Domenica 3 novembre 2019

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
03 novembre 2019

L'Unione Sarda

1 - L’UNIONE SARDA di domenica 3 novembre 2019 / CAGLIARI - Pagina 21

Verde pubblico. “La guerra chimica non funziona”. Il modello bio dell’orto botanico
Palme, il punteruolo non si ferma
Sotto terapia 550 palme, assessora insoddisfatta: “Cambiare marcia”

Cinquecentocinquanta palme sotto terapia: poco meno di una su dieci, fra quelle di proprietà municipale. Il Comune di Cagliari continua a lottare contro l'infestazione di punteruolo rosso, ma la guerra (a 13 anni dai primi avvistamenti del temibile coleottero nell'Isola) non sembra mettersi al meglio.

La passeggiata lungo il porto, verso piazza Deffenu, offre una sequenza sconsolante di palme scapitozzate. Nei giardinetti della piazza, affisso a un tronco, un avviso segnala la disinfestazione più recente, avvenuta la notte tra il 16 e il 17 ottobre scorsi, a base di un insetticida ad ampio spettro d'azione, il Reldan 22, con la raccomandazione di evitare il contatto con le palme coinvolte per almeno 48 ore. A firmarla sono Comune e associazione temporanea d'imprese Santamaria, aggiudicataria dell'appalto di manutenzione del verde pubblico. Un appalto assegnato dalla Giunta precedente (durata: sei anni) ed entrato in vigore quando quella attuale si stava insediando. L'assessora Paola Piroddi lo sta passando sotto la lente d'ingrandimento.

LE CARTE. «Serve una rivoluzione. Ho chiesto alla ditta un cronoprogramma di tutte le attività», fa sapere. I problemi sono tanti: potature, pini pericolanti, jacarande malate. E le palme? «Mi sono arrivate segnalazioni e ho verificato: ce ne sono diverse che non sembrano sulla via della guarigione. Per esempio in via Roma». Piroddi si aspetta di ricevere il cronoprogramma mercoledì. Ci vorrà più tempo per poter disporre della mappatura completa degli alberi a Cagliari, necessaria per una pianificazione complessiva: «Ci stiamo raccordando con la Regione e con Agris, che dispongono di strumenti efficaci anche per effettuare una Tac su tutte le piante». Il Comune di Cagliari possiede poco più di 6.000 palme: «Ma vorremmo anche sapere quante se ne trovano nei giardini privati», prosegue l'assessora. «Non si può combattere il punteruolo solo sugli alberi pubblici. Se i privati non curano le loro palme, il rischio di contagio rimane». Un anno e mezzo fa, l'ex assessore Paolo Frau rese noto che negli anni erano morte 710 palme di proprietà comunale. Tutte appartenenti alla specie Phoenix canariensis , la più esposta al contagio. L'idea di sostituirle con specie immuni è sempre valida? «Ci stiamo ragionando, c'è un dibattito in corso con gli agronomi», risponde Piroddi.

LE LARVE. Mentre il Comune sembra impantanato in una guerra chimica costata già svariate centinaia di migliaia di euro, in un angolo di città c'è chi, a quanto pare, sta vincendo con armi biologiche ed ecocompatibili: «Le nostre palme - conferma Gianluigi Bacchetta, ordinario di Botanica sistematica, autore di oltre 290 articoli scientifici e 10 volumi, direttore Centro servizi di Ateneo che gestisce l'orto botanico - hanno egregiamente resistito grazie a un trattamento efficace, economico, sostenibile dal punto di vista ambientale e privo di pericoli per gli esseri umani». Niente insetticidi, niente chimica: «I trattamenti chimici possono comportare danni all'ambiente e pericoli per le persone e hanno tempi lunghi di decadimento». E allora? «Combattiamo il punteruolo rosso con le larve di nematodi. Sono i loro antagonisti naturali, parassiti che si nutrono del loro esoscheletro cheratinoso». In pratica, se li mangiano. Pericoli per gli esseri umani? «Nessuno». Costi? «Per circa cento palme spendiamo circa 10 mila euro l'anno».

IL VERTICE. Il modello orto botanico raccoglie attenzione a Palazzo Bacaredda. Venerdì 15 novembre è prevista una riunione del consiglio del Centro servizi di Ateneo, alla quale sono annunciate le presenze della rettrice Maria del Zompo, del direttore Bacchetta, del sindaco Paolo Truzzu e dell'assessora Piroddi. Tra gli argomenti all'ordine del giorno, oltre al confronto sull'apertura di un accesso all'Anfiteatro dall'orto botanico anche la riapertura di un dialogo su una possibile via non-chimica alla lotta al punteruolo rosso. «Una prospettiva che mi interessa molto», conferma Piroddi.

Marco Noce

Problemi anche per pini e jacarande

Non solo palme. A preoccupare l'assessora comunale al Verde pubblico, Paola Piroddi, è la salute degli alberi in generale. Quella delle jacarande, per esempio: «Alcune, in particolare su un lato del Largo, sono in pessime condizioni e vengono ormai utilizzate come cestini per le cartacce». Per non parlare dei pini: «Dopo il crollo di quello in via dei Giudicati li stiamo monitorando». Per i pini, come per le palme, è in corso una discussione sulla possibile sostituzione con alberi meno problematici. Sotto esame ci sono le radici: quelle dei pini tendono a danneggiare marciapiedi e asfalto. «Più in generale - avverte l'assessora - occorre capire quali tipologie di piante siano più adatte al contesto urbano. Fra gli agronomi ci sono diverse scuole di pensiero. In molti premono affinché si punti su specie autoctone». Fra i vantaggi di queste ultime, riflette Gianluca Bacchetta, docente di Botanica sistematica all'università di Cagliari, c'è il fatto che «sono meno delicate, dunque più resistenti, e in genere hanno bisogno di meno acqua». Piroddi vuole anche rivedere i tempi e le modalità di potatura degli alberi: «Penso a piazza del Carmine, dove la luminosità è fortemente ridotta dalle fronde. Mentre magari d'estate, quando c'è più bisogno di ombra, ci si ritrova con alberi sottoposti a potature estreme». (m. n.)

 

 

 

2 - L’UNIONE SARDA di domenica 3 novembre 2019 / AGENDA - Pagina 25

MEMO. Mostra alla Cittadella
Sarà inaugurata sabato prossimo, alle 17, alla Cittadella dei musei, la XXI mostra di arti visive e figurative, organizzata dall’Intercral Sardegna in collaborazione con il Cruc, circolo  ricreativo Università di Cagliari. Gli orari previsti per visitare le mostre: 9-13 e 16-19 (lunedì chiuso). L’ingresso è gratuito.

 

 

3 - L’UNIONE SARDA di domenica 3 novembre 2019 / NUORO - Pagina 42

La storia. Simona Deplano, scienziata nuorese col cuore a Ussassai, paese del padre

A Londra per combattere i tumori del sangue
“Qui l’aspetto più positivo è la meritocrazia, non riuscirei a vivere in Italia”

La cura delle malattie ematologiche negli anziani quale sfida di questo scorcio di terzo millennio. Cruciale, considerato che solo nel nostro Paese ogni anno 32 mila persone s'ammalano di tumore del sangue, che in due terzi dei casi affligge gli over 65. Simona Deplano, ematologa nuorese di 42 anni, identifica i markers capaci di predire quali pazienti in età avanzata possano giovarsi della chemioterapia.

CURRICULUM. Maturità classica al liceo Asproni, laurea in medicina e specializzazione in ematologia all'università di Cagliari, consegue il dottorato di ricerca in Nefrologia all'Imperial College di Londra. Nel 2014 è l'Hammersmith Hospital a ingaggiarla, per coordinare i trapianti di midollo osseo; poi è il Chelsea and Westminster Hospital ad assoldarla per dirigere l'Unità di emostasi. Nel 2016 l'Imperial College Healthcare NHS Trust l'assume a tempo indeterminato; per due giorni alla settimana lavora al Royal Brompton, centro cardiologico d'eccellenza. Gran parte dell'attività clinica la svolge all'Hammersmith. L'impegno accademico, diciassette pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e venti relazioni esposte in appositi simposi (da Filadelfia a Milano, da Orlando a Liverpool) adornano il suo background.

IMPRONTA FAMILIARE. «Pur essendo nuorese - racconta Simona Deplano - il mio cuore l'ho lasciato a Ussassai, il paese natìo di mio padre». La memoria colora di nostalgia il suo vissuto. «Ciò che lo rende speciale è la grandezza d'animo di chi vi abita». La scoperta della propria vocazione, un precoce presagio. «Compresi che avrei fatto il medico alle elementari. Mentre le mie coetanee giocavano, io sfogliavo i libri di medicina di mio padre». Di quest'urologo, scomparso a 70 anni nel 2013, si staglia la caratura delle guide sapienti. «M'insegnò a concepire lo studio come un divertimento. Ancora oggi, quando preparo una presentazione per una conferenza o una lezione per gli studenti, provo una gioia immensa».

Risolutivo nell'orientare il prosieguo formativo, il male che la strappò dall'amore materno. «La scelta di optare per una branca oncologica come l'ematologia scaturì in seguito alla perdita di mia madre, che morì a 45 anni. Capii che avrei potuto traslare l'affetto che non potevo più dare a lei ad altre persone, anche loro alle prese con l'atroce prova cui sottopone il cancro».

ANELITO MULTICULTURALE. «Londra - prosegue Simona Deplano - è una città incantevole. C'è sempre qualcosa da scoprire che lascia a bocca aperta». Per non parlare delle molteplici opportunità di accesso all'impiego, dispensate grazie alla corsia preferenziale riservata alle competenze. «Un aspetto positivo della cultura anglosassone è la meritocrazia. Chi s'impegna e dimostra di valere va avanti. La preparazione acquisita viene accertata mediante il curriculum vitae. È l'unico criterio dirimente nella fase valutativa preliminare al conferimento di qualsivoglia incarico».

L'avventura estera, una strada senza ritorno. «Non vivrei mai a Nuoro, così come in nessun'altra città italiana. Sono abituata al sistema inglese e non riuscirei a riadattarmi a quello del mio Paese». Unico handicap dell'universo british la modesta salubrità del suo habitat. «La qualità della vita di Londra non è delle migliori. So di essere soggetta a una routine frenetica che nuoce al benessere psicofisico. Le gratificazioni però sono tali che ne vale la pena. È un tour de force cui mi sottopongo di buon grado».

Claudio Serpico

 

 

4 - L’UNIONE SARDA di domenica 3 novembre 2019 / NUORO E PROVINCIA - Pagina 43

Posada. Maria Sanna ha fatto una tesi sulle inchieste aeronautiche
Laureata vince borsa di studio del comune di Milano

Grazie alla sua tesi sulle “Inchieste aeronautiche” ha vinto una borsa di studio voluta dal comune di Milano per commemorare le vittime della sciagura avvenuta nell'aeroporto di Linate l'8 ottobre di 18 anni fa quando due velivoli si scontrarono in pista provocando 118 morti tra cui una giovane di Nuoro, Antonella Sanna. Maria Sanna, laureata in Giurisprudenza all'università di Sassari, avrà il premio. «Questo riconoscimento non me lo aspettavo - commenta -. Mi ha riempito di orgoglio e mi ha ripagato delle fatiche di quel periodo». Nata a Nuoro 31 anni fa, cresciuta a Posada dove risiede con i genitori, aveva discusso la tesi di laurea l'8 luglio 2017 nell'ateneo sassarese.

Con il supporto del relatore Michele Comenale Pinto, Maria Sanna aveva esaminato le modalità con le quali vengono svolte le inchieste nel settore aeronautico allo scopo di ricostruire le catene di errori che poi sono alla base di tremendi disastri che provocano decine di vittime, in un'ottica di safety, definita come sicurezza contro i rischi intrinseci. «Il fatto che in concomitanza con le indagini sulla safety si svolgano le inchieste giudiziarie - spiega la giovane - può condurre le persone direttamente coinvolte nei casi a tenere un atteggiamento reticente che non aiuta sicuramente a prevenire futuri errori».

Rovesciare questa visione è l'intento della “Just culture”, concetto anglosassone fondato su un approccio positivo e non sulla cultura della colpa. Un argomento complesso e importante per migliorare la sicurezza nei cieli, che secondo la giuria del premio milanese Maria Sanna ha affrontato in modo lodevole.

«Il candidato ha svolto una tesi incentrata sulle inchieste tecniche degli incidenti aeronautici - motiva la giuria -. Il lavoro svolto è senz'altro di ottima qualità e pertinente, poiché si focalizza sia sulla sicurezza che sulla prevenzione. Di particolare pregio il richiamo attuale agli accordi stipulati tra l'Agenzia nazionale per la sicurezza in volo e le Procure per la risoluzione dei rapporti tra inchiesta tecnica e quella giudiziaria».

Fabrizio Ungredda

 

 

5 - L’UNIONE SARDA di domenica 3 novembre 2019 / ECONOMIA - Pagina 20

Report. Matzutzi (Confartigianato): “Non dobbiamo perdere le opportunità di sviluppo”
IMPRESE DIGITALI, L'ISOLA RIMANE INDIETRO
In un anno sono cresciute solo dell’1,9%, nel resto d’Italia si punta al 4

L'Isola del digitale non sembra aver ingranato la giusta marcia e resta ferma al palo dell'innovazione tecnologica. I numeri forniti dall'Ufficio studi della Confartigianato lo confermano: in Sardegna le imprese attive nei campi del digitale (dalle start up impegnate nella programmazione di software, alle agenzie di consulenza informatica, passando per siti di e-commerce o esperti del web) sono cresciute nell'ultimo anno solo dell'1,9%, contro il quasi 4% registrato nel resto d'Italia. Un risultato scoraggiante, in un'era economica che sta puntando tutto su innovazione tecnologica e processi produttivi digitali, che piazza la Sardegna al terzultimo posto in Italia, meglio solo delle “micro-regioni” Molise (+1,3%) e Valle d'Aosta (-1%). Ultimi posti ottenuti anche analizzando l'andamento dell'ultimo triennio: la Sardegna ha infatti visto aumentare le imprese digitali solo del 4,7%, meno della metà della crescita segnata dal resto del Paese (+9,5%)

OTTIMISMO

«Che nella nostra Isola operino più di 2.800 imprese digitali sarde è un segnale incoraggiante - commenta Antonio Matzutzi, presidente regionale di Confartigianato imprese -, e mai come in questo periodo le nuove tecnologie e la tradizione del saper fare sono riuscite a fondersi per dare vita a imprese digitali capaci di stare al passo delle più importanti realtà mondiali. Queste realtà, inoltre, trasformano i processi tradizionali immaginando i processi del futuro, per migliorarli e offrire un'esperienza, su prodotti e servizi, unica e, prima di oggi, inimmaginabile. Questa economia del “su misura”, del “fare”, altamente specializzata sarà capace grazie alla contaminazione esterna e alla rete dei contatti dei singoli, di riportare la Sardegna ad essere un polo attrattivo di scienza»

POTENZIALITÀ

Il rappresentante degli artigiano ne è convinto: «Quello della digitalizzazione delle imprese è un percorso ancora lento, soprattutto per le realtà che negli anni hanno costruito solide reti commerciali tradizionali. La trasformazione va gestita durante il passaggio generazionale. Rimandare questo salto può significare restare fuori da opportunità di crescita».

Luca Mascia

La Nuova Sardegna

 

6 - LA NUOVA SARDEGNA di domenica 3 novembre 2019 / SASSARI - Pagina 19

Domani a Oristano la presentazione di "Aviprofo" di Uniss e Porto Conte ricerche

Antichi grani sardi per nuovi prodotti

SASSARI Innovare i prodotti da forno tradizionali, risolvere i problemi tecnici derivanti dall'impiego di materie prime locali e introdurre i protocolli produttivi per le vecchie varietà di frumento nei moderni impianti. Questi gli obiettivi del progetto Aviprofo, condotto dal Dipartimento di Agraria dell'Università di Sassari e da Porto Conte Ricerche e finanziato da Sardegna Ricerche, che coinvolge quattordici imprese del settore. Lunedì a Oristano, si terrà l'evento di diffusione dei risultati relativi ai primi quindici mesi di attività del progetto, dedicato all'innovazione nei prodotti da forno mediante l'uso di sfarinati derivanti da vecchie varietà di grano tipiche della Sardegna. L'incontro è rivolto agli operatori del settore, oltre che a docenti, studenti e dottorandi e a quanti vogliano approfondire le conoscenze sulle antiche varietà di grano e sulle loro potenzialità di utilizzo. I ricercatori impegnati nel progetto descriveranno i risultati fin qui raggiunti e definiranno insieme alle imprese le azioni da intraprendere per i mesi successivi. L'appuntamento è alle 10 al Consorzio Uno, in via del Carmine. Aviprofo è uno dei 35 progetti collaborativi promossi da Sardegna Ricerche attraverso il programma "Azioni cluster top-down" ed è finanziato grazie al POR FESR Sardegna 2014-2020. I progetti cluster sono attività di trasferimento tecnologico condotte da organismi di ricerca pubblici con l'attiva collaborazione di gruppi di piccole e medie imprese, per risolvere problemi condivisi e portare sul mercato le innovazioni sviluppate nei laboratori. Come per tutti i progetti cluster, anche per Aviprofo vale il principio della "porta aperta": tutte le imprese interessate possono chiedere di entrare a far parte del progetto in qualsiasi momento. Sul sito web di Sardegna Ricerche (www.sardegnaricerche.it) è disponibile il programma della giornata, con la scheda sintetica del progetto con l'elenco delle imprese a tutt'oggi coinvolte. Per informazioni: Antonio Piga 079.229.272; pigaa@uniss.it o alla referente di Sardegna Ricerche, Graziana Frogheri, graziana.frogheri@sardegnaricerche.it; 070.9243.2813.

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