Lunedì 16 marzo 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
16 marzo 2020

L'Unione Sarda




 

1 - L’UNIONE SARDA di lunedì 16 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 4

L’EMERGENZA. La stretta imposta dopo la riunione della task force regionale

Blindati gli ospedali in Sardegna, vietato far visita a chi è ricoverato
Nieddu: “Reparti a rischio, troppi i casi di contagio dall’esterno”

Ospedali blindati in tutta la Sardegna. Da Cagliari a Nuoro, da Sassari a Oristano, fino alle strutture più piccole. Ingresso vietato. Niente visite dei familiari ai degenti se non c'è il via libera della direzione ospedaliera. Autorizzazioni che, va da sé, saranno rarissime. Di più, si entra solo dopo aver risposto a domande come “Dove sei stato negli ultimi giorni?”, uno dei quesiti dell'indagine epidemiologica che valuta le condizioni di rischio di contagio. «Ed è ovvio che bisogna rispondere sinceramente, sotto la propria responsabilità, perché ci sono stati dei casi in cui qualcuno non ha detto la verità ed è finita che mezzo reparto è stato contagiato», tuona l'assessore Mario Nieddu.

Serve l'autorizzazione

La stretta sugli ospedali è arrivata ieri mattina dopo la riunione della task force regionale che nell'ultima settimana ha dovuto fare i conti con la moltiplicazione dei contagi tra i camici bianchi, nonché i casi di pazienti risultati positivi al test con la conseguente chiusura di reparti e l'isolamento di medici e infermieri. È successo al San Francesco di Nuoro, al Santissima Annunziata di Sassari, al Paolo Dettori di Tempio, al Brotzu di Cagliari e via. In questa situazione - con la gravissima carenza di mascherine e altre protezioni per il personale sanitario - i fortini dell'assistenza ai malati rischiano di venire giù come castelli di carta. «Chiudiamo gli ospedali alle visite: entrerà soltanto chi ha l'autorizzazione. Il che, sia chiaro - avverte l'assessore Nieddu - vuol dire: meno ingressi possibile». È da più di una settimana, per la verità, che le visite ai degenti sono contingentate: un solo familiare e possibilmente sempre lo stesso, questa la linea di quasi tutte le strutture nell'Isola. «Ma, evidentemente, non è bastato».

I reparti sottosopra

Non è bastato, sicuramente, perché ci sono ancora visitatori - quindi familiari dei degenti - che entrano in ospedale senza curarsi di sintomi allarmanti o di situazioni (magari la vicinanza con parenti venuti dal Nord Italia) che, in questo momento, metterebbero in allarme anche un gatto. Così succede che, non appena un paziente ricoverato risulta positivo al test del Covid-19, in ospedale succede il finimondo: reparto chiuso, personale bloccato, tamponi a tappeto. È successo l'altro ieri al Brotzu nel reparto di Urologia, al Santissima Annunziata di Sassari, e al piano di Ortopedia a Tempio. È successo al San Francesco di Nuoro dove un paziente è passato dal pronto soccorso e poi trasferito a Sassari. Solo per ricordare gli ultimi episodi. Ieri al Cto di Iglesias, invece, un falso allarme: una giovane donna ha partorito e, visti sintomi come la tosse e il fatto che il marito, arrivato in ospedale, era stato nella Penisola, si è deciso di farle il tampone. La puerpera, insomma, non ha nemmeno fatto in tempo a gioire che è diventata subito un caso sospetto: il reparto di Ostetricia è stato chiuso e per mezza giornata si è atteso l'esito del test. Negativo, grazie al cielo.

L'ennesimo appello

«È fondamentale - ripete Nieddu - che informazioni come l'essere stati in zone a rischio vengano rivelate subito». La verità però, «è che ancora c'è troppa gente in giro. Troppa. Al mercato di San Benedetto, l'altro giorno, sembrava la spesa prima di Pasqua. Restate a casa, come lo si deve dire?».

Piera Serusi





 

 

2 - L’UNIONE SARDA di lunedì 16 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 5

L’EMERGENZA. Cosa dice l’ordinanza regionale

Salute, lavoro, rientri Ma per viaggiare serve l'autorizzazione
Sino al 25 marzo l’Isola sarà sigillata. Pochissime e tassative le eccezioni

Comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità; spostamenti per motivi di salute o rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Esigenze che devono però essere sempre dimostrate e improrogabili. Sino al 25 marzo dalla Sardegna si potrà entrare o uscire solo per questi tassativi motivi e prima si dovrà comunque ottenere un'autorizzazione. Il cui contenuto sarà controllato dalle forze dell'ordine all'imbarco dei porti e dell'aeroporto di Cagliari, l'unico che resta aperto.

L'ordinanza

È questo il cuore dell'ordinanza emanata alla mezzanotte di sabato dal presidente della Regione Christian Solinas in attuazione del decreto del ministero dei Trasporti. Un provvedimento che sigilla l'Isola per i prossimi dieci giorni e che ha avuto ieri la sua brevissima fase transitoria: sono stati infatti consentiti sbarchi e imbarchi su voli e traghetti già programmati, con i passeggeri in arrivo che hanno però dovuto tutti compilare l'autocertificazione ministeriale e saranno obbligati a stare in isolamento per i prossimi 14 giorni, avvisando le autorità sanitarie della propria presenza e segnalando tempestivamente la comparsa di qualunque sintomo. Obblighi che naturalmente varranno anche per tutti coloro che saranno autorizzati a sbarcare in Sardegna nei prossimi giorni di blocco.

Chi può viaggiare

Le nuove misure anti Covid-19 valgono dunque da oggi e sino al 25 marzo, anche se nell'ordinanza si specifica che potrebbero esserci proroghe. Fra i motivi che consentono l'arrivo o la partenza, spicca quello legato alla possibilità di raggiungere domicilio, abitazione o residenza. Il che significa che i sardi che si trovano nella Penisola o all'estero, ad iniziare dagli studenti (si pensi agli Erasmus), ma anche quelli partiti per una vacanza, potranno fare richiesta per rientrare. Le esigenze lavorative dovranno invece essere improrogabili (tale non può considerarsi un appuntamento rinviabile), mentre lo stato di necessità dovrà essere dimostrato e dunque stringente e attuale. Con i motivi di salute sono invece fatti salvi i diritti di tutti quei malati che si spostano ad esempio per cure salvavita, mentre l'autorizzazione sarà verosimilmente negata a chi non deve sottoporsi a terapie urgenti.

L'autorizzazione

In ogni caso è obbligatorio richiedere almeno 48 ore prima della partenza l'autorizzazione, che deve essere compilata e inviata per via telematica (il modello si può scaricare dalle sezione "Nuovo Coronavirus" del sito della Regione) insieme all'autocertificazione attestante la propria personale condizione. A vagliare le richieste sarà una commissione ad hoc istituita presso la Direzione generale della Protezione civile, mentre l'autorizzazione sarà firmata dal presidente Solinas e inviata all'indirizzo e-mail del richiedente entro 12 ore dalla partenza. Agli imbarchi di aerei e navi, i passeggeri dovranno presentare la copia del lasciapassare, oltre agli altri documenti, che sarà controllata dagli addetti delle compagnie di navigazione e aeree, ma anche dalle forze dell'ordine.

Le merci

Nessun limite è posto ovviamente al trasporto delle merci ma laddove possibile i container dovranno viaggiare sulle navi senza personale al seguito, altrimenti è consentito l'imbarco dei soli autisti dei tir, rientrando la loro condizione fra le «comprovate esigenze lavorative».

Massimo Ledda






 

3 - L’UNIONE SARDA di lunedì 16 marzo 2020 / Primo piano

L’EMERGENZA
Spiegazioni, compiti, esercizi: negli istituti sardi svuotati dal virus l’attività didattica non si è fermata

LA SCUOLA REAGISCE: LEZIONI A DISTANZA «AI RAGAZZI PIACE»
Classi virtuali, chat e videoconferenze. Al via oggi i corsi per il prof meno smart

Due giorni fa Claudia, 15 anni, ha seguito le sue prime lezioni in videoconferenza: «Inglese alle 10,15», racconta. «Esercizi dal libro. Poi italiano: abbiamo corretto i compiti che la professoressa ci aveva assegnato. Dovevamo analizzare una poesia di Ungaretti e una di Carducci». Impressioni? «Mi piace. È divertente. Ed è l'unico modo per farci seguire qualcosa e farci tornare alla normalità».

Cagliari. Claudia studia al liceo classico Dettori. Dal 5 marzo scorso le lezioni sono sospese per coronavirus: inizialmente fino a oggi, poi fino al 3 aprile. Ma ora nessuno è più in grado di fare previsioni. Nei primi giorni, tutto era fermo o quasi: «Alcune insegnanti - racconta ancora Claudia - avevano già attivato delle chat, per esempio per coordinarci per la Notte dei licei, altre comunicavano per e-mail, quindi siamo rimasti in contatto e ci siamo sentiti su quei canali per i compiti». Nei giorni scorsi, docenti come Debora Deiana Cara (italiano) e Bianca Obino (inglese) hanno iniziato a fare lezione in videoconferenza: «C'eravamo quasi tutti, solo due assenti», sorride Claudia. Oggi la professoressa Claudia Lombardini inizia con le lezioni di scienze.

Un salto nel vuoto

La scuola sarda non era preparata. Il passaggio dall'aula alla piena digitalità è stato brusco e imprevisto: l'emergenza ha costretto anche i prof meno smart a fare il salto nel vuoto. «I docenti stanno facendo uno sforzo enorme», conferma il dirigente, Roberto Pianta. «Sta funzionando. I ragazzi non si sentono abbandonati. Le attività, documentate sul registro elettronico, ricalcano l'orario scolastico. Tutto come da indicazioni del Ministero: non troppi compiti, privilegiare il contatto con gli alunni senza sovraccaricarli. Massimo due lezioni da 40 minuti al giorno. L'attenzione non regge oltre». I ragazzi come reagiscono? «Hanno sorpreso i docenti dimostrando una gran voglia di fare lezione».

Per loro, nativi digitali, la svolta è meno traumatica che per molti insegnanti: «Hanno naturalmente più dimestichezza di noi con questi strumenti che, ben utilizzati, possono essere molto efficaci», conferma Domenico Ripa, che a Cagliari è dirigente del Martini (istituto tecnico per il settore economico) e reggente del Giua (scientifico delle scienze applicate). «Con le videolezioni siamo partiti subito. In entrambe le scuole alcuni docenti utilizzavano già, in affiancamento alla tradizionale lezione in presenza, piattaforme per creare e gestire classi virtuali, scambiare materiali didattici, assegnare e correggere i compiti. L'emergenza ha messo anche gli altri davanti alla necessità di imparare a usare questi strumenti».

Formazione d'urgenza

Il Giua, per questo, è la scuola ideale: «Siamo polo regionale Future labs , così in collaborazione con l'ufficio scolastico abbiamo programmato dei corsi online interattivi ( webinar ) tenuti da docenti esperti». Si comincia stamattina: tre seminari di mattina e tre di sera, per tre settimane. «Formeremo 150-180 docenti a settimana». Rincuorante, nel caso si arrivasse a fine anno scolastico in regime di emergenza.

Una docente esperta è certamente Annarella Perra, docente di discipline classiche al liceo Motzo di Quartu: dal 1997 insegna ai colleghi a impiegare la tecnologia nella didattica. Al Motzo, racconta, «chi già lavorava con strumenti digitali non ha fatto altro che tenerli attivi per poi avviare anche videoconferenze (in sincrono) e/o videolezioni (registrate). Ci siamo attivati per assistere e formare i docenti che non utilizzavano questi strumenti. La comunicazione con studenti e famiglie è multicanale. In questo momento è prioritario far sapere che ci siamo e possono contare su di noi». I ragazzi? «Stanno reagendo. Sono deliziosi. E stanno dando anche a noi adulti dimostrazione di grande responsabilità».

Marco Noce






 

4 - L’UNIONE SARDA di lunedì 16 marzo 2020 / Speciale SALUTE - Pagina V

FOCUS. Biomateriali, Cagliari in prima fila
Importante ricerca di un team della facoltà di Ingegneria nel campo della rigenerazione ossea

Gioco di squadra e sinergia internazionale per ottenere un risultato che ha avuto rilievo internazionale. Il numero 4, da alcune settimane sui network scientifici, accademici e mediatici internazionali, del “Journal of Materials Chemistry B, 8, 629-635 (2020)”, ha in copertina un'immagine inerente la ricerca degli specialisti dell'Università di Cagliari che renderà più facile la rigenerazione ossea grazie a materiali di ultimissima generazione che costituiscono una svolta in questa particolare branca della medicina. Il lavoro è firmato da Giacomo Cao (direttore Dimcm, Dipartimento ingegneria meccanica, chimica e dei materiali), Roberto Orrù (docente Dimcm), e Marina Luginina (dottoranda di ricerca Dimcm).

Gli specialisti compongono l'Unità di ricerca del Consorzio interuniversitario nazionale per la scienza e tecnologia dei materiali (Instm). Con il team operante a Cagliari hanno collaborato agli studi e alla redazione del lavoro David Grossin, Fabien Brouillet, Geoffroy Chevallier, Carole Thouronb e Christophe Drouet, docenti e ricercatori del Centro interuniversitario di ricerca e di ingegneria dei materiali dell'Università “Paul Sabatier” di Tolosa.

Un altro proficuo esempio di interazione transnazionale con riverberi sia su reputazione e accreditamento dell'Università di Cagliari, sia sulle filiere applicative e sulla didattica in un ambito che richiede intuito, competenze e conoscenze consolidate. L'articolo - inserito nella sezione Materials for biology and medicine - ha per titolo "First successful stabilization of consolidated Amorphous Calcium Phosphate (ACP) by cold sintering: toward highly-resorbable reactive bioceramics".

Biomateriali e tessuto osseo

"Nel campo della rigenerazione ossea è necessario avere a disposizione biomateriali altamente riassorbibili e reattivi capaci di innescare rapidamente la neoformazione del tessuto osseo. Sebbene i meccanismi di mineralizzazione ossea non siano ancora stati completamente chiariti, studi in letteratura suggeriscono che la formazione di nuovo materiale osseo possa coinvolgere precursori a base di fosfato di calcio amorfo (Acp)».

«Il nostro lavoro - osserva ancora il professor Roberto Orrù - si inserisce in questo contesto e per la prima volta abbiamo sviluppato un processo basato sulla tecnologia di Spark plasma sintering (Sps) che consente di ottenere il prodotto desiderato. Abbiamo introdotto all'interno dell'apparecchiatura Sps, la prima in Italia disponibile nel nostro ateneo dal 2003, polveri di fosfato di calcio amorfo dopato con ioni carbonato ottenute a loro volta quale precipitato a partire da una soluzione acquosa contenente nitrati di calcio e magnesio, di-ammonio idrogeno fosfato e bicarbonato di sodio. La densificazione delle polveri di partenza attraverso Sps ha consentito di far fronte alla nota instabilità termica di tali sostanze permettendo condizioni operative che ne preservassero il relativo carattere di metastabilità".

La riduzione dei tempi

"Per il mio gruppo è motivo d'orgoglio il riconoscimento del lavoro e la scelta di dedicare la copertina a una figura molto rappresentativa del nostro studio da parte di una prestigiosa rivista qual è il Journal of Materials Chemistry B. Il lavoro - puntualizza il professor Cao - si colloca nell'ambito della sfida tesa a ottenere una nuova famiglia di composti a base di fosfato di calcio amorfo con sempre maggiore reattività e capacità di bioriassorbimento che consentano di diminuire significativamente i tempi dei processi di rigenerazione ossea".

Il direttore del Dimcm rilancia: "L'attività si inserisce nell'ambito di una proficua collaborazione tra il nostro dipartimento e i colleghi dell'Università di Tolosa alla quale ha attivamente partecipato la dottoranda di nazionalità russa Marina Luginina che sta per conseguire il titolo di dottore di ricerca in Scienze e tecnologie per l'innovazione nella nostra università".

Red. Sal.






 

5 - L’UNIONE SARDA di lunedì 16 marzo 2020 / Speciale SALUTE - Pagina VI

Gli esperti rispondono
IGIENE. Disinfettanti alcolici, no all’uso eccessivo

L'uso eccessivo di disinfettanti può essere dannoso? Si può utilizzare in alternativa il normale sapone?
Risponde SOFIA COSENTINO, 57 anni, docente di igiene all’Università di Cagliari

Per un corretto lavaggio delle le mani allo scopo di garantirne un'adeguata pulizia e igiene e per prevenire le infezioni si può utilizzare sia acqua e sapone che disinfettanti a base alcolica. Le mani vanno lavate per almeno 40-60 secondi se si usano acqua e sapone e non meno di 30 secondi se si usano igienizzanti a base alcolica. Questi ultimi vanno usati quando le mani sono asciutte, altrimenti non sono efficaci, devono avere un contenuto di alcol di almeno il 60% e andrebbero limitati alle occasioni in cui non è possibile utilizzare acqua e sapone (quando ad esempio siamo in giro), non come procedura standard. Infatti se usati frequentemente possono provocare secchezza e irritazione della cute. Anche per quanto riguarda i disinfettanti a base di ipoclorito di sodio è sconsigliato l'uso prolungato perché il cloro irrita la pelle. Pertanto lavarsi le mani con acqua e sapone per almeno 60 secondi è una misura più che valida.






 

6 - L’UNIONE SARDA di lunedì 16 marzo 2020 / Speciale SALUTE - Pagina VII

Gli esperti rispondono
REUMATOLOGIA. Malattie reumatiche e cure col Covid 19

I malati reumatologici devono continuare la terapia nonostante la pandemia da Coronavirus? Risponde ALBERTO CAULI, 54 anni, professore e direttore Reumatologia Policlinico Duilio Casula Aou Cagliari

I pazienti affetti da patologie reumatologiche, come l'artrite reumatoide o psoriasica, la spondilite anchilosante e le connettiviti come il lupus eritematoso o le vasculiti, assumono farmaci che interferiscono con il sistema immunitario e per questo motivo risultano efficaci a controllare la malattia e le sue possibili complicanze. La sospensione generalizzata di queste terapie sarebbe ingiustificata in quanto metterebbe a forte rischio il paziente di pericolose riattivazioni della malattia. Naturalmente è opportuno un attento monitoraggio e la valutazione caso per caso da parte dello specialista reumatologo. Queste terapie, incluso il farmaco così detto anti-artrite Tocilizumab, recentemente sperimentato nelle forme gravi di polmonite interstiziale da Covid-19, non proteggono dall'infezione e pertanto i pazienti reumatologici, come tutti gli individui con altre patologie sistemiche, devono attenersi alle norme stabilite dalle autorità sanitarie per la prevenzione dell'infezione.






 

7 - L’UNIONE SARDA di lunedì 16 marzo 2020 / Speciale SALUTE - Pagina VII

Gli esperti rispondono

OTORINO. Un "nuovo orecchio" per quei bambini che soffrono di una grave sordità: è l'impianto cocleare

A mio figlio di pochi mesi è stata diagnosticata una sordità grave ed è stato indicato un impianto cocleare. Di cosa si tratta? Risponde DANIELE DE SETA, 38 anni, ricercatore Otorino Policlinico Duilio Casula Aou Cagliari

L'impianto cocleare è una protesi che sostituisce completamente la funzione dell'orecchio sordo stimolando direttamente il nervo acustico e quindi le aree uditive del cervello. Grazie all'ausilio dell'impianto cocleare i bambini nati con sordità profonda bilaterale ed impiantati precocemente potranno riabilitare le vie acustiche e quindi sviluppare il linguaggio normalmente.Il Centro di Audiologia Infantile dell'Ospedale San Giovanni di Dio, facente capo alla Clinica Otorino della AOU di Cagliari è in Sardegna l'unico centro con delibera regionale dedicato alla patologia audiologica infantile. Diretto dal professor Roberto Puxeddu e coordinato dalla dottoressa Cristiana Calabrò, valuta e segue i bambini con sordità severa diagnosticata tramite screening uditivo neonatale in gran parte dei punti nascita della Regione Sardegna. Se la riabilitazione con apparecchio acustico non risulta essere efficace per la riabilitazione di tale sordità il piccolo paziente, dopo una valutazione del team Impianti Cocleari del Policlinico di Monserrato composto da Puxeddu, Carta e io, il piccolo viene sottoposto a intervento chirurgico per posizionamento di impianto cocleare. Una volta impiantato, il bambino inizia un percorso di riabilitazione logopedica che gli permetterà di utilizzare il suo "nuovo orecchio" e sviluppare un linguaggio di pari livello dei suoi piccoli compagni normoudenti.



 

La Nuova Sardegna




 


8 - LA NUOVA SARDEGNA di lunedì 16 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 4

Mancano i dispositivi per mettere in sicurezza il personale in tutti i reparti

La Protezione civile: le scorte sono al minimo, così si favoriscono i contagi

I MEDICI SONO DISARMATI

SERVONO I CASCHI PROTETTIVI

Maschere e guanti inutilizzati, da donare a chi in questo momento ne ha un enorme bisogno per salvare la vita degli altri e lavorare in sicurezza, I segretari generali di Uil Funzione Pubblica Fulvia Murru e Uil Trasporti William Zonca fanno un appello alla solidarietà considerando la situazione difficile e l'impegno straordinario di medici, infermieri e personale sanitario. Si rivolgono alle aziende che «considerata la contrazione delle attività e in alcuni casi la chiusura forzata di alcune o tutte le lavorazioni, abbiano al loro interno un surplus di mascherine e o guanti, fermo restando la garanzia della protezione dei propri dipendenti, per sensibilizzarle a donare i dispositivi di protezione personale alle strutture ospedaliere impegnate in questa complicata ed estenuante battaglia contro il coronavirus. Le previsioni ci portano a pensare che nelle prossime settimane ci possa essere una intensificazione dei contagi - dicono Murru e Zonca - e dobbiamo garantire ai medici, agli infermieri e agli altri operatori sanitari l'adeguata protezione affinché possano lavorare per il bene di tutti noi».
CAGLIARI L'urgenza è sempre più una sola: far fronte alla carenza di dispositivi individuali di protezione. È così dappertutto. Ma lo è soprattutto negli ospedali, dove oramai le semplici mascherine da chirurgo non sono di sicuro più sufficienti a fermare i contagi. Il caso dei troppi medici e infermieri risultati positivi al test Covid-19 - al San Francesco di Nuoro, nei giorni scorsi, e poi, sabato e domenica, al Santissima Annunziata, a Sassari, e al Santissima Trinità e al Brotzu, a Cagliari - hanno rilanciato l'allarme con forza. Da giorni lo sanno tutti: il sistema sanitario, in qualunque reparto, è oggi quello messo più sotto pressione e quindi più a rischio. Dagli stessi ospedali è arrivata infatti questa richiesta urgente: tutto il personale deve avere in dotazione caschi e visiere protettive, che finora invece sarebbero presenti solo nei reparti di malattie infettive. Dall'Unità di crisi della Regione fanno sapere che «anche questa fornitura, così come tante altre, l'abbiamo sollecitata al Dipartimento nazionale e siamo in attesa di una conferma nelle prossime ore». Per la verità nelle consegne ci sarebbe ancora un imbuto, a Roma, anche se è stata annunciata un'accelerazione a partire da oggi.
Mascherine. La Regione s'è data da fare in questo fine settimana. L'assessore alla sanità, Mario Nieddu, lo ha detto e ripetuto più volte: «Abbiamo fatto l'impossibile per recuperare tutti i dispositivi reperibili sul mercato». L'ultima distribuzione è stata, sabato sera, quella di 30mila mascherine, consegnate negli ospedali e in altri presidi. Una notizia non confermata accenna anche che la Prefettura di Cagliari avrebbe requisito un container, con all'interno diverso materiale sanitario, destinato al Nord Italia. Però dalla sala operativa preferiscono non soffermarsi sul presunto caso del container. «Noi diciamo solo - fanno sapere - che le scorte sono al minimo e con l'aumento dei contagi, abbiamo bisogno di molto più dispositivi».
Le donazioni. Sono in aumento sia sul conto corrente aperto dall'Ats - il numero Iban per i bonifici va qui ricordato IT88B010151720300007072742, sia da parte di aziende e istituti di credito. Il Banco di Sardegna s'è detto pronto ad acquistare 60 ventilatori polmonari da installare nei reparti di terapia intensiva. «È un contributo importante, decisivo - sottolinea l'assessore Nieddu - Perché quelli che abbiamo sollecitato da giorni al Dipartimento della Protezione civile, arriveranno solo in settimana». Anche l'ex presidente del Cagliari calcio e oggi del Brescia, Massimo Cellino, s'è fatto avanti: donerà una cinquantina di respiratori, o comunque altro materiale sanitario, al Santissima Trinità di Cagliari. È stato il direttore sanitario dell'ospedale, Sergio Marracini, a confermare la notizia. Oggi dalla Cina arriverà anche il carico di aiuti spedito a Cagliari dal gruppo Blue River, che è socio nello stabilimento Alimenta in Sardegna. È stato annunciato che nei container ci saranno mascherine, guanti, tute e altro materiale necessario per difendersi dal coronavirus.
Assunzioni. L'aumento nell'organico di medici e infermieri negli ospedali comincerà questa settimana. L'Ats e le Aziende sanitarie hanno chiarito gli ultimi aspetti burocratici per dar via alle assunzioni di laureati e specializzandi iscritti agli ultimi due anni delle scuole. L'Azienda unica è stata una delle prime ad applicare la delibera approvata dalla giunta Solinas. Oggi firmeranno il contratto quattro borsisti in anestesia e rianimazione, una delle specializzazioni di cui in questo momento c'è più bisogno. Anche l'Asl di Olbia ha chiuso alcuni contratti e richiamato al lavoro alcuni medici in pensione. Lo stesso faranno oggi le altre aziende sanitarie. Anche se c'è qualche polemica, sollevata soprattutto dalle associazioni degli infermieri, sul tipo di contratto proposto Ma pare che lo stipendio per sei mesi presto potrebbe essere aumentato. (ua)




 


9 - LA NUOVA SARDEGNA di lunedì 16 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 6

IL REINTRO DEGLI STUDENTI DALLA SPAGNA
L'imbarco dei ragazzi previsto martedì su una nave della Grimaldi

ERASMUS, APPUNTAMENTO A BARCELLONA

di Giovanni Bua
SASSARI Il rientro dalla Spagna degli studenti Erasmus dell'università di Sassari si farà. E l'appuntamento per tutti resta confermato per martedì a Barcellona. Con i ragazzi e le ragazze, una quarantina a cui si stanno aggiungendo in queste ore borsisti e dottorandi da tutta la penisola iberica, si potranno imbarcare nella nave di linea della Grimaldi Lines che la sera partirà per Porto Torres. Tutti saranno muniti dell'autorizzazione prevista dall'ultima ordinanza del presidente della Regione Christian Solinas contenente le disposizioni attuative del decreto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti che da sabato a sigillato porti e aeroporti dell'Isola. «Autorizzazione - spiega il rettore Massimo Carpinelli - che in queste ore stanno richiedendo in forma singola, con le modalità previste dall'ordinanza. E la cui copia, dopo il doveroso vaglio, arriverà ad ognuno 12 ore prima della partenza».
Si chiude così il caso innescato sabato dallo stop alla circolazione ordinato da Solinas, che aveva chiuso anche il corridoio aperto, con non poca fatica, dal rettore dell'università di Sassari Carpinelli per far rientrare una parte della popolosa colonia di studenti sassaresi, sono oltre 200, che hanno deciso di vivere la loro esperienza all'estero in Spagna. «Siamo costantemente in contatto con tutti loro - spiega - e circa una quarantina ha espresso la volontà di rientrare a casa. Ci siamo subito attivati, anche contattando l'ambasciatore a Madrid e facendoci carico di tutte le spese di viaggio, comprese quelle di trasferimento con mezzi privati a Barcellona. Il tutto in accordo con la prefetta e con l'Ad di Grimaldi Eugenio Cossu». Una procedura ideale, perché consente di prendere i carico i ragazzi al loro arrivo e gestire in maniera sicura e soprattutto ufficiale la loro quarantena. Che però ha richiesto di saltare per aria sabato, con l'ordinanza blocca-porti. «Ho immediatamente preso contatti con Solinas - spiega Carpinelli - che chiaramente ha dato la massima disponibilità a risolvere tempestivamente la vicenda. Abbiamo individuato la strada. E la nave per martedì è, almeno per ora, confermata. Siamo comunque qui e seguiremo la vicenda ora per ora, pronti a dare ogni supporto ai nostri ragazzi». L'indirizzo per le comunicazioni è relint@uniss.it.

Questionario e social

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