Sabato 30 maggio 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
30 maggio 2020

L'Unione Sarda

 


 

1 - L’UNIONE SARDA di sabato 30 maggio 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 4

La protesta. Quelli che non entrano nelle scuole di specializzazione

I DOTTORI SI SFILANO IL CAMICE IN PIAZZA

Erano circa un centinaio, ieri, in piazza Garibaldi a Cagliari i giovani medici sardi che, in contemporanea con altre venti città italiane, si sono sfilati simbolicamente il camice per chiedere una riforma della formazione medico sanitaria. In Sardegna, ogni anno, sono più di 450 i medici che non riescono ad entrare nelle scuole di specializzazione.

«Siamo i cosiddetti camici grigi, - ha sottolineato subito Luigi Mori dell'associazione Farmacia politica - ossia quella categoria di medici che risulta essere laureato, ma che è bloccato dall'imbuto formativo ed è in attesa di poter entrare nella scuola di specializzazione».

Ogni anno sono circa 9 mila i medici in Italia che non riescono ad accedere alla specializzazione perché le borse di studio non sono sufficienti per tutti i richiedenti. «Tutti gli anni c'è una sproporzione tra i numeri dei laureati in medicina e quello delle borse - ha spiegato Mori - per questo più di duemila medici si spostano dall'Italia e vanno all'estero per specializzarsi, e il 52 % di medici emigrati in Europa risulta essere italiano».

Pare che nei prossimi 5 anni saranno circa 35mila i medici che andranno in pensione: «Una falla che è sempre stata presente all'interno del sistema sanitario e che con l'emergenza coronavirus è risultata ancora più evidente».

Una problematica che i camici grigi non sono più disposti ad accettare perché comporta diversi disservizi all'interno del servizio sanitario. «Le borse di studio rispetto agli anni scorsi sia a livello nazionale che regionale sono aumentate, ma non sono sufficienti. Davanti all'aumento esiguo di borse, il governo ha reso la laurea in medicina immediatamente abilitante, quindi il giovane laureato non deve più fare l'esame di Stato, che comportava tre mesi di tirocinio, ora in un solo colpo c'è un aumento esponenziale di candidati». Sono dunque aumentate le borse, ma anche i canditati, quindi l'imbuto si è ulteriormente intasato.

«La pandemia ha dimostrato che è necessario intervenire per rafforzare la medicina territoriale, - ha detto Michela Demontis di Giovani medici - per questo è importante investire sulla formazione, sulla ricerca e su un percorso universitario adeguato». Hanno rappresentato anche gli altri medici impossibilitati a presenziare per le norme sulla sicurezza: «Non ci fermeremo finché non avremo delle risposte e non sarà avviata una riforma», ha assicurato Fabio Vitiello.

Francesca Melis





 

2 - L’UNIONE SARDA di sabato 30 maggio 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 5

Progetto. Sperimentazione

TELEMEDICINA, PRONTO IL BRACCIALE CHE CI CONTROLLA
È stato ribattezzato con il nome “Tommy” ed è un dispositivo di tipo medicale che, attraverso i suoi sensori, consente di rilevare, monitorare e tenere traccia dei parametri vitali di chi lo porta al polso.

Per adesso è in fase di sperimentazione, ma se dovesse essere messo sul mercato, il costo del “Vital sings wearable” (denominazione tecnica del dispositivo), potrebbe essere di una cinquantina di euro. Il valore aggiunto di quello che, a una prima occhiata, potrebbe sembrare uno dei tanti braccialetti-orologi presenti già sul mercato, utilizzati soprattutto dagli sportivi, è la possibilità di mettere a disposizione del proprio medico di base le informazioni per tenere sotto controllo lo stato di salute di chi lo indossa.

I dettagli sono stati illustrati ieri, a Cagliari, in un incontro a cui ha partecipato anche l'assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu. Il dispositivo è stato sviluppato nell'ambito di un progetto condotto dai ricercatori dell'Università di Cagliari in sinergia con un gruppo di ricercatori internazionali e multidisciplinari, guidati da Vincenzo Piras, ordinario dell'Università di Cagliari e direttore dell'Unità complessa di Odontostomatologia all'Aou di Cagliari, e da Raffaele Ciavarella, fisico, docente e ricercatore alla Sorbona di Parigi.

Tra le varie funzionalità di “Tommy” c'è anche quella di rilevare il distanziamento tra le persone che lo indossano e di tenere traccia dei contatti avvenuti.

«La telemedicina», ha chiarito Nieddu, «rappresenta un'arma in più e introduce soluzioni innovative per la tutela della salute dei cittadini. In un territorio come il nostro, vasto e con una certa dispersione della popolazione, dove non sempre l'accesso alle strutture è agevole, la tecnologia può migliorare i livelli d'assistenza alla popolazione».

Eleonora Bullegas




 

La Nuova Sardegna


 

 

 

 

3 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 30 maggio 2020 / PRIMA PAGINA
Università
ORA SI RIENTRI IN AULA

di Gian Paolo Demuro,
Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza

Circolano in questi giorni di relativa calma sul piano dell’epidemia tentativi di riabilitazione delle misure prese in questa fase di emergenza e si susseguono frasi del tipo “da molte cose non si tornerà più indietro”. Quasi a voler trasformare la straordinarietà nella normalità. Ora, è un atteggiamento umano comprensibile salvare nelle situazioni negative gli insegnamenti che se ne possono trarre (“non lasciare mai che una crisi vada sprecata”): pensiamo che si tratti di atteggiamenti pericolosi per il nostro stesso vivere civile.
continua a pagina 4

