Lunedì 23 marzo 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
23 marzo 2020

L'Unione Sarda




 

1 - L’UNIONE SARDA di lunedì 23 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 7

L’ordinanza. Firmata dai ministri di Salute e Interno, blocca i piccoli spostamenti ma anche gli esodi nel Sud Italia

TUTTI “RINCHIUSI” NEL PROPRIO TERRITORIO COMUNALE
Vietato varcare i confini a bordo di auto o mezzi pubblici. Esclusi i pendolari non in telelavoro

Chi siamo, si sa: un intero genere, quello umano, che tenta di schivare il coronavirus. Da dove veniamo e dove andiamo, anche se usiamo i mezzi pubblici, ora lo vogliono invece sapere le forze dell'ordine: per costringere i troppi riottosi a rispettare le norme già in vigore, è ora vietato spostarsi - o, peggio ancora, trasferirsi - in un Comune diverso da quello in cui ci si trova. Mezzi privati o pubblici, non fa differenza: l'ordinanza dei ministri della Salute e dell'Interno (Roberto Speranza e Luciana Lamorgese) impone la regola che si può riassumere così: «Restate dove siete e non muovetevi nemmeno nei paraggi, a meno che non abbiate un serissimo motivo per farlo». Dunque, ora non si cambia territorio comunale neanche a bordo di un autobus e, soprattutto, si blocca l'esodo dal nord Italia - molto infetto dal Covid-19 - verso il Sud, dove il virus ha (finora) colpito meno e si vuole che continui così. Ecco perché si fermano gli esodi, che sono ormai violazioni di carattere penale (inosservanza di provvedimento dell'autorità articolo 650 del codice penale): il virus viaggia con noi, e proprio per questo noi non dobbiamo fargli fare il turista.

Poche eccezioni

Dunque, tutti ai nostri posti: a casa soprattutto, e le poche attività che è consentito fare - tra cui, la spesa - devono essere svolte nel territorio comunale in cui si trova. Certo, con le dovute esclusioni: i motivi di lavoro (se non si è ottenuto il “lavoro agile” da casa propria), di assoluta urgenza o di salute sono accettati come giustificazione. È il motivo per cui ancora oggi sono aperte le stazioni di servizio e funziona li trasporto pubblico locale: i pendolari che devono recarsi al lavoro in un altro Comune e chi ha giustificati motivi per muoversi, devono poter contare su carburante e mezzi di trasporto pubblico.

Gli interrogativi

L'ordinanza dei due ministri non è precisissima, come peraltro non lo sono un po' tutti i provvedimenti presi sull'onda dell'emergenza. Molti i dubbi dei pendolari che devono recarsi nel luogo di lavoro: temono che si fermi il trasporto pubblico locale e si chiedono come poter raggiungere la sede di lavoro. In realtà, i collegamenti rimangono in funzione, è però vietato usarli per motivazioni che non sono comprese nell'ordinanza: comprovate esigenze di lavoro, assoluta urgenza o motivi di salute, tanto per ricordarli di nuovo. Insomma, dove passava un bus si continuerà a vederlo, e lo stesso vale per treni e corriere. Ma se a bordo, o a destinazione, qualcuno in divisa ci chiede perché siamo lì, è meglio avere una giustificazione prevista dall'ordinanza, altrimenti arriva la denuncia penale.

La Città metropolitana

Un altro dubbio ha assalito i residenti nell'Area metropolitana di Cagliari, che conta tredici diversi Comuni: è considerato un unico territorio? Su questo non c'è (ancora) un'interpretazione ufficiale da parte dello Stato, ma tutte le autorità - anche se ufficiosamente - hanno la stessa convinzione: l'ordinanza vieta di spostarsi o trasferirsi con ogni mezzo in un Comune diverso da quello in cui ci si trova, quindi chi è a Elmas non può raggiungere Cagliari, chi è a Cagliari non può andare a Quartu. Non senza i giustificati motivi. Se così non fosse, il Ctm sospenderebbe tutti i collegamenti tra Comuni diversi della Città metropolitana (i bus del Consorzio ne raggiungono otto) e l'Arst avrebbe parcheggiato tutte le corriere nei depositi. Dunque i collegamenti restano, ma solo chi è giustificato può utilizzarli.

