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Scampi e gamberi viola contaminati dalle microplastiche

TUTTA ITALIA NE PARLA: resi noti – e pubblicati sulla rivista “Environmental Pollution” - i risultati di uno studio condotto da Alessandro Cau, Claudia Dessì, Davide Moccia, Maria Cristina Follesa e Antonio Pusceddu, ricercatori e docenti afferenti al Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente in collaborazione con i colleghi dell’Università Politecnica delle Marche. L’IMPEGNO DELL'ATENEO PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE. On line anche la RASSEGNA STAMPA: la notizia anche su LA REPUBBLICA e LA STAMPA, Alessandro Cau intervistato da Radio24 in diretta nazionale
05 novembre 2019
Uno scampo

Ogni anno finiscono negli oceani tra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica. Una parte importante di questo materiale si trasforma in minuscoli frammenti, chiamati microplastiche, che possono essere ingerite dagli organismi marini

Sergio Nuvoli

Cagliari, 5 novembre 2019 - Ogni anno finiscono negli oceani tra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica. Una parte importante di questo materiale si trasforma in minuscoli frammenti, chiamati microplastiche, che - presenti in tutti gli oceani del mondo, a tutte le profondità - e possono essere ingerite dagli organismi marini. Gli studi condotti fino ad oggi hanno riguardato soprattutto specie ittiche costiere, mentre le informazioni sulla contaminazione da plastica nei mari profondi sono scarse.

Alessandro Cau, Claudia Dessì, Davide Moccia, Maria Cristina Follesa e Antonio Pusceddu, ricercatori e docenti del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari in collaborazione con i ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche hanno documentato la presenza di microplastiche in due specie commerciali di crostacei che vivono in profondità: lo scampo e il gambero viola.

Le particelle estratte da un vetrino
Le particelle estratte da un vetrino
ASCOLTA L'INTERVISTA CON ALESSANDRO CAU ANDATA IN ONDA IL 6 NOVEMBRE 2019 SU RADIO24 ALL'INTERNO DI "EFFETTO GIORNO"

Entrambe le specie raccolte nei mari circostanti la Sardegna mostrano un’elevata contaminazione da microplastiche, prevalentemente composte di polietilene, il principale costituente degli imballaggi

Entrambe le specie raccolte nei mari circostanti la Sardegna mostrano un’elevata contaminazione da microplastiche, prevalentemente composte di polietilene, il principale costituente degli imballaggi e della plastica monouso. Le differenti modalità di nutrizione di queste due specie rendono conto anche della differente distribuzione delle microplastiche nei loro tratti digerenti.

 

Antonio Pusceddu, Alessandro Cau e Maria Cristina Follesa
Antonio Pusceddu, Alessandro Cau e Maria Cristina Follesa

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista “Environmental Pollution”, rappresentano l’ennesimo monito della ricerca scientifica

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista “Environmental Pollution”, rappresentano l’ennesimo monito della ricerca scientifica a perseguire le strategie di sviluppo sostenibile indicate dall’ONU, nel caso specifico l’obiettivo 14, tutelare la vita marina.

Un'immagine dell'articolo di Nicola Pinna su LA STAMPA del 6 novembre 2019
Un'immagine dell'articolo di Nicola Pinna su LA STAMPA del 6 novembre 2019

RASSEGNA STAMPA

L’UNIONE SARDA di mercoledì 6 novembre 2019

REGIONE – Pagina 7

Scampi e gamberi “ripieni” di microplastiche: la scoperta dei ricercatori dell'ateneo di Cagliari

Lo studio. A tavola assumiamo in piccole quantità i materiali nocivi: “Ma attenzione a non creare allarmismi”

Avete presente quando, attratti dal colore, dal profumo e dal sapore, ordiniamo al ristorante un piatto di scampi e gamberi, magari crudi? Bene, sappiate che molto spesso queste due prelibatezze di mare che finiscono sulla nostra tavola sono piene di microplastiche.

«Nessun allarme»

I due crostacei più utilizzati in cucina, quelli che hanno anche il maggior valore economico nel settore della pesca, secondo i ricercatori dell'Università di Cagliari sono saturi di microplastiche. Cinque studiosi del Dipartimento di Scienze della vita, insieme ai colleghi dell'Università politecnica delle Marche, hanno condotto una ricerca durata due anni nei mari attorno alla Sardegna che mette in guardia sulla presenza di plastica nei nostri mari e sulla possibilità che sia ingerita dall'uomo attraverso l'alimentazione. «Il dato è sicuramente allarmante, su questo non ci sono dubbi. Perché fotografa una realtà particolarmente negativa sulla presenza di plastica nei nostri mari. Ma attenzione a non creare allarmismi», avverte Alessandro Cau, alla guida della ricerca con Claudia Dessì, Davide Moccia, Maria Cristina Follesa e Antonio Pusceddu, «perché attualmente non esistono evidenze scientifiche sulle conseguenze negative per l'uomo che ingerisce queste microplastiche».

La ricerca

Fino a oggi erano state studiate soprattutto specie marine costiere, ma la ricerca “Microplastics in the crustaceans nephrops norvegicus and aristeus antennatus: flagship species for deep-sea environments?”, pubblicata sulla rivista Environmental Pollution, è andata a esaminare in quattordici tratti di mare dell'Isola scampi e gamberi che vivono ad alte profondità. La decisione di studiare la potenziale indigestione di microplastiche è figlia di un ragionamento semplice: ogni anno finiscono negli oceani tra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica. Una parte importante di questo materiale si trasforma in minuscoli frammenti, chiamati microplastiche, appunto, che possono essere ingerite dagli organismi marini. Gli studi condotti fino ad oggi hanno riguardato soprattutto specie ittiche costiere, mentre le informazioni sulla contaminazione da plastica nei mari profondi erano scarse. «Volevamo anche avere indicatori sulla situazione locale», spiega ancora Alessandro Cau. «Volevamo, cioè, capire se ci fossero situazioni diverse nelle varie aree della Sardegna». Risultato? «Non abbiamo rilevato particolari differenze, segno che la minaccia plastica si manifesta ovunque». Pur avendo scampi e gamberi diverse modalità di nutrimento (lo scampo è come una ruspa che vive sul fondale e che per cercare nutrimento è esposto a un'ingestione accidentale di plastica, il gambero invece ha piccole migrazioni e vive a una decina di metri dal fondale), alla fine entrambi finiscono per raccogliere le micropalstiche.

I risultati

L'intuizione degli studiosi del dipartimento dell'ateneo di Cagliari ha mostrato tutta la sua straordinaria attendibilità: i due crostacei, infatti, hanno rivelato un'elevata contaminazione: oltre l'85% degli scampi e quasi l'80% dei gamberi avevano “in pancia” poliestere, polipropilene, poliamide e polietilene, che rappresenta il principale costituente degli imballaggi e della plastica monouso. I risultati dello studio rappresentano l'ennesimo monito della ricerca scientifica a perseguire le strategie di sviluppo sostenibile indicate dall'Onu, nel caso specifico l'obiettivo 14, tutelare la vita marina.

Il futuro

«Abbiamo scelto di portare avanti questo studio con i gamberi viola e gli scampi perché si tratta di specie di particolare interesse commerciale», spiega ancora Alessandro Cau. «Questo studio può essere utile per il futuro per individuare quali specie possono rappresentare un indicatore che permette di conoscere quanta plastica c'è».

Ma. Mad.

L'Unione Sarda
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