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Silvano Tagliagambe, dal digitale al digitale

Con gli applausi di Sergio Mattarella che ha nominato l’epistemologo, già docente e preside all’Università di Cagliari, Grand’ufficiale della Repubblica. Da Italo Calvino a Giuseppe Verdi, i ministri Mussi, De Mauro e Moratti, i progetti UniSofia e Scuola digitale Sardegna, la formazione dei formatori fino a Gigi Riva e gli spaghetti ai ricci nell'intervista per unica.it
21 maggio 2021
Silvano Tagliagambe è professore emerito di Filosofia della scienza dell'Università di Sassari

Innovazione didattica e tradizione, un fiume ancora da guadare

Mario Frongia

Pioniere, intuitivo, vulcanico. Capace di “vedere cose che voi umani non potete immaginare”. La frase tratta da Blade runner strappa un sorriso a Silvano Tagliagambe. Italo Calvino (“Mio autore preferito, leggo e rileggo le sue opere”) con Il barone rampante sul tavolino dello studio. L’Aida di Giuseppe Verdi (“Adoro anche le sinfonie russe per l’intreccio fra tradizioni e canti popolari”) a spezzare il silenzio della casa in viale Merello. Il professore si racconta con spirito leggero. La moglie, Susi Ronchi, già caposervizio Rai, fondatrice di GiuliaGiornaliste e presidente del Corecom, è partner invisibile del colloquio: “È la mia consulente speciale”. Filosofo della scienza ed epistemologo, oltre mezzo secolo di carriera da Champions narrata con umile riserbo. Un viaggio che anticipa e coglie i piccoli grandi balzi della didattica. Il professore ha studiato e coccolato una tessitura che amplia e associa energie per la formazione avanzata. Buone pratiche. Ma non solo. Il 26 aprile scorso Sergio Mattarella ne ha esaltato gli studi con la nomina a Grand’ufficiale della Repubblica: “Inaspettata e piacevole. Plaude i risultati, tra ricerca e didattica, e le ricadute sul sociale”.

Cosa ha catturato l’attenzione del capo dello Stato?

I progetti UniSofia e Scuola digitale Sardegna. Avrebbero consentito, anche nell’emergenza pandemica, risposte più efficaci al sistema scolastico e universitario. E il tentativo di introdurre innovazione, tecnologie e manualistica digitale, format educativi dall’infanzia ai licei. Visioni concrete che avrebbero potuto dare a scuola e università un altro passo.

Il modello formativo e comunicativo utile ai nativi digitali cambia pelle di continuo. Qual è lo stato dell’arte?

Quello di un sistema in affanno, con la Didattica a distanza che piace poco. Il successo del corso di Scienze della comunicazione a Cagliari, eccellenza tuttora molto apprezzata dagli studenti, dimostra che la strada da seguire era questa. Un percorso nato con il progetto UniSofia, teso a produrre corsi online, degli atenei di Cagliari e Sassari e la costituzione del consorzio Unitel.

Però?

Online, oltre a Scienze della comunicazione, doveva nascere Architettura a Sassari. Più Scienze dell’amministrazione, in comune tra i due atenei. Quest’ultimo non è mai decollato, Architettura è partito bene, era in forma mista, e ha permesso a tanti funzionari pubblici di prendere la laurea. Ma nel frattempo Cagliari ha trasformato Ingegneria edile in architettura e la questione si è interrotta.

Quando nasce l’idea?

Nel 2006. Avevo un ottimo rapporto con Fabio Mussi, ministro dell’Università. Abbiamo lavorato sui sistemi di insegnamento usuali da affiancare con il digitale. Un format sperimentale con insegnamenti a distanza, materiali e strumenti digitali. Da usare prima del boom delle università private, come la Gugliemo Marconi. 

Cos’è successo?

C’è stata la resistenza dei docenti alle nuove forme che permettono il controllo della qualità di offerta didattica e lezioni.

Erano proposte velleitarie o c’era già un seguito?

Talmente poco velleitarie che il supplemento del Sole24ore, con il chief editor Luca De Biase, scrisse che il progetto Scuola digitale Sardegna  avrebbe permesso lo sviluppo dell’editoria di manuali digitali proprio nell’isola. Di recente, l’allora presidente di Unitel e attuale prorettore vicario di UniCa, Gianni Fenu, mi ha detto che è stata una fortuna durante il Covid avere le strutture Unitel.

 

 

Il professor Tagliagambe "disegnato" da Repubblica in una recente intervista
Il professor Tagliagambe "disegnato" da Repubblica in una recente intervista

L'interlocutoria politica della formazione del gambero

Lei ha insegnato a Pisa e alla Sapienza. Ha capito perché spesso in Italia la politica sulla formazione fa un passo avanti e due indietro?

No, o almeno non del tutto. Sono stato consulente per la riforma della didattica scolastica con i ministri Luigi Berlinguer, Tullio de Mauro, Letizia Moratti e Giuseppe Fioroni. La Scuola digitale si è fermata per resistenze di carattere politico.

Ad esempio?

Intanto, non esiste un sistema scolastico omogeneo. Tra le punte avanzate in Italia, Triveneto e Lombardia, e le esperienze che l’Ocse considera più riuscite in Europa, la Finlandia, la distanza è inferiore di gran lunga a quella che separa il top italico con il sud e, in particolare, Sicilia e Sardegna. Ecco perché vanno attuate misure omogenee e calibrate su realtà differenti. Scuola digitale Sardegna teneva conto di questo gap e proponeva misure per sanarlo con reti, manuali, tecnologia. Le scuole dei piccoli centri erano in rete così da permettere l’interfaccia con gli istituti dei grandi centri. Il progetto è arrivato alla pubblicazione del bando. Poi, la giunta Cappellacci, due giorni prima della scadenza, l’ha ritirato e mai riproposto.

Ha accennato ai ministri. Come vede Maria Cristina Messa al dicastero dell’Università?

Molto bene. Da rettrice di Milano-Bicocca mi ha fatto tenere una lectio magistralis alla inaugurazione della Scuola dei direttori dei dottorati, ottima intuizione per saldare la transdisciplinarietà. Prese per spunto il mio libro, che fece trovare sul banco ai direttori, su Wolfang Pauli e Carl Jung. Ovvero, il premio Nobel e padre della meccanica quantistica, e uno psicologo del profondo. Maria Cristina crede nella ricerca transdisciplinare ed è un bene.

Perché va scardinato il confine tra saperi?

Il concetto è permeabile ed espandibile. Deve caratterizzare l’approccio ai processi di apprendimento. Insegnare significa plasmare la materia di cui siamo fatti e su cui i processi di pensiero si sviluppano. In quest'ottica, tecnologie e linguaggi amplificano le capacità cognitive.

Facciamo un passo indietro. A Cagliari è stato preside di Magistero. Un tema da sempre caldo è la formazione dei formatori. Qual è il bilancio?  

Negli anni Ottanta ho proposto che l’ateneo fornisse corsi di aggiornamento dei docenti in tutte le discipline con le nuove opportunità tecnologiche. Non c’era il web ma la tv e i giornali. Il progetto era basato su lezioni a qualsiasi ora su un canale televisivo dedicato. Più le dispense delle lezioni pubblicate da Unione Sarda e Nuova Sardegna. Incontrai all’hotel Mediterraneo Luciano Rispoli, responsabile cultura Rai. Mi disse che potevano trasmetterle solo in orari notturni. Allora ne parlai con Videolina e Sardegna Uno. Il progetto sarebbe stato utile anche per elevare la qualità dei giornali.

E invece?

Non andò avanti. Ma feci approvare il progetto dal Senato accademico e dal rettore Duilio Casula, lo spedii al ministro Antonio Ruberti che lo trasformò nel progetto Nettuno.

 

Classe '45, laurea in Filosofia con Ludovico Geymonat, Silvano Tagliagambe si è perfezionato in Fisica all’Università Lomonosov di Mosca e all’Accademia delle scienze dell’Urss
Classe '45, laurea in Filosofia con Ludovico Geymonat, Silvano Tagliagambe si è perfezionato in Fisica all’Università Lomonosov di Mosca e all’Accademia delle scienze dell’Urss

L'Università di Cagliari e un futuro da prendere per mano con determinazione e lucidità

Professore, da queste esperienze quali sono i suggerimenti al neotimoniere dell’ateneo, Francesco Mola?

Con Francesco abbiamo interagito in vari progetti di ricerca. Con un gruppo di cinquanta ricercatori sardi, inclusa Angela Sirigu, originaria di Barisardo e direttrice dell’Istituto di neuroscienze a Lione, più i medici del Brotzu, del Policlinico di Monserrato e degli ospedali di Sassari, abbiamo costituito un centro per lo studio del cervello. Per riformare i processi di insegnamento e apprendimento, serve la conoscenza dei funzionamenti cerebrali e dei processi ricettivi. Dunque, multidisciplinarietà con pedagogisti, filosofi della mente, psicologi. Era pronto anche lo statuto per la Fondazione. Con Francesco e il collega Paolo Fadda, trasportista a Ingegneria, siamo stati ricevuti dal prefetto Giuliana Perrotta per formalizzare. Ostacoli di natura misteriosa hanno poi chiuso il discorso.

Il rettore cosa può trarre da questo episodio?

Francesco viene da una elezione trionfale. Il progetto di cui è stato artefice va rilanciato. Sarebbe un segnale importante che coniuga ricerca e didattica in modo transdisciplinare. Non è uno slogan, ma un’idea concreta applicata allo studio di un fenomeno complesso qual è quello sul cervello. Attorno all’ateneo di Cagliari vanno radunate le migliori energie sarde sparse nel mondo. Sono dal 1973 in Sardegna, credo molto nella sardità.

Voltiamo pagina. Quali sono gli aneddoti su Cagliari e Sassari?

A Cagliari un grande maestro come Gian Luigi Gessa per sondare il mio amore per la ricerca mi disse se, come per il Leopardi del Sabato del villaggio, il settimo giorno fosse anche per me il più gradito. Gli risposi che lo era, per la festa in famiglia. Mi rispose che non ero un ricercatore perché quelli veri consideravano sabato e domenica perdite di tempo e non vedevano l’ora che fosse lunedì.

E a Sassari?

Ricordo con piacere la collaborazione con Giovanni Macciocco, docente di Urbanistica a Cagliari. A Sassari, da filosofo della scienza, ho contribuito a varare la facoltà di Architettura e ho presieduto il corso di laurea in Scienze architettoniche.

Lei è emerito di Filosofia della scienza e ha insegnato anche Epistemologia. Per cui, parliamo di cose “davvero” serie: sport e cibo.

(ride, ndr). Sono un consumatore accanito di calcio e tennis. La precedo: tifo Milan, ho fondato il Milan fan club, e Cagliari, che ammiravo fin da ragazzino: Gigi Riva è di Leggiuno e ha giocato a Legnano, mia squadra preferita e città dove sono nato.

Professore, giù la maschera: meglio lumachine o zuppa di pesce?

Sono un fanatico della cucina sarda. Delle ricette milanesi apprezzo la cassoeula, fatta con gli scarti del maiale: piedini, cotenna, orecchio e verza. Qui in Sardegna è un gran gol un pranzo con spaghetti ai ricci e treccia con piselli.

Un'immagine dello studioso al Festival della lingua italiana
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