METODO DI INSEGNAMENTO

08 aprile 2021

Il mio mio metodo di insegnamento fino al 2008 si e’ basato sulla tecnica tradizionale, onorata  dal tempo, di esposizioni  tramite  trasparenze e/o  alla lavagna.
L’esposizione di aspetti ed elementi teorici era accompagnata, ove necessario, da esercizi ed esempi.

L’esame dei corsi che ho insegnato e’ consistito sempre o una singola prova (scritto e/o orale) dopo la fine del corso, o in alcune prove scritte durante il corso.

In alcuni corsi erano previste esercitazioni con tutor.

Ho cercato sempre di curare al massimo delle mie possibilita’ l’efficacia dell’esposizione (tramite le trasparenze power point e con esempi o esercizi mirati). Tuttavia, nella mia decennale esperienza, non c’e’ stato un anno in cui sia stato soddisfatto al 100% della mia didattica e dei risultati conseguiti. Devo onestamente ammettere che la sensazione provata piu’ spesso in questa attivita’ e’ stata la frustrazione.

Perche’?

All’inizio, nei primi anni in cui ero ricercatore, ero un convinto sostenitore che i ricercatori dovessero fare solo ricerca e la didattica la consideravo di secondaria importanza (N.B. questo non significa che non  mi impegnassi).

Successivamente, quando ero ancora ricercatore (dal punto di vista della carriera, mi considero comunque sempre un ricercatore anche adesso), ho mutato visione e ho cominciato a pensare che la didattica fosse estremamente importante. Tuttavia la frustrazione non e’ diminuita – anzi, forse e’ anche aumentata. Quindi, da cosa dipende la mia frustrazione?

Posso individuare una serie di motivi.

1. Nonostante curi l’esposizione cercando di renderla il piu’ chiara possibile, gli studenti solitamente sono passivi. In corsi struttarati come sopra e’ raro che facciano domande. E’ difficile capire se capiscono le cose, se sono interessati o no.

2. Diversi studenti vengono a qualche lezione, poi non vengono per qualche altra e il ciclo si ripete all’infinito.

3. Pensi di essere stato chiarissimo, pensi di aver anche individuato qualche studente che sta seguendo bene e poi all’esame scopri il contrario.

Quali sono i motivi? Le risposte piu’ semplici possono sono:

1. La maggior parte degli studenti sono figli di una scuola secondaria allo sfascio e quindi sono in media ignoranti, non motivati e incapaci da soli di avere successo nella soluzione di problemi della vita reale.

2. Io come insegnante, anche se penso di essere il migliore, in realta’ non lo sono, forse questa e’ la dura realta’.

Queste due risposte sono entrambe semplicistiche. Anche se il punto 1 ha delle verita’, uno studente ignorante non e’ detto che sia stupido e puo’ comunque avere successo se viene a trovarsi in un contesto corretto.
Per quanto riguarda il punto 2, penso di conoscere la materia e di non essere cosi’ scarso. D’altra parte, e’ questo sufficiente? Non ho mai seguito un corso su come insegnare, come faccio a essere sicuro che il mio metodo e’ il migliore possibile?

Un inizio di  risposta che focalizza meglio il problema potrebbe quindi essere:

Una lezione tradizionale incoraggia la passivita’ e questo e’ un serio problema considerato il fatto che la scuola secondaria non ha aiutato gli studenti a superare questa condizione. Inoltre, come insegnante non ho mai valutato criticamente l’apprendimento considerandolo come variabile dell’insegnamento importante tanto quanto il contenuto del corso.

Navigando sul web alla ricerca di materiale per un corso introduttivo di elettronica, mi sono imbattuto in  articoli su una serie di studi fatti negli Stati Uniti che dimostrano come, per cercare di risolvere i problemi illustrati sopra, sia necessario superare il schema, o paradigma, della lezione tradizionale a favore di una lezione “interattiva”.
In breve, una lezione interattiva e’ una lezione in cui si hanno diverse brevi esposizioni intervallate da segmenti in cui gli studenti sono coinvolti  attivamente: devono rispondere a domande a risposta multipla, risolvere semplici esercizi o svolgere anche progetti piu’ lunghi, articolati in una serie di passi.
Devo dire che e’ come se avessi aperto una porta semi-nascosta di un intero universo nuovo. In universita’ come Harvard o MIT nelle classi dei primi anni (anche con piu’ di 100 studenti) ormai la tendenza verso lezioni interattive si  sta consolidando. Non so se realmente sia tutto oro cio’ luccica … il metodo sembra promettere moltissimo. Ho pero’ deciso di iniziare la sperimentazione nel corso di fisica di scienze naturali. Anche nei corsi di elettronica e fisica nucleare ho cominciato a seguire un approccio interattivo, anche se non in modo radicale come nel corso di scienze naturali.

Il metodo è descritto al seguente link:

Lezioni_Interattive.pdf

(Traduzione in italiano del materiale presente nel sito per l’insegnamento di geoscienze http://serc.carleton.edu/introgeo/interactive/)

Di seguito riporto link ad alcuni siti e articoli che illustrano ulteriormente le idee. Questi link e articoli contengono a loro volta moltissime referenze addizionali.

Sito web del MIT
http://web.mit.edu/tll/tll-library/teach-talk/active-learning-2.html

Articolo che illustra i due paradigmi di insegnamento e la “valutazione alla pari” di un docente da parte di un altro collega  (un’altra idea molto interessate)
McManus

Articolo scritto da Eric Mazur (Balkanskir Pofessor of physics and applied physics – Harvard University)
Peer_Instruction

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