Lunedì 17 luglio 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
17 luglio 2006
Rassegna a cura dell’ufficio stampa e web
Segnalati 2 articoli delle testate: L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna 

 
1 – L’Unione Sarda
Pagina 30 - Cultura
Secondo la Mazzoli chi non sa affrontare il prossimo discute nascondendosi dietro lo schermo
Blog, per chi ha paura di parlare
La sociologa avverte: «Internet aggrega ma isola»  
Trascorrete il vostro tempo a bloggare? I sintomi sono quelli di chi non ha il coraggio di affrontare il prossimo vis à vis. Faccia a faccia, insomma. Bisogna crederci come ci crede la sociologa Lella Mazzoli: «Il blog aggrega ma isola». La sentenza di primo grado scivola senza appello dalle labbra di una signora abituata a vivere nella Urbino che conta di cui è pure assessore alla Cultura e turismo. «La società vuole scendere in piazza, comunicare con il pianeta. Lo sta facendo con i blog, strumento a doppio taglio. C'è di più, l'uso illimitato è sintomatico: le persone cercano il confronto ma nascondendosi dietro lo schermo di un computer. Potrebbe significare il timore del contatto fisico e il confronto relazionale». In poche parole il mondo è pieno di codardi: attenzione, perché questa è la disamina di una comunicatrice d'eccellenza con carriera universitaria trascorsa a osservare, studiare, criticare e insegnare l'evoluzione e l'involuzione del linguaggio nella società. Un mondo sempre più «macchiato» dalle invasioni internettiane e dalle incursioni tecnologiche alienanti (leggere: playstation). Basta citare il suo curriculum per capire il peso delle sue parole: ex preside della facoltà di Sociologia, ora è direttore dell'Istituto di comunicazione e spettacolo della stessa Facoltà e dell'Istituto di Formazione al Giornalismo, nonché ordinario di Sociologia della Comunicazione sempre all'università di Urbino. Nelle centinaia, migliaia di blog made in Sardegna affondano pensieri e ciniche emozioni come questa: «Quattro tornado si sono abbattuti sugli Stati Uniti. Che belli! Uff... ma perché qui non ne succedono mai!». Gli adolescenti affidano alla rete rabbia e lacrime versate per un tradimento: «Solo dopo che scendono ti rendi conto che sono proprio quelle, fisiologiche o meno, a me scendono con una puntualità che spacca il giorno». Più scrivono, più emerge una realtà assodata: «È la prova che i figli non parlano con i genitori - sostiene Mazzoli - e i genitori fanno altrettanto con i figli. La playstation è morta ed è stata sostituita». Fra mille indirizzi, "Incontrieaffini" è il diario di una professoressa di Cagliari, nickname "cocciula". Chiacchiera con gli studenti anche di temi assegnati in classe: «Ciao ragazze! I vostri compiti mi aspettano là, sul comodino. Non ne ho ancora avuto voglia». Lella Mazzoli giudica interessante dialogare con gli alunni su internet, ma «così facendo - avverte - il rapporto tradizionale si riduce, non è positivo trascinarli in Rete». Che fare quando c'è il tentativo di arginare lo scontro generazionale? «I ragazzi sono attratti da ipod, pc. Ma è un chiaro segnale: hanno voglia di parlare. All'università li ho coinvolti in un progetto da svolgere al computer. Niente carta o penna». Il risultato? «Aumenta la cognizione e la preparazione, ma alla fine vengono a cercarti fuori dall'aula per fare altre domande». Un blog universitario? «Accrescerebbe la qualità degli studi e potrebbe essere un luogo di confronto fra studenti e insegnanti». "We blog", si cambia. Due parole su internet nel '99: Peter Merholz suggella l'inizio dell'era in cui la società decide di cambiare piazza per confrontarsi. Una sterzata globale, tanto forte da trascinare milioni di persone in Rete che non fanno altro che parlare di vita privata e professionale. Bloggano, come intendeva il webdesigner. Da buon americano contrae quello che in italiano si traduce in traccia su rete (web log), finestre dove confluiscono a diversi ritmi di aggiornamento, link, commenti e pensieri personali. Nei diari internettiani si racconta il vivere quotidiano, interagendo con perfetti estranei, autorizzati a leggere e commentare con un "post" da inserire in pagina. L'agorà del nuovo millennio made in Italy non ha raggiunto la diffusione capillare degli States, ma ha numeri da capogiro. La società del salotto che non c'è riversa ansie e paure su internet, acclama o declama la politica, critica il mondo esterno con giudizi morbosamente schietti. Al diavolo la privacy. Nel diario della rete mondiale si mettono in piazza umori e il sale della vita. Si accende il computer, ci si collega a internet e si comincia a scrivere. Del quando a Cagliari non c'è niente, sottotitolo: minzega. Andy La Malva racconta: «L'ho sentita tante volte questa frase fino a convincermi che fosse un dato di fatto. Notte cagliaritana, locale semipieno, una buona dose di coniglie niente male. La lei in questione è la tipica coniglia che in tutta la sera proferisce 8 parole. Lei cova: «minzega, a Cagliari non c'è niente». «Per due giorni non mi trovate, buona Pasqua - devo salire con la mia anima in paradiso per capire la vita», blogga una delle tante adolescenti sarde che si confessano in rete. Robertina non è da meno: «Sono stressata, sono stressata. Voglio andare a vedere il nuovo film di Luca & Paolo. Ma tutte le mie amiche vogliono andare a vedere Scary Movie 4». Ilenia Mura (Unioneonline) 

 
2 – La Nuova Sardegna
Pagina 15 - Cronaca
I cardiologi sardi a convegno nel Policlinico universitario di Monserrato 
Palloncino nell’arteria: salvi 
In caso di infarto è una tecnica dagli ottimi risultati 
CAGLIARI. Un palloncino sistemato nell’area a monte di quella colpita da infarto per salvare la vita e regalare una nuova speranza ai pazienti colpiti dal black out del cuore. L’argomento è stato al centro di una recente giornata nell’aula magna della Cittadella universitaria di Monserrato: un incontro, organizzato dalla Società italiana di cardiologia, con il patrocinio del ministero della Salute, che ha chiamato a raccolta cardiologi da tutta la Sardegna.
 Nell’isola sono colpiti da infarto sette uomini ogni cento e 0,6 donne ogni cento. Col palloncino sarebbe stato possibile evitare almento quindici infarti mortali ogni cento.
Ma in che cosa consiste questo innovativo dispositivo? Sostanzialmente è l’uso d’una tecnica chiamata, dagli addetti ai lavori, “interventistica coronaria percutanea”, grazie alla quale, è stato detto, “un piccolo pallone sgonfiato è introdotto, attraverso un’arteria, nell’area immediatamente a monte di quella colpita da infarto”. Successivamente, spiegano i cardiologi, “il palloncino è gonfiato, consentendo così la riapertura del flusso sanguigno, e quindi il salvataggio del paziente”.
 In Sardegna, secondo i dati del Progetto cuore diffusi dal ministero della Sanità, sono a rischio, perché portatori di fattori ritenuti pericolosi per questa patologia, un grandissimo numero di persone: il 33 per cento degli uomini e il 29 per cento delle donne sono ipertesi, mentre il 13 per cento degli uomini e l’11 per cento delle donne sono a rischio per via dei valori della pressione. Non va meglio se si va a guardare i dati riguardanti il colesterolo: ha un’ipercolesterolemia (cioè ha un valore del colesterolo superiore alla norma) il 21 per cento degli uomini e il 28 delle donne, con una percentuale di rischio pari al 41 per cento per il sesso forte e 35 per cento per le donne.
 Dati che fanno riflettere emergono anche dall’osservazione delle abitudini di vita dei sardi: il 26 per cento degli uomini, e il 33 per cento delle donne non fa alcuna attività fisica, e altissima è anche la percentuale di fumatori, in aumento soprattutto tra le donne.
 L’incontro. organizzato da Luigi Meloni, oltre ad approfondire la tecnica del palloncino, è servito anche per discutere sulle linee guida per la prevenzione.
Sabrina Zedda 

Questionario e social

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