uno per epidemia colposa. Il fascicolo è stato affidato dal procuratore Gianni Caria al sostituto Paolo Piras. L'iscrizione nel registro degli indagati di alcune persone è questione di ore.

Nelle corsie del Santissima Annunziata e, più in generale, negli ambienti sanitari sassaresi, c'è paura, tensione e rabbia. Emergono retroscena inquietanti. Per esempio, perché dalla gestione della pandemia è stata esclusa la clinica di Malattie infettive? Eppure, questa struttura aveva affinato le sue competenze trattando nel 2015 un caso di Ebola. Un volontario di Emergency, reduce da una missione in Africa, aveva contratto il pericolosissimo virus. La clinica aveva gestito le prime fasi del ricovero e il trasferimento allo Spallanzani di Roma. Tutto era andato bene. E il reparto aveva continuato a esercitarsi su protocolli rigorosi, tempi e modi di vestizione degli operatori, percorsi di sicurezza. «Qualcuno li prendeva in giro dicendo che erano esagerati, maniaci, fissati. E infatti...», raccontano in ospedale.

I laboratori

E non è stata l'unica esclusione. L'analisi dei tamponi è stata delegata in blocco al laboratorio di Microbiologia, tagliando fuori la struttura di Epidemiologia molecolare dell'Istituto di Igiene dell'Università. Basta la parola per capire che era la più titolata a eseguire gli esami. E per non farsi mancare niente, respinta al mittente anche la proposta dell'Istituto zooprofilattico, che ha un laboratorio di primo livello.

In compenso, la direzione strategica dell'Ats è impegnata a cercare la talpa. Peccato che ce ne sia un esercito.

Ivan Paone






 

 

2 - L’UNIONE SARDA di venerdì 27 marzo 2020 /  PRIMO PIANO - Pagina 7

L’EMERGENZA. Il microbiologo Manzin: bene il modello coreano. Per i controlli partiamo da sanitari e fasce a rischio

«IL PICCO DEL VIRUS? NON SI PUÒ SAPERE, GIUSTO STARE A CASA»
Fake news: “State attenti alle false informazioni e fidatevi delle fonti autorevoli, degli scienziati e delle istituzioni”

«Professore, quando ne usciremo?

«Sicuramente non presto, non prima dell'estate. Il problema è che in una nazione e in un continente il virus non si muove nello stesso tempo e con le stesse modalità quindi ci saranno ondate successive che coinvolgeranno fette di popolazione e territori diversi. Spero che presto ci siano segni di decremento al Nord e che al Sud non si verifichi lo stesso scenario».

Aldo Manzin, ordinario di Microbiologia all'università di Cagliari, non ama le previsioni né vuol essere rassicurante a tutti i costi.

Quando sarà raggiunto il picco in Sardegna?

«Neanche seguendo modelli matematici e previsionali si può rispondere a questa domanda con certezza, nemmeno con approssimazione. Ci sono troppi fattori che possono determinare un'accelerazione o una decelerazione nel numero di casi prima e dopo il picco, dipende dalla capacità di contenimento che avranno le misure che sono state intraprese».

Perché in Sardegna c'è un numero di casi di positività negli ospedali molto superiore al resto d'Italia?

«Gli operatori sanitari sono più esposti e a cariche virali più elevate perché hanno a che fare con i malati, spesso in situazione di emergenza e in condizioni di operatività non ottimali. È risaputo che l'ambiente ospedaliero e sanitario in generale rappresenta un importante bacino di espansione e amplificazione della circolazione di agenti di infezione».

Diplomazia a parte?

«Non ho una risposta plausibile».

Le iniziative di contenimento sono state tardive?

«L'Italia, e la Sardegna, si sono mossi un po' in ritardo ma anche dopo di noi altri governi hanno fatto tutti così. Si fatica a capire che un virus non riconosce confini né le posizioni dei singoli governi o governatori».

