Giovedì 3 agosto 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
03 agosto 2006
Rassegna a cura dell’ufficio stampa e web
Segnalati 7 articoli delle testate: L’Unione Sarda, La Nuova Sardegna e il Nord Sardegna

 
1 – L’Unione Sarda
Provincia di Sassari Pagina 43
Maxi aumento delle tasse
Sorpresa all’Ateneo: per gli universitari arriva la stangata
Agli studenti al terzo anno fuori corso sarà applicato un ulteriore rincaro del 10 per cento
Stangata in arrivo per i 19 mila studenti dell’Università di Sassari: l’iscrizione al prossimo anno accademico costerà salata. Il Consiglio d’amministrazione dell’Ateneo ha deliberato un aumento delle tasse del 10 per cento. Il ritocco deciso dal Cda si aggiunge a quello dello 0,8 per cento che sarà applicato su base Istat. Ma non è tutto, per fare cassa il Cda ha puntato il mirino sugli studenti fuori corso: dal terzo anno fuori corso sarà applicato un ulteriore rincaro del 10 per cento. È questa la soluzione adottata dagli amministratori dell’Università per far fronte ai tagli del Governo e al lievitare dei costi di gestione dell’Ateneo. Il rincaro che fa storcere il naso agli studenti è stato approvato a maggioranza, superando tutto d’un fiato l’opposizione dei rappresentanti degli studenti. Michele Solinas e Francesco Barraccu in nome dei 19mila iscritti hanno provato a resistere al nuovo salasso confezionato quasi con un blitz dal rettore Alessandro Maida e dai presidi delle Facoltà. «La proposta di delibera è arrivata in Consiglio di colpo», spiega Solinas, «un iter perlomeno inusuale, non c’è stata nessuna preparazione condivisa». In parte i rappresentanti degli studenti sono riusciti ad attenuare la mazzata, scongiurando una manovra che avrebbe prosciugato le economie dei fuori corso. «Il disegno iniziale era quello di far pagare a tutti gli studenti fuori corso un surplus del 15 per cento oltre all’aumento generale del 10», continua il rappresentante degli studenti. «Se esistono molti studenti fuori corso le responsabilità vanno divise equamente fra i ragazzi e l’università. Non si può pensare di addossare tutte le responsabilità sugli studenti, facendo pagare tasse più elevate». Oltre all’aumento delle tasse di iscrizione gli studenti, fuori corso e non, dovranno sopportare anche il rincaro dei contributi di laboratorio, proposto dal preside di Farmacia, e approvato a maggioranza con i voti contrari di Virgilio Agnetti, sconfitto da Maida nella corsa al rettorato di due mesi fa, e dei rappresentanti degli studenti. Lo scorso anno l’Università di Sassari ha registrato 3504 nuovi iscritti, 8760 studenti in corso, 6615 fuori corso e 1806 laureati. Gli iscritti hanno pagato le tasse sulla base di quattro fasce di reddito: la più bassa imponeva un pagamento di 257 euro (contributi di Facoltà e tassa regionale di 62 euro esclusi), la più alta 534 euro. (v. g.)
 
2 – L’Unione Sarda
Nuoro e Provincia Pagina 40
Provincia Corsi per insegnanti, sì al decentramento
Senza il decentramento dei corsi di abilitazione, 265 insegnanti della provincia di Nuoro rischiano di rimanere ai margini della scuola. La denuncia arriva dal consiglio provinciale che ieri ha approvato un ordine del giorno per sollecitare l’attivazione dei corsi decentrati a Nuoro venendo incontro così ai precari. Il documento dell’assemblea, oltre a impegnare sul problema il presidente Roberto Deriu e l’assessore competente, «chiede al Governo nazionale la rapida immissione in ruolo dei docenti già in possesso di abilitazione che attualmente ricoprono posti vacanti sulla base dell’organico di fatto, onde limitare un ulteriore incremento del precariato ed evitare quei disagi e danni agli studenti causati da nomine tardive e instabilità dei docenti». L’ordine del giorno ricorda che i corsi, previsti dal ministero dell’Istruzione, dovrebbero essere gestiti in Sardegna dalle università di Cagliari e Sassari benché entrambe si siano «dimostrate del tutto insensibili alle esigenze dei docenti delle zone interne e disagiate e hanno rifiutato il decentramento a Nuoro».
 
