Sabato 3 giugno 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
03 giugno 2006
Rassegna a cura dell’Ufficio stampa e web
Segnalati 10 articoli delle testate L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna

 
 
1 - L’Unione Sarda
Pagina 15 – Lavoro
Cagliari, master di Provincia e Università
Prevenzione droga, diventare operatori
"Rischio sociale della droga in Sardegna: operatore di prevenzione primaria e secondaria". Questo è il tema di un master di secondo livello, organizzato dalla Provincia di Cagliari, che si propone di formare ricercatori e operatori per interventi di prevenzione capaci di operare in strutture scolastiche, gruppi famiglia, cooperative sociali o imprese del terzo settore. I partecipanti al master potranno, al termine del corso, agire come consulenti di organizzazioni, formatori di operatori impegnati nella prevenzione primaria e secondaria, progettisti o supervisori di iniziative per la prevenzione nelle scuole, nelle agenzie di accoglienza delle varie realtà giovanili anche, per esempio, sportive, equipe specialistiche, "agenzie educative" (scuole, associazioni sportive, ricreative). DestinatariAl master possono partecipare i laureati in psicologia, vecchio ordinamento, (che abbiano terminato i due semestri di tirocinio formativo propedeutico all'esame di Stato per psicologo), lettere e filosofia, scienze dell'educazione (o ex pedagogia), scienze della formazione primaria, materie letterarie, servizi sociali o titolo equipollente. AmmissioneL'ammissione al corso è condizionata dal giudizio positivo formulato sulla valutazione dei titoli del curriculum presentati dal candidato per l'ammissione; la prova orale che appuri le attitudini personali e capacità empatiche del candidato è stata fissata per martedì, 27 giugno prossimo. CostiIl costo complessivo del master è di 2.000 euro più Iva, e deve essere pagato in tre tranches. ScadenzaLe domande di ammissione, redatte secondo le modalità previste nel bando, devono essere presentate entro lunedì 5 giugno agli sportelli della Segreteria post lauream, Cittadella universitaria di Monserrato, S.S. 554, bivio per Sestu, o dovranno essere spedite per raccomandata con ricevuta di ritorno al seguente indirizzo: Università degli Studi di Cagliari, Segreteria post lauream, via Università 40, 09124 Cagliari. La busta con la domanda deve riportare la seguente dicitura: "Partecipazione al concorso per l'ammissione al master in rischio sociale della droga in Sardegna: operatore di prevenzione primaria e secondaria". InformazioniPer altri chiarimenti ci si può rivolgere a Cristiana Monni, e-mail guaita@unica.it, tel. 070.6757281, oppure a Luisa Cossu, e-mail dgarau@provincia.cagliari.it, tel. 070.4092702 oppure 320.4313211. Il bando è consultabile su www.unica.it/postlauream/master oppure www.provincia.cagliar.it.
Alessia Corbu
 
2 – L’Unione Sarda
Pagina 15 – Lavoro
Una selezione è stata bandita dal Cnr per la sede di Cagliari
Fisica della materia, due ricercatori
Il Consiglio nazionale delle ricerche ha indetto una selezione fra laureati per l'assegnazione di due borse di studio per ricerche nella fisica della materia, da usufruirsi nell'unità di Cagliari del Centro di responsabilità Cnr- Infm (Istituto nazionale di fisica della materia), sul tema "Dispositivi a semiconduttore organico per applicazioni tessile". L'attività si svolgerà nella struttura del dipartimento di ingegneria elettrica di elettronica dell'Università di Cagliari. Le domande di partecipazione alla selezione, redatte su carta semplice e secondo lo schema allegato al bando (numero Infm BS 03/2006), devono essere presentata entro 30 giorni dalla data di pubblicazione dell'avviso nella Gazzetta ufficiale 38 di venerdì 19 maggio. Le domande devono essere indirizzate all'Ufficio reclutamento del Cnr-Infm, corso Perrone 24, 16152 Genova. Il testo integrale del bando, con i requisiti richiesti e le modalità di partecipazione alla selezione, è consultabile nei siti www.infmit/lavoro/borse.html oppure su www.urp.cnr. (giu. dep.)
 
3 – L’Unione Sarda
Pagina 12 – Economia
Più fondi per i progetti integrati
I 700 milioni di euro destinati a finanziare la progettazione integrata potrebbero aumentare del 10%, diventando così 770 milioni. Oggi i progetti per le azioni intersettoriali possono contare su 400 milioni per le imprese, 200 milioni per le opere pubbliche e 100 milioni per la formazione, che potrebbero crescere in caso di progetti particolarmente utili allo sviluppo. L'annuncioIl possibile incremento delle risorse da parte della Regione è stato annunciato dal capo di gabinetto dell'assessorato alla Programmazione, Filippo Spanu, durante un incontro tra amministratori e imprenditori. Il dibattito è stato organizzato da Api Sarda, Sardafidi, Cofidart e Isfor. L'occasione per fare chiarezza sulle procedure di accesso ai progetti da parte delle imprese. Sono state ricordate prima di tutto le scadenze: i soggetti che vogliono partecipare ai partenariati devono presentare le domande entro il 19 giugno. Si tratta di enti locali anche in forma associata, imprese singole o associate, associazioni di categoria e datoriali, organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste e culturali, rappresentanze del privato sociale, università e centri di ricerca. Per la domanda dev'essere utilizzato il modulo contenuto nell'allegato 15 dell'avviso pubblico. I progettiUna volta costituiti, i partenariati dovranno elaborare i progetti definitivi, che devono essere spediti o consegnati dal 3 luglio al 4 settembre. «Ci aspettiamo proposte che partano da un impulso di iniziativa privata», ha spiegato Spanu. «Per sostenere le aziende abbiamo concentrato una maggiore assistenza tecnica nelle aree più deboli, come il Gerrei e il Sarcidano. Per la prima volta abbiamo studiato pacchetti integrati di agevolazione che serviranno a finanziare gli investimenti, i servizi a favore del piano, la formazione del personale e la ricerca di supporto al piano di investimento». Porte aperte anche alle associazioni di categoria e ai sindacati, oltre che alle aziende che portano strumenti di cofinanziamento. I documenti e i moduli per la presentazione delle domande sono pubblicati sul sito www.regione.sardegna.it alla voce "canali tematici, europa, progettazione integrata, come partecipare".
Nicola Perrotti (Unioneonline)

 
 
 
4 – La Nuova Sardegna
Pagina 28 - Sassari
L’ambizioso progetto dell’associazione Naviculari Turritani è stato inviato alla Regione
Una nave romana tra ricerca e turismo
PORTO TORRES. La ricostruzione in città di un’antica nave oneraria romana, in grado di solcare il Mediterraneo e di percorrere le antiche rotte, è un progetto ambizioso. Un progetto il cui costo si aggira intorno ai due milioni, due milioni e mezzo di euro. Per questo il comitato “Naviculari Turritani”, che sta promuovendo questa impresa in collaborazione con l’università degli studi di Sassari e con l’Istituto nautico di Porto Torres, ha intenzione di chiedere consistenti finanziamenti alla Regione Sardegna. Si è parlato di questo nell’ultima riunione che il comitato di promozione presieduto da Fabio Mura, ha tenuto nei giorni scorsi presso l’aula magna dell’Istituto nautico. La Regione infatti ha destinato, attraverso il percorso della progettazione integrata, settecento milioni di euro allo sviluppo locale e in particolare, al turismo sostenibile e alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
 «Il nostro intento - ha spiegato Fabio Mura - è quello di riprodurre fedelmente un’imbarcazione del quarto secolo dopo Cristo per poter svolgere ricerche sperimentali a scopi storici, archeologici e antropologici». Ma la costruzione della nave oneraria avrà anche un’enorme valenza sul piano turistico. «Il manufatto che andremo a realizzare - ha proseguito Mura - non dovrà essere utilizzato soltanto per poche stagioni. L’obiettivo è quello di creare un piano di fruizione che consenta di utilizzare l’imbarcazione, oltre che per scopi didattici, anche come attrazione turistica e culturale. La nave romana infatti, potrebbe partire dal porto turritano e trasportare i turisti in diverse località costiere del nord Sardegna».
 Ora l’impegno del comitato di promozione Naviculari Turritani, è quello di trovare nuovi partner che siano disposti a sostenere l’iniziativa. In primo luogo il comune di Porto Torres e il parco nazionale dell’Asinara, due istituzioni che si sono già mostrate interessate al progetto. «Il partenariato - ha precisato Fabio Mura - potrà essere esteso anche a comuni limitrofi come Sorso, Castelsardo e Stintino, e a cooperative turistiche che nella fase successiva alla realizzazione, siano disposte ad occuparsi delle manutenzioni e della gestione del manufatto».
Federica Cubeddu
 
5 – La Nuova Sardegna
Pagina 18 - Cagliari
Imprese: l’attrazione fatale che non c’è
Uno studio della Bocconi colloca Oristano al penultimo posto nella classifica delle aree dotate di maggior fascino
Dopo c’è solo Enna Operatori locali: chi d’accordo e chi no «Siamo indietro di almeno vent’anni»
ORISTANO. Arriva dalla Bocconi l’ennesima conferma di un’economia per nulla vivace. Sì, l’Oristanese non è certo fra le zone preferite dall’imprenditoria per avviarci investimenti di sorta. Centoduesima. Al penultimo posto (sotto c’è soltanto la provincia di Enna) di una classifica contenuta nel secondo rapporto dell’Osservatorio permanente sull’attrattiva del sistema paese, della Fondazione italiana Accenture e Università Bocconi. Classifica ottenuta incrociando sei fattori principali che determinerebbero il “fascino” di un’area territoriale nei confronti dell’imprenditoria.
 Ovvero: presenza di un buon tessuto di imprese; popolazione numerosa e giovane; grado di apertura e vitalità imprenditoriale; livello di istruzione della popolazione; ricchezza e consumi elevati e sicurezza. A questi elementi è stata aggiunta l’individuazione delle imprese di riferimento, ovvero le aziende che, in ambito locale o nazionale, si sono distinte per livelli di crescita del fatturato, del valore aggiunto e del numero di addetti che si candidano a fare da traino al resto dell’economia.
 Caratteristiche che evidentemente, per chi ha curato lo studio, nell’Oristanese sono carenti se non assenti del tutto.
 Scontato poi l’esito dell’inchiesta condotta dalla Bocconi, con la provincia di Milano che viene incoronata quale territorio più attraente per gli investimenti imprenditoriali, seguito da Roma, Torino, Napoli e Bologna.
 In realtà il Meridione non esce proprio bene dallo studio, perchè solo in cinque compaiono fra le prime trenta postazioni. E Oristano al punto 102, sotto Nuoro, centesima.
 Non che ci fosse bisogno di altre conferme per capire come, in quanto ad investimenti imprenditoriali, l’Oristanese sia fermo, ma questa nuova ricerca mette letteralmente il dito sulla piaga. Che dimostra come questo non sia un territorio imprenditorialmente allettante.
 Non tutti, però, sono d’accordo con questa analisi. Ad esempio il presidente del Sil, Antonio Ladu, che dice: «In realtà noi siamo più competitivi di altri territori. Il punto è che qui manca ancora una politica di marketing in questo senso. L’unica volta è avvenuto con la legge 488. Ma è una carenza che in realtà è male comune. Nel senso che anche la Regione in questi anni non ha adottato una politica in questo senso. Solo ora stanno cercando di correre ai ripari, attraverso la costituzione di un’agenzia per l’attrazione degli investimenti».
 Chi, invece, si dice d’accordo con il risultato dell’inchiesta è Claudio Atzori, della Lega delle Cooperative. Dice: «Gli imprenditori non arrivano dalle nostre parti perchè sono mancati gli investimenti di parte pubblica a favore delle imprese. Basti pensare che nessuna delle zone industriali e dei pip dispone di collegamenti telefonici e telematici adeguati». E aggiunge: «Non è normale che un’azienda sia costretta, per comunicare, a utilizzare unicamente il telefono cellulare. E questo ritardo di 20 anni rispetto al resto del mondo, lo stiamo pagando salato».
 «Cosa scoraggia gli imprenditori a investire da queste parti? Sicuramente l’insularità - afferma Paolo Ferrari, presidente provinciale di Assoindustriali -. Manca un’effettiva continuità territoriale, che non può essere riservata soltanto ai residenti, ma va estesa a tutti e, ovviamente, anche alle merci. Non è quindi un problema soltanto della provincia di Oristano, ma di tutta la Sardegna. La soluzione - aggiunge - sarebbe un modello di continuità alla francese, così anche la nostra terra otterrebbe quelle pari opportunità finora negate».
 C’è però chi dal Continente nell’Oristanese c’è arrivato, ha insediato la propria attività imprenditoriale e non ha alcuna intenzione di andar via. È il caso di Francesco Redaelli, imprenditore del settore degli imballaggi. Che, però, dice di capire perfettamente i motivi che convincono gli imprenditori a non investire da queste parti. «Innanzitutto c’è un aspetto fondamentale che è rappresentato dall’insularità, che comunque è un elemento di forte scoraggiamento - dice - poi è vero, qui manca una mentalità imprenditoriale e, purtroppo, negli anni le cose sono andate sempre peggio. Nel senso che 30 anni fa, quando arrivai, trovai una Oristano che aveva certamente più voglia di riscatto. Senza considerare che poi, da parte pubblica, si continua a favorire la nuova impresa. Non tutto è perduto però, anzi, continuo ad essere fiducioso. Che le cose si sblocchino e che anche nell’Oristanese, ma sarebbe meglio dire in Sardegna, nasca veramente quel tessuto industriale, inteso come produttivo e capace di creare benessere, che ancora stenta a decollare».
Michela Cuccu
 
6 – La Nuova Sardegna
Pagina 15 - Cagliari
PORTOSCUSO
Presentazione tesi di laurea sulla miniera di Monteponi
PORTOSCUSO. L’associazione Onlus Pozzo Sella e la Pro Loco di Portoscuso hanno organizzato la presentazione della tesi di laurea dal titolo: “Una testimonianza d’archeologia industriale nella Sardegna sud-occidentale: la miniera di Monteponi” La tesi è stata elaborata da Nicola Lenzu laureatosi in Gestione dei Beni Culturali presso l’Università di Pisa. La presentazione si terrà nel suggestivo scenario della Torre Spagnola oggi alle 17.30, coordinerà la giornalista Stefania Aoi. La presentazione della tesi verrà preceduta dai saluti del Sindaco di Portoscuso Ignazio Attori, del Presidente della Pro Loco di Portoscuso Efisio Loddo, del direttore del Parco Geominerario Luciano Ottelli, da una relazione di Renzo Pasci che presenterà il “Progetto Tesi di Laurea” promosso dall’associazione Pozzo Sella e dall’introduzione di Cristina Torti relatrice della tesi di laurea. Dopo la presentezione della tesi il convegno verrà concluso dagli interventi di Giampiero Pinna, Presidente dell’Associazione Pozzo Sella di Pierfranco Gaviano, Presidente della Provincia Carbonia Iglesias.
 
7 – La Nuova Sardegna
Pagina 19 - Sassari
La morte annunciata delle lauree brevi
Giurisprudenza cambia ancora: studenti penalizzati dal flop di Scienze giuridiche
«Ci hanno detto che il nostro titolo sarà carta straccia»
di Silvia Sanna
SASSARI. Nottate intere a sudare sui libri, rinunce e sacrifici per arrivare preparati al giorno dell’esame. L’orgoglio di un libretto fitto fitto di voti, la soddisfazione di tagliare il traguardo per tempo, prima di appiccicarsi l’etichetta fastidiosa di fuori corso. Poi la brutta sorpresa: il rischio di uno stop forzato, la possibilità inquietante di dover riprendere in mano testi già sepolti nella memoria. Agli studenti di Scienze giuridiche la nuova riforma della facoltà di Giurisprudenza non piace per niente. All’improvviso, si sentono dire che conseguiranno un titolo «carta straccia». Vivamente consigliato, dunque, cambiare strada: rimandando, però, l’appuntamento con la laurea. La loro unica sfortuna è di essere state le cavie di un esperimento che si è rivelato un flop.
 Dal prossimo anno accademico si cambia. Dopo la rivoluzione del 2000, eccone un’altra. Che si annuncia ancora più devastante. Via il modulo 3+2, si passa all’1+4. Il corso di laurea in Giurisprudenza avrà durata quinquennale ma dopo il primo anno gli studenti si troveranno di fronte a un bivio: dovranno scegliere tra l’indirizzo forense e pubblicistico e presentare il piano di studi specialistico.
 È la morte della laurea breve in Scienze giuridiche: tre anni legati indissolubilmente ai due della scuola di specializzazione. In tutto gli esami da sostenere erano 40: 27 nei primi tre anni, 13 nei due successivi. Nel “Corso di laurea magistrale in Giurisprudenza” (questo è il nuovo nome), gli esami saranno complessivamente 27. All’interno del sistema dei crediti formativi (300 in tutto) indispensabili per diventare dottori, la novità genera scompensi pesanti.
 Eleonora, 22 anni, terzo anno di Scienze giuridiche, la laurea la sentiva a un passo. Ora è diventata un oggetto misterioso. Nella sua stessa situazione, l’esercito di circa 1500 studenti che avevano scelto Scienze giuridiche. Mercoledì 7 (ore 18) si incontreranno per fare il punto della situazione nell’aula Francia del centro didattico d’ateneo in viale Mancini. Per ora, l’unica certezza è che dal 1º agosto dovranno presentare la domanda per cambiare corso di studi. Un percorso praticamente obbligatorio: l’alternativa è accontentarsi di una pergamena di laurea che non vale niente.
 «I docenti sono stati chiarissimi - dice Eleonora -: ci hanno suggerito di iscriverci immediatamente al nuovo corso di studi, perché quella laurea varrà molto di più rispetto alla nostra. Ma nessuno ci ha ancora spiegato che ne sarà dei nostri crediti, come potremo recuperare quelli che ci mancano pur avendo sostenuto i relativi esami».
 Qualche risposta dovrebbe arrivare dal consiglio di facoltà che si riunirà a metà mese: nel frattempo, ad agitare gli animi è la tabella pubblicata sul sito Internet di Giurisprudenza, dalla quale emergono grosse differenze relativamente ai crediti. «Un esame che prima valeva 9 crediti - aggiunge Eleonora - nel nuovo corso di laurea corrisponde a diversi punti in più. Significa che chi ha già sostenuto quell’esame in Scienze giuridiche, si trova di fronte a un passivo da colmare. Come? Ripetere l’esame è impensabile, così ci è stato detto che dovremo partecipare a generici lavori di gruppo per farci assegnare i crediti che mancano. Significa che perderemo un sacco di tempo: nel mio caso, se sarò fortunata, saluterò l’Università minimo con un anno di ritardo rispetto al previsto - conclude Eleonora -. Nonostante sinora sia stata regolarissima».
 Se la passano anche peggio i neo laureati in Scienze giuridiche. Hanno tagliato il traguardo puntuali e ora rischiano di dover riprendere a studiare. Il fallimento del corso di laurea breve si tradurrà in un altro anno d’Università e in un’altra manciata d’esami da segnare nel libretto. Oppure dovranno rassegnarsi a essere considerati dottori di serie B.
 
8 – La Nuova Sardegna
Pagina 21 - Sassari
Gli studenti e la disabilità
Un concorso promosso dall’università
SASSARI. Hanno svolto i due migliori temi sulla disabilità e martedì 6 giugno saranno premiati dal rettore dell’università Alessandro Maida. Due studenti di istituti di istruzione secondaria della città saranno protagonisti della cerimonia che si svolgerà, a partire dalle 10, nell’aula Eleonora d’Arborea. Si tratta di un concorso bandito dall’università, riservato agli studenti che frequentano gli ultimi due anni delle superiori, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, i giovani al problema della disabilità. In modo particolare si intendono sottolineare gli aspetti che riguardano la possibilità di fornire agli studenti disabili la preparazione culturale necessaria per introdurli nel mondo del lavoro, attraverso l’applicazione concreta delle disposizioni relative al diritto allo studio. L’università di Sassari è impegnata da anni, attraverso il lavoro della Commissione disabili, presieduta dal professor Francesco Feo, nella ricerca dei mezzi necessari che, nell’ambito del diritto allo studio, forniscono pari opportunità agli studenti disabili. L’iniziativa è stata concepita in quest’ambito e l’università spera di poterla ripetere in futuro con una partecipazione più ampia degli istituti.
 
9 – La Nuova Sardegna
Pagina 33 - Cultura e Spettacoli
Dalla «Scatola di Einstein» alle automobiline per i bambini
Un processo di acquisizione delle conoscenze molto sviluppato in altri Paesi che ora si estende all’Italia
L’importanza cruciale dell’aggiornamento per tutti gli insegnanti
- Professor Häusermann, che cosa sono esattamente i giocattoli scientifici? E com’è nato il suo interesse?
 «Questi giochi servono per illustrare a tutti, con semplicità e chiarezza, una serie di fenomeni presenti nella realtà. Parlo di luce, aria, calore e dei processi della fisica che possono essere collegati. La mia attenzione si è sviluppata dopo aver visto per parecchie volte, una decina d’anni fa, una rassegna intitolata «I giocattoli e la scienza», curata da un docente universitario di Trento, Vittorio Zanetti. A colpirmi, in particolare, è stato il fatto che gli studenti insegnavano con estrema facilità ad altri studenti».
 - E poi?
 «Ho continuato a coltivare la materia, partecipando a convegni internazionali e acquisendo nuove informazioni. In altri Paesi, come per esempio gli Usa e la stessa Svizzera, il concetto dei giocattoli scientifici è molto sviluppato».
 - Qualche esempio?
 «Uno, classico, è rappresentato dalle macchinine con le quali si divertono i bambini. Ce ne sono di tanti tipi. Il loro funzionamento consente di comprendere alcuni fenomeni».
 - Quali?
 «Le automobiline si possono muovere con una molla, a spinta, si possono sistemare in discesa, oppure alimentare con la corrente elettrica o con una batteria, e in altri modi ancora. A seconda del genere scelto gli insegnanti fanno seguire i chiarimenti sul tipo di energia impiegato. Che, com’è naturale, può essere quella generata dall’uomo, dall’elettricità o connessa con fattori differenti».
 - Lei ha ideato anche la cosiddetta Scatola di Einstein: di che si tratta?
 «L’anno scorso ricorreva il centenario della pubblicazione di studi fondamentali compiuti da Einstein. Ci sono state così celebrazioni in tutto il mondo. E a me, ripensando alle iniziative fatte a suo tempo da Vittorio Zanetti, è venuto in mente di produrre quattro scatole con strumenti che permettono di seguire particolari percorsi didattici. Le abbiamo quindi consegnate agli insegnanti che hanno condotto le loro dimostrazioni guidate nei cantoni della Svizzera, tenendole in consegna per tre-quattro settimane e poi passandole ai colleghi».
 - Lei gira il mondo proponendo sperimentazioni soprattutto nelle scuole: quali attenzioni suscitano le sue iniziative nei più giovani?
 «In genere positive. Perché uno dei segreti della nostra attività è rappresentato proprio dal fatto che è accessibile anche da parte più più piccoli. Anzi, prima si comincia a osservare certi aspetti della scienza divertendosi e prima si entra all’interno di meccanismi pratici che consentono successivamente di apprendere meglio le nozioni teoriche».
 - In Italia, a suo avviso, si lavora a sufficienza per promuovere questi progetti?
 «Mah, la situazione è un po’ a macchia di leopardo. Ci sono zone all’avanguardia dove negli ultimi tempi sono stati fatti notevoli progressi. Ce ne sono altre che appaiono in ritardo nello sviluppo di queste metodiche».
 - Che cosa si potrebbe fare ancora per diffondere i principi della fisica e nel complesso delle scienze?
 «Beh, seguire forse condotte di comportamento adottate altrove. In Svizzera, per esempio, si punta parecchio sulle attività sperimentali. E nei Paesi anglossassoni si dà molto spazio ai musei scientifici».
 - In Italia invece...
 «In Italia sarebbe necessario motivare di più gli insegnanti. Dar loro migliori condizioni di lavoro. Evitare che risentano delle condizioni frustranti e destabilizzanti, spesso originate da situazioni non ottimali dal punto di vista economico e dai continui cambiamenti provocati da riforme che poi non vedono mai la conclusione».
 - Che cosa è indispensabile più di ogni altra cosa nella didattica?
 «L’aggiornamento costante e il riconoscimento delle effettive professionalità».
 - E più in generale?
 «In passato non esistevano i mezzi che abbiamo a disposizione oggi: internet, tv, film, audiovisivi, riviste divulgative iper specialistiche. Si studiava sui libri di testo e basta. Oggi che nelle aule e nei laboratori gli strumenti a disposizione sono di frequente insufficienti o inadeguati bisogna collegarsi strettamente alla realtà. Fare capire agli allievi che le informazioni attinte altrove sono le stesse che si possono ottenere a scuola».
 - Quali sono i suoi consigli, professor Hausermann, per una divulgazione scientifica comprensibile da parte di tutti?
 «Dare maggior impulso alle rassegne e ai musei che adottino un linguaggio chiaro e forniscano notizie di facile lettura. Com’è avvenuto in un complesso realizzato di recente vicino a Zurigo, visitato soltanto lo scorso anno da 250mila persone. O come si è fatto in Italia a Fano, vicino a Urbino, con la costruzione di un planetario e di un osservatorio astronomico. Bisogna poi farsi garanti della riuscita di attività differenti, come quelle legate al funzionamento dei laboratori».
 - Altre iniziative?
 «Favorire le più diverse forme di divulgazione. Anche attraverso la televisione, per esempio. Noi in Svizzera stiamo dando vita a una giornata di studio intitolata Il viaggiore scientifico».
 - In che cosa consiste?
 «In un percorso di approfondimento: il viaggiatore scientifico compra libri, si documenta, va a cercare materiale, insomma acquisisce quanti più elementi possibili di conoscenza nelle maniere più svariate. Agli incontri che stiamo organizzando, in programma a Locarno per il prossimo 18 novembre, ci saranno Margherita Hack, Paola Rodari, la figlia del grande scrittore per ragazzi Gianni, che si occupa di rassegne specialistiche, e tanti altri esperti ancora».
 
10 – La Nuova Sardegna
Pagina 21 - Sassari
Autismo infantile e terapie familiari
Facoltà di Medicina, una giornata di studio sulla rieducazione
Il progetto “Pet therapy” concluso di recente ha dato risultati positivi stimolando con il gioco l’apprendimento
SASSARI. L’autismo infantile come una forma di comunicazione bloccata, che coinvolge la famiglia e tutti coloro che entrano in contatto con il bambino. Nessuno sguardo, nessun contatto fisico, ma un continuo allontanarsi, un isolarsi dagli altri e dagli stessi genitori. E per loro scoppia il dramma di una esperienza devastante. Di questa patologia, che riguarda da vicino numerose famiglie del nord dell’isola, si è discusso nei giorni scorsi, nell’aula magna della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Sassari, alla giornata di studio intitolata «L’autismo infantile - la terapia familiare e le integrazioni possibili».
 L’incontro è stato organizzato dal Centro di Attività, Formazione e Ricerca in Psicoterapia del Ser.T. dell’Azienda Usl n. 1 di Sassari, dall’IefcosTre (Istituto europeo formazione consulenza sistemica Terapia relazionale - con sede presso il Ser.T. sassarese), in collaborazione con l’Istituto di Neuropsichiatria Infantile dell’università di Sassari.
 L’incontro, diretto da Walther Galluzzo dell’IefcosTre, aveva come obiettivo quello di far capire agli operatori del settore e alle famiglie afflitte da questo “male”, che i miglioramenti dei bambini affetti da disturbo generalizzato dello sviluppo (Dgs) si hanno con l’integrazione di interventi molteplici e tra loro sinergici.
 «La terapia comportamentale non è la sola applicabile - sostiene Pietro Diliberto, coordinatore dell’associazione Peter Pan -. Chi la pratica deve sì saperla erogare ma su questa, poi, devono essere innestate altre forme terapeutiche». Un trattamento che deve coinvolgere il bambino e tutta la famiglia, la quale deve essere sostenuta e portata a condividere un percorso di recupero che funziona per obiettivi successivi e graduali.
 «L’autismo è una patologia difficile - afferma Diliberto - che si porta dietro un ritardo mentale oltre che una serie di scenari complessi. Allora, tanti progressi possono essere fatti laddove si incide sul percorso terapeutico di rieducazione». Il lavoro deve essere di gruppo e tendere verso obiettivi minimali e consentire così di programmare interventi successivi adeguati. Un ruolo importante però in tutto questo la svolge l’immediatezza della diagnosi, basata anche sull’osservazione di criteri quali l’assenza, da parte del bambino, della comunicazione verbale e non verbale, oltre che carenze di attività e di interessi.
 «La terapia comportamentale - afferma Ica Manca della Neuropsichiatria infantile - deve essere affiancata da una terapia familiare e da terapie psicoeducative (cognitivo-comportamentali), come da una comunicazione facilitata e da una terapia psicodinamica. E gli obiettivi sono quelli di sviluppare nel bambino le capacità di comunicazione, di relazione sociale, quindi di vita indipendente e lavorativa». Una progressione che deve avvenire gradualmente nel tempo. L’intervento è quindi complesso e allo steso tempo deve essere globale, coinvolgendo il bambino, i genitori e la scuola.
 «La riabilitazione a Sassari - afferma la neuropsichiatra infantile Daniela Garau -, diretta o indiretta, ha una durata limitata, i trattamenti cioè sono brevi nel tempo. Per questo è necessario integrarli anche con la scuola». Altre forme di supporto agli interventi terapeutici sono stati illustrati da Antonella Dettori ed Emanuela Deriu. La prima ha illustrato le “Storie sociali”, una sorta di promemoria per il bambino, costruito da genitori e insegnanti tenendo presenti i punti di vista e gli interessi del bimbo. La neuropsichiatra Deriu invece ha parlato degli esiti positivi di un progetto di “Pet therapy” che, concluso di recente, ha permesso ad alcuni bambini affetti da Dgs di stimolare l’apprendimento attraverso il gioco.
 La giornata di studio si è chiusa nel pomeriggio, con la proiezione toccante e coinvolgente di alcuni filmati di terapie effettuate con bambini affetti da Dgs.

 

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