PER NON DIMENTICARE

Prestigiosa iniziativa culturale del Dipartimento di Lettere, lingue e beni culturali dopo la mattinata organizzata dalla Prefettura al Conservatorio di Cagliari con gli alunni delle scuole di Cagliari. Il Rettore Del Zompo, interrotta dagli applausi: “Non ci sono più razze, ne esiste solo una: quella umana. Esiste però certamente il razzismo: per questo serve una forte presa di coscienza collettiva”. Rossana Martorelli, Presidente di Studi umanistici: “E’ importante l’educazione del senso umano, la nostra facoltà vuol dare il suo contributo”. Ignazio Putzu, Direttore del Dipartimento: “Il momento che viviamo richiama tutti a particolari responsabilità etiche e morali: la memoria è un testimone che non possiamo lasciare cadere”. Resoconto, IMMAGINI e VIDEO
28 gennaio 2020
L'intervento del Rettore Del Zompo al Conservatorio

“Non ci sono più razze, ne esiste solo una: quella umana – ha detto la prof.ssa del Zompo -  Conta soltanto quanto riusciamo a costruire tutti insieme, senza differenze tra di noi: dimenticare questo ha causato i danni che conosciamo"

Sergio Nuvoli

Cagliari, 27 gennaio 2020 - Applausi questa mattina per l’intervento del Rettore Maria Del Zompo al Conservatorio di Cagliari per la Giornata della Memoria, nel corso dell’iniziativa organizzata dalla Prefettura di Cagliari. L’intervento del Magnifico è stato interrotto più volte dagli applausi dei numerosissimi presenti nel grande auditorium di Piazza Porrino, a sottolineare alcuni passaggi di quello che avrebbe dovuto essere solo un saluto, ma è diventato una breve lezione di genetica.

“La differenza tra razze non esiste, esiste solo la razza umana – ha detto la prof.ssa del Zompo -  Conta soltanto quanto riusciamo a fare tutti insieme, senza differenze tra di noi: dimenticare questo ha causato i danni che conosciamo e che non vogliamo si ripetano. Il nostro Ateneo l’anno scorso ha chiesto scusa ai parenti dei docenti espulsi per effetto delle leggi razziali, Doro Levi, Alberto Pincherle e Camillo Viterbo. Sarebbe bello che tutte le istituzioni facessero una ricerca storica analoga su quanto accaduto in quegli anni, perché le razze non esistono: lo dimostrano la biologia molecolare e la genetica. Mentre esiste il razzismo, che non ha alcuna base scientifica. Serve una forte presa di coscienza collettiva”. Dopo i saluti istituzionali, Aldo Accardo – docente di Storia contemporanea – ha tenuto una prolusione.

Il seminario in via Trentino
Il seminario in via Trentino
GUARDA L'INTERVENTO DEL RETTORE

Ignazio Putzu: "La mancanza di riconoscimento sociale mina l’identità. Il rapporto tra memoria e conoscenza è intrinseco: sappiamo ciò che ricordiamo. L’indifferenza intollerabile non fu solo quella dell’epoca, ma anche quella dei periodi successivi"

Concetti, quelli espressi dal Rettore, ripresi e approfonditi nel pomeriggio nei suoi saluti al seminario nell’ex Aula magna di Scienze della Terra che ha visto anch’esso l’intervento di numerosi altri rappresentanti istituzionali. “La memoria è la base della nostra identità sociale – ha detto Ignazio Putzu, direttore del Dipartimento di Lettere, lingue e beni culturali - La mancanza di riconoscimento sociale mina l’identità. Il rapporto tra memoria e conoscenza è intrinseco: sappiamo ciò che ricordiamo. L’indifferenza intollerabile non fu solo quella dell’epoca, ma anche quella dei periodi successivi. Il momento che viviamo richiama tutti a particolari responsabilità etiche e morali: gli ultimi sopravvissuti stanno passando il testimone. In casi come questi, la memoria è un testimone che non possiamo lasciare cadere”.

Rossana Martorelli, Presidente di Studi umanistici, ha aggiunto: “Questa è una giornata che non avremmo voluto celebrare. Poiché certi eventi non si ripetano, è importante l’educazione del senso umano, la nostra facoltà vuol dare il suo contributo”.

“Per capire la Shoah non basta la storia – ha detto Gianluca Scroccu, docente di Storia contemporanea, che con il collega Luca Lecis ha moderato l’incontro – C’è bisogno di uscire dalle nostre ricerche del nostro ambito accademico per confrontarci con la cittadinanza: quello che è successo con il nazismo è capitato in un momento in cui la società tedesca come quella italiana è stata incapace di dire no. Per capire in profondità le pagine della nostra storia, occorrerà mettere insieme gli approcci e le varie conoscenze del nostro Dipartimento, perché gli aspetti da studiare sono tantissimi: è un percorso da fare con chi affronta la quotidianità del vivere, in cui ormai si nota una recrudescenza di certe tematiche legate all’antisemitismo e all’odio verso Israele”.

Un'altra immagine dell'iniziativa organizzata dal Dipartimento guidato da Ignazio Putzu
Un'altra immagine dell'iniziativa organizzata dal Dipartimento guidato da Ignazio Putzu

Valerio De Cesaris: "Oggi però l’antisemitismo sembra tornare, anche se in forme diverse: riflettere dunque sulla Shoah significa dunque comprendere che il pregiudizio e l’odio sono l’anticamera della violenza e dell’omicidio”

Valerio De Cesaris, docente all’Università per Stranieri di Perugia, è studioso dell’antisemitismo: “Se per ogni vittima della Shoah dovessimo rispettare un minuto di silenzio, dovremmo stare zitti per 11 anni e mezzo – ha esordito nel suo intervento – Settimia Spizzichino, sopravvissuta degli ebrei romani deportati dai nazisti, definiva la Shoah il più grande furto della Storia. Dopo tanti anni, raccontò la sua vicenda: non era facile tornare su quei ricordi, come altri testimoni hanno trovato la forza di raccontare. Chi non ha memoria del passato è condannato a ripeterlo, diceva Primo Levi, anche se la storia non si ripete, anche se non nello stesso modo. Oggi però l’antisemitismo sembra tornare, anche se in forme diverse: riflettere dunque sulla Shoah significa dunque comprendere che il pregiudizio e l’odio sono l’anticamera della violenza e dell’omicidio”.

Gli studiosi si interrogano su come raccontare la Shoah, ha detto De Cesaris, spiegando che al di là delle diverse interpretazioni c’è poi il lavoro dello storico.

Valerio de Cesaris insegna Storia contemporanea all'Università per Stranieri di Perugia
Valerio de Cesaris insegna Storia contemporanea all'Università per Stranieri di Perugia

Al seminario ha portato un contributo importante anche Andrea Corsale, geografo del Dipartimento, che ha proposto un percorso per immagini in particolare sulla Polonia, capace di far capire che gli ebrei vi si sono sentiti a casa

“Scritte sui muri, cori allo stadio, post su facebook: sembrano piccole cose, ma il fascismo e il nazismo non sono nati da grandi fenomeni. Bisogna stare attenti al rischio della perdita della memoria”.

Al seminario ha portato un contributo importante anche Andrea Corsale, geografo del Dipartimento, che ha proposto un percorso per immagini in particolare sulla Polonia, capace di far capire che gli ebrei vi si sono sentiti a casa. Circa il 90% dei 3,5 milioni di ebrei che vivevano in Polonia è stato ucciso durante l’occupazione nazista, e circa il 90% dei sopravvissuti ha abbandonato la Polonia durante il periodo comunista.

“La Polonia è costellata di “vuoti” fisici lasciati dalla Shoah – ha detto lo studioso – oltre che dalla guerra, tra le quali Cracovia. Eppure ci sono ancora oggi talmente tanti segni che sono possibili numerosissime letture diverse. Si tratta di luoghi testimoni di distruzione sistematica e deliberata, di violenze e di massacri. Anche ciò che è sopravvissuto all’occupazione nazista è andato incontro ad un prolungato degrado nei decenni del dopo dopoguerra. E’ come se l’orologio si fosse fermato, e la storia si fosse interrotta. Ciò rende queste testimonianze ancora presenti molto preziose”.

L'intervento di Andrea Corsale al seminario sulla Shoah organizzato dal Dipartimento di Lettere, lingue e beni culturali
L'intervento di Andrea Corsale al seminario sulla Shoah organizzato dal Dipartimento di Lettere, lingue e beni culturali

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