Giovedì 9 gennaio 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
09 gennaio 2020

L'Unione Sarda

 

 

1 - L’UNIONE SARDA di giovedì 9 gennaio 2020 / REGIONE - Pagina 4

IL RAPPORTO. La sociologa: “Non è solo la crisi”

GIOVANI E CON FIGLI LE FAMIGLIE CHE VIVONO IN POVERTÀ ASSOLUTA
Per Openpolis i nuclei in difficoltà sono il 16%, Sardegna tra le ultime

 
Antonietta Mazzette: “In Italia non si produce lavoro, in Sardegna anche meno, per questo i giovani se ne vanno. Chi resta, se mai riuscirà a ottenerla, avrà una pensione da fame. È crollato il welfare e non basta il reddito di cittadinanza per colmare la lacuna. Per sintetizzare il fenomeno direi che ci stiamo americanizzando. Le cause, tuttavia, vengono da lontano. Abbiamo assistito allo sfaldamento della famiglia e alla mancanza di correttivi adeguati.”

Il dato è molto più che allarmante: il 16% delle famiglie giovani con minori a carico vive in povertà assoluta. E nel Sud, isole comprese, la situazione è ancora più marcata. Ciò che impressiona è la crescita veloce del fenomeno nell'ultimo decennio, ovvero dall'inizio della grande crisi economica. E la tendenza negativa si ripercuote inevitabilmente sulle prospettive demografiche dell'Italia, considerando che è il secondo Paese in Europa, dopo la Finlandia, con il più basso tasso di natalità.

IL PROBLEMA NASCITE. La Sardegna, giusto per non smentirsi, è la penultima regione italiana per numero di famiglie giovani e l'ultima per nascite. Tradotto: se non ci si sposa e se non si fanno figli il futuro rischia di essere davvero poco luminoso. Ed è questo che preoccupa nella lettura del rapporto “Openpolis” che aggiorna il quadro familiare, nel frattempo peggiorato, due anni dopo il precedente. Colpisce che per l'intero primo decennio del terzo millennio la situazione è rimasta tutto sommato stabile. Nell'Isola, dove comunque le nascite erano già un problema, l'incidenza della povertà sulle giovani coppie con figli a carico non era così evidente, ed era in linea con il resto d'Italia.

RAGIONI DIVERSE. A modificare lo stato delle cose sono state le conseguenze della crisi scoppiata nel 2007, i cui effetti, a leggere l'andamento dei grafici, sono deflagrati quasi due anni più tardi. È dal 2010, infatti, che il numero delle famiglie in difficoltà è andato in costante crescita. A farne le spese, manco a dirlo, le aree più povere del territorio nazionale. «Sono dati che non stupiscono - dice Antonietta Mazzette, docente di Sociologia all'Università di Sassari - ma le ragioni sono tante e non si spiegano solo con la crisi economica».

MANCA LA POLITICA. «L'Italia - spiega la sociologa - attraversa la polarizzazione che abbiamo visto in altri Paesi: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. La distribuzione diseguale della ricchezza è andata aumentando e i risultati non potevano essere diversi». Quindi, Antonietta Mazzette aggiunge: «In Italia non si produce lavoro, in Sardegna anche meno, per questo i giovani se ne vanno. Chi resta, se mai riuscirà a ottenerla, avrà una pensione da fame. È crollato il welfare e non basta il reddito di cittadinanza per colmare la lacuna. Per sintetizzare il fenomeno direi che ci stiamo americanizzando. Le cause, tuttavia, vengono da lontano. Abbiamo assistito allo sfaldamento della famiglia e alla mancanza di correttivi adeguati. È la politica la vera responsabile di questa situazione e dell'assenza di prospettive».

NUMERI RADDOPPIATI. È chiaro, come mette in evidenza il rapporto, che la tendenza generale è la diminuzione progressiva delle famiglie giovani con figli. Un calo che colpisce in particolare il Mezzogiorno, con la Sardegna che primeggia tristemente nella classifica. D'altronde è il fattore economico a pesare maggiormente, e l'Isola sotto questo aspetto non se la passa bene. Nel 2001, la relazione tra disagio delle famiglie e quota di nuclei giovani con figli era chiara. Le province con più famiglie in disagio, che poi erano anche quelle con più coppie giovani con figli minori, si trovavano nel Sud. Quasi 20 anni dopo, la percentuale dei disagiati è pressoché raddoppiata, ovviamente nelle regioni più povere. ( v. f. )

 

 

2 - L’UNIONE SARDA di giovedì 9 gennaio 2020 / CAGLIARI - Pagina 13
EMERGENZA. Gli assessori Guarracino e Terrana: ora un sopralluogo

«LE CANNE SALVERANNO IL POETTO»
Vertice sull’ipotesi di non rimuoverle per ingabbiare la sabbia

Saranno le canne a salvare il Poetto che sta scomparendo? È presto per dirlo, ma la teoria del docente universitario Sandro Demuro - che proprio sull'utilità delle canne portate dall'ultima mareggiata per un ripascimento naturale dell'arenile - sembra conquistare chi, sul Poetto, decide. Ieri all'assessorato comunale all'Ambiente, nell'ex Vetreria di Pirri, si è svolto un vertice informale tra l'assessore cagliaritano Alessandro Guarracino, la sua omologa al Comune di Quartu, Tiziana Terrana, funzionari di Regione e Città metropolitana, lo stesso Demuro e un rappresentante della De Vizia. Era stato proprio il docente di Geografia fisica e Geomorfologia dell'Università cittadina, esperto di litorali, a lanciare la proposta-shock: «Le canne portate dalle mareggiate fanno sedimentare la sabbia e possono ricreare le dune: lasciamole lì, al massimo nella bella stagione le accumuliamo in punti prestabiliti per consentire la balneazione». Arrivata mentre il sindaco Paolo Truzzu sembrava che già scaldasse i motori delle ruspe per far rimuovere tutto, l'idea dell docente cagliaritano ha costretto tutti a una riflessione. Che è cominciata, con grande interesse alla teoria di Demuro, ma tutt'altro che conclusa.

TAVOLO TECNICO-POLITICO. E visto che la Regione non ha ritenuto di organizzare una vera e propria conferenza dei servizi con tutti gli enti coinvolti, e forse sarebbe stato il caso, l'ha fatto in via informale l'assessore cagliaritano Guarracino: «Un tavolo tecnico-politico», precisa, «per capire prima di decidere». Però, l'orientamento generale sembra propendere - al momento - per un'estate con le canne in spiaggia, sempre che Madre Natura non se le riprenda. La dinamica è semplice: le “sciroccate” (sempre più frequenti) portano canne e posidonia, le “maestralate” - che fino a qualche anno fa erano la regola, ora sempre di meno perché le attività dell'uomo modificano il clima - allontanano le une e le altre dal litorale. L'inverno e l'inizio della primavera, negli ultimi anni, hanno portato tempeste da sud che, sulla spiaggia cagliaritana e quartese, hanno riversato di tutto: canne e posidonia, certo, ma anche tanti detriti. L'anno scorso si trovò pure un'urna cineraria, con l'utente dentro.

LE CANNE IN SPIAGGIA. «Se il mare non se la riprenderà in caso di bufere di maestrale», premette l'assessore all'Ambiente cagliaritano Guarracino, «la sabbia sommergerà le canne, e sarebbe un effetto speciale fantastico a costo zero: lo farebbe la Natura, per un ripascimento del tutto naturale e autonomo». Ecco perché i due Comuni, e anche la Regione, sarebbero orientati - niente di più che orientati - a non rimuovere quelle canne, o quantomeno a farlo in certi periodi e, forse, decidendo zona per zona.