Che cosa pensa delle misure di stampo coreano annunciate dal presidente della Regione?

«Il modello coreano funziona e ritengo che tutto ciò che si può fare per allargare i sistemi di identificazione dei soggetti a rischio sia da prendere in considerazione».

Bisogna partire dalle persone più a rischio, compreso il personale sanitario?

«Sì, si inizia con le persone più esposte per poi allargare l'osservazione. Ma la cosa più importante in questa fase è osservare le misure di isolamento e distanziamento sociale. Dove sono state osservate con rigore si vede un lieve rallentamento».

Secondo uno studio pubblicato su Science su cento casi documentati ce ne sarebbero circa 600 non documentati.

«Ciò che oggi sappiamo è frutto dell'osservazione medica ma è presumibile che ci sia una quota elevata di soggetti del tutto asintomatici non identificati e non raggiunti da sistemi di controllo. Quando ci libereremo dell'onda epidemica potremo rilevare, anche con sistemi molecolari, quanti soggetti sono stati infettati».

La Sardegna ha la possibilità di fare uno screening di massa?

«I virologi e i laboratoristi sono in grado di mettere a disposizione la loro capacità tecnica e tecnologica ma se ciò si farà dipende dal decisore politico».

Ritiene percorribile, magari non ora, un'attenuazione delle misure di contenimento nelle zone, come il sud dell'Isola, con pochi casi?

«Assolutamente no. Capisco che l'impatto sull'economia sia disastroso ma si rischierebbe di vanificare tutti gli sforzi».

Il virus è stato creato in laboratorio?

«Una fake clamorosa, non c'è alcun presupposto biologico o biotecnologico che faccia pensare che il virus sia nato nella mente di un bioterrorista per far crollare economia».

Avete abbastanza fondi per fare bene il vostro lavoro?

«Vorremmo averne di più non solo per consentire a chi c'è di lavorare meglio nei laboratori ma anche per mettere nella condizione i tanti giovani capaci e volenterosi di poter dare una mano».

Fabio Manca






 

3 - L’UNIONE SARDA di venerdì 27 marzo 2020 /  PRIMO PIANO - Pagina 7

Il personaggio. Angelo Meloni, di Sant’Antioco, dal letto ha coordinato la clinica accreditata di cui e vicedirettore

«IO, MEDICO E PAZIENTE» Sardo in trincea a Brescia

Gli odori sono spariti, i sapori pure, e chissà se riprenderà a sentirli. Però è sparita anche la febbre, e ora non deve più coordinare la grande clinica di Brescia da 650 posti (di cui è vice direttore sanitario) dal letto di una delle stanze di degenza del settore Covid-19. Ora è di nuovo in piedi, al timone sanitario di Poliambulanza (istituto ospedaliero privato di un'imponente catena convenzionata con il servizio sanitario nazionale) in attesa che il direttore sanitario si aggiudichi - si spera - la sua battaglia contro il coronavirus. La stessa che ha appena vinto lui, il suo vice, in servizio e in malattia negli stessi giorni: come paziente e capo.

Sardo in trasferta

Di Sant'Antioco, 36 anni, laureato a Cagliari, fino a un anno e mezzo fa al vertice sanitario delle cliniche Korian-Kinetica di Quartu (“Sant'Elena” e “Policlinico Città di Quartu”), Angelo Meloni è un fiume in piena: di emozioni e di parole. «Non posso credere che sto parlando di me: non lo faccio da settimane, parlo solo di virus e di morte, che ho rischiato di incontrare». Se quella contro il virus è una guerrra, Meloni è l'ufficiale al comando di prime, seconde e terze linee e ne sente la responsabilità. Anche il peso, considerato che è stanco vivo, e nemmeno si ferma a riflettere che rischiava di essere stanco morto. «Non ho mai provato tanta paura quanta quella che mi assalito nel passaggio dall'ecografo, che ha dato responsi orribili, alla Tac, che li ha confermati. Sono un medico, ho capito tutto subito: mi sentivo un condannato a morte».

