Sabato 9 novembre 2019

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
09 novembre 2019

L'Unione Sarda

 

 

1 - L’UNIONE SARDA di sabato 9 novembre 2019 / PRIMA
VISCO
Il governatore di Bankitalia a Cagliari per l’inaugurazione dell’anno accademico: “La conoscenza ci salverà”
A PAGINA 4


REGIONE - Pagina 4

LA CERIMONIA. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ieri a Cagliari

«SOLO LA CONOSCENZA CI SALVERÀ»
L’auspicio: l’Ateneo chiede più risorse, saranno spese bene

La citazione di Søren Kierkegaard precede solo di qualche istante quella di Remo Bodei, il filosofo cagliaritano scomparso due giorni fa, e strappa l'applauso dell'aula magna del Rettorato dell'Università di Cagliari. «Senza un passato non si comprende il futuro e si è sottoposti alla possibilità di manipolazioni», afferma il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco in un'aula gremita da docenti universitari, studenti, banchieri, rappresentanti delle istituzioni e delle Forze armate. In quel momento, sta per concludere la sua prolusione su “Innovazione, conoscenza e finanza” per l'inaugurazione del 399° Anno accademico: un lungo discorso e una disanima chiara ed efficace della situazione economica e sociale del nostro Paese, che vale chiaramente anche per la nostra Isola. La salvezza arriva solo dalla conoscenza, è il messaggio del numero uno di Bankitalia, non ci sono altre vie d'uscita e come diceva Kierkegaard, «la vita va vissuta in avanti anche se può essere capita solo all'indietro». Per dire, in altre parole, che «il rendimento dell'investimento in conoscenza va oltre la dimensione economica, può contribuire ad accrescere il senso civico, il rispetto delle regole, l'attitudine a cooperare con gli altri. Sono, questi, valori essenziali per il benessere collettivo, rafforzano la capacità dell'economia di crescere in modo equilibrato e inclusivo».

L'ANALISI. Visco parte dall'innovazione per raccontare il mondo globale. La tecnologia oggi ci permette di comunicare in tempo reale con i telefonini e ha modificato radicalmente tutti i settori produttivi. Quello che prima veniva realizzato in un solo punto del mondo oggi lo si ottiene in tanti posti diversi e un domani potrebbe anche diventare un'operazione casalinga con una stampante 3D. «Anche se vi è attualmente un riflusso protezionista, è difficile pensare di poter fermare questi sviluppi, o ancora peggio, illudersi che dall'arrestarli possano scaturire vantaggi per i cittadini», spiega il governatore. Il passo da qui allo strapotere delle multinazionali è breve. Certamente i grandi big della tecnologia oggi sfruttano questi vantaggi a loro favore e assicurano una riduzione dei prezzi anche ai consumatori. Se così non fosse, il ciclo economico si ritorcerebbe contro le stesse “Big Tech”, aggiunge Visco. Il parallelismo poi con l'andamento demografico dell'Italia, sempre più vecchia, e con le dinamiche dei salari, a questo punto, viene quasi spontaneo. Cala il reddito da lavoro nel mondo (anche se non ancora in Italia) e cresce il differenziale tra le occupazioni più e meno qualificate. «L'origine comune di questi fenomeni è il calo del costo del capitale e la possibilità di automatizzare a basso costo molti processi, soprattutto per le mansioni più ripetitive e standardizzate».

LA FINANZA. Le due crisi finanziarie globali, quelle del 2007-08 e del 2011-12, hanno acuito una certa diffidenza nei confronti del sistema finanziario. Visco cita addirittura il sovrano babilonese Hammurabi, la stele di Rosetta, Aristotele, il Vangelo e Mark Twain per ricordare quanto questa visione malevola della finanza abbia radici nel tempo, eppure non se può fare a meno. Anche se, spiega Visco, perché il credito funzioni deve essere regolamentato con «norme stringenti e il rafforzamento della supervisione dei mercati». Magari anche con un'unione che vada oltre la moneta unica.

