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Canne e alghe? Utili alla spiaggia

Su “L’Unione Sarda” l’intervento di Sandro Demuro, docente di Morfodinamica e conservazione dei litorali, a proposito della Posidonia oceanica e delle canne depositate sulla spiaggia del Poetto. Uno strumento utilissimo per comprendere le dinamiche e i fenomeni in atto, con l’Ateneo che conferma il suo ruolo guida nella disseminazione e nella divulgazione della ricerca scientifica. In una parola, la Terza missione
22 gennaio 2020
Sandro Demuro nei giorni scorsi mentre fa lezione ad un gruppo di studenti sulla spiaggia di Chia

Sergio Nuvoli

Cagliari, 22 gennaio 2020 – Sulla spiaggia del Poetto, si sa, il nervo dei cagliaritani è scopertissimo: ogni volta che qualche fenomeno, naturale o antropico, investe la spiaggia del capoluogo sardo si scatenano le polemiche tra opposte tifoserie.

Ancora una volta – come accade con regolarità da qualche anno – i docenti dell’Università degli Studi di Cagliari sono chiamati dagli operatori dell’informazione ad intervenire sui più svariati temi: non ha fatto eccezione neppure la comparsa delle canne, con ogni probabilità trasportate dai fiumi sul litorale che corre fino al territorio di Quartu Sant’Elena.

Il dibattito ha raggiunto immediatamente toni accesi: rimuoverle o lasciarle? Al quesito, dopo le interviste dei giorni scorsi e la raccolta di pareri anche tra la gente, il quotidiano sardo risponde oggi con un commento firmato da Sandro Demuro, docente di Morfodinamica e conservazione dei litorali, che riportiamo integralmente (consultabile anche nella sezione Rassegna stampa del nostro sito), insieme ad un link per leggere una versione più estesa dell'articolo sul sito di O.C.E.A.N.S. (vedi nei link in fondo alla pagina).

Sandro Demuro con il Rettore Maria Del Zompo
Sandro Demuro con il Rettore Maria Del Zompo

Il giornale, poche pagine più avanti, riporta anche il resoconto di un sopralluogo effettuato congiuntamente – e questa è una novità assoluta – dai Comuni interessati con numerosi operatori e il team di Demuro.

Quest’ultimo – all’interno del MedCoastLab, il laboratorio di via Riva di Ponente – monitora quotidianamente la costa, con un sistema che è già diventato un modello in Italia: cinque telecamere sorvegliano notte e giorno il movimento del mare, permettendo ai ricercatori di UniCa di sapere cosa accade e spiegare le possibili conseguenze.

Sandro DeMuro è Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia per il Corso di Laurea in Scienze Naturali dell’Università degli Studi di Cagliari. Insegna, inoltre, Morfodinamica e Conservazione dei Litorali nel Corso di Laurea di Scienze e Tecnologie per l’Ambiente. Ha svolto e svolge la propria attività di ricerca scientifica nell’ambito della Geomorfologia Costiera e Marina, della Sedimentologia e della Geologia Marina ampliando il campo di studio alla dinamica sedimentaria costiera e alla Geologia del Quaternario e Ambientale. Durante la propria attività ha collaborato a numerosi progetti di carattere nazionale ed internazionale anche in qualità di coordinatore e responsabile scientifico. Attualmente è Direttore dell’Osservatorio Coste E Ambiente Naturale Sottomarino (O.C.E.A.N.S.) e fondatore e coordinatore scientifico del Coastal and Marine Geomorphology Group del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Cagliari.

MEDCOASTLAB, Stefano Ambu (ANSA) visita il laboratorio con Angelo Ibba
MEDCOASTLAB, Stefano Ambu (ANSA) visita il laboratorio con Angelo Ibba

IL COMMENTO DI SANDRO DEMURO SU L'UNIONE SARDA

L’UNIONE SARDA di martedì 21 gennaio 2020

Commenti - Pagina 10

Il dibattito

CANNE E ALGHE? UTILI ALLA SPIAGGIA

Come le foglie del sottobosco, i cascami di Posidonia oceanica e le canne sono un'importante biomassa utile alle spiagge. È un processo positivo: si tratta dell'apporto stagionale di una risorsa straordinaria. Rimuoverli è sbagliato in qualsiasi stagione poiché favoriscono la capacità di risposta elastica della spiaggia, smorzando il moto ondoso e fornendo una naturale difesa nei confronti dell'erosione. È importante ora approfittare del gran lavoro fatto dal mare (che durante le mareggiate ripulisce i fondali prospicienti alle spiagge) e rimuovere a mano plastiche e rifiuti che in questo modo le correnti ci riportano in spiaggia.

Dalle postazioni del Progetto di ricerca “Neptune” sulla Sella del Diavolo e sul tetto dell'Ospedale marino, i ricercatori del Coastal and Marine Geomorphology Group dell'Università di Cagliari (geologi, ingegneri, naturalisti), che da anni studiano il Golfo di Cagliari, hanno potuto osservare come questo materiale, via via che si accumulava in battigia, si andava intrecciando, generando un argine naturale al sormonto delle onde. Sul Poetto l'inondazione generata dalla mareggiata di sudest è stata attenuata dallo strutturarsi di questi materiali. Durante le due recenti mareggiate si sono generate ciò che chiamiamo “berme vegetali” o “banquettes”: un processo che contribuisce alla formazione delle spiagge sarde e permette loro di crescere aumentando di volume e di pendenza (rendendo più difficile il sormonto delle onde).

Perciò abbiamo suggerito che sarebbe stato meglio informare la popolazione e sospendere la rimozione delle canne mediante rastrellamento e riprofilatura. Azioni attuate con pesanti mezzi meccanici che provocano cambiamenti di pendenza, di permeabilità, di perdita di volumetrie del corpo di spiaggia, e producono lo spianamento e l'abbassamento del piano del terreno favorendo i processi di sormonto, d'inondazione e di arretramento della riva.

Le canne ed i cascami non sono appoggiate sulla spiaggia, ma intrecciati con la sabbia (formando una sorta di trama e ordito). Quest'assetto può non piacere, ma è naturale e aumenta le caratteristiche elastiche del corpo sedimentario favorendo la capacità di infiltrazione dell'acqua e permettendo la dissipazione dell'energia delle onde.

La fruibilità delle spiagge è una sfida anzitutto culturale: abbiamo perso il rapporto di rispetto e conoscenza tra l'uomo ed i processi naturali del mare. Proviamo ad agire accompagnando questi processi. Questo materiale è di solito utilizzato per interventi di ingegneria naturalistica per il ripristino e la conservazione degli habitat dunali con importanti costi a carico dei Comuni che lo acquistano. A noi la natura lo ha donato gratuitamente: dovremmo sapientemente collocarlo ove serve, con azioni di manutenzione in tutto il sistema spiaggia per arginare i varchi alle inondazioni. Occorre poi assegnare ad ogni spiaggia un direttore dei lavori: ogni spiaggia è diversa, quindi sono necessari una conoscenza specifica e conseguenti azioni di contenimento degli impatti, valutate sulla base dei dati scientifici. Le spiagge sono diverse tra loro: ognuna ha una storia, una capacità di carico sostenibile ed una precisa tendenza evolutiva. Sperimentare tratti a gestione naturale e tratti modificati e grigliati secondo gli usi più in voga (rimozione) e confrontarne i risultati potrebbe essere innovativo.

SANDRO DEMURO

docente di Morfodinamica e conservazione dei litorali

Università di Cagliari

L'Unione Sarda
L'Unione Sarda

RASSEGNA STAMPA

L’UNIONE SARDA di martedì 21 gennaio 2020

Cagliari - Pagina 14

Contrordine, le canne restano sulla spiaggia

Serviranno a formare le dune che trattengono la sabbia

POETTO. Sopralluogo e incontro tra gli enti interessati alla gestione del litorale

Le canne restano in spiaggia. Perché portarle via comporterebbe un enorme esborso economico. E perché rappresentano un'opportunità per il risanamento dell'arenile. È questa, in estrema sintesi, la decisione emersa dopo il brevissimo sopralluogo (la pioggia e il vento hanno suggerito di ridurre al minimo la passeggiata) e il successivo incontro tra tutte le parti interessate nella terrazza del Lido.

L'INCONTRO. Nessuna decisione definitiva ma per una ragione ben precisa: è prevista per queste ore una grande mareggiata. Meglio aspettare il nuovo volto del Poetto per capire ancora meglio in che modo intervenire. Ma tutti i soggetti interessati (Comuni di Cagliari e Quartu, Città metropolitana, Regione, Legambiente) si sono trovati d'accordo su un punto: la pulizia radicale ipotizzata poche ore dopo la mareggiata che aveva fatto spiaggiare tantissime canne non si farà.

LE RAGIONI. Per una questione di natura economica. Portare via le canne dalla spiaggia significherebbe trasformarle in rifiuti speciali. E lo smaltimento sarebbe particolarmente oneroso. Ma, come ha spiegato Sandro Demuro, docente di Geografia fisica e geomorfologia all'Università di Cagliari, le canne potrebbero addirittura rappresentare un risparmio. «Ci sarebbe a disposizione», spiega, «materiale che, invece, si sarebbe dovuto acquistare». «Una manna dal cielo», chiosa il direttore del Parco di Molentargius Claudio Papoff. Quelle canne, per intendersi, potrebbero servire per ricreare un sistema dunale, capace di trattenere la sabbia all'interno dell'arenile. Non a caso, è stato deciso di rimandare le decisioni operative a venerdì. È probabile, sostengono gli esperti, che le mareggiate di queste ore spingano verso l'interno le canne. Se così fosse, sarebbe più semplice raccoglierle in fascine, sistemarle ai bordi della spiaggia in modo da creare le dune che impedirebbero alla sabbia di uscire.

GLI AMBIENTALISTI. Si tratta, come suggerisce Vincenzo Tiana, presidente del comitato scientifico di Legambiente, «di utilizzare le canne per costituire degli incanniciati da utilizzare per il restauro dei tratti deteriorati e l'implementazione dei dispositivi di formazione delle dune con larghezza adeguata per ricostituire gli ecofilitri». Le barriere realizzate durante il rifacimento del litorale della Giunta Zedda.

L'INTERVENTO. A partire da venerdì si cercherà di capire in che modo effettuare i lavori. Perché c'è una certa urgenza: quelle canne sulla battigia sono oggettivamente pericolose; occorre portarle via da lì il più velocemente possibile. «Ben prima dell'estate perché la spiaggia», puntualizza l'assessore comunale all'Igiene del suolo Alessandro Guarracino, «viene vissuta anche in questo periodo: bisogna garantire a tutti la possibilità di fare una passeggiata in sicurezza». Nessun colpo di testa, comunque. «Decide la politica ma è fondamentale il giudizio dei tecnici», chiarisce. «Bisogna anche tenere anche conto delle esigenze degli operatori che hanno le concessioni demaniali», puntualizza il sindaco di Quartu Stefano Delunas. Che ne approfitta anche per lanciare una frecciata ai colleghi sindaci: «Non è colpa di Quartu se queste canne sono finite in mare. I quattro rii della nostra città passano, prima, in altri centri dove esistono insediamenti economici».

Marcello Cocco

L'Unione Sarda
L'Unione Sarda

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