3 – L’Unione Sarda
Viaggi Pagina 29
Il caso. Impianti innovativi, studi tecnici e nessuna esperienza precedente di bottega
Pattadesi e coltelli d’arte nati grazie all’energia del sole
Silvano Usai, il professore che quindici anni fa si inventò coltellinaio a Sinnai
Dal nostro inviato Giancarlo Ghirra SinnaiNon è nato a Pattada, e neppure a Guspini o Santulussurgiu. Silvano Usai è nato a Sinnai, due passi da Cagliari, 55 anni. Ed è riuscito a fare del suo laboratorio sotto i Sette Fratelli uno dei centri d’eccellenza della produzione di coltelli d’arte in Sardegna. È merito di una lunga tradizione di famiglia, come quella dei Fogarizzu di Pattada, arrivati alla quinta generazione di coltellinai? «Mi spiace, ma mio padre, morto quando ero ragazzino, faceva il camionista e il meccanico. E a far coltelli ho cominciato soltanto 15 anni fa grazie alla passione ma soprattutto agli studi. Insegno Tecnologia dei materiali all’Istituto tecnico cagliaritano "Scano" e ho imparato sui libri notizie che chi ha cominciato in bottega ha appreso dal babbo e dal nonno». Approda insomma a lepe e resorzas per via professional-culturale. Ma che rapporto ha con gli altri artigiani sardi? «Ci rispettiamo. Con Barore Fogarizzu, morto purtroppo un anno fa, eravamo amici. Siamo stati insieme a Toledo e Albacete, ambasciatori della Sardegna nel 1997 a un gemellaggio con a Spagna. Andiamo d’accordo, anche se abbiamo idee diverse. Io, ad esempio, sono contro la segretezza dei trucchi del mestiere. Credo che dobbiamo insegnare ad altri come fare i coltelli». Già, ma lei è il professor Usai, abituato a socializzare le conoscenze. Com’è che si scopre coltellinaio? «Per una provocazione. Per i miei 40 anni mia moglie mi aveva regalato un coltello marchiato Pattada. Nel giro di pochi mesi si deteriorò il manico, e non riuscivo più ad affilare la lama. "Bel regalo", le dissi. E lei, di rimando: "Se vuoi un bel coltello, perché non te lo costruisci?" Detto, fatto: produssi la mia prima pattadese. Poi, via via, subentrò la passione. Trovai nei coltelli il modo di esprimermi, anche di esprimere le mie convinzioni. Studiavo Filosofia, seguivo le lezioni del professor Giovanni Solinas». Di studiare Dilthey e Popper ha smesso, ma ha continuato a far coltelli.... «Diciamo che ho riversato le mie conoscenze nelle pietre dure, nelle gemme utilizzate per i manici, nelle macchine per lavorare l’acciaio delle lame. Non ho avuto maestri, sono un autodidatta, che però conosce bene le caratteristiche dei materiali. Se devo temprare una lama so a quale temperatura ottengo il risultato desiderato. E, se posso darmi un merito, riesco a produrre coltelli utilizzando soltanto energia pulita, quella del sole, grazie a un impianto fotovoltaico che fa marciare tutte le mie macchine». Ha un suo fascino l’idea dell’energia solare utilizzata per far nascere resorzas e pattadesi. Ma lei si limita alle lame sarde? «No, tento di aprirmi a qualsiasi esperienza: ferme restando le radici sarde, faccio anche coltelli francesi, spagnoli, umbri e toscani». E dove vende le sue produzioni? «In tutta Europa, ma anche in Australia. Lavoro molto su ordinazione. I clienti vengono qui, vogliono conoscermi, capire come lavoro. Al collezionista piace vedere l’inizio della produzione del suo coltello. Con lui discuto se inserire nel manico corallo, o figure di madreperla. Tento di migliorare le tipologie sarde: ecco una chiusura a pompa, di scuola tedesca, portata su un Pattada». I manici sono prevalentemente in corno di montone. Ma lei utilizza anche avorio, pietre preziose, malachite, madreperle. Persino avorio fossile di mammuth. Quanti giorni impiega a fare un coltello, e quanti ne produce in un anno? «Dipende, ci sono mesi in cui arrivo a trenta, altri in cui mi fermo a tre. Questo damasco (nella foto, ndr) mi ha impegnato per quattro giorni». Quanto costa un buon coltello? «Ce ne sono di belli anche da 80 euro, si può salire sino a 1.800, con i manici di avorio fossile o di tartaruga o di pietre dure. Stiamo parlando di artigianato puro, lavoro manuale, in un mercato inquinato da assemblatori che mettono insieme in Sardegna lame e manici provenienti da fuori. È un disastro che va scongiurato. Mi auguro che la futura Agenzia regionale tuteli i produttori seri». Nell’attesa, vi tutelate da voi, organizzando anche il mercato. Quali sono i canali di vendita? «Negozi molto efficienti nel Nord Sardegna, meno nel Sud. E clienti che arrivano qui, nel laboratorio nel quale mi assiste mio figlio Nicola, vicino alla laurea in Lingue ma curioso e appassionato di coltelli. Grazie a noi Sinnai, famosa storicamente per i cestini, fa parlare di sé per pattadesi, resorzas ma anche coltelli fuori dalla tradizione sarda». Anche quest’anno sarete a Montevecchio per la mostra Arresojas? «Ci saremo, insieme agli artigiani dei paesi classici del coltello. In Sardegna siamo tantissimi. È giusto che veniamo allo scoperto, pagando contributi e aprendo partite Iva, diventando sempre più professionali, evitando la trappola dell’hobbysmo. E anche quella della segretezza: dobbiamo far conoscere a tutti le capacità di noi produttori. Sia poi la concorrenza a stabilire chi è più bravo». Si guadagna molto? «Difficile, soprattutto se si investe in macchinari moderni. Quattro anni fa ho investito 600 mila euro per questo laboratorio di 90 metri quadri dotato di sega, fresatrice a pantografo, trapani da banco, forno di grande modernità. Diciamo che facciamo girare un po’ di economia, e apriamo anche qualche strada nuova. Questo di Sinnai, Usai and sons è l’unico laboratorio in Europa che va con l’energia del sole». Tutto inutile se poi la concorrenza dei Paesi del Terzo Mondo, Cina in testa, porta qui prodotti di scarto. Come si può tutelare la qualità? «È terribile vedere coltelli acquistati a otto euro. Sono fatti malissimo, ma hanno prezzi irrisori. Per combatterli occorre battere sul marchio di origine controllata dei coltelli fatti a mano in Sardegna. E poi dobbiamo passare al contrattacco, esportare noi nei Paesi emergenti. Mi piacerebbe se la futura Agenzia della regione ci mettesse in contatto con altre nazioni. Mi piacerebbe vendere in Cina e in India i nostri coltelli». 
 
 
4 – La Nuova Sardegna
Pagina 1 - Cagliari
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Progetto non vedenti, premiata l’Università
CAGLIARI. L’Università cagliaritana è stata premiata nella rassegna “Pubblica amministrazione 2006” per la qualità dei servizi offerti agli studenti disabili e a quelli che appartengono alle fasce deboli. Fra centocinquanta proposte, la giuria della rassegna nazionale ha scelto il progetto-convenzione tra l’Università e la sezione cagliairitana dell’Istituto dei ciechi, per rendere accessibili i libri di testo agli studenti non vedenti e ipovedenti. Lo stesso progetto - avviato sei anni fa e che ha ottenuto finora ottimi risultati - prevede anche l’organizzazione di corsi d’informatica su diversi livelli per l’utilizzo da parte dei non vedenti del personal computer.

 
5 - La Nuova Sardegna
Pagina 1 - Prima Pagina
SASSARI 
Aumentate le tasse universitarie 
SASSARI. Il balzello nel bel mezzo delle vacanze estive non se l’aspettava nessuno. E invece a sorpresa, le tasse universitarie sono lievitate. Nella seduta del 29 luglio, il consiglio d’amministrazione dell’ateneo ha stabilito l’aumento del 10% per tutte le 4 fasce di reddito. A proporre il ritocco è stato il rettore Maida, che ha giustificato la scelta del provvedimento con l’annuncio dei tagli all’Università previsti dalla legge finanziaria.
 
Pagina 20 - Sassari
Il diritto allo studio si fa più salato: le tasse lievitano del 10 per cento 
Il cda dell’ateneo accoglie la proposta del rettore Maida 
di Silvia Sanna
SASSARI. Il balzello nel bel mezzo delle vacanze estive non se l’aspettava nessuno. A sorpresa, le tasse universitarie sono lievitate: nella seduta del 29 luglio il consiglio d’amministrazione ha stabilito l’aumento del 10 per cento per tutte le quattro fasce di reddito. A proporre il ritocco è stato il rettore Alessandro Maida, giustificando il provvedimento con l’annuncio dei tagli all’Università previsti dalla legge finanziaria del prossimo anno. Il cda ha approvato la proposta a maggioranza: due rappresentanti degli studenti (il terzo era assente) hanno votato contro. E ora minacciano un ricorso.
 Sono due gli aspetti contestati della vicenda. Il primo, ovviamente, è l’aumento che pochissimi avevano messo in conto. Il secondo è legato alla forma: il provvedimento non era inserito all’ordine del giorno dell’assemblea del cda, né era stato formalizzato dal senato accademico. È stato il rettore Maida in persona a chiedere che l’aumento venisse messo ai voti. Lo stesso Maida, durante la recente campagna che ha portato alla sua elezione per il quarto mandato consecutivo, aveva rassicurato gli studenti: «Quest’anno non ci sarà alcun ritocco delle tasse». Una bella notizia per gli universitari, allarmati dalle voci che da qualche tempo circolavano con insistenza: il Senato accademico sembrava intenzionato a rivedere gli importi, rimasti fermi per diversi anni. In particolare, si era ipotizzato di spremere un po’ di più i fuoricorso, per due ragioni: spingerli ad accelerare i tempi ed evitare di perdere, a causa loro, una parte dei contributi ministeriali. La componente studentesca aveva accolto la proposta con serenità. E, contemporaneamente, ne aveva lanciato un’altra: quella di escludere, dagli eventuali aumenti complessivi, le fasce di reddito più basse. Poi il discorso era stato accantonato, anche alla luce delle rassicurazioni del rettore Alessandro Maida. Il 29 luglio, invece, ecco la sgradita sorpresa, con il via libera all’aumento delle tasse da parte del cda. L’aumento non riguarderà solo i fuori corso o gli studenti dal reddito più alto, ma sarà spalmato in uguale misura su tutte e quattro le fasce. Un dieci per cento in più che, per gli appartenenti alla prima porterà la tassa a 271.90 euro: circa 30 euro in più rispetto all’anno scorso. La parità di trattamento però, non convince gli studenti: anzi, secondo loro è tutt’altro che democratica. «Non è giusto penalizzare chi ha già difficoltà economiche - dice Simone Campus, iscritto alla facoltà di Scienze politiche e rappresentante degli studenti -, bisogna tenere conto dei più deboli». E, soprattutto, non è giusto decidere di fare lievitare gli importi senza darne comunicazione tempestiva ai diretti interessati. «Molti studenti scopriranno in banca, al momento del versamento - continua Simone - di dover pagare di più. E senza avere in cambio neanche l’ombra di servizi aggiuntivi». Non solo: l’aumento del 10 per cento porterà appena «300mila euro in più nel bilancio dell’Università, che ammonta a 120 milioni complessivi. Una briciola per l’ateneo, ma non per le tasche degli studenti».
 Tutte ragioni considerate più che valide per protestare. La componente studentesca all’interno del cda sta valutando la possibilità di presentare un ricorso contro l’aumento delle tasse, approvato a loro parere in maniera alquanto anomala e forse non del tutto regolare. Una sorta di blitz messo in atto durante la pausa estiva, quando la maggior parte degli studenti gira al largo dalle aule universitarie. E scopre solo quando compila il bollettino che il diritto allo studio è diventato più salato.
 
6 - La Nuova Sardegna
Pagina 20 - Sassari
Una porzione dell’ex pastificio Pesce appartiene ufficialmente all’Ersu
ALLOGGI Ospiterà oltre 200 posti letto
SASSARI. Gli studenti porteranno le valigie nei locali dell’ex pastificio Pesce. Una porzione dell’edificio in via Coppino, che ospita anche un centro commerciale nuovo di zecca, con la firma dell’atto di cessione è passato ufficialmente all’Ersu e ospiterà alloggi per gli universitari. Saranno 234 i posti letto: un’enormità, una boccata d’ossigeno preziosa per l’ente. Che sinora, soprattutto prima che venisse ultimata la casa di via Verona, si è dovuto arrangiare tra mille difficoltà nel tentativo di soddisfare la richiesta di posti letto. Tra i primi atti del consiglio d’amministrazione eletto nel gennaio scorso (presieduto da Antonello Mattone), c’era stata la richiesta di un mutuo alla Cassa depositi e prestiti per completare la sistemazione della nuova casa dello studente all’interno dell’area ex Cedisa. Nei giorni scorsi, un’apposita commissione tecnica nominata dall’ente ha eseguito un sopralluogo all’interno della struttura. Il responso è stato positivo: i lavori sono stati eseguiti a regola d’arte. Ora manca il via libera atteso per l’autunno dai vigili del fuoco, chiamati a verificare l’agibilità della struttura. Subito dopo sarà completata la sistemazione degli alloggi. È presumibile che a febbraio l’ente possa contare su tutte le autorizzazioni necessarie per disporre il trasferimento degli studenti. Al massimo in primavera, dunque, avverrà il grande esodo. In un edificio nuovo, nel cuore della città, in una posizione strategica rispetto alla sede centrale dell’università e ben collegato a numerose altre facoltà.
A occupare gli alloggi saranno, oltre alle new entry, studenti che attualmente vivono negli appartamenti affittati dall’Ersu in viale Italia e in viale Umberto. Ma neanche allora i posti letto distribuiti in diverse zone della città (circa 600) non saranno ancora sufficienti. L’obiettivo del presidente dell’Ersu, Antonello Mattone, è raggiungere quota 800: sarebbe possibile attraverso l’acquisto di un’altra casa dello studente, di concerto con l’amministrazione comunale. Che potrebbe vedere di buon occhio, nell’ambito del progetto di valorizzazione e rilancio del centro storico, un’invasione pacifica di universitari nel cuore della città.
L’Ersu nel frattempo rivolge lo sguardo anche alla Riviera del Corallo. Ad Alghero è in corso di valutazione la possibilità di acquistare alcuni appartamenti da assegnare agli studenti di Architettura. Bisognerà fare i conti con i finanziamenti regionali. E le notizie che arrivano non sono buone: pare che la Regione non sia disposta neppure a procedere alle assunzioni di personale richiesto nella nuova casa dello studente in via Coppino. (si. sa.)
 

 
7 - Il Nord Sardegna
Università. Tagli ai fondi, il consiglio d’amministrazione aumenta le rette per tutte le fasce di reddito
In arrivo la stangata d’ateneo
Tasse più care del 10 per cento
Non variavano da 10 anni: unico voto contrario quello dei rappresentanti degli studenti. Un colpo al cuore degli studenti per combattere le sforbiciate che arrivano da Roma. Il registratore di cassa di piazza Università dice 10 per cento in più a testa, prendere o lasciare. Troppi i tagli ai fondi universitari per un ateneo che si vanta delle rette basse e bloccate da due lustri ma va incontro ad anni importanti, fatti di scommesse e investimenti. E allora ecco la ministangata, scelta da una apposita commissione, valutata come via ineluttabile dal rettore Alessandro Maida, avallata dal Senato accademico, osteggiata solo dagli studenti.
I QUASI VENTIMILA iscritti – lo scorso anno erano 2504 le matricole, 8760 gli studenti in corso, 6615 quelli fuori corso – si troveranno in autunno una brutta sorpresa, approvata due settimane fa in modo definitivo dal consiglio d’amministrazione: pagheranno per l’anno accademico 2006-2007 il 10 per cento in più rispetto a 12 mesi prima. E così i 257 euro della prima fascia, più 60 di tassa Ersu e un contributo variabile ai servizi alla facoltà, diverranno quasi 400, e analogo aumento subiranno i 343 della seconda, i 439 della terza, i 534 della quarta, la più alta. Quote pressochè invariate negli ultimi dieci anni, e ora capri espiatori del taglio ai finanziamenti. L’iter di quello che è divenuto un atto presentato poi al cda era cominciato in una commissione ad hoc, istituita proprio per discutere degli adeguamenti delle tasse. Ebbene, i più penalizzati sarebbero dovuti essere i fuori corso, sottoposti a un vero salasso. La seconda versione del piano era più morbida, e passava il Senato accademico senza che questo riuscisse a modificare l’atto di indirizzo politico del provvedimento.
Infine il consiglio di amministrazione, dove le forche caudine sono i rappresentanti degli studenti Michele Solinas e Francesco Barraccu, che si oppongono ma non frenano l’improvvisa impennata delle tasse: «L’alternativa - dice Solinas - era congelare gli stipendi, ipotesi che non ha trovato seguaci, oppure tagliare su luce e acqua, ma anche quest’idea è caduta presto». Quattro ore di discussione non cambiano l’orientamento, e a poco serve la proposta di Barraccu e Solinas, che vorrebbero rimandare tutto al 2008: «Il contraccolpo per gli studenti sarà immediato, soprattutto per gli studenti fuori sede». Ora la decisione è esecutiva e provoca i primi mugugni, mentre chi l’ha voluta, rettore e prorettore in primis, non vedono altra soluzione: «D’altronde stiamo prevedendo lo sconto per i lavoratori».

Questionario e social

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