Venerdì 2 giugno 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
02 giugno 2006
Rassegna a cura dell’Ufficio stampa e web
Segnalati 9 articoli delle testate L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna

 
 
1 - L’Unione Sarda
Pagina 31 – Provincia di Cagliari
Assemini. All'Akhela dipendenti e bilancio in crescita
Tecnologia di Macchiareddu nei motori di auto giapponesi
Aveva duecento dipendenti nel 2004, entro quest'anno conta di arrivare a quota 600. Cresce anche il bilancio economico: da perdita di 28 milioni di euro, entro la fine di quest'anno dovrebbe raggiungere più quindici milioni. Tutto questo è Akhela Srl, società appartenente al satellite Saras, nata nel 2004 lungo la sesta strada ovest del complesso industriale di Macchiareddu. Nei 42 mila metri quadrati di Macchiareddu si producono sofisticati sistemi informatici, si sviluppa software destinato alle grandi case automobilistiche italiane, tedesche e giapponesi così come anche per il settore aereo ma anche sistemi di sicurezza per le aziende di telecomunicazioni e banche. «Akhela è un'azienda in forte crescita», sottolinea l'amministratore delegato Piercarlo Ravasio, 54 anni, origine bergamasche e principale protagonista in questi tre anni della crescita aziendale: «Aspiriamo a diventare attori visibili e riconosciuti nell'emergente mercato della sicurezza informatica e dell'ottimizzazione dei sistemi». L'amministratore delegato sottolinea come «l'inizio dell'attività sia stata una scommessa attuata dalla Saras, iniziata grazie a un contratto di programma con fondi nazionali senza attingere risorse altrimenti destinate alla Sardegna: produciamo senza inquinare l'ambiente e rappresentiamo una realtà di occupazione, credo, con pochi uguali di crescita in Sardegna». Fonte principale per le assunzioni «è l'università di Cagliari, dalla quale attingiamo ingegneri elettronici, matematici, fisici che costituiscono il 99 per cento dei nostri dipendenti». Il resto lo aggiunge l'azienda, promuovendo l'aggiornamento «perché quest'anno abbiamo investito nella formazione e aggiornamento dei dipendenti ben seimila ore». Costi che poi si rivelano veri investimenti a giudicare dai bilanci aziendali in costante crescita. Ma chi sono i clienti dell'azienda? «In Sardegna contiamo circa una decina di clienti rappresentati da banche, call center e servizi di telecomunicazioni mentre il resto li abbiamo nella Penisola. Il prossimo obiettivo è quello di allargare il nostro mercato all'Europa». Mantenendo sempre la sede legale nella zona industriale di Macchiareddu, aggiunte alle altre due sedi decentrate di Milano e Roma. «Ma qui in Sardegna lavoriamo, paghiamo le tasse e ridistribuiamo ricchezza», insiste l'amministratore delegato di Akhela. Quasi un'eccezione se si pensa alla zona industriale di Macchiareddu dove è più frequente parlare di crisi e di fabbriche in procinto di chiudere.
Gian Luigi Pala
 
2 – L’Unione Sarda
Pagina 50 – Cultura
Lawrence, rapido amante di Lady Sardinia
Magari non equestre, visto che viaggiava in treno, ma un monumento a Lawrence potremmo anche dedicarglielo. Per i suoi meriti letterari, certo, e per lo sguardo intenso quanto rapido che dedicò all'Isola per poi scrivere Sea and Sardinia. Ma anche per gli incassi che oggi ci vengono garantiti un certo turismo intellettuale d'oltremanica, attratto proprio dal reportage scritto dal creatore di Lady Chatterley. A spiegarlo, con britannica concretezza, è il professor Peter Preston, già direttore del "D.H. Lawrence research centre" dell'università di Nottingham. Il professore oggi accompagnerà un gruppo di scrittori sardi sulla tratta ferroviaria Mandas-Sadali, sui binari dell'itinerario lawrenciano, e ieri era a Monserrato, al museo delle ferrovie della Sardegna, per una conferenza organizzata insieme al viaggio dall'associazione Italia-Inghilterra e dagli assessorati alla Cultura della Regione e della Provincia. Ma anche gli assessori al Turismo, dicevamo, avrebbero motivo di omaggiare il romanziere. Spiegava ieri Preston: «Al momento della pubblicazione Sea and Sardinia non ebbe un grande impatto né molte recensioni. Ma oggi, a distanza di 85 anni dalla pubblicazione, in Inghilterra è un testo discretamente popolare, e per più di una ragione. Intanto per via di Gianfranco Zola, Magic Box: un buon motivo per far interessare gli inglesi a un libro che parla di Sardegna. In secondo luogo per via dei voli low cost che collegano Gran Bretagna e Sardegna, e più in generale gioca un ruolo l'interesse crescente per l'Italia e per il Mediterraneo». Quello sardo a quanto pare si sta rivelando un fascino a presa rapida, visto che, giusto per citare un esempio, «esiste un tour operator che si chiama Just Sardinia». Un altro elemento significativo sono le due pagine di recensione che l'Independent e il Sunday Telegraph hanno dedicato a "La Sardegna senza Lawrence", scritto da Nigel Foxell sulle tracce sarde del suo compatriota. Ma per chiudere con i meriti postumi dello scrittore come promotore turistico della Sardegna, diciamo anche che in un certo senso inaugurò la visita mordi e fuggi: sei giorni scarsi per attraversare l'Isola. Nulla di strano, spiegava ieri il professor Preston: D.H. Lawrence aveva «una straordinaria capacità» di impadronirsi dei posti che visitava, e la profondità dell'osservazione «non aveva nulla a che fare con il tempo che passava nei luoghi». Magari gli sfuggivano processi storici e sociali importanti - diceva ieri Luciano Marrocu, intervenendo più come studioso di storia contemporanea che come assessore provinciale alla Cultura: «Quelli incontrati da Lawrence erano sardi reduci dalla Grande Guerra, che avevano appena scoperto la loro italianità e la loro sardità nelle trincee, con la Brigata Sassari. Era la Sardegna che vedeva il passaggio dal combattentismo al primo embrione del fascismo, ma era anche una terra attraversata da rivoluzioni economiche come l'esportazione del pecorino negli Usa e lo sfruttamento delle miniere con la nascita di una classe operaia. Che cosa interessava di tutto ciò a Lawrence? Nulla, ma non certo per superficialità. Semplicemente non era un sociologo, ma un grande pittore di paesaggi umani e naturali che sapeva restituire e reinventare magistralmente». Spinto da una curiosità inesausta - per concludere con Preston - e dalla voglia di incontrare e capire culture diverse dalla sua, sempre pronto a precisare che «lui era inglese, non era "l'Inghilterra", e non voleva che gli venissero addossate colpe non sue per via di quello zainetto in spalla che lo rendeva così identificabile come turista britannico». Ma spinto «soprattutto dal suo essere girovago, da quell'irrequietezza che lo dominava e che dalla Sicilia lo fece andare a dare un'occhiata alla Sardegna e che in seguito lo spinse fino a Ceylon e poi in Australia». Per muoversi, per cambiare, per raccontare ancora. Let's go, sempre.
Celestino Tabasso
 
3 – L’Unione Sarda
Pagina 13 – Economia
Il Crenos sull'economia sarda
Dopo la strategia servono atti concreti
di Gino Mereu *
Leggendo il tredicesimo Rapporto di Crenos sullo stato dell'economia sarda si rischia di cadere nello sconforto: non abbiamo infrastrutture adeguate, esportiamo poco e importiamo molto, la grande industria soffre di una crisi ormai storica, il tasso di disoccupazione resta stabilmente tra i più alti d'Italia e siamo tra le regioni fanalino di coda nell'Unione europea. Ma lo sconforto sarebbe giustificato solo se il nostro destino fosse inevitabilmente quello di percorrere una parabola discendente verso il sottosviluppo; sappiamo però che esistono, al contrario, progetti di crescita non solo possibile, ma anche probabile. Il programma politico del governo regionale guidato da Soru li indica con chiarezza: un modello di sviluppo sostenibile, radicali politiche di riforma, un maggior rigore per la spesa pubblica, la riduzione del debito, efficaci azioni a sostegno del sistema produttivo, investimenti nella ricerca scientifica e nell'istruzione. C'è chi dice che si tratta di una strategia proiettata sul lungo termine e che non dà risposte immediate alla crisi. Se il percorso di sviluppo avviato da questa maggioranza potesse contare fin d'ora anche su atti concreti e adeguati, potremmo affrontare l'idea del lungo termine con maggior ottimismo, poiché non si cresce all'improvviso, ma gradualmente e progressivamente se ne percepiscono gli effetti positivi. Pur nella sua banalità, questa non è un'affermazione insignificante, perché partendo da essa si riescono a creare i presupposti di un sentire comune e condiviso. Forse è proprio questo che ci è mancato negli ultimi decenni. Archiviato più di vent'anni fa il sogno del petrolchimico, ci siamo trovati a gestire un modello economico e produttivo fallimentare, estraneo al nostro tessuto sociale e culturale, e su di esso ci siamo arenati, incapaci di guardare avanti e assai spesso divisi sulla scelta degli strumenti necessari a tamponare le continue emergenze. Oggi abbiamo un progetto da cui ripartire e un buon potenziale su cui lavorare. Sappiamo che la grande industria è in crisi e che va difesa a oltranza, ma possediamo un altro patrimonio che mostra una confortante vitalità, quello delle medie, piccole e piccolissime imprese, sia manifatturiere che agricole e agroalimentari, che per crescere hanno però bisogno di alcuni elementi fondamentali: una efficace politica di programmazione, una rete di servizi e di assistenza, un sistema creditizio agile ed efficiente. Si tratta di interventi programmati da tempo e per i quali ora è necessario mobilitare risorse e avviare iniziative tangibili. Lo stesso discorso vale per lo studio e la ricerca scientifica. È fondamentale una politica di incentivazione per dare a un numero sempre maggiore di giovani l'opportunità di diplomarsi e laurearsi, ma nelle nostre Università già ci sono aree di grande eccellenza e stanno crescendo i settori delle biotecnologie applicate all'agroalimentare, alla farmacologia e alla genetica, con alcune realtà che potrebbero svilupparsi e dare risultati importanti anche sul fronte economico e del lavoro. Il tredicesimo Rapporto di Crenos sullo stato dell'economia regionale non è allarmante più di quanto lo siano stati i dodici che lo hanno preceduto, segno evidente che fino a oggi abbiamo fatto davvero poco; e forse è giunto il momento di mettere da parte gli antagonismi di bandiera per dare ai sardi un nuovo modello di crescita e di sviluppo.
* Presidente del Crel
 
4 – L’Unione Sarda
Pagina 16 – Lavoro
Un concorso per premiare tesi di laurea
Cooperazione, borse Ersu a Sassari
Sovvenzione agli studenti che intendono proporre soluzioni innovative nel campo della cooperazione allo sviluppo e della collaborazione internazionale. È l'obiettivo dell'Ente regionale per il diritto allo studio (Ersu) di Sassari che ha indetto un concorso per l'attribuzione di borse di studio per lo svolgimento di tesi di laurea sui problemi, appunto, della cooperazione allo sviluppo e della collaborazione internazionale. REQUISITILe borse sono destinate a giovani residenti in Sardegna o figli di emigrati sardi all'estero o giovani provenienti dai Paesi in via di sviluppo iscritti all'Università di Sassari per l'anno accademico 2005-2006. Per partecipare occorre essere laureandi dell'Università degli studi di Sassari. Gli studenti del vecchio ordinamento dovranno essere iscritti al penultimo anno di corso e fino al secondo fuori corso, a decorrere dall'anno di immatricolazione, gli studenti del nuovo ordinamento dovranno frequentare almeno il penultimo anno di corso e fino al primo anno fuori corso, sia per la laurea triennale sia specialistica. Le tesi di laurea dovranno essere finalizzate alla migliore conoscenza dei problemi della cooperazione allo sviluppo e della collaborazione internazionale. importiLa somma stanziata per questo anno accademico è di 70.000 euro, così suddivisa: fino a un massimo di 2.000 euro ciascuna per tesi con ricerche da effettuarsi in Italia; fino ad un massimo di 5.000 euro ciascuna per tesi con ricerche da effettuarsi all'estero. Viene garantita almeno una borsa per ogni Facoltà. La graduatoria verrà formulata tenendo conto di criteri predefiniti quali: il contenuto del progetto di tesi; il rapporto tra numero di annualità o crediti superati e numero di annualità o crediti previsti dal piano di studio ufficiale, in relazione all'anno accademico precedente; per gli iscritti al secondo anno fuori corso dei vecchi ordinamenti tale numero è aumentato di tre. Per gli iscritti ai corsi di studio del nuovo ordinamento il numero di riferimento è di 60 crediti formativi per ogni anno frequentato. Sarà infine valutata la media dei voti degli esami. SCADENZALe domande di ammissione al concorso dovranno pervenire all'Ufficio diritto allo studio dell'Ersu, in via Carbonazzi 10, 07100 Sassari, entro il 22 giugno prossimo. La domanda dovrà essere firmata dal candidato in presenza dell'addetto o, se presentata da terzi o inviata per posta, firmata e corredata della copia fotostatica di un documento di identità dell'interessato. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.ersu.uniss.it.
Renata Fadda

 
 
5 – La Nuova Sardegna
Pagina 33 - Cultura e Spettacoli
Il romanzo di Daniel Kehlmann «La misura del mondo» ispirato alla vita del matematico Friedrich Gauss
Come una fiction, biografia di due geni
Un parallelo con le vicende del naturalista tedesco Alexander von Humboldt
Gli scienziati protagonisti di un filone nuovo della narrativa contemporanea
ROBERTO PARACCHINI
Aveva otto anni, un po’ balbuziente e il naso sempre umidiccio. Il maestro Buttner amava assegnare agli alunni compiti che richiedevano molto tempo. Quel giorno assegnò l’esercizio di addizionare tutti i numeri da uno a cento: 1+1=2, 2+2=4, 4+3=7, 7+4=11 e via di seguito. Beh, così mi lasceranno tranquillo per un po’, aveva pensato. Lui, quello col moccolo al naso, era Friedrich Gauss (1777-1855), allora non sapeva che sarebbe diventato uno dei maggiori matematici di tutti i tempi, assieme a Newton e Archimede. Era timido, figlio di un giardiniere e aveva sempre paura del bastone del maestro soprattutto perché non capiva quando doveva essere lento e fare le pause, come gli altri. Aveva notato che le persone erano strane: quando devono rispondere a una domanda o esprimere un pensiero, si fermano. Mentre lui, no, non aveva bisogno di quel periodo di stasi tra un pensiero e l’altro.
 Quel giorno, a scuola, forse perché era più stanco del solito o un po’ più distratto, dopo tre minuti era andato dal maestro e gli aveva consegnato la sua lavagnetta d’ardesia dove c’era solo un rigo. Buttner, istintivamente, aveva preso il bastone: se quel moccioso voleva prendersi gioco di lui le avrebbe prese più forti del solito. Poi si bloccò: 5.050 lesse. Era giusto. “E questo cos’è?”, gli domandò. Il piccolo Friedrich iniziò a sudare, colpevolizzandosi per non aver contato come gli altri, addizionando un numero dopo l’altro. Ma il maestro era lì, minaccioso. Allora spiegò che se si scrivono i numeri da 1 a 100 tutti in fila e, sotto e in modo decrescente, le cifre da 100 a 1, si vede che 1 sta sopra 100 e che, sommati, fanno 101; che 2 è sopra 99 e, assieme, danno 101; che 3 è su 98 e fanno 101 ecc. La somma è sempre 101. Allora, disse il bimbo, basta moltiplicare 101 per 100 e dividerlo per 2.
 Il maestro restò senza parole, ma da quel giorno si mise in testa di farlo andare al liceo e all’università.
 Friedrich Gauss ha dato contributi determinanti nel settore della matematica pura (teoria dei numeri), dell’astronomia (per calcolare le orbite dei pianeti), delle geometrie non euclidee e della misurazione della terra (geodesia). A cavallo tra Settecento e Ottocento, il matematico tedesco unì in sé il meglio dei due secoli: l’interesse per le scienze applicate era in sintonia col clima culturale del Settecento e l’amore per la matematica pura e la scienza in generale rispondeva alle istanze della corrente idealistica tedesca. Il fisico Albert Einstein, più tardi, affermerà che i suoi studi e le sue teorie erano state determinanti anche per la teoria della relatività.
 Ma di Gauss, come di tanti altri grandi scienziati, si conoscono solo le opere: dalla testa in su, si potrebbe dire. Mentre è sconosciuto il suo suo vissuto, l’avere braccia e gambe, carne, sangue e passioni. Il bel romanzo di Daniel Kehlmann La misura del mondo (Feltrinelli) aiuta a colmare la lacuna. Usando l’arte complessa del misurare come elemento unificante, Kehlmann racconta alcuni momenti di vita del metematico in parallelo a quelli dell’esploratore e naturalista tedesco Alexander von Humboldt (1769-1859). Un personaggio, questo, che tutto voleva misurare e sperimentare, le cui ricerche affossarono definitivamente il così detto nettunismo (che affermava che il centro della terra era solido) e che - tra le altre cose - diede importanti contributi alla comprensione del magnetismo terreste. Ma più di ogni altra cosa, Humboldt ha incarnato lo spirito del geografo viaggiatore. In Sudamerica, ad esempio, dal 1799 al 1804, fissò meridiani e paralleli, tracciò centinaia di mappe e classificò ben sessantamila piante, di cui seimilatrecento erano sconosciute.
 La misura del mondo prende spunto dall’incontro dei due scienziati avvenuto a Berlino nel 1828, per ripercorrere aspetti della vita di ognuno. E si inserisce nel filone degli scrittori che trovano nella scienza e nei suoi protagonisti ispirazione per i loro racconti. Una tendenza oggi in ripresa ma che anche nel passato ha avuto grandi estimatori. Si pensi, solo per citare alcune opere legate alla matematica, a Flatlandia (Adelphi) di Edwin Abbott, pubblicato nel 1882, intrigante racconto di un mondo (geometrico) a due dimensioni; oppure all’impareggiabile classico del Novecento L’uomo senza qualità (Einaudi) di Robert Musil, in cui il protagonista non a caso è un matematico o, dello stesso autore, si gustino le insuperabili pagine de I turbamenti del giovane Torless (Einaudi) sul mistero dei numeri immaginari. Oppure si dia uno sguardo all’irriverente matematico protagonista di Odile (Feltrinelli) di Raymond Queneau (anche lui matematico) in cui si discetta di (e si prende in giro il) surrealismo; o ci si faccia intrigare dal detective Lonnrot che in La mente e la bussola, contenuto in Finzioni (Adelphi) di Luis Borges, risolve una serie di delitti grazie a un triangolo equilatero e a una parola greca. In tempi più vicini a noi si legga il delizioso Zio Petrus e la congettura di Goldbach (Bompiani) di Apostolos Doxiadis, una sorta di giallo psicologico con la matematica come motore. E ancora: il Matematico francese (Baldini&Castoldi) di Tom Petsinis che romanza la strabilante vita di Evariste Galois, padre della teoria dei gruppi, morto giovanissimo in un duello-imboscata all’età di 21 anni.
 
6 – La Nuova Sardegna
Pagina 2 - Fatto del giorno
«Gesto eccessivo, ma non infondato»
Il parere di storici e linguisti: meglio rispettare le abitudini
OLBIA. E’ del 15 ottobre 1997 la legge regionale numero 26 che regolamenta la promozione e la valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna. E nell’articolo 2, comma 4, c’è un passaggio che recita testualmente: «La medesima valenza attribuita alla cultura e alla lingua sarda, è riconosciuta, con riferimento al territorio interessato, alla cultura e alla lingua catalana di Alghero».
 Scrittori, storici, linguisti di tutta l’isola giudicano così il comportamento dei genitori olbiesi che hanno ritirato la loro figlia da scuola perché gli insegnanti avevano proposto un corso di sardo-logudorese e non di gallurese, come avrebbero voluto. Un episodio curioso, che riaccende i riflettori sull’eterna questione: quale lingua sarda? Che le cose prima o poi sarebbero arrivate anche a questo punto secondo l’ex ordinario di Linguistica all’università di Sassari, Leonardo Sole, era prevedibile: «Per insegnare la lingua sarda - dice - c’è da fare a monte un grande lavoro di standardizzazione che non è per nulla facile: prima che s’arrivi a tanto occorre un cambiamento sociale, culturale, economico dell’isola che renda questo passo possibile». Nel frattempo, continua Sole, non rimane che scegliere, in questo caso nelle scuole, quale delle tante varianti insegnare al bambino: «Viene male - osserva Sole - obbligare il piccolo a studiare logudorese se la sua lingua madre è il gallurese. Dico allora che in questo caso la scelta deve essere dei genitori, che più di noi e degli insegnanti, sanno quel che serve al bambino». Bene hanno fatto, dunque, i genitori della piccola di Olbia a protestare, anche se arrivare a ritirare la figlia da scuola è stato forse un po’ troppo. La pensa così anche l’antropologo Giulio Angioni: «Storicamente a Olbia si parla gallurese - dice- se poi i genitori sono di quelle parti hanno tutto il diritto di desiderare che la loro bambina impari quella parlata, anche se averla ritirata mi pare un po’ eccessivo». Per Giulio Angioni ai genitori della piccola sarebbe bastato presentarsi davanti a insegnanti, o dirigente scolastico, e rivendicare l’opportunità per la bambina d’imparare il gallurese. «In fondo - aggiunge l’antropologo - penso che da tutta la questione emerga una tendenza: quella di pensare, anche senza avere cattive intenzioni, che ci sia un sardo da insegnare, e che ci siano delle parlate locali che invece non dovrebbero stare tra i banchi». Il caso di Olbia è comunque esemplare, conclude Angioni: «Almeno servirà da lezione a quelli che insistono su una sola lingua». Anche Nicola Tanda, insegnante per anni di Letteratura italiana all’università di Sassari, è d’accordo con l’atteggiamento dei genitori di Olbia: per lui c’è una lingua materna, cioè quella propria del bambino perché la sente parlare nell’ambiente familiare, da salvaguardare. «Dalla lingua materna - dice Tanda - dipende la visione che il bambino ha, e avrà, del mondo. Nel caso specifico il sardo-corso, cioè il gallurese, è una variante propria di questa bambina. E gli insegnanti non solo devono essere equilibrati, ma devono, prima di tutto, accettare la lingua di cui sono portatori gli alunni». Troppo rumore per nulla è invece la sentenza dello scrittore Flavio Soriga: «A ben guardare - dice - le differenze tra le diverse parlate sarde non sono poi così insormontabili. Magari fosse stato possibile quand’andavo a scuola io, imparare tutte queste varietà: vedere un figlio che impara una nuova lingua per un genitore deve essere solo positivo». Ad Olbia ormai le cose sono andate come sono andate, così a Soriga non resta che un auspicio: «Spero che la piccola protagonista della vicenda, sentendo tutto questo parlare, sia spinta da una curiosità tale da voler studiare per diventare una grande linguista».
 Per tutto l’accaduto se la ride lo scrittore Giorgio Todde, che non esita a parlare di follia: «Certo, forse per questo non arriverei a ritirare mia figlia da scuola - dice - ma il comportamento degli insegnanti lo trovo comunque insensato: perché imporre una lingua estranea agli studenti?». Tanto più che non si tratta di una lingua come il francese o l’inglese, che consentono tutto un altro sistema di relazioni. Così la pensa Salvatore Mannuzzu, scrittore, convinto com’è anche lui che «le parlate locali hanno un senso sino a quando sono lingue madri». Gallura e Barbagia, dice Mannuzzu, hanno differenze abbastanza sensibili: «Di più - dice- sono mondi completamente diversi: per questo non mi stupisce che un genitore voglia il proprio figlio legato alle sue radici».
 Come dire: le parlate sarde non hanno lo stesso peso dell’inglese, e se è vero che Wagner pur essendo tedesco parlava sardo, il caso non è paragonabile. «Per uno studioso - dice Mannuzzu - si può anche capire». (s.p)
 
7 – La Nuova Sardegna
Pagina 2 - Cagliari
Centro sclerosi multipla, altolà dei pazienti
«Fortemente penalizzante» il trasferimento dal Binaghi al San Giovanni di Dio
Niente posti auto e tante barriere architettoniche
CAGLIARI Sono cominciati gli incontri della Asl 8 con forze sociali e operatori per valutare le scelte proposte nel piano strategico aziendale e l’associazione dei pazienti affetti da sclerosi multipla ha espresso fortissimi dubbi su un trasferimento che li riguarda: passare dal comodo, spazioso, arioso Binaghi al temuto San Giovanni di Dio. Nell’ospedale di via Is Guaddazzonis dove è nato e cresciuto il Centro per la sclerosi multipla gli operatori lavorano bene e i pazienti non trovano barriere architettoniche, hanno ampi parcheggi a disposizione e ambiente ben attrezzati per le loro esigenze. Al San Giovanni si sa già di finire in un caos male organizzato, senza parcheggi e con i posteggi riservati ai disabili costantemente occupati per il grande numero di frequentatori dell’ospedale. Secondo i soci del Vosm meglio andare al Brotzu. E meglio ancora restare al Binaghi.
 In un lungo comunicato il presidente dell’associazione di volontari Vosm, Paolo Kalb, spiega che il Centro per la sclerosi multipla è un punto di eccellenza anche per la ricerca scientifica e lo dimostrano le pubblicazioni fatte. La possibilità di lavorare in un ambiente spazioso adatto a non creare ulteriori problemi ai pazienti che lo frequentano è stata una conquista fatta diverso tempo fa e che non si pensava di dover mettere in discussione.
 Inoltre, il trasferimento c’è il rischio che tolta l’identità di centro regionale alla struttura e con questa definizione il «paziente di sclerosi multipla può continuare a godere dei diritti dovuti al suo stato, che sono assenza di barriere architettoniche, parcheggi per disabili, esiguità dei percorsi dall’ingresso della struttura per raggiungere i luoghi della diagnostica e della terapia». I volontari hanno fatto un sopralluogo al San Giovanni di Dio per verificare le difficoltà di accesso e le hanno trovate tutte. Compreso quello di dover percorrere senza possibilità alternativa i 500 metri di percorso dall’ingresso al reparto. «Già hanno grosse difficoltà chi ha problemi di handicap anche nell’ingresso del reparto di dermatologia, futura sede del centro di sclerosi multipla... al Binaghi il paziente è autosufficiente, in una struttura del genere non lo sarebbe». L’associazione dei pazienti dubita dell’opportunità di rifare il reparto in funzione di una struttura come il Csm perché il San Giovanni dovrà transitare alla futura azienda mista Regione-Università e quindi ci si chiede come mai la Asl decida di spendere denaro in una corsia che poi non sarà più sotto la sua gestione. I pazienti rappresentati dal Vosm chiedono in altre parole di restare dove sono perché finora ci sono stati bene e perché, se va avanti il programma di ristrutturazione del Binaghi, così come ci sono centri per varie discipline può resistere un centro per la Sclerosi multipla già ben avviato.
 Naturalmente, Vosm spera che le obbiezioni sollevate possano trovare ascolto perché sarebbe una gran brutta stagione quella si profilerebbe in una struttura che non potrà mai uguagliare quella che forse si sarà costretti a lasciare.
 
8 – La Nuova Sardegna
Pagina 2 - Cagliari
ESERCITAZIONE
Primo soccorso, prova superata
CAGLIARI. Il corso di primo soccorso per gli studenti della facoltà di medicina e chirurgia s’è concluso con un’esercitazione. Ieri promeriggio, nel piazzale del Policlinico di Monserrato, grazie a un protocollo d’intesa tra l’università e la Questura, c’è stata l’ultima lezione in cui sono state messe in pratica, su manichini, le tecniche di rianimazione e di primo soccorso imparate dagli allievi.
 Alla manifestazione hanno partecipato oltre duecento studenti, ma soprattutto operatori sanitari e medici, personale della polizia di Stato, carabinieri, vigili del fuoco, Croce rossa e militare, gli alpini e la Protezione civile. Erano presenti tra gli altri, il questore Paolo Cossu, il colonnello Giovanni Fiorilla del Comando provinciale dei carabinieri, il preside della Facoltà di medicina Gavino Faa, il direttore dell’istituto di anestesia e di primo soccorso e di emergenza, Gabriele Finco, i docenti del corso didattica di primo soccorso Antonio Marchi e Antonio Satta e Mario Piga, presidente del corso di laurea in medicina. Il Centro universitario di simulazione medica avanzata del Policlinico, rappresenta oggi una struttura all’avanguardia, in cui sono insegnate le migliori tecniche di soccorso.
Alessandro Congia
 
9 – La Nuova Sardegna
Pagina 15 - Olbia
Premiate le tesi sulla Gallura
ARZACHENA. La storia e la cultura della Gallura riscoperte attraverso un premio per le migliori tesi di laurea. L’iniziativa parte dalla Consulta intercomunale Gallura che domani darà vita a un dibattito in cui interverrà Carlo Marcetti, docente di economia del turismo all’università di Sassari, il sindaco Pasquale Ragnedda e l’assessore alla cultura, Giovanni Pileri. «Un appuntamento che ha un grosso significato per noi - spiega il presidente della consulta della Gallura, Agostino Azara -.I lavori arrivano dalle università di Bologna, Torino, Milano e Sassari». La premiazione dibattito avverrà domani alle 17 nel centro culturale di via Paolo Dettori. (l.r.)
 
 

 

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