LA CONOSCENZA. Per sbloccare la stasi, dunque, non è possibile rallentare sul fronte della formazione e della conoscenza. «Oggi solo il 44% degli italiani possiede abilità digitali, 13 punti percentuali in meno rispetto alla media Ue», denuncia il governatore di Banca d'Italia. E non è solo un problema di formazione scolastica. Serve curiosità e «maggiore propensione a esplorare, il desiderio di cercare lavori più appaganti». La risposta ai rischi del nuovo mondo, peraltro, non può essere la soluzione «luddista di fermare il progresso tecnico». Visco cita John Maynard Keynes, che già nel 1930 scriveva: «Siamo affetti da una nuova malattia: la disoccupazione tecnologica». «Il progresso - aggiunge Visco - almeno nel lungo periodo, tende a generare più posti di lavoro di quanti ne distrugga». Per raggiungere questi obiettivi, dunque, e anche per dominare «la diffusione capillare di notizie false e manipolate», è necessario investire sulla conoscenza per «accrescere il nostro capitale umano», non solo nella vita scolastica ma anche durante l'intera vita lavorativa.

L'UNIVERSITÀ DI CAGLIARI. Un plauso, dal governatore di Bankitalia, una volta conclusa la cerimonia, arriva per l'ateneo cagliaritano insieme agli auguri per il compleanno numero 399: «Questo ateneo ha quasi 400 anni di storia che trovano ancora un'università dinamica. Ho riscontrato passione anche da parte del personale amministrativo, tecnico e degli studenti. Questa è la vitalità necessaria. È vero c'è anche un'osservazione sui fondi che sono bassi, ma se saranno di più credo saranno ben spesi». Un buon auspicio per i docenti cagliaritani. A loro il compito di far crescere il capitale umano per dare un futuro alla nostra Isola. Giuseppe Deiana

 

IGNAZIO VISCO, governatore della Banca d'Italia dal 2011, dopo essere stato membro del Direttorio e vice direttore generale della Banca centrale, è laureato in Economia e commercio all'Università La Sapienza di Roma, dove è stato poi professore a contratto. Si è specializzato all'Università della Pennsylvania ed è stato insignito di lauree honoris causa a Napoli e Trieste


L’INAUGURAZIONE. Anno accademico
Università in crescita nonostante il taglio dei fondi per 17 milioni

Crescono gli iscritti, diventati 24.960. Quattromila e 150 sono i nuovi immatricolati, anche questi in aumento rispetto al passato, regalando così all'Università di Cagliari un 17 per cento in più di studenti. E cresce anche il numero degli iscritti regolari, oggi 14.539 rispetto ai 14.282 dell'anno scorso.

Segno positivo anche per i servizi, che stando all'indagine predisposta dall'Ateneo hanno fatto salire l'indice di soddisfazione tra gli universitari. Nuovi servizi, nuovi programmi. In testa, attesissimo da anni, l'asilo comunale a Sa Duchessa che consentirà, alla fine del 2010, alle studentesse mamme e agli studenti papà, ai ricercatori, alle docenti e comunque alle dipendenti dell'Ateneo, di recarsi al lavoro con maggiore serenità.

È un quadro positivo quello descritto ieri mattina dalla rettrice Maria Del Zompo in apertura della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico, che ha anche confermato l'aumento degli universitari che hanno scelto di partecipare ai progetti Erasmus+ e Globs. Una gioia che si è spenta quando, ad una migliore qualità nella didattica e nella ricerca, non è corrisposta una crescita di risorse economiche. «Queste, al contrario - ha detto Del Zompo - continuano a diminuire». Una mazzata per la cultura e la vita universitaria che rischia non solo di annichilire l'impegno di chi - “insieme nell'Ateneo” per dirla con un concetto ribadito più volte dalla rettrice - sta lavorando con passione». Tagli affilati che hanno tolto all'Università, in questi ultimi sei anni, ben 17 milioni. Maria Del Zompo lo ha ribadito ieri mattina nell'Aula Magna di via Università durante la cerimonia d'apertura dell'anno accademico, con al fianco il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco: «O arriveranno nuovi fondi o tanti sforzi rischiano di essere vanificati». Intanto, finanziamenti a parte , l'Ateneo diventa sempre più internazionale. Partner di Educ, farà parte dell'European Digital University insieme ad altre diciassette università europee al pari delle prestigiose Postdam, Renes, Paris Nanterre, Pecs. Critico, severo e appassionato è stato l'intervento di Francesco Aracu, presidente del Consiglio degli studenti: «Non vogliamo recitare un copione già prefissato, non vogliamo che questa occasione sia un gioco delle parti nel quale ognuno tira acqua al suo mulino. Vogliamo essere parte attiva dell'Università, delle sue scelte, dei suoi tentativi di migliorarsi e di crescere». Un invito, ai vertici dell'Università, per un coinvolgimento reale degli studenti in un piano di crescita e sviluppo per un'università che sia davvero «luogo di incontro, di dialogo e arricchimento reciproco tra tutte le componenti della comunità accademica». Cerimonia partecipata, quella che ha aperto l'anno accademico. E appassionata è stata anche la relazione della rappresentante del personale tecnico-amministrativo, Stefania Lecca, che ha ribadito il concetto della «condivisione e della trasmissione di esperienze tra tutte la componenti della comunità universitaria». Andrea Piras

