UniCa UniCa News Rassegna stampa Domenica 17 novembre 2019

Domenica 17 novembre 2019

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
17 novembre 2019

L'Unione Sarda

 

 

1 - L’UNIONE SARDA di domenica 17 novembre 2019 / REGIONE - Pagina 4
ENERGIA. Presentato l’ambizioso progetto “Aria”
L'industria farmaceutica scommette sulla vecchia miniera

Il progetto è ambizioso: puntare sulle ricerca scientifica di alto livello per rilanciare l'ex sito minerario di Monte Sinni, nelle campagne di Gonnesa, dove ci sono gli stabilimenti della Carbosulcis. Si chiama “Aria” la scommessa dell'azienda di Nuraxi Figus, con il sostegno di Regione, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università di Cagliari e di Princetown (Usa). Il progetto è stato presentato ieri mattina nell'Aula Magna del Rettorato durante un incontro che ha visto la partecipazione di scienziati, politici e rappresentanti di alcune importanti case farmaceutiche. Si è parlato delle nuove frontiere della conoscenza scientifica e delle possibilità di rilanciare una della aree più povere dell'Isola.
PROGETTO ARIA. Il progetto “Aria” (finanziato dalla Regione con 12 milioni di euro) e primi risultati sono stati illustrati dal fisico Cristiano Galbiati, docente dell'Università di Princetown. «L'area della Carbosulcis è il luogo ideale per svolgere l'attività di ricerca - ha affermato - ci sono tutte le condizioni per lavorare nel migliore dei modi». Il ricercatore si è soffermato in particolare sull'area del Pozzo Uno a Seruci: «Verrà realizzato un impianto simile a un alambicco. Una struttura con le stesse dimensioni della Torre Eiffel che possiamo realizzare solo in questo sito». Un prototipo (alto 28 metri) è entrato in funzione qualche mese fa. L'obiettivo è quello di creare una struttura (unica al mondo) per produrre isotopi stabili e ossigeno 18, ma anche argon 40 utile negli studi sulla materia oscura. Tutto questo negli impianti di Nuraxi Figus, luoghi-simbolo di lavoro, ma anche di lotte e di politiche industriali disastrose che hanno caratterizzato i vent'anni di attività (sia pure a singhiozzo) dell'azienda di proprietà della Regione.
RICERCA E LAVORO. Adesso si scommette sul progetto “Aria”, che in poco tempo è riuscito ad attirare le attenzioni aziende internazionali interessate ad investire nel Sulcis. La notizia è stata confermata da Francesco Lippi, amministratore unico della Carbosulcis che ha parlato dell'interesse di un gruppo americano. Alle tecnologie sviluppate nell'ambito del progetto strizzano l'occhio anche le grandi multinazionali farmaceutiche, come è emerso durante la tavola rotonda moderata da Gregorio De Felice (Chief Economist di Banca Intesa San Paolo). Si è parlato dei benefici economici della ricerca applicata. Bernardo Giua Marassi della Sanofi Spa (azienda francese con 100 mila dipendenti e 76 stabilimenti in tutto il mondo) ha auspicato una collaborazione con il gruppo coordinato da Cristiano Galbiati. «La ricerca - ha detto - sta cambiando il dna dei farmaci. Bisogna scommettere sui progetti innovativi altrimenti rischiamo di essere travolti da Usa e Cina. Si potranno ottenere risultati, ma servono delle condizioni per poter lavorare al meglio. È difficile fare una programmazione di lungo termine perché la burocrazia è sempre un ostacolo». L'argomento è stato ripreso anche dal Rettore Maria del Zompo che ha invitato la classe politica a scommettere sulla ricerca. «È in atto un disinvestimento in cultura - ha detto citando recenti dati Ocse - l'innovazione ha bisogno di incentivi, non di tagli». Parole condivise anche da Luisa Poggi di Bracco Imaging e Speranza Feliciano dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. «La ricerca si deve tradurre in fatturato», ha aggiunto Leonardo Diaferia di Itel Telecomunicazioni.
SERVONO MINATORI. In numerosi interventi (come quelli di Cristiano Galbiati e del vice ministro del Mise Stefano Buffagni) è stato sottolineato che per fare ricerca è necessaria la presenza dei minatori. Che questa volta non sono chiamati a estrarre carbone, ma saranno di supporto ai ricercatori e agli studiosi.
Francesco Pintore

CARBOSULCIS. Alga spirulina, isotopi e argon per rinascere
L'attività estrattiva si è conclusa ufficialmente il 31 dicembre del 2018. Il giorno seguente è iniziato il piano di riconversione e messa in sicurezza negli impianti della Carbosulcis. In realtà, di carbone non se ne estraeva più da tempo. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da scioperi clamorosi (come quello del 2012 con un operaio che si ferì per protesta) e nessuna prospettiva per il futuro dei dipendenti e delle miniera. Con il piano di chiusura la pianta organica si è ridotta a 150 lavoratori. Nel frattempo l'azienda di proprietà della Regione ha deciso di puntare sulla ricerca e sull'innovazione. In questo contesto sta giocando un ruolo determinate l'Università di Cagliari, partner nel progetto che ha consentito di realizzare un impianto sperimentale per la coltivazione dell'alga spirulina, il “supercibo” del futuro. Un fotobioreattore in vetro utilizza l'acqua calda della miniera per il ciclo di produzione di alghe azzurre in impianti all'aperto. Sempre nello stabilimento, nelle campagne di Monte Sinni, è in corso un'altra sperimentazione sui fertilizzati. Adesso è la volta di isotopi, ossigeno 18 e argon con il progetto “Aria” che secondo gli studiosi «sarà in grado di abbassare notevolmente i costi energetici di produzione, rendendo più accessibili i preziosi elementi ottenuti dalla distillazione criogenica». Ovvero gli isotopi stabili per la diagnostica medica e lo sviluppo di medicinali innovativi. (f. p.)

 


 

2 - L’UNIONE SARDA di domenica 17 novembre 2019 / SPECIALE DONNA OGGI - Pagina III
NON DIMENTICARE DI DIRE “GRAZIE”
Abbiamo appena celebrato la “Giornata mondiale della gentilezza”. Ecco, perché, stereotipi a parte, ce n’è davvero bisogno. Ne abbiamo parlato con Elisabetta Gola, associato dell’Università di Cagliari

Non è un potere magico, eppure può fare miracoli. La gentilezza, l'arte della correttezza, solidarietà e empatia, può davvero contribuire a migliorare la qualità della nostra vita e quella della società. Perché sì, lo hanno dimostrato diversi studi, altro che sintomo di debolezza: essere gentili fa bene alla salute! E gli effetti sul prossimo possono innescare una reazione a catena virtuosa perché come diceva lo scrittore Mark Twain, «la gentilezza è il linguaggio che il sordo può sentire e il cieco può vedere». Uno stile di vita che arriva dall'oriente e ha trovato impulso grazie alla conferenza del World Kindness Movement di Tokyo del 13 novembre 1997, dove è nata la “Giornata Mondiale della Gentilezza”.

«Queste iniziative servono per concentrare l'attenzione e c'è bisogno di riconsiderare la gentilezza nel suo significato migliore, perché troppo spesso», spiega Elisabetta Gola, professoressa associata di Filosofia e Teoria dei linguaggi dell'Università di Cagliari, «per ragioni storiche e culturali viene intesa come una forma di ipocrisia, di falsa cortesia».

Al di là dei gesti, le parole che ruolo rivestono nella pratica della gentilezza?

«Le parole e la comunicazione in generale sono molto importanti perché sono veri e propri comportamenti. Ogni parola trasporta una serie di conoscenze, relazioni e idee implicite, che hanno grande valore quando ci rapportiamo con gli altri. Se non stiamo attenti a quelle che scegliamo e al modo in cui le esprimiamo mettiamo a rischio un canale che dovrebbe metterci in relazione con gli altri, aprirci alla società. Anziché essere una finestra, possono alzare muri e diventare una barriera per la comunicazione».

C'è stata una involuzione del linguaggio sotto questo profilo?

«Certamente il fatto di avere comunicazioni sempre più mediate potrebbe essere una causa della riduzione delle nostre capacità empatiche. Inoltre alcune abitudini vocali e gestuali, molto diffuse nel nostro Paese, come ad esempio parlare ad alta voce, possono apparire come una forma di aggressività all'interlocutore».

Si parla spesso di "“clima d'odio” nel nostro Paese. La nostra società ha bisogno di una rivoluzione gentile?

«Gli esseri umani hanno bisogno di manifestare il proprio dissenso e avere una valvola di sfogo. Ma è necessario gestirlo in maniera tale che non si traduca in gesti estremi. I media potrebbero fare la loro parte, ripristinando una dialettica incentrata su una comunicazione attenta e rispettosa. Del resto, la spettacolarizzazione del conflitto esiste dalla notte dei tempi, perché risponde ad una esigenza catartica dell'uomo».

I social hanno contribuito?

Il mezzo c'entra fino ad un certo punto, gli effetti dipendono sempre dall'uso che se ne fa. Oggi le cose che si potevano pensare o dire a qualche amico possono avere un pubblico molto vasto. Insomma, la piazza è virtuale, ma il megafono è vero».

Cinzia Isola


 

 

 

3 - L’UNIONE SARDA di domenica 17 novembre 2019 / AGENDA - Pagina 31
Diario cittadino. Master class di Luciano Tovoli
“L’inquadratura, la luce e il colore”: l’appuntamento con Luciano Tovoli, autore delle immagini di alcuni classici del cinema mondiale è per domani alle 17 (ingresso libero) al cineteatro dell’Ersu “Nanni Loy” in via Trentino. Introduce il docente Antioco Floris.

 


 

4 - L’UNIONE SARDA di domenica 17 novembre 2019 / CULTURA

IL SAGGIO. Per le edizioni Rubettino genesi, storia e analisi della pellicola che trionfò al Festival di Venezia nel 1961

RITORNO A ORGOSOLO INSIEME AI BANDITI DI DE SETA
Il film di culto nel prezioso volume di Antioco Floris

Secondo Martin Scorsese, il regista statunitense (con cittadinanza italiana) autore di “Taxi driver”, “Toro scatenato”, “Quei bravi ragazzi”, «nel novero dei capolavori del cinema di tutti i tempi un posto di diritto spetta a “Banditi a Orgosolo” di Vittorio De Seta». Ne è convinto anche Antioco Floris, docente di Cinema, televisione e media audiovisivi all'università di Cagliari, che alla pellicola girata nel 1961 in Barbagia dal cineasta palermitano -premio Opera Prima al Festival di Venezia - ha dedicato un saggio (“Banditi a Orgosolo. Il film di Vittorio De Seta”, edizioni Rubbettino, 262 pagine, € 18) che ne ripercorre la genesi e ne analizza la struttura, la forma e i contenuti con l'ausilio di schede tecniche, appunti originali e di un robusto apparato iconografico.

LO SCOPO. Spiega Antioco Floris: «Intendo il mio lavoro alla stregua di un manuale su come si fa il cinema, un vademecum per la creazione di pellicole di qualità partendo da un budget ridotto». Cosa che riuscì a De Seta: «Elaborò un canone, tracciò una linea guida per i cineasti delle generazioni successive per realizzare ottimi film spendendo pochi soldi».

UN'OPERA CULT. La pellicola, 98 minuti in bianco e nero girati con attori non professionisti, racconta del pastore Michele Jossu, proprietario di un gregge insieme al giovanissimo fratello. Costretto da tre fuorilegge a dar loro riparo, per questo verrà accusato dai carabinieri addirittura di omicidio. Una volta alla macchia perderà il suo gregge, evento che lo spingerà a farsi lui stesso bandito rubando il bestiame di un altro pastore e abbandonando il fratello al proprio destino.

IL VALORE DELL'OPERA. Evidenzia nel volume Antioco Floris: «A lungo si è inteso “Banditi a Orgosolo” come un film riguardante esclusivamente la realtà sarda di un tempo, ma c'è ben altro. Viene proiettato in tutto il mondo, a distanza di sessant'anni non ha perso nulla della sua modernità e attualità, un classico che emoziona e fa scuola». Parlando del metodo di lavoro di Vittorio De Seta, l'autore del saggio (nacque nel 2006 come progetto imbastito con lo stesso cineasta palermitano) cita l'antropologo Malinowski: Fu un'operazione di osservazione partecipata. Per raccontare un mondo al quale non apparteneva, lui aristocratico e raffinato, De Seta scelse di vivere per due anni nei luoghi del film. Vinta l'iniziale diffidenza della popolazione grazie anche alla sua indole gioviale, riuscì a ottenere la collaborazione di tutti, e il risultato fu una pellicola del tutto rispettosa delle regole e dei meccanismi della comunità orgolese di allora».

LA CONFIDENZA DEL REGISTA

Floris è certo del valore di “Banditi a Orgosolo” quale pietra miliare della cinematografia documentaria: «De Seta, scomparso nel 2011 a 88 anni, mi confessò una sua preoccupazione: che il film risultasse utile agli studenti quale esempio di cinema che si fa strumento di interpretazione del presente. Per parte mia, si tratta di un punto di riferimento essenziale dell'immaginario cinematografico identitario».

Fabio Marcello



 

5 - L’UNIONE SARDA di domenica 17 novembre 2019 / MEDIO CAMPIDANO - Pagina 39

FURTEI. Laurea umanistica

A Torino una tesi sulla lingua sarda

Per Nicholas Porceddu, 23 anni, di Furtei «la nostra lingua sarda è spesso sottovalutata. Io ne ho voluto invece sottolineare particolarità e importanza». Convinzioni, ma anche amore per la sua terra e la sua lingua, che hanno motivato il giovane della Marmilla a preparare e discutere una tesi su sa limba, con la quale si è laureato in Scienze della mediazione all'Università di Torino. Il titolo del lavoro “Alla scoperta del sardo campidanese, questionario socio-linguistico”. Porceddu ha spiegato: «La mia è stata una tesi di ricerca, che ha voluto scoprire qualcosa di più sul sardo campidanese. Con un questionario ho intervistato persone dai 18 agli 89 anni, residenti nella zona del Medio Campidano, Cagliari e Oristano. Ho capito il loro grado di conoscenza della lingua sarda e quanto questa lingua incida sulla loro vita quotidiana».

Il neolaureato originario di Furtei ha chiuso: «Ho voluto valorizzare la nostra lingua anche perché a Torino ci sono molti emigrati che ancora parlano il sardo senza aver dimenticato nulla di questa meravigliosa lingua». (an. pin.)

La Nuova Sardegna

 

6 - LA NUOVA SARDEGNA di domenica 17 novembre 2019 / CULTURA & SPETTACOLI - Pagina 32
FONDAZIONE DI SARDEGNA
Giornata mondiale della filosofia
IN PRIMA FILA SCUOLE E UNIVERSITÀ

SASSARI Il 21 novembre è la "Giornata mondiale della filosofia". L'Unesco l'ha istituita nel 2002 perché «la filosofia è una disciplina che incoraggia il pensiero critico e indipendente e in grado di favorire una migliore comprensione del mondo, promuovendo la pace e la tolleranza», invitando i governi, le istituzioni che svolgono funzioni educative e le organizzazioni che operano sul territorio a realizzare iniziative che coinvolgano quante più persone possibile in attività di carattere filosofico. La Fondazione di Sardegna, in collaborazione con l'associazione Inschibboleth, e con la partecipazione delle Acli, insieme all'Università, al ministero dell'Istruzione e agli istituti d'istruzione superiore della città, partecipa organizzando, per la prima volta a Sassari, un evento per celebrare questo appuntamento internazionale. L'iniziativa si svilupperà dalle 18 del pomeriggio fino alle 24 della notte in tre diverse sale della sede della Fondazione, in via Carlo Alberto 7, e in un quarto spazio all'aperto, destinato ad accogliere espressioni artistiche dedicate alla giornata e ai temi promossi. L'argomento degli incontri-confronti che si svolgeranno nel primo spazio sarà l'ambiente; nel secondo la tecnologia; nel terzo l'alterità. Dopo la presentazione alle 17.30, a partire dalle 18 in ciascuna delle tre sale, in contemporanea, uno studente dell'ultimo anno delle scuole superiori o del primo anno di Università intervisterà un filosofo su argomenti relativi al tema prescelto. Seguirà uno spazio dedicato alle domande da parte del pubblico. La stessa formula sarà ripetuta nelle ore successive per un totale di ventiquattro discussioni. Il quarto spazio, quello all'aperto, sarà dedicato a performance grafiche, teatrali e musicali in collaborazione con il liceo artistico "Figari" e con il Conservatorio "Canepa". I filosofi che interverranno agli incontri sono: Massimo Adinolfi, Carla Bagnoli, Rossella Bonito Oliva, Carla Canullo, Silvia Chiodi, Gaetano Chiurazzi, Francesco Paolo Ciglia, Francesca Crasta, Franca D'Agostini, Massimo Dell'Utri, Antonio Delogu, Carla Guetti, Irene Kajon, Giovanni Leghissa, Marco Moschini, Matteo Nucci, Paolo Pagani, Piero Perconti, Andrea Poma, Riccardo Pozzo, Gaetano Rametta, Franco Riva, Leonardo Samonà, Luca Maria Scarantino. L'evento si inquadra nella attività di promozione culturale che è una delle principali linee di intervento della Fondazione di Sardegna, a Sassari e in tutto il territorio regionale.

 


7 - LA NUOVA SARDEGNA di domenica 17 novembre 2019 / CULTURA & SPETTACOLI - Pagina 34
Lo sguardo del cinema sulla cultura pastorale
Mercoledì al via il Fiorenzo Serra Film Festival, martedì anteprima dedicata a “Banditi a Orgosolo”
SASSARI Aspetti materiali e simbolici della cultura pastorale. È questo il tema della nuova edizione del Fiorenzo Serra Film Festival, in programma a Sassari da mercoledì a sabato. La manifestazione, intitolata al documentarista sardo, è dedicata a produzioni carattere etnografico con lo scopo di promuovere film che possano contribuire alla conoscenza di diverse realtà culturali. Quest'anno, appunto, la vita dei pastori nei diversi angoli del pianeta. Il concorso, organizzato dal Laboratorio di Antropologia Visuale "Fiorenzo Serra" della Società Umanitaria in collaborazione con l'Università di Sassari (Dipartimento di Storia e scienze dell'uomo), si presenta sempre più internazionale. Sono tantissime le opere arrivate agli organizzatori, ben 860 da un po' tutto il mondo, tra le quali sono state scelte quelle finaliste: 14 lavori che si potranno vedere nelle serate di mercoledì, giovedì e venerdì dalle 17.30 alle 23 al cinema Moderno Cityplex. Al concorso principale si affianca la sezione dedicata ad Antonio Simon Mossa (altri 15 film) che raccoglie documentari su temi antropologici quali guerre, diritti umani, comunità minoritarie, difesa dell'ambiente, tradizioni e religiosità popolare. La premiazione è prevista per la serata di sabato alla Camera di commercio del nord Sardegna. La giuria è composta da Fabio Olmi (direttore della fotografia e figlio del regista Ermanno), Alessia Glielmi (antropologa dell'Università di Torino), Sebastiano Mannia (antropologo dell'Università di Palermo), Giannetta Murru Corriga (antropologa esperta di pastoralismo in Sardegna), Antonio Bisaccia (direttore dell'Accademia di Belle Arti "Mario Sironi" di Sassari), Rosanna Castangia (titolare della casa di produzione cinematografica Bencast), Giuliano Marongiu (artista sardo ed esperto di etnografia), Simonetta Columbu (attrice), Lorenzo Hendel (documentarista) e Pietro Simon, figlio di Antonio Simon Mossa. Il festival prevede inoltre una serie di manifestazioni collaterali. Martedì un'anteprima della rassegna sarà dedicata a Vittorio De Seta e al suo capolavoro "Banditi a Orgosolo" con un triplo appuntamento: la presentazione del libro di Antioco Floris sul film, alle 17 all'assessorato comunale alla Cultura, l'inaugurazione di una mostra fotografica, e la proiezione serale del film "Detour De Seta" di Salvo Cuccia, alla presenza del regista (l'indomani mattina Cuccia sarà protagonista anche all'Accademia). Mercoledì è previsto un incontro con Luciano Tovoli (direttore della fotografia di "Banditi a Orgosolo") e Antioco Floris, mentre giovedì e venerdì sono in programma due masterclass con il documentarista Lorenzo Hendel e con il regista Marco Leopardi. Tutti e tre gli appuntamenti sono in programma la mattina alla Camera di commercio di Sassari. L'omaggio a Vittorio De Seta prevede anche una mostra fotografica su "Banditi a Orgosolo". L'inaugurazione è in programma martedì alle 18, nella Sala Duce di Palazzo Ducale, e l'esposizione sarà visitabile sino al 27 novembre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Esattamente sessant'anni fa, nell'autunno del 1959, Vittorio De Seta, che era già stato in Sardegna per girare alcuni corti, tornava nell'isola e iniziava il lavoro che lo avrebbe portato alla realizzazione di "Banditi a Orgosolo" presentato due anni dopo alla Mostra di Venezia. (f.c.)

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