Sabato 28 marzo 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
28 marzo 2020

L'Unione Sarda



 

1 - L’UNIONE SARDA di sabato 28 marzo 2020 / PRIMA
L’intervento
Vittime, non eroi

di Aldo Berlinguer
Onore, giustizia, libertà sono alcuni dei valori che i poeti classici ascrivevano ai grandi personaggi della storia, animati com'erano da un forte connotato etico e dall'ambizione di essere ricordati per le proprie gesta. Come scrisse Gomez Dàvila, aforista colombiano: «Gli antichi vedevano nell'eroe storico o mitico, in Alessandro o in Achille, il canone della vita umana. Il grand'uomo era pragmatico, la sua esistenza esemplare». Poi è arrivata la modernità e «il riferimento è diventato l'uomo comune».

La società mercantile, borghese, ha infatti demolito quella forte carica etica che caratterizzava gli antichi percependo il sentimento come antitetico all'economia, alla logica del profitto. Le socialdemocrazie hanno livellato, sull'altare dell'eguaglianza, le ambizioni smisurate dei singoli. E lo Stato burocratico, scambiando uomini per procedure, ha dato il colpo di grazia. Ci si è insomma rassegnati ad una società organizzata, capace di contemperare interessi e soddisfare bisogni, ove anche la devianza, se l'organizzazione funziona, viene ridotta ai minimi termini. E ove l'ambizione diviene utilitarismo, cosicché chi eccelle accumula maggior ricchezza, oggi unica misura delle virtù. (...) segue a pagina 8

PRIMO PIANO - Pagina 8  segue dalla prima
I cittadini costretti a supplire alle carenze del sistema pubblico
VITTIME (NON EROI) DI UNO STATO CHE NON FUNZIONA

(...) Se però il meccanismo si inceppa, istituzioni e politiche non funzionano, allora i comportamenti individuali riemergono, come in un generalizzato fai da te. E ciò accade spesso in Italia e si ripete anche oggi, in questa inedita, terribile pandemia.

Dinanzi alla disorganizzazione della macchina pubblica, alla impreparazione delle classi dirigenti, all'inefficienza dello Stato, riaffiorano i comportamenti eroici. Così medici ed infermieri, mandati allo sbaraglio, si immolano per curare i malati. Privati cittadini erogano finanziamenti per allestire gli ospedali, le sarte cuciono mascherine artigianali. Niente di nuovo, lo sappiamo: quando esondano i fiumi, i volontari accorrono a spalare il fango (ricordate Genova? o il Raganello?). Se trema la terra, arrivano gli angeli del terremoto ad estrarre i corpi dalle macerie (ricordate Amatrice, o L'Aquila?). Se crollano i ponti, sono gli alpini, le associazioni private a farsi largo tra i detriti.

Questo non accade solo nelle calamità naturali ma ogni giorno. Dinanzi allo sfascio delle strutture pubbliche, i singoli, esposti a rischi esorbitanti, sono spesso chiamati al sacrificio. Oggi tocca a migliaia di medici, infettati dal coronavirus. In passato ad altri: ricordate il brigadiere Cerciello Rega? o i poliziotti di Trieste?

Ma la politica non se ne cura. Anzi, ogni volta i dirigenti accorrono alle onoranze funebri pronunciando parole altisonanti, romantiche e cantando l'inno nazionale. Il giorno dopo, tornano alla routine, all'improvvisazione, alla sordità, mentre le strutture pubbliche agonizzano in vista del successivo, inevitabile disastro. Il film si ripete ogni volta, tra gli applausi di chi, commosso per gli eroi, finisce per gratificare i carnefici. E la lezione non si impara mai. Tornano dunque spesso, da noi, gli eroi del passato, fuori dal tempo e dallo spazio. E sono in tanti, quanto più rarefatto è il sistema pubblico. Tornano però da alieni, in una società che non si ispira all'eroismo ma a mediocrità e convenienza. Eroi, quindi, per caso. Anzi vittime, non eroi.

ALDO BERLINGUER
UNIVERSITÀ DI CAGLIARI




 

2 - L’UNIONE SARDA di sabato 28 marzo 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 5
INTERVISTA. Sofia Cosentino, docente di Igiene a Cagliari

«INDOSSATE LE MASCHERINE»
All’inizio ero contraria all’utilizzo indiscriminato delle mascherine perché il risultato è che tutti se le sono comprate e infatti sono sparite. Ma adesso mi rendo conto che sarebbe opportuno usarle quando si esce anche per una questione di rispetto verso il prossimo

«I medici e il personale sanitario dovrebbero usare almeno le mascherine Ffp2 che garantiscono il filtraggio di particelle virali fino a 0,6 micron», dice Sofia Cosentino, 57 anni, docente di Igiene dell'Università di Cagliari.

Peccato che siano invece costretti a lavorare con le mascherine chirurgiche. E infatti, anche in Sardegna, cresce il numero dei camici bianchi e degli infermieri contagiati.

«E' un problema che va risolto, senza dubbio. Ma se i dispositivi di protezione non ci sono cosa devono fare? Abbandonare i pazienti? E' una questione spinosa, il periodo che stiamo attraversando assomiglia per tanti versi a un tempo di guerra».

I medici hanno paura.

«Hanno ragione, rischiano molto. Ma se le protezioni più adeguate mancano che cosa bisogna fare? E' il discorso di utilizzare al meglio le risorse che abbiamo. Se ce ne sono poche è giusto utilizzare quelle maggiormente protettive solo per le situazioni più delicate».

Le mascherine chirurgiche, però, che tipo di protezione garantiscono?

«Per il medico niente, ma sarebbe più pericoloso senza. Sono invece una protezione usata verso il paziente».

Tante persone oggi usano la mascherina. E' una precauzione giusta?

«Intanto va detto che dovrebbe usarla innanzitutto chi lavora ed è a contatto col pubblico».

E noi che usciamo per fare la spesa e comprare il giornale?

«Sì, è bene usarla. Vede, all'inizio ero contraria all'utilizzo indiscriminato perché il risultato è che tutti se le sono comprate e infatti sono sparite, ma adesso mi rendo conto che sarebbe opportuno usarle quando si esce anche per una questione di rispetto verso il prossimo».

In che senso?

«Adesso c'è questo problema degli asintomatici... Insomma, se porti la mascherina chi ti incontra ha un minimo di tutela in più e si sente più garantito visto che non sa se sei positivo o meno».

Tanti se le fanno in casa. Le mascherine fai-da-te sono efficaci o no?

«Dico subito che quelle di stoffa non servono a niente. Bisogna farle in modo che abbiano all'esterno uno strato impermeabile. Non ha senso, quindi, neanche girare con la sciarpa intorno al viso».

Quindi che materiale si può usare?

«Ripeto, ci vuole uno strato impermeabile all'esterno: può andare bene ad esempio il tappetino per gli animali».

Quali regole igieniche non dobbiamo dimenticare?

«Lavare le mani e mai toccarsi il viso. E poi usare i guanti se tocchiamo frutta e verdura: lo facevamo sempre, ora a maggior ragione».

Fatta la spesa è opportuno pulire le confezioni, ad esempio il pacco della pasta?

«Non bisogna esagerare, sul cartone la durata del virus è di poche ore e in ogni caso non ci sarebbe una carica infettante. Basta riporre la spesa e lavarsi bene le mani».

Perché è importante aprire le finestre e arieggiare la casa?

«Il ricambio d'aria è sempre molto importante ma ora di più. Il virus è labile, delicato, può essere inattivato facilmente perché l'esposizione all'aria asciuga le goccioline sulle quali viaggia e ne limita la sua sopravvivenza».

P. S.





 

3 - L’UNIONE SARDA di sabato 28 marzo 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 11
LA STORIA. Sonia Cannas di Ilbono
«Resto a Barcellona per evitare rischi»

«Tornare in Sardegna esporrebbe me e la mia famiglia a un rischio maggiore: resto a casa, ma in Spagna». Sonia Cannas, studentessa di Medicina, da settembre a Barcellona grazie a un progetto Erasmus studio, ha le idee chiare: «Per frenare il coronavirus è necessario limitare gli spostamenti», spiega, quindi - se possibile - è meglio restare fermi. Anche se a oltre seicento chilometri di distanza dalla propria famiglia.

