Martedì 30 maggio 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
30 maggio 2006
Rassegna a cura dell’ufficio stampa e web
Segnalati 5 articoli delle testate: L’Unione Sarda, La Nuova Sardegna
 

 

1 - L’Unione Sarda
Pagina 51 - Cultura
Stasera un incontro
Stasera alle ore 17 nell’Aula Magna del Corpo aggiunto della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Cagliari, per il Corso di Laurea in Formazione Primaria e per il Master Universitario in "Approcci interdisciplinari nella didattica del sardo", terrà una conferenza su "Linguaggio e Acquisizione. Meccanismi e strategie nel processo di acquisizione linguistica" la professoressa Maria Teresa Guasti, ordinario di Linguistica e Glottologia all’Università di Milano-Bicocca. L’incontro è aperto a insegnanti, studenti e cultori delle lingue moderne (compresa la lingua sarda).
 

 

2 - La Nuova Sardegna
Pagina 1 - Cagliari
Azienda mista, in autunno si fa 
Dopo la dichiarazione pubblica del presidente del consiglio regionale sul piano sanitario 
Segue la nomina del direttore generale. E lo scorporo 
CAGLIARI L’azienda mista di Cagliari (e anche di Sassari), se vuole nascere deve guardare a una nuova data: quella cui arriverà il consiglio regionale con la discussione e poi l’approvazione del piano sanitario regionale. «Entro l’estate» ha promesso pubblicamente il presidente del consiglio Giacomo Spissu davanti al ministro della sanità Livia Turco. Qualche tentativo di metterla assieme prima c’è stato, ma ci sono due carte fondamentali per sapere quali dimensioni dare alla nuova struttura: la famosa razionalizzazione della rete ospedaliera e il meno noto ma altrettanto necessario recepimento della riforma Bindi.
C’è delusione in Regione e nelle due università dopo l’esordio clamoroso del protocollo d’intesa cercato per anni e stilato in due mesi dall’assessore appena arrivata in Sardegna (ottobre 2004). Il protocollo traboccava speranza: tempi certi per ogni passaggio che avrebbe dovuto portare all’azienda mista funzionante il primo gennaio 2007. E’ chiaro (già da alcuni mesi) che si è sottovalutato un aspetto: senza una scelta su tutti gli ospedali della Sardegna si è capito che sarebbe stato politicamente improponibile costruire un’azienda a metà tra sistema regionale e mondo universitario. Quando è stato firmato il protocollo, infatti, si pensava che, una volta elaborato il piano sanitario regionale, in attesa della sua approvazione in consiglio, si sarebbe potuta stralciare la cosiddetta razionalizzazione della rete ospedaliera e quindi sapere su quali numeri costruire l’azienda mista. In un tempo forse troppo lungo si è capito che gli ospedali erano il ventre molle del sistema sanitario nostrano e la loro riorganizzazione forse uno degli aspetti più delicati da affrontare. Ma c’è stato anche qualcos’altro che ha frenato: la Regione non aveva ancora recepito la legge 229, la riforma Bindi, e finora non è mai stata data una regola formato Sardegna per sapere cosa fosse nella realtà operativa sanitaria un atto aziendale; che cosa un dipartimento e cos’altro un distretto.
La scelta di aspettare una legge e l’altra è stata fatta in accordo assessorato-consiglio ma i tempi, alla fine, hanno messo dalla parte del torto tutti quelli che avevano avallato la scelta di procedere con ordine.
Adesso i presidi di Medicina scalpitano e con loro i rettori. Ma anche il personale degli ospedali che si dice passeranno all’azienda vivono sospesi e non prendono bene le voci continuamente diffuse: vi spediranno tutti sotto gli universitari; passerete in blocco nell’azienda universitaria; non ci sarà possibilità di scelta; la carriera è finita. Anche per gli universitari c’è qualche voce di troppo, su un potere che non sarà più assoluto: finito il monopolio della ricerca; finito il carico dell’assistenza tutto sugli ospedalieri; finite le direzioni universitari di reparti popolati solo da personale ospedaliero.
A proposito dei tempi, l’idea ormai ragionevole che si sta facendo strada è questa: fatto il piano sanitario si costituisce subito l’azienda mista, si nomina il direttore generale e ci si mette attorno a un tavolo per guardare il nocciolo del problema che sarà lo scorporo di strutture, macchinari, personale. Nessuno se lo nasconde: l’operazione sarà complessa. Ma con l’azienda nata e qualcuno pagato per metterla in moto (il direttore generale) il processo verrà accelerato. Per il trasferimento del personale sembra naturale avvengano gli stessi passaggi fatti altrove: non ci sarà selezione del personale che transiterà, ma, assegnati i reparti, questi trascineranno con sé gli operatori. I tecnici spiegano che, pur essendo comprensibile, non è giustificata la preoccupazione di finire «sotto» gli uni o gli altri: l’azienda è «mista», significa che le due parti convivranno e ci sarà il momento di precisare quale saranno gli strumenti per assicurare pari dignità in tutti i campi di azione (didattico, assistenziale, di ricerca). Meno semplice sarà il ragionamento sulle direzioni. C’è tempo per decidere. E stavolta è una fortuna.
Alessandra Sallemi 
 
3 - La Nuova Sardegna
Ricerca per la festa dei 60 anni
Laureati in agraria
Sessant’anni fa nasceva la facoltà di Agraria dell’Università di Sassari, unica sede in tutta la Sardegna. Per celebrare l’anniversario anniversario la facoltà organizza un incontro, per il 23 giugno, al Palazzetto dello Sport di Sassari. L’incontro vedrà coinvolti, oltre alle autorità accademiche, politiche e amministrative locali e regionali, anche tutti coloro che in questi 60 anni di attività hanno studiato e si sono laureati in agraria. Informazioni e adesioni si possono avere e dare alla segreteria organizzativa: 079 229202/03/07 - fax 079 212490; e-mail agrar60@uniss.it. Consultare il sito web http://agrariaweb.uniss.it/facoltà.htm.
 
4 - La Nuova Sardegna
Pagina 3 - Cagliari
Ambiente, il museo è il parco 
Quartu. Il direttore di Molentargius illustra i programmi di sviluppo della laguna 
Sì anche al centro termale e terapeutico. E allo sport 
Centro termale e terapeutico. Ma anche polo museale e culturale. E, perché no, luogo privilegiato per il turismo scolastico e i corsi di educazione ambientale. Senza tralasciare un percorso finora poco battuto: la realizzazione di un laboratorio naturale dove sperimentare l’allevamento di particolari specie marine. Sono questi i punti di partenza per la valorizzazione del Parco di Molentargius, elencati uno ad uno nel documento stilato dal direttore generale Mariano Mariani sulle linee di indirizzo del piano di gestione. L’obiettivo? Fare in modo che l’area umida diventi un polo di attrazione ambientale, economico e sociale, puntando su sviluppo e valorizzazione. Un ritornello che si sente da vent’anni. E allora dove sta la novità? Semplice: pare che questa sia la volta buona. Ecco i quattro pilastri del futuro Parco. Il primo: distretto della cultura e dell’educazione ambientale. «È indispensabile la costruzione di sinergie tra il Parco e le altre istituzioni, come l’università - si legge nella relazione, pubblicata ieri - dobbiamo puntare sulle attività museali e convegnistiche, sul turismo scolastico e naturalistico, sulla formazione a distanza e sui master di specializzazione post-universitaria». E ancora: non possono mancare le visite guidate per itinerari tematici di ambientale, storico-culturale, turistico e bird-watching. Ci sono poi le attività correlate: bookshop, punti ristoro, mostre, eventi e spettacoli. Un capitolo a parte è dedicato alla ricerca e alla sperimentazione. «Il Parco può costituire un laboratorio naturale, ad esempio per l’allevamento dell’artemia salina, un bene commerciale ad alto valore aggiunto la cui domanda per l’alimentazione in itticoltura risulta sempre più pressante. Inoltre, si può puntare anche sulla dunaliella salina, impiegata in medicina, nella cosmetica e nell’industria alimentare». Il terzo asso nella manica? Il distretto del benessere. «Le acque termali - scrive Mariani - si prestano a numerose forme terapeutiche, tra cui l’idroterapia, la fangobalneoterapia, la lutoterapia, le irrigazioni, le docce, la balneoterapia orale, le inalazioni e l’antroterapia. Di pari passo risulta necessario realizzare le strutture ricettive, ovviamente compatibili con l’ambiente, e potenziare le attività correlate come equitazione, canottaggio». Infine, il Consorzio guarda con fiducia alla ripresa della produzione di sale, affiancata all’acquacoltura: «Sono le principali variabili economiche su cui basare l’economia del Parco - si legge nel documento - e strutturare un sistema produttivo sostenibile».
 Pablo Sole 
 
5 - La Nuova Sardegna
Pagina 35 - Sassari
«Il 5 per mille all’università» 
Appello dall’ateneo per sostenere la ricerca scientifica 
SASSARI. Lo scorso mese è stato il rettore dell’ateneo sassarese, Alessandro Maida, a rendere nota la possibilità di sostenere la ricerca scientifica e universitaria destinando il 5 per mille del debito di imposta Irpef. Sull’argomento ritorna Eusebio Tolu, ordinario di Fisiologia umana della facoltà di Medicina e presidente della commissione Ricerca dell’università di Sassari. «La notizia è stata comunicata con una lettera a tutti gli studenti - sottolinea il professor Tolu -, ma l’opportunità riguarda tutti i contribuenti ed è data da una disposizione contenuta nella Finanziaria nazionale 2006».
«Motivata anche dal fatto che in Italia la percentuale di investimenti per la ricerca è davvero bassa se paragonata agli altri paesi più industrializzati - continua il professor Tolu -. Osserviamo anche la progressiva carenza di risorse in questo settore, tangibile soprattutto al Sud e, in particolare, in Sardegna. Nella nostra realtà universitaria, questa possibilità del 5 per mille sarebbe fondamentale. La ricerca attualmente ci porta a raschiare, è il caso di affermarlo, il fondo del barile nell’attingere dal cosiddetto Far, il Fondo di ateneo per la ricerca. Il contributo diffuso del 5 per mille - insiste il docente universitario - richiamerebbe a una compartecipazione a sostegno della ricerca scientifica in ambito universitario, in funzione della ricerca di base, garantendo ai cittadini una condizione in cui ci sarebbe un maggior legame tra università e territorio e apertura, libertà e trasparenza grazie a scelte condivise.
«Dev’essere l’Università - aggiunge Eusebio Tolu - a farsi garante della ricerca di base perché, per i suoi compiti istituzionali di ricerca e formazione e di assistenza sanitaria, è il luogo privilegiato dove il sapere e la ricerca possono trovare quel contesto di libertà, creatività e innovazione fondamentali per favorire lo sviluppo economico».
C’è un risicatissimo 1 per cento del Prodotto interno lordo che l’Italia investe in ricerca, rispetto a una media europea del 3 per cento. E di questo 1 per cento, un misero 0,01 è finanziato dalle imprese.
Per aderire all’appello dell’università è necessario compilare il modello allegato alla dichiarazione dei redditi, il Cud 730 o l’Unico 2006, firmando la scelta nell’apposito riquadro e inserendo il codice fiscale dell’università di Sassari che è 00196350904.
Marco Deligia 
 

Questionario e social

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