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Cinema in Sardegna, una tavola rotonda per fare il punto

Una tavola rotonda con i registi Salvatore Mereu, Gianfranco Cabiddu, Enrico Pau e Mario Piredda concluderà oggi alle 17.20 nell’Aula Magna Motzo (Sa Duchessa, via Is Mirrionis) le giornate di studio su “Cinema ed economia del territorio”, organizzate dal Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali e dal Centro per l'educazione ai linguaggi del cinema, degli audiovisivi e della multimedialità (CELCAM) dell’Università degli Studi di Cagliari. RASSEGNA STAMPA
03 dicembre 2021
I registi Enrico Pau e Salvatore Mereu

Cinema in Sardegna, la legge regionale ha raddoppiato le produzioni. Numerosi i premi ottenuti a livello nazionale e internazionale, ma tra i registi si nota l’assenza di figure femminili

Cagliari, 3 dicembre 2021 - Sarà una tavola rotonda con i registi Salvatore Mereu, Gianfranco Cabiddu, Enrico Pau e Mario Piredda a concludere oggi alle 17.20 nell’Aula Magna Motzo (Sa Duchessa, via Is Mirrionis) le Giornate di studio su “Cinema ed economia del territorio”, organizzate dal Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali e dal Centro per l'educazione ai linguaggi del cinema, degli audiovisivi e della multimedialità (CELCAM) dell’Università di Cagliari.

L’iniziativa del centro diretto da Antioco Floris ha puntato i riflettori sugli ultimi 25 anni dell’industria cinematografica in Sardegna, e sul progressivo sviluppo legato da un lato all’avvento di una generazione di autori nati e vissuti nell’isola e interessati all’affermarsi del comparto nel territorio, dall’altra a importanti interventi normativi della Regione Autonoma della Sardegna che, in particolare, nel 2006 ha promulgato una legge finalizzata proprio al sostegno del comparto.

Quanto ai lungometraggi, per esempio, dal 1995 al 2020 nell’isola sono state girate, talvolta solo in parte, 96 pellicole. La legge regionale per il cinema ha prodotto i primi effetti concreti a partire dal 2010: infatti, se nel periodo 1995-2009 risultano realizzati 32 film, nel periodo 2010-2020 i film realizzati sono 64, esattamente il doppio in un arco di tempo inferiore. Solo un terzo di questi film è stato finanziato dalla Regione. Questi dati mostrano quanto il rapporto fra investimento regionale e impatto sul mercato sia ampiamente positivo.

“Soffermandosi invece sui finanziamenti alla produzione concessi ai sensi della legge regionale sul cinema – spiega il professor Floris - risulta che dal 2007 a oggi sono stati ammessi a finanziamento 47 lungometraggi e sinora hanno concluso l’iter produttivo e sono andati in sala solo 14 film (altri sono in fase di realizzazione e usciranno i prossimi anni) evidenziando come non sempre l’intervento regionale sia sufficiente per permettere la realizzazione di un prodotto complesso e costoso come un film di lungometraggio. Infatti, va detto che difficilmente il finanziamento regionale supera il 25% del costo totale di un film e che pertanto è necessario poter accedere ad altre risorse economiche consistenti”.

Enrico Pau, regista
Enrico Pau, regista

I dati segnalano una costante presenza nei festival di rilievo in tutto il mondo e l’ottenimento di premi a dimostrazione di un valore riconosciuto a livello internazionale che si traduce in visibilità e apprezzamento da parte di un pubblico selezionato

Sul fronte dell’impatto con il pubblico, i dati che emergono sono molto interessanti per quanto attiene la critica e il circuito dei festival internazionali e meno in riferimento al pubblico pagante. Nel primo caso i dati segnalano una costante presenza nei festival di rilievo in tutto il mondo e l’ottenimento di premi a dimostrazione di un valore riconosciuto a livello internazionale che si traduce in visibilità e apprezzamento da parte di un pubblico selezionato e autorevole; nel secondo si evidenzia come nessuna di queste pellicole rientri fra i campioni d’incasso delle sale cinematografiche e che quindi incontra il pubblico in canali alternativi come l’home video, il video on demand, i passaggi televisivi.

Dal censimento della presenza nei festival internazionali emerge anche un dato interessante in riferimento alle generazioni autori che operano in Sardegna, infatti sono presenti sia quelli “maturi”, con all’attivo numerosi film, sia i più giovani, anche esordienti, a evidenziare come il fenomeno coinvolga positivamente diverse fasce d’età. “Elemento critico su cui è necessario intervenire – sottolinea Floris - è la presenza nei ruoli autoriali del cinema sardo di figure femminili, quasi che a oggi il lavoro di regista sia riservato al sesso maschile”.

I dati presentati durante l’iniziativa sono frutto di una ricerca condotta dal Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali e dal CELCAM e finanziata dall’Assessorato della Pubblica istruzione della Regione Sardegna, e sono stati oggetto del confronto con il contesto nazionale (sono infatti presenti infatti ricercatori delle università di Bologna, Giorgio Avezzù e Marco Cucco, Perugia, Federico Giordano, e Link campus di Roma, Massimiliano Coviello, e nel quadro delle politiche regionali anche di Film Commissione (presenti i rappresentanti delle Film commission della Sardegna, Nevina Satta, e della Puglia, Luca Bandirali). La ricerca è stata coordinata da Antioco Floris assieme a Clementina Casula, Diego Cavallotti e Cinzia Dessì e sviluppata con approcci interdisciplinari in cui le competenze cinematografiche si completano con quelle socio-economiche. I dati sono stati raccolti da Giulia Aromando, Silvia Lai, Myriam Mereu e Marco Steri.

Antioco Floris, direttore del CELCAM
Antioco Floris, direttore del CELCAM

RASSEGNA STAMPA

L'UNIONE SARDA del 22 dicembre 2021

Spettacoli - pagina 54

Ricerca. Un settore con criticità a iniziare dalla legge regionale che ha dato impulso ma va corretta

Il cinema sardo, un volano per l'Isola

Il cinema in Sardegna negli ultimi vent'anni ha compiuto passi da gigante, ma si può fare ancora molto di più per sfruttare appieno le grandi potenzialità della nostra Isola. Queste le conclusioni, in estrema sintesi, del convegno che ha presentato i dati di una ricerca condotta dal Dipartimento di Lettere e dal Celcam — finanziata dall'assessorato della Pubblica istruzione della Regione — in relazione a quelli nazionali (con l'intervento di diversi membri dell'Università di Bologna e del Link campus di Roma) e nel quadro delle politiche regionali delle Film Commission (per la Sardegna era presente Nevina Satta, per la Puglia Luca Bandirali). I risultati della ricerca svolta da Giulia Aromando, Silvia Lai, Myriam Mereu e Marco Steri, coordinata da Antioco Floris con Clementina Casula, Diego Cavallotti e Cinzia Dessì, e con gli interventi dei registi Gianfranco Cabiddu, Salvatore Mereu, Enrico Pau e Mario Piredda, pur non trascurando alcune criticità, mettono in evidenza un quadro d'insieme molto positivo. Nastri d'argento «L'ultima generazione dei registi sardi, prendendo come punti di partenza "La volpe e l'ape" di Enrico Pau (1996) e "Il figlio di Bakunin" (1997), tratto dall'omonimo libro di Sergio Atzeni, diretto da Gianfranco Cabiddu», sottolinea Antioco Floris, docente di Cinema, fotografia, televisione e media digitali dell'Università di Cagliari, «ha raccolto premi e riconoscimenti critici a livello nazionale e internazionale, con un punto di svolta rappresentato dai Nastri d'argento del 2003, che diede riconoscenti a Salvatore Mereu per l'esordio con "Ballo a tre passi", Enrico Pau ("Pesi leggeri"), Piero Sanna ("La destinazione") e Giovanni Columbu ("Arcipelaghi"). Quell'edizione segnò la rinascita del nostro cinema, che da lì in avanti si sarebbe fatto conoscere anche nei principali festival all'estero. Il risultato è che oggi il cinema prodotto in Sardegna garantisce un indotto lavorativo considerevole, oltre a rappresentare un volano per l'immagine dell'Isola nel mondo». Fondi regionali Un momento fondativo, in questo senso, fu rappresentato dall'entrata in vigore della Legge Cinema del 2006, di cui hanno potuto beneficiare sinora 47 lungometraggi (dei quali 14 distribuiti in sala; altri sono in fase di realizzazione), sia pur evidenziando, inoltre, come non sempre l'intervento regionale sia sufficiente a consentire la realizzazione di un prodotto complesso e costoso quale è un film di lunga durata. Infatti, va detto che difficilmente il finanziamento regionale supera il 25% del costo totale di un film, pertanto è necessario poter accedere ad altre risorse economiche consistenti. «La Legge Cinema», prosegue Floris, «ha dimostrato senza ombra di dubbio la sua efficacia; oggi potrebbe essere migliorata sveltendo le procedure burocratiche e prevedendo finanziamenti che riguardino anche i mediometraggi». Università «Un altro risultato importante», aggiunge il professore, «è riscontrabile nella generazione di giovani che sono stati formati in questi anni dai corsi dedicati all'audiovideo dell'Università di Cagliari, che investe ogni anno, soltanto per gli stipendi del corpo docente, oltre mezzo milione di euro. Questo sforzo è stato indirizzato nella prospettiva di una formazione professionalizzante, con molte attività laboratoriali, consentendo a tanti giovani sardi, e non solo, di acquisire competenze anche in ambito tecnico tali da poter partecipare a set di film di alto livello, senza bisogno di spostarsi al di là del mare per acquisire certe competenze lavorative». Assenza femminile Se dei lusinghieri apprezzamenti della critica abbiamo parlato, va specificato però che nessuna di queste pellicole rientra fra i campioni d'incasso delle sale cinematografiche, e che quindi il pubblico può vederle in canali alternativi come l'home video, il video on demand o i passaggi televisivi. Un altro elemento critico su cui è necessario intervenire riguarda l'assenza nei ruoli autoriali del cinema sardo di figure femminili, quasi che a oggi il lavoro di regista sia ancora un'esclusiva degli uomini. Luca Mirarchi

L'articolo su L'Unione Sarda del 22 dicembre 2021 a pagina 54
L'articolo su L'Unione Sarda del 22 dicembre 2021 a pagina 54

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