La scelta

«Ho ricevuto la prima mail da Ismoka (ufficio che si occupa della mobilità internazionale dell'Università di Cagliari ndc) il 12 marzo», prosegue nel suo racconto Sonia Cannas, 24 anni, originaria di Ilbono. «Mi consigliavano di trovare un modo per tornare in Sardegna, ma non era un obbligo: prendendomi le mie responsabilità potevo scegliere di restare in Spagna». Da subito, l'idea di prendere un aereo o una nave per poi tornare nell'Isola e inevitabilmente entrare in contatto con altre persone, è parsa “priva di senso”. «Avendo un'assicurazione sanitaria possiedo anche la sicurezza di una cura, e questo mi ha più che confortata», spiega la studentessa, che prosegue: «Quindi, dato che per ridurre i contagi è meglio restare dove siamo, anziché muovermi col rischio non solo di contrarre il virus ma soprattutto di trasmetterlo a terzi, dal 13 marzo ho scelto sì di isolarmi, ma a Barcellona».

Lontano da casa

Nel frattempo, l'allarme coronavirus cresce in una Spagna sempre più piegata dall'emergenza. «La situazione non è semplice - afferma Sonia Cannas - sono preoccupata, certo, ma entro i limiti: le precauzioni e gli accorgimenti da tenere sono abbastanza chiari». Il progetto Erasmus termina a luglio. L'Università catalana sta avviando la didattica a distanza e le mascherine realizzate a mano («anche qua sono terminate subito!») sono pronte per quando sarà necessario uscire. «Ogni tanto mi pongo il dubbio: sto facendo bene o male? Ho davvero preso la scelta giusta? Ma alla fine - conclude la studentessa - sono convinta del fatto che questa sia per me la decisione migliore anche se, in queste situazioni, stare lontano da casa è difficile».

Lisa Ferreli






 

4 - L’UNIONE SARDA di sabato 28 marzo 2020 / SASSARI E OLBIA - Pagina 45

Sassari
Psicologi per gli studenti

L'ansia e lo stress da esami, le incertezze sul piano di studi: la quarantena imposta dal coronavirus amplifica le normali difficoltà dello studente universitario. Per questo l'Ateneo di Sassari ha predisposto un servizio gratuito di supporto psicologico a distanza. I destinatari sono gli studenti e le studentesse dei vari cicli: laurea, laurea magistrale e dottorato, che in questo periodo sentano più che mai l'esigenza di un aiuto per superare le problematiche legate allo studio, ma anche le difficoltà personali legate all'organizzazione del tempo apparentemente dilatato, alla gestione delle emozioni.Per ricevere risposte alle richieste di supporto psicologico e concordare orari e modalità di consulenza a distanza (telefonica o via Skype), va compilato un modulo scaricabile dal sito dell'Università sassarese. Gli interessati saranno tempestivamente ricontattati dalla psicologa al fine di concordare un appuntamento. Il servizio garantisce l'anonimato e la riservatezza sui dati personali.( g.m. )


 

 

 

La Nuova Sardegna

 

 



5 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 28 marzo 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 3
Il manager sassarese: “Sono pronto a inserirmi in una squadra che funziona”

SORO, IL NEO COMMISSARIO AOU  “È DURA MA CE LA FAREMO”
 “Non sono un salvatore della patria ma metto a disposizione le mie competenze”

SASSARI «Sono ancora a Milano, oggi è stata una giornata che definirei particolare. Conto di essere in Sardegna lunedì e dovrò rispettare le disposizioni, per cui osserverò la quarantena come deve fare chi rientra da una zona rossa. Lavorerò da casa, si può fare. Sono pronto a dare il massimo». Giovanni Maria Soro il giorno dopo la nomina a commissario straordinario dell'Aou di Sassari. Nessuna sorpresa, toni pacati e affermazioni decise. Massimo rispetto, anche verso chi - secondo le voci della politica - non avrebbe gradito il suo arrivo a Sassari. E non vuole sentire parlare di follia o di coraggio. «Io ho dato la mia disponibilità per spirito di servizio - dice il manager sassarese - ho deciso di mettere a disposizione le mie competenze e le esperienze che ho maturato negli anni in questa fase critica per la Sardegna e per l'Italia. Non vengo come salvatore della patria, sono uno che può integrarsi facilmente in una squadra che secondo me ha lavorato bene». Un messaggio dolce per abbattere le polemiche e entrare senza proteste? «Sono uno trasparente e leale, chi mi conosce lo sa. Non vengo per distribuire rimproveri: nessuno era preparato a questa emergenza. Penso però che il sistema sanitario - specie quello sardo - era già in una condizione di debolezza, viveva già una sua emergenza per carenze strutturali, di dispositivi e di organici. Per questo ha subito gli effetti maggiori». Cita il libro del 2015 di Walter Ricciardi "La tempesta perfetta" che racconta del servizio sanitario italiano e lo qualifica come uno dei migliori al mondo, ma annuncia anche che si profila all'orizzonte una possibile tempesta perfetta che rischia, in assenza di un significativo cambiamento di rotta, di farlo naufragare. «L'emergenza Coronavirus ci ha colto in un momento di grave difficoltà, ma la sanità pubblica ha una capacità di sopravvivere che è unica al mondo, e in Sardegna lo stiamo dimostrando. Nessuno in questo momento ha la sicurezza di fare le cose giuste che portano i risultati auspicati. Abbiamo visto che ovunque è così, anche in Lombardia dove la sanità è una eccellenza». Giovanni Maria Soro non porta ricette miracolose. «La situazione della nostra Isola non è differente da quella nazionale - dice - serve restare uniti e combattere tutti i giorni per vincere le difficoltà. Non mi piace dire che andrà tutto bene, perché non è vero. Non sta andando bene, ci sono migliaia di morti e di contagiati. Pagheremo un conto pesantissimo. Preferisco dire che ce la faremo. Serve un impegno grande, e sono convinto che molte cose sono state fatte bene. Ora c'è bisogno di continuare e migliorare, tutti insieme come una squadra e con spirito di servizio e collaborazione». Il commissario dell'Aou parla di centralità della salute, di bene primario e dice «che ciascuno deve fare la sua parte sino in fondo per salvaguardare quello che è un patrimonio collettivo». Da lunedì sarà in Sardegna e troverà una struttura dirigenziale "decaduta". Sarà durissima. «Lo so, ma io vengo per lavorare e fare squadra. Le polemiche non mi interessano. Dobbiamo stare uniti e da tutti mi aspetto comportamenti socialmente responsabili».
LAUREA ALLA BOCCONI
ha lavorato a Piacenza e Torino

Giovanni Maria Soro è nato a Sassari, ha 50 anni. Laurea con lode in Economia aziendale all'Università Bocconi. Ha al suo attivo una grande esperienza con incarichi nel settore sanitario a Cagliari, Piacenza e Torino. Negli ultimi 6 mesi ha collaborato a una start up a Milano nel settore dell'innovazione tecnologica applicata alla logistica del farmaco, con riferimento alla terapia personalizzata del paziente cronico.
LE DIMISSIONI
Via i tre direttori Orrù, Contu e Seazzu

Un grazie al personale per il coraggio e la generosità. Prima di farsi da parte - come atto dovuto dopo la nomina del commissario dell'Aou - i direttori Nicolo Orrù, Bruno Contu e Chiara Seazzu hanno scritto una lettera ai dipendenti. «Lasciamo un ospedale che funziona e che, nonostante l'emergenza sanitaria che ha interessato alcuni reparti, non si è mai fermato, ha trovato la forza per reagire, per riprendersi e andare avanti. Un ospedale che, da subito, si è messo a disposizione del territorio del Nord Sardegna, accogliendo pazienti provenienti da altre aree in cui gli ospedali registravano difficoltà per l'emergenza Covid-19».«Oggi il nostro grazie va a tutti gli operatori sanitari, tecnici e amministrativi dell'Aou sassarese - affermano - che con coraggio e generosità hanno affrontato una situazione difficile». E il direttore generale uscente Nicolò Orrù, aggiunge: «Ringrazio il presidente della giunta regionale, Christian Solinas, per aver annunciato, già da giovedì in videoconferenza, di volermi assegnare il ruolo di direttore sanitario di questa azienda. Ruolo, però, che in questo momento ritengo di non poter accettare». «Porteremo nel cuore questa intensa esperienza - hanno concluso i direttori di struttura -, è stata una preziosa occasione di aggregazione personale e professionale con ciascuno di voi».
di Gianni Bazzoni



 


6 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 28 marzo 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 5
Il docente alla Johns Hopkins University: l'isola deve già programmare il futuro

L'ECONOMISTA MACIS: «AIUTI O SARÀ UN DISASTRO»
Appello alla Regione: inutile procedere alla cieca, investa di più sui tamponi

di Claudio Zoccheddu
SASSARII problemi si accumulano, le soluzioni scarseggiano. Per salvare l'economia sarda, ad esempio, è necessario un sostegno immediato alle piccole e medie imprese. In ballo, però, ci sono anche altre incognite che arriveranno dalle evoluzioni di situazioni che sembrano ormai assestate. L'isolamento auto imposto, infatti, funziona ma non sembra in grado di reggere a lungo. Anzi. Ne sono convinti quattro professori universitari che sono pronti a pubblicare uno studio sulle aspettative dei cittadini riguardo all'autoisolamento. Tra loro c'è l'economista di Samugheo Mario Macis che insegna alla Johns Hopkins University di Baltimora, l'università statunitense che ha sviluppato il sistema che visualizza e traccia i casi segnalati di Covid-19 nel mondo. Insieme a tre colleghi italiani, Macis ha indagato i temi dell'isolamento, soprattutto quelli percepiti dai cittadini in rapporto alle durate. «L'efficacia di queste misure dipende dal rispetto delle restrizioni. Questo può essere influenzato da molti fattori - spiega - come la consapevolezza del rischio, la chiarezza delle regole, le sanzioni in caso di trasgressione, la fiducia nei confronti delle autorità pubbliche, la rilevanza dei costi economici e psicologici dettati dall'isolamento». Una misura a termine. Lo studio indaga l'effetto di un fattore chiave che può influenzare il rispetto delle regole: le aspettative delle persone su quanto dureranno le misure di isolamento. E qua, le cose si complicano. «In un sondaggio condotto in collaborazione con Swg - continua l'economista - abbiamo chiesto ad un campione rappresentativo di italiani (894 intervistati, ndr) le intenzioni riguardo al rispetto delle misure di autoisolamento nel caso in cui queste vengano estese di alcune settimane, di alcuni mesi o a tempo indeterminato». In Italia, la prima scadenza è stata fissata per il 3 aprile. «I risultati mostrano che il rispetto delle misure dipende da come una eventuale proroga si colloca rispetto alle aspettative individuali - continua Macis -. Con una "sorpresa positiva" (estensione più breve del previsto), le persone sono propense ad aumentare i propri sforzi di isolamento. Una srpresa negativa (estensione più lunga del previsto) è associata ad una minore propensione a mantenere o ad aumentare l'autoisolamento». Una condizione che potrebbe causare danni gravissimi a un sistema che si basa sul distanziamento sociale ma che potrebbe regredire di settimane in pochissimo tempo. Nel dettaglio, le cose si complicano ulteriormente: il 50% degli intervistati continua a incontrare gli amici, un terzo degli over 60 indica una data sbagliata sul termine del lockdown. E molti navigano verso un "affaticamento da isolamento". «È opportuno che le autorità diano adeguata considerazione anche alla gestione delle aspettative sulla durata delle misure restrittive, al fine di massimizzarne il rispetto». Stop and go. Da Washington, dove vive, Macis segue la situazione sarda con un punto di vista orientato verso il dopo: «Chiuse le attività economiche, le imprese non incassano e sono costrette a licenziare. I grandi gruppi, che hanno maggiore liquidità, possono gestire meglio la situazione. Gli altri no e se ne esce solo espandendo il sostegno pubblico ai lavoratori ma soprattutto alle piccole e medie imprese. Ci saranno problemi con il debito pubblico, già molto alto, e per questo serve sostengo di Ue e Bce che deve essere molto veloce se si vuole evitare il collasso. Ma non possiamo dimenticare i lavoratori autonomi. Mentre la manifattura può recuperare qualcosa, magari aumentando la produzione, il barbiere, o l'albergatore, non recuperano quanto perso. Ma dobbiamo programmare il dopo, non possiamo aspettare. Una delle soluzioni, applicabili in Sardegna per via dell'isolamento, sarebbe l'aumento dei tamponi. Individuare chi ha già passato la malattia e magari ha sviluppato l'immunità permetterebbe di rimandarli al lavoro, con rischi relativamente contenuti. Invece tutti vengono trattati come se avessero lo stesso grado di rischio, anche se non è così. Lo facciamo perché procediamo alla cieca, senza prospettive. Le Regioni dovrebbero investire sui tamponi, per uscire più in fretta dall'emergenza. Sarebbe necessario sanificare gli ambienti, restare a distanza ma è una soluzione perseguibile».

 


7 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 28 marzo 2020 / SASSARI - Pagina 14
Enti e associazioni in campo, previsti anche aiuti informatici e logistici
PSICOLOGO ON LINE CONTRO ANSIA E STRESS

SASSARI Beni di prima necessità, farmaci, didattica a distanza, consegne a domicilio. Ma anche supporto psicologico. Che sempre più enti e associazioni si stanno organizzando per offrire in un momento di stress per molti pesante oltre ogni soglia di sopportazione.
Unione ciechi. Supporto psicologico, informatico e logistico a tutti i disabili visivi del Nord Sardegna. Sono i servizi che l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (Uici) di Sassari continua a offrire ai propri associati nei giorni dell'emergenza coronavirus. Nel pieno rispetto delle direttive nazionali, regionali e comunali, l'associazione garantisce servizi di consulenza psicologica telefonica grazie al progetto "Stessa strada per crescere insieme". Poi c'è l'assistenza informatica per offrire continuità nelle comunicazioni tra i cittadini ciechi e ipovedenti, e infine l'invio di informazioni e contatti per consentire ai soci di usufruire di servizi logistici indifferibili. «Ringrazio il personale, i collaboratori e i volontari per l'aiuto e la costante presenza e dedizione nel garantire la quotidianità alla normalità - dichiara il presidente dell'Uici di Sassari, Franco Santoro - l'esperienza e la consuetudine che i ciechi hanno con l'assenza di luce e l'isolamento sono al servizio di tutti, per abbattere la più pericolosa forma di buio che attraversa in questo momento le vite di tutti noi: la paura». La sede dell'Unione italiana ciechi di Sassari in via Quarto 3. Il numero di telefono è 079/233711 mentre l'indirizzo mail è uicss@uiciechi.it.
Uniss. Anche l'Università di Sassari mette a disposizione dei suoi studenti un servizio gratuito di supporto psicologico a distanza. Destinatari principali sono gli studenti e le studentesse iscritte all'Ateneo nei vari cicli - laurea, laurea magistrale e dottorato- che sentano il bisogno di un aiuto psicologico per affrontare problematiche come difficoltà nello studio, personali, discussione della tesi (preparazione, comunicazione efficace), insicurezza rispetto al percorso universitario intrapreso, scelta da fare dopo la laurea e così via.Per ricevere risposte alle richieste di supporto e concordare orari e modalità di consulenza a distanza (telefonica o via Skype), è necessario compilare un modulo online reperibile nel sito di Uniss.

 

 

 

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