UniCa UniCa News Rassegna stampa Mercoledì 27 maggio 2020

Mercoledì 27 maggio 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
27 maggio 2020

L'Unione Sarda

 

 

1 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 27 maggio 2020 / PRIMA
L’intervento
IL CASO PALAMARA

di Leonardo Filippi,
Università di Cagliari

Ho l'impressione che Francesco Cossiga si sbagliasse a paragonare Luca Palamara, oggi sostituto procuratore a Roma e all'epoca presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, ad un tonno e a dirgli, irrispettosamente, che «la faccia da intelligente non ce l'ha assolutamente». Intendiamoci, vale anche per il magistrato la presunzione di innocenza. (...) segue a pagina 42

COMMENTI - Pagina 42  segue dalla prima
CASO PALAMARA:
GIUSTIZIA A PEZZI

(...) Ma se dobbiamo usare lo stesso metro che viene riservato a tutti gli indagati, cioè condannati a mezzo stampa prima ancora di essere rinviati a giudizio, ciò che emerge dalle intercettazioni è davvero inquietante per le fondamenta stesse della Repubblica. E così dalle rivelazioni dei giornali Palamara appare oggi un intelligente e abilissimo mediatore che, trattando tra le correnti di centrodestra della magistratura, sapeva intessere stretti rapporti con il Pd: praticamente in Italia assegnava lui gli uffici direttivi agli amici, scoraggiando i concorrenti con la prospettiva di screditarli con carte segrete da lui raccolte con un paziente dossieraggio. E la sua sagacia l'ha mostrata anche quando è stato denunciato a Perugia dal suo Procuratore capo Pignatone e dall'aggiunto Ielo per corruzione.

Accusato di aver ricevuto denari e viaggi pagati da imprenditori per pilotare sentenze e provvedimenti, lui non si arrende, anzi contrattacca incaricando il suo collega Fava, PM a Roma, di denunciare a Perugia i suoi accusatori. Ma non si accontenta di usare l'arma dell'azione penale contro gli avversari, perché si muove subito e, intercettato con un trojan sul cellulare, pur informato delle indagini a suo carico, mostra tutto il suo dinamismo, adoperandosi velocemente per scegliere per Perugia un Procuratore “amico” che archivi il procedimento a carico suo e dei suoi accoliti e mandi avanti invece quello contro Pignatone e Ielo, che lo avevano denunciato. Ma, pur così indaffarato negli affari penali, Palamara non trascura la sua carriera personale e lavora sodo per un colpo da maestro: piazzare un'altra sua pedina alla Procura di Roma, dove ambisce ad essere nominato aggiunto. Perciò organizza un incontro con cinque componenti di centrodestra del Csm e due deputati del Pd. Agli incontri, nottetempo e nel segreto di un hotel romano, pendono dalle sue labbra anche i politici del Pd e in particolare Cosimo Ferri, che non è l'ultimo arrivato, visto che era già stato sottosegretario alla giustizia nei governi Letta, Renzi e Gentiloni, ma soprattutto, nel cuore della notte, già preannunciato, appare - coupe de theatre - e si rivela in carne e ossa l'onorevole Luca Lotti, eminente parlamentare del Pd e già sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Renzi e ministro per lo sport nel governo Gentiloni. Si conviene tra tutti i “carbonari” che è anche necessario dare un segnale forte all'integerrimo vicepresidente del Csm Ermini, che voleva fare di testa sua, in modo che la nomina del predestinato fosse certa.

Dalle intercettazioni emerge che l'autorevolezza di Palamara nei confronti dei colleghi era giunta al punto che questi gli affidavano i loro fascicoli processuali e, trepidanti, attendevano da lui indicazioni sul da farsi. E quando il procuratore di Viterbo gli fa presente che Salvini agiva legittimamente impedendo l'accesso in porto alla nave Diciotti, visto che trasportava degli immigrati irregolari, Palamara rispondeva: «Hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo». Non avrà inventato lui l'azione penale ad personam, ma è un degno cultore. Aveva ascendente anche al di fuori del Palazzo, tanto è vero che Raoul Bova si rivolge a lui per chiedergli di attivarsi contro la sua condanna per evasione fiscale. Sì, Cossiga si sbagliava, il dottor Luca Palamara è tutt'altro che uno stupido. Certo, nella giustizia, in teoria, la politica non dovrebbe entrarci. Ma le correnti nel Csm non le ha mica inventate Palamara. Lui le ha solo sfruttate.
LEONARDO FILIPPI
UNIVERSITÀ DI CAGLIARI






 

2 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 27 maggio 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 4
La protesta
Medici precari: «Noi sfruttati»

Medici, studenti e professionisti del mondo sanitario in piazza con addosso il camice bianco e una mascherina segnata con la con una X rossa e il numero 29 come simboli della protesta.
L'appuntamento è per venerdì alle 10.30 in piazza Garibaldi a Cagliari con la manifestazione promossa da varie associazioni. «Ogni anno - scrivono gli organizzatori - migliaia di giovani laureati non riescono a proseguire la loro formazione in ambito specialistico o della Medicina generale, rimanendo nel limbo del precariato. Chi riesce ad accedere alle Scuole di specializzazione, viene trattato come manodopera qualificata a basso costo». E ancora: «Non sono lavoratori, non sono studenti, non hanno le tutele né dell'una né dell'altra figura. Il numero di contratti di formazione è insufficiente e quelli che ci sono offrono un trattamento economico tra i più poveri in Europa. Il declino dell'assistenza sanitaria italiana origina dai finanziamenti statali sempre più carenti, dal mancato controllo sull'operato delle Scuole di specializzazione, dall'omertà di chi ancora permette che i giovani medici vengano sfruttati e abbandonati al precariato».





 

 

3 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 27 maggio 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 4
Il report. Due vittime, una risale ad aprile, non ancora conteggiata
ZERO CONTAGI: È IL QUINTO GIORNO CONSECUTIVO

Ieri per il quinto giorno consecutivo non si è registrato alcun contagio da Covid-19. E il numero delle vittime è cresciuto di una unità. Ma non si tratta di una persona morta ieri bensì «di un decesso avvenuto ad aprile, non conteggiato precedentemente», riferiscono dall'Unità di crisi regionale. A Sassari invece è morto in serata un pensionato di Ozieri il cui nome non è stato però ancora inserito nell'elenco ufficiale della vittime.

DUE IN TERAPIA INTENSIVA
Così i casi accertati in Sardegna dall'inizio dell'emergenza restano complessivamente 1.354. Ieri sono stati effettuati 895 test che hanno portato il numero totale a 51.968. Di questi, 50.614 sono risultati negativi mentre quelli positivi rappresentano percentualmente il 2,6% del totale. I pazienti ricoverati in ospedale sono in tutto 43, di cui 2 in terapia intensiva, mentre 181 sono le persone in isolamento domiciliare. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 935 pazienti guariti (+5 rispetto al dato precedente), più altri 65 guariti clinicamente.

SUL TERRITORIO
Sul territorio, dei 1.354 casi positivi complessivamente accertati, 249 sono stati registrati nella Città Metropolitana di Cagliari, 97 nel Sud Sardegna, 59 a Oristano, 79 a Nuoro, 870 a Sassari.

DIMESSI GUARITI
A guardare i grafici, l'unica curva che cresce è quella del rapporto dimessi guariti, che ormai si avvicina alle mille unità. In costante calo anche i casi di persone in isolamento domiciliare, 181 in tutta l'Isola. Quanto ai nuovi positivi, dal 2 maggio non sono mai stati più di sei. Dieci volte c'è stato un solo caso, sette volte ci sono stati zero casi, una volta due casi, due volte se ne sono registrati tre, due volte quattro una volta cinque e due volte sei. Dal 24 aprile, in soli due casi (il 14 aprile e il 1 maggio) ci sono stati più di dieci casi. Dati positivi che determineranno le libertà nella Fase 2. Un decreto del ministero ha infatti previsto 21 indicatori diversi che gli enti locali possono rendere noti perché possa essere verificato qual è il reale andamento dopo le riaperture. Tra i parametri, il numero di casi sintomatici per data, da quando la persona ha cominciato a manifestare sintomi, i ricoveri in terapia intensiva, il numero di persone che lavorano al tracciamento dei contatti dei malati.








