UniCa UniCa News Notizie Patologia generale, Marta Anna Kowalik si aggiudica il premio Fondazione Veronesi 2020

Patologia generale, Marta Anna Kowalik si aggiudica il premio Fondazione Veronesi 2020

La specialista del team guidato da Amedeo Columbano al dipartimento di Scienze biomediche, ha condotto e pubblicato una ricerca sull’effetto antitumorale dell’ormone tiroideo nei confronti del carcinoma del fegato. Lo studio è stato rilanciato dal Journal of hepatology
27 marzo 2021
Il tumore del fegato è quarta causa di decesso per cancro (immagine tratta da da Fondazione Veronesi)

Sobrietà e pregio scientifico all'Award 2021 per giovani ricercatori

Mario Frongia

Una cerimonia sobria, di pregio e rilievo internazionale. Dedicata ai giovani ricercatori che si sono dedicati e hanno condotto o preso parte a progetti attinenti la lotta al cancro. Giovedì scorso la Fondazione Veronesi ha premiato con tre borse di studio altrettanti giovani specialisti impegnati nel campo della ricerca sui tumori. Menti brillanti che nel corso del 2020 sono stati capaci di approdare a pubblicazioni scientifiche accreditate. Ovviamente, l'evento si è tenuto da remoto e, con pochi interpreti, in presenza, ben distanziati e nel rigoroso rispetto delle norme anti-contagio. Da qui, la vetrina di alto profilo anche per l’ateneo: la manifestazione ha avuto per protagonista anche una ricercatrice formatasi nell’Università di Cagliari: Marta Anna Kowalik. La dottoressa, all’opera nel gruppo di Patologia generale diretto da Amedeo Columbano, ha tradito un filo di emozione nel sentire i messaggi inviati per l’occasione dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal premier, Mario Draghi e dal ministro dell'Università e della ricerca, Cristina Messa.

Una fase della cerimonia. Marta Kowalik è la prima a destra
Una fase della cerimonia. Marta Kowalik è la prima a destra

Giovani ricercatori crescono. Formazione avanzata all’ateneo di Cagliari

Radici specialistiche e affinamento disciplinare made in Sardinia. Marta Anna Kowalik ha conseguito il dottorato di ricerca a Cagliari e da diversi anni fa parte del gruppo di ricerca guidato dal professor Columbano, afferente al dipartimento di Scienze biomediche. La dottoressa Kowalik ha colto l’ennesimo riconoscimento accademico: per tre anni consecutivi (dal 2017 al 2019) si è infatti aggiudicata le borse di studio promosse dalla Fondazione Veronesi su progetti oncologici. Adesso, ecco il premio per il miglior lavoro scientifico del 2020, griffato Fondazione Umberto Veronesi Award 2021. Insomma, un percorso pressoché unico.

Il team di ricerca. Da sinistra, Pia Sulas (borsista Airc), Andrea Perra (associato Patologia), Lavinia Cabras (borsista Airc, da un anno a Madrid) e Marta Anna Kowalik   (fino all'anno scorso borsista Fondazione Veronesi, da quest'anno Airc)
Il team di ricerca. Da sinistra, Pia Sulas (borsista Airc), Andrea Perra (associato Patologia), Lavinia Cabras (borsista Airc, da un anno a Madrid) e Marta Anna Kowalik (fino all'anno scorso borsista Fondazione Veronesi, da quest'anno Airc)

Cancerogenesi del fegato, sale l’asticella della scienza. In prima fila i ricercatori cagliaritani

Il lavoro di Marta Kowalik riguarda l’effetto antitumorale dell’ormone tiroideo (T3) nei confronti del carcinoma del fegato, ovvero la quarta causa di morte per tumore nel mondo. Lo studio è stato pubblicato su Journal of Hepatology, rivista con elevato Impact Factor (20.56). “In questo lavoro - spiega il professor Columbano - si dimostra che in un modello animale di cancerogenesi del fegato, l’ormone tiroideo induce una quasi totale regressione dei tumori modificando profondamente il metabolismo delle cellule cancerose”. La dottoressa Kowalick precisa: “Lo studio dimostra che in un modello animale di cancerogenesi del fegato, l’ormone tiroideo induce una quasi totale regressione dei tumori modificando profondamente il metabolismo delle cellule cancerose. L’aspetto più interessante di questo lavoro è che l’ormone tiroideo esercita il suo effetto antitumorale anche quando viene somministrato a stadi avanzati del processo neoplastico. Questi risultati, insieme a nostri precedenti studi che dimostrano che l’ormone tiroideo migliora una condizione di steatoepatite (accumulo di grasso con infiammazione e necrosi delle cellule del fegato). Una condizione intimamente legata allo sviluppo di tumori del fegato che consente di ipotizzare che analoghi dell’ormone tiroideo privi di alcuni effetti tossici della T3, possano essere utilizzati nella terapia contro il carcinoma del fegato. Un tumore che rappresenta la quarta causa di morte per cancro al mondo e per il quale non esistono terapie soddisfacenti”.

 

Il team in laboratorio. Da sinistra, Andrea Perra, Lavinia Cabras, Amedeo Columbano, Marta Kowalik, Pia Sulas, Claudia Orrù (da due anni all'Istituto per la  ricerca sul cancro di Candiolo), Marina Serra (borsista)
Il team in laboratorio. Da sinistra, Andrea Perra, Lavinia Cabras, Amedeo Columbano, Marta Kowalik, Pia Sulas, Claudia Orrù (da due anni all'Istituto per la ricerca sul cancro di Candiolo), Marina Serra (borsista)

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