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Cultura, formazione, supporto e inclusione per dire basta alla violenza sulle donne

Amministratori pubblici, docenti, magistrati, legali, giornalisti e associazioni di categoria assieme in un confronto utile ad innescare pratiche concrete e virtuose su un fenomeno dai numeri agghiaccianti: 109 “muliericidi” solo nel corso di quest’anno. In aula consiglio a Sestu le riflessioni di Maria Paola Secci, Ilaria Annis, Paolo De Angelis, Cristina Ornano, Elisabetta Gola, Antioco Floris, Susi Ronchi, Daniela Pinna e Valeria Aresti
28 novembre 2021
Sestu. Da sinistra, Valeria Aresti, Paola Secci, Ilaria Addis, Paolo De Angelis, Daniela Pinna, Cristina Ornano, Antioco Floris ed Elisabetta Gola

Numeri agghiaccianti e azioni sinergiche per recuperare il tempo perduto e fermare l’orco

Mario Frongia

La foto di Emanuela Loi, sulla parete di destra dell’aula consiliare del comune di Sestu, con un indelebile e straziante sorriso, manda indirettamente un messaggio inequivocabile: datevi una mossa, non si può perdere un altro minuto! Il Muliericidio, come l’aveva pertinentemente battezzato la psichiatra Nereide Rudas, è uragano che devasta. Tutti, nessuno escluso. Società civile, comunità, individui, associazioni, nessuno può chiamarsi fuori. Donne uccise nei modi più truci per la sola colpa di essere donne, di voler capire e tollerare, sperando in una quasi sempre impossibile redenzione, magari innamorate o stregate del bruto di turno. Vite interrotte, famiglie devastate, esistenze deragliate. Forse, per sempre. Con un corredo di vittime inermi e incolpevoli: i minori. Un dramma nel dramma. Su violenze, omicidi, stupri, percosse, minacce, molestie il bouquet dell’orrore è da brividi. I numeri - elencati con voce che ha tradito un filo di emozione, dalla moderatrice dei lavori, Daniela Pinna - non lasciano spazio a ulteriori  esitazioni: 109 donne uccise nei primi undici mesi del 2021, In sala il silenzio è assordante.lerabile e inaccettabile”.  

Uno stop deciso e convinto contro soprusi, minacce, percosse
Uno stop deciso e convinto contro soprusi, minacce, percosse

Un tavolo di confronto ragionato su discriminazioni, stereotipi e pregiudizi

Per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l'Università di Cagliari ha promosso varie iniziative di sensibilizzazione rivolte alla comunità accademica, studentesca e sociale.  L’impegno dell’ateneo su questo fronte è di vecchia data. La promozione di ambienti di studio e lavoro sicuri e liberi da molestie e sessismo e attenta e continua. Ma, purtroppo, le università e i centri di ricerca non fanno eccezione al fenomeno della violenza di genere: le caratteristiche strutturali di questi contesti possono contribuire a creare le condizioni per episodi di molestie o di violenza di genere. Nonostante la gravità del fenomeno e il crescente interesse del mondo accademico, la violenza di genere è per la maggior parte non denunciata e poco documentata. Spesso, purtroppo, nemmeno se ne parla. Nell'Unione Europea, una donna su due ha subito molestie sessuali, una su tre ha subito violenza fisica e/o sessuale, una su cinque è stata vittima di stalking, una su venti è stata violentata. Dallo stalking al cyber-bullismo, dalle molestie sino allo stupro e al femminicidio, la violenza contro le donne si manifesta in tante forme ed è un fenomeno di proporzioni ormai pandemiche. Daniela Pinna - vice capo redattrice dell’Unione Sarda - snocciola un quadro raccapricciante. La sintesi di un sudario di morte, sangue, ferite impossibili da rimarginare. Gli ultimi dati parlano di 109 donne uccise, 96 in ambito familiare, 63 per mano del partner o dell’ex. Ogni giorno 89 donne sono vittime di reati di genere, appena il 27 per cento sporge denuncia. Per completare lo scenario, solo il 2 per cento dei fondi nazionali destinati nel 2020 ai Centri anti violenza è giunto a destinazione. La Sardegna? Ha incrementato le iniziative e le azioni di supporto ma l’emergenza è lontana dall’essere risolta. “Si deve lavorare per impedire il perpetuarsi di stereotipi storici che vanno destrutturati. I media hanno responsabilità condivise, visto il ruolo nel contribuire a cambiare la cultura, il pensare, il parlare e il comunicare. Senza, è molto dura creare le condizioni di parità e rispetto”. Il dibattito, che ha avuto “Discriminazioni, stereotipi e pregiudizi” per cornice, ha colto nel segno.

Anche il Cus Cagliari, braccio sportivo d'eccellenza dell'ateneo, si è speso con attenzione nella Giornatainternazionale contro la violenza alle donne
Anche il Cus Cagliari, braccio sportivo d'eccellenza dell'ateneo, si è speso con attenzione nella Giornatainternazionale contro la violenza alle donne

Strategia, rispetto, inclusione: l’Università di Cagliari e il Gender quality plan

Tra azioni obbligate e le correzioni delle modalità discriminatrici. “Il primo passo? Portare alla luce il problema e definire strategie di prevenzione e contrasto. Il nostro ateneo ha previsto nel suo Piano di uguaglianza di genere un’azione specifica dedicata a prevenzione, individuazione e gestione dei casi di molestie riguardanti il personale docente, tecnico-amministrativo e la comunità studentesca”. Elisabetta Gola - prorettrice alla Comunicazione e all’immagine - taglia corto: “L’approvazione ufficiale del Gender quality plan conferma i passi avanti della nostra Università. Da anni sono stati attivati seminari, corsi, tavoli di lavoro. Adesso, ci si deve attenere alle indicazioni contenute le Piano. Indicazioni che evidenziano anche quali punti non funzionino perché legati ad abitudini e comportamenti e modi stereotipati di guardare la realtà. La realtà la costruiamo noi: se continuiamo a vederla sempre con gli stessi occhiali non si può invertire la rotta e le prospettive. Se diventiamo consapevoli e  attiviamo contro narrazioni o narrazioni alternative ci aiuta a dare una lettura diversa della realtà e iniziare a rappresentarla in modo diversa alle nostre studentesse e ai nostri studenti”.La professoressa Gola è ordinario e insegna Teoria dei linguaggi al corso di laurea in Scienza della comunicazione. “La comunicazione è al centro di un processo in cui il rapporto tra il mondo, come ce lo rappresentiamo, come lo comunichiamo e con quali linguaggi è un percorso trasversale e legato assieme. Il circolo può essere vizioso e o virtuoso. Se ce lo raccontiamo sempre nello stesso modo, non cambia nulla. Ecco perché va cambiata la comunicazione, vanno usate le parole in modo diverso, creativo. E si deve sfuggire dalle trappole consolidate che hanno affermato  certi modi, come la società prevalentemente patriarcale, di vedere le cose”.

Elisabetta Gola, in primo piano, e Rita Dedola
Elisabetta Gola, in primo piano, e Rita Dedola

Le tre P: prevenzione, protezione, punizione per un mondo migliore

“L’esperienza quotidiana in Procura ci mette di fronte a numeri imponenti che certificano lo stillicidio delle violenze. Un primo passo, in uno stagno che deve essere mosso al più presto - spiega Paolo De Angelis, procuratore aggiunto, Tribunale di Cagliari - riguarda l’importanza degli eventi che suscitano consapevolezza come la Giornata internazionale contro le violenze sulle donne. Quel che stride è un aspetto: abbiamo armi culturali potenti e i dati sono terribilmente negativi”. Il magistrato approfondisce. “Ci si ritrova a muoverci tra repressione e prevenzione. La prima è necessaria, ma da sola rischia di non essere del tutto efficace. Mentre, la prevenzione, purtroppo, ha percorsi di formazione molto lunghi. Tempi che non abbiamo, anche perché l’emergenza è adesso”. Lo scenario si amplia. “Una proposta? Si potrebbe costruire un sistema antiviolenza disegnato e a misura della vittima. Di certo, la battaglia da prendere in adozione va riferita a una società orientata in senso solidale. Ma sia chiaro, parliamo di battaglie ma stiamo pensando alla civiltà” conclude il dottor De Angelis. Per Cristina Ornano (giudice per le indagini preliminari e presidente del tribunale sorveglianza, Cagliari) la situazione è drammatica: “Intanto, si tratta di reati che incidono il valore più profondo: la dignità della persona. L’eguaglianza deve essere il traguardo anche perché alla base della violenza di genere ci sono discriminazioni, stereotipi e pregiudizi. Una strada su cui sono fondate e legittimate le discriminazioni. Il pensiero discriminatorio è sempre alla base della violenza di genere e della disuguaglianza. Se non la contrastiamo, legittimiamo la sopraffazione. Parliamo di un fatto sociale enorme, con effetti deleteri non solo sulle vittime”. La magistrata accelera: “I problemi complessi non si risolvono con risposte semplici a che perché l’approccio e complesso e con aspetti multifattoriali. Ci muoviamo sui piani prevenzione, protezione e punizione. Il capitolo cultura? Va destrutturato il pensare patriarcale. Tutti noi siamo epigoni ma anche interpreti inconsapevoli che legittimano la diseguaglianza tra generi e persone fragili. Il mondo del lavoro, scuola, agenzie culturali e università devono procedere in sinergia”. Pausa. Cristina Ornano riparte dal lavoro dei tribunali. “Quel che facciamo è importante ma non sufficiente. D’altronde, lavoriamo con norme su misura dal 2009. Il codice rosso è del 2019. Intanto, la società continua a segnare un alto numero di donne uccise, e una preoccupante violenza all’interno della famiglia. Nereide Rudas ci raccontava anni fa di una Sardegna con forte impronta matriarcale: i dati isolani dicono che morti e violenze domestiche non si differenziano dalle statistiche nazionali. Ecco, mettiamo da parte gli stereotipi, rileggiamo Gramsci, esercitiamo un pensiero critico globale rispetto alla nostra esistenza, al nostro agire, al nostro parlare. Sì, quest’ultimo punto è molto importante: il linguaggio, con il fenomeno dei social, ha un impatto enorme nelle nostre vite. Ma anche le immagini hanno cariche simboliche che concorrono a formare il nostro immaginario. Ed è proprio quel che si trasmette e sedimenta. Ci si deve mobilitare, questa violenza è intollerabile".

Paolo De Angelis e Cristina Ornano, procuratore capo facente funzioni e giudice per le indagini preliminari, Tribunale di Cagliari
Paolo De Angelis e Cristina Ornano, procuratore capo facente funzioni e giudice per le indagini preliminari, Tribunale di Cagliari

Un percorso di formazione da rimodulare a fondo. La parola alle avvocate

Per Rita Dedola,  assessore alla Pubblica istruzione e alle pari opportunità del comune di Cagliari, l’allarme è altissimo: “Con questi numeri bisogna tenere alta la guardia ed essere desti perché significa che qualcosa non ha funzionato. Le leggi? Ci sono e sono piuttosto severe ma stiamo sbagliando qualche cosa. Evidentemente, non sappiamo riconoscere preventivamente e per tempo la violenza. Quindi, il discorso va approfondito e diventa decisivo il fare formazione ad hoc, a partite dalle scuole dell’infanzia. Dobbiamo affrettarci ad abbattere gli stereotipi di genere. E vorrei rimarcare anche il ruolo delle violenza che scaturiscono da discriminazioni di carattere economico" conclude l’avvocata Dedola. “Cos’hanno in comune le donne vittime di violenza? La cultura, la stessa che identifica gli aggressori. Ecco perché - spiega l’avvocata Valeria Aresti - bisogna impegnarsi e investire con forza sull’educazione non solo all’interno della famiglia ma nelle scuole. Occorre un’azione sinergica, si deve educare alla vita e al rispetto di genere, al concetto dell’amore come l’esatto opposto del non possesso dell’altra”. L’analisi è puntuale. “L’altro ha desideri, aspettative e ambizioni differenti da rispettare. L’amore è integrazione e non sopraffazione. Il consiglio alle vittime? Devono prendere consapevolezza della condizione di violenza che vivono. Vanno aiutate a capire, con gli strumenti adeguati, e ad affrontare il percorso che le attende, per nulla facile. Infine, non va scordata la rete familiare e i minori. I bambini vanno tutelati, sono vittime dirette e indirette che percepiscono e metabolizzano modelli comportamentali violenti. Azioni che possono poi replicare in modo attivo o passivo”.

