UniCa UniCa News Communication ANALISI E VALUTAZIONE DI QUALITÀ DELLO SPAZIO URBANO PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE

ANALISI E VALUTAZIONE DI QUALITÀ DELLO SPAZIO URBANO PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE

Autore dell'avviso: [80/71] Corso di Laurea in Scienze dell'Archit...

01 March 2022
Workshop | docente: Alice SALIMBENI - M-GGR/02 | L-17 e LM-4 | 20 ore 2 CFU | max 15 studenti

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Obiettivi. L’Atelier Genere e città ha l’obiettivo di fornire gli strumenti di osservazione per cogliere il modo in cui le differenze di genere (sesso, identità di genere, orientamento sessuale), intersecandosi con quelle di classe, età, cultura, colore della pelle, religione, influenzano l’esperienza dello spazio urbano. Viviamo in un tempo in cui tutto ciò che accade dipende, in un modo o nell’altro, dallo spazio urbano. Dopo lo Spatial turn (Soja 1989) “è ormai noto che lo spazio non è semplicemente uno sfondo di fronte al quale le azioni umane hanno luogo, ma è anche un produttore di significati e un riproduttore di meccanismi e di dinamiche sociali” (Borghi 2012). Nello spazio, i soggetti e i gruppi sociali si rendono visibili e riconoscibili, si mostrano gli uni agli altri, e facendolo esprimono e costituiscono la propria identità (Mitchell 2003). Tuttavia, non tutte le identità, non tutti i corpi, e quindi non tutte le persone, vivono una uguale esperienza urbana.  A partire dalle città moderne, lo spazio urbano è stato pensato dagli/per gli uomini bianchi, eterosessuali, abili, di classe media. Si pensi all’“homo mensura” di Protagora, ovvero all’idea che l’uomo dovesse essere considerato misura di tutte le cose; o all’Uomo Vitruviano, o al Modulor. Tutti questi modelli hanno alimentato l’ipotesi che ci potesse essere un corpo di riferimento, che però non è effettivamente rappresentativo di come lo spazio viene vissuto e percepito nel quotidiano né dallo stesso modello di corpo, né da tutti quei soggetti che non vi corrispondono (le donne, gli uomini omosessuali, le persone trans-genere, ecc.).  Si pensi anche alla storica divisione dei ruoli sociali per genere: gli uomini si preoccupavano della sfera pubblica e praticavano lo spazio pubblico, mentre le donne – occupandosi di quella domestica – avevano una mobilità limitata. Oggi, i soggetti che differiscono dai modelli maschili, per i quali non c’è stato un pensiero spaziale situato, e i soggetti che storicamente non appartenevano alla sfera pubblica, provano più facilmente il disagio, la sensazione di trovarsi fuori luogo, o di dovere adottare strategie per dissimulare la propria presenza (Gervais 2020). Cosa possono fare l* architett* per contribuire ad affrontare questa situazione sociale e spaziale? Con questo corso si vuole proporre una modalità per accrescere la consapevolezza di queste differenze e del loro funzionamento a partire da sé, ovvero da ciò che è più semplice fare: portare l’attenzione su come si svolge la propria esperienza dello spazio. 

Prerequisiti: Si privilegiano student* che hanno interesse (non necessariamente anche esperienza) nella sperimentazione di pratiche di conoscenza e rappresentazione dello spazio performative: visuali (fotografia, film, collage) o, più in generale creative (poesia, elaborazione sonora, illustrazione…). 

Contenuti: Partendo da queste considerazioni, ogni partecipante individualmente farà una esperienza immersiva e percorrerà gli spazi della città metropolitana di Cagliari significativi per la sua esperienza, individuando un transetto dello spazio pubblico, un quartiere, o solo una piazza, o una via, o un interstizio, in cui utilizzare il proprio corpo come uno strumento di conoscenza, ovvero che percepisce in sé, e attraverso le sue differenze di genere, sesso, orientamento sessuale, il contesto nel quale si trova.  Questi spazi, scelti individualmente, saranno poi discussi collettivamente in aula per costruire un confronto attorno alle reciproche ipotesi e dibattere sulle differenze, sulle discriminazioni e sui privilegi, emersi nelle singole esperienze allo scopo di problematizzarle e coglierne la “spazialità”. Una modalità di fare emergere le differenze nel rapporto fra i soggetti e lo spazio è prendere in esame le emozioni. Non tutte le persone sentono le stesse emozioni negli stessi spazi. Le emozioni hanno a che vedere con le differenze e anzi sono una delle componenti dell’esperienza urbana che riesce a farle emergere e per studiarle, ovvero per capirne il significato sociale, spaziale e politico, occorre mettere in pratica metodologie di osservazione dello spazio, appunto, emozionali.  Il termine emozione viene «da e-muovere, muovere fuori, muovere da sé, uscire da sé. È un verbo che indica attività motoria, e dunque anche migrare, trasferirsi da un posto all’altro; da qui, “trasporto” nel senso di muoversi ma anche di provare trasporto verso qualcuno o qualcosa, muovere come commuovere, muoversi» (Caleo 2021, 146).  Per questa loro capacità di transitare, le emozioni possono essere considerate relazioni. Sono «mediate dallo spazio» (Davidson e Milligan 2004, 523) e «“indotte”dall’ambiente» (Davidson 2016) e «risiedono e si esprimono sia nei corpi sia nei luoghi, o per meglio dire nella relazione tra corpi e luoghi» (Puttilli 2018, 232).  Studiare le emozioni legate allo spazio permette di conoscerlo dal punto di vista dell’esperienza diretta dei soggetti, e quindi anche di rendere evidenti i diversi modi in cui lo spazio viene percepito a seconda del proprio corpo e delle differenze che il proprio corpo incarna e rappresenta. Se, come scrivono Davidson e Milligan (2004), «il luogo deve essere sentito per avere un senso» (524) e se il sentire dello spazio risiede nel corpo, allora il corpo diventa una chiave di accesso ai significati dello spazio e un tramite per cogliere la discriminazione nelle esperienze urbane attraverso le risposte emotive che produce. Mediante l’utilizzo di strumenti creativi di vario tipo, scelti individualmente sulla base delle propensioni personali di ciascun*, lavoreremo su come analizzare da un punto di vista urbano e scientifico queste emozioni per capire il funzionamento dello spazio rispetto alle differenze. 

Metodi didattici 

Lezione 1: Fondamenti teorici della Geografia di Genere (4h). Introduzione al corso e presentazione student* (Maurizio Memoli). Da che “corpo” osserviamo lo spazio (Rachele Borghi). Ricerca spaziale femminista, emozioni, affetti (Alice Salimbeni)

Lezione 2:  Metodi di ricerca femminista (4h). Retoriche urbane del decoro e della sicurezza (Gabriella Palermo). Metodo auto-etnografico di esplorazione urbana (Martina Loi). Strumenti visuali di rappresentazione (Maurizio Memoli). Proiezione del cortometraggio La ragazza che abita in bicicletta e dibattito. Introduzione al lavoro individuale (Martina Loi, Maurizio Memoli, Alice Salimbeni)

Lezione 3: Laboratorio (4h). Confronto individuale sulle camminate svolte e sul materiale prodotto. Confronto collettivo e dibattito sui significati emersi

Lezione 4: Laboratorio (4h). Confronto individuale sulle camminate svolte e sul materiale prodotto. Confronto collettivo e dibattito sui significati emersi

Lezione 5: Presentazione elaborati finali e dibatti (con Ester Cois).

Modalità di verifica e attribuzione dell’idoneità: Presentazione dell’elaborato finale e partecipazione al 70% delle ore del corso.

*** per info e iscrizioni:  alice.salimbeni@unica.it - scadenza 5/03/2022

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