 

 

 

2 - L’UNIONE SARDA di sabato 9 novembre 2019 / AGENDA - Pagina 23

CULTURA. Da oggi al 17 novembre nella Cittadella dei musei
Mostre, concerti e iniziative sociali nella rassegna di arti visive dell'Intercral

La mostra di arti visive e figurative dell'Intercral Sardegna taglia il traguardo della ventunesima edizione. Appuntamenti da oggi fino al 17 novembre con numerose iniziative tra mostre, convegni e concerti nella Cittadella dei musei in piazza Arsenale. La manifestazione è promossa dal Circolo Ricreativo dell'Università di Cagliari, con il patrocino di Ateneo, Regione e Comune.

Si parte questo pomeriggio alle 17 con l'inaugurazione della mostra con le opere di trenta artisti. Saranno ospiti della serata i violinisti Silvia Congia e Mauro Farci. L'esposizione si potrà visitare tutti i giorni (mattina 9-13, pomeriggio 16-19) escluso il lunedì. Domani alla stessa ora ancora musica con il coro gospel Black Soul. In mattinata dall 10 alle 13 Lalla Boscu dell'associazine Baladi terrà un laboratorio di disegno per adulti. La stessa iniziativa verrà replicata il 16 e il 17 novembre, ma sarà riservata ai bambini in età scolare. Per iscrizioni e prenotazioni bisogna chiamare il numero 333-2339051.

Martedì 12 novembre è prevista l'esibizione di Gesuino Milia e Carlo Santini. Mercoledì spazio alla letteratura con il reading di Lucia Muzzetto accompagnata alla chitarra da Teo Spigno Pittaluga. Il giorno seguente il palco ospita la corale Musica Insieme diretta da Massimo Serra. Venerdì alle 16 è previsto un incontro con i volontari della Galassia “Terza età”. Nella stessa giornata, nell'ambito del “Progetto Anziani” (di Anci Sardegna e Università di Cagliari) è in programma l'incontro sul tema “Terza età e dintorni” con la partecipazione di Consulta degli Anziani (Selargius), Associazione Fiocco Bianco Argento (Cagliari), Progetto Happy Village (Fluminimaggiore), Università della Terza Età (Quartu Sant'Elena). Sabato 16 novembre verranno premiati i vincitori del 14esimo concorso di poesia “Leggete? Si, grazie!”, mentre domenica, il giorno di chiusura della mostra verranno consegnanti gli attestati di partecipazione. Seguirà uno spettacolo musicale con l'esibizione del coro Cruc diretto dal maestro Luigi Oliva.

Per ulteriori informazioni sulle mostre e su tutte le iniziative in programma da oggi fino al 17 settembre scrivere all'indirizzo mail intercrals.sociali@tiscali.it o telefonare al numero 328-1414462.

La Nuova Sardegna

 

3 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 9 novembre 2019 / ATTUALITÀ - Pagina 11
Per il governatore di Bankitalia incidono sulle finanze pubbliche

VISCO: ATTENTI A INVECCHIAMENTO E CLIMA

di Massimo Ricci
ROMA Invecchiamento della popolazione, migranti, impatto dei flussi di nuovi poveri sulle economie avanzate: non sono solo concetti astratti che alimentano un dibattito esclusivamente identitario ma capisaldi del futuro sviluppo economico, imprescindibili aspetti con cui confrontarsi. È quello che ha spiegato in sintesi il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, inaugurando l'anno accademico dell'Università di Cagliari. La stasi demografica finisce infatti per incidere negativamente sul debito mentre il global warming impatta direttamente sulla produzione e quindi sul pil. Se è vero, come sostiene Jonathan Safran Foer nel suo ultimo libro, che finché non si avverte come una questione personale questo dramma, il problema non assumerà la giusta rilevanza per la maggioranza della popolazione, è con analisi precise che si deve fare breccia in questo muro. Senza dimenticare l'altro tema non ancora percepito come fonte di potenziali rischi per l'economia, come ha sottolineato Visco, quello delle crisi ambientali. «Tra il 2020 ed il 2030 - spiega il numero uno di Bankitalia - il flusso di nuovi migranti potrebbe raggiungere circa 230 milioni di persone. In Europa, gli arrivi previsti non basterebbero più a impedire una sensibile diminuzione del numero di persone in età attiva». «Nei prossimi 25 anni - aggiunge - il numero di persone tra 20 e 64 anni scenderà di quasi 30 milioni in Europa, di cui 6 in Italia. La stessa classe di età aumenterà, invece, in Africa e in Asia, rispettivamente di circa 570 e 290 milioni nelle previsioni delle Nazioni Unite: le risultanti pressioni migratorie saranno fortissime». Non è ancora a tutti chiaro, ma questo comporta conseguenze importanti: «Soprattutto nei paesi avanzati - è l'allarme - le tendenze demografiche stanno mettendo sotto pressione le finanze pubbliche e spingendo al rialzo la dinamica del rapporto tra debito e prodotto. L'invecchiamento della popolazione determina una crescita delle spese per le pensioni e per l'assistenza sanitaria che, a parità di altre condizioni, causa un aumento del disavanzo e del debito. In Italia, grazie alle riforme della previdenza pubblica attuate negli ultimi tre decenni, questo fattore non ha più un grande peso», ma il pericolo esiste sempre. La crisi ambientale, secondo Visco, potrebbe ridurre il reddito pro capite mondiale di quasi un quarto entro il 2100 rispetto al livello che si potrebbe altrimenti raggiungere, con riduzioni forti soprattutto nel Sud del mondo e più lievi nel resto del pianeta».

 

 


4 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 9 novembre 2019 / CULTURA E SPETTACOLI - Pagina 36

La docenza nei grandi atenei internazionali e l'amore intatto per la sua Sardegna

