Domenica 23 luglio 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
23 luglio 2006
Rassegna a cura dell’Ufficio stampa e web
Segnalati 6 articoli delle testate L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna

 
 
1 - L’Unione Sarda
Pagina 19 – Cagliari
Sa Duchessa. Nel totale abbandono l'impianto sportivo inaugurato cinque anni fa
La palestra che non c'è: protesta degli universitari
La palestra dei sogni nel degrado. Sono passati appena cinque anni da quando l'impianto del Cus a Sa Duchessa è stata messa a disposizione degli studenti universitari. Tanti attrezzi, possibilità di ingresso per tutti gli universitari cagliaritani, il luogo ideale dove fare attività sportiva anche d'inverno. Non è passato tanto tempo dal giorno dell'inaugurazione, eppure la palestra sembra già aver bisogno di parecchi interventi di manutenzione. Parte delle attrezzature è ormai inutilizzabile: inutile dare la colpa agli studenti, molti dei bilancieri sono rotti e le macchine per collegare i pesi non sono mai state oliate. L'appello lanciato dagli studenti è stato subito raccolto da Michele Piras, dirigente provinciale di Rifondazione comunista, che ha lanciato l'allarme. «All'ingresso della palestra non esiste un controllo ? sottolinea Piras ? tutto ciò permette un indisturbato via vai di persone senza diritto di accesso». Dopo alcune segnalazioni andate a vuoto al Cus e negli uffici universitari, numerosi studenti hanno preferito rivolgersi al dirigente di Rifondazione con la speranza che il loro appello venisse finalmente ascoltato: «Da mesi stiamo cercando di far notare che la palestra dovrebbe essere controllata ? afferma Giuseppe Deplano, studente di Lettere ? paghiamo tasse sproporzionate in confronto ai servizi a cui possiamo accedere, se poi quei pochi servizi diventano pure carenti, una domanda sorge lecita: come vengono utilizzati i soldi? E di chi è la responsabilità?». Il caso della palestra del Cus è il più grave, ma non è l'unico: nello stesso centro sportivo, infatti, molte altre strutture sono abbandonate a sé stesse. Dei quattro campi da tennis, ad esempio, solamente uno è utilizzabile, perché negli altri sono presenti troppe bolle d'aria mentre un altro ancora ha l'asfalto dissestato. Altro caso, il capannone del campo da basket e il campo da basket all'aperto adiacente, molto poco utilizzati. «La mancanza di informazioni e lo stato di abbandono di molte strutture ? rimarca Francesca Paderi, studentessa di Dolianova ? scoraggiano i giovani, che spesso preferiscono svolgere altrove e a pagamento le attività sportive». La ricetta c'è: «Sono stato studente e capisco le esigenze dei ragazzi ? conclude Piras -. In Italia esistono molti centri universitari più piccoli ma molto meglio attrezzati e organizzati rispetto a quello cagliaritano. Basterebbe una manutenzione costante e una revisione degli impianti, ma soprattutto un po' più di senso di responsabilità e di rispetto nei confronti di chi paga le tasse».
Federico Fonnesu
 
2 – L’Unione Sarda
Pagina 19 – Cagliari
Facile inizio per i ragazzi che seguono le orme del padre: ma loro non vogliono essere chiamati raccomandati
Bel lavoro, è un regalo del mio papà
Storie di giovani dai cognomi illustri: non è tutto facile
Dal libero professionista al politico. Per i figli d'arte l'ingresso nel mondo del lavoro è certamente agevolato. Ma dopo gli inizi, occorre anche dimostrare che il prvilegio è stato meritato.
I figli di papà non ci stanno. Se è vero che grazie al cognome pesante è più facile trovare qualche porta aperta, è altrettanto vero che, prima o poi, «devi andare avanti con le tue gambe, e se non sei capace il fallimento è dietro l'angolo». È il responso del piccolo viaggio tra i figli di alcune personalità cagliaritane che ammettono: «I vantaggi ci sono, ma a volte avere addosso un cognome conosciuto mi ha pesato».
l'avvocato A Palazzo di giustizia il nome di Luigi Concas è diventato un'istituzione. Avvocato penalista ha insegnato l'arte del foro a tantissimi allievi. Uno di questi è il figlio. «Inutile nascondere che le agevolazioni ci sono, - commenta Pierluigi - soprattutto all'inizio. Vieni introdotto in uno studio conosciuto, muovi i primi passi nella professione e inizia a esercitarla in poco tempo. Tutto finisce qui. Poi devi muoverti da solo, confrontandoti con i colleghi avvocati. E questa volta non c'è papà che tenga. Se non vali non vai da nessuna parte». Avere tra i dati anagrafici della carta d'identità un cognome importante ha poi diversi aspetti negativi: «Il confronto continuo. Molti colleghi, non potendo confrontarsi con il padre, lo fanno con il figlio. Esiste anche il pregiudizio (»Ecco il classico figlio di papà») di alcuni clienti: la gratificazione maggiore e vederli ricredere a lavoro concluso».
il politico Giovedì ha fatto il suo ingresso in Consiglio comunale, prendendo il posto che fu di suo padre Manfredi, politico di spicco dell'allora Msi, scomparso nel '88 a 54 anni per leucemia. Alessandro Serra non ha nascosto l'emozione. E anche un po' di rabbia. «Se ho avuto dei vantaggi dal possedere questo cognome? Nella mia crescita politica non mi è stato molto d'aiuto: non c'è stata grande riconoscenza, e, forse in maniera un po' ingenua, mi sarei aspettato qualcosa in più, nelle ultime elezioni, dal partito. Dunque nessuna agevolazione. Anzi». Quando il padre è scomparso Alessandro Serra aveva dodici anni: «Mi ha trasmesso la passione per la politica e per Cagliari. Essere arrivato in Consiglio comunale è un motivo d'orgoglio. Ora però voglio essere giudicato per quello che farò».
l'ingegnere Da ingegnere a ingegnere. Con la differenza che il padre, Pasquale Mistretta, è da quindici anni rettore dell'Università di Cagliari.  «Vantaggi? In campo universitario - dice Fausto Mistretta - non direi proprio. Sono ancora ricercatore, dunque l'ultima catena lavorativa in Ateneo. Con mio padre che occupa invece il primo posto». E l'accostamento con Mistretta senior è immancabile: «Vengo visto con un occhio diverso rispetto agli altri. Ma mi dà fastidio che si debba sempre specificare che sono il figlio del rettore».
il medico «Come si fa a non avere gli occhi puntati addosso avendo un nonno, un padre e tre zii medici, conosciuti e apprezzati?». Roberto Murgia, reumatologo, non nasconde le difficoltà incontrate quando ha mosso i primi passi nel mondo della medicina cagliaritana. «Si sente il peso della responsabilità. C'è il vantaggio di essere identificato con una famiglia di professionisti, e di avere quindi un certo credito. La controindicazione è quella di doversi confrontare ogni giorno con il paragone». A volte però avere parenti stretti che lavorano e hanno lavorato nel tuo stesso campo può diventare anche uno stimolo in più: «Si cerca di fare meglio e la crescita professionale è completata quando si si riesce a superare l'esempio ereditato. In gergo è chiamata la sindrome dell'uccisione del padre. Nel mio caso è stato un dovere morale nei confronti del mio, Marco».
 il giornalista Per correttezza il viaggio tra i figli di papà tocca anche il nostro ambiente. Capita che i figli di giornalisti seguano le orme del parte, trovando posto in redazione. Così è avvenuto ad Andrea Manunza, figlio di Mauro, fino a un mese fa presidente dell'ordine dei giornalisti e per decenni firma de L'Unione Sarda. «Sono stato assunto perché mio padre è stato un dipendente del giornale. Possedere un cognome conosciuto mi è servito per ottenere fiducia nei primi servizi con le persone che intervistavo o sentivo come fonti». Accanto ai pro i tanti contro: «Confrontarmi con gli altri colleghi, rimasti collaboratori, che si sono visti scavalcare. Ma anche farmi strada in una redazione, che mi poteva vedere come una persona avvantaggiata. Alla fine l'opinione sul mio conto non dipende più dal cognome, ma da quello che ho fatto per dimostrare se valgo o no».
Matteo Vercelli
 
3 – L’Unione Sarda
Pagina 2 – Primo piano
Biologi e botanici: tutto provato
Ed ecco pesci tropicali e piante del Sud Africa
 
La Sardegna diventa più calda e i meno stupiti sono i professori universitari che a Cagliari si occupano di flora e fauna. Tutto già ampiamente dimostrato. Anche sulla pelle dei sardi. L'esempio più concreto arriva da Anna Maria Deiana, docente di Biologia animale ed Ecologia dell'Università di Cagliari: «La malattia della Lingua blu che colpisce le pecore è portata da un insetto arrivato nell'Isola proprio dopo l'aumento della temperatura». E Annalisa Marchi spiega che secondo alcuni studi potrebbe tornare la malaria e che nel 2050, con una crescita di altri 2-3 gradi, «sarà a rischio il 30 per cento delle specie animali». Per Angelo Cau, professore di Biologia marina dell'Ateneo cagliaritano, anche le acque del Mediterraneo sono più calde. «Ma la presenza di nuove specie di pesci è legata soprattutto all'apertura del canale di Suez del 1869 che ha aumentato la salinità. Prima si registravano 5-10 specie all'anno nuove, ora 50. Il risultato? I pesci del Sud Mediterraneo si spostano verso il Tirreno». Un fenomeno da tenere sotto controllo ma non preoccupante in senso assoluto, secondo il professor Cau: «Se per la fauna e la vegetazione la desertificazione riduce la biodiversità, al contrario nel mare la crescita della temperatura porta a un aumento delle specie. Ormai sono frequenti gli incontri anche in Sardegna con pesci balestra, con piccoli squaletti. L'upeneus moluccensis è una specie di triglia già presente al mercato. E poi abbiamo il pesce palla, il pavone, il serra, il pappagallo, prima solo nei mari tropicali. Più preoccupante è la pesca senza criteri e controlli». Nessuna sorpresa neppure per professor Luigi Mossa, direttore del dipartimento di Botanica dell'Università di Cagliari. «Con l'Ateneo sassarese abbiamo realizzato un censimento di tutti i boschi sardi. La pianta tipica al livello del mare, il ginepro turbinato, ormai sta invadendo la zona del leccio e della sughera. Un'erbacea del Sud Africa, arrivata casualmente con i carichi di frutta, sta invadendo la fascia costiera. Senza parlare dei danni causati da eucaliptus e acacie». (p.c.)
 
4 – L’Unione Sarda
Pagina 63 – Cinema e teatro
In comunicazione sociale
Dottor Ferzan Ozpetek Laurea a Perugia
La laurea honoris causa in comunicazione sociale e pubblicitaria è stata conferita ieri a Ferzan Ozpetek dall'Università per stranieri di Perugia. La cerimonia si è svolta in occasione del primo raduno degli ex alunni dell'Ateneo. Il regista delle Fate ignoranti arrivò a Perugia dalla Turchia nel 1976, quando aveva 17 anni, per studiare l'italiano, prima di iscriversi ai corsi di cinematografia. «L'Università per stranieri», ha detto, «è un'istituzione rivoluzionaria, perchè insegna l'italiano e soprattutto permette a gente di tutte le culture di conoscersi, quindi di imparare a rispettarsi». Nella sua laudatio il professor Norberto Cacciaglia, docente di letteratura italiana, ha definito Ozpetek «un maestro del cinema internazionale. La sua passione per la nostra cultura è stata la naturale conseguenza della sua passione per il cinema italiano. Grazie all'attività di Ferzan Ozpetek», ha affermato ancora il professor Cacciaglia, «il cinema italiano continua a ricoprire un ruolo da protagonista nel panorama della cultura mondiale». Nato a Istanbul nel 1959, Ferzan Ozpetek si è trasferito in Italia alla fine degli anni '70 per studiare Storia del Cinema alla Sapienza di Roma. Ha diretto quattro lungometraggi

 
 
5 – La Nuova Sardegna
Pagina 7 - Oristano
«Corsi abilitanti accessibili solo ai ricchi»
La Gilda nuorese accusa: le Università di Cagliari e Sassari ne approfittano
NUORO. Continua la mobilitazione dei sindacati nuoresi per la soluzione dei gravi problemi che affliggono gli insegnanti precari del Nuorese. Da segnalare che la vertenza per permettere ai precari sardi di poter accedere ai corsi abilitanti previsti dal decreto ministeriale 85 vede unite Flccgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda degli insegnanti. Maria Domenica Di Patre, coordinatrice della Gilda di Nuoro, da tanto tempo è impegnata per difendere i diritti degli insegnanti precari.
 In un incontro al ministero» - commenta Di Patre - «ho rivolto un appello al viceministro della Pubblica istruzione Mariangela Bastico, che ha mostrato particolare interesse alla situazione dei precari nel Nuorese». Secondo la proposta della Gilda, che ha presentato al Ministero un libro bianco sul precariato, sarebbe opportuno avviare un piano pluriennale di assunzioni a tempo indeterminato basato sul turn over e sulla possibilità di assunzioni su sede provvisoria. «In questo modo» - continua Di Patre - «tutti i precari potrebbero essere assunti praticamente a costo zero per le casse dello Stato».
 Corsi abilitanti: il sindacato torna poi all’attacco. I corsi, previsti soltanto a Cagliari e Sassari, comportano una spesa da parte degli allievi di 1250 euro. «In realtà» - continua Di Patre - «le università sarde arrivano a far sborsare anche 2500 euro. Hanno fiutato l’affare e non fanno partire i corsi se non raggiungono il numero di cento iscritti, commettendo una palese ingiustizia». I tantissimi precari nuoresi devono fare i conti anche con le difficoltà dei trasporti e delle distanze che interessano il territorio. Inoltre la Provincia di Nuoro è diventata molto ambita dai precari di tutta l’isola perché detiene il maggior numero di scuole di montagna. Insegnare in una scuola di Belvì o Desulo, ad esempio, dà diritto ad una supervalutazione utilissima nella graduatoria permanente. «Tutti questi fattori negativi» - afferma Di Patre - «sono stati esposti al ministero dell’Istruzione, che ha mostrato sensibilità per la nostra situazione». Intanto La Gilda rivendica un altro successo: la cancellazione degli articoli della riforma Moratti, particolarmente criticati, riguardanti tutor e portfolio.
 
6 – La Nuova Sardegna
Pagina 26 - Sassari
«Non troveremo mai lavoro per colpa dei sindacati»
La guerra dei precari, studenti Ssiss in rivolta
SASSARI. Più precari dei precari. Sono gli «aspiranti» insegnanti della Scuola di specializzazione per la formazione degli insegnanti della Scuola Secondaria (Ssiss) che, se le università sarde accettassero le richieste dei sindacati, piomberebbero in fondo alle graduatorie. Dopo due anni di specializzazione, cadrebbero nel nulla le loro speranze di ritrovarsi, un giorno, dietro una cattedra. Il problema nasce dall’interpretazione del decreto legislativo del novembre 2005 che dà indicazioni su come attuare la legge 143 del 2004 sui corsi speciali per l’abilitazione all’insegnamento. «Secondo i sindacati - si legge in un documento dei corsisti Ssiss - le scuolle scuole Ssiss dovrebbero attivare ulteriori indirizzi a beneficio esclusivo degli insegnanti precari che, cumulando le abilitazioni, otterrebbero punteggi elevatissimi in graduatoria. E i corsisti Ssiss non avrebbero più chance di trovare lavoro».
 La legge specifica che i corsi speciali abilitanti all’insegnamento sono rivolti esclusivamente a chi non ha alcun tipo di abilitazione. Secondo l’interpretazione del decreto attuativo fatta dai sindacati, invece, la legge consentirebbe ai precari tesserati di ottenere la seconda, terza o addirittura quarta abilitazione, senza passare attraverso alcun tipo di abilitazione.
 La Ssiss prevede due anni di corso, una prova selettiva d’ingresso e il numero chiuso (per evitare di sfornare insegnanti in sovrannumero rispetto alle esigenze delle scuole sarde). I corsi abilitanti all’insegnamento, invece, richiedono ai precari un unico requisito: avere insegnato per almeno 360 giorni. Non esistono selezioni, né numero chiuso, e alla fine per loro il corso durerebbe soltanto sei mesi.
 «È giusto difendere i precari - affermano i rappresentanti dei corsisti Ssiss -, ma le centinaia di studenti ed ex-studenti Ssiss che ancora non hanno neppure un giorno di insegnamento alle spalle, hanno o no diritto a competere per il lavoro. I neo abilitati Ssiss sono ancora più precari dei precari e, non sindacati alle spalle, rischiano scivolare in fondo alla graduatoria».
 
 
 
 
 

 

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