IL SOPRALLUOGO. La prossima settimana al Poetto, piedi sulla sabbia, chi ha voce in capitolo sul litorale cagliaritano e quartese - a partire proprio dai due Comuni - la userà dopo il sopralluogo già deciso nel vertice tecnico-politico. Guarracino, dal fronte cagliaritano, è pronto a non buttare via le canne e a fare una sperimentazione a zone: un po' come la dieta. A Terrana, dal versante quartese, è chiarissimo che la tutela della spiaggia appunto a dieta (perché perde sabbia), assieme a tutto ciò che può farla rimpolpare in modo naturale, sia la prorità. «Non dimentichiamo affatto che, al Poetto, ci sono chioschi e stabilimenti che danno lavoro», premette l'assessora all'Ambiente quartese, «ma la nostra priorità è fare in modo che la spiaggia continui a esserci, per il bene di tutti: ecosistema, bagnanti e operatori. A differenza di Cagliari», ricorda Terrana, «il tratto quartese del Poetto non ha gli ecofiltri, cioè gli interventi per trattenere la sabbia dal volare via, che non bastano ma almeno rallentano l'erosione. Se davvero le canne sono in grado di farlo, capirei perché il professor Demuro parla di loro come di un dono. La decisione dovrà essere molto ponderata».

Luigi Almiento

 

 

 

 

3 - L’UNIONE SARDA di giovedì 9 gennaio 2020 / CAGLIARI - Pagina 15

MOBILITÀ. Il sindaco: “Impossibile fermare i lavori per le nuove piste ciclabili”

CHI LAVORA SCEGLIE L'AUTO, STUDENTI IN BUS

Gli studenti si spostano sui mezzi pubblici, i lavoratori invece continuano a usare l'auto. A dirlo sono i dati raccolti attraverso i questionari distribuiti nell'ambito del programma “Svolta - Cagliari per una mobilità intelligente e sostenibile”. A rispondere sono stati, sinora, in 2.500 (anche se a visionarlo sono stati in seimila). Ed è emerso, appunto, il fatto che i giovani sono più sensibili degli adulti al tema della mobilità sostenibile.

I DATI. I numeri sono impietosi: il 60 per cento delle persone che hanno risposto al questionario raggiunge il posto di lavoro con la propria auto (cifra alla quali si deve aggiungere un due per cento di chi viaggia come passeggero). Meno di uno su quattro (il 23 per cento, per l'esattezza) utilizza i mezzi pubblici mentre l'8 per cento va a piedi e il 7 % usa la bicicletta. Dati completamente capovolti, invece, se si parla di studenti: tre su quattro fanno ricorso alla mobilità sostenibile; in particolare, a fronte del 20,9 per cento che guida la propria auto e del 3,6 per cento che viaggia come passeggero, il 66,4 per cento usa i mezzi pubblici, l'8 per cento utilizza la bicicletta e appena l'1 per cento va a piedi. Dati, questi ultimi, che sembrano in controtendenza: i giovani camminano poco e non usano la bici? La realtà è un'altra: molte facoltà, come, per esempio, quelle della Cittadella universitaria di Monserrato, sono distanti dal centro. Ed è quindi difficile raggiungerle con questi mezzi.

IL PROGETTO. Intanto, al Cirem (Centro interuniversitario ricerche economiche e mobilità) si continuano a raccogliere i questionari che giornalmente arrivano. E ne arrivano parecchi perché chi li compila riceva qualcosa in cambio: proprio in questi giorni, c'è stata l'estrazione di una serie di premi sorteggiati tra i partecipanti (bici pieghevoli, monopattini elettrici, smartwatch, abbonamenti al car sharing, al Ctm e all'Arst).

IL PIANO. Gli altri, quelli meno fortunati che non hanno vinto niente, ricevono, comunque, qualcosa: per chi usa prevalentemente l'auto viene stilato un piano personalizzato di viaggio, ovviamente, sostenibile, da casa al posto di lavoro (o di studio) e viceversa. «Un piccolo contributo di ciascuno di noi», chiarisce il direttore del Cirem Italo Meloni, «aggiunto a un altro piccolo contributo possono farci svoltare verso una mobilità più sostenibile».

IL CAMBIAMENTO. D'altronde, Cagliari ha un triste primato nazionale: 78 persone su cento utilizzano l'auto per gli spostamenti; ci sono 64,6 auto ogni 100 abitanti (il secondo dato più alto in Italia dopo Catania). Non a caso, ci sono 1.523 veicoli per ogni chilometro quadrato di superficie. Non sono gli unici numeri da brivido: ogni anno vengono sprecati 225 milioni a causa della congestione del traffico; sono 9.900, secondo un'elaborazione del Cirem, le ore sprecate nel traffico nell'ora di punta in un giorno feriale.

IL SINDACO. Intanto arriva il videomessaggio di Paolo Truzzu sulle piste ciclabili. «Non è la giunta Truzzu che le sta facendo ma erano state stabilite dalla precedente amministrazione». Impossibile tornare indietro. «Se decidessimo di cancellarle, dovremmo rendere dieci milioni all'Unione europea. Dovremmo pagare una penale alle ditte e anche i danni. Cercheremo di fare di tutto per correggerle».

Marcello Cocco

 

 

 

4 - L’UNIONE SARDA di giovedì 9 gennaio 2020 / CULTURA - Pagina 40

AGENDA. D'Amico: astrofisica

Biblioteca Selargius

Nicolò D'Amico, presidente dell'Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), stasera, alle 16, alla Biblioteca Comunale di Selargius (via S. Olimpia 31) terrà una conferenza intitolata “Le grandi infrastrutture astronomiche del futuro”. D'Amico è stato direttore dell'Osservatorio Astronomico di Cagliari ed è professore universitario alla facoltà di Fisica. Oltre ai numerosi meriti e risultati scientifici, D'Amico può vantare di essere stato a capo di uno dei più ambiziosi progetti tecnologici italiani: il Sardinia Radio Telescope, uno dei radiotelescopi più potenti ed avanzati al mondo, costruito nel territorio di San Basilio.

 

 

5 - L’UNIONE SARDA di giovedì 9 gennaio 2020 / CULTURA - Pagina 40
LINGUISTICA. Bartolomeo Porcheddu rilancia la sua contestata storia
«L'ISCRIZIONE DEL VASO DI DUENO È IN SARDO E NON IN LATINO»

La sua è una certezza granitica: il latino deriva dal sardo e non il contrario. Così il linguista Bartolomeo Porcheddu, docente a contratto di Laboratorio di lingua sarda all'Università di Cagliari, torna sullo spinoso argomento, e nonostante la sua tesi non abbia trovato cittadinanza nel mondo accademico, propone un'ultima, nuova scoperta: le frasi sul vaso di Dueno, il documento più antico della storia romana, sono scritte in sardo e non in latino come gli studiosi hanno finora sostenuto. La suggestiva teoria è contenuta nel saggio “Il vaso di Dueno”. Ne dà notizia l'Ansa a cui Porcheddu spiega che «prima di me questo documento è stato analizzato e studiato. Ma sempre dando per scontato che il testo fosse in latino. Si andavano a cercare in quelle frasi i casi latini che invece non ci sono. Io l'ho tradotto in sardo e il risultato è stato incredibile: è completamente diverso dalla traduzione precedente. E non ci sono più i problemi che hanno caratterizzato gli studi sul documento: la traduzione ora corrisponde perfettamente al testo».

Ma perché un vaso romano del 600 a.C. dovrebbe essere stato scritto in sardo? «Perché il sardo - precisa l'esperto - per anni è stata la lingua internazionale del Mediterraneo. Nel 600 a.C. siamo in una fase di declino della civiltà nuragica, ma l'influenza della lingua è ancora fortissima. Il latino che poi sarà utilizzato verrà costruito a tavolino proprio sulla base del sardo, lingua alla quale saranno applicati i casi greci». «Nessuno se ne è accorto per duemila anni, perché nessuno si è soffermato sullo studio comparato tra latino e sardo», sottolinea ancora il docente. Due secoli di autorevoli studi scientifici dovrebbero essere quindi cancellati. Per gli studiosi la derivazione del sardo e delle altre lingue romanze dal latino è un dato acquisito dalla linguistica mondiale. A sua volta, il latino è una lingua indoeuropea, che deriva, con le lingue consorelle, dal proto-indoeuropeo.

Dopo essere stato ritrovato da Heinrich Dressel, nel 1880, in un deposito votivo al Quirinale a Roma, il vaso di Dueno è al museo di Stato di Berlino.




 

 

La Nuova Sardegna


 


6 - LA NUOVA SARDEGNA di giovedì 9 gennaio 2020 / SARDEGNA - Pagina 5
Interrogazione di Leu

Medici di famiglia, i laureati sardi esclusi dalla graduatoria dell'Ats

CAGLIARI I laureati che sono iscritti alla scuola di specializzazione in medicina generale sarebbe stati esclusi dall'Ats dalla graduatoria unica dei medici di famiglia. A sostenerlo, con un'interrogazione, è Daniele Cocco, capogruppo di Liberi e Uguali i Consiglio regionale. «Nonostante un decreto legge del 2018 che permette a questi laureati di partecipare all'assegnazione degli incarichi, il commissario straordinario dell'Ats li ha esclusi senza alcuna motivazione». È un clamoroso errore - sostiene Leu - vista la «carenza di medici di famiglia in Sardegna, con un vuoto che sta provocando notevoli disagi ai pazienti, spesso costretti a spostarsi in altri Comuni anche solo per una ricetta». Tra l'altro, si legge nell'interrogazione, è «una decisione che provoca una grave disparità di trattamento tra i giovani medici sardi e quelli delle altre regioni». Con l'interrogazione, il consigliere regionale di LeU sollecita l'assessorato alla sanità d'intervenire con un'urgenza per revocare questa assurda decisione dell'Ats».
 

 


7 - LA NUOVA SARDEGNA di giovedì 9 gennaio 2020 / Speciale IL TUO LAVORO - Pagina 7
LA CIRCOLARE
DIPENDENTI P.A.
I NUOVI CRITERI PER GIUDICARLI

di MARIANNA BERTI
Le amministrazioni pubbliche faticano a darsi dei voti e spesso si finisce con promozioni e lodi generalizzate. I governi che si sono succeduti in questi anni, e ancora più indietro, hanno tuonato contro i premi a pioggia ai dipendenti, conseguenza di pagelle sempre generose. Adesso l'esecutivo giallorosso con la ministra della P.a, Fabiana Dadone, prova a fare un po' di chiarezza su quella che probabilmente è la chiave di volta di tutto il sistema di valutazione, ovvero i parametri di giudizio. Per dare piena efficacia a quanto previsto dalla legge già dieci anni fa, la Funzione pubblica ha emanato una circolare ad hoc sugli «indicatori comuni», criteri standard trasversali ai diversi uffici perché tarati sulle attività cosiddette di supporto, che sono simili dappertutto.
Ecco allora che il voto si alzerà quanti più saranno i dipendenti in telelavoro o quanti più clic il portale pubblico collezionerà al giorno. Ma conteranno anche i colloqui di valutazione e farà punteggio anche la bolletta della luce più economica. Il set di indicatori selezionati ne individua 15, collaudati nel corso di una sperimentazione durata un anno su una ventina di amministrazioni pilota. I parametri si riferiscono a quattro aree: risorse umane, approvvigionamenti, digitalizzazione e trasparenza. Per ora valgono sulle amministrazioni statali, che potranno inserirli nei piani per le performance 2020-2022, ma l'obiettivo è calarli anche all'interno delle autonomie locali, Regioni e Comuni, previa intesa in Conferenza unificata. L'obiettivo dichiarato nel documento sta nel promuovere la «modernizzazione ed il miglioramento qualitativo dell'organizzazione e delle competenze professionali» degli uffici pubblici, «nonché l'efficiente impiego delle risorse». continua a pagina 9
 
segue da pagina 7

Dal telelavoro al full digital
così l'ufficio migliora la pagella

Per questo gli enti dovranno tenere d'occhio i nuovi criteri e darne conto al ministero ogni anno entro il 31 gennaio. La circolare del ministero, nelle more della bollinatura della Corte dei Conti, è quindi accompagnata da un elenco con i diversi parametri divisi per area. Quanto alla gestione delle risorse umane, il punteggio sale quanto più sarà light il costo, posto che la spesa per la formazione deve essere scorporata, visto che rappresenterebbe un valore e non un onere. Il giudizio migliorerà poi tanto maggiore sarà la quota di dipendenti che risultano in telelavoro o per cui è stata attivata una forma di smart working. Fanno credito i colloqui di valutazione del lavoratore. Premia poi l'economicità dei consumi elettrici e il ricorso massiccio alla Consip per le forniture. Non può mancare tra gli indicatori Spid, la password unica per i servizi online e l'apertura a PagoPa per i pagamenti verso le amministrazioni. La media aumenta per chi si converte al formato full digital per pratiche come quella della gestione delle ferie, dei permessi o per la redazione dei protocolli. Vale anche il numero di accessi al portale web dell'istituzione in questione. Ora che la griglia di valutazione c'è, ed è uguale per tutti, sembrerebbero cadere anche gli ultimi alibi per una valutazione oggettiva delle performance.
Marianna Berti

 

 


8 - LA NUOVA SARDEGNA di giovedì 9 gennaio 2020 / Speciale IL TUO LAVORO - Pagina 9
MASTER AND BACK: BANDO VERSO LA SCADENZA

Modulo online, c'è tempo fino al 29 gennaio

Rimangono ancora pochi giorni di tempo per partecipare al bando Master and Back Alta Formazione. Un'opportunità per i ragazzi che vogliono frequentare o stanno già frequentando un master. Il bando sarà online sulle pagine dell''Aspal ( l'Agenzia sarda per le Politiche attive del lavoro) fino a mezzogiorno del 29 gennaio e per partecipare è necessario compilare il modulo online. Il programma consente ai laureati sardi fino ai 35 anni, residenti in Sardegna da almeno 10 anni, che hanno ottenuto l'ammissione al master prescelto o lo stanno frequentando, di avere il rimborso delle tasse universitarie fino a 12 mila euro, un importo per le spese di vitto e alloggio fino a mille euro al mese per 12 mesi consecutivi e il rimborso delle spese di viaggio per andare e tornare dal paese dove si frequenta il master. Tutti gli importi verranno calcolati in base all'Isee, che non può superare i 56 mila euro. I master si devono concludere entro il 31 gennaio 2023, avere una durata di 1500 ore e almeno nove mesi e/o prevedere 60 crediti formativi. Inoltre è necessario che ci sia un obbligo di frequenza fuori Sardegna non inferiore a 5 giorni alla settimana e che, alla data di presentazione della domanda, i master non abbiano comunque superato il 50% delle ore complessive. Il bando si può consultare su www.regione.sardegna.it/masterandback. Master and Back è un programma finanziato con fondi POR - FSE che consente ai ragazzi sardi di frequentare master in università prestigiose permettendo loro di tornare in Sardegna con un grande bagaglio di competenze. Possono partecipare al bando coloro il cui master ha avuto inizio o debba iniziare dopo il conseguimento della laurea (specialistica o a ciclo unico), oppure che sia iniziato l'1 settembre 2018 e che sia ancora in corso alla data di pubblicazione del bando, oppure che debba iniziare entro il 31 marzo 2020. Devono inoltre avere un obbligo di frequenza fuori Sardegna non inferiore a 5 giorni alla settimana. Alla data di presentazione della domanda, infine, i master non devono aver superato il 50% delle ore complessive. I master devono rilasciare il titolo finale di master universitario di secondo livello o, nel caso di master erogati da università estere, rilasciare il titolo finale di master universitario.

 


9 - LA NUOVA SARDEGNA di giovedì 9 gennaio 2020 / SASSARI - Pagina 19

La Regione ha stanziato i 485mila euro necessari a coprire gli ultimi 152 idonei delle graduatorie Ersu

BORSE DI STUDIO, ARRIVANO I FONDI

SASSARI Arrivano i soldi per coprire il 100 per centro delle borse di studio Ersu assegnate agli idonei nella graduatoria 2019/2020. La Regione ieri ha dato ufficialità allo stanziamento e trasferimento nelle casse di Ersu Sassari dei 485mila euro necessari. Nei prossimi giorni gli uffici Ersu potranno procedere con lo scorrimento della graduatoria e rendere quindi beneficiari del contributo regionale anche gli ultimi 152 studenti, fino ad oggi in attesa di borsa per assenza di fondi. «Promessa mantenuta - sottolineano il presidente e il direttore generale di Ersu Massimo Sechi e Antonello Arghittu - dall'assessore regionale alla pubblica istruzione Biancareddu, a dimostrazione che sia la Regione, l'assessorato in prima linea e i suoi apparati amministrativi, oltre che gli Enti per il diritto allo studio, lavorano incessantemente a tutela degli studenti iscritti negli atenei sardi».«Ora è il momento - continuano Sechi e Arghittu - di fare chiarezza, una volta per tutte sui numeri. In primis sui più volte declamati 600 studenti idonei che - fino a ieri non avevano ancora ricevuto la borsa di studio da parte di Ersu. Nella realtà, e come più volte ribadito, sono 152 gli studenti idonei che per ultimi godranno del beneficio economico a causa di un stanziamento successivo, promesso ed arrivato, per assenza di fondi, ma che usufruiscono comunque dell'alloggio e del servizio mensa». «Si continua poi a ripetere erroneamente - sottolineano il presidente e il direttore generale di Ersu - che gli studenti iscritti in Giurisprudenza che sarebbero stati "ingiustamente" esclusi dalle borse per motivi di merito. In realtà gli studenti in Giurisprudenza esclusi dal beneficio sono 66, di cui 32 sono stati esclusi perché in possesso di un reddito eccedente il limite massimo prestabilito e solo 34 perché privi del requisito di merito, ovvero perché non hanno conseguito il numero minimo di crediti per accedere alla borsa. Solo 6 di tali studenti esclusi hanno presentato ricorsi in autotutela al nostro Ente per richiedere il riconoscimento dell'idoneità, uno dei quali è stato accolto».«
Dei ricorrenti in Giurisprudenza, quindi - spiegano i dirigenti Ersu - restano non idonei per merito solamente 5 studenti. Alla base dell'esclusione ci sono i cosiddetti "crediti liberi" che gli studenti hanno inserito nella domanda di borsa ma che non risultano certificati da Uniss come "attività proveniente da piano carriera". I crediti liberi sono, infatti, dei crediti che si conseguono seguendo seminari, convegni o laboratori ma che per essere considerati utili al fine dell'ottenimento della borsa di studio devono essere inseriti nel piano di studi di ciascuno studente e questo deve essere certificato nel gestionale digitale delle carriere universitarie degli studenti, "ESSE 3", in uso all'Università. L'Ersu, come previsto nel Bando, accede a questa piattaforma digitale per le verifiche. Perché, quindi, il problema deve essere imputato a Ersu che ha il solo compito di garantire - come ha sempre fatto e sempre farà - il diritto allo studio a chi ha i requisiti di reddito e di merito per ottenerlo?».
 

Questionario e social

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