4 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 27 maggio 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 7
LA RIAPERTURA NON HA AIUTATO IL VIRUS
È andata bene la riapertura del 4 maggio dopo il lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19. I dati che la descrivono stanno arrivando in questi giorni e indicano che il senso di responsabilità ha avuto la meglio sulla diffusione del nuovo coronavirus, anche se alcune regioni meritano ancora attenzione. C'è soddisfazione fra gli esperti, ma anche un forte invito a proseguire nei comportamenti prudenti perché, come ha detto il presidente dell'Accademia di Lincei Giorgio Parisi, i dati che vediamo potrebbero essere la punta di un iceberg.

GLI ULTIMI DATI
La situazione è buona in tutta Italia, dove Sardegna, Calabria, Molise, Basilicata e la Provincia autonoma di Bolzano si confermano le regioni più virtuose, con zero nuovi contagiati. Buoni anche i dati della Protezione civile sui decessi, mai così pochi dal 2 marzo con un aumento di 78 in 24 ore; il totale è salito a 32.955. Anche il numero dei malati è in calo, con 2.358 meno del giorno prima (in totale 52.942) così come i ricoveri in terapia intensiva (20 in meno), mentre salgono a 144.658 guariti e dimessi (2.677 in più). Si dirada il mistero sui dati della Lombardia, soprattutto quelli sui decessi che domenica 25 erano scesi a zero e risaliti a 34 lunedì; ieri se ne sono registrati 22. È anche la regione che continua a registrare il maggior numero dei casi in Italia: 159 in 24 ore, sui 397 a livello nazionale.

IL “CASO” DELLE DOMENICHE
«In realtà è almeno dal 14 marzo che si assiste, anche a livello nazionale, a un calo dei decessi in corrispondenza della domenica», osserva il fisico Giorgio Sestili, fondatore e fra i curatori della pagina Facebook “Coronavirus-Dati e analisi scientifiche”. Il numero dei decessi, ha spiegato, viene comunicato da ospedali e Asl alle Regioni e poi a Protezione civile e ministero della Salute. «È un meccanismo che si inceppa la domenica, forse perché c'è meno personale». Ed è così «in tutta Italia dall'inizio dell'epidemia, con un picco dei decessi verso il basso quasi tutte le domeniche e la notifica delle morti giorno dopo». Se nel caso dei tamponi questo rallentamento è più facile da capire, per i decessi l'ipotesi è di un ritardo nelle notifiche: «Non si può escludere - ha osservato - che i 34 decessi di lunedì in Lombardia siano avvenuti domenica e comunicati in seguito».
Si guarda con attenzione anche al Piemonte, seconda regione con più casi dopo la Lombardia e dove nell'ultima settimana si è vista una riduzione costante fino ai 48 di lunedì, ieri risaliti a 86. Il numero dei casi sta subendo delle oscillazioni anche in Liguria, dove i casi avevano toccato il minimo due giorni fa con 17, mentre ieri sono risaliti di 53 unità. In totale i contagiati in Italia sono 230.555: si può dire che «questa prima foto della riapertura del 4 maggio è andata bene, non c'è una ripresa dei contagi in nessuna regione», ha aggiunto Sestili, «e i piccoli focolai sono isolati».

DOPO GLI ASSEMBRAMENTI
Ora non resta che attendere i risultati che descrivono quanto è successo dopo la riapertura del 18 maggio: «Li conosceremo solo fra due settimane», ha detto Sestili, «vedremo». Il pensiero corre alle immagini dell'ultimo fine settimana, con la movida che è ripresa in modo fin troppo deciso in tutta Italia, da Milano a Palermo.
Per capire cosa è avvenuto, e quali effetti quegli assembramenti potranno aver provocato sulla diffusione del Covid-19, bisognerà attendere il 31 maggio se non addirittura oltre, come ha ricordato il professor Luigi Lopalco, coordinatore della task force pugliese contro il coronavirus: «Gli eventuali effetti di queste aggregazioni li vedremo più avanti, forse a metà giugno, perché quando il virus circola tra i giovani lo fa in maniera molto subdola. Ce ne accorgeremo quando questi ragazzi trasmetteranno la malattia ai loro genitori».








5 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 27 maggio 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 8
Fase 2. Giuseppe Melis, 62 anni, docente di Marketing all’Università di Cagliari: risorse per sostenere le aziende

«ISOLA COVID-FREE? SBAGLIATO MEGLIO RICORDARE AL MONDO LE BELLEZZE DELLA SARDEGNA»
Pensare che si riuscirà a recuperare una stagione è impossibile, riuscire a tamponare al minimo i danni è invece una prospettiva che si può perseguire, a patto però che ci sia un concorso di azioni a livello istituzionale

Piera Serusi

«Se dal punto di vista del vantaggio competitivo si vuole fare la differenza puntando sull'essere un'Isola Covid-free, non ci siamo».

Perché?
«Lo dicono gli esperti: non è possibile. E' più importante invece comunicare, raccontando ciò che abbiamo di unico in Sardegna, e lo si deve fare subito con una grande campagna, anche sulle testate nazionali e internazionali».

In questo momento?
«A maggior ragione. Intanto abbiamo un bacino di clientela affezionata, fidelizzata, con la quale bisogna mantenere la relazione. Come l'albergo che manda gli auguri di Pasqua e Natale ai suoi clienti, così un territorio deve ricordare a chi lo ha già apprezzato, e dire a chi lo apprezzerà in futuro, di essere unico, con una natura perlopiù incontaminata e paesaggi dove praticare attività all'aria aperta. Si deve mantenere alto il desiderio. Altrimenti succede come nella relazione di coppia: se non è alimentata da un rapporto continuo, finisce».

Le piace l'idea del passaporto sanitario per i turisti?
«E' un autogol, non aiuta. Questi provvedimenti hanno senso se adottati in una dimensione ampia, almeno di Unione Europea. Tra l'altro proprio a livello comunitario si discute dell'idea di utilizzare l'Rt (l'indice di contagio, ndr) come criterio per identificare i territori, e quindi gli spostamenti, dividendoli tra sicuri e meno sicuri».

Giuseppe Melis, docente di Marketing dell'Università di Cagliari, avverte che per sostenere la filiera del turismo intanto è necessario evitare «messaggi controproducenti e contradditori».

Il passaporto sanitario non è l'unico messaggio sbagliato?
«A livello istituzionale è stato detto anche che siamo un'Isola dove, se i contagi dovessero moltiplicarsi, non saremmo in grado di gestirli. Non va bene, intanto perché il nostro sistema sanitario, pur con tutti i limiti, ha dimostrato di essere di ottimo livello. In secondo luogo, l'offerta turistica non può prescindere dalla qualità dei servizi di un territorio: dobbiamo avere un sistema sanitario efficiente, pensato anche in funzione della popolazione fluttuante, non solo dei residenti».

Come dovremmo impostare la nostra comunicazione?
«Io inviterei la gente a venire in Sardegna dicendo che anche qui abbiamo gli stessi protocolli di sicurezza adottati altrove, perché non è che gli altri in Italia e nel mondo siano meglio o peggio. Tutti ci si sta organizzando facendo quello che oggi la scienza permette di fare, cercando di investire utilizzando tecnologie e risorse a disposizione. Ma è fondamentale comunicare la nostra voglia di accogliere gente in condizioni di sicurezza».

La distanza fisica sarà la regola.
«La Sardegna è riconosciuta come il territorio ideale per le attività all'aperto: cicloturismo, trekking, arrampicata. E' la terra dei grandi spazi, pensiamo alle zone interne, alla montagna, ai borghi. Quanto alle spiagge, sono talmente tante e vaste che il problema della distanza si può risolvere. Ad esempio con il contapersone per regolare gli ingressi. E' una tecnologia sulla quale investire...».

Come?
«Le risorse ci sono, le competenze pure, ma ci dev'essere una regia che condivide questo sistema informativo. Se si ragiona in un'ottica di bene comune i problemi si risolvono».

Gli imprenditori del comparto sono sfiduciati e chiedono un sostegno.
«Hanno ragione visto che parliamo di risorse disponibili e non è giusto tenerle ferme. Anche la Regione ha un programma di fondi comunitari: i bandi li stanno facendo? Su quali linee di finanziamento? C'è un lavoro gigantesco da fare».

Si può continuare a fare impresa nel turismo?
«Pensare che si riuscirà a recuperare una stagione è impossibile, riuscire a tamponare al minimo i danni è invece una prospettiva che si può perseguire, a patto però che ci sia un concorso di azioni a livello istituzionale non solo in tema di sostegno alle imprese, ma anche di messaggi chiari e tali da non incutere paura».

Come li riduce i danni un'impresa?
«Ci sono i cicli economici negativi dove è un successo riuscire a perdere il meno possibile. Sarà fondamentale dimostrare di essersi organizzati, di garantire la distanza fisica e i dispositivi di protezione. Tutti noi, nella scelta della destinazione, valuteremo questi aspetti».

Per garantire la distanza si stanno perdendo clienti.
«E' ovvio che ci sarà una perdita di ricavi: pensiamo al ristorante che deve dimezzare il numero dei coperti. Però il ristorante che perde clienti negli orari canonici del pranzo e della cena finora non aveva previsto la possibilità di differenziare il servizio proponendo il brunch o l'orario prolungato. Servono elasticità e creatività».







6 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 27 maggio 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 13
Fase 2. La sociologa Ester Cois: ho paura che la sperimentazione dello smart working diventi la prassi futura
«LA PANDEMIA? HA CREATO PAURE E DISUGUAGLIANZE»

LA DOCENTE. La sociologa Ester Cois, 45 anni, ritiene che la pandemia abbia contribuito a dilatare le disuguaglianze. “Fra qualche mese vedremo i cambiamenti che porteranno questi due mesi di lockdown ora è presto per valutare”

«Difficile dire oggi quali siano i reali cambiamenti della società dopo questo periodo di lockdown. Credo che per una valutazione oggettiva occorrerà attendere un po' di tempo. Certo, è inevitabile che qualche effetto questo periodo di clausura lo produrrà, ma è ancora presto». Ester Cois, sociologa dell'università di Cagliari, non si sbilancia, com'è giusto che sia per una ricercatrice abituata a indagini sul campo e non alle impressioni del momento.

«Per ora, la mia è solo un'impressione soggettiva. Mi sento di dire, però, che questo evento eccezionale, uno dei peggiori che ci si potesse immaginare, ha confermato la nostra capacità di adattamento. Cioè, a una situazione estrema la risposta è stata di un adattamento estremo. Io stessa, per fare un esempio, e non credo di essere la sola, mi sono cucita una mascherina in casa vista l'impossibilità di acquistarle da qualsiasi parte».

Quindi dobbiamo aspettare per vedere qualche cambiamento?
«Beh, non per tutto. Dal punto di vista generale qualcosa lo stiamo purtroppo vedendo. Penso a quelle migliaia di attività, ho letto di 90mila piccole aziende in tutta Italia, che, un po' per mancanza di capitali e un po' per mancanza di spazi, non riapriranno. Con gli imprenditori che dovranno davvero modificare radicalmente la loro vita. Sono cambiamenti già in itinere, e prescindono dai comportamenti di chi sta riprendendosi la normalità e la quotidianità accantonata per due mesi».

Però con la mascherina e con i guanti.
«Va bene, certo, anche il distanziamento sociale, ma è una prassi spicciola rispetto al cambiamento reale che vedremo fra qualche mese, e comincerà a intravedersi con la riapertura delle scuole. Adesso siamo ancora nella fase eccezionale».

Cosa ha pensato nel vedere chi ignorava i "precetti" comportamentali e metteva a rischio la sua salute e quella della collettività?
«A essere sincera, ho guardato con disagio chi era perfettamente ligio alle norme e anche chi quelle stesse norme le infrangeva. D'altronde si tratta pur sempre di una responsabilizzazione personale. E poi, le regole, specie inizialmente, sono apparse contrastanti o comunque di dubbia interpretazione. È difficile rispettare le regole se non si capiscono le ragioni per cui farlo».

Abbiamo notato che la fine del lockdown ha coinciso con due femminicidi, qualche rapina e altri episodi messi in un angolo per due mesi: come lo spiega?
«C'è stato solo uno spostamento degli eventi. Era difficile per chiunque commettere un reato in un luogo pubblico, peraltro deserto e presidiato dalle forze dell'ordine. Diciamo pure che la cronaca ci ha riportato anche la violenza registrata tra le mure domestiche».

Ma è l'economia a dover fare maggiormente i conti con la pandemia: c'è davvero il rischio di tornare indietro di qualche decennio?
«Intanto, a preoccupare, è l'implementazione delle diseguaglianze. C'è un'ulteriore polarizzazione che la pandemia ha acuito».
Le compagnie low cost sono in crisi e difficilmente, nel futuro immediato, si tornerà a viaggiare come prima del Covid-19: gli aerei saranno riservati solo a chi se li potrà permettere?
«A parte spostarsi, che è una caratteristica della nostra normalità, non è l'unico elemento di diseguaglianza. Pensiamo ai trasporti pubblici, quelli urbani per intenderci, nella Fase 2 e anche nella Fase 3 possono essere dei fattori di diseguaglianza. Qualcuno avrebbe ipotizzato, ed è aberrante, filtrare i biglietti e gli orari a uso e consumo di pochi, con gli altri a fare la fila. Capisco che possano essere opzioni strategiche ma vanno a colpire chi ha un reddito basso o compromesso per la perdita del lavoro».

Come nel 2008, anche nel post pandemia chi era già ricco si è arricchito di più e chi era povero si è impoverito: la storia si ripete sempre.
«Sì, se pensiamo al caso di Jeff Bezos, che deve la sua fortuna alla spedizione delle merci, in questi due mesi hanno lavorato solo i corrieri. E si è aperto un altro fronte sulla questione dei diritti di questi lavoratori. Personalmente mi sono imposta di non fare alcun acquisto tramite Amazon o altre piattaforme, ho voluto evitare di espormi al contagio e di contagiare il corriere».

Ritiene che lo smart working condizionerà la nostra vita futura?
«Possibile che questo sia una sorta di "cavallo di Troia". Perché proporre questo metodo didattico, anche quando sarà passata la pandemia, e creare una commistione tra insegnamento a distanza e altre attività non in presenza, è un rischio altissimo. Un tempo si diceva casa e bottega o ufficio, oggi che dici? Casa e casa, nella quale spesso non sai quando sei al lavoro e quando non lo sei: ecco il vero problema».

Teme che non sarà una soluzione temporanea?
«È una soluzione che ha fatto saltare spazi e tempi. Mi sembra di intravedere che stia diventando una specie di sperimentazione, in qualche modo riuscita, da applicare in maniera sistemica anche dopo. E questo, a essere sincera, un po' mi spaventa».

Come mai?
«Non siamo solo erogatori di funzioni. Siamo molto più complessi, avere la possibilità di riconoscersi a vicenda i propri diritti necessita la presenza fisica. Quando si diceva "lavoratori di tutto il mondo unitevi" lo si diceva perché l'unità di spazio/tempo univa nella rivendicazione delle tante istanze. Dovesse mancare sarebbe preoccupante».

Vito Fiori





 

La Nuova Sardegna



 

 

 

7 - LA NUOVA SARDEGNA di mercoledì 27 maggio 2020 / PRIMA
La ripresa difficile
SCUOLE CHIUSE PER I TAGLI DEL GOVERNO

di ADRIANA DI LIBERTO, economista

Il comitato degli esperti sulla scuola ha dato il suo parere. Secondo gli esperti, guidati dall’ex assessore con delega all’istruzione dell’Emilia Romagna, le scuole secondarie superiori possono rimanere chiuse. La didattica può continuare a distanza per le/i ragazze/i dai quattordici ai diciannove anni. I più piccoli non possono fare a meno della socialità. I grandi invece sì. Non mi intendo di pedagogia ma di numeri sì. Anche se nutro forti dubbi, prendo dunque per buono che gli adolescenti possano fare a meno della socialità e imparino poco o nulla dagli altri compagni. Ma alcuni numeri sulla scuola della nostra regione non sono quelli dell’Emilia Romagna e ci ricordano che da anni ci portiamo sulle spalle l’emergenza dell’abbandono scolastico. Il dato fornito dall’Istat, e appena aggiornato, è incoraggiante, e indica una discesa dal 23 per cento (2018) al 18 per cento (2019) del fenomeno.   continua a pagina 3

PRIMO PIANO - Pagina 3   segue dalla prima
SCUOLE CHIUSE PER I TAGLI DEL GOVERNO
di ADRIANA DI LIBERTO*
Ma ancora nel 2019 il 22 per cento degli studenti maschi sardi ha deciso di abbandonare gli studi superiori, il doppio rispetto alle regioni del nord-est. Nella maggior parte dei casi la decisione di lasciare gli studi viene presa nei primi anni della scuola superiore. Le ragioni dell'abbandono sono molteplici e non basterebbero dieci articoli di giornale per spiegarle. Ma oltre ai fattori socio-economici la letteratura indica nel "senso di appartenenza alla scuola" uno dei più importanti.È difficile capire come si riesca a coltivare il senso di appartenenza alla scuola quando devi stare chiuso in una casa poco confortevole e poco attrezzata, con genitori che non sono in grado di aiutarti e quando magari hai fatto la scelta di un percorso tecnico o professionale perché più incline ad attività di laboratorio piuttosto che a studiare latino o matematica. Non tutte le materie si prestano allo stesso modo all'insegnamento a distanza. Dubito che il rapporto sia stato redatto sulla base di dati veri su cosa è accaduto in questi mesi di DAD.Al momento almeno non risulta la pubblicazione di dati da fonti certificate. Quante ore di DAD si sono svolte per tipo di scuola? Con quali approcci/programmi etc. alla didattica a distanza? Quanti studenti non si sono mai connessi? Quanti lo hanno fatto poco? E chi sono questi studenti, che problemi hanno avuto? E quali sono le differenze tra regioni e aree del paese su questo? Non giriamo intorno al problema. Se le scuole superiori non riapriranno sarà perché questo governo, tirato per la giacchetta da tutte le parti a causa delle enormi difficoltà create dalla crisi economico-sanitaria, ha deciso di risparmiare negli unici ambiti dove tutti i governi nazionali hanno sempre tagliato: scuola, università, ricerca. Non riapriranno perché - e ci mancherebbe - bisogna innanzitutto garantire che le scuole all'apertura siano luoghi sicuri per chi ci lavora e per i ragazzi. E questo costa. I bambini piccoli andranno a scuola solo perché i genitori devono andare a lavoro e non possono stare soli a casa. Ed è giusto. Ma i grandi staranno a casa, perché l'apprendimento e la crescita dei nostri giovani non fanno parte dell'agenda politica italiana da tanti anni. La lobby di famiglie e ragazzi è sempre più debole nel nostro paese. Il rischio che con la DAD gli adolescenti più fragili si sentano ancora più abbandonati e che si interrompa un percorso virtuoso di diminuzione dell'abbandono nella nostra regione, appena iniziato, è molto concreto. Se questo dovesse accadere la Sardegna si ritroverà ancora più povera e le diseguaglianze sociali nel nostro paese ancora più ampie.
*economista






 

8 - LA NUOVA SARDEGNA di mercoledì 27 maggio 2020 / SASSARI - Pagina 18
Venerdì l'Ateneo mette in mostra i suoi 60 corsi di laurea
ALL'UNIVERSITÀ L'OPEN DAY È ON LINE

SASSARI L'università si presenta a studenti e studentesse delle scuole superiori, ma questa volta lo fa on line. Venerdì dalle 10 alle 10.30, sul sito www.uniss.it, l'Ateneo mette in mostra i 60 Corsi di laurea che offre e i propri servizi durante un evento live pensato per le classi terze, quarte e quinte degli istituti scolastici. Interverrà il rettore Massimo Carpinelli.
L'emergenza sanitaria impedisce quest'anno l'orientamento nella forma classica, che di recente aveva trovato posto nel polo didattico di via Vienna, ma permette a chi sta immaginando un futuro di studio universitario di capire quale sia la strada giusta per sé. Dopo l'open day di Ateneo del 29 maggio, sono già in programma le giornate informative dedicate ai dieci dipartimenti di ateneo che presenteranno i corsi di laurea disponibili secondo un calendario ben definito. Si parte lunedì 1° giugno, Open day del dipartimento di Scienze umanistiche e sociali, adatto a chi è interessato ai corsi di Mediazione Linguistica e Culturale, Lingue, Culture e Tecniche del Turismo, Progettazione, Gestione e Promozione Turistica di Itinerari della Cultura e dell'Ambiente, Servizio Sociale; il 3 giugno Chimica e farmacia per i corsi di Scienze Naturali, Gestione Energetica e Sicurezza, Ingegneria Informatica; il 4 giugno, sempre Chimica e Farmacia per i corsi di Chimica, Chimica e tecnologie farmaceutiche, Farmacia. Tutte le info e le altre date nel sito dell'Uniss.







 

9 - LA NUOVA SARDEGNA di mercoledì 27 maggio 2020 / Speciale LA BUSSOLA RisparmioLavoroFamiglia - Pagina 30

Start up
BACFARM, LA SALUTE DAI CAROTENOIDI

di Mario Frongia

Medicina, farmacia, alimentazione. Ma anche industrie di cosmesi e benessere: i carotenoidi sono una delle chiavi per la salute umana e animale. Ricerca, scienza ed economia a braccetto. Giulia Cantalupi, Samuele Antonio Gaviano e Davide Emilio Lobina l'hanno capito. Hanno fondato Bacfarm, costruito il progetto nel ContaminationLab dell'Università di Cagliari. Hanno incontrato le attenzioni degli investitori. Nei giorni scorsi la start up è salita sul podio del concorso nazionale Life-Science-Innovation 2020: tra le prime cinque su 137 candidate. Il risultato? Bacfarm approfondirà il tema "carotenoidi" grazie a un fondo globale di un milione di euro di Fondazione Golinelli e processo di crescita da G-Factor. Giulia (laurea in Biologia cellulare e molecolare), Antonio (Scienze biologiche) e Davide (Agricultural and food economics) hanno colto il bersaglio. Tra mix disciplinare, talento e intuito. La start up vola per l'idea sull'estrazione delle biomolecole antiossidanti con forti rimbalzi applicativi. "Bacfarm - dice Maria Chiara Di Guardo, prorettore Innovazione - ha anche un modello di business alternativo, efficiente e sostenibile. Il bando premia progetti e imprese delle scienze della vita con idee nei settori pharma e biotech, medtech, nutraceutica, bioinformatica e bioingegneria». Ma non solo. «Bacfarm, junior spin off dell'ateneo, è alternativa efficiente e sostenibile all'industria tradizionale del settore grazie a materia prima, tecnologia e prodotti innovativi. Lo sfruttamento della biomassa batterica evita le filiere, riduce costi e sprechi» spiega la professoressa Di Guardo. «Siamo stati i primi a estrarre efficacemente la deinoxantina» rimarca Dario Piano, autore del brevetto e direttore del laboratorio di Fisiologia vegetale e fotobiologia di UniCa. La notizia? La deinoxantina viene definita «il nuovo re dei carotenoidi».





 

 

10 - LA NUOVA SARDEGNA di mercoledì 27 maggio 2020 / OLBIA - Pagina 37
UNIVERSITÀ

Oggi si discutono le tesi di laurea
per i corsi triennale e magistrale

OLBIA Oggi, in modalità telematica, le lauree della sessione straordinaria 2018/2019 del corso di laurea in Economia e management del turismo e del corso di laurea magistrale in Economia aziendale Tourism management del Dipartimento di scienze economiche e aziendali dell'Università di Sassari. Dalle 9, discuteranno la tesi i laureandi del corso magistrale Federica Seu, Antonella Puligheddu, Francesca Piroddi, Eleonora Serra, Anna Lisa Ambrosino, Ilenia Urgias. Dalle 10.30, la discussione delle tesi del corso di laurea triennale di Tania Immacolato, Monica Moretto, Elena Giovanna Nicolai, Morena Alfieri, Giorgia Lai, Tamara Sanna, Nicole Satta, Jessica Aisoni, Antonio Tenuto, Margaux Brogi, Melania Canu. Dalle 15 i laureandi del corso magistrale Fabio Muntoni, Ilaria Fancello, Carolina Itzel Morelli Serna, Debora Farina, Roberta Cassitta, Deborah Demuro, Mario Loriga. Dalle 16.45, le tesi del corso triennale di Enrico Nicola D'Aniello, Eleonora Spanu, Yanet Albin, Francesco Deiana, Alessio Salvatore Orecchioni, Ludovica Liberti, Ioana Aganencei.

 

Questionario e social

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