Paziente e capo

Invece no. E allora regge tutto il giorno fino a tarda sera, resistendo a fatica davanti al troppo brutto al molto bello: «Ho visto scene terribili in terapia intensiva, ma ho visto medici e infermieri prodigarsi per far fare le videochiamate a pazienti vicini alla morte. Ma ho visto anche tanta solidarietà, ho visto un signore di settant'anni, contagiato dal Covid-19, scoppiare a piangere appena gli ho comunicato che era guarito: «Allora non muoio, allora non sto morendo».

Shock post traumatico

Quando il gioco si fa duro, anche i deboli devono giocare: anche perché si è tutti deboli, davanti al virus. «Quando tutto questo finirà, e prima o poi lo farà e chi sarà rimasto dovrà ripartire, avremo un'ondata di disturbi post-traumatici da stress nel personale sanitario e nei contagiati. L'emergenza continua non ti dà il tempo di ragionare, ma noi medici e infermieri so già che la pagheremo assieme ai guariti, che si sentiranno deboli e attaccabili». Detto da uno che è medico ed è stato paziente del Covid-19, non è da sottovalutare.

Offensiva violentissima

Brescia, dove Poliambulanza fa parte della rete ospedaliera pubblica perché è accreditata, dopo Bergamo è il centro più colpito dalla pandemia. «Siamo in frontiera», sospira Meloni, «qui la guerra è cominciata prima. Avevamo fatto un'enorme scorta di dispositivi di prevenzione individuale come ad esempio le mascherine, ma alla fine anche noi ci siamo trovati in difficoltà. Ci aspettavamo un violento attacco, invece è stato violentissimo. Ho visto medici e infermieri lavorare senza sosta per 15-16 ore, il loro amore verso i pazienti in terapia intensiva, che sono sempre soli e, se muoiono, saranno soli anche al funerale. Abbiamo dovuto farci venire idee, improvvisare tutti i giorni pur in una regione, la Lombardia, che pure è assolutamente un'eccellenza della Sanità. Abbiamo guardato morire duecento persone in quattro settimane, frustrati perché non potevamo far niente per loro». Rimpianti per la Sardegna? «Non è possibile fare esperienze a questi livelli, nella nostra Isola: la progettualità è bassa. E poi, sarebbe stato facile tenerla fuori dalla pandemia, ma ci si è mossi tardi». Intanto, il virus decima le popolazioni: «Ci sta portando via i nonni. Ora tutto è affidato a noi nipoti, e dovremo esserne all'altezza: dopo la pandemia, l'intero mondo sarà diverso, da rifondare. E gli anziani non ci saranno più. Dovremo farlo noi, senza passato».

Luigi Almiento






 

La Nuova Sardegna




 


4 - LA NUOVA SARDEGNA di venerdì 27 marzo 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 2

Completamente sanificati i reparti del Santissima Annunziata
PER LA SANITÀ SASSARESE ARRIVA IL COMMISSARIO

Il Mater Olbia solo per Covid 19, tensostrutture a Nuoro e a Cagliari
di Umberto Aime
CAGLIARI È ancora e sempre negli ospedali che si combatte in prima linea contro il coronavirus e quindi «continuiamo a intervenire con decisione soprattutto al fronte», ha detto il governatore Christian Solinas nella quarta videoconferenza stampa. Nel leggere l'ultimo bollettino, ha annunciato: «Il Santissima Annunziata di Sassari l'abbiamo sanificato in ogni reparto e quindi ci auguriamo che non sia mai più un ospedale a rischio». Poi: «Il Mater Olbia sarà per la Gallura il suo Covid-hospital, cioè dedicato solo a quella patologia, e così siamo riusciti a liberare il Giovanni Paolo II dalla pressione che ha subito in questi giorni». Ancora, ha aggiunto Solinas, «per il San Francesco di Nuoro abbiamo chiesto e ottenuto dalla Protezione civile nazionale una tensostruttura, con 16 posti di rianimazione, che arriverà nei prossimi giorni e anche in questo caso sull'ospedale in ci sarà un minor carico. Un'altra tensostruttura sarà montata al Santissima Trinità di Cagliari, per rendere ancora più efficace, dopo i lavori nei padiglioni, il percorso dei ricoveri in terapia intensiva».
La nomina. Sempre sul fronte Nord-Ovest è stato colmato un altro vuoto storico. Giovanni Maria Soro, sassarese, è stato scelto dalla Giunta per l'incarico di commissario straordinario dell'Azienda universitaria di Sassari. Il posto era vacante dalla fine dell'anno scorso, tra l'altro scatenando diverse, accese e recenti contestazioni, e durante l'emergenza l'incarico è stato ricoperto dal direttore sanitario Nicolò Orru. Da oggi a capo dell'Azienda ci sarà Giovanni Maria Soro, 50 anni, che rientra a Sassari, dopo aver lavorato a lungo nella Penisola, soprattutto in Lombardia e Piemonte. Tra l'altro diversi mesi fa era proprio Soro a essere stato scelto dalla giunta Solinas per quell'incarico a Sassari, ma poi la sua nomina era finita congelata e mai s'è capito il perché di quell'improvvisa retromarcia.
Le assunzioni. Ventiquattr'ore dopo l'annuncio, Mario Nieddu è stato ancora più preciso sulle assunzioni decise in queste giorni dall'Ats e dalle altre Aziende sanitarie per tener testa all'emergenza. In tutto sono stati contrattualizzati a tempo, sei mesi rinnovabili, 140 medici compresi 8 specializzandi, 259 infemieri, 148 operatori socio-sanitari, sette biologi, un farmacista e 4 dirigenti medici. In tutto 559 e sono andati a rinforzare gli ospedali, ma anche guardie mediche e poliambulatori. «Potrebbero essere necessarie altre assunzioni - ha aggiunto l'assessore - ma decideremmo con l'Ats di volta in volta».
Il primo arrivo. Di tutto il materiale sollecitato a suo tempo dalla Regione alla Protezione civile nazionale è arrivata ieri una fornitura. Sono 1.200 tamponi per effettuare i test e visto che le scorte in Sardegna erano sempre meno, la consegna è stata salutata come una manna. Tutto il resto, compreso i respiratori, è bloccato invece ancora a Roma. È stato poi ribadito dal governatore «l'imminente arrivo, in due tempi, di 40mila kit per i test rapidi e saranno utilizzati negli ospedali e nelle case di riposo». Infine, da 24 ore è cominciata la distribuzione della super donazione da parte della Blue River, azienda cinese che ha una joint venture in Sardegna. Tra guanti e tute protettive dalla provincia dello Hunan sono arrivate anche 22mila mascherine professionali, quelle con il filtro, introvabili in mezza Europa. Autobus sanificati. A scendere in campo è stata anche la Federazione carrozzieri. A costo zero, sanificherà gli autobus dell'Arst, che in questi giorni hanno continuato a viaggiare, seppure con pochi passeggeri per rispettare l'ordinanza della Regione, e quindi sono indispensabili interventi straordinari per evitare contagi a bordo.
Isolati. Il cordone sanitario con la chiusura di porti e aeroporti funziona davvero. Ventiquattr'ore fa sono arrivati in Sardegna appena 284 passeggeri. «Aver bloccato gli accessi - ha sottolineato Solinas - è stata una scelta decisiva per fermare il contagio». Invece, è ancora incerto su come potrà essere organizzato il ponte aereo per i sardi all'estero che vorrebbero rientrare a casa: «Dalla Farnesina - ha confermato Solinas - mi è stato detto che è pronta una strategia per mettere in campo anche voli di Stato se sarà necessario».




 


5 - LA NUOVA SARDEGNA di venerdì 27 marzo 2020 / SASSARI - Pagina 3

L'indagine della Procura sui contagi nell'ospedale: si raccolgono i documenti

VERIFICHE SU DATE E DELIBERE ALLA RICERCA DELLE RESPONSABILITÀ
L'Azienda ospedaliera universitaria ha depositato una relazione sui fatti

di Gianni Bazzoni
SASSARI Al momento non ci sono persone iscritte nel registro degli indagati: la Procura di Sassari ha due fascicoli aperti, uno per omicidio colposo e l'altro per epidemia colposa e il lavoro fatto in questi giorni dai carabinieri del Nas di Sassari e dai funzionari dello Spresal è stato quello di mettere insieme un volume considerevole di documenti che risulteranno determinanti per l'evoluzione delle indagini.
Dall'Azienda ospedaliera universitaria - che ha affidato la tutela legale all'avvocato Nicola Satta - è arrivata piena disponibilità alla collaborazione. Il materiale richiesto è stato fornito e accompagnato da una relazione di diverse pagine nelle quali sarebbero state indicate e motivate anche le azioni proposte e quelle attuate per cercare di fronteggiare fin dai primi momenti l'emergenza Covid 19. Si tratterebbe di documentazione importante, perchè incrociando le date e le delibere si potrebbe anche risalire a responsabilità che potrebbero anche andare oltre quelle dei dirigenti medici facenti funzioni dell'Aou. É presto per trarre conclusioni, ma l'inchiesta che il procuratore capo Gianni Caria ha affidato al sostituto Paolo Piras dovrà chiarire se la struttura sanitaria sassarese ha avviato le procedure richieste e se ha ricevuto dalle istituzioni - a cominciare dalla Regione - le risposte e il supporto necessari in una fase di emergenza così grave che ha coinvolto gradualmente tutta l'Europa e gran parte del mondo.
L'attività della magistratura procede nel riserbo più assoluto, ma è evidente che la preoccupazione principale è quella di fare in modo che ci siano tutte le garanzie per tornare alla normalità e cancellare quel rischio concreto che, purtroppo, ha generato situazioni gravi con il contagio di numerosi pazienti e personale sanitario, e che è avvenuto - come è ormai confermato - in alcuni reparti ospedalieri come la Cardiologia e la Dialisi. Nelle prossime settimane, quando si auspica l'emergenza Covid 19 avrà allentato la sua pressione e si potranno definire meglio tutte le fasi di quello che è accaduto dalla fine di febbraio fino a oggi, allora ci sarà spazio anche per definire meglio i livelli di responsabilità. Quelli dei singoli, all'interno dell'ospedale, che hanno competenze e compiti dirigenziali, ma anche quelle di chi - essendo a conoscenza dei rischi - avrebbe omesso di rendere nota ai superiori la situazione di rischio dovuta a una sua presenza nella zona rossa (sarebbe rientrato al lavoro senza evidenziare il problema) nel momento di esplosione del virus. E l'altra valutazione - non meno importante - riguarderebbe il rapporto tra la parte dirigenziale della struttura sanitaria e la Regione, intesa anche come apparato tecnico. Gli scambi di mail e altra corrispondenza, le domande e le risposte. La carenza di dispositivi che avrebbero in parte vanificato l'attivazione completa dei protocolli, dei piani e dei percorsi. Pare che ci fossero le condizioni per applicare piani come quello già adottato a Sassari quando c'era stato un caso di Ebola. Ma qualcosa non sarebbe andato nella giusta direzione. Ci sono stati errori e mancanze che in presenza di una emergenza così violenta hanno prodotto effetti devastanti. E l'inchiesta ha il dovere di accertare tutte le responsabilità. I familiari dei pazienti contagiati e poi deceduti chiedono la verità.
 

Questionario e social

Condividi su: