Domenica 11 giugno 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
11 giugno 2006
Rassegna a cura dell’Ufficio stampa e web
Segnalati 8 articoli delle testate L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna

 
 
1 - L’Unione Sarda
Pagina 24 – Cagliari
Università. Si salva Medicina, inserita anche quest’anno nella graduatoria regionale
Iscrizioni a Odontoiatria, incubo quiz
Prove simulate dei test di ammissione: punteggi sotto zero
Le date delle prove (Medicina il 5 settembre, Odontoiatria il giorno seguente) sono ancora lontane, ma i risultati del test spaventano.
Medicina, anche per quest’anno, è salva. Per Odontoiatria invece scatta l’allarme: i diplomati sardi che vorranno entrare in questo corso universitario dovranno prepararsi al meglio per la prova d’ammissione, con graduatoria nazionale. L’anno scorso fu un’ecatombe, e anche Medicina, in una classifica virtuale stilata con i parametri nazionali, avrebbe visto pochissimi studenti sardi conquistare un posto. Le date delle prove (Medicina il 5 settembre, Odontoiatria il giorno dopo) sono ancora lontane, ma in un recente test simulato, predisposto dall’Università, in collaborazione con l’assessorato provinciale alla Pubblica Istruzione, è arrivata la temuta conferma: gli studenti delle scuole superiori di Cagliari e Provincia sono allergici ai test. «Anche i più bravi ? spiega il preside di Medicina, Gavino Faa - hanno trovato enormi difficoltà nella prova dei quiz. Gli studenti migliori hanno ottenuto dei punteggi molto bassi, mentre in molti sono addirittura finiti sotto zero. In poche parole sono state più le risposte sbagliate di quelle giuste». Le domande sono state prese dalla banca dati del ministero della Pubblica istruzione: il pro rettore alla Didattica, Patrizia Mureddu ha attivato dei corsi preliminari, mentre in alcune scuole superiori di Cagliari sono state eseguite molte simulazioni di test. Anche i gruppi studenteschi universitari si sono mossi, organizzando iniziative simili. «Il corso di Medicina ? dice Faa ? anche per quest’anno avrà una graduatoria regionale. Ma è una magra consolazione: abbiamo un po’ di più di tempo per non farci trovare impreparati». L’emergenza immediata è Odontoiatria: l’anno scorso entrarono in graduatoria solo cinque studenti sardi (su venti posti disponibili a Cagliari). «C’è stato lo spostamento della prova da luglio a settembre. In questo modo gli studenti potranno affrontare l’esame di maturità, e poi dedicarsi a una puntigliosa preparazione dell’esame». Saranno stati i risultati non eccellenti, o forse una scelta didattica, fatto sta che quest’anno le ottanta domande dei test hanno subito delle modifiche nella ripartizione degli argomenti: Logica e cultura generale 33 domande (anziché 26), Biologia 21 (nel 2005 furono 18), Chimica 13 (prima 18) e Fisica e matematica 13 (anche in questo caso l’anno scorso furono 18). Anche la Provincia si è interessata al caso: «Non cerchiamo le responsabilità ? spiega l’assessore alla Pubblica istruzione, Cesare Moriconi - ma dobbiamo affrontare il problema tutto l’anno e non con l’acqua alla gola. Per questo abbiamo pensato alla simulazione dei test, e per questo abbiamo predisposto un tavolo tecnico con i presidi delle facoltà, con i dirigenti delle scuole superiori e con l’Ufficio scolastico regionale».
Matteo Vercelli
La scheda
Cagliaritani, una debacle lo scorso anno
L’anno scorso furono solo cinque gli studenti cagliaritani ammessi al corso universitario di Odontoiatria, contro i venti posti disponibili nell’ateneo di Cagliari. Solo il 25 per cento, la percentuale più bassa tra tutte le Università. Un altro smacco per gli studenti fu il confronto delle medie dei punteggi: con 20,4 quella cagliaritana fu la più bassa, a conferma della difficoltà dei diplomati sardi a cimentarsi nei test a risposta multipla. A Sassari andò leggermente meglio: nove ammessi su 25 posti a disposizione (il 36 per cento). Un crollo rispetto ai dati del 2003/2004, quando Cagliari era sempre in rosso (11 su 20) ma con una percentuale più dignitosa, il 55 per cento. La simulazione nazionale della prova d’ingresso in Medicina, l’anno scorso, fu altrettanto preoccupante: fanalino di coda ancora una volta Cagliari, con 74 studenti che sarebbero stati ammessi, rispetto ai 170 posti disponibili (43 per cento). Insomma si sarebbero dovuti importare ben 96 candidati da altre sedi. Per giunta in peggioramento se confrontato con i dati del 2004/2005: 80 su 170 (47 per cento), ma sui livelli del 2003/2004 (73 su 170, quasi il 43 per cento). (m. v.)
 
2 – L’Unione Sarda
Pagina 21 – Cultura
Nel cuore della Sardegna il segreto della vita
I ricercatori di Progenia tagliano il nastro dei cinque anni di attività promettendo la grande scoperta: i geni responsabili dell’invecchiamento. «È molto probabile che li troveremo e a quel punto, con l’opportuna prevenzione, si potrà vivere più a lungo e più sani». Antonio Cao, direttore dell’Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia del Cnr (INN), uno dei due enti coinvolti nel progetto assieme all’americano National Institute of Health, non lesina previsioni estremamente attraenti: «Se individueremo il gene che controlla, per esempio, l’elasticità arteriosa, qualità che quando viene a mancare può causare come è noto gravi malattie sino alla morte, si potrà intervenire a livello preventivo sui soggetti predisposti già dalla giovane età. Proviamo a immaginare quale vantaggio possa rappresentare per tutti una simile scoperta». Gli studi sui segreti della vita non a caso avvengono in Sardegna, nei paesi ogliastrini di Lanusei, Ilbono, Arzana ed Elini. La popolazione di questo territorio abita in un ambiente omogeneo e soprattutto discende da un gruppo limitato di capostipiti. La lente della scienza è puntata su un campione di persone molto rappresentativo che, nei millenni, ha subito poche mutazioni genetiche a causa dell’originario isolamento. Queste caratteristiche sono tipiche della realtà sarda ma difficilissime da riscontrare, per esempio, negli Stati Uniti. Uno dei motivi per cui gli americani del NIH, sposando l’idea del ricercatore recentemente scomparso Giuseppe Pilia, avevano deciso di finanziare totalmente il progetto per complessivi 10 anni di lavoro con la significativa cifra di 22milioni e 521mila dollari, quasi 18milioni di euro. Le istituzioni italiane, invece, non hanno sborsato un centesimo. Cao ricorda le condizioni dell’accordo con il National Institute of Health: «La proprietà intellettuale è divisa equamente tra Cnr, americani e i singoli ricercatori. In più abbiamo previsto una clausola in base alla quale, nel caso in cui si giunga a una scoperta importante, una percentuale consistente dei guadagni potrà essere utilizzata per migliorare l’assistenza sanitaria in Sardegna». Una garanzia in più per la popolazione che sta collaborando con entusiasmo all’iniziativa. Lo confermano i ricercatori David Schlessinger e Manuela Uda che venerdì e ieri a Cagliari e a Lanusei hanno partecipato a due iniziative per festeggiare il primo lustro di Progenia. Al momento sono state effettuate visite cliniche associate ad analisi strumentali e di laboratorio su 6000 volontari di età tra i 14 e i 96 anni. Lo scopo è quello di misurare i parametri di invecchiamento come rigidità, elasticità, spessore delle pareti arteriose. Si svolgono esami ecografici del cuore, si misura l’altezza, il peso, la circonferenza della vita in quanto indicatore di obesità, i parametri biochimici del sangue. «In totale abbiamo individuato 90 caratteri quantitativi e in più è stato distribuito un questionario per valutare la personalità», spiega Cao. Dopodiché si passa alla fase più delicata. «Fatto il primo screening procediamo a un secondo e a un terzo ciclo di visite. A gennaio di quest’anno quindi è cominciata la genotipizzazione». Di cosa si tratta? Il genetista sardo di fama mondiale, già docente di Pediatria all’Università di Cagliari, prosegue: «Nelle sequenze del DNA ogni 250 paia di basi intervengono variazioni naturali. Queste variazioni ci consentono di tracciare una serie di punti da accoppiare con le variazioni dei caratteri quantitativi. Ora, con calcoli molto sofisticati, stiamo proprio associando questi punti del DNA ai caratteri variabili. Per essere ancora più chiaro, cerchiamo di associare, ad esempio alla rigidità arteriosa, i geni responsabili di questo fenomeno». E qui sta il cuore della ricerca. Raggiunto questo risultato si potrà dire di aver scoperto la causa dell’invecchiamento dell’uomo e si potranno quindi ipotizzare accorgimenti per vivere meglio e di più. Perché, trovato il gene, si trova anche il farmaco. «Si apre così la possibilità per condurre ricerche importanti, per attivare quello che gli americani chiamano spin-off», aggiunge Cao. Tradotto, una ricaduta aziendale nata dalla ricerca scientifica. Magari nell’industria farmaceutica. Magari proprio a Lanusei. Per avere una risposta forse basterà aspettare altri cinque anni.
Walter Falgio
 
3 -  L’Unione Sarda
Pagina 27 – Cagliari
via premuda
Petizione degli abitanti «No alle case popolari»
Continua la raccolta di firme per salvare via Premuda dal traffico. Gli abitanti, già esasperati per il caos durante gli orari della mensa universitaria, hanno paura che la nascita della nuove palazzine popolari possa portare nuovi intoppi a una circolazione già caotica. In circoscrizione sono state raccolte un centinaio di firme tra gli 80 nuclei familiari che vorrebbero una modifica nel progetto dei nuovi stabili di edilizia popolare: la presenza della mensa compromette la viabilità e gli studenti parcheggiano dappertutto, anche dove non si può. La zona è inadeguata a sopportare questo carico ed è attraversata unicamente da una strada d’uscita e di accesso. Più volte autocarri, ambulanze o mezzi di soccorso si sono trovati in difficoltà. (fe fo.)
 
4 – L’Unione Sarda
Pagina 26 – Cagliari
San Michele. La piccola, 4 anni, dimessa dopo tre giorni dalla clinica Macciotta
Bimba avvelenata dai fiori di ginestra
Mangia i petali di una pianta all’asilo: ha rischiato di morire
Sfiorato il dramma in un asilo di via Serbariu: una bimba si è sentita male dopo aver mangiato i fiori di una ginestra che cresce nel cortile.
I fiori erano gialli come patatine fritte, profumatissimi, morbidi come velluto: un’attrazione irresistibile, per una bimba di quattro anni. La piccola si è allontanata dai compagnetti con cui stava giocando nel cortile dell’asilo di via Serbariu e se n’è fatta una scorpacciata. Poi è finita in ospedale: nausea e vomiti, tre giorni di ricovero alla clinica Macciotta per intossicazione da citisina, sostanza alcaloidea molto velenosa contenuta nelle ginestre. Per i genitori, uno spavento che non sarà facile dimenticare e la sensazione di un gravissimo pericolo scampato: ingerita, la citisina può provocare crisi convulsive e uno stato comatoso che può giungere alla morte. Pericolo mortalePapà e mamma, che chiedono di restare anonimi per tutelare la piccola, se lo sono fatto spiegare dagli esperti dell’orto botanico, cui hanno portato un rametto di una delle tre piante che abbelliscono il cortile dell’asilo frequentato dalla bimba: «Spartium junceum», hanno sentenziato quelli. Da non confondere con l’innocua (anzi, benefica) ginestra dei carbonai: quella detta "comune" può uccidere. Ci pensa la ForestaleLa bimba si è sentita male mercoledì 31 maggio: quando i genitori sono andati a prenderla, nel pomeriggio, l’hanno trovata debole e in preda alla nausea. A casa ha rimesso. Allora l’hanno portata alla clinica Macciotta, dove è stata tenuta fino al 2 giugno: i medici le hanno indotto la diarrea in modo da farle espellere tutti i fiori ingeriti. «Ora sta meglio», spiega la mamma, «ma ancora non ho ripreso a mandarla all’asilo (dove pure ci troviamo benissimo) perché le piante sono ancora lì». La direttrice dell’istituto ha detto alla famiglia di aver fatto domanda al Comune affinché le tre ginestre assassine vengano estirpate: l’amministrazione municipale avrebbe già girato la richiesta alla Forestale, unica autorizzata a far fuori le piante. PrecauzioniAlla ginestra Giacomo Leopardi ha dedicato uno dei suoi canti più famosi, definendola il fiore gentile che consola il deserto e lodandola perché cresce sui terreni brulli come per esempio i pendii di un vulcano. Non ha invece pensato a mettere in guardia i lettori, e magari di consigliare a chi ne raccoglie i rami fioriti di non portare le mani alla bocca e di lavarsele subito accuratamente. Vietati nel modo più assoluto decotti e altri usi alimentari, nonostante una rivista (secondo quanto riferisce il sito internet dell’università La Sapienza) abbia perfino pubblicato la ricetta di un letale "risotto ai fiori di ginestra".
Marco Noce
Luigi Mossa, ex direttore dell'orto botanico: «Ecco le specie più pericolose»
Nell'Isola crescono 58 varietà vegetali tossiche

«Non credo che l'intossicazione della bimba sia dovuta alla ginestra. È più probabile che la colpa sia di un'altra pianta che le assomiglia: l'anagyris foetida, una leguminosa arbustiva con fiori gialli i cui semi provocano diarrea e forti vomiti. La pianta è chiamata anche anagiride mentre i suoi semi sono noti come fagioli della Madonna e un tempo si utilizzavano come abortivo». A manifestare perplessità sulla presunta intossicazione da ginestra è Luigi Mossa, ex direttore dell'orto botanico di Cagliari. «Molte piante dall'aspetto innocente possono riservare brutte sorprese ? dice il botanico - ma la maggior parte della gente non lo sa». Sono complessivamente 58 le specie arboree presenti in Sardegna che possono provocare gravi disturbi in caso di ingestione di bacche, foglie o petali. «Alcune ? spiega l'esperto - sono molto diffuse, altre più rare». L'elenco è lungo e comprende mandorle amare, ricino, euforbia e perfino girasoli. Senza dimenticare lo stramonium, pianta arbustiva con fiori bianchi a campana che provoca diarrea e vomiti. «I ricoveri più frequenti sono causati dalla mandorla amara ma si finisce al pronto soccorso anche per colpa dell'acetosella. Tra le erbe a rischio c'è anche il vincetossico, specie presente nei luoghi umidi, che può provocare disturbi gravissimi e perfino il collasso. Ma la specie più pericolosa in assoluto è il sedano palustre (apium graveolens) chiamato in sardo apiu burdu. Tale pianta, tipica delle rive dei ruscelli, può essere scambiata facilmente per il vero sedano. In caso di ingestione può provocare la morte per arresto cardiaco». (p. l.)


 
5 – La Nuova Sardegna
Pagina 24 - Sassari
Cocaina e crack, cresce il consumo
Le risposte a un questionario distribuito tra gli studenti
L’analisi del fenomeno droga secondo i ragazzi che frequentano le ultime classi negli istituti superiori
OZIERI. Nei giorni scorsi, 140 alunni dei licei Classico, Scientifico, Socio-psico pedagogico e dell’Istituto tecnico, prossimi all’esame di maturità, rispondendo ad un questionario, hanno fornito uno sconfortante spaccato della realtà giovanile, confermando l’esistenza di un preoccupante fenomeno: aumenta il consumo di cocaina e prende piede l’uso del crack. L’indagine prevedeva 6 quesiti a risposta semplice (si-no), circa l’uso e il consumo di cocaina, riferiti alle conoscenze derivanti dall’esperienza personale.
 Un rilevamento sufficientemente “depurato” da influenze esterne e circoscritto ad Ozieri e i paesi circostanti, se si considera che i ragazzi intervistati, tutti tra i 18 e i 20 anni, vivono la maggior parte della propria esistenza tra i confini paesani.
 Il dato che immediatamente salta agli occhi, è che 80 di loro (oltre il 57%), dichiarano di conoscere persone che ne fanno uso; tra questi, 78 affermano che si tratta di consumatori giovani. Poco più del 41% invece, dice di non conoscere alcun consumatore. Il dato è ancora più significativo se si aggiunge che solo per 4 intervistati, non sono tanti i giovani che fanno uso di cocaina: il 97% ha affermato il contrario. È opportuno precisare però, che il campione rilevato, non è stato elaborato scientificamente e che potrebbe essersi verificata una sovrarappresentazione del dato, qualora più di uno studente avesse dichiarato di conoscere un consumatore facendo riferimento alla stessa persona. Vista l’ampiezza del campione esaminato, restano comunque validi gli indicatori di massima. Il mercato degli stupefacenti ha conosciuto importanti evoluzioni negli ultimi vent’anni, con le consuete differenze tra grandi centri e periferie. Se nell’Italia degli Anni 80, l’attenzione maggiore era ancora rivolta all’uso di eroina, la seconda metà dei ’90 ha visto il tramonto dei “bambulè”, soppiantati dall’espansione delle droghe chimiche di sintesi: ecstasy, trip, lsd, acidi in generale. La cocaina, sempre considerata droga d’elitè, si è affermata ai primi posti del mercato, col trapasso di secolo. Un “sacco” (circa un grammo), costa oggi 100 euro mediamente. Considerando l’inflazione e la “rivoluzione dell’euro”, acquistare cocaina è attualmente, in termini reali, più conveniente rispetto alle vecchie 200 mila lire. Il resto lo ha fatto la grande disponibilità sul mercato. I giardini del Cantaro, prima luogo prediletto per lo spaccio dell’hashish, oggi quasi deserti, testimoniano il cambiamento avvenuto. E qualcuno dei frequentatori rimasti commenta: «Per farti una canna a volte ti deve sbattere, ma la coca c’è sempre».
 Ma non’è finita qui. La seconda parte del questionario, mirava a conoscere le nuove tendenze in fatto di consumi. «Sai che esiste la possibilità di fumare la coca dopo averla “lavata” con altre sostanze come ammoniaca e bicarbonato», chiedeva un’altra domanda. Quella successiva, domandava poi se si conosceva qualcuno che effettivamente lo facesse. Ebbene, oltre il 20% del campione rispondeva affermativamente a queste domande, confermando così il diffondersi dell’uso del crack. Questa droga, infatti, non è altro che la forma cloridrata (la polvere bianca), trasformata attraverso il riscaldamento di altre sostanze in un cristallo la cui composizione è più vicina all’alcaloide base; quindi privata in parte del taglio e per questo più pura e più concentrata. Da qui l’espressione “lavare la coca”. I “fumatori” si fabbricano una pipa ad acqua con una bottiglia e una cannuccia; da qui il termine “sbottigliare” per indicare il modo di consumo. «Data la notevole superficie degli alveoli polmonari, la via inalatoria garantisce l’assorbimento di dosi particolarmente elevate in tempi brevi che possono spiegare la pericolosità della cocaina sotto questa forma», affermano alcuni medici del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Cagliari.
 Coerentemente con quanto affermato prima inoltre, quello stesso 20% dichiarava di conoscere la differenza tra cocaina e crack. Circa il 13% infine, pur affermando di conoscere la nuova tendenza, ammetteva di non sapere la differenza tra crack e cocaina. Un dato contradditorio da assumere con cautela, ma forse sintomo del passaparola e del “sentito dire” che rafforza la tesi per cui è in aumento questo tipo di consumo. Resta ancora da precisare, che per il procedimento di “lavaggio” sono necessari diversi grammi di sostanza e le opportune conoscenze tecniche: e questo, per fortuna, potrebbe costituire un limite all’espansione del fenomeno, così come l’assenza sul mercato del cristallo già pronto per l’uso. La Guardia di Finanza infatti, conferma che in provincia non sono mai avvenuti sequestri di crack. Il Rapporto Mondiale 2005 sulla droga afferma che «nulla fa pensare ad una inversione di tendenza nel breve periodo». Pur in presenza di una legislazione non certo permissiva, i consumi sono cresciuti costantemente col passare degli anni. Occorre un ripensamento delle strategie di lotta, a partire da una corretta informazione.
Alessandro Tedde
 
6 – La Nuova Sardegna
Pagina 19 - Sassari
Non c’è lavoro per i laureati
Sono un neolaureato di 24 anni e vorrei rispondere alla lettera scritta il 9 giugno sulla Nuova Sardegna da una ragazza diplomata che affermava la sua contrarietà ai limiti di iscrizione all’università. Posso dirti, con grande sincerità, che in Sardegna non c’è lavoro per laureati. Giovani avvocati, ingegneri, medici, agronomi, chimici, tutti hanno enormi difficoltà; e molta colpa ricade su chi ci governa e non pensa seriamente al futuro della nostra terra, in grandi difficoltà economiche. Porre un blocco alle immatricolazioni non solo è necessario, ma addirittura insufficiente. Se dai un’occhiata alle statistiche (consulta il sito di Alma Laurea) i ragazzi laureati impiegano anni per trovare un lavoro. Lo sbarramento alle immatricolazioni è quindi importante per far sì che i ragazzi scelgano con più consapevolezza la loro futura università e non si illudano di prospettive che non si realizzeranno mai in Sardegna. Per la Sardegna in questo stato, la situazione è triste, perché lasciarsi scappare un laureato vuol dire lasciarsi scappare un’occasione.
Lettera firmata
 
7 – La Nuova Sardegna
Pagina 17 - Sassari
Anche in carcere ci si può laureare
Un accordo tra l’Università e la direzione di San Sebastiano
Per i detenuti iscrizione gratuita e contributo dell’Ersu per i libri Incontri continui con i docenti
PIER LUIGI PIREDDA
SASSARI. «Non è mai troppo tardi» era il titolo di una trasmissione televisiva condotta dal maestro Manzi agli albori della tv. Era rivolta a chi non aveva potuto studiare nel dopoguerra. Ma non è mai troppo tardi anche per laurearsi, soprattutto per chi deve trascorrere molti anni della sua vita dentro le mura di un carcere. Proprio per restituire un senso alla vita di chi è costreto a stare dietro le sbarre di una cella, è nata la collaborazione tra l’università di Sassari e il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria).
 Iscrizione gratuita per i detenuti che vogliono iscriversi a un corso di studi universitario e fruizione del contributo dell’Ersu (Ente regionale per lo studio universitario) per l’acquisto di libri di testo e materiale didattico. Questa la nuova iniziativa che avrà per protagonisti i detenuti del carcere di San Sebastiano e che è stata presentata nel corso di un incontro tra alcuni docenti universitari, guidati dal rettore Alessandro Maida. L’obiettivo è di garantire il diritto allo studio, ma soprattuto di favorire la crescita culturale della popolazione carceraria, aiutandone l’inserimento nella vita civile quando avranno finito di scontare la pena. L’incontro che si è svolto nella biblioteca del penitenziario (hanno partecipato, oltre al rettore Alessandro Maida, la direttrice del carcere Patrizia Incollu, l’assessore comunale ai Servizi sociali, Cecilia Sechi e Patrizia Patrizi, docente della facoltà di Scienze politiche e referente del progetto per l’ateneo turritano, altri docenti universitari delle diverse facoltà, educatori e agenti di polizia penitenziaria di San Sebastiano e alcune assistenti sociali dell’Ufficio esecuzione penale esterna) è stato un primo momento di sensibilizzazione sugli indirizzi e sul metodo dell’attività che verrà svolta. La professoressa Patrizi ha spiegato ai detenuti che hanno partecipato all’incontro come sarà articolato il progetto e soprattutto l’importanza che avrà nel percorso di reinserimento sociale dei reclusi che non può prescindere dalla possibilità di accesso ad offerte formative e di potenziamento del proprio patrimonio culturale.
 Ed è in questa direzione che si è orientato l’impegno dell’università sassarese, come ha sottolineato il rettore Alessandro Maida, che ha ribadito la volontà di sostenere il diritto allo studio di quanti sono temporaneamente privati della libertà personale. Oltre alle già previste attività di orientamento e tutoring, il rettore ha ricordato le opportunità che potranno realizzarsi con il progetto regionale dell’Università telematica che vede coinvolti i due atenei della Sardegna.
 E la volontà di collaborazione interistituzionale è stata ribadita dall’assessore Cecilia Sechi, che ha manifestato interesse per l’iniziativa, assicurato la partecipazione del comune ed espresso la massima disponibilità per incontrare i detenuti sui temi di loro interesse che possano portare a una progettazione comune di interventi da realizzare all’interno del carcere.
 Ma eccolo, nei dettagli, il progetto di formazione universitaria all’interno del carcere: iscrizione gratuita alle facoltà; coinvolgimento dell’Ersu per l’acquisto di libri e altro materiale;. dossier orientativi a cura di ogni Facoltà. Analisi degli interessi formativi attraverso questionari estesi anche ai detenuti dei penitenziari di Tempio, Macomer, Oristano e Nuoro. Incontri a tema su argomenti proposti dall’Università e concordati con la direzione del carcere, con lo staff di trattamento e con la Commissione detenuti. Coinvolgimento di tirocinanti, stagisti e volontari, studenti tutor e collaborazione con la biblioteca penitenziaria. Sito tipo “intranet”: considerate le restrizioni di comunicazione e scambio con l’esterno dovrà essere individuata una modalità per consentire agli studenti detenuti di accedere al sito dell’Università di Sassari per informazioni su esami ed altro e per consultare il materiale a disposizione.
 
8 – La Nuova Sardegna
Pagina 16 - Sassari
«Aziende sarde discriminate»
Krenesiel, l’Udeur provinciale contesta i bandi Por
SASSARI. Nuova polemica a proposito della crisi della Krenesiel. L’ultima protesta arriva dal segretario provinciale dell’Udeur Massimo Pinna che esprime stupore «per il fatto che i documenti della Progettazione integrata (Por Sardegna 2000-2006), di recente emessi dalla Regione, abbiano ancora una volta discriminato in maniera grave quasi tutte le aziende sarde del settore Ict (Informazione comunicazione tecnologica). E questo a favore delle grandi realtà nazionali e internazionali».
 «I progetti integrati sono suddivisi in due grandi insiemi - sottolinea Massimo Pinna - quelli territoriali riferiti alle otto province e quelli regionali. Guarda caso, nel bando, il settore Ict è stato riservato principalmente ai progetti regionali. E l’unica area di riferimento è quella situata nella parte più meridionale della Sardegna, con particolare concentrazione dei soggetti del sistema ricerca impresa attorno all’area metropolitana di Cagliari e del Parco scientifico e tecnologico Polaris a Pula».
 Il segretario provinciale dell’Udeur fa notare una curiosità: «Il distretto Sardinia Ict dovrà avere un preciso riferimento al sistema territoriale inteso come asse locale Cagliari-Sa Illetta-Pula, valorizzando le opportunità e le potenzialità offerte dalla presenza dell’Università e di micro e piccole imprese, di Tiscali e delle potenzialità tecnologiche, insediative e commerciali di Polaris, a partire dalle sue capacità di ricerca e invenzione».
 Massimo Pinna sottolinea: «Se tutto questo è vero, mi chiedo se sia possibile che la Regione sarda possa fare una vera e propria campagna pubblicitaria in favore di una azienda privata a discapito di tutte le altre, limitando l’area di erogazione dei contributi alla zona in cui tale azienda ha sede, e precludendo l’accesso a tali risorse a tutte le altre imprese».
 Il segretario provinciale dell’Udeur, chiede a tutti i consiglieri regionali del Sassarese «di intervenire con forza per cambiare lo stato delle cose e fare valere fino in fondo le ragioni del nostro territorio se non vogliamo che Krenesiel e altre realtà scompaiano dal tessuto economico isolano».
 
 
 

Questionario e social

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