Martedì 24 marzo 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
24 marzo 2020

L'Unione Sarda




 

1 - L’UNIONE SARDA di martedì 24 marzo 2020 / Prima pagina

L’ANALISI
Se la Bce corre ai ripari


di Beniamino Moro

Si chiama “Pandemic Emergency Purchase Programme” (Programma di acquisto di titoli contro l'emergenza della pandemia) il nuovo quantitative easing (Qe) della Bce per 750 miliardi, di cui 100 riservati all'acquisto di debito italiano, deciso dalla Bce per contenere lo smottamento dei mercati innescato dalla dichiarazione improvvida della presidente Cristine Lagarde: «Non siamo qui per chiudere gli spread».

Questa dichiarazione ha messo in evidenza non solo le ambiguità della Lagarde, che hanno causato un crollo delle borse e un'impennata dello spread, ma anche quelle di altri membri del board esecutivo della stessa Bce, come i presidenti della Bundesbank, Jens Weidman, e della Banca centrale olandese, Klaas Knot, e l'altra tedesca, Isabel Schnabel, che aveva espresso la frase incriminata poi ripresa dalla Lagarde.

Quelle ambiguità rivelano la partita politica che si sta giocando in Europa dietro la tragedia della pandemia. In certi ambienti di cui Weidman e Schnabel sono i massimi rappresentanti (la Bundesbank), così come nella Banca centrale olandese, serpeggia l'idea che questo possa essere il momento giusto in cui l'Italia potrebbe finire in un angolo. (...) segue a pagina 8

Primo piano - Pagina 8   segue dalla prima
I “falchi” tedeschi e olandesi aspettano al varco l’Italia
LA BCE CORRE AI RIPARI MA LA PARTITA È APERTA

(...) Ed essere cioè costretta ad accettare quel che sinora ha sempre rifiutato: un salvataggio da parte delle istituzioni europee da fare attraverso una ristrutturazione pilotata del debito pubblico. Gli smottamenti dei mercati provocati dalla dichiarazione della Lagarde segnalano infatti che si sta andando verso una recessione globale, resa ancora più pericolosa proprio dal collasso delle borse valori, che è la classica manifestazione dell'innesco delle recessioni. Solo un'adeguata reazione dei governi e delle banche centrali delle maggiori economie del pianeta potrebbe scongiurarla, ma la dichiarazione della Lagarde si muoveva in senso antitetico a una tale soluzione coordinata.

Certo sarebbe stato meglio per l'Italia affrontare l'emergenza senza il peso di tanti inutili bonus elettorali, dagli 80 euro a quota 100, e con un rapporto debito/Pil in calo. Come ha sostenuto Federico Fubini sul Corriere della Sera, «abbiamo sprecato troppe occasioni di farci trovare meno impreparati, ma ora dobbiamo lottare con le armi che abbiamo nella situazione data. Sono settimane di produzione ferma, mentre crollano interi settori e il governo fa la scelta giusta di sobbarcarsi buona parte delle perdite delle imprese e dei cittadini». In tali condizioni, è inevitabile che il rapporto debito/Pil è destinato a crescere ulteriormente e lo Stato avrà quindi ancora più bisogno di emettere una quantità maggiore di titoli. Perciò, le emissioni nette di nuovo debito pubblico sono destinate ad aumentare, ma con lo spread che sale saranno sempre più costose ed è qui che i guru tedeschi e olandesi aspettano al varco il governo italiano. Senza l'equivalente del “whatever it takes” di Draghi (ovvero, il sostegno senza limiti della Bce), l'Italia rischierebbe di non farcela.

Il problema da tecnico è diventato politico, perché se dovesse saltare il banco dell'Italia, salterebbe anche la moneta comune e si sfascerebbe l'intera Unione monetaria europea (Ume). E se l'Italia non può permettersi un'uscita traumatica dall'euro, neanche l'Europa può permettersi lo sfascio della moneta comune. La Lagarde ha capito l'errore commesso e ha fatto retromarcia, tuttavia il nuovo Qe è stato votato a maggioranza, con l'astensione dei rappresentanti tedeschi e olandesi. Inoltre, alla decisione della Bce si affianca quella del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) di riattivare le sue linee di credito precauzionale per i governi in crisi di liquidità per la pandemia da Covid-19. Oltre all'Italia, sono interessati anche Spagna, Portogallo e Grecia. L'accesso al credito del MES è una condizione per attivare, all'occorrenza, un prestito illimitato della Bce. Tuttavia, poiché ciò può avvenire solo a seguito di una preventiva “analisi di sostenibilità del debito” da parte dello stesso MES, c'è da aspettarsi che potrebbe riproporsi, da parte dei Paesi rigoristi, il ricatto della ristrutturazione pilotata.

BENIAMINO MORO
UNIVERSITÀ DI CAGLIARI







 

2 - L’UNIONE SARDA di martedì 24 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 2

L’EMERGENZA. Individuato il presunto diffusore

SASSARI, UN MEDICO DA MILANO IN CORSIA SENZA QUARANTENA
Aou furiosa: “Accuse vergognose”. Un dirigente: “Inquinati i percorsi”

«Hanno inquinato i percorsi, il virus si è diffuso così, per una clamorosa mancanza di chi avrebbe dovuto tenere in sicurezza l'ospedale». È un'altra voce dalla trincea della sanità sassarese. Anonima per autotutelarsi di fronte a una direzione aziendale particolarmente aggressiva, persino scomposta nella replica diffusa ieri dopo le accuse di un dirigente medico che puntava il dito sulle falle del sistema. I numeri parlano chiaro: il 60 per cento dei casi di positività riguarda personale sanitario. Una percentuale altissima. «Un caso nazionale», ripete il medico, con la voce rotta dalla fatica ma anche dalla rabbia.

IL GIALLO. E, intanto, viene fuori anche la vicenda di un'altra possibile causa di diffusione del coronavirus al Santissima Annunziata. Un medico del reparto di Cardiologia si è recato, in un periodo compreso tra il 17 e il 20 febbraio, a Milano, quando la Lombardia era già stata toccata dal contagio. Al suo ritorno, nessuna quarantena. Il virus si è diffuso, si sono verificati numerosi contagi e il reparto è stato chiuso per alcuni giorni. La direzione sanitaria era stata avvertita? Aveva autorizzato il viaggio? Anche questo è materiale per la Procura della Repubblica che ha aperto un'inchiesta.

IL COMUNICATO. Ieri l'Aou di Sassari ha replicato con veemenza a un dirigente medico che denunciava sull'Unione Sarda la grave impreparazione di fronte all'emergenza. «È sconcertante, oltremodo vergognoso, leggere le accuse anonime di un alto dirigente dell'Aou che invoca la caduta di alcune teste. È scioccante, ancora di più, che in un simile frangente questo dirigente medico di alto livello abbia tempo più per criticare la sua azienda che per contribuire in maniera costruttiva all'intera emergenza ospedaliera», sostiene il comunicato della direzione strategica. «Con molta probabilità questo medico parla senza cognizione di causa. Ma in tutti questi mesi, dov'era? Dov'era quando già a gennaio partivano le disposizioni per i reparti? Dov'era quando si predisponevano gli atti e le attività per fronteggiare l'emergenza? Dov'era quando a febbraio si effettuavano i corsi per i referenti aziendali della rete del rischio infettivo? Dov'era quando, anche nel suo reparto, venivano distribuiti i dispositivi di protezione? Era forse impegnato al di fuori del proprio reparto, per non rendersi conto di quanto avveniva all'interno della propria Azienda»?

EMARGINATO. A quanto ne sa l'Unione Sarda il dirigente era stato emarginato dopo che la nuova “direzione strategica” aveva preso in mano le redini della sanità sassarese. La stessa che conta morti e un record di contagiati.

LA CURIOSITÀ. Resta poi non esaudita la curiosità di sapere chi si celi dietro la “direzione strategica” e se ci sia anche un “direttore strategico”. O se possa diventarlo il generale medico Antonio Battistini, comandante di sanità dell'Esercito, ieri a Sassari per un vertice con l'assessore regionale Mario Nieddu, il presidente del Consiglio regionale Michele Pais e la prefetta Maria Luisa D'Alessandro.

A chiudere il cerchio un documento dell'Ordine dei medici della provincia di Sassari: «Gli operatori sanitari che oggi stanno in trincea spesso combattono seguendo tattiche che gli sono state imposte da chi, nella cabina di comando, sembra non conoscere il campo di battaglia». E ancora: «La carenza dei dispositivi di protezione e dei ventilatori rappresenta una delle principali criticità per l'assistenza e per la sicurezza. Indubbio che alla fine della partita qualcuno dovrà pur rispondere della carenza di questi e altri presidi». Questa volta nessuna voce anonima. L'atto d'accusa è firmato da Nicola Addis, presidente provinciale dell'Ordine.

Ivan Paone






 

 

3 - L’UNIONE SARDA di martedì 24 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 2

L’EMERGENZA. Sono 26mila gli arrivi nell’Isola

VIRUS, ALTRI 4 MORTI: C'È ANCHE UN 51ENNE. VIA AL MODELLO COREA
Il ballo dei positivi, 168 tamponi incerti. La Regione dà i numeri: da 367 a 359

Altri quattro morti, altre quattro vittime dell'epidemia che in Sardegna conta dunque undici vittime: un commerciante 51enne di Ossi; una 81enne di Porto Torres, un uomo di Serrenti e un altro di un altro centro del Campidano. Secondo i numeri dichiarati ieri dall'unità di crisi regionale sarebbero 359 i pazienti risultati positivi al test del tampone dall'inizio dell'emergenza Covid-19: 94 (undici in più dell'altro ieri) sono ricoverati in ospedale, 18 fra questi sono in terapia intensiva, mentre le persone in isolamento domiciliare (quindi con sintomi lievi o senza sintomi) sono 249. Peccato, però, che l'altro ieri - sempre secondo i dati dell'unità di crisi - i contagiati erano 367, ovvero otto in più. Errore, sciatteria, confusione?

IL BOLLETTINO. Finora sono stati fatti 2.568 test, 168 dei quali, è stato puntualizzato, «sono in corso di accertamento». I pazienti guariti sono 5. Ancora, riguardo i 359 casi di positività al test del tampone viene comunicato che 61 sono pazienti residenti nell'area metropolitana di Cagliari (9 in più rispetto all'altro ieri); 9 nel Sud Sardegna (uno in più); 7 a Oristano (3 in più); 22 (invariato) a Nuoro, e 260 (7 in più) a Sassari, il dato più allarmante.
INDAGINI A SASSARI. E proprio a Sassari sono entrate nel vivo le indagini sull'alto numero dei contagiati tra i sanitari degli ospedali della città, in particolare il Santissima Annunziata. Il pubblico ministero Paolo Piras ha aperto un fascicolo a carico di ignoti e ha chiesto alla direzione dell'Azienda ospedaliera sassarese (Aou), tra gli altri atti, la documentazione sui protocolli adottati per il trattamento dei pazienti positivi. L'Azienda, ieri sera, ha nominato un legale per i prossimi delicati passaggi dell'inchiesta, il penalista Nicola Satta, che non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Intanto, per fronteggiare la diffusione del virus, il presidente Christian Solinas ha annunciato un modello sardo simile a quello messo in campo da Corea e Cina.

I PUNTINI SULLA MAPPA. «E' lo schema delle tre T: testare, tracciare e trattare», ha detto. Un modello che prevede innanzitutto una campionatura a tappeto con test e tamponi a partire dalle strutture sanitarie e poi a diffusione sempre maggiore, quindi l'isolamento fiduciario non nei domicili ma in strutture come «ospedali in disuso e alberghi», nei quali si pensa di «far soggiornare nei 14 giorni di quarantena anche gli attuali isolamenti domiciliari per evitare che vi sia un contatto con i familiari». A questo si aggiunge il tracciamento georeferenziato di tutti gli spostamenti e contatti dei positivi al coronavirus, e dei soggetti in quarantena. Punto cardine del sistema è la piattaforma informatica dove sono inseriti i dati dei soggetti interessati.

I MOVIMENTI TRACCIATI. Il sistema, ha spiegato Solinas, «consente una mappatura Comune per Comune, fino al numero civico delle abitazioni di queste persone». Dati che saranno condivisi con le prefetture e gli uffici epidemiologici, «così da verificare il rispetto dell'isolamento, l'aumento del numero di contagi, o la presenza di zone cluster con particolare concentrazione di positivi o asintomatici». La piattaforma, già operativa da quando è in vigore il blocco del traffico passeggeri in porti e aeroporti, permetterà dunque di «georeferenziare spostamenti e quarantena dei nuovi arrivi nell'Isola, 26.127 in totale dall'inizio dell'emergenza».

LA PROMESSA. E poi c'è il problema della gravissima carenza di tamponi e dispositivi di protezione del personale sanitario. Solinas ha annunciato di aver dato mandato alla direzione generale della protezione civile di procedere all'acquisto di ciò che serve ai medici per lavorare in sicurezza. «Abbiamo fatto una ricognizione mondiale su dispositivi individuali e respiratori: i primi ordini sono partiti e contiamo nell'arco di qualche giorno di superare le criticità denunciate rispetto ai presidi e agli strumenti sanitari».








 

4 - L’UNIONE SARDA di martedì 24 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 7

L’EMERGENZA. Riaperta Urologia al Brotzu

AL SANTISSIMA TRINITÀ UN NUOVO REPARTO CONTRO IL COVID-19
Nell’ospedale di Cagliari 80 posti letto. Il picco dei contagi atteso nel weekend

Sei nuove stanze con 12 posti letto (8 hanno i respiratori automatici) in Urologia al Santissima Trinità di Cagliari, ospedale di riferimento nel centro sud Sardegna per i pazienti affetti da Covid-19. Postazioni che aggiunte alle otto della Terapia intensiva diventano 20 e salirebbero a 23 considerando l'area destinata all'ebola, da utilizzare in casi di necessità. Ulteriori nove si ricaveranno nelle stanze con la “pressione negativa”, da dove cioè un sistema di aspirazione automatica espellerà il virus: sono in via di allestimento. Intanto sono in arrivo altri cinque respiratori regalati da Massimo Cellino. In tutto questo, ora gli urologi ora lavorano in una parte del reparto originario e si occupano solo delle emergenze e delle consulenze al Pronto soccorso. Intanto ieri l'ospedale Brotzu ha (parzialmente) riaperto il suo reparto di Urologia.

IL PICCO DEL WEEKEND. La battaglia contro il coronavirus dunque da oggi può contare su una nuova ala dedicata, la “Covid 2”, ricavata nel presidio sanitario di Is Mirrionis. Nelle sale chirurgiche riadattate a stanze di terapia intensiva arriveranno i positivi alla malattia che dovessero avere necessità del ricovero. Si pensa saranno diversi: per il prossimo weekend è atteso il picco dei contagi, un'onda d'urto per fronteggiare la quale è necessario essere pronti. Così ecco l'arrivo di sei respiratori dal Brotzu, due dal Marino e i cinque donati dal presidente del Brescia calcio. Ma quasi tutto l'ospedale è ormai destinato a trattare i soli casi di coronavirus. Sono stati riadattati anche i reparti di Geriatria, Pneumologia e Malattie infettive per un'altra cinquantina di posti letto. La decisione di creare il nuovo reparto è stata presa dall'Azienda tutela della salute guidata dal commissario straordinario Giorgio Steri su proposta dei medici che compongono il “Pou”, il presidio unico di area diretto da Sergio Marracini. La scelta di ricavare gli spazi necessari per l'emergenza è caduta sull'Urologia perché collegata all'ex Rianimazione, dunque in caso di necessità sarebbe più semplice un intervento d'urgenza, e perché i respiratori devono essere connessi a una centrale di monitoraggio attraverso cui l'anestesista abbia il quadro complessivo della situazione dei ricoverati.

LA FORZA LAVORO. Ieri il gruppo di lavoro, composto anche dai dirigenti Raffaele Sechi (responsabile del dipartimento di Chirurgia del Pou) e Aldo Caddori (dipartimento Area medica) e dai primari Sandro Piga (Infettivi), Roberto Perra (Pneumologia) e Sandro Rotigni (Anestesia e rianimazione) rifletteva sul personale da utilizzare. L'ipotesi è riqualificare gli infermieri dei reparti oggi fermi. Tre sono stati mandati al Marino per un “addestramento”, in tutto la forza lavoro toccherà le dieci unità. Medici e anestesisti invece sono pochi, soprattutto i secondi, e devono pensare anche al resto dei malati oltre che agli altri ospedali (Binaghi, Muravera, Isili). Sono una trentina che seguono due terapie intensive, tre guardie giornaliere per le urgenze e il punto nascita. Ne servirebbero altri dieci

IL REPARTO DI UROLOGIA. L'Urologia del Santissima Trinità guidata dal professor Antonello de Lisa, dove ora ci sono dieci posti letto liberi dopo le dimissioni di tutti i pazienti (sabato scorso) e la riduzione del 50 per cento del personale, garantisce le urgenze: nessuna attività ordinaria né ambulatoriale. Sono stati chiesti spazi al Binaghi, ma sono inutilizzabili. Il timore è che a emergenza terminata la mole di lavoro arretrata renderà esplosiva la situazione.

BROTZU, PROBLEMI SUPERATI. Ieri è stata riaperta l'Urologia del Brotzu. L'attività di routine è sospesa, col primario Mauro Frongia sono in servizio 13 medici e una cinquantina tra infermieri e oss: organico sufficiente a occuparsi delle urgenze ma ritenuto inadeguato in situazioni normali. Di recente, dopo il timore della presenza di alcuni casi positivi, nove medici sono rimasti chiusi in ospedale per tre giorni. Un'abnegazione «encomiabile», il giudizio dei colleghi.

Andrea Manunza







 

5 - L’UNIONE SARDA di martedì 24 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 13
L’EMERGENZA. L’esperto: serve prudenza

L'EPIDEMIA CONTINUA A RALLENTARE: «MA NON ESULTIAMO»
Calano le percentuali di diffusione e ora anche i nuovi casi giornalieri

Paolo Contu: “Non ha senso guardare i dati di un singolo giorno, che possono anche essere casuali: ma in Italia da qualche giorno ci sono segnali di un rallentamento complessivo dell’epidemia”

E vabbè che una rondine non fa primavera, ma qui si inizia a vederne un piccolo stormo e allora è quasi inevitabile sperare. Le rondini in questione sono i numeri che denotano un rallentamento dell'epidemia, su scala nazionale. Ieri per il quarto giorno consecutivo sono calate le percentuali di aumento dei contagi totali e delle persone attualmente positive (cioè senza guariti e morti). Da due giorni cala anche il numero assoluto dei nuovi casi.

Non vuol dire che il coronavirus non stia continuando a diffondersi, né che il rischio al Sud sia scongiurato. Gli esperti sono molto netti nel frenare gli entusiasmi, dicono che non bisogna allentare le misure di contenimento. Ma almeno, ultimamente, la conferenza stampa della protezione civile alle 18 concede un minimo di sollievo.

«GUARDARE LA TENDENZA». «Come regola generale non ha molto senso guardare i dati del singolo giorno, che possono anche essere casuali», spiega Paolo Contu, epidemiologo dell'Università di Cagliari: «Bisogna vedere come si muovono i grafici del contagio». È vero che «in Italia registriamo tendenze abbastanza stabili, forse anche in alcune regioni come il Veneto». Insomma, «ci sono segnali di un rallentamento complessivo. Può starci anche con l'andamento logico di ogni epidemia. Ma adesso fare previsioni sul famoso picco è totalmente aleatorio». Meglio non aspettarsi cambiamenti immediati: «Vediamo come va nelle prossime settimane. Ma non mi chieda una data precisa».

E allora vediamo i grafici: a parte i primissimi giorni, con un andamento molto variabile, a inizio marzo la crescita dei contagiati totali viaggiava attorno al 25%. Cioè: i nuovi casi quotidiani erano circa un quarto del totale del giorno prima, quindi con cifre assolute sempre crescenti. Il 7 marzo si è sfondata la soglia dei mille contagi in 24 ore, l'11 i duemila, il 14 i tremila. Fino al record (per ora) dei 6.557 emersi tra il 20 e il 21.

Dopo il 12 marzo, però, ha iniziato a calare la percentuale di crescita (l'incremento basso del 10 era causato dall'assenza dei dati della Lombardia, che poi hanno determinato l'impennata del giorno dopo). Prima qualche giorno poco sotto il 20%, poi più o meno una settimana grosso modo tra il 13 e il 15. Due giorni fa l'incremento è stato del 10,37% e ieri dell'8,09. Col dato assoluto che, dopo i 6.557 già citati, cala prima a 5.560 e poi a 4.789.

Altri calcoli prendono in considerazione i numeri delle persone “attualmente positive” anziché il totale dei contagiati: operazione utile perché rappresenta il peso reale sulle strutture sanitarie. Va detto però che quel numero è dato dai contagiati totali meno i guariti e i morti: se un giorno ci fossero 10mila nuovi casi e altrettanti morti i positivi attuali non crescerebbero, ma nella sostanza non sarebbe un fatto positivo. Comunque anche l'andamento di questa seconda curva è simile alla prima.

I DATI CHE MANCANO. È sicuramente corretto l'invito alla prudenza, anche perché non si sa quanti siano i contagi non rilevati. «Sicuramente ce ne sono», riprende Contu, «ma è molto difficile quantificarli. Si può ipotizzare che siano 2-3 volte in più di quelli noti». Il che non è necessariamente una notizia pessima: «Può significare che, in molti casi, chi prende la malattia non sviluppa forme gravi». Quanto alla Sardegna, «non è detto che i numeri salgano, né che si debba finire come in altre regioni».

Di sicuro bisogna continuare a contenere il contagio: «Le misure fondamentali, oltre alla chiusura di scuole e università, sono il distanziamento fisico e il consiglio di lavare le mani spesso e bene», dice il professore. «Servono a rallentare l'epidemia ed evitare che il picco superi la capacità del servizio sanitario di assistere i malati gravi. Ma senza aspettarsi che questi interventi abbiano effetto da un giorno all'altro: lo vedremo gradualmente». Ma quanto durerà l'emergenza? «Nessuno può dirlo, è una situazione diversa da tutto ciò che abbiamo visto in passato. Non so se inciderà molto il caldo estivo: i casi in Australia ci sono lo stesso. Servirà almeno qualche mese».

Giuseppe Meloni







 

6 - L’UNIONE SARDA di martedì 24 marzo 2020 / Italia Mondo - Pagina 19

IL CASO. Slitta ancora l’udienza sulla custodia dello studente egiziano iscritto a Bologna

«IN ANSIA PER ZAKY, NON SI SA PIÙ NULLA»
Appello per la liberazione. I legali ai giudici: è asmatico, in cella rischia

IL CAIRO «Rilascio immediato» per Patrick George Zaky. L'appello per la liberazione del ricercatore risuona più forte: i familiari hanno spiegato che soffre di asma, tenerlo in cella in piena emergenza coronavirus è ancora più rischioso.

Soggetto fragile

Eppure al quarantacinquesimo giorno di carcere l'udienza per discutere la sua custodia, prevista per ieri, è stata rimandata al 30 marzo proprio per via dell'epidemia, come ha spiegato l'avvocato Hoda Nasrallah. E ieri, nel giorno della nuova angosciosa delusione, i familiari dello studente egiziano iscritto al Master Gemma dell'Università di Bologna hanno lanciate il nuovo messaggio sulla pagina Facebook “Patrick Libero”: «Esprimiamo la nostra ansia: da quando il dipartimento dei servizi penitenziari ha avviato le procedure per arginare la diffusione di Covid-19 in carcere non sappiamo nulla di lui». Dal 10 marzo, sono state sospese le visite per dieci giorni e poi è stata annunciata la proroga fino a fine mese. In più «non sono state fornite alternative come ad esempio dare la possibilità di telefonare». La sanificazione dei luoghi di detenzione «sta procedendo lentamente e in modo vago», Patrick «è asmatico, il che lo rende uno dei soggetti più a rischio», come è stato documentato ai giudici dagli avvocati dello studente.

«Il calvario continua»

Per Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia, i prossimi sette giorni «sono un altro pezzettino di calvario. La cosa grave è che Patrick, da innocente, rimarrà un'altra settimana in un centro di detenzione insalubre e sovraffollato». Dopo l'allarme, l'impegno: «Noi continueremo a farci sentire: lanceremo una “Twitter storm” indirizzata all'autorità egiziane per chiedere la sua liberazione immediata».






 

7 - L’UNIONE SARDA di martedì 24 marzo 2020 / Cagliari - Pagina 24

UNIVERSITÀ. Lungaggini per i fuori-corso e wifi assente
CORSI ONLINE: È POLEMICA

L'Ateneo di Cagliari ha dato il via alle lezioni online: entro lunedì saranno più di 1.600 gli insegnamenti erogati secondo la nuova modalità digitale. A tredici giorni dal blocco della didattica la situazione quindi pare stabilizzarsi come richiesto dalle direttive ministeriali. Pare, poiché in realtà tra gli universitari, da giorni, fioccano le polemiche.

VETERANI. I fuori-corso sono esclusi? Per loro ci sarebbe una procedura a parte in quanto «il sistema prevede l'accesso degli studenti in corso», spiega una nota dell'Ateneo. «L'obiettivo è consentire la fruibilità anche per i fuori-corso: ciò che devono fare è inviare una mail al docente di cui vogliono seguire il corso, il quale poi li ammetterà a lezione», spiegano dall'Università. Le associazioni studentesche e - soprattutto - quelle dei diretti interessati però non ci stanno: «È assurdo che il docente debba autorizzare la frequenza - dichiara Mattia Sarais, universitario di 23 anni -, è paradossale il differente trattamento riservato a noi fuori-corso, che oltretutto paghiamo tasse più alte rispetto ai colleghi in corso. Tralasciando le difficoltà tecniche, tra mancate risposte alle mail e difficoltà di accesso al portale, mi chiedo: quali sono i servizi che l'Ateneo ci offre? Perché paghiamo tasse maggiorate?». Replica l'Università: «Per ora non ci risultano esclusi».

PROBLEMI DI LINEA. Altra polemica è quella relativa alla connessione internet: emblematico è il caso della Casa dello studente di via Trentino dove «manca il wifi da un anno e mezzo», come spiegano Denise Pingiori e Melania Pinna, universitarie residenti nella Casa. «La struttura dell'Ente regionale per il diritto allo studio (Ersu) - proseguono le studentesse - non garantisce la possibilità di seguire le lezioni: è assurdo così come la mail nella quale la direttrice ci ha invitato a lasciare l'alloggio». «Le ragazze hanno ragione - sottolinea subito Gianmichele Camoglio, 68 anni, presidente dell'Ersu Cagliari -. Questa situazione sta mettendo in evidenza i malfunzionamenti della Casa: stiamo cercando di correre ma i tempi non saranno brevi sia per l'acquisto che per la predisposizione».

Lisa Ferreli







 

7 - L’UNIONE SARDA di martedì 24 marzo 2020 / Provincia di Cagliari - Pagina 29

SENORBÌ. Federica Baccoli racconta: “È stata un’emozione. La festa? Si farà”

SI LAUREA NEL SALOTTO DI CASA
Studentessa discute la tesi collegata in streaming con Bologna

Un portatile e una connessione internet per azzerare le distanze tra Bologna e Senorbì e portare a termine un percorso di studi e di vita. Un'esperienza indimenticabile, certo molto diversa da come l'aveva sempre immaginata, per Federica Baccoli che ieri mattina ha discusso la tesi dal salotto di casa sua e ha conseguito la laurea magistrale in Lingua e cultura italiane per stranieri nell'Università di Bologna. «È stata un'emozione diversa, come altri studenti che hanno vissuto questa stessa esperienza ho discusso la tesi con addosso ancora i pantaloni del pigiama», svela Federica.

Dottoressa a distanza

Le misure disposte dal Governo per contenere il contagio da coronavirus non hanno lasciato altra scelta se non adeguarsi al decreto che non consentiva di poter svolgere le sedute di laurea in una stanza alla presenza dei docenti. Un'esperienza un po' surreale, anche se comunque bellissima. «La soddisfazione è stata enorme - racconta Federica - ho presentato la tesi su un'indagine sociolinguistica tra i giovani di Senorbì, un lavoro che ho portato a termine con grande passione». La distanza può forse mascherare l'emozione, ma solo in parte. «Diciamo che le preoccupazioni sono diverse - spiega -, ero preoccupata per eventuali problemi tecnici che puntualmente si sono verificati, all'inizio il video non partiva così è stata data precedenza a un'altra ragazza, poi è arrivato il mio turno e per fortuna è andato tutto bene».

La festa virtuale

Federica ha festeggiato a casa con il padre Omar, la mamma Barbara Zedda e il fratello Giacomo. «Abbiamo aperto lo spumante - dice - sono contenta perché i nonni e i miei amici hanno comunque potuto vedere il video». La grande festa è solo rimandata, insieme ai tanti progetti. «Organizzerò un pranzo con le persone che sarebbero state invitate alla laurea, poi farò un viaggio - continua -. Sarei dovuta partire per un tirocinio al Trinity College di Dublino, ci tenevo tanto. Spero di poter trovare una soluzione per non perdere la possibilità di fare questa importante esperienza». Federica è però anche preoccupata per i tanti amici che ha lasciato in Emilia, dove la situazione è drammatica. «Si fanno forza a vicenda - dice -, per fortuna ci sono i social per stare in contatto. Tutti speriamo che questo incubo finisca presto».

Severino Sirigu






 

8 - L’UNIONE SARDA di martedì 24 marzo 2020 / Oristano - Pagina 33

ERASMUS

Consulta giovani, le iniziative

Nata per caso, la rete di solidarietà tra studenti ha una marcia in più. I ragazzi della Consulta giovani dal primo minuto dell'emergenza Coronavirus si sono messi in gioco per aiutare i colleghi che studiano nelle altre università italiane o sono in paesi europei con i progetti Erasmus a rientrare e poi organizzare la quarantena.

«In realtà sono stato contattato per caso da uno di loro - spiega il presidente Emanuele Orrù - e poi siamo diventati una specie punto di riferimento». Finora sono rientrati in città quattro studenti che sono stati seguiti passo dopo passo dagli amici. In particolare viene organizzato il periodo di auto-isolamento: «Qualcuno ha un alloggio in cui dover trascorrere la quarantena - va avanti - per altri abbiamo trovato soluzioni diverse che consentono comunque di rispettare tutte le prescrizioni previste dal governo e dalla Regione». Non si improvvisa nulla, i ragazzi seguono le indicazioni previste dai siti istituzionali ufficiali.

«Chiediamo ai ragazzi di preparare la lista delle cose che servono - sottolinea - poi suggeriamo di procurarsi mascherine e guanti. In casa inoltre devono avere un termometro e lo strumento per misurare la pressione ed eventualmente se non hanno la disponibilità, cerchiamo di procurarglieli noi». Il periodo della quarantena è lungo e difficile, ma i ragazzi cercano di adeguarsi e superarlo senza troppi problemi. «Cerchiamo di aiutarci, in ogni caso vorrei ricordare che è preferibile non spostarsi, meglio restare dove si sta studiando», conclude Orrù.
( v. p. )





 

La Nuova Sardegna





 

9 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 24 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 2
Sassari, le ipotesi di reato sono omicidio colposo ed epidemia colposa
I CONTAGI IN OSPEDALE
DUE INCHIESTE IN PROCURA
I direttori della Aou: protocolli rispettati ma le risorse erano poche

di Gianni Bazzoni
SASSARI Mentre aumentano i morti - ieri altri tre a Sassari - va avanti l'inchiesta avviata dalla procura della Repubblica e seguita direttamente dal procuratore capo Gianni Caria. Sono due i fascicoli nei quali sta arrivando il materiale raccolto dai carabinieri del Nas di Sassari, della sezione di Polizia giudiziaria della Procura e degli specialisti dello Spresal -il Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro - e su cui sta lavorando il sostituto procuratore Paolo Piras. L a direzione Aou ha affidato la tutela legale all'avvocato Nicola Satta. Le indagini. Omicidio colposo ed epidemia colposa, queste le ipotesi di reato. Il primo fascicolo è relativo alla morte del paziente uno contagiato in Cardiologia dove era ricoverato da una ventina di giorni e poi deceduto, il 15 marzo, agli Infettivi. Il secondo si riferisce alla situazione che si è verificata nel reparto Dialisi, dove pazienti e familiari hanno denunciato di essere stati abbandonati e hanno affidato le loro testimonianze anche a video e file audio che sono stati acquisiti dagli investigatori. L'obiettivo è quello di accertare che cosa non abbia funzionato nell'applicazione dei protocolli e dei piani di emergenza, perché c'è stata a Sassari una così elevata concentrazione di contagiati tra il personale sanitario (fino a sfiorare il 90 per cento) e se sono state adottate tutte le procedure per garantire la tutela e la sicurezza dei pazienti e di tutti coloro che hanno avuto accesso ai reparti prima che scattasse il blocco. Le valutazioni riguardano anche i contenuti. Cioè come è stato possibile predisporre piani e percorsi di emergenza se vi era già una carenza cronica di risorse e organici? È solo per questo che le cose non hanno funzionato o c'è dell'altro? E se ci sono state negligenze gravi a quale livello sono state commesse?
Parlano i medici. Ieri sulla vicenda sono intervenuti i direttori del Dipartimento dell'Aou di Sassari Francesco Bandiera, Maria Cossu, Salvatore Dessole, Alberto Porcu, Michele Portoghese, Stefano Profili e Corrado Rubino. «Al di là di alcune possibili mancanze, che forse potrebbero esserci state nei comportamenti di qualcuno (che non è facile prevenire perché se ne viene a conoscenza soltanto dopo che sono avvenute, nonostante nelle note emanate con largo anticipo le disposizioni di prevenzione fossero chiare) - hanno detto - è opportuno rimarcare che gran parte dei problemi potrebbero essere ricondotti alla carenza di risorse, sia di materiali sia degli organici. Tra i primi è sufficiente citare i tamponi con i relativi reagenti, la cui carenza non permette la diagnosi nei casi sospetti o a rischio di Sars-Cov-2 in tempo utile a isolare, curare o mettere in quarantena i soggetti positivi. Tra i secondi, soprattutto, la carenza di anestesisti e rianimatori, in questo momento in cui è necessario quadruplicare, i posti letto della Rianimazione. Per i quali esisteva già una carenza nel periodo pre-pandemia». I dirigenti sostengono che la direzione aziendale si è preparata tempestivamente all'arrivo della pandemia e, pur nella ristrettezza dei presidi, «ha da subito definito una strategia che ha limitato i danni. Quando in Lombardia scoppiavano i primi casi e si chiudevano i confini dei comuni del circondario milanese, a Sassari la direzione aziendale era già pronta ad allestire un pre-triage nel piazzale del Pronto soccorso che potesse arginare l'arrivo dall'esterno del Covid-19. Ma il nuovo virus non è entrato nella nostra azienda dal Pronto soccorso. Il virus era, con tutta probabilità, presente tra noi, in Sardegna, già tra fine gennaio e inizio febbraio poco dopo l'inizio della pandemia in Lombardia. A tal proposito, si ricordi che le possibilità di movimento erano del tutto libere sino a fine febbraio e gli spostamenti da e per la Lombardia sono frequenti. Pertanto, è più probabile che il virus sia entrato nella nostra Azienda attraverso asintomatici a cui, come si sa, non vengono effettuati i test».
Secondo i dirigenti Aou, «ci troviamo di fronte a un evento rarissimo, eccezionale, si potrebbe definire epocale, e qualsiasi organizzazione avrebbe avuto difficoltà a prevenire la diffusione ospedaliera dell'infezione (proveniente dalla comunità), specie con le nostre carenze strutturali, di mezzi e di personale. Sassari, a differenza di Cagliari, ha un solo ospedale e un solo Pronto soccorso (se si esclude quello con accesso diretto del Materno infantile), che deve far fronte contemporaneamente ai pazienti affetti da Covid+ e ai non Covid con patologie complesse pertinenti a tutte le altre discipline mediche e chirurgiche. È difficoltosa la demarcazione tra Covid+ e Covid-, ma sono stati individuati percorsi e zone separate, con reclutamento di spazi maggiori in base alla numerosità dei pazienti Covid».






 

Primo piano - Pagina 2
“DIALIZZATI E INFETTI: ECCO IL NOSTRO INFERNO”
Dopo la denuncia sulla Nuova, la replica dell’Aou: l’assistenza non è di nostra competenza

di Luigi Soriga
SASSARI Per medicare una gamba che sta andando in cancrena, ci vuole molto amore. Oppure la ostinata forza di sopravvivere. «C'è la pelle a brandelli, ci sono le ossa che spuntano dalla carne, buchi che sembrano crateri». Elisabetta e la mamma ci impiegano un'ora per avvolgere ciò che resta dei polpacci e delle caviglie del padre. È un'operazione delicata, che andrebbe fatta da mani esperte e professionali. Loro nei gesti ci possono mettere solo tutte le premure e l'affetto del mondo. Ma è l'arte di arrangiarsi di chi è disperato. Indossano guanti, le mascherine che riescono a raccattare, perché il padre è un paziente dializzato, non è in grado di camminare e badare a sè, e in più è positivo al coronavirus. Per fortuna è asintomatico, sta bene, ma si trova in una condizione di appestato, recluso assieme a moglie, figlia, genero e nipotino di 8 anni. Solo che lui, questo isolamento blindato non se lo può permettere. Gli operatori dell'Adi hanno sospeso l'assistenza domiciliare, perché non posseggono adeguati dpi. Non si trova neanche un infermiere munito delle dotazioni di sicurezza, disposto a lavorare privatamente. Dunque si attinge alla forza interiore e all'intraprendenza del fai da te. «Presente un cane abbandonato al suo destino il 20 luglio in autostrada?», aveva detto la figlia nell'articolo pubblicato sulla Nuova due giorni fa. La situazione non è cambiata, e anche le precisazioni dell'Aou sulla gestione dei pazienti dializzati infettati all'ospedale Santissima Annunziata, sono una conferma che ammalarsi di coronavirus possa trasformarsi in un salto nel vuoto, senza paracadute. Quando si è scoperto un caso di covid-19 in dialisi, i pazienti sono stati sottoposti a tampone. I parenti dei dializzati sono stati costretti a portarli a casa con i propri mezzi, facendoli sedere al loro fianco in auto, senza mascherine e protezioni. Una procedura che ha lasciato sconcertati i familiari: «Io venerdì ho contattato il numero 800311377 - racconta Maria Grazia - e dopo aver esposto il problema, cioè che mia madre era risultata positiva e la stavano facendo rientrare con noi, mi hanno risposto che l'ospedale stava violando tutti i protocolli». Però la replica dell'Aou è questa: «I percorsi da e per l'ospedale quindi i mezzi utilizzati, a esempio le ambulanze, l'assistenza a domicilio e ogni altra attività svolta all'esterno dell'ospedale non ci competono». Il problema è che nessuno, a quanto pare si assume le responsabilità: «Se questa è la gestione dell'emergenza, non ci si deve stupire se sarà impossibile fermare i contagi - dice Elisabetta - mio padre è stato mandato a casa senza alcuna precauzione ed è venuto a contatto con un'equipe del 118 prima delle protezioni adeguate, questi avranno familiari. A me non è stato nemmeno detto di stare in quarantena, e se l'ho fatto, ancor prima di avere l'esito positivo del tampone, è perché sono una persona coscienziosa. Ma se non si seguono regole e protocolli, qui si continuerà a morire».






 


10 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 24 marzo 2020 / Sassari - Pagina 14

Ufficio relazioni internazionali
SPORTELLO VIRTUALE PER GLI ERASMUS
L’università seguirà i circa 470 studenti all’estero con skype

SASSARI L'ufficio Relazioni internazionali dell'università ha attivato uno sportello virtuale dedicato agli studenti e alle studentesse in mobilità internazionale. Il servizio è disponibile su piattaforma skype ed è reperibile come "Ufficio Relint Uniss". In questo modo l'Ateneo, dopo aver riportato in Sardegna la scorsa settimana 39 studenti che erano in mobilità Erasmus nella penisola iberica, dà risposte anche a coloro che hanno scelto per il momento di rimanere all'estero (in tutto circa 470 studenti e studentesse). Il servizio fornisce informazioni sulle opportunità di ritorno in Italia organizzate dalla Farnesina, sui riferimenti delle autorità consolari dei Paesi in cui si trovano gli studenti, e gli aggiornamenti sulle iniziative ministeriali, regionali e dell'Agenzia Nazionale Erasmus+ comunicate formalmente all'Ateneo.Il servizio sarà attivo durante gli orari di apertura dell'ufficio. Nel corso dell'attuale periodo di emergenza Covid-19, il servizio rimarrà attivo anche durante il weekend dalle 9 alle 20. Al di fuori dell'orario d'ufficio, lo sportello può essere contattato tramite e-mail all'indirizzo international@uniss.it.
Per questioni di ordinaria amministrazione delle mobilità internazionali (questioni contabili, annullamenti, interruzioni o prosecuzioni della mobilità dovute alla chiusura degli atenei esteri, ecc.) gli studenti e le studentesse dovranno fare riferimento al proprio referente, i cui contatti sono riportati nella pagina dell'Ufficio.

 








11 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 24 marzo 2020 / Sassari - Pagina 14

DISCUSSIONI ON LINE
Dumas, confermata la sessione di laurea con inizio il 20 aprile

SASSARI La sessione straordinaria di esami di laurea del Dumas, fissata con inizio dal 20 aprile 2020, è confermata. La discussione delle tesi - come comunica l'universotà - avverrà in modalità telematica, assicurando una comunicazione video e audio tra commissione e candidato (Skype, Microsoft Teams) e l'identificazione degli studenti tramite visualizzazione video del documento di identità e/o tesserino universitario, utilizzando la formula di rito per la proclamazione con l'attribuzione del voto di laurea (come disciplinato dal protocollo di Ateneo per la didattica a distanza: https://www.uniss.it/sites/default/files/news/dr_coronavirus3.pdf).Inoltre, in ottemperanza al decreto rettorale con il quale si recepiscono le disposizioni contenute nel decreto-legge del 16 marzo 2020, il dipartimento garantisce un'ulteriore sessione, sempre nell'ambito dell'anno accademico 2018/19, da svolgersi nei primi giorni di giugno 2020. La data ufficiale di inizio di questa ulteriore sessione verrà comunicata una volta che verrà assunta la delibera di competenza da parte del consiglio di dipartimento. Coloro che hanno presentato la domanda di conseguimento titolo nella sessione straordinaria di laurea anno accademico 2018/19 (aprile 2020) dovranno comunicare la propria volontà di laurearsi ad aprile o di posticipare la discussione a giugno 2020 inviando una email allo staff della segreteria didattica (Paolo Deledda, pdeledda@uniss.it e Maura Masia, mmasia@uniss.it). L'oggetto della email dovrà essere: laurea sessione straordinaria - seguita dal proprio nome, cognome e matricola (esempio: laurea sessione straordinaria - Marco Rossi matricola 50000001).I candidati che intendono laurearsi ad aprile dovranno caricare l'elaborato definitivo nella propria area personale sul self studenti entro e non oltre il 13 aprile 2020. Chi opterà per giugno vedrà prorogati i termini per il caricamento dell'elaborato; la data di scadenza per il caricamento verrà comunicata una volta che verrà stabilita la data ufficiale di inizio della sessione di giugno. L'accesso al conseguimento del titolo sarà subordinato alla verifica positiva sulle carriere effettuata dalla segreteria studenti di competenza.

 







12 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 24 marzo 2020 / Tempio e Gallura - Pagina 29

Giovane di Luras discute la tesi a Verona davanti al pc e lascia fuori le coinquiline

SI LAUREA IN TELECONFERENZA DALLA SUA CAMERA DA LETTO
«Un traguardo che mi ricorderò. E adesso spero di tornare al più presto a casa»

di Sebastiano Depperu
LURAS Ha 23 anni e, da pochi giorni, è dottoressa in "Lingue e Cultura per l'editoria". Roberta Bonino si è laureata il 19 marzo a Verona. Niente coriandoli, parenti o amici, né una sala piena di gente che le potesse fare un applauso visto l'importante traguardo raggiunto. Si è laureata nella sua stanza, davanti al computer, da sola e ha discusso una tesi sulla "Poesia catalana e poesia castigliana a confronto: Ausiàs March e Garcilaso de La Vega". Gli applausi e gli abbracci li avrà dopo, quando il momento di pandemia da Coronavirus passerà e potrà festeggiare con gli amici e colleghi di facoltà A Verona (in quel Veneto martoriato dal Covid 19). Poi, appena potrà, tornerà in Sardegna, nella sua Luras, dove mamma Pina Ondradu e papà Andrea Bonino, i fratelli, i parenti e gli amici la attendono a braccia aperte per stringerla forte. La festa è, dunque, solo rimandata. Ci sarà, più bella che mai.Roberta Bonino, classe 1997, è tenace, rigorosa e ha inseguito il suo sogno di diventare dottoressa. Ce l'ha fatta. «Nel momento della discussione mi trovavo da sola nella mia stanza, perché se avessi fatto entrare le mie coinquiline per ascoltarmi la mia agitazione sarebbe aumentata - racconta la giovane lurese -. Mi sono seduta alla scrivania accanto alla finestra, davanti al computer, con un certo anticipo. Dopo essermi collegata al sito dell'università ho aspettato quindici minuti prima che la relatrice e il correlatore mi chiamassero: mi sono sembrati minuti infiniti e avevo lo stomaco in subbuglio. Iniziata la videoconferenza, mi è stato chiesto se fossi tornata a casa, in Sardegna, o se fossi rimasta a Verona. Ho risposto che avevo preferito, data la situazione, rimanere a Verona per me stessa e per la mia famiglia. Alla fine, entrambi i professori che mi hanno interrogata erano soddisfatti e si sono mostrati decisamente interessati alla mia tesi».Il traguardo, dunque, anche se tra le difficoltà del momento, è stato comunque raggiunto: «Questa laurea, per me, è stata decisamente fuori dal comune. Non mi sarei mai aspettata di concludere il mio percorso di studi da sola in una stanza e circondata dall'emergenza. In ogni caso, è stato tutto ugualmente soddisfacente e, sicuramente, ancor più memorabile. La situazione nella quale stiamo vivendo mi preoccupa e vorrei finisse al più presto. È dura stare lontana da casa e dagli effetti in un momento come questo, ma sono sicura che sarà un'esperienza che mi servirà a crescere e affrontare le altre sfide della vita». La neo dottoressa non sa ancora quando tornerà a casa, ma lei ovviamente non vede l'ora. Anche perché desidera tanto festeggiare degnamente la sua laurea e la fine di questo brutto periodo. Per lei e per tutti.




 


13 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 24 marzo 2020 / Lettere e commenti - Pagina 32

LA PAROLA AI LETTORI
Città più vivibili senza auto: pensiamoci

Franco Annunziata, Cagliari
Stanco di leggere solo di virus dedico attenzione anche ad altro e propongo all'attenzione degli amministratori delle nostre città una considerazione derivante da un articolo del Corsera del 18/03/2020. In esso si legge che la Commissione Europea ha considerato il numero di incidenti per milione di abitanti: l'Italia è a quota 55; i Paesi più virtuosi sono Regno Unito (28), Danimarca (30), Irlanda e Olanda (31), Svezia (32). Tale risultato deriva da talune misure: 1) riduzione costante dei limiti di velocità; 2) nuova progettazione delle strade, con rotatorie e corsie separate; 3) eliminazione dei parcheggi in centro e potenziamento dei trasporti pubblici. Le suddette misure sono finalizzate alla sicurezza degli utenti deboli della strada, ed a riqualificare gli spazi urbani. In sintesi, la mobilità sostenibile è la vera alternativa all'auto, nella ricerca di città più vivibili. Mi sembra ovvio che le misure suddette sono state attuate nel tempo, con il progressivo consenso delle popolazioni interessate, e con la progressiva attuazione educatrice di una politica dei trasporti e della città a misura d'uomo.
A mio avviso, sarebbe importante cominciare dai quartieri residenziali, evitando che essi vengano quotidianamente trasformati in aree di parcheggio a favore delle vicine aree centrali, di funzioni particolarmente attrattive, a danno della qualità della vita di aree che non sono destinazioni degli spostamenti, rivolti invece alle suddette aree centrali.La riduzione, sorvegliata e garantita, dei limiti di velocità nelle aree suddette, residenziali e/o parte del centro storico, non dovrebbe essere un problema insormontabile. Cordiali saluti.
RISPONDE ANTONIETTA MAZZETTE
* * *Accolgo il suggerimento di occuparci del futuro delle nostre città in termini di mobilità sostenibile e un modo per affrontare l'attuale situazione emergenziale può essere quello di pensare a come migliorare lo stato delle cose nell'immediato futuro. D'altronde, dal coronavirus stiamo imparando che la riduzione della mobilità, prevalentemente fondata sull'automobile, ha drasticamente ridotto anche l'inquinamento e la qualità dell'aria. Dovremmo fare tesoro di ciò e chiedere che si progettino altri sistemi di mobilità che siano più sicuri per i cittadini, oltre che compatibili con l'ambiente, senza che sia un virus a costringerci a cambiare rotta.

Questionario e social

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