 

 

Da sinistra, Paola Secci e Susi Ronchi
Da sinistra, Paola Secci e Susi Ronchi

Dalla formazione avanzata alle campagne mediatiche mirate e capillari

“Il settore formazione è fondamentale per un’azione incisiva che cambi punti di vista, valori e percezioni del ruolo dei diversi generi nella società e nella quotidianità. Compete alle istituzioni strutturate e all’Università in primo luogo misurarsi e agire su questo terreno. Di certo, non può farlo da sola la famiglia”. Antioco Floris, coordinatore del corso di laurea magistrale in Produzione multimediale, non ha dubbi: “Il mondo degli audiovisivi e della comunicazione è centrale in quanto contribuisce a formare l’immaginario collettivo e contribuisce al sistema dei valori. Un esempio? Se il cine panettone rappresenta un’ideale di donna con il corpo da utilizzare e al servizio del maschio, si compone un’opera deleteria. La sensibilizzazione deve aiutare a mutare le prospettive”. Per il professor Floris le “donne in difficoltà devono resistere, ribellarsi e non rassegnarsi. E all’uomo tiranno dico di guardarsi dentro per capire quali siano i suoi problemi”. Susi Ronchi, già caposervizio Rai e fondatrice di Giulia giornaliste, indica il bersaglio: “Abbiamo la conferma che l’intera società ha fallito. La cronaca dice che solo una donna su sette sporge denuncia. Questo significa che la rete delle componenti che dovrebbero tutelare e accompagnare le donne in questo percorso, hanno toppato e perso la fiducia delle donne. Perché? Per un misto di paura e timore di essere lasciate sole. Come “Giulia” siamo impegnate in una forte diffusione dei messaggi sugli organi di informazione. E chiediamo agli editori che promuovano campagne capillari in cui si diffondano numeri di telefono, la localizzazione dei centri d’ascolto e degli sportelli. Deve essere una campagna mediatica capillare: le donne devono sapere chi sono i loro interlocutori nel momento del bisogno”.

 

Il logo contro la violenza e le discriminazioni di genere coniato dall'Università di Cagliari
Il logo contro la violenza e le discriminazioni di genere coniato dall'Università di Cagliari

L’azione e la perseveranza sul territorio. Il comune di Sestu e la volontà di combattere senza sosta

Per Maria Paola Secci, sindaca del popoloso centro a una manciata di chilometri dal capoluogo, il trampolino da flettere ha per obiettivo una univoca ristrutturazione del linguaggio di genere. “Lavoro da oltre vent’anni su questi temi. Ho seguito e curato convegni, manifestazioni e rassegne con al centro i passi da compiere per favorire la parità di genere e contro qualsiasi tipo di violenza. Adesso, è la politica a dover fare un passo avanti per proteggere le donne. I numeri sono agghiaccianti, chi si impegna sul territorio ha molto rammarico perché le cose cambiano ma molto lentamente. E le donne continuano a morire. La situazione a Sestu? Una quindicina di anni fa abbiamo avuto un caso di femminicidio, per disuguaglianza e violenze rientriamo nelle medie regionali e nazionali. Eventi come questi, con un parterre di esperti di alto profilo, sono indispensabili per tenere vivo il confronto. Appena iniziato il mandato ho aperto uno sportello d’ascolto. Ma non basta. Le donne - spiega la prima cittadina di Sestu - non denunciano anche perché sanno che i provvedimenti restrittivi spesso non bastano. Un consiglio? Alle mie concittadine dico di chiedere aiuto, anche dal punto di vista psicologico, e di affrancarsi economicamente, l’unico modo per allontanarsi dai falsi amori”. Sull’amore-non amore e sulle situazioni di degrado e abuso, arrivano le parole dell’assessora comunale ai Servizi sociali, Ilaria Annis: “Alla base delle situazioni di violenza e discriminazione non c’è mai un amore vero. La risposta? Una politica di prevenzione che aiuti anche ad abbattere gli stereotipi che ci accompagnano fin dalla nascita. Per spazzare via modi e  pregiudizi si deve lavorare nelle scuole a partire dall’infanzia

Sestu. Uno scorcio dell'aula consiliare
Sestu. Uno scorcio dell'aula consiliare

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