Bodei e l'isola: «Il mio cuore batte leggero qui»
di Giacomo Mameli
CAGLIARI Filosofo globetrotter (da Los Angeles a Tokyo, università africane e australiane, Pisa e Tubinga, Heidelberg e Bochum dove si era confrontato con Ernst Bloch e Karl Löwith), idealtipo dell'isolano colpito dal "Mal di Sardegna", professava spesso la sua sardità («ma non insistete con l'identità, è tale in tutto il mondo»).A fine primavera, durante una passeggiata in Terrapieno con un suo compagno di banco del liceo "Siotto" di piazzetta Dettori, Tarquinio Sini, giornalista, e di Maria Paola Masala (prima donna giornalista professionista in Sardegna) aveva detto: «Sto bene in ogni parte del mondo, ma a Cagliari il cuore batte più leggero. Ho ottant'anni, in viale Buoncammino, guardando Sant'Elia o il Poetto, mi sento sempre un ragazzo». Il "ragazzo" Remo Bodei, il professore che sapeva parlare nelle aule magne e in una qualunque scuola media, il "filosofo delle passioni", l'inventore del festival della Filosofia di Moderna Carpi e Sassuolo, lo studioso massimo di Friedrich Nietzsche, è morto avant'ieri sera nella casa di Pisa, corso Lungarno Gambacorti. Era il docente sardo più conosciuto e apprezzato al mondo. Vicini a lui, la moglie Gabriella Guaglioni e le figlie Chiara e Lisa. Il funerale oggi in Sapienza, via Curtatone e Montanara, dove ha insegnato per decenni. Mail in sardo. Poche settimane fa, a un altro amico sardo col quale scambiava mail in limba campidanese, usando uno dei più popolari cenni di saluto affettuoso, aveva annunciato il tramonto: «Non banda beni, no sciu candu possu torrai a Casteddu. Saludi chena trigu». Cari saluti, ma «senza il grano», che sta per «senza allegria» perché «le cose non vanno bene, non so quando potrò rivedere Cagliari». Poi le cose sono precipitate.Mail in italiano: «Le sorprese sono brutte, sono in ospedale per chemioterapia, stontonato, bucherellato e con la nausea». Una volta per dire "stontonato", cioè affranto, privo di forze, aveva usato un aggettivo doc da slang cagliaritano: "Canzàu". Eppure aveva programmato «un autunno 2020 tutto sardo, pusti sa maladìa, dopo la malattia». Perché «voglio rivedere il pozzo di santa Cristina di Paulilatino, Santu Antine a Torralba, la necropoli di Sant'Andrea Priu a Bonorva, l'albero della vita nella nicchie della chiesa di San Sebastiano a Perdasdefogu, le quattro Maddalene di Mario Delitala nel Duomo di Lanusei. E poi stare ore nella necropoli di Tuvixeddu a Cagliari dove sono scritti duemila anni storia che noi sardi poco conosciamo». E aveva aggiunto: «Se ci conoscessimo meglio, se capissimo quale patrimonio culturale abbiamo, vivremmo con minori stenti: da Monte d'Accoddi al Monte Sirai di Carbonia». E non smetteva di citare i grandi artisti sardi del Novecento: fra tutti nominava Pinuccio Sciola, Maria Lai, Delitala e Costantino Nivola: «Sono stati veri giganti». E quasi sempre ricordava cinque scrittori: Grazia Deledda e Salvatore Satta, Giuseppe Fiori («che capolavoro La vita di Antonio Gramsci»), Giuseppe Dessì e Salvatore Mannuzzu. Due estati fa era stato chiamato per il premio Dessì a Villacidro. Al presidente Paolo Lusci aveva detto: «Sono molto onorato, quando leggo Paese d'ombre rinasco, ridivento un bambino e quasi mi pento di non rientrare più spesso in Sardegna». Era stato felice a febbraio del 2012 quando l'ex preside del liceo "De Castro" aveva organizzato il seminario "Quale futuro per la cultura classica". Difendere l'istruzione. Con Bodei c'erano Manlio Brigaglia, Giulio Angioni, Attilio Mastino, Oliviero Diliberto, Dario Antiseri, Simonetta Fiori, Giulio Giorello, il vescovo teologo Ignazio Sanna, Luca Toschi e Luciano Cicu. Bodei, prima del convegno, poco dopo l'alba, aveva voluto visitare San Giovanni di Sinis e gli scavi di Tharros. Parlando al "Teatro Garau" aveva detto: «Io non difendo gli studi classici, difendo lo studio. Che senza i classici non si può concepire. Possiamo far a meno di Platone e Catullo? Questo non è classicismo, è storia dell'umanità. E senza storia non c'è futuro». Non nasce filosofo. Dopo la maturità classica si iscrive in Fisica all'università. E studia e suona il flauto nella aule del Conservatorio. Poi scatta la molla filosofica. Lascia il Golfo degli Angeli ed eccolo in uno dei santuari del sapere italiano, la Normale di Pisa, la stessa dove si laurea - tra gli altri - Carlo Azeglio Ciampi. Tra i suoi docenti Delio Cantimori ("da lui ho imparato a dare il giusto risalto ai dettagli"), il suo maestro per eccellenza è Arturo Massolo che gli fa amare («quasi alla follìa») Friedrich Hegel. Bodei, quasi in ogni incontro pubblico (lo aveva fatto anche a Oristano applaudito da Oliviero Diliberto che stava con lui sul palco) non cessava di citare la "Fenomenologia dello spirito" del 1807 e subito dopo "La scienza della logica" uscito tra il 1812 e il 1816. Fornire il senso. E quando si sparge la voce (Berlusconi-Gelmini regnanti) che dalle scuole superiori si vuol cancellare lo studio della Filosofia, Bodei dice (durante una visita ai menhir dell'Osservatorio astronomico di Goni): «Non crederanno mica di fare un torto a noi filosofi? Faranno un torto, danneggeranno l'umanità. Perché se non studi il pensiero non puoi studiare né sapere alcunché». Ne aveva parlato ad ottobre del 2017 in una delle ultime apparizioni a Cagliari, Fondazione di Sardegna, commentando il libro di Elisabetta Chicco Vitzizzai "Nietzsche, psicologia di un enigma". Filosofia tedesca e pensiero universale, «non dobbiamo sistemare il mondo ma fornire il senso a quest'epoca di tante incompetenze». Aveva seminato dubbi. Era tornato a passeggiare in Terrapieno per «Sardegna, il mio cuore batte più leggero».

 

I SUOI LIBRI
Scrivere di Weber e Durkheim a Oristano

Scrittore instancabile («nelle stazioni ferroviarie in attesa di un treno, in aeroporto, una volta ho scritto il capitolo di Durkheim e Weber in un bar di Oristano»), Remo Bodei ha firmato il suo ultimo libro "Dominio e sottomissione", sottotitolo "Schiavi, animali, macchine, Intelligenza Artificiale" per la sua casa editrice preferita, Il Mulino di Bologna. Il capitolo "oristanese" era contenuto nel volume "La filosofia nel Novecento" (Editore Feltrinelli). «Mi era piaciuta la copertina con la frase Ceci n'est pas une pipe con l'immagine di René Magritte». Altri titoli? Non si saprebbe quale scegliere: La passione furente, Piramidi di tempo, Destini personali, Limiti. Nel retrocopertina di quest'ultima opera-breve aveva fatto scrivere: «Dove si trova, se si trova, la linea di demarcazione tra il buono e il cattivo, tra il lecito e l'illecito?». Perché? «Perché dobbiamo vivere nel dubbio, le certezze sono sempre più poche». Altri titoli: La civetta e la talpa, Ordo Amoris, Geometria delle passioni. (g.m.)

 

 


5 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 9 novembre 2019 / LA MIA ISOLA > LIBRI SARDI - Pagina 6

Storia di un film

Floris racconta la genesi di "Banditi a Orgosolo"

Il film "Banditi a Orgosolo" di Vittorio De Seta (nella foto a destra, durante il set di un altro lungometraggio) che risale al 1961, rappresenta per un verso una tappa significativa della storia del cinema, non solo italiano, per l'altro un contributo sostanziale all'interpretazione del fenomeno del banditismo, che affliggeva la Sardegna da secoli. Di questi temi ha dato una sostanziosa sintesi Antioco Floris, che insegna cinema, televisione e media all'Università di Cagliari, nel volume intitolato appunto "Banditi a Orgosolo" (Rubbettino, 260 pagine, 18 euro). L'opera era talmente nuova e originale, rispetto alla produzione filmica corrente, che nel primo capitolo parla di «rivoluzione copernicana». Ancora indeciso sulla strada da prendere, De Seta aveva proposto ad Alberto Moravia di scrivere insieme la sceneggiatura, ma poi si era reso conto che lo scrittore seguiva schemi tradizionali e aveva rotto il sodalizio, per seguire in autonomia i suoi propositi. Per i quali aveva come base, oltre ad alcune letture, due documentari che aveva già realizzato tra i pastori del paese barbaricino. Fu così che fece ritorno tra gli orgolesi e con il loro aiuto cominciò a realizzare la pellicola.Era il suo primo lungometraggio e nasceva con caratteristiche originali: pochi mezzi e troupe ridotta, attori non professionisti che contribuivano all'ideazione delle scene; e che recitavano in sardo, per essere poi doppiati in italiano. E che offriva al grande pubblico un'interpretazione «dal di dentro» del banditismo, perché mostrava che non nasceva da una tendenza connaturata e delinquere ma per le difficoltà del contesto sociale e soprattutto per la sua distanza dallo Stato e dai suoi poteri. Il film trionfò a Venezia, dove ebbe il premio "Opera prima" e fu accolto favorevolmente anche all'estero. Persino a Cuba, dove secondo un critico dimostrava che «il cinema è un'arma importante nella lotta per il futuro dell'umanità». Giustamente ora, a distanza di anni, il volume di Floris ritorna con la dovuta attenzione sull'argomento: il volume, il cui primo impianto è stato progettato col regista (scomparso nel 2011), ricostruisce tutta la storia del film e l'accompagna con un'ampia serie di documenti e di immagini.

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