Giovedì 4 giugno 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
04 giugno 2020

L'Unione Sarda

 


 

1 - L’UNIONE SARDA di giovedì 4 giugno 2020 / PRIMA
L’intervento
L'UNIVERSITÀ IN PRIMA LINEA

di Maria Del Zompo
Certo mai avrei pensato che durante il mio mandato come Rettore dell'Ateneo cagliaritano avremmo dovuto fronteggiare l'emergenza sanitaria della pandemia causata dal SARS CoV-2, ma, grazie ad un grande gioco di squadra e a un senso di appartenenza fortissimo, l'Università degli studi di Cagliari è riuscita a superare la parte più acuta.

Siamo stati in isolamento ma non isolati, come dovette trovarsi, nell'ottobre del 1918, mentre infuriava la Spagnola, il Rettore Roberto Binaghi. Succeduto all'igienista Oddo Casagrandi nel 1915, affrontò l'insorgere di uno dei maggiori disastri sanitari degli ultimi secoli, per morbilità e mortalità: la pandemia d'influenza, conosciuta come Spagnola, che non risparmiò la Sardegna, in cui il numero dei morti (più di 12000) si avvicinò a quello delle vittime della guerra (più di 13000).

Dato il silenzio dei quotidiani dell'epoca imposto dalla rigida censura militare, possiamo fare riferimento solo a qualche notizia de L'Unione Sarda per immaginare la città di Cagliari: i malati in isolamento, niente visite all'Ospedale, riduzione al minimo di riunioni pubbliche in locali chiusi, disinfezione con acido fenico di case, uffici pubblici e chiese. (...) SEGUE A PAGINA 9
 
PRIMO PIANO - Pagina 9  SEGUE DALLA PRIMA
Dopo il dolore e i lutti è il momento di cogliere l’opportunità per migliorare la nostra società
CAMBIA IL MONDO, L'UNIVERSITÀ IN PRIMA LINEA
L’Ateneo di Cagliari è pronto per le sfide imposte dall’emergenza sanitaria

(...) Scuole chiuse ed esami spostati per settimane. Per osterie e botteghe chiusura anticipata; le farmacie erano aperte fino a tarda notte. Come avvenne dappertutto, una prima ondata epidemica arrivò in primavera a Cagliari, si propagò molto lentamente, ma non diede luogo a manifestazioni violente né a mortalità. In settembre-ottobre arrivò una nuova ondata con la potenza di una macchina bellica. La malattia era accompagnata, talora, da complicazioni all'apparato respiratorio: tracheobronchiti, bronchiti acute, catarri soffocanti, polmoniti lobari, ecc. Alle complicanze broncopolmonari, accompagnate in un buon numero di casi da setticemia generale, era dovuta l'elevata mortalità.

Vittime della Spagnola
A Cagliari città, dove l'influenza aveva colpito tutti i rioni, compreso il quartiere Castello dove si trovavano gli uffici del Rettorato dell'Ateneo, i morti furono 71, nella provincia cagliaritana quelli denunciati arrivarono a 639. L'Università di Cagliari fornì il suo contributo all'emergenza, con l'impegno di docenti e studenti di Medicina.

La lezione di Vico
Viene in mente la dimensione ciclica concepita da Giambattista Vico, filosofo del '700, con la sintesi ben conosciuta dei “corsi e ricorsi storici” che ben si adatta al momento storico attuale. La riflessione porta a considerare la pandemia da COVID-19 e il periodo di lockdown di marzo e aprile 2020, come una drammatica esperienza che ha fatto esplodere l'evidenza di una connessione e di una dipendenza planetaria. L'Umanità tocca con mano quella che è da molto tempo una certezza scientifica: l'essere cioè un insieme composto da individui apparentemente molto diversi tra loro, ma in realtà appartenenti ad una unica specie nata da un piccolo nucleo che dal centro del Continente africano ha poi popolato il mondo come lo conosciamo oggi. Con la consapevolezza che differenze di poco conto, come il colore della pelle, hanno assunto importanza sproporzionata rispetto alla realtà biologica che accomuna tutti gli abitanti del mondo in quanto appartenenti all'unica specie umana.

Società e scienza
Un altro spunto di riflessione si riferisce al rapporto della società con la scienza. La pandemia arriva in un momento storico nel quale gli attacchi alla scienza, ai ricercatori e alla cultura sono continui, aggressivi, rabbiosi, illogici ma diffusi e purtroppo anche condivisi. Molte e continue sono le negazioni delle conoscenze e delle competenze, dai no-vax ai sostenitori della terra piatta, al negazionismo storico e via continuando. La pandemia ha fatto però emergere la fiducia condivisa nei microbiologi, nei medici, negli epidemiologi, negli operatori sanitari e la necessità di interrogarsi sul dopo rivolgendosi ad altre discipline del sapere. L'emergenza sanitaria che ha causato centinaia di migliaia di morti ha anche provocato, come spesso succede quando la gente muore, un ritorno degli esseri umani alla razionalità, nel senso che si lavora più di testa che di pancia. Dobbiamo stare attenti a dare il corretto valore alla scienza che, ricordo, segue parametri obiettivi, sperimenta prima di trarre conclusioni, che sono a loro volta l'inizio di nuove ricerche, ma non perché le prime siano errate, ma solo perché le scoperte avvengono continuamente con il proseguire degli esperimenti. Come affermava Albert Szent-Gyorgyi, premio Nobel per la Medicina nel 1937, «la scienza consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto, pensando però ciò che nessuno ha pensato». Ecco perché la dialettica scientifica durante la pandemia non deve sorprendere, ma paradossalmente dimostra l'estrema vitalità della scienza che dai risultati sperimentali si muove per nuove ipotesi da dimostrare e nuove certezze da validare.

Le scelte della politica
Altro spunto è il rapporto tra scienza e politica. Ritengo si debba parlare di due fasi: una direttamente conseguente a quanto appena scritto, è l'applicazione alla società di quanto la scienza suggerisce per il raggiungimento di un bene superiore, la salute dei cittadini. Abbiamo visto come la politica ha avuto e ha comportamenti differenti in varie parti del mondo, perché il conflitto risiede proprio su quanto appena scritto: il bene superiore - nella declinazione fatta dai governanti sparsi nel mondo - non sempre è stato la salute.

Questa riflessione non può non prendere in considerazione un aspetto dell'economia durante una pandemia così devastante, il contrasto alla povertà. La priorità della sicurezza e della salute pubblica rischia di comportare pesanti ricadute negative sul tessuto imprenditoriale di un Paese con rischi di tensioni sociali terribilmente dannose per l'intera comunità, capaci di aggravare il problema. Dobbiamo riflettere sulla non occasionalità di tragedie globali: non possiamo più attendere per un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi 40 anni, durante i quali, a partire dalla Thatcher e da Reagan, i leader del mondo hanno via via diminuito l'intervento statale nell'economia e limitato la spesa sociale. Credo sia necessario trovare un nuovo equilibrio con lo Stato che si riprende ed espande la sanità, la protezione dei più deboli e dei più fragili, dei servizi essenziali e di un nuovo sviluppo economico.

Le risposte necessarie
La pandemia da COVID-19 ha costretto ad una profonda riorganizzazione le istituzioni universitarie e l'Ateneo cagliaritano ha risposto prontamente alla sfida. Di fronte alla portata straordinaria dell'emergenza sanitaria e al lockdown, necessario a prevenire la diffusione del virus, l'Università di Cagliari ha dovuto avviare in modo rapido ed efficiente un ripensamento della sua strategia per le attività di didattica, di ricerca e del lavoro amministrativo: avendo a cuore la sicurezza di tutti e limitando il disagio per i suoi stakeholder, ha reso digitali i tradizionali processi della ricerca, della didattica e del lavoro in presenza. In tempi record, sono stati attivati i corsi di studio in teledidattica sincrona e asincrona, le sessioni di esami e di laurea on-line, le attività di tirocini a distanza, lo smart-working, con grande attenzione alle situazioni di particolare difficoltà nella fruizione della didattica a distanza per gli studenti con disabilità. Ora si appresta a inserire nuove modalità di didattica che, sfruttando la tecnologia, permetteranno lezioni in presenza molto più interattive, legate alla ricerca e al mondo del lavoro.

Cambiare mentalità
La sfida è trasformare la pandemia da COVID-19 in una nuova opportunità di crescita, ma occorre un cambio radicale di mentalità, se non vogliamo che tante persone siano morte invano. Paradossalmente inizia ora il compito più arduo, ma anche più importante: sostenere, grazie alla ricerca, quel cambiamento strutturale e di mentalità necessario per progredire come specie umana, con una attenzione importante al territorio. Compito che deve essere svolto da ciascuno di noi, ma che le istituzioni devono organizzare e mettere a sistema. Conoscenza, ricerca, competenza e innovazione devono essere le linee portanti di una rivoluzione culturale che porti il digitale e l'intelligenza artificiale - accompagnati e sostenuti dalla creatività - sempre più all'interno del mondo produttivo, dall'agricoltura al turismo, dalla pesca all'allevamento, dalle smart-grid alle attività artistiche e museali. L'Università si assume il compito di formare le nuove generazioni soprattutto permettendo loro di acquisire una mentalità inclusiva nei confronti delle persone ma anche delle discipline del sapere. Per la crescita saranno determinanti il contatto tra discipline diverse tra loro che, proprio grazie alla contaminazione, determineranno vera innovazione e l'innesto nella società sarda di queste realtà, e con la politica che farà la sua parte.

Dipenderà da noi
Se la pandemia sarà un'opportunità o una sciagura dipenderà molto dalla capacità con cui sapremo reagire, elaborando strategie e visioni.
A più di un secolo di distanza dalla Spagnola, questa gravissima emergenza sanitaria, in un tempo così diverso, sta cambiando il nostro mondo e lascia intravvedere un periodo di cambiamenti rapidi e intensi. Certamente l'Università degli Studi di Cagliari farà la sua parte, a fianco degli studenti, delle loro famiglie e del territorio tutto.

Maria Del Zompo
Rettore dell'Università di Cagliari

 





2 - L’UNIONE SARDA di giovedì 4 giugno 2020 / AGENDA - Pagina 24

Contamination Lab
Lunedì alle 17,30 finale della 7a edizione del CLab Unica. Vista la situazione, l’appuntamento si svolgerà in modalità virtuale, con migliaia di persone connesse da tutta Italia, raccolte ad ascoltare decine di menti brillanti.





 

3 - L’UNIONE SARDA di giovedì 4 giugno 2020 / ORISTANO E PROVINCIA - Pagina 35
Marrubiu. In sala Consiglio
Non ha connessione, si laurea in Municipio

Non aveva connessione internet a casa sua. Ha potuto laurearsi in videoconferenza grazie alla sala consiliare con adeguata linea mobile messa a disposizione dal Comune di Marrubiu. È stata una laurea speciale a distanza per Marilena Tuveri, 38 anni. La giovane del terralbese è diventata dottoressa in scienze della comunicazione, collegata con i suoi docenti dell'università di Cagliari, fra le mura del palazzo municipale. I suoi familiari, il sindaco Andrea Santucciu e il suo vice Luca Corrias hanno partecipato alla discussione della tesi «Marketing e comunicazione nei beni culturali. Il caso dell'archeodromo di Poggibonsi».

«Non ho percepito il distacco con la commissione, la stessa emozione che avrei provato fossi stata in università a Cagliari. Ringrazio il Comune per l'importante supporto», ha spiegato la neolaureata di Marrubiu ha già le idee chiare per il futuro, forte anche della conoscenza dei successi raccolti dal museo a cielo aperto di archeologia punica di Poggibonsi grazie a una promozione intelligente. «Mi piacerebbe lavorare alla valorizzazione del sito di Monti Prama, ma anche del nostro praetorium romano». ( an.pin. )




 

4 - L’UNIONE SARDA di giovedì 4 giugno 2020 / SASSARI E ALGHERO - Pagina 40
Sassari. L’ispezione dello Spresal risare a due mesi fa, sabato ci sarà una verifica
AOU SANZIONATA SULLA SICUREZZA
“Personale poco informato”: per rimediare corsi affidati ad esterni

Due mesi fa il sei aprile, in piena amergenza Covid, lo Spresal ha sanzionato l'Azienda Ospedaliero Universitaria perché al Santissima Annunziata il personale durante un controllo “è risultato scarsamente informato in materia di sicurezza sul lavoro”. Un'inadempienza grave che ha portato anche a una segnalazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica, a una sanzione ai dirigenti delegati alla sicurezza ma anche alla concessione alla AOU di due mesi di tempo per l'eliminazione delle carenze riscontrate. La scadenza è per sabato prossimo quando è stato annunciato un nuovo sopralluogo. Gli ispettori dello Spresal visiteranno Cardiologia e Cardiochirugia, dove tra marzo e aprile fa si sono vissuti giorni drammatici per la diffusione del coronavirus tra ricoverati, operatori sanitari e familiari, ma anche Nefrologia e ostetricia. Per la AOU, che da aprile ha cambiato vertice, da quel momento si è presentato un problema in più da affrontare.

Struttura sulla carta
La soluzione interna, la più logica, è stata scartata subito. Dal 2018 in AOU esiste una Struttura Semplice Dipartimentale di Formazione, Ricerca e Sperimentazione Clinica. Era nata per organizzare la formazione individuale e collettiva del personale, oltre che coordinare la ricerca. Ma esiste solo sulla carta. Ha tre dipendenti e deve anche occuparsi dei corsi ECM per quasi 3000 medici. Così è stato deciso di esternalizzare la formazione e sicurezza del personale, proprio il settore in Azienda sono state rilevate le carenze più evidenti. In queste ultime settimane, in una corsa contro il tempo e in vista dell'appuntamento di sabato, la formazione del personale è stata affidata ai consulenti della società Ecologica Service di Sassari, cha dato subito il via ai corsi per la sicurezza in attesa del prossimo appuntamento con gli ispettori. La delega generale per la sicurezza in AOU, dopo alcune avvicendamenti tra i dirigenti, è in carico alla Direzione Sanitaria. Si è cercato di trasferirla ai Direttori di Dipartimento. Ma è roba delicata, e nessuno finora si è dimostrato felice di riceverla.
Franco Ferrandu

 

 

 

 

5 - L’UNIONE SARDA di giovedì 4 giugno 2020 / COMMENTI - Pagina 42
L’intervento
COME RISPONDERE A MASSIMO FINI

Ammettiamolo. Alle parole di Massimo Fini sui nuraghi («visto uno visti tutti») e la Sardegna («chi se la caga») verrebbe da rispondere di pancia. Ma in un mondo sempre più pericolosamente sciatto bisogna far proprio il monito di Michelle Obama: “When they go low, we go high”, quando loro abbassano il livello noi lo alziamo. Del resto Fini non andrebbe neanche preso in considerazione se le sue parole non fossero sintomo di un fastidio che emerge puntuale, anche in gente per bene, quando i sardi non si conformano al ruolo di servizievoli comparse, di manutentori dell'isola, per esigenze altrui. Storia di lunga data, che affonda nello sprezzante razzismo che Cicerone mise in campo per salvare un console romano in Sardegna dalle accuse di corruzione dei sardi.
La prima vera risposta ai Fini che circolano per i millenni e per la rete è andare a vedere un nuraghe. Andarci con figli, parenti, conoscenti. Spingere a farlo i sardi che non l'hanno mai fatto. Portarci i nostri amici e ospiti stranieri. Farlo sapere in giro postando una foto: #IstimosIstoriaSarda #SardinianHistoryMatters. Non possiamo ricordarci collettivamente del nostro patrimonio solo quando qualcuno lo denigra pubblicamente: come se dessimo attenzione alla Sardegna solo quando ne sentiamo parlare (male) in quegli schermi che per il resto del tempo ci distraggono da essa. La seconda è rendersi conto che chi dice «visto uno visto tutti» ammette quanto sia forte il senso di unità che i migliaia di nuraghi trasmettono. Quella passata civiltà, che si distende fra coste e interno, nord e sud, ad Alghero come ad Arzana, comunica con il presente come un simbolo potente. Qualunque sia stata la sua origine e la sua fine, il suo impatto e il suo lascito, essa ci segna e ci incalza: bisogna far nostra la sua forza ed esserne all'altezza.
La terza è costruire dal basso un fondo per la conservazione e valorizzazione del patrimonio nazionale della Sardegna, sul modello del National Trust for Scotland. Costruirlo attraverso il volontariato e le piccole donazioni, farlo in quanto persone e associazioni, farlo “per amore della Sardegna”, per parafrasare lo slogan dell'iniziativa scozzese. Farlo per lasciare in eredità, dopo tanto oblio e distruzione, una storia in cui identificarsi, una terra di cui prendersi cura. Non sarebbe bello se ogni bambino, ogni classe, adottasse un nuraghe per la vita? La quarta è far entrare la storia della nazione sarda - questa storia millenaria, travagliata, ibrida, unica, che troppo spesso ci portiamo appresso con distrazione o fastidio - dentro le nostre scuole di ordine e grado, laddove ogni giorno si forma la memoria comune di un popolo. Se vogliamo davvero dare una risposta a Fini facciamo in modo che i nostri figli parlino dei Giganti, di Amsicora, Mariano IV, Eleonora e Giovanni Maria Angioy con più coscienza di quanto non abbiamo fatto noi.
Il nostro orgoglio troppe volte ci ha fregato, offrendo agli insulti un palliativo più che una risposta, una sfuriata più che una presa di coscienza. Purtroppo non basta rendere l'insulto per abbattere un'ingiustizia storica né per rivoluzionare la propria condizione. A noi, a questa terra, serve una “rivoluzione spirituale”, come scriveva Sergio Atzeni discutendo del rapporto fra Nazione e Narrazione. Un diverso modo di raccontarci, a noi stessi e agli altri, nelle parole e nei fatti, è la miglior risposta: quando loro abbassano il livello noi lo alziamo, quando giocano sporco noi ci esaltiamo, quando vogliono distruggere noi creiamo.
FRANCISCU SEDDA





 

La Nuova Sardegna

 

 

 

 

6 - LA NUOVA SARDEGNA di giovedì 4 giugno 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 5
BOLLETTINO
Né vittime né positivi, 8 dimessi dagli ospedali: i ricoverati sono 13
NUOVO DOPPIO ZERO, L'ISOLA SORRIDE

SASSARI Ancora un'altra data da segnare nel calendario, con il nuovo doppio zero: nessuna vittima e nessun nuovo positivo in Sardegna nelle ultime 24 ore. Resta fermo a 1.357 il numero dei casi accertati dall'inizio dell'emergenza come rileva l'Unità di crisi regionale nell'ultimo aggiornamento. Ma tre mesi dopo il primo contagio, avvenuto il 2 marzo, i pazienti attualmente positivo sono 146, 9 in meno in un solo giorno. E di questi, 133 stanno seguendo le terapie in isolamento domiciliare - cifra invariata rispetto a ieri - mentre sono appena 13, di cui 1 nel reparto di terapia intensiva, i pazienti ricoverati in ospedale: in questo caso il calo in un giorno è stato notevole, con la dimissione di 8 persone in un giorno. Contemporaneamente infatti aumenta il numero dei guariti: erano 1071 e sono diventati 1080. In totale nell'isola sono stati eseguiti 58.605 test e appena 381 nella giornata di ieri: il numero continua a essere in calo costante dopo il picco - con circa 1200 test al giorno - della scorsa settimana. La Sardegna è una delle 12 regioni in cui non ci sono state nuove vittime: si tratta del dato migliore dall'inizio dell'emergenza. La nostra isola, in cui il bilancio dei decessi è fermo a 131, è anche una delle 8 regioni a zero contagi: le altre sono Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Valle d'Aosta, Calabria, Molise e Basilicata. Invariata la distribuzione dei casi positivi nel territorio: 252 sono stati registrati nella Città Metropolitana di Cagliari, 97 nel Sud Sardegna, 59 a Oristano, 79 a Nuoro, 870 a Sassari.





 

7 - LA NUOVA SARDEGNA di giovedì 4 giugno 2020 / SARDEGNA - Pagina 11
Forum in diretta col direttore dell'agenzia per le politiche del lavoro Temussi

L'ASPAL SPRONA GLI STUDENTI: INSEGUITE OBIETTIVI AMBIZIOSI
“Le lauree in ambito scientifico, tecnologico e ingegneristico sono le più richieste. Medicina e agroindustria offrono moti spazi”

di Giovanni Dessole
SASSARI «Cercate di capire quale è la vostra strada. Guardatevi attorno con attenzione, siate curiosi, studiate, fate esperienze. Siate ambiziosi. Perseguite i vostri obiettivi con consapevolezza, senza mai pensare che qualcosa sia impossibile». Parole di Massimo Temussi, direttore generale dell'Aspal (Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro) e interlocutore con cui i ragazzi del progetto La Nuova@Scuola hanno dialogato nel corso dell'intervista in diretta di ieri pomeriggio. Lavoro, opportunità, innovazione, competenze e prospettive sono alcune delle fondamentali coordinate che orientano l'agire Aspal e il progetto La Nuova@Scuola, iniziativa che mette in contatto i grandi interpreti del mondo del lavoro (i partner) con i principali attori sulla scena professionale del futuro, gli studenti.«Grazie dell'occasione, parlare con i ragazzi è sempre un piacere - spiega Temussi - Abbiamo accettato con grande entusiasmo l'invito ad essere parte di questo progetto. Il contatto con le scuole è fondamentale: il percorso verso la realizzazione professionale inizia sui banchi di scuola. Questa iniziativa è performante, un plus per tutti i soggetti che partecipano». L'Isola ha un domani, da costruire proprio sui giovani e sulla fiducia da dare alle nuove generazioni. Nicola studia al liceo scientifico "Galilei" di Macomer, è stato insignito del riconoscimento di alfiere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella per il suo impegno nello sport integrato fra normodotati e disabili, e dopo vorrebbe approfondire le sua conoscenze in ambito chimico e ingegneristico. Francesco (Olbia) non dà nulla per scontato ma vorrebbe lavorare per sé stesso e aprire una sua azienda, probabilmente in campo agricolo. Maria Luisa vorrebbe iscriversi alla Facoltà di Medicina e fare il medico. Adele e Francesco puntano laurearsi in Agraria, lei vorrebbe diventare una agronoma mentre lui vorrebbe aprire una azienda biologica.«Sono tutte aspirazioni che possono trovare piena realizzazione - dice il dirigente Aspal - Le lauree in ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico sono fra le più richieste sul mercato del lavoro. Sul fronte delle professioni mediche dico che non conoscono mai crisi e che proprio la crisi che stiamo attraversando sul fronte sanitario ha dimostrato che oltre a essere una opportunità, sono una necessità. Quello dell'agroindustria è settore che sta crescendo, ci sono grandi spazi e la carta vincente è interpretarlo dal punto di vista dell'innovazione».

Consigli e valutazioni intrise di fiducia, cariche di motivazione e indicazioni utili a presentare ai ragazzi gli scenari possibili del loro domani da professionisti. Temussi spiega loro cos'è l'Aspal, racconta quale è stato il suo percorso di studio e formazione, sottolinea l'importanza della cultura («Vince sempre su tutto»), delle skill trasversali, delle certificazioni da inserire nei curriculum, della necessaria ricerca dell'equità professionale fra donne e uomini, e del cambiamento apportato al sistema dall'innovazione digitale in un mondo globale. Quindi invita gli studenti ad ascoltare il mercato per capire quali siano le esigenze in rapporto a ciò per cui si è portati. «Serve bilanciare la passione personale con le occasioni offerte dal sistema lavoro. Mai fare scelte affrettate, trovata la via investite senza esitazione in formazione, che attualmente è di certo l'investimento più sicuro al mondo. Puntate in alto, senza mai accontentarvi: avete la fortuna di vivere un momento in cui si può scegliere cosa fare per scrivere il vostro e il nostro futuro - chiude Massimo Temussi - Il lockdown? La crisi ci ha spinto tutti, Aspal compresa, a stare ancor più al passo con i tempi».

Questionario e social

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