La fuga al Sud

L'ordinanza di Speranza e Lamorgese ha anche l'obiettivo di colpire chi fugge dalle zone infette per cercare maggiore tranquillità in altre: insomma, i settentrionali (o i meridionali che lavorano nel Nord Italia) che già hanno compiuto esodi al Sud, senza sapere se erano infetti dal coronavirus (ci sono i tempi d'incubazione e i casi asintomatici) e quindi, in qualche caso, esportandolo. Assassini inconsapevoli che dovevano essere fermati con ogni mezzo. Compreso quello pubblico.

Luigi Almiento





 

 

2 - L’UNIONE SARDA di lunedì 23 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 8
Le buone notizie. Da oggi in Veneto si sperimenta l’antinfluentale giapponese
PUTIN MANDA NOVE AEREI DI AIUTI E UNA BRIGATA DI VIROLOGI

Tra le buone notizie che quotidianamente riescono a fare capolino fra le cronache della pandemia, oggi c'è la solidarietà della Russia per l'Italia. Dopo i 52 medici cubani atterrati ieri per gestire un ospedale da campo a Crema e i 12 esperti cinesi inviati in Lombardia da Pechino insieme a 17 tonnellate di aiuti, Mosca ha spedito nove aerei da trasporto militare IL-76 pieni di uomini e mezzi. Velivoli e attrezzature contrassegnati con la scritta in tre lingue: “Dalla Russia con Amore”.

Ad accogliere gli aiuti russi a Pratica di Mare, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «L'Italia non è sola e coltivare certe amicizie sta pagando». Di Maio ha anche detto di aver sbloccato le 110 mila mascherine che erano state sequestrate dalle autorità della Repubblica Ceca e che arriveranno nelle prossime 24 ore e 200 mila ferme in Turchia, mentre restano ancora in sospeso quelle in Polonia.

L'aiuto russo è scattato dopo che sabato Vladimir Putin ha chiamato Giuseppe Conte: nella notte gli Ilyushin - in grado di trasportare oltre 40 tonnellate di carico ciascuno - sono stati richiamati dalle regioni di Pskov, Ulyanovsk e Orenburg e concentrati nei pressi di Mosca. Oltre a circa 100 ventilatori polmonari e 500mila mascherine mediche, ospedali modulari da campo e camion Kamaz per la disinfezione, la Russia ha deciso di inviare anche otto brigate mediche, in tutto circa 120 tra medici ed esperti virologi, noti per «aver partecipato direttamente alla liquidazione dei focolai di peste suina africana, ulcera siberiana ed elaborato il vaccino contro la febbre Ebola».

La valutazione Aifa

Intanto oggi comincerà in Veneto la sperimentazione dell'Avigan, un antinfluenzale usato in Giappone contro il coronavirus che avrebbe ottenuto effetti se somministrato ai primissimi sintomi. L'antivirale è autorizzato dal 2014 per forme di influenza causate da virus nuovi o riemergenti. L'Agenzia italiana del farmaco avvierà da oggi la valutazione ma intanto precisa che «il medicinale non è autorizzato né in Europa, né negli Usa. Non ci sono prove di efficacia».

 

 

 

 

 

3 - L’UNIONE SARDA di lunedì 23 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 13

Iglesias. La singolare iniziativa di un giovane ricercatore universitario

LEZIONI DI ARALDICA IN DIRETTA SU FACEBOOK

C'è chi dispensa consigli su come mantenersi in forma. Chi, invece, la forma la travolge suggerendo peccati di gola da provare e gustare come non ci fosse un domani. Lui ha scelto un modo meno scontato per tenere compagnia in queste giornate di clausura generale. su Facebook tiene in diretta conversazioni di storia.

«È materia che mi appassiona da sempre e, in un momento difficile come quello attuale, ho ritenuto giusto dare il mio piccolo contributo. Non sono un medico e, ovviamente, non posso dare consigli in questo campo, ma con materie di mia competenza sì». Fabio Manuel Serra, 36 anni, di Iglesias, lo dice con la naturalezza che lo contraddistingue. Il suo curriculum post maturità (allo Scientifico Giorgio Asproni) racconta di lauree in Beni culturali con indirizzo archeologico, Lettere, Storia e società all'Università di Cagliari, nonché specializzazione in Archivistica, Paleografia e Diplomatica alla scuola dell'Archivio di Stato di Cagliari. Attualmente fa un dottorato in Storia moderna all'Università di Salamanca. Ma nelle sue giornate ha il tempo anche per il volontariato: con il gruppo scout Iglesias 3 e l'associazione dei Candelieri.

Proprio lo spirito di volontario lo ha spinto, anche in questa circostanza, a dedicare agli altri un'ora del suo tempo. Ha cominciato mercoledì scorso, vincendo una certa titubanza iniziale, proponendo una conversazione sull'araldica. «È una delle mie principali specializzazioni - racconta - e ho pensato potesse catturare l'attenzione di chi deve stare in casa. Anche perché è una disciplina dimenticata, considerata il più delle volte una formula di tipo antiquario: gli stemmi sono visti quali elementi di pregio, anche da ammirare a distanza. Possiamo osservarli nelle chiese, osservando una città con gli occhi di un turista, ma l'araldica è molto di più».

Ma Fabio Manuel non vuole essere monotematico e, per il secondo appuntamento previsto mercoledì alle 18, ha scelto un nuovo tema e si trasferirà nell'antica Grecia per parlare della tirannide ad Atene.

Cinzia Simbula







 

4 - L’UNIONE SARDA di lunedì 23 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 14
L’idea. Il semiologo Franciscu Sedda spiega come l’epidemia abbia capovolto l’assetto temporale

IL COVID AZZERA IL NOSTRO ETERNO PRESENTE: IL FUTURO È NELL'ARIA

Andrà tutto bene

Andrà tutto bene si dice e si ripete. Da tanto una frase al futuro non permeava così a fondo i vissuti collettivi. Lo stesso imperativo State a casa! ha un che di prospettico: è un invito che trascende il presente e spinge a un impegno protratto oltre l'istante in modo che questo si faccia condizione che perdura: Io resto a casa. Sono sintomi di un fatto di portata enorme: il coronavirus sottraendoci il futuro ne ha enfatizzato presenza e necessità. Della nostra società si è detto che era affetta da un presentismo asfissiante, e che a causa di questa malattia poche energie collettive venivano lasciate alla memoria del passato e alla costruzione del futuro. Impegnati a vivere un'infinità d'istanti fatti di notizie sensazionalistiche, consumi effimeri o polemiche online, sempre rivolti a un eterno presente.

Il futuro è nell'aria

La crisi che viviamo ha radicalmente sconvolto questo assetto temporale. Certo, il nostro tempo non manca della ricerca d'informazioni e di scontri sui social, tuttavia le condizioni di vita imposte dal coronavirus dilatando il presente ci hanno ridato la possibilità di annoiarci e di fantasticare, ci hanno portato insieme l'ansia per l'avvenire e il principio della speranza: Che succederà? Quando torneremo alla normalità? Come sarà la vita dopo il Covid 19? Torneremo ad abbracciarci. Nulla sarà come prima. Sarà l'occasione per grandi cambiamenti. Sembrerà paradossale, ma era da un po' di tempo che non si vedeva così tanto futuro in giro. Sembrerà cinico, ma possiamo davvero dire che nel bene o nel male il futuro è nell'aria.

Imperfette analogie

Ma questo non è l'unico effetto che il Covid19 ha sul nostro tempo. Come sempre succede davanti a eventi storici inattesi e dagli esiti incerti, gli umani si rivolgono al passato: dalla peste medievale alla spagnola del 1918, dall'Aids all'ebola. In questi precedenti si spera di trovare informazioni scientificamente utili o suggerimenti per un'efficace condotta d'azione: una volta tanto la bistrattata storia pare farsi maestra di vita o quantomeno valido aiuto per non commettere gli stessi errori.

Per la maggior parte dei casi si tratta di analogie imperfette che servono per confortarci, quasi che la presenza di accadimenti similari nel passato ci sollevi da una sorta di pessimismo cosmico circa la nostra sfortunata condizione: mal reiterato mezzo gaudio. O che ci motivano a guardare avanti, perché ci raccontano la storia di qualcosa di terribile che è stato vinto: come se noi fossimo i figli di chi c'è l'ha già fatta e i genitori di chi ce la farà di nuovo.

Il futuro nel passato

Il Covid 19 ci costringe a interrogarci sulla prevedibilità dei fenomeni estremi. Hanno fatto il giro del mondo le immagini di una Ted talk del 2014 in cui Bill Gates invitava a vedere nelle epidemie il grande fattore di crisi del futuro da anticipare attraverso ricerca, formazione di personale e strutture sanitarie pronte all'emergenza. Ha fatto scalpore scoprire che in un libro del 2012, Spillover, il giornalista scientifico David Quammen, aveva previsto tutto ciò che stiamo vivendo. Come all'indomani di una morte annunciata che nessuno ha saputo o voluto udire si scatena la ricerca di predizioni e coincidenze, come quella contenuta nella puntata dei Simpson del 1993 in cui si annunciava un'epidemia di coronavirus in arrivo dalla Cina. In questo gioco si annidano i germi tanto del pensiero dietrologico e cospirativo quanto della presa di coscienza che un pensiero dell'avvenire tenuto vivo e meglio nutrito fuori dai tempi di crisi potrebbe davvero aiutarci a non doverci ricordare del futuro a tempo quasi scaduto.

Franciscu Sedda






 

5 - L’UNIONE SARDA di lunedì 23 marzo 2020 / Primo piano - Salute - Pagina VI

VIROLOGIA
Sesso e Covid-19: no a rapporti occasionali

Il sesso è pericoloso con il coronavirus?
Risponde ENZO TRAMONTANO, 53 anni, docente di Microbiologia e Virologia dell’Università di Cagliari

Il virus non si trasmette per via sessuale ma per via aerogena. In questo senso baci e abbracci con persone infette possono essere fonte di contagio. Il rischio di contagio da Coronavirus infatti non è legato al rapporto sessuale in se, ma dalla prossimità che il sesso richiede, e dallo scambio col partner delle secrezioni di bocca e naso. Il virus infatti si ritrova principalmente nella saliva e raramente nelle feci. Quindi anche se di fatto il contagio non avviene sessualmente, per maggiore sicurezza è sconsigliabile avere rapporti con partner occasionali o con i quali non si convive, perché potrebbero avere avuto contatto con altre persone ed essere potenziali veicoli di contagio. Il discorso è diverso per un partner convivente, che resta a stretto contatto in questo periodo di quarantena e condivide gli stessi ambienti. In questo caso, a meno che non ci sia un comprovato contagio o un alto sospetto, i rapporti sessuali non sono sconsigliati. Tra partner stabili e conviventi c'è lo stesso rischio di contagio di qualunque altra malattia.

La Nuova Sardegna





 

6 - LA NUOVA SARDEGNA di lunedì 23 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 3

Medici e infermieri che stanno per uscire da Cagliari e Sassari
Ritorneranno una decina di pensionati

DALLE UNIVERSITÀ PRESTO IN CAMPO 400 RINFORZI

CAGLIARI Una trentina di medici sardi hanno risposto all'appello della Protezione civile nazionale per rinforzare la trincea negli ospedali del Nord Italia e nelle zone rosse soprattutto. Invece sono quasi 400, compresi gli infermieri laureati, quelli pronti a scendere in campo a casa loro. I rinforzi servono, sono indispensabili, com'è scritto da giorni nel decreto del Governo, il "Cura Italia", che ha azzerato le procedure d'ingaggio e assunzione.
DALLE SCUOLE. Saranno all'incirca 300 gli specializzandi sardi delle scuole universitarie di Cagliari e Sassari, che dalla settimana prossima dovrebbero prendere servizio. Lo faranno sia nelle tre strutture di riferimento per il Covid-19 (Santissima Trinità a Cagliari, Santissima Annunziata a Sassari e al San Francesco di Nuoro) sia negli altri reparti. Perché dovunque il sistema sanitario è finito sotto pressione. I 300 sono gli iscritti al terzo e quarto anno delle Scuole, e potranno dar subito manforte ai colleghi, come tra l'altro, oltre un mese fa, era stato previsto anche dalla conferenza Stato-Regioni per far fronte ai già evidenti buchi in organico. In questa fase d'emergenza, legata purtroppo alla pandemia, la richiesta sarà soprattutto per le specializzazioni di anestesia e rianimazione, da sempre fra le più carenti in Sardegna, poi pneumatologia, malattie infettive e medicina interna. In questi giorni, alcuni specializzandi, sei in tutto, sono stati assunti dall'Azienda unica a Cagliari, Alghero e Sassari. Il grosso, come detto, dovrebbe essere chiamato questa settimana, anche se l'Ats sta preparando ancora la mappa degli ospedali in cui saranno destinati.
NEOLAUREATI. La seconda forza messa in campo sarà quella dei laureati dell'ultima sessione invernale delle facoltà di Medicina e Chirurgia, a Cagliari e Sassari. Nel primo caso sono una quarantina, 37 nel secondo, con la discussione delle tesi fissata per la fine del mese. Tutti potranno entrare subito in servizio dopo che il decreto Cura Italia ha abolito l'obbligo dell'esame di Stato per l'abilitazione. Saranno a disposizione dell'Asl unica, che di concerto con l'Ordine dei medici, dovrebbe destinarli a coprire i turni nelle guardie mediche e nei poliambulatori. Dunque, a loro volta, rinforzeranno la trincea della sanità territoriale, che è fondamentale nelle aree più lontane dai grandi ospedali.
NEO INFERMIERI. Il terzo rinforzo arriverà dai laureati del corso triennale in professioni sanitarie, organizzato a Cagliari e a Nuoro. Le lauree, una quarantina, sono previste ad aprile, ma in caso di necessità potrebbero essere convocati anche gli studenti del secondo anno e quell'esperienza, seppure in una situazione molto difficile, potrebbe valere come periodo di tirocinio.I pensionati. Il ritorno in servizio di chi ha lasciato i reparti per raggiunti limiti d'età è quello più difficile da censire. Stando a una stima approssimativa, sarebbero almeno una decina i medici che avrebbero rindossato il camice per dar manforte ai colleghi. (ua)

 








7 - LA NUOVA SARDEGNA di lunedì 23 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 4

UNIVERSITARI
Mozione della Lega: sostegno alle famiglie dei fuori sede

CAGLIARI Andrea Piras e Michele Ennas, consiglieri regionale della Lega, presenteranno una mozione su misure di sostegno alle famiglie degli universitari fuori sede: si propone di garantire la liquidazione dei contributi che gli Ersu riconoscono per le spese di affitto; e l'istituzione di un fondo di sostegno per il pagamento dei canoni di locazione per chi non ha benefici Ersu. Inoltre si pensa all'opportunità di rivedere i criteri di misurazione dei crediti universitari per l'assegnazione delle borse di studio, dato che molti studenti universitari rischiano di non maturare il numero necessario di Cfu.

 






8 - LA NUOVA SARDEGNA di lunedì 23 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 6

L'economista Sabatini spiega come grazie a un app il contagio si sia circoscritto
Nel Paese orientale che confina con la Cina i positivi e le vittime sono modesti

IL MODELLO COREANO PER SCONFIGGERE IL VIRUS

di Luca Rojch  @LucaRojch
SASSARI Il grande fratello sconfiggerà il grande flagello. L'arma segreta per affrontare l'inarrestabile morbo è una applicazione da scaricare sul telefonino che può diventare il più efficace degli antivirus. Mai come ora virtuale e reale si intrecciano nella battaglia contro l'inarrestabile coronavirus. Nulla di nuovo in realtà, perché c'è chi ha già un modello vincente. «Dobbiamo copiare e adattare il sistema coreano, l'unico che si è mostrato efficace». A spiegarlo è Fabio Sabatini, professore associato di Politica economica alla Sapienza università di Roma. Sabatini da settimane porta avanti l'esempio del modello della Sud Corea. «Sono riusciti a contenere in modo incredibile la diffusione del virus - dice Sabatini -, e lo hanno fatto grazie all'utilizzo di una app e di un sistema di intervento efficientissimo, ma che può essere riprodotto anche qua in Italia. Grazie a questo sistema hanno bloccato la diffusione del virus. Adesso l'indice di letalità in Corea del Sud è dello 0,7 per cento. In Lombardia è dell'8 per cento».
Sabatini da settimane spiega l'importanza dell'approccio utilizzato in Corea del sud. E in molti elogiano il modello che viene proposto. Anche l'ex governatore Francesco Pigliaru è un sostenitore di questo metodo e sul suo profilo Facebook spiega perché può essere la svolta.
LOCKDOWN. Sabatini non ha dubbi. «Certo il lockdown, la chiusura totale di ogni attività, è indispensabile per prendere tempo e rallentare la diffusione del virus , ma non basta - spiega -. I motivi sono semplici. Per prima cosa i contagiati sono più di quelli che vengono rilevati in modo ufficiale. C'è un esercito di positivi sommersi che non sono stati censiti. C'è anche un altro aspetto fondamentale. Anche se il lockdown avrà effetto bastano minuscoli focolai perché il contagio divampi nuovamente. Uno studio di Science sostiene che basterebbero anche solo quattro persone. Questi dati ci devono far riflettere e far capire quanto sia fondamentale il tracciamento digitale».
MADE IN TAIWAN. Non solo la Corea, ma anche Taiwan, che confina proprio con le regioni della Cina in cui c'erano le maggiori aree di contagio, ha avuto un numero di casi e di vittime irrisori rispetto all'ecatombe dei suoi vicini. La spiegazione è sempre la stesso.
L'UTILIZZO DELLA APPLICAZIONE. Il funzionamento è semplice. L'app viene installata sul telefonino e traccia e registra tutti gli spostamenti. Per due volte al giorno chiede al proprietario del telefono quali siano le proprie condizioni di salute. A seconda della risposta, se si denuncia qualche sintomo di coronavirus si viene raggiunti da una task force che fa subito il tampone. In caso di positività, con il gps del telefono si ricostruiscono tutti gli spostamenti e i contatti avuti. Si fanno quindi i tamponi a tutte le persone con cui si sono avuti i contatti. «In questo modo si riesce a circoscrivere il contagio da subito e si isolano anche gli asintomatici e i preasintomatici - continua Sabatini -. È chiaro che con la somma di lockdown e di controllo con l'app si riuscirebbe a limitare il contagio in molte aree italiane. È chiaro che con questo sistema a Milano e in Lombardia, dove il contagio è troppo vasto, non si potrebbe intervenire in modo efficace, ma in molte aree della penisola si riuscirebbe a spezzare la catena del contagio. Come per esempio nel Lazio o in Sardegna». La privacy. Il sistema ha come suo difetto il fatto che entra in modo importante nella vita privata delle persone. «Certo è un aspetto che abbiamo presente - aggiunge Sabatini -, ma in questo caso si deve mettere sulla bilancia il fatto che da una parte c'è la salute pubblica e la vita di migliaia di persone davanti a una pandemia che sembra inarrestabile. Dall'altra c'è la privacy del singolo. Credo che si possa temporaneamente rinunciare alla propria privacy per la difesa di un bene superiore».
L'APPROCCIO. Questo sistema ideato dalla Corea ha avuto risultati sorprendenti: 104 morti e 8900 casi. In Italia ci sono 5700 morti e 59mila positivi. «E la sua importanza - conclude Sabatini - non è legata solo al presente, al modo per limitare il contagio in questo momento. Ma sarà importante in modo particolare una volta che il lockdown sarà passato. Perché si dovrà evitare che si formino ulteriori focolai e ci sia una nuova ondata. Il lockdown serve per guadagnare tempo, per organizzare la controffensiva nei confronti del virus. In Corea del sud il coronavirus si è diffuso più rapidamente che da noi, ma l'hanno tenuto sotto controllo grazie a questa organizzazione capillare che ha consentito di fare test a tappeto e non random come è stato fatto in Italia. Ecco perché è essenziale adottare questo modello se si vuole affrontare e sconfiggere il virus».

Questionario e social

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