Sabato 11 gennaio 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
11 gennaio 2020

L'Unione Sarda


 

1 - L’UNIONE SARDA di sabato 11 gennaio 2020 / PRIMO PIANO - Pagine 2/3
INCHIESTA. Deiana (Anci): “Serve un piano per fermare l’emorragia”
LA FUGA INFINITA DALLA SARDEGNA
E i giovani snobbano anche le città
In calo i residenti nei grandi centri. Il lavoro si cerca oltre Tirreno

Non è più soltanto una fuga dai piccoli paesi, ma un'evasione di massa dalla Sardegna. Giovani soprattutto, ma anche disoccupati di tutte le età che non trovando sbocchi nella propria terra stanno cercando fortuna oltre Tirreno. E se in passato dai piccoli paesi dell'interno spesso si andava alla ricerca di un lavoro nei grandi centri dell'Isola, ora la tendenza delle nuove migrazioni punta direttamente al grande salto, verso il resto d'Italia o all'estero, dove le opportunità non mancano ed è sufficiente un'ora di aereo per ritornare a casa. Non sorprende quindi che, tranne rarissime eccezioni, il calo della popolazione negli ultimi due anni non abbia risparmiato né i piccoli, né i grandi comuni della Sardegna portando l'Isola al record negativo degli ultimi nove anni.
NUMERI. Ma a differenza del passato il quadro sembra più desolante: le principali città sarde, infatti, non sono più la meta privilegiata di chi lascia i paesi meno popolati sperando in una vita migliore. Per la conferma basta scorrere i dati Istat: dei dieci centri più popolosi solo Olbia (i cui residenti sono cresciuti dal 2017 del 1,6%) e Oristano (+0,2%) hanno chiuso il biennio in positivo. Nel resto della classifica regna il segno meno, partendo dal quasi impercettibile -0,1% registrato da Cagliari al più preoccupante calo del 2,7% segnato da Carbonia. Quadro ancora più sconfortante quello dei “micro paesi” dell'Isola: nella graduatoria dei dieci comuni con meno residenti (nel migliore dei casi un paio di centinaia) l'unico ad aver chiuso con un saldo positivo gli ultimi due anni (con un esiguo +0,8%) è stato Soddì, piccolo centro dell'Oristanese. Attorno solo il deserto, dal quale spiccano in negativo Sennariolo, passato da 188 a 168 anime, e Setzu la cui popolazione è precipitata del 9,4% toccando le 135 unità.
SI CAMBIA VITA. I dati dell'ultimo censimento Istat però dicono di più: crescono i sardi trasferiti all'estero (arrivati nel 2018 a quota 3.496) e quelli che invece si sono accontentati di lasciare la Sardegna per un'altra regione italiana (31.595 al termine del 2018). «È innegabile, le generazioni più giovani sono cambiate e il mondo è diventato troppo piccolo per trattenerle», spiega Gianfranco Bottazzi, docente di Sociologia all'Università di Cagliari. «Hanno più intraprendenza, più esperienza e molta meno paura di prendere le valigie e lasciare casa. C'è poi da considerare che, nonostante le carenze tecnologiche dei piccoli paesi, i ragazzi che ci abitano sanno com'è il mondo che li circonda, sono preparati e più consapevoli di cosa trovare. Inoltre, la mancanza di alternative e il passaparola di amici che hanno già trovato una seconda vita all'estero hanno favorito le partenze. Senza contare che dalla Sardegna in un paio di ore di aereo si può praticamente andare ovunque in Europa».
SCELTA QUASI OBBLIGATA. Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas e presidente regionale dell'Anci, l'associazione che riunisce i primi cittadini dell'Isola non ha dubbi: «I numeri parlano chiaro e dipingono una situazione sempre più grave. Se prima l'hinterland del Cagliaritano o i capoluoghi si sono rivelati una scappatoia per migliaia di giovani delle zone interne, ora neppure queste località sembrano appetibili. La mancanza di servizi e di opportunità ha reso così più semplice scegliere destinazioni lontane, ma ricche di opportunità».
CONTROMISURE. Tuttavia, secondo il rappresentante dei sindaci, la tendenza non è inarrestabile: «Il sistema attuale si può ribaltare - assicura Deiana - l'Isola ha tutte le potenzialità per essere attraente per le nuove generazioni, ma non è un obiettivo che si può raggiungere in poco tempo. Servirebbe invece un piano decennale che agisca su incentivi fiscali e occupazionali, politiche su casa e famiglia o agevolazioni per nuovi imprenditori. Dobbiamo capire che il tema dello spopolamento ha gravi conseguenze sulla nostra società, sulla cultura e sull'economia. E non ultima, sulla fiducia dei nostri giovani che hanno il diritto di credere che un futuro migliore si possa costruire anche nella propria terra».
Luca Mascia

 

LA STORIA. Un ingegnere cagliaritano si è trasferito a Londra per lavorare
«SE CI FOSSE LA POSSIBILITÀ TORNEREI A CASA»

Li chiamano “cervelli in fuga”, ma la maggior parte di loro non ama questa definizione. Sono semplicemente giovani, uomini e donne, che lasciano la propria terra, i propri affetti, la propria vita per cercare all'estero quel riscatto lavorativo che, dopo anni di studi e sacrifici, non trovano nell'Isola. Come Giacomo Mascia, cagliaritano, 35 anni, laurea in ingegneria edile: «Ho scelto di partire perché non mi sentivo più a mio agio con le prospettive lavorative che mi si presentavano in Sardegna. Non mi davano una sicurezza, la tranquillità e la stabilità per pormi obiettivi a lungo termine». Scelta maturata dopo una lunga riflessione: «Mi sono chiesto se fossi davvero pronto per questo grande passo, se fosse la decisione giusta».
Nel 2015 il volo verso Londra: il confronto con la nuova realtà, la necessità di rimettersi sui libri per sfruttare la sua professione oltremanica. «All'inizio non è stato per niente facile adattarmi, era tutto diverso dalle mie abitudini. - ricorda l'ingegnere sardo - A Londra hai tutto, ma impari ad apprezzare dettagli come la qualità del tempo libero perché ne hai proprio poco. Ogni tanto penso se tornare, ma per ora la risposta è no. Non potrei crearmi una famiglia». La speranza di un salto all'indietro, però, resta: «Se il mio Paese dovesse realmente investire sul lavoro dei giovani e garantisse delle prospettive di crescita concreta, non ci penserei due volte a riconquistare la mia isola. Anche con meno soldi, con uno stipendio più basso».
Francesca Melis
 

I CASI. Due giovani dopo gli studi: uno fa il macellaio, l’altro l’agrucoltore
DA CAGLIARI A ESTERZILI: «PER TROVARE SERENITÀ»

Non solo giovani che scappano dall'Isola, ma anche giovani che hanno avuto il coraggio di lasciare la città per tornare a investire nel proprio paese d'origine. Audacia e voglia di rimboccarsi le maniche per provare a costruirsi il futuro nel paese d'infanzia. È il caso di Salvatore Loi, 35 anni, che ha deciso di lasciare Cagliari dopo oltre dieci anni per aprire una macelleria a Esterzili, il paese in cui è cresciuto. «Ho colto la palla al balzo quando ho saputo che la storica macelleria del paese avrebbe chiuso. Avevo già in mente di aprire un'attività mia, ma me la immaginavo a Cagliari o nell'hinterland. Invece, è arrivata questa occasione e non ci ho pensato due volte: mi sono licenziato e sono tornato in Barbagia».
Ma c'è anche chi ha voluto, dopo gli studi, dedicarsi all'allevamento e all'agricoltura facendo sì che i terreni di famiglia non restassero incolti e abbandonati. È il caso di Stefano Boi, 33enne anch'egli di Esterzili, laureato in geologia che ha ereditato l'azienda agricola dello zio ottantenne. «Ho studiato da pendolare a Isili, poi a 19 anni mi sono trasferito a Cagliari per l'Università e mi sono laureato. Poi ho deciso di tornare a Esterzili e dedicarmi ai terreni di famiglia. A una passione che coltivavo fin da piccolo ho unito la necessità di non veder andare in rovina il lavoro di una vita di mio zio. Finché questo lavoro mi permetterà di vivere, io starò qui: la qualità della vita è impagabile». (fr. m.)

Mura (Associazione Nino Carrus): sevono nuove idee
Dalle piccole comunità la riscossa «Più sintonia tra aree urbane e rurali»

Lavorare in sinergia per creare un nuovo piano di rinascita della Sardegna, capace di rilanciare le strategie di sviluppo regionale in un'ottica di riequilibrio territoriale, di crescita e benessere diffusi, per contrastare lo spopolamento delle zone interne e la fuga dei cervelli. Intenti chiari e obiettivi comuni quelli annunciati ieri a Borore dalla “Rete delle associazioni comunità per lo sviluppo”, durante un incontro per approvare statuto, manifesto, carta degli interventi e nominare gli organi di rete.
L'ALLARGAMENTO. A pochi mesi dalla sua costituzione la Rete consolida la propria identità e continua a raccogliere consensi, raddoppiando il numero delle associazioni (a oggi 26), rappresentative di tutto il territorio sardo. «Si realizza un progetto che sino a qualche anno fa sembrava impossibile», dice Fausto Mura, presidente della Nino Carrus, da anni in prima linea contro il fenomeno dello spopolamento e promotrice dell'iniziativa. «Un'impresa di enorme rilevanza culturale, sociale e politica, che unisce per la prima volta le associazioni più importanti e rappresentative sarde, attorno a un progetto comune: proporre una nuova idea di Sardegna. Urge superare il dualismo tra aree urbane e rurali, creando stesse opportunità e stessi diritti per tutti».
I DIRITTI. A partire da quelli fondamentali della cittadinanza: garantire l'accesso a efficienti e moderni servizi sanitari «in condizioni di parità a tutti i sardi», sviluppare un sistema formativo e di istruzione di qualità anche nelle aree interne, assicurare il diritto alla mobilità con un Piano regionale dei trasporti che affronti i nodi della continuità territoriale esterna ed interna dell'Isola. Parola d'ordine: cooperazione. Per mettere in campo competenze specialistiche e giovani risorse intellettuali, a supporto di amministrazioni pubbliche e imprese delle zone interne, per sostenere le produzioni e l'accesso ai mercati, accedere ai fondi europei e per garantire prospettive e occasioni di lavoro qualificato ai giovani. «In assenza di politiche e interventi correttivi», spiega Giammario Senes, referente di “Bonorva Logudoro”, «la Sardegna in qualche decennio si trasformerà in una grande ciambella con un buco al centro, decine di paesi scompariranno, altri cadranno nell'abbandono. I Comuni delle aree interne sono 315 (su 377 totali) e la popolazione residente è il 50,26% del totale (824.054 abitanti su un totale regionale di 1.639.362). A oltre metà dei sardi sono negati importanti diritti di cittadinanza».
I PROGETTI. Un coro di voci che si alza all'unisono contro fragilità, disagi, diseguaglianze, contrazioni demografiche, antropologiche e culturali. «In 10 anni la Sardegna», dice Corradino Seddaiu, 47 anni, di “Realtà virtuose Padru”, «ha perso 32mila abitanti e nel 2018 oltre 8mila residenti, molti sono giovani in cerca di lavoro, ciò priva l'Isola della parte più dinamica della popolazione». Gianluca Atzori, 30 anni e Azzurra Lochi, 29 di ProPositivo Macomer, lanciano un progetto sui residenti fantasma «per riconnettere i cervelli in fuga ai loro territori». Salvatore Lai, 73 anni di “Sardegna di Dentro” Gavoi, parla di una Rete che «riporti in tempi brevi, al centro delle azioni di governo il tema dei piccoli centri» Economia e lavoro, istruzione e servizi, cultura e società, mobilità e sanità, saranno i campi di intervento, attraverso proposte progettuali per lo sviluppo dell'intera Isola. «Ci impegniamo», precisa Leonardo Marras, 69 anni di “Freemmos”, «per indicare un percorso e creare un terreno di mobilitazione che coinvolga il mondo politico, accademico e culturale, imprese, associazioni, istituzioni, cittadini e soprattutto i giovani».
Alessandra Nachira



 

2 - L’UNIONE SARDA di sabato 11 gennaio 2020 / REGIONE - Pagina 10
SCUOLA. Laboratori di chimica e biologia in inglese scientifico: open day nell’istituto di viale Sant’Ignazio
Novità dai Salesiani: al liceo classico si studia biomedicina

Una scuola proiettata sul futuro, capace di unire le solide basi della cultura classica all'interesse per la ricerca scientifica, biologica e medica. Ecco il liceo classico biomedico, la proposta formativa innovativa, e per certi versi rivoluzionaria, dell'istituto salesiano Don Bosco di Cagliari. Non si tratta di un unicum in assoluto: esperienze simili, infatti, sono in atto da due anni in alcuni istituti a Cagliari, Sassari, e Macomer, dove si comincia a frequentare laboratori guidati da docenti e professionisti del settore biomedico negli ultimi tre anni. Ma il potenziamento proposto dall'istituto dei Salesiani di Cagliari rappresenta una novità, dal momento che comincia fin dal primo anno. «Il Miur ha autorizzato nel 2018 percorsi scolastici con “curvatura biomedica”, dove gli ultimi anni sono dedicati anche all'approfondimento di materie scientifiche», spiega don Michelangelo Dessì, direttore dell'istituto salesiano. «Noi abbiamo scelto di ampliare l'offerta, per questo motivo abbiamo deciso di far cominciare a studiare le materie legate alla biomedicina già dal primo anno».
COME FUNZIONA. Il percorso, come detto, inizia subito: nel biennio, infatti, gli studenti faranno quattro ore alla settimana in più (tre di laboratorio di biologia e chimica), mentre a partire dal terzo anno il potenziamento biomedico sarà di cinque ore alla settimana. «Si tratta, naturalmente, di un lavoro più impegnativo per gli studenti rispetto al percorso tradizionale ma anche e soprattutto un'opportunità che permette ai ragazzi di orientarsi alla professione futura», spiega ancora don Dessì. La scelta del liceo classico con potenziamento biomedico non è vincolante per l'intera durata del corso di studi, «nel senso che se uno studente si rende conto che quelle materie scientifiche non fanno al caso suo o, comunque, mostra interesse per altre discipline, può rinunciare al potenziamento e proseguire con il percorso di studi classico».
PROFESSIONI SANITARIE. «Abbiamo ascoltato i ragazzi, diverse esperienze ci dicevano che il liceo classico era il percorso buono per preparare la facoltà di Medicina o simili. Ma ci dicevano che se fossero stati più preparati la loro strada sarebbe stata più semplice», spiega ancora don Dessì. «Puntiamo sull'innovazione tecnologica», con la possibilità, tra le altre cose, di svolgere l'osservazione al microscopio elettronico, «cercando di fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per il loro futuro, facendoli sentire sempre protagonisti. La formazione classica offre un solido metodo di studio e rappresenta un approccio umano alla scienza. È davvero un valore aggiunto», spiega ancora. Uno dei punti forza della nuova proposta didattica è rappresentato dal fatto che gli studenti avranno l'opportunità di cimentarsi con le materie del potenziamento biomedico nella lingua tipica di queste discipline, ovvero l'inglese scientifico. «È un investimento sul futuro, era inevitabile fare anche questa scelta», spiega don Dessì. Durante l'ultimo anno, per agevolare gli studenti che alla fine decideranno di affrontare il test di ingresso per la facoltà di Medicina, è previsto anche lo studio di un'ora di logica alla settimana. «Serve affinché gli studenti possano familiarizzare con i test universitari», spiega ancora il direttore.
OPEN DAY. In vista della scadenza del termine per le domande di iscrizione al nuovo anno scolastico, il 31 gennaio, domani mattina dalle 10 alle 13 all'istituto Don Bosco di via sant'Ignazio si svolgerà l'open day, una giornata dedicata ai ragazzi e alle famiglie alla scoperta dei nuovi corsi (per Medie, classico e scientifico). «Illustreremo l'intera offerta didattica», conclude don Dessì, «ma è inevitabile che questa volta il fiore all'occhiello sarà il liceo classico biomedico. Una scommessa sul futuro».
Mauro Madeddu

 

La Nuova Sardegna

 
 


3 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 11 gennaio 2020 / SARDEGNA - Pagina 4
Relatori parlamentari e manager della pubblica amministrazione
La scuola politica sarà anche on line

CAGLIARI La scuola politica promossa dai Riformatori non sarà più a numero chiuso. Per le tre giornate - in programma sabato 18 gennaio, venerdì 31 e sabato 15 febbraio sempre a Cagliari, nella sala convegni dell'hotel Regina Margherita - dalle 30 richieste di partecipazione previste, gli organizzatori sono stati obbligati ad aumentare i posti fino a oltre 120. Ci sarà anche la possibilità di seguire i corsi in streaming sulla piattaforma e-learning dell'ente di formazione Sosor (il corso rimarrà disponibile anche in seguito) o acquistare i moduli nella stessa piattaforma. Ottanta euro è la quota per seguire in diretta le tre giornate di lezioni, quaranta in differita. Diversi i relatori di primo piano: Luigi Zanda, senatore del Partito democratico, e Gianmario Demuro, professore universitario ed ex assessore regionale agli affari regionali, nella giornata d'apertura della Scuola di politica. Poi il deputato della Lega ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti nella seconda, l'europarlamentare Raffaele Fitto e il presidente della Regione Christian Solinas nell'ultima e terza giornata.

Questionario e social

Condividi su: