Giovedì 19 marzo 2020

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
19 marzo 2020

L'Unione Sarda




 

1 - L’UNIONE SARDA di giovedì 19 marzo 2020 / Prima pagina
L’ANALISI
Quarantena nazionale

di Aldo Berlinguer

È giunta al culmine l'azione restrittiva del Governo per contrastare il Coronavirus: un cocktail di divieti di portata inedita che impatta pesantemente sulle libertà civili ed economiche degli italiani. Una strategia che parrebbe necessaria ma che, oggi più che mai, esige di aver chiari gli obiettivi, anche di lunga durata. Ci sia ad esempio consentito di capire il bollettino quotidiano della Protezione civile. (...) segue a pagina 6

Primo piano - Pagina 6   segue dalla prima
Tanti dubbi, nessuna certezza
LA QUARANTENA NAZIONALE

(...) Protezione civile che continua, ogni pomeriggio, a sciorinare i numeri di infettati, guariti e deceduti, per stilare statistiche da confrontare con altri Paesi. Quei numeri partono infatti da un presupposto sbagliato: che i soggetti contagiati siano conosciuti. Quando è vero il contrario: i contagiati sono ben più di coloro che, manifestando sintomi o provenendo dalle zone focolaio, sono stati sottoposti al tampone. È quindi fuorviante la percentuale dei guariti e dei deceduti rispetto al numero reale dei contagiati.

Non si comprende perché continuino a dirci che le mascherine non sono utili a contenere il contagio quando ormai molti medici infettati hanno presentato esposti in Procura lamentandone la mancanza. Se la mascherina è utile al personale sanitario per evitare di infettarsi, perché non dovrebbe esserlo se indossata dai cittadini nelle loro relazioni? Com'è possibile arrivare a spendere oggi 25 miliardi di soldi pubblici per riparare i danni del contagio e non aver pensato di prevenirlo (già a gennaio) spendendo pochi soldi per comprare e rendere obbligatorio indossare mascherine a tutta la popolazione?

Qualcuno vuol spiegarci inoltre quali saranno gli effetti di lungo periodo di questo coprifuoco? Poniamo infatti che gli arresti domiciliari cui è stato sottoposto l'intero Paese riescano a fermare il contagio. Ci troveremmo, ad aprile, al punto zero, con una popolazione che in larghissima parte non conosce il virus e non ha dunque sviluppato difese immunitarie. Cosa accadrà nei mesi successivi? Un Paese turistico come l'Italia, che in estate potrebbe ospitare (speriamo) milioni di visitatori, come potrà dirsi al riparo? Basterà un turista infettato a far ripartire l'epidemia?

Del resto la letteratura sulla “Spagnola” ci insegna che città che non adottarono misure restrittive, come Philadelphia, ebbero molte vittime concentrate in breve tempo, altre, come Saint Louis, che le adottarono, subirono più “ritorni” del virus con vittime nel lungo periodo. Forse per questo gli inglesi vogliono applicare le restrizioni solo alle fasce più fragili della popolazione?

Insomma, è evidente che la quarantena nazionale può aver senso solo se la si protrae sino a quando verrà scoperto il vaccino e sarà somministrato a tutti gli italiani. Qualcuno azzarda una previsione temporale?

Un'ultima nota di colore. Anche in questa occasione, i nostri governanti sembrano compiaciuti nell'annunciare che verranno adottati massicci stanziamenti di danaro pubblico (oggi purtroppo necessari) per sostenere la sanità e le attività economiche agonizzanti. Il Governo dice che spenderà 25 miliardi di euro ma omette di aggiungere “vostri”. Eppure i pronomi possessivi hanno la loro importanza specie quando appare certo che i soldi spesi non saranno mai restituiti. Anzi, occorrerà recuperarli dagli italiani stessi con maggiori imposte.

ALDO BERLINGUER
UNIVERSITÀ DI CAGLIARI






 

2 - L’UNIONE SARDA di giovedì 19 marzo 2020 / Primo piano
Sassari. Mentre l’Aou dispone test a tappeto per tutti i dipendenti
Anziana positiva, contagio a Casa Serena

Il sistema sanitario sassarese è stato violato troppo facilmente dal Coronavirus. La metà dei sassaresi contagiati è composta da medici e infermieri.

Controlli

Per questo l'Unità di Crisi ha disposto test a tappeto per i dipendenti dell'Azienda Ospedaliero Universitaria a partire dal Santissima Annunziata. «L'obiettivo è dare serenità a chi lavora in prima linea e individuare eventuali portatori sani», ha spiegato l'assessore Mario Nieddu. Il problema ora saranno i tempi dello screening perché bisogna fare in fretta perché ci sono reparti (Cardiologia tra tutti) con personale decimato e il resto a rischio. Scrive la AOU che "sarà il Servizio di Sorveglianza Sanitaria, a decidere le priorità per l'esecuzione dei tamponi". Intanto l'Azienda prova ad affrontare l'emergenza con una chiamata straordinaria a tempo determinato di medici specializzandi, infermieri, ostetriche e operatori socio sanitari.

Nuovi casi

Anche ieri si sono dovute affrontare criticità: casi di Covid sono stati riscontrati in Urologia e Nefrologia. Sono stati effettuati i tamponi e alcuni pazienti sono stati dirottati in Malattie Infettive. La AOU è sotto attacco: i 5 Stelle hanno chiesto la nomina immediata di un commissario. I sindacati uniti hanno rilasciato un documento condiviso per chiedere la massima attenzione su procedure e percorsi per evitare falle nel sistema - e ancora - la massima sollecitudine per integrare personale sanitario e valutare eventuali presidi Covid utilizzando strutture pubbliche e private.

Contagi a Casa Serena

Intanto nell'ospizio sassarese Casa Serena è stata riscontrata una positività. Si tratta di un'anziana che era stata trasportata al Pronto Soccorso per un'altra patologia e lì subito sottoposta al test. Nella struttura, che ospita 150 persone, è scattata l'indagine epidemiologica. I dipendenti sono rimasti all'interno in attesa delle risposte dai test. La struttura è amministrata dall'amministrazione comunale che da giorni aveva vietato le visite ai parenti.

Buone notizie

Ci sono anche buone notizie: iniziano le dimissioni dalla Clinica di Malattie infettive. Ieri un paziente di Oristano, il primo ricoverato a Sassari per Covid è stato mandato a casa. È sempre positivo, ma le sue condizioni sono migliorate e non presenta sintomi da 11 giorni.

Franco Ferrandu





 

3 - L’UNIONE SARDA di giovedì 19 marzo 2020 / Primo piano - Pagina 6
Il caso. La studentessa: “Malvista perché italiana, perseguitata pure sui social”
«Qui ora ci temono» Asseminese costretta a fuggire da Glasgow
Additata come untrice e costretta a lasciare la casa in cui viveva a Glasgow, in Scozia, perché tormentata da una collega anche sui social network.

È la storia di Francesca, 23 anni di Assemini, nell'hinterland di Cagliari, iscritta all'Università di Glasgow, vittima di quella che può essere definita una “xenofobia da coronavirus”. Una vicenda simile, a giudicare da quanto si legge sui social, a quella vissuta da molti italiani che attualmente vivono in Inghilterra, guardati appunto come i diffusori del Covid-19 esattamente come nei primi giorno in Italia accadeva ai cinesi. «Inizialmente qui il comportamento degli inglesi era molto tranquillo, sembravano non preoccuparsi di quanto stava accadendo - racconta all'agenzia Ansa Francesca - io leggevo i giornali italiani e, per paura, ho iniziato da subito a indossare guanti e mascherina. Ma venivo derisa e presa in giro da tutti, mi vedevano come una marziana». Nel giro di pochi giorni le cose sono cambiate. «Io vivevo nella casa dello studente, l'atteggiamento di tutti si è trasformato - spiega - mi guardavano male e alcuni, appena scoprivano che ero italiana, si allontanavano. Una mia coinquilina ha iniziato a rimproverarmi e insultami. Mi diceva: “Incontri e frequenti italiani, devi sottoporti al tampone”. Frasi dette in pubblico davanti a tutti e anche ripetute sui social. Ho litigato con lei, le ho spiegato che non tornavo a casa da mesi, che non incontravo nessuno, non avevo sintomi, ma lei ha perseverato. Alla fine ho dovuto provvisoriamente lasciare la casa dello studente, che continuo comunque a pagare. Adesso mi sono trasferita a Edimburgo, almeno qui ci sono persone che mi vogliono bene. Ho vissuto un periodo molto difficile, a causa della paura e dello stress per questi insulti non riuscivo nemmeno a dormire».
Il tutto mentre nel Regno Unito non sono ancora state prese misure drastiche per arginare il Covid-19, e solo ora che il contagio è esploso in tutta Europa il premier Boris Johnson si limita a consigliare di evitare i locali pubblici. «Abbiamo avuto tre casi confermati all'Università - dice Francesca - ma l'Ateneo non è stato chiuso. Solo questa settimana sono state avviate le lezioni on line, anche se la biblioteca, il bar e gli altri punti di ritrovo sono aperti». La studentessa sarda è in Scozia da tre anni, studia Media e Comunicazione e da diversi mesi non torna in Sardegna. «Ho pensato di tornare a casa e mettermi in quarantena - dice - ma la situazione è precipitata e ho preferito rimanere qui. Mi dispiace solo di questo ostracismo nei confronti degli italiani».






4 - L’UNIONE SARDA di giovedì 19 marzo 2020 / Primo piano – Pagina 12

Porto Torres. Rientro da Barcellona
Finisce l'odissea per trentanove studenti del progetto Erasmus

Un bacio a distanza ai familiari, un saluto da lontano e poi dritti a bordo di un'auto a loro riservata, o su un mezzo, isolato all'interno, per viaggiare in sicurezza fino a casa. Chi verso Sassari, o in direzione Olbia e Cagliari: iniziano la quarantena già allo sbarco, i 39 giovani studenti Erasmus che da Barcellona sono sbarcati nello scalo di Porto Torres.

Lo sbarco

Con loro ci sono tirocinanti e studenti universitari; arrivano da Porto, Madrid, Siviglia, Valencia e Barcellona, in tutto 115 passeggeri che a mezzogiorno hanno superato la rampa del traghetto Cruise Barcellona, messo a disposizione dalla compagnia Grimaldi.

«Ho deciso di partire all'ultimo momento perché pensavo all'inizio che la cosa più giusta da fare fosse rimanere a Porto dove studio - racconta Giada, studentessa Erasmus di Biotecnologia - Invece i miei genitori, due medici, hanno detto che era meglio rimpatriare, vista la situazione di emergenza Coronavirus, precipitata negli ultimi tre giorni. Quindi ho seguito il loro consiglio ma ho dovuto affrontare tante vicissitudini e mille avventure».

Ostacoli

A partire dalle autorizzazioni preventive richieste per entrare nei porti sardi, dopo il blocco del trasporto marittimo da e per la Sardegna deciso dal governatore Solinas. «Dovevamo riceverla dalla Regione dopo aver compilato il questionario 48 ore prima della partenza per il rimpatrio, ma c'è stato un problema dei server - racconta Federico, studente di Ingegneria - Non so specificare come e dove, ma le autorizzazioni non sono arrivate e un gruppo di studenti fino all'ultimo momento ha rischiato di restare nel porto di Barcellona». L'odissea vissuta in Spagna si legge nei volti stanchi, non tutti hanno voglia di parlare, hanno trascorso le ultime ore prendendo d'assalto le ambasciate, i numeri di telefono della Farnesina e della Regione, dopo che in poco tempo le compagnie aeree si sono viste costrette a cancellare i voli. Tra loro c'è Matteo, studia Fisioterapia a Madrid, ha fretta di rientrare a Cagliari, per lui «non è stata una passeggiata - dice - abbiamo dovuto compilare l'autocertificazione dal sito della Regione, approvata solo 12 ore prima della partenza. Ci siamo resi conto in ritardo che dovevamo rientrare in fretta, sembrava che agli spagnoli il problema del coronavirus non li riguardasse, ma una settimana fa, scoppiato il boom in Italia, vista la situazione di incertezza abbiamo deciso di rientrare».

Voci

Giovanni, invece, è uno studente di Architettura ad Alghero e tirocinante a Lisbona, in uno studio che ha chiuso per l'emergenza coronavirus, decisa dal governo spagnolo. «Ho optato per la nave viaggiando sul treno da Lisbona a Barcellona, 15 ore di viaggio prima della trafila per imbarcarsi con il caos che c'è stato, varie peripezie con l'Università che ha premuto sulla Regione per farmi rilasciare i permessi». E il ringraziamento all'Ateneo di Sassari, e in particolare l'Ufficio relazioni internazionali, arriva da tutti gli studenti sbarcati, una parte degli iscritti all'Università di Sassari in mobilità Erasmus, complessivamente 470, gran parte di loro ha preferito restare all'estero ma l'Ateneo sta attivando un'unità specifica per andare incontro alle loro esigenze.

Mariangela Pala






5 - L’UNIONE SARDA di giovedì 19 marzo 2020 / Hinterland - Pagina 31
Monserrato. L’opera sarà realizzata da una ditta locale: pronti 300mila euro

UNA ROTATORIA VICINO AL POLICLINICO, NUOVE STRADE E PISTE CICLABILI
Tanti interventi nell'appalto finanziato con i fondi del Comune

Una rotatoria a pochi metri dal Policlinico universitario, una nuova viabilità e piste ciclabili per gli amanti delle due ruote. Tutti interventi previsti nell'appalto appena affidato dal Comune di Monserrato a una ditta locale e che dovrebbero partire a breve, coronavirus permettendo: nel progetto è prevista una rotatoria ma anche strade di collegamento, che andranno a congiungersi con l'intervento che sta realizzando il Comune

                    



 

 

La Nuova Sardegna



 

 

 

 

6 - LA NUOVA SARDEGNA di giovedì 19 marzo 2020 / Sassari pagina 14
Sbarcati ieri a Porto Torres i 39 ragazzi e ragazze in arrivo da Barcellona

GLI STUDENTI ERASMUS SONO TORNATI A CASA
Carpinelli: «Al lavoro per aiutare gli altri 400 che restano all'estero»

di Giovanni Bua
SASSARI Sono sbarcati ieri mattina dopo mezzogiorno a Porto Torres i 39 studenti e studentesse Erasmus dell'università di Sassari partiti martedì notte da Barcellona con la nave Grimaldi Lines grazie al supporto dell'Università di Sassari. Una partenza, nonostante tutto fosse concordato da giorni, "in bilico" fino all'ultimo, che dà ben conto di una situazione che si complica di ora in ora.Lo sa bene il rettore Massimo Carpinelli, al lavoro da una settimana per riportare a casa tutti quelli che avevano espresso il desiderio di lasciare la Spagna, che ospita la più popolosa colonia di Erasmus sassaresi, oltre 200. Una partita non semplice, ulteriormente complicata dopo la chiusura di porti e aeroporti nell'Isola ordinata dal governatore Solinas sabato. Con università, Regione, prefettura, ambasciata, che si sono dovuti sedere di nuovo introno a un (virtuale) tavolo per ridisegnare il piano di rientro dei ragazzi.
Alla fine l'agognato via libera, con gli studenti che hanno raggiunto Barcellona da tutta la penisola iberica, a spese dell'università e nel rispetto delle normative sanitarie, nel mentre inaspritesi anche in Spagna.Il tutto con grande merito del rettore Massimo Carpinelli dell'Ufficio Relazioni Internazionali e di Eugenio Cossu, agente di Gnv, che ha garantito il supporto della compagnia di navigazione anche nelle ultime convulse ore prima della partenza. Non è stato semplice realizzare un ponte tra Barcellona e la Sardegna, ma alla fine, con caparbietà e determinazione, l'operazione è riuscita e finalmente gli studenti sono tornati nella propria terra. Ora comincia per loro un periodo di quarantena in isolamento totale per 14 giorni, così come impone la normativa per chi rientra dall'estero «Ringraziamo l'Ateneo di Sassari, e in particolare l'Ufficio relazioni internazionali, perché in questo momento di sconforto non siamo mai stati lasciati soli - sottolineano i ragazzi - L'Ateneo ha risposto a tutte le nostre domande e risolto i nostri problemi. Grazie».
Quelli rientrati stamattina dalla Penisola iberica sono solo una parte degli iscritti all'università di Sassari in mobilità Erasmus, complessivamente circa 470.La maggior parte di loro al momento ha scelto di restare all'estero ma l'Ateneo sta attivando una unità specifica per fare fronte alle loro esigenze.

 

 

Questionario e social

Condividi su: