Sabato 8 luglio 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
08 luglio 2006
Rassegna a cura dell’Ufficio stampa e web
Segnalati 6 articoli delle testate L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna

 
 
1 - L’Unione Sarda
Pagina 17 – Lavoro
Dottorati promossi da Cagliari e Trento
Università, esperti in storia e ambiente
L'Università di Trento ha organizzato alcuni dottorati, anche in collaborazione dell'Ateneo di Cagliari. Il tutto per quindici posti complessivi suddivisi fra filologia e storia dei testi e ingegneria ambientale. Questi nel dettaglio i dottorati proposti. filologiaL'Università di Trento, in consorzio con l'Ateneo di Cagliari e l'Universitè de Lille III "Charles de Gaulle" e l'Ecole des Hautes etudes en sciences sociales di Parigi, ha attivato il ventiduesimo ciclo della scuola di dottorato internazionale di ricerca in filologia e storia dei testi. I posti disponibili sono 6, di cui 3 coperti da borsa di studio. Gli indirizzi specialistici del corso, la cui durata è triennale, sono due: lingua letteraria greca e latina, tradizione dei testi e storia della letteratura italiana. Possono presentare la domanda coloro che, senza limite di età e cittadinanza (di entrambi i sessi) siano in possesso di laurea specialistica o magistrale o conseguita secondo il precedente ordinamento. Sono ammessi anche i candidati che prevedono di conseguire il titolo entro la data della prima prova del concorso. scadenzaLe domande, redatte in carta semplice, devono pervenire entro il 22 settembre prossimo e possono essere consegnate a mano oppure inviate per posta o per fax al numero 0461.882191. ambienteL'altra scuola di dottorato di ricerca, per cui è stata indetta una selezione, riguarda ingegneria ambientale ed è di durata triennale. Gli indirizzi specialistici attivati sono due: ingegneria ambientale e ingegneria edile-architettura e pianificazione per lo sviluppo sostenibile. I posti disponibili sono 9, di cui 5 coperti da borsa di studio. Per essere ammessi a partecipare alla selezione è richiesta la laurea specialista (magistrale) o conseguita secondo il precedente ordinamento. Non è previsto alcun limite di età, sesso o cittadinanza. scadenzaLe domande su carta semplice compilata sul facsimile allegato al bando devono pervenire entro venerdì 29 settembre sia se consegnate a mano sia se spedite per posta o fax (al numero 0461.882191). L'ammissione alla scuola avverrà tramite una valutazione comparativa, per titoli ed esami. informazioniIl testo integrale dei due bandi di selezione sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale 42 di martedì 6 giugno e nel sito internet www.unitn.it, dove gli interessati possono trovare informazioni più dettagliate e chiarimenti sulle procedure e i requisiti necessari.
Giuseppe Deplano
 
2 – l’Unione Sarda
Pagina 20 – Cagliari
La festa sottovoce degli studenti francesi
I loro festeggiamenti per l'arrivo in finale si sono svolti il giorno dopo i nostri. Ma sono stati identici, anche se meno rumorosi. Strombazzavano il clacson, in macchina dal Poetto, attraverso via Roma, fino a piazza Yenne, dove in gruppo cantavano l'inno nazionale. Si chiamano Valerie, Clara, Julian, Olivier, Aurelien, Laurence, Elsa e Baptiste. Studenti francesi, a Cagliari per il progetto Erasmus, più qualche amico, che li ha raggiunti per farsi una vacanza al mare. Si riuniranno domenica, in occasione della finale dei campionati del mondo di calcio, come hanno già fatto per gli precedenti incontri della Francia. Ma questa volta sarà diverso. «Abbiamo un po' di paura ? confessano ? dobbiamo ancora decidere se guardarla in un locale o a casa nostra. Anche se preferiremmo vederla in qualche piazza». Mondiali«Vincere contro la Spagna racconta Valerie Paulus, 22 anni, iscritta in Medicina - è stato bello, ma anche frustrante. Gli studenti Erasmus spagnoli a Cagliari sono tantissimi ed erano tutti contro di noi, che siamo giusto una decina. Anche contro il Portogallo eravamo in minoranza». Impossibile sventolare una bandiera francese. «Ne abbiamo cercato qualcuna in giro ma non ne abbiamo trovato ? aggiunge ? e ora, anche se ne vendessero, non avremmo in coraggio di prenderle. Per il momento ci siamo dipinti il viso di blu, bianco e rosso». Un rischio che non correranno domenica. «Magari mi disegnerò una guancia con i colori della Francia e l'altra con quelli dell'Italia». Amici«Abbiamo tanti amici che ci hanno invitato a vedere la partita con loro ? racconta Clara Potton, 22 anni, di Lione, studente di Ingegneria meccanica ? altri, invece, non ci vogliono vedere fino a domenica. E se dovessimo vincere credo non ci vorranno vedere nemmeno dopo». Una differenza enorme rispetto ai tifosi francesi. «I sostenitori azzurri sono tutti più seri. Anche da noi ci sono i fissati, ma qui sono molti di più. Gli italiani non vivono le partite come un gioco: sono superstiziosi, paranoici, esasperati. Noi siamo più sereni». Ma la febbre da mondiali sale per tutti. «Per il campionato non siamo tanto accaniti, ma la nazionale è un'altra cosa. E stando lontani da casa, in terra straniera, ci siamo riscoperti più patriottici. Se dovessimo perdere, però, ci uniremo ai festeggiamenti. Non ci fa paura la vergogna». Il giudizio dei ragazzi sull'esperienza Erasmus non è dei migliori. la città«Cagliari è bellissima e ci è piaciuto molto stare qui ? concludono ? ma l'università ha bisogno di una svecchiata perché si fa poca pratica, in tutte le facoltà. Troppo nozionismo e molta teoria. Da noi si lavora meglio. Gli iscritti in medicina, per esempio, fanno esperienza sul campo da subito. Qui è quasi impossibile».
Stefano Cortis
 
3 – L’Unione Sarda
Pagina 54 – Nuoro
Pane carasau Dop, produttori a lezione
Si è concluso a Oliena, con la consegna degli attestati (foto Maria Bonaria Di Gaetano) di partecipazione, il corso di panificazione promosso dal Comune in collaborazione con la facoltà di Agraria e biotecnologie agroalimentari dell'Università di Sassari. In dieci lezioni si sono gettate le basi tra i produttori per il riconoscimento della Dop del pane carasau basata su un disciplinare illustrato dai docenti Giovanni Antonio Farris, Manuela Sanna e Cristina Dore. (m.b.d.g.)
 
4 – L’Unione Sarda
Pagina 62 – Cultura
Un saggio di Giuseppe Marci
Il narrare dei sardi aperto a tutte le lingue
di Gianni Filippini
Sono molte e assai fondate le ragioni che inducono a considerare di grande interesse l'opera più recente di Giuseppe Marci, docente di Filologia italiana all'Università di Cagliari e studioso lucido e appassionato di letteratura sarda (alla quale ha dedicato, per esempio, Narrativa sarda del Novecento, Romanzieri sardi contemporanei , Scrivere al confine e - a conferma di una specifica e meritoria attenzione critica - Sergio Atzeni: a lonely man). Come del resto rileva esplicitamente il sottotitolo, anche In presenza di tutte le lingue del mondo( Cuec, Collana Manuali) punta i riflettori sulla letteratura sarda e più precisamente - come dice lo stesso autore - propone il frutto di un lavoro di molti anni. Dei manuali di livello, anche In presenza di tutte le lingue è generosamente dotato di indici preziosi (curati con scrupoloso rigore da Eleonora Frongia e Simona Pilia, giustamente ringraziate per questo da Giuseppe Marci). Dopo un'illuminante Cronologia (dal IV secolo, con le Epistole di Eusebio, alla fine dell'Ottocento, con La bella di Cabras di Enrico Costa), l'analisi e le riflessioni sulla narrativa del Novecento: dalla prima Grazia Deledda a una significativa pattuglia di autori di opere pubblicate l'anno scorso: Milena Agus ( Mentre dorme il pescecane), Giulio Angioni (Alba dei giorni bui), Anna Castellino ( In su celu siat), Mariangela Dui (Meledda), Salvatore Niffoi (La leggenda di Redenta Tiria), Enrico Pili (La quinta S), Anna Paola e Antonella Rita Pischedda Oggiano (Chicchi di grano) e Grazia Maria Poddighe (La regina dei Shardana). Seguono quindi l'Indice dei nomi e quelli delle opere e dei periodici (con una digressione certamente banale, dall'elenco degli scrittori si può trarre una ludica curiosità: il primo posto in classifica spetta a Francesco Alziator con quaranta citazioni. Seguono, al secondo posto ex aequo, Manlio Brigaglia e Pasquale Tola nominati 45 volte. Al quarto è Sergio Atzeni con 36 citazioni, al quinto Grazia Deledda ed Egidio Filia con 33). Un libro come questo, in particolare così denso di descrizioni, analisi critiche e significativi richiami, non consente ovviamente velleitari tentativi di sintesi. Il rinvio - meglio: un convinto invito - è alla lettura davvero molto interessante per la robusta sostanza proposta con stile piacevolmente scorrevole ( non a caso all'attività di studio Giuseppe Marci affianca brillantemente quella dell'apprezzato narratore). Al massimo si può azzardare il riferimento a una chiave di lettura dell'importante opera (non la sola, ma comunque di grande suggestione intellettuale): la consapevole, documentata esaltazione della capacità dei Sardi a scrivere - e scrivere anche molto bene - nella propria e nella altrui lingua.

 
 
5 – La Nuova Sardegna
Pagina 22 - Sassari
Il porto della città nelle idee della gente
Avviato il confronto sul futuro dello scalo marittimo turritano
E’ il tema centrale del Piano strategico che è stato disegnato per i prossimi 15 anni
PINUCCIO SABA
PORTO TORRES. Amministratori, operatori del settore, associazioni. Tutti al capezzale del porto. Che non solo non è morto, ma ormai può essere considerato sulla via di guarigione. Certo, la cura sarà ancora lunga, altri mali (molo di levante) si annunciano all’orizzonte, ma ieri si è deciso di parlare del futuro del porto, delle potenzialità e del suo sviluppo.
 Un futuro che dovrà essere scelto dai cittadini, dalla «base» come si diceva una volta. Attraverso il piano strategico comunale che dovrà tracciare lo sviluppo della città per i prossimi quindici anni. E a Porto Torres non si può non parlare dello scalo marittimo. Ieri il sindaco Luciano Mura ha chiesto agli operatori e alle associazioni di proporre idee per una progettazione condivisa del porto, un invito allargato ai consiglieri comunali che hanno risposto positivamente. Dopo l’introduzione ai lavori, con il sindaco che ha sottolineato l’importanza del fatto che siano i cittadini a decidere il futuro di Porto Torres, la parola è passata al tutor dell’incontro, il professor Antonio Tramontino, docente di architettura tecnica all’università di Cagliari, che ha scelto una strada decisamente originale per ipotizzare il porto dei prossimi quindici anni: prendere in esame, con un balzo nel tempo, lo scalo marittimo del 2020, con i nuovi banchinamenti, le infrastrutture, le imprese. Un piccolo sforzo di immaginazione così da poter individuare «a posteriori» gli errori... del futuro. E cercare di evitarli.
 Il porto del futuro, però, non può prescindere dall’attualità. Antonio Tramontino ha così individuato i punti di forza dell’attuale scalo marittimo turritano (posizione, infrastrutture industriali) e i punti di debolezza. I primi devono essere rinforzati, magari migliorando la viabilità e i servizi; i secondi devono essere eliminati o quantomeno devono essere attenuati i disagi. Molto è però legato alla conclusione di questa prima tranche di lavori, che dovrebbe riportare le navi passeggeri nel cuore della città, con tutti i risvolti positivi per l’attività mercantile di Porto Torres che ne conseguono. Poi si dovrà pensare a migliorare la sicurezza dello scalo in tutte le condizioni climatiche.
 Un aspetto quasi inesplorato è invece quello relativo al diporto. I quattrocento posti barca sono pochi se messi in relazione con l’ampiezza del bacino interno del porto. Uno spazio che verrà ulteriormente incrementato con la realizzazione del molo di levante. Eppure il diporto, con tutti i servizi di assistenza connessi, può rappresentare un importante settore di sviluppo economico.
 Per non parlare della pesca che, con la realizzazione del mercato ittico, potrebbe diventare uno dei perni centrali del rilancio dello scalo marittimo.
 Argomenti che sono stati trattati dai diversi gruppi di lavoro che, con l’assistenza degli esperti della Demos, hanno parlato di porto e turismo, porto e pesca, porto e traffico merci e trasporti, porto e rete infrastrutturale sardo-mediterranea.
 L’importante, però, è non ripetere gli errori del passato. Quando nessuno aveva preso in considerazione l’evoluzione delle navi passeggeri che da tredicimila sono passate a trenta e quarantamila tonnellate di stazza lorda. Un errore di valutazione che ha portato, in pratica, alla chiusura del vecchio porto commerciale.
 
6 – La Nuova Sardegna
Pagina 23 - Sassari
ESPOSIZIONE
Il Calich come lo vedono gli studenti dell’università
ALGHERO. Una piccola bottiglia d’acqua in plastica verde inserita in una grande bottiglia d’acqua in plastica bianca. È così che uno dei 9 gruppi di studenti del primo anno del Corso di Laurea Specialistica in Pianificazione e Politiche per l’Ambiente - Ppa, corso realizzato in collaborazione con l’Università Iuav di Venezia e con l’Università Autonoma di Barcelona -, ha voluto rappresentare il fiume Calich che sfocia nel mare di Fertilia durante la mostra dal doppio titolo italo-catalano «Qual è il Calich che vogliamo? Quin Calich volem?», allestita nel piano terra del Palazzo del Pou Salit (Piazza Duomo 6) e che stasera alle 19 chiuderà i battenti al pubblico dopo una tre giorni di visite e apprezzamenti da parte del pubblico locale e in visita alla città.
 Ovviamente l’originale “scultura” è solo un oggetto evocativo, così come gli altri presenti nella prima parte della mostra. Tra quelli più singolari una porzione di vegetazione “costretta” tra schegge di vetro e uno scacciaspiriti che sostiene gli elementi della natura in una sorta di bilancia naturale, secondo le cui leggi si perde l’equilibrio ogni qual volta uno di questi venga a mancare.
 Ma la parte più consistente del lavoro, e che costituisce l’ossatura della mostra, è rappresentata dagli elaborati veri e propri dei 9 gruppi di studenti. Tutti convogliati in un progetto finale, coordinato da un solo corso “guida” che, in questo caso, è stato quello in “Costruzione del Progetto Ambientale e Design Urbano” tenuto da Bet Figueras con il sostegno dei tutores di blocco Alice Ruggeri, Alberto Gentilini, Paolo Pala e Maria Grazia Pusceddu. C’è chi ha voluto sottolineare le differenze cromatiche del territorio, chi la vegetazione, chi la presenza antropica, utilizzando i materiali più disparati, dalle perline alle scatole di sigarette, dal legno al tessuto.
 L’obiettivo di ogni gruppo era infatti quello di dare una propria interpretazione dell’ambito territoriale in questione focalizzando solo su alcuni aspetti ritenuti più importanti. La riprogettazione della fascia costiera ha interessato la riqualificazione degli ambienti naturali, come le zone dunali, le rive del fiume e i selciati. Di primaria importanza il ruolo della vegetazione, non più visto come elemento occasionale da tutelare ma come mezzo per “ridisegnare” ed “entrare” nel territorio proponendo nuovi percorsi di lettura.
 Tutte componenti che meglio possono essere identificate e riproposte attraverso uno studio più approfondito e maturo delle problematiche e con un occhio di riguardo alla sensibilità ambientale. Magari proprio da parte di alcuni studenti, futuri pianificatori, che a fine luglio conseguiranno la laurea.
 
 

Questionario e social

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