PRIMO PIANO - Pagina 4   segue dalla prima
UNIVERSITÀ: ORA SI RIENTRI IN AULA
di GIAN PAOLO DEMURO*
Vorrei limitarmi al campo che più conosco, quello del Diritto. Iniziamo dalla Giustizia nei Tribunali. I danni sono stati gravissimi, soprattutto nel campo della giustizia penale (non solo però: si pensi alla testimonianza di un civilista di un rinvio a luglio 2022): rinvii e collegamenti da remoto (per i processi non rinviabili) sono stati la regola nella prima fase, fino ad arrivare alla situazione attuale in cui le attività giurisdizionali che possono essere svolte sono rimesse alla decisione dei dirigenti degli uffici giudiziari chiamati ad adottare misure organizzative, con difformità sul territorio nazionale. L'esigenza di ritorno alla presenza, al confronto diretto e immediato tra le parti, è qui indispensabile per garantire i principi costituzionali fondamentali in materia penale: dunque è scontato che nessuna concessione di stabilità possa essere data alle misure di emergenza, per evitare il distanziamento sociale sì, ma dalla Giustizia. Veniamo all'insegnamento (del Diritto e in generale) nelle Università: anche in questo campo ci si è adeguati doverosamente e disciplinatamente alle prescrizioni governative, con un (mal)celato senso di disagio derivante dalla riflessione che noi docenti viviamo del rapporto immediato e personale con gli studenti, viviamo di sensazioni non filtrabili da uno schermo, che lo studio è anche socializzazione. Qui è arrivata la posizione di un docente italiano (il designer Ratti) del MIT (Massachusetts Institute of Technology) il quale, partendo dall'assunto che le università italiane sono per lui ancora basate sul modello di Bologna dell'anno 1000, chiama al rinnovamento con l'eliminazione delle lezioni frontali e delle aule e la sostituzione con laboratori in cui possano avvenire scambi molteplici, per formare quello che i francesi definiscono "spirito di corpo". All'opposto, senza senso della misura, si parificano (il filosofo Agambien) i docenti che "accettano la dittatura telematica" ai docenti che nel 1931 giurarono fedeltà al fascismo. È bene (ri)trovare un equilibrio e torno alla mia Università di Sassari: moderni strumenti telematici possono rappresentare un sistema per allargare la base degli iscritti in Sardegna a persone impossibilitate a frequentare o per valorizzare fuori dal territorio corsi attrattivi, o per la loro originalità o perché vi insegnano studiosi rinomati a livello nazionale o internazionale; per il resto torniamo in aula. Infine i concorsi pubblici, passaggio obbligato per trovare lavoro per tanti nostri laureati. Qui intravedo il pericolo più concreto. La ministra per la Pubblica Amministrazione ha affermato che le procedure concorsuali saranno semplificate e digitalizzate, trasferendosi su supporti informatici. Niente più concorsi pubblici fatti a penna. Queste proposte si accompagnano ad altre, come quella per la quale i concorsi avverranno per via telematica con un numero massimo di caratteri. Premesso che non condividiamo l'ostilità nei confronti della classica penna, il rischio è che per velocizzare si attenui la serietà della selezione, la scelta dei più meritevoli. Pregi come l'analisi, la sintesi, la capacità di ragionamento, la coerenza logica, il senso critico, rischiano di essere vanificati dietro meccanismi semplificatori. Velocizziamo, decentriamo i concorsi, evitiamo adunate oceaniche, ma non perdiamo di vista il merito, per non abbassare il livello della nostra pubblica amministrazione e per ricompensare il sacrificio di chi studia.
* Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza



 

 

4 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 30 maggio 2020 / SARDEGNA - Pagina 10

LO SMART WATCH

Anche l'università di Cagliari
nel team che ha creato Tommy

CAGLIARI Tommy è uno smart watch intelligente, in italiano orologio tecnologico, capace d'inviare persino un allarme se chi lo porta al polso cade e per qualche minuto resta immobile. Oppure è tarato per rilevare i dati clinici, ad esempio pressione sanguigna e battito cardiaco, di un paziente molto distratto, ma se ci sono degli scompensi mette comunque sul chi va là il medico curante. In una frase sola, è l'alta tecnologia al servizio di una telemedicina in continua evoluzione. Perché, come si sa, è solo grazie a un efficiente assistenza domiciliare che i pronto soccorso e gli ospedali finiranno per essere meno ingolfati. Ma Tommy ha un altro grande pregio: è stato inventato e realizzato, seppure ancora come prototipo, da un'equipe internazionale di cui fa parte anche l'università di Cagliari. Quindi, non è prodotto da chissà quale multinazionale, alla ricerca esasperata del profitto, ma da ricercatori che si sono autofinanziati. In Italia la startup si chiama Ap e ha più di una società gemella a Parigi, Montreal, Cambridge e negli Usa. In questi giorni l'assessorato alla sanità, che da mesi punta sulla sanità decentrata, ha deciso di mettere alla prova Tommy. «Lo sperimenteremo in diversi campi - sono state le parole dell'assessore Mario Nieddu - perché la necessità di potenziare l'assistenza a distanza è emersa con forza durante l'emergenza Covid-19. In un territorio come il nostro, vasto e con un'alta dispersione della popolazione, vogliamo investire soprattutto sulla telemedicina, per migliorare i livelli d'assistenza dei soggetti più fragili, come lo sono gli anziani o i pazienti cronici». A presentare il progetto Tommy sono stati Vincenzo Piras, direttore dell'Unità complessa di odontostomatologia all'Azienda universitaria di Cagliari, e Raffaele Ciavarella, docente e ricercatore alla Sorbona di Parigi. Con il primo che ha detto: «Il mio sogno sarebbe produrre Tommy in Sardegna»

Questionario e social

Condividi su: