Domenica 28 maggio 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
28 maggio 2006
Rassegna a cura dell’Ufficio stampa e web
Segnalati  6 articoli delle testate L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna

 
 
1 - L’Unione Sarda
Pagina 17 – Economia
Presentato ieri il rapporto del Crenos. L'isola non riesce a colmare i limiti strutturali. Disoccupazione ferma al 13%
Sardegna, crescita al rallentatore
È scontro Confindustria-Regione. Mea culpa di Soru
L'economia sarda non cresce abbastanza per colmare i limiti strutturali. E tra Regione e industriali è scontro
La Sardegna cresce poco, talmente poco che non riesce a ridurre il distacco dalle regioni più ricche del Paese. E le politiche attuate dal 1993 a oggi non sono servite a migliorare il sistema produttivo. Parola di Renato Soru che, intervenendo alla presentazione del tredicesimo rapporto del Crenos (il Centro ricerche economiche Nord-Sud), fa un mea culpa, parlando di «fallimento dei governi di sinistra e destra» e inserendo nel calderone anche la classe dirigente e le famiglie sarde. E nella sala all'ottavo piano del palazzo del Banco di Sardegna, a Cagliari, va in scena anche un duro scontro tra il presidente della Regione e il leader di Confindustria sarda Gianni Biggio, il quale punzecchia Soru su alcune questioni. A iniziare dalla formazione professionale fino al turismo: Biggio parla con scetticismo di "turismo sostenibile", spiegando che non esistono dati che dimostrino la possibilità di prescindere dalle vacanze nelle zone costiere. Sulle nuove tasse, Biggio sorvola, ma rincara la dose sull'uscita della Sardegna dall'Obiettivo uno (che garantiva maggiori contributi comunitari) chiedendo che la Regione si batta perché non vengano ridotti anche i fondi per le aree sottoutilizzate. A Soru, però, il tono di Biggio non piace e replica piccato, dicendo di essere assolutamente disponibile a incontrare Confindustria, tuonando: «Quando lei sarà presidente della Regione avrà diritto alla chiusura del convegno, ora spetta a me», dice al presidente degli industriali sardi. L'analisi di Soru è comunque dura: parla di fallimento delle politiche attuate negli ultimi tredici anni, «siamo tornati al livello del 1993» e attribuisce all'ultimo governo la colpa del mancato inserimento della Sardegna tra le regioni in "phasing out" (accompagnamento morbido) per quanto riguarda l'uscita dall'Obiettivo uno. «Siamo andati noi direttamente a Bruxelles e ci hanno accontentato semplicemente con un premio, come se non fosse un diritto per la Sardegna essere inserita in "phasing out"». Poi, Soru ricorda che bisogna fare in fretta e parla di responsabilità condivisa dell'intero sistema regionale: dalla classe politica, alla pubblica amministrazione, alle famiglie. Il rapportoLa Sardegna non cresce abbastanza. Un leggero miglioramento viene registrato soltanto quando in Italia le cose vanno particolarmente male. Il rapporto del Crenos (presieduto da Raffaele Paci), illustrato ieri dalla coordinatrice del gruppo di lavoro, Adriana Di Liberto, spiega che la Sardegna nel 2006 crescerà soltanto dello 0,8%. L'Italia andrà però più veloce, arrivando all'1,3% nel 2006. I problemi dell'isola sono i soliti: poche infrastrutture materiali e immateriali, alto livello di disoccupazione, difficoltà a posizionarsi sui mercati internazionali. Quanto all'export, infatti, la Sardegna riesce a fare ben poco, se si esclude il settore petrolchimico. E soprattutto, ha spiegato Adriana Di Liberto, arretra il settore agroalimentare. LavoroBrutte notizie anche sul fronte del mercato del lavoro: è vero che il tasso di disoccupazione è diminuito (dal 13,9% del 2004 al 12,9 del 2005), ma questo non ha riscontro nell'aumento dell'occupazione, mentre cresce il numero dei lavoratori "scoraggiati", quelli che si rassegnano a non lavorare. Tutte analisi che fanno prevedere, per l'anno in corso, un livello di disoccupazione stabile al 13%, distante dai livelli nazionali del 7,6%. Per giunta, i dipendenti a tempo determinato in Sardegna rappresentano oltre il 12% del totale (in Italia il 9,2%). spesa e formazioneLe infrastrutture materiali sono scarse, tanto che l'indice di sfruttamento è altissimo così come è forte la domanda di nuove opere. Altrettanto si può dire sul fronte della formazione. Il tasso di scolarizzazione superiore in Sardegna non va oltre il 56,7% (gli obiettivi di Lisbona parlano dell'85%), i giovani che abbandonano gli studi rappresentano il 32,6% del totale, mentre i laureati in scienza e tecnologia sono solo il 5,5%. Su questo fronte c'è da fare tanto e Biggio ha chiesto anche all'Università di voltare pagina, per avvicinarsi maggiormente alle aziende. Credito e turismoSul fronte del mondo bancario, il rapporto del Crenos mette in evidenza la difficoltà del sistema economico sardo a generare impieghi che siano superiori alla raccolta di denaro. Notizie positive, infine, arrivano dal turismo. Un'indagine basata sull'intervista a esperti, a causa della mancanza di dati di prima mano, dopo la chiusura degli enti provinciali del turismo, ha portato a prevedere, per la stagione 2006 un incremento del 2%, grazie soprattutto a un aumento delle presenze straniere.
Giuseppe Deiana
 
2 – L’Unione Sarda
Pagina 17 – Economia
Parla l'economista Sergio Paba
«Maggiore produttività puntando sul terziario»
«È necessario un salto culturale: servono servizi innovativi che garantiscano qualità all'industria»
«Contro il declino dell'economia, le aziende sarde devono fare squadra, puntando su innovazione e capitale umano». Imprenditori, banchieri e accademici sono tutti d'accordo. Per uscire dalle secche, è necessario recuperare competitività. Secondo Sergio Paba, preside della Facoltà di Economia di Modena, chiamato ieri a commentare il rapporto Crenos, occorre «un nuovo patto sociale»: l'unico strumento in grado di superare gli ostacoli allo sviluppo. Quali? I soliti noti: la disoccupazione, il ritardo nelle esportazioni (trainate solo dal comparto petrolchimico) e gli scarsi investimenti in innovazione e ricerca. Elementi che contribuiscono alla debolezza dell'isola, messa nero su bianco dagli studiosi del Crenos. «Esiste un problema occupazionale, ma anche di produttività, il vero indicatore della crescita di una regione», dice Paba. Lo studioso propone una ricetta. «La Sardegna dovrebbe puntare sui servizi: i giovani laureati vogliono andare a lavorare nel terziario, è lì che si attraggono i talenti». Paba ha poi presentato il modello della cooperazione, ossia la chiave del successo economico dell'Emilia Romagna. Il modello di investire «su teste e conoscenze» viene richiamato anche Antonello Arru, presidente della Fondazione del Banco. E la formula piace anche a Francesco Porcu, segretario regionale della Cna sarda. «Le piccole e medie imprese isolane devono imparare a essere più collaborative. È un compito che bisogna svolgere attraverso politiche mirate al sostegno del capitale umano». Sulla stessa linea Antonio Sassu, presidente del Banco di Sardegna. «I Paesi sviluppati sono quelli che possono vantare un terziario avanzato e capace di offrire servizi di qualità all'industria. In Sardegna c'è bisogno di un salto culturale in questa direzione». L'accento del presidente del Banco è posto sullo sviluppo dei distretti tecnologici. «La biomedicina e la biotecnologia sono settori fondamentali per il futuro dell'isola, ma non possono crescere senza il contributo della ricerca universitaria». La conoscenza, d'altronde, è un capitolo importante dello studio del Crenos. I numeri forniti rilevano un gap notevole in termini di infrastrutture immateriali. I ritardi si registrano nel campo dell'istruzione. Il tasso di scolarizzazione sardo è pari al 57% contro il 76% della media europea. Scarsa inoltre la propensione a investire in formazione: leva importante per lo sviluppo dell'occupazione in Sardegna. «La formazione continua è una gran cosa», osserva Sassu. «Ma da noi indica un malessere sociale: ovvero la disoccupazione». Su questo fronte, tuttavia, il Crenos ha riscontrato che fra il 2004 e il 2005 il tasso di disoccupazione è sceso al 12,9%, con un distacco ancora ampio dalla media nazionale (7,7%). «Il rapporto ha attribuito il miglioramento dei livelli occupazionali solo grazie alla legge Treu», commenta critico Fabrizio Carta, segretario confederale della Cisl Sardegna, «sarebbe stato interessante vedere anche gli effetti della legge Biagi, sulla quale è mancato un riferimento».
Lanfranco Olivieri (Unioneonline)

 
 
3 -  La Nuova Sardegna
Pagina 4 - Oristano
Gilarza. Il Comune garantisce il suo impegno
Università a distanza, la soluzione è vicina
GHILARZA. Gli studenti non si vogliono arrendere. La battaglia è difficile ma ci vogliono provare, perché in ballo c’è il famoso diritto all’istruzione che anche questa volta rischia di essere calpestato.
 I corsi universitari a distanza sono in pericolo, perché mancano i soldi, ma Università di Sassari e Comune sembrano rimpallarsi le responsabilità. Entrambi vanno ripetendo che i costi sono troppo elevati e che, stando così le cose, non si può andare avanti. Soluzioni al momento non sembra che ve ne siano, così tra chi aveva sperato di arrivare alla laurea senza gravare sulle famiglie lo sconcerto cresce.
 Ieri mattina, gli studenti hanno incontrato il sindaco Stefano Licheri e l’assessore all’istruzione del Comune, Chiara Usai, ai quali hanno esposto la situazione, partendo dai successi che il corso di Giurisprudenza ha ottenuto in questi tre anni con tanti studenti che sono perfettamente in regola con gli esami e che contano di conseguire la laurea nei termini previsti.
 Di fronte all’incertezza gli iscritti al corso chiedono soprattutto una cosa: chiarezza. La chiedono al Comune, ma soprattutto all’Università. L’amministrazione del resto ha dato già ieri le sue risposte, assicurando che verranno trovati i fondi. Già nel consiglio comunale di domani si parlerà di rinegoziazione dei mutui, fattore che permetterà di trovare liquidità.
 Le intenzioni del Comune del resto sembrano essere chiare, perché è quasi conclusa la stipula della convenzione con il Politcenico che già tiene le sue lezioni a distanza nella sede di Scano Montiferro. La direzione quindi è quella di ampliare l’offerta per chi abbia tutte le intenzioni di studiare e non possiede i mezzi economici o logistici per poterlo fare.
 Alcuni degli studenti hanno comunque stilato un documento in cui chiedono che vengano trovate soluzioni in tempo rapido per la partenza dei corsi 2006/07
 
4 – La Nuova Sardegna
Pagina 2 - Oristano
Dal Mariano IV all’università della California
Paolo Mancosu, cervello in fuga, direttore dell’Istituto di logica e metodologia della scienza a Berkeley
ORISTANO. Non è un professore universitario qualsiasi. Paolo Mancosu, oristanese, ha un biglietto da visita di massimo prestigio. A 46 anni è direttore dell’Istituto di logica e metodologia della scienza a Berkeley, nell’Università della California. In vacanza in città, sta a casa dei genitori, nel quartiere di Sa Rodia. Lo incontriamo nel laboratorio di grafica del fratello Alberto, in via Leonardo Alagon, mentre scarica la posta elettronica.
 Minuto, occhi castani, occhiali da vista con montatura scura, sorride ai complimenti, ma non cerca onori in casa propria.
 “Nemo profeta in patria”, commenta umilmente quando gli si dice che la cittadinanza onoraria la meriterebbe tutta. Il titolo di ambasciatore di Oristano nel mondo gli starebbe a pennello. Diplomato al liceo scientifico “Mariano IV” di via Messina, è stato compagno di classe di Mauro Solinas, l’attuale vicesindaco. Allievo del professor Giampaolo Musio e dell’ex preside Giorgio Pinna, li ricorda con affetto per il loro ruolo nella sua formazione. Musio, morto una decina d’anni fa, lo ha introdotto agli studi di epistemologia, della teoria della conoscenza scientifica. Bertrand Russell, Karl Popper e dintorni, per intenderci.
 A diciassette anni, in quarta liceo, Paolo trascorre un anno negli Usa, in un liceo del Nebraska con Intercultura. Poi, dopo gli studi all’Università Cattolica di Milano, il grande salto. Dall’Inghilterra agli States: Stanford, Oxford, Yale, Berkeley e Parigi. Un crescendo di ricerca e incarichi del massimo livello. Sino a quello di oggi: “chairman”, direttore a Berkeley. Lo scorso anno lo chiamano per un incarico da professore universitario ordinario ad Oxford, ma lui preferisce stare negli States. Lì è sposato con una professoressa romana, docente di letteratura francese alla Johns Hopkins di Baltimora. Ora la aspetta a Santu Lussurgiu, dove ha la casa delle vacanze. E la Sardegna? Paolo non l’ha dimenticata. Appassionato di musica, suona il piano e il bandoneon, lo strumento del tango argentino, si entusiasma per le launeddas di cui ha un recentissimo volume. “A San Francisco (dove ha casa con vista sulla baia, ndr) ho incontrato il coro di Neoneli - racconta - e mi sono rivolto all’anziano del gruppo, Peppe Luisu, e gli ho detto “Tue fuedda su sardu”. Il cantante mi ha guardato meravigliato e poi siamo stati a cena. Ancora oggi sono in contatto con Ivo Marras, che abita vicino a casa dei miei genitori”. Ama il jazz di Enzo Favata, che conosce personalmente.
 A Oristano trova “molto bello” il chiostro del Carmine e tutte le costruzioni antiche restaurate. “Tornare in Sardegna è un’occasione per riscoprire la lingua e le tradizioni”, dice con una punta di malinconia per non avere mai parlato in sardo per educazione familiare. Anche lui è un cervello nazionale in fuga dal Belpaese. “L’Italia fa molto poco per recuperare scienziati ed intellettuali all’estero - afferma con una punta polemica -, ai quali non si può offrire in cambio di una posizione prestigiosa un incarico precario di quattro anni”. Come dire che facciamo di tutto per non riavere in Italia i nostri migliori ricercatori. Conosce la realtà universitaria di Inghilterra, Germania, Spagna e Francia e apprezza gli sforzi che i paesi europei fanno per la collaborazione internazionale. Ha svolto due anni sabbatici a Berlino e uno a Parigi, dove è affiliato permanente nel C.N.R.S, presso il quale insegna e partecipa alle riunioni con incarico nella gestione del centro di ricerche. Da lì anche due volte all’anno fa una capatina a Oristano e Santu Lussurgiu. L’altro ieri era a Cagliari alla facoltà di magistero per un intervento sul tema delle “conferenze logiche”.
 Mentre percorriamo via Vittorio Veneto gli chiediamo: “Ma quando la tua città ti darà la cittadinanza onoraria? Te la meriti proprio tutta”. Paolo abbozza un sorriso e risponde: “Non la pretendo, non cerco di ottenerla”. Ma se l’ex compagno di classe Mauro Solinas gliela proponesse, pensiamo che risponderebbe con lo stesso umile sorriso.
Antonio Pinna
 
LA SCHEDA
ORISTANO. Inserite sul motore di ricerca Google “Paolo Mancosu” e aprite il primo collegamento segnalato: philosophy.berkeley.edu/mancosu/, troverete tutte le notizie su Paolo Mancosu: studi e ricerche, titoli ed incarichi, corsi universitari e relativi giorni di lezione. Non c’è che da restare sbalorditi per la sua carriera intensa e brillantissima.
 Ripercorriamola. Iscritto al corso di laurea di filosofia dell’Università Cattolica di Milano, si laurea con una tesi sulla logica formale con il professore trentino Sergio Galvan con centodieci e lode. Sono anni in cui la carriera universitaria in Italia è quasi impossibile per la sanatoria dei precari in tutte le sedi.
 E allora via, a Stanford, in California. Borsa di studio della ITT, la multinazionale americana delle telecomunicazioni. Cinque anni di ricerca da settembre dell’84 a marzo ’89. Nel ’90 è ospite da giugno ad agosto dell’accademia delle Scienze di Mosca. Nell’aprile dello stesso anno una borsa di studio di tre anni ad Oxford come “iunior research” sulla filosofia della scienza all’Wolfson College di Oxford. Qui è membro della facoltà di filosofia all’università.
 Da gennaio del ’92 sino al giugno ’95 diventa “assistant professor” del dipartimento di filosofia della università di Yale. Ruolo che ricopre anche a Berkeley, in California, sino al dicembre del ’97, dove poi diventa associato. Da agosto 2000 a luglio 2001 collabora al dipartimento di filosofia della Johns Hopkins University, sempre negli States. Nell’anno accademico 2004-2005 è direttore di ricerca associato del Cnrs a Parigi, il Centro nazionale delle ricerche francese. Le sue competenze riguardano la storia della filosofia moderna da Cartesio a Kant, la filosofia del linguaggio e la logica, la storia e la filosofia della scienza, la filosofia di Bolzano, Brentano ed Husserl, la storia e la filosofia della scienza.
a.p.
 
5 – La Nuova Sardegna
Pagina 24 - Sassari
Il 23 giugno la celebrazione dei 60 anni di attività didattica
La facoltà di Agraria festeggia e cerca tutti i «suoi» laureati
SASSARI. Sessant’anni fa nasceva la facoltà di Agraria dell’Università di Sassari, unica sede in tutta la Sardegna. In questi anni, la facoltà di Agraria ha costituito un polo di alta formazione scientifica e professionale per molte centinaia di allievi che - nell’isola e fuori - hanno operato e operano nei più diversi campi (tecnici, amministrativi, scientifici, istituzionali e produttivi), collegati al settore agrario.
 Per celebrare il sessantesimo anniversario dall’avvio dell’attività didattica, la facoltà organizza un incontro, per il prossimo 23 giugno, nei locali del palazzetto dello sport di Sassari. L’incontro vedrà coinvolti, oltre alle autorità accademiche, politiche e amministrative locali e regionali, anche tutti coloro che in questi 60 anni di attività hanno studiato e si sono laureati in Agraria.
 Per aiutare l’organizzazione dell’evento nello sforzo di contattare gli oltre duemila laureati della facoltà di Agraria, si pregano gli interessati di inviare la propria adesione comunicando i dati ai seguenti recapiti della segreteria organizzativa: 079229202/03/07 - fax 079212490; e-mail agrar60@uniss.it. Il programma della manifestazione sarà visibile nel sito web della facoltà di Agraria http://agrariaweb.uniss.it/facoltà.htm.
 
6 – La Nuova Sardegna
Pagina 3 - Fatto del giorno
A Cagliari il rapporto del centro ricerche delle due università: crescita debole
«Ripresa fantasma, Sardegna ferma al ’93»
Soru critico sui dati dello sviluppo dell’isola. Aumenta il divario con le aree più ricche
Cresce il prodotto interno lordo ma il gap delle infrastrutture non permette il salto di qualità
ALFREDO FRANCHINI
CAGLIARI. L’annuncio della ripresa in Sardegna non induce il presidente Soru a seguire un facile vento di ottimismo perché le statistiche, dice, ci riportano alla situazione del 1993. La differenza dei dati forniti dal Crenos è tra decimali (i miglioramenti) e decine di punti (i ritardi).
 In sostanza, per misurare il miglioramento della ricchezza occorre il bilancino del farmacista mentre la dispersione scolastica, ad esempio, si misura a peso. La presentazione del tredicesimo Rapporto Crenos, il Centro di ricerche delle Università di Cagliari e Sassari diretto da Raffaele Paci è stata l’occasione per mettere a confronto il mondo della ricerca, il governo dell’isola e gli imprenditori. E se Antonello Arru, presidente della Fondazione Banco di Sardegna, Sergio Paba, preside della Facoltà di Economia di Modena, e Gianni Biggio della Confindustria sarda avevano messo in luce molte delle patologie del sistema economico, il presidente della Regione ha fatto la diagnosi e ha spiegato la terapia da seguire: «C’è un dato impressionante», ha commentato, «stiamo tornando alla posizione che la Sardegna aveva nel 1993. È il caso del Pil pro capite che viaggiava tra il 70 e l’80 per cento rispetto alla media nazionale e che ora è in discesa. Significa che sono passati due periodi di fondi strutturali europei e siamo al punto di partenza».
 La Sardegna ha messo alle spalle due Quadri comunitari di sostegno e due legislature del Consiglio regionale senza fare quello scatto che nel frattempo hanno avuto coloro che hanno usato bene le risorse dell’Europa, (Eire e Spagna su tutti). «Di chi è la colpa di questo fallimento»? chiede Soru, «della politica, dell’industria, dell’Università? È evidente che le colpe sono di tutti, nessuno si può tirare indietro». Tutto questo provoca un ritardo di sviluppo: per colmarlo la Sardegna dovrebbe correre più in fretta dell’economia italiana. «Quando l’Italia è bloccata», spiega Soru, «la Sardegna recupera un pochino ma si tratta di decimali perché, in realtà, non si riesce a inciodere di più».
 La parte dedicata alla diagnosi dei mali del sistema si chiude con l’internazionalizzazione, parola chiave per capire dove va la Sardegna. I numeri, inutile dirlo, sono deboli, guardate, ad esempio, la composizione delle esportazioni: i ritardi sono importanti se tutto l’export non arriva all’uno per cento di quello italiano. Ma c’è una cosa che sfugge e non può essere rilevata dagli studi: Soru invoca l’anima che esiste nella nostra regione. «Ci sono cose che non si vedono a prima vista, stiamo cercando di cambiare, di rendere più efficiente la macchina regionale. Diversamente da quanto accade in Italia dove la presenza del pubblico è ipertrofica, in Sardegna la pubblica amministrazione si snellisce con uno sforzo straordinario che parte dall’utilizzo dell’informatica». Fare sistema, dice Soru, non è uno slogan: «Significa che la Regione cerca di mettere insieme tutte le componenti, consorzi fidi, imprese, agricoltori, che hanno un obiettivo comune». E la terapia si sompleta con il trasferimento di funzioni agli enti locali, comuni e province. Al presidente degli industriali sardi, Gianni Biggio, che denuncia una rinascita, sia pure sotto altre forme, delle Partecipazioni regionali, Soru ricorda la chiusura di Comunità montane e interi consigli d’amministrazione: «La Sardegna riparte da qui».
 
 

 

Questionario e social

Condividi su: