Martedì 17 marzo 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
17 marzo 2020

L'Unione Sarda




 

1 - L’UNIONE SARDA di martedì 17 marzo 2020 / Prima pagina
L’ANALISI
Terapie d'urto per il Paese

di Beniamino Moro
Le spese una tantum per far fronte alla pandemia da coronavirus saranno escluse dal calcolo del saldo strutturale. Il governo italiano, dopo aver dato atto nei giorni scorsi della «grande collaborazione con l'Europa», ha adottato ieri un decreto con un pacchetto record di misure di pronto intervento a favore dell'economia per un importo di 25 miliardi di euro, che faranno lievitare il rapporto deficit/Pil al 3,3%, superando così la fatidica soglia del 3% non valicabile in tempi normali secondo le regole europee.

All'interno del decreto, la decisione più importante stanzia 3,5 miliardi per gli interventi urgenti sulla sanità. Gli altri provvedimenti riguardano le persone e le imprese effettivamente danneggiate dalla crisi pandemica e vanno dalla sospensione dei mutui sulla prima casa agli aiuti alle famiglie, dai contributi per gli affitti al congedo parentale, dalla cassa integrazione anche per le piccole aziende con meno di 5 dipendenti alla sospensione dal pagamento di tasse e contributi e al potenziamento sino a 7 miliardi del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese. I provvedimenti s'inquadrano nell'ambito di una cornice di riferimento favorevole a livello europeo, che ha come principali protagoniste tre donne. (...) segue a pagina 3

Primo piano - Pagina 3  segue dalla prima
Oltre al Governo italiano correa ai ripari anche la Ue
Terapie d'urto per sostenere l'economia

(...) La prima è la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che ha annunciato la costituzione di un fondo Ue di primo intervento di 37 miliardi e il depotenziamento dei vincoli agli aiuti di Stato. Rivolta all'Italia e parafrasando le parole di John Kennedy davanti al muro di Berlino nel 1963, la von der Leyen ha manifestato la sua solidarietà con un «siamo tutti italiani», specificando che l'Europa è «pronta ad aiutare l'Italia con ogni mezzo». La presidente Ue ha infine annunciato la possibilità di sospendere temporaneamente le regole del Patto di stabilità, concludendo il suo discorso con un «daremo all'Italia tutto quello che chiede».

La seconda protagonista è la presidente della Bce, Cristine Lagarde, che ha invece deluso gli italiani e i mercati, già abituati alla fermezza e all'autorevolezza di Mario Draghi nel condurre la politica monetaria della Bce. La Lagarde è incorsa in una serie di gaffe, prima dicendo che il controllo dello spread non è compito della Bce, poi mantenendo invariati i tassi ufficiali di riferimento e infine promuovendo un quantitative easing azzoppato da un limite di incremento di 120 miliardi da qui alla fine dell'anno, anziché proporlo senza limiti quantitativi e/o temporali come era stato nella tradizione di Draghi. I mercati hanno reagito male con un giovedì 12 marzo nero, sia per il listino di borsa (-17%), sia per lo spread (arrivato sino a 269 punti).

Poi la Bce è corsa ai ripari. Per arginare le critiche piovute da tutte le parti, ha spiegato come funzionerà la flessibilità dei nuovi acquisti di bond, che permetterà, se serve, anche di concentrare gli acquisti mirati verso i titoli di un Paese in difficoltà come l'Italia.

Infine, la terza donna super protagonista in Europa è stata Angela Merkel, che ha annunciato per il suo Paese un programma choc di 550 miliardi. La Germania, ha detto la cancelliera, «farà tutto quello che è necessario e che è possibile fare» per uscire da questa crisi grave, spendendo «quello che servirà e senza guardare al vincolo dello zero nero», intendendo con ciò contrastare la fobia dei tedeschi dello zero assoluto del deficit di bilancio.

Il tutto sarà fatto, ha proseguito la cancelliera, anche «per aiutare l'Italia, perché la Germania non si tira certamente indietro ed è pronta a dare tutto il sostegno necessario, con i mezzi e le modalità opportune, e agendo di concerto con i partner dell'Unione europea per trovare quella flessibilità di cui il governo italiano ha bisogno».

La Merkel ha infine specificato che sarà fatto «tutto il necessario» per la sanità e l'economia italiane, senza porsi limiti finanziari, a somiglianza di come aveva fatto Draghi con la Bce per battere la crisi finanziaria del 2012. Un'apertura apprezzata dal governo italiano.

BENIAMINO MORO
UNIVERSITÀ DI CAGLIARI

 

 

 

 

2 - L’UNIONE SARDA di martedì 17 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 11
L’EMERGENZA. L’analisi statistica del coronavirus

TREMILA NUOVI CASI, MA È UN BUON SEGNO: «EPIDEMIA PIÙ LENTA»
L’economista Pelligra spiega i numeri: “Forse i sacrifici stanno facendo effetto”

Oltre tremila nuovi contagi in un giorno solo, eppure è una buona notizia. Perché, rispetto all'inizio della diffusione in Italia, il coronavirus avanza più lentamente. «I casi aumentano, ma da circa una settimana l'incremento giornaliero è meno marcato», sintetizza Vittorio Pelligra, docente di economia all'Università di Cagliari. Avvertenza per chi legge: qua si parla di numeri, non di questioni mediche. Il reale andamento dell'epidemia ce lo spiegano gli epidemiologi. Ma la verità è che ogni sera, alle 18, tutta Italia aspetta la conferenza stampa della protezione civile come in tempo di guerra ci si sintonizzava su Radio Londra. Come ha detto Fabio Fazio, Angelo Borrelli sta diventando uno di famiglia.

Solo che le cifre quotidiane del commissario per l'emergenza Covid-19 devono essere interpretate. Dire che più di 20mila italiani sono stati contagiati fa effetto, anche per i titoli di giornali e siti web. Ma non rende bene l'idea della gravità del fenomeno. Perciò ultimamente sui social network riscuotono grande successo i post di chi - pur senza un ruolo nella lotta al coronavirus - si fa carico di spiegare i dati “grezzi” a chi ha minori competenze statistiche.

Sete di informazioni

Per esempio sta facendo un lavoro accurato Fausto Tomei, un informatico bolognese. Su Twitter è molto seguito Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe In Sardegna, oltre a Pelligra, si sta impegnando su Facebook l'ex governatore Francesco Pigliaru. Anche lui un economista, avvezzo a maneggiare i modelli matematici (lo stesso Borrelli è laureato in Economia). «Ho iniziato a fare questi calcoli su Facebook - racconta Pelligra - perché c'è una forte domanda di notizie chiare: siamo travolti da una marea di dati, ma serve un'adeguata spiegazione».

Perciò il docente pubblica quotidianamente dei grafici con la curva dei contagi (in questa pagina è riprodotto quello di ieri): ovviamente il numero assoluto cresce sempre. Ciò che autorizza una prima, timida speranza è il calo della percentuale di incremento giornaliero, che inizialmente viaggiava oltre il 30%. «Pochi giorni fa eravamo al 29% di nuovi positivi», sottolinea Pelligra, «dall'8 marzo invece l'aumento è sempre meno accentuato». Fino al +12% di ieri.

Non inganni l'apparente frenata dei contagi e la ripresa del 10-11 marzo: dal dato del 10 mancava buona parte dei test in Lombardia. Anche nel totale di ieri (23.073 attualmente positivi, pari a 27.980 casi totali se si aggiungono i morti e i guariti) mancano la Puglia e la provincia di Trento, ma hanno numeri abbastanza piccoli che non possono stravolgere le percentuali.

La lettura dei dati

«Cosa significhi questo rallentamento lo spiegheranno i medici», avverte il professore, «forse c'è anche una dinamica naturale delle epidemie. Ma si può pensare che stiano iniziando a incidere le misure di contenimento disposte dal governo. È importante, perché stiamo facendo dei grandi sacrifici: vedere che danno risultati giustifica i nostri sforzi».

Certo gli eventuali segnali positivi non possono portarci ad allentare la presa: «Anzi, ci rafforzano in questi comportamenti prudenti. La velocità dell'epidemia dipende dalla facilità con cui un contagiato trasmette il virus a chi ha vicino, dalla virulenza dell'infezione, e dalla quantità di contatti tra le persone: l'ultimo fattore è l'unico su cui possiamo incidere».

L'obiettivo è far calare ancora di più quella percentuale, il più possibile: «Nel lungo periodo il numero totale dei contagiati può essere anche lo stesso, e arrivare magari a toccare un'ampia fetta della popolazione. Ma se questo avviene più lentamente, il numero dei casi gravi non supererà la capacità delle strutture sanitarie di curarli. Se molti si ammalano contemporaneamente, invece, gli ospedali non ce la fanno. L'operazione di distanziamento sociale che stiamo attuando - conclude Pelligra - serve a questo, a ridurre il picco. Se tutti ci rendiamo conto che le misure stanno avendo effetto, saremo più motivati a sopportarne il costo sociale».

Giuseppe Meloni


 

 


 

3 - L’UNIONE SARDA di martedì 17 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 11

IL CASO. Sono 10 studenti universitari
Sardi fermi in Romania: «Vogliamo andare a casa»

«Fateci tornare a casa». È l'appello degli studenti sardi bloccati in Romania, causa coronavirus. Tra le tante emergenze, in questi giorni di restrizioni, c'è anche quella degli universitari isolani che vorrebbero rientrare in Sardegna. Federica ha 20 anni, studia medicina a Târgu Mures, cittadina della Transilvania, assieme ad altri tre oristanesi. Dal 10 marzo la facoltà è chiusa, ieri il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza e i voli da e per l'Italia sono stati cancellati.

«I casi accertati per il momento sono 158, la situazione potrebbe degenerare da un momento all'altro - spiega la ragazza con un velo di preoccupazione -. Le informazioni che abbiamo sono frammentarie, legate principalmente a testate online. Cerchiamo di seguire i notiziari locali, ma abbiamo difficoltà con la lingua e non abbiamo un referente che possa darci indicazioni precise sul da farsi».

I canali ufficiali sono perlomeno anomali. Gli studenti, un centinaio gli italiani, una decina i sardi, qualche giorno fa sono stati inseriti dalla segretaria del Ministro Di Maio, Cristina Belotti, in un gruppo WhatsApp nel quale vengono invitati a cliccare su un link che rimanda a un volo Alitalia Bucarest - Roma messo a disposizione dalla Farnesina per il rientro degli italiani.

«Su tempi e modalità - afferma Federica - nessuna notizia. Tra l'altro la nostra cittadina dista circa sei ore dall'aeroporto di Bucarest, temiamo che nei prossimi giorni le restrizioni possano impedirci di raggiungere lo scalo della capitale. E poi, anche se riuscissimo ad arrivare a Roma, con la chiusura di porti e aeroporti rischieremmo di non poter arrivare in Sardegna». Insomma poca chiarezza e tanta paura: per gli studenti lontani da casa e per le famiglie che le attendono qui, con le mani legate.

Marianna Guarna

La Nuova Sardegna





4 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 17 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 2
L'assessore Nieddu: l'obiettivo è fare i test per 21mila tra medici e infermieri

OSPEDALI, TAMPONI A TUTTI PER FERMARE L'EPIDEMIA
di Umberto Aime
CAGLIARI Medici e infermieri sono sempre più a rischio. Oggi chiunque lavora negli ospedali è diventato un possibile bersaglio del coronavirus. Finora chi indossa un camice ha superato la metà degli oltre cento sardi risultati positivi al Covid-19 censiti dall'Unità di crisi. Una contromisura è indispensabile, urgente. Potrebbe essere quella di sottoporre ai test tutti i 21mila dipendenti del sistema sanitario. La Regione ci sta pensando. Ha in mente di realizzare una strategia, l'ha ribattezzata «tamponi a tappeto», per prevenire il contagio sempre più frequente di medici e infermieri. Soprattutto perché, proprio in questa categoria ad alto rischio, addirittura potrebbero nascondersi molti positivi al coronavirus, ma che ancora non ancora manifestato (e forse mai li manifesteranno) i sintomi evidenti della patologia Covid-19. Quindi, potrebbero essere proprio loro, medici e infermieri, ad alimentare - senza saperlo - i contagi negli stessi ospedali e quando rientrano a casa. Non ci possono essere più dubbi, questa catena del male va interrotta.
MODELLO WUHAN. I cinesi, nel loro inferno, sono riusciti a bloccare l'epidemia solo grazie ai test di massa. E presto, in Sardegna, potrebbe prendere piede una piano d'attacco molto simile. A essere sottoposta ai tamponi non sarebbe però non tutta la popolazione (impresa faraonica e impossibile) ma il personale sanitario e i pazienti ricoverati negli ospedali. Non è allarmismo, bensì prevenzione su larga scala, e da alcuni giorni, nei casi di grande allerta, l'operazione controlli a tappeto è scattata subito, o meglio ancora è stata una necessità renderla operativa.
LA REGIONE. L'assessore alla sanità, Mario Nieddu, ha presentato in Giunta una bozza di piano costruita proprio sul modello cinese. «Certo - dice - l'ideale sarebbe replicare quell'esempio che ha dato ottimi risultati. Ma sarà possibile agire a tappeto solo quando avremo un numero di tamponi adeguato. Per il momento dobbiamo evitare invece di sprecare un solo test. Oggi dobbiamo calibrare le scorte, per evitare di entrare in crisi se dovesse esserci un picco di contagi». Nei giorni scorsi, l'Unità di crisi della Regione ha sollecitato al Dipartimento nazionale della Protezione civile l'invio di 61mila kit, ma è arrivata solo una piccola parte della fornitura. In ogni caso, il modello Wuhan è in testa alle priorità della Regione soprattutto se l'allerta dovesse crescere ancora.
LA FALLA. Nei reparti degli ospedali, in qualunque reparto, il virus s'è insinuato in maniera subdola. La catena del contagio è partita sempre da un paziente o dai familiari che andavano a trovarlo. Poi, in un battibaleno, ha contagiato medici e infermieri. È stata questa la sequenza che dai primi di marzo ha mandato in crisi, uno dopo l'altro, gli ospedali di Nuoro, Cagliari, Sassari, Alghero e Tempio. In corsia la rete di sicurezza non ha retto come avrebbe dovuto. Perché? C'è chi sostiene: è colpa della mancanza di «protezioni ad alto spettro», quindi non le semplici mascherine da chirurgo. Caschi, visiere e occhiali sarebbero stati consegnati in ritardo rispetto alla prima fase dell'emergenza. Oppure, è un'altra versione, al momento della consegna sono stati fatti troppi distinguo fra un reparto e l'altro. Quasi che cardiologia (è il caso accaduto al Santissima Annunziata di Sassari) o urologia (al Brotzu di Cagliari) non fossero in pericolo come lo è quello scontato nelle corsie riservate agli infettivi. In un ospedale, si sa, tirare su e barriere fisiche è impossibile. Le aree comuni sono dappertutto ed è continua anche la circolazione di persone e cose. Lo confermano i numeri: 30 medici e infermieri contagiati al Santissima Annunziata di Sassari, 16 al San Francesco di Nuoro, una decina al Santissima Trinità e al Brotzu di Cagliari, che tra l'altro non è neanche fra gli ospedali allertati per il Covid-19.
LE SOLUZIONI. Per accelerare l'esito dei test su larga scala, una volta che arriveranno i kit richiesti, però qualcosa dovrà cambiare anche nei laboratori di microbiologia dove arrivano i tamponi. Tempo fa era stata la consigliera regionale Elena Fancello del Gruppo misto a sollecitare l'acquisto di apparecchi scientifici con metodiche molecolari automatizzate, che darebbero una risposta di positività in 60-70 minuti, mentre ora l'attesa può durare anche sei-sette ore. C'è dell'altro: all'ospedale di Nuoro sarebbe stata messa a punto una griglia in grado di lavorare 30 campioni in contemporanea. Anche nei laboratori universitari di Sassari e Cagliari avrebbero testato con successo una catena di montaggio per verificare i test in tempi rapidi. Il modello Wuhan è quindi l'ennesima sfida lanciata al coronavius, e la Sardegna sta per seguire quella strada vincente.





 

5 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 17 marzo 2020 / Sassari - Pagina 13
RADIOLOGIA
Aou, i referti si ritirano on line
niente prenotazioni per le visite

SASSARI In considerazione dell'emergenza sanitaria di questo periodo, per evitare accessi numerosi in sala d'attesa, la struttura di "Diagnostica per immagini 1" (Radiologia del Santissima Annunziata) informa l'utenza che per ritirare i referti degli esami radiologici è possibile contattare la struttura attraverso la mail: radiologia.ssa@aousassari.it. L'utente potrà lasciare il proprio recapito telefonico per essere richiamato.Chi non possiede un indirizzo di posta elettronica può contattare il centralino al numero 0792061000 che passerà la chiamata direttamente alla struttura. L'unità operativa di "Diagnostica per immagini 1" ringrazia i cittadini per la collaborazione. L'Aou informa, inoltre, che in questo periodo sarà chiuso il call center 800.714.999, per le prenotazioni delle prestazioni libero professionali (regime Alpi) dei medici dell'Aou che svolgono attività intramoenia.

Questionario e social

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