UniCa UniCa News Rassegna stampa Mercoledì 10 giugno 2020

Mercoledì 10 giugno 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
10 giugno 2020

L'Unione Sarda

 

1 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 10 giugno 2020 / PRIMA
L’ANALISI
Come gestire i fondi europei

di Beniamino Moro
L'Europa sta inondando di liquidità i Paesi dell'Unione per contrastare la recessione causata dalla pandemia da Covid-19. La Bce ha deciso di aumentare di 600 miliardi, dai 750 attuali, la dotazione del programma temporaneo di acquisti di titoli pubblici e privati Pepp (Pandemic emergency purchase programme), lanciato a marzo proprio per contrastare l'impatto della pandemia sulla politica monetaria e sul futuro dell'area euro. Il Pepp ora vale 1.350 miliardi e la Bce ha esteso la sua durata da fine anno ad almeno la prima metà del 2021 e in ogni caso finché «non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus». A beneficiarne in misura maggiore sarà proprio l'Italia, come i mercati hanno già segnalato con una decisa riduzione dello spread di circa 40 punti.

Quanto alla Commissione, c'è l'impegno per la gestione immediata della crisi con il programma “Sure” (un prestito agevolato per la cassa integrazione, disponibile a settembre, che per l'Italia può arrivare fino a 20 miliardi) e con la nuova linea di credito sanitaria e senza condizioni del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) disponibile subito. (...) SEGUE A PAGINA 11

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COME GESTIRE I FONDI EUROPEI
BENIAMINO MORO
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Quest'ultima per noi può valere fino a 40 miliardi, perché il 2% del Pil è da intendere come valore di riferimento e non come vincolo stringente. Inoltre, se utilizzato a dieci anni, l'Italia pagherebbe un interesse dello 0,08%, quasi irrisorio rispetto a quello pagato sui Btp decennali, e potrebbe addirittura essere ripagata dal Mes con interessi negativi se rimborsasse il prestito prima del decennio.

Perciò, le polemiche sul Mes rasentano il ridicolo, perché si tratta di un'occasione unica per migliorare e rafforzare le nostre strutture sanitarie. Sarebbe irragionevole perdere l'occasione. Infine, per la ricostruzione c'è il Recovery Fund, con una disponibilità di fondi riservati all'Italia sino a 172 miliardi nei prossimi sette anni, di cui 81,8 a fondo perduto e il resto da prendere ai tassi d'interesse bassi riservati alla Commissione e rimborsabili a lunghissima scadenza tra il 2028 e il 2058. Perciò, tutto si può dire salvo che l'Europa non sia venuta in soccorso dell'Italia nel momento del bisogno.

Alle politiche della Bce e della Commissione, infine, va aggiunta la decisione di sospendere i vincoli del Patto di stabilità sui programmi di spesa nazionali. Ciò ha consentito all'Italia di approvare le recenti due manovre straordinarie dei decreti “liquidità” e “rilancio”, per un valore complessivo di 80 miliardi interamente finanziati in deficit. I dubbi semmai sorgono con riguardo all'efficienza che la Pubblica Amministrazione sta dimostrando di avere nella gestione pratica dell'ingente mole di fondi a disposizione, su cui esistono molte riserve. Al riguardo si è espressa anche la cancelliera Merkel, sostenendo che la Ue vigilerà sull'impiego dei soldi. Si discute molto in questi giorni di quale sia lo strumento più idoneo da utilizzare per il perseguimento di questi obiettivi. Il premier organizza gli “Stati generali dell'economia” e parla di Piano di rinascita, ma lo strumento giusto non può che essere il Programma nazionale di riforma (Pnr), che il governo italiano deve comunque presentare a Bruxelles entro settembre. L'Italia è l'unico Paese che non lo ha mandato ad aprile, la scadenza prevista, che è stata invece rispettata dagli altri Paesi. Usare il Pnr per elaborare e presentare la cornice della spesa anti-pandemia ha molti vantaggi, tra cui anche quello di ricondurre ad esso la stessa proposta del premier di consultare le parti sociali negli Stati generali dell'economia. Il Pnr, che è il documento più congruo per dialogare con la Ue, deve partire proprio dai temi già indicati nelle raccomandazioni di maggio. Tra questi, quello della sburocratizzazione della PA è diventato a questo punto il più impegnativo.




 

 

2 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 10 giugno 2020 / PRIMA
Sanità. Ieri nessun contagio
AMBULATORI, PRIME RIAPERTURE
MA L’ARRETRATO È ENORME

Policlinico di Monserrato e San Giovanni di Dio di Cagliari i primi a riaprire gli ambulatori: enorme l’arretrato. L’ira dei pediatri: “Abbandonati da mesi”. Ieri nessun contagio. ALLE PAGINE 6, 7

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Fase 3. Varate rigide norme di sicurezza
VISITE E RICOVERI, SI RICOMINCIA: L'ARRETRATO È ENORME
Policlinico e San Giovanni di Dio tra i primi a riprogrammare l’attività

L'arretrato è enorme ma almeno si ricomincia. Dopo l'emanazione delle linee guida da parte della Regione, giovedì scorso, ieri gli operatori delle aziende sanitarie hanno iniziato a chiamare i pazienti per riprogrammare visite, ricoveri ed esami e informarli sulle nuove modalità di accesso alle strutture.

Si tratta di oltre un milione prestazioni congelate tre mesi fa con un'ordinanza firmata da Christian Solinas che, nel pieno dell'emergenza, aveva sospeso tutte le attività non urgenti.

Prenotazione obbligatoria

Le prime a formalizzare la ripartenza sono state le due strutture dell'Azienda ospedaliero universitaria - Policlinico universitario e San Giovanni di Dio di Cagliari - dove, come stabilito nella delibera dell'assessorato alla Sanità - cambiano le modalità di accesso.

I prelievi potranno essere effettuati dalle 7 alle 13 solo su appuntamento. Due i modi per prenotare i prelievi: dallo smartphone con l'app “FilaVia” oppure chiamando lo 07051096221 o lo 07051092626 dalle 8 alle 18. Le prenotazioni potranno essere effettuate sino a tre giorni prima della data che si è scelta per l'esame di laboratorio.

Come accedere alle visite

Le visite riprenderanno secondo un rigido calendario stabilito dagli ambulatori e dai servizi. I pazienti che avevano la visita programmata nel periodo di blocco saranno ricontattati e sarà fissato loro un nuovo appuntamento.

Non tutto sarà come prima, e non solo perché i ritardi accumulati nell'ultimo trimestre si sommano alla già drammatica lunghezza delle liste d'attesa. Secondo quanto stabilito con le linee guida, molti pazienti non saranno più obbligati a recarsi fisicamente negli ambulatori ma saranno sempre più diffusi consulti telefonici e videochiamate.

Il giorno della visita, dell'esame o del prelievo, il paziente si dovrà recare in ospedale 15 minuti prima dell'appuntamento se non è esente ticket o 5 minuti prima se esente. All'arrivo, i termoscanner misureranno la temperatura e i tornelli si apriranno solo se il paziente ha una temperatura inferiore ai 37,5° e indossa la mascherina. In attesa che arrivino i termoscanner si procederà, come di consueto, alla misurazione manuale della temperatura. Un addetto alla sicurezza verificherà che chi arriva abbia effettivamente l'appuntamento a quell'ora. In caso contrario non sarà consentito l'ingresso. All'interno della struttura non sono ammessi accompagnatori, salvo casi specifici e autorizzati.

Prestazioni a distanza

Non tutto sarà come prima, e non solo perché i ritardi accumulati nell'ultimo trimestre si sommano alla già drammatica lunghezza delle liste d'attesa nel periodo pre Covid. Secondo quanto stabilito con le linee guida, molti pazienti non saranno più obbligati a recarsi fisicamente negli ambulatori ma saranno sempre più diffusi, per quanto possibile, i consulti telefonici o le videochiamate. «Per la programmazione dell'attività ambulatoriale», si legge nella delibera di giovedì scorso, «andranno privilegiate le modalità di erogazione delle prestazioni a distanza (mediante telefono, videochiamata, videoconferenza o altro), specialmente per quanto attiene le visite di controllo, l'aggiornamento dei piani terapeutici (a decorrere dal 1 luglio) e il follow-up. Per le prime visite e per le visite che richiedono la presenza fisica saranno dati dalle aziende sanitarie appuntamenti cadenzati in maniera da evitare l'affollamento delle sale di attesa. (f. ma.)




 

 

3 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 10 giugno 2020 / CAGLIARI - Pagina 20

Premio

RICERCATRICE CAGLIARITANA TRA I 10 FINALISTI

È cagliaritana una dei dieci finalisti del Premio GiovedìScienza, dedicato ai ricercatori under 35 di tutti gli enti di ricerca italiani, organizzato da CentroScienza. La cagliaritana Eleonora Conca, dottorato in Chimica dell'ambiente, ricercatrice al dipartimento di Chimica dell'Università di Torino, ha portato in finale il progetto “Viaggio al Polo, quel luogo sconosciuto che ci sta scombussolando il clima”, un'analisi sul particolato atmosferico prelevato in Artide che ha lo scopo di identificare le sorgenti e i processi di trasporto di alcuni inquinanti atmosferici.

Giunto alla sua nona edizione, il Premio è nato nel 2011 per incoraggiare i protagonisti della ricerca alla comunicazione della scienza. Le nove edizioni hanno coinvolto 494 candidati con le loro ricerche, dalla biologia alla neurologia, dall'astrofisica all'ngegneria e all'informatica. Conca è stata selezionata tra le 64 candidature provenienti dalle principali università italiane.






 

4 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 10 giugno 2020 / CAGLIARI - Pagina 20

Via Trentino. La richiesta: non pagare per i mesi dell’emergenza

SIT-IN DAVANTI ALLA CASA DELLO STUDENTE

Gli studenti chiedono risposte immediate su una serie di problemi
Una trentina, in via Trentino. Tanti erano gli studenti fuori sede che lunedì pomeriggio, dopo aver cercato invano di farsi ricevere dal presidente dell'Ersu nella sede dell'ente nel corso Vittorio Emanuele (in quel momento non era presente), hanno inscenato un sit-in davanti alla Casa dello studente. Protestano per il fatto di dover pagare i canoni delle loro stanze da marzo a maggio, malgrado l'attività didattica frontale fosse stata interrotta dai Dpcm del premier Conte per il coronavirus. E sempre a distanza, l'incontro alla fine si è fatto: via telefono, il presidente dell'Ente regionale per il diritto allo studio universitario, Michele Camoglio, e un rappresentante degli studenti si sono chiariti e dati appuntamento per venerdì, per un incontro vero e proprio durante il quale saranno affrontati i problemi denunciati dai giovani fuori sede iscritti in una delle facoltà universitarie della città. «Nessuna difficoltà a parlare con loro», sorride Camoglio, «ma se vengono quando sono in sede e non quando ho un impegno all'esterno, magari prendendo un appuntamento, tutto si semplifica».

Al di là del sit-in, gli studenti fuori sede vincitori di borse di studio che finanziano anche la permanenza in una Casa dello studente, chiedono che le quote per gli ultimi tre mesi non siano trattenute dalle loro borse di studio. «Impossibile», replica Camoglio, «perché per avere diritto a quelle provvidenze devono risiedere nella Casa dello studente per almeno dieci mesi. In caso contrario, devono restituire i soldi».

Poi ci sono quelli che hanno vinto il diritto di avere una stanza, ma la pagano: 168 euro al mese. Chiedono di non pagare questo canone d'affitto per i mesi di lezioni in teledidattica (attraverso Internet), infatti non li hanno versati. Di quest'ultimo problema, alcuni rappresentanti degli studenti che protestano - non appartengono ad associazioni di studenti già attive nell'Ateneo cagliaritano, dove tra qualche tempo si voterà - e il presidente dell'Ersu discuteranno durante l'incontro di venerdì nella sede dell'ente.

I giovani, considerato il periodo particolare caratterizzato dalla pandemia di Covid-19 e dai disagi anche economici che sta provocando alla popolazione, vorrebbero inoltre che la seconda rata della borsa di studio che hanno vinto fosse corrisposta in anticipo.

C'è infine la questione del segnale wifi all'interno della Casa dello studente di via Biasi: «Con l'avvio della teledidattica», spiega il presidente dell'Ersu, «è enormemente cresciuta la richiesta di connettività al web. L'impianto esistente in via Biasi, proprio come dicono gli ospiti della Casa dello studente, non è in grado di soddisfare la domanda di connettività aumentata per via della teledidattica. Su questo punto», conclude Camoglio, «gli studenti hanno talmente ragione che i tecnici della Telecom stanno giù lavorando alla Casa dello studente in via Biasi». (l. a.)

Questionario e social

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