UniCa UniCa News Rassegna stampa venerdì 24 febbraio 2006

venerdì 24 febbraio 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
24 febbraio 2006
Rassegna a cura dell’ufficio stampa e web
Segnalati 13 articoli delle testate: L’Unione Sarda, La Nuova Sardegna, Il Giornale di Sardegna, Sardinews

 

1 - L’Unione Sarda
Pagina 36 - Provincia di Sassari
Botta e risposta fra i sindaci di Sassari e Alghero Scambio al vetriolo fra amministratori su aeroporto e facoltà universitarie
«L’Università ad Alghero non c’è e l’aeroporto è di Sassari». Hanno finito per scatenare un putiferio le recenti dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Sassari Gianfranco Ganau e dal consigliere dei Democratici di sinistra Capitta. A sollevare per primo la questione è stato il capogruppo di Forza Italia Giancarlo Piras che ha denunciato il fatto, a suo parere gravissimo, nel corso dell’assemblea civica nel vecchio Municipio. Voci di dissenso e di contrarietà alle dichiarazioni dei politici sassaresi si sono levate da parte di tutti i rappresentanti di maggioranza. «Siamo preoccupati - ha detto Piras - perché riteniamo che il territorio della nuova provincia di Sassari debba lavorare per un rilancio complessivo dello stesso. Questa uscita pubblica, fatta dal sindaco Ganau e dal consigliere Capitta - ha sottolineato con forza il rappresentante di Forza Italia - non può provocare una contrapposizione tra Alghero e Sassari che noi tutti abbiamo considerato un unico ambito». Il sindaco Marco Tedde, da parte sua, ha immediatamente inviato una lettera nella quale fa presente quanto il Comune di Alghero si sia adoperato, anche in termini economici, per il rilancio dell’Università sassarese. Uno scambio che susciterà inevitabilmente delle polemiche. «Si può continuare a chiamarla Università di Sassari - scrive il primo cittadino - ma sta di fatto che la sede è ad Alghero. E il Comune di Alghero ha fatto e continua a fare notevoli investimenti per l’Università. Siamo invece fortemente preoccupati continua Tedde - per il tentativo di scippo del nome del nostro aeroporto, che oggi sappiamo che il Comune di Sassari sta perpetrando ai danni della collettività algherese. Va da sé che la comunità algherese e le forze politiche non assisteranno passivamente a questa incomprensibile quanto dannosa azione del Comune di Sassari».
(c. fi.)
 
2 - L’Unione Sarda
Pagina 35 - Provincia di Sassari
Chiude il Centro ustioni La politica dei tagli: i camici bianchi contro il manager
Resa dei conti mercoledì, quando arriverà l’assessore alla Sanità Dirindin
Camici bianchi neri di rabbia. L’ospedale Santissima Annunziata sta per perdere i fiori all’occhiello della struttura, e i medici dell’ospedale civile preparano le barricate. All’annunciata chiusura dei reparti di Urologia, Pneumologia e Odontostomatologia, si è aggiunta un’altra serrata, quella dell’Unità ustioni. Davvero troppo per i medici che reagiscono ribellandosi alla direzione generale della Asl n°1, in difesa dei reparti. Una rivolta contro la ventilata chiusura di diversi reparti ospedalieri, contro un’organizzazione aziendale «votata unicamente al risparmio», contro un piano di sviluppo fantasma. In sintesi, contro la gestione Zanaroli, che nei giorni scorso ha celebrato il primo anno di attività. In una assemblea straripante di addetti ai lavori, i sindacati dei medici ospedalieri lanciano il guanto di sfida alla direzione generale: «Ora basta». È il grido di battaglia stampato su un volantino distribuito in ogni angolo dell’ospedale. Basta, a iniziare con i programmi di chiusura dei reparti: «Con la nascita della azienda mista urologia, pneumologia e odontostomatologia chiuderanno e finiranno all’Università», denuncia il sindacalista Luigi Sannia. Parla a braccio esibendo una mimica da oratore consumato, e agitando i pugni per dare maggiore forza alle accuse. «Noi pretendiamo che queste attività rimangano dentro il Santissima Annunziata». Tre i punti fondamentali attorno ai quali ruotano le richieste dei medici: mantenere le attività dell’ospedale inalterate, riqualificare la pianta organica, e programmare il futuro del Santissima Annunziata con un piano di sviluppo che garantisca investimenti per rimodernare i macchinari. Parlano in tanti all’assemblea, da Giovanni Di Maria, al sindacalista Mario Manca, il primario del Pronto soccorso, Michele Poddighe. Ma a sconcertare la sala già esasperata dalle cattive notizie, è Mario Lissia, responsabile dell’Unità ustioni: «Chiuderanno anche l’Unità ustioni. Mi è stato detto che i numeri sono bassi, nonostante 40 ricoveri l’anno siano in media nazionale». La resa dei conti potrebbe arrivare mercoledì, quando a Sassari arriverà l’assessore regionale alla Sanità, Nerina Dirindin: il sindaco Gianfranco Ganau, intervenendo all’assemblea ha garantito che difenderà gli interessi di tutto il polo sanitario sassarese.
(v. g.)
 
3 - L’Unione Sarda
Pagina 18 - Cronaca di Cagliari
Una statistica del Policlinico Stupefacenti in città: domina la cannabis, in ascesa la cocaina
Il mercato della cannabis è sempre più diffuso. Secondo una statistica stilata dal laboratorio di tossicologia forense del Policlinico Universitario, i derivati della canapa indiana sono di gran lunga gli stupefacenti che dominano i traffici della droga di Cagliari e hinterland. Il dato emerge in base alle sostanze sequestrate che la magistratura invia ai tossicologi dell’istituto di Medicina Legale per le analisi. i dati. Nel 2005 oltre il 53 per cento dei ritrovamenti riguarda la cannabis, il 37 la cocaina e il 10 l’eroina. Marijuana e hashish sono ancora al primo posto. È cambiato il consumo delle altre due droghe, che rispetto a cinque anni fa hanno invertito le proprie percentuali. Nel 2000, infatti, il 29 per cento dei sequestri era di eroina, il 19 cocaina. la cocaina«Oggi la cocaina è quattro volte più diffusa dell’eroina - spiega Giampiero Cortis, responsabile del - questo perché tutte le droghe hanno un loro turn-over: ci sono persone che smettono e altre che iniziano. Chi fa ancora uso di eroina ha un’età media alta, ha iniziato ad assumerla negli anni Ottanta e non ha mai smesso. Ora non va più di moda, la cocaina è più diffusa. Nonostante il costo elevato è arrivata anche agli adolescenti. Gli spinelli, invece, li fumano tutti, senza grandi differenze d’età, anche se il mercato si sta espandendo decisamente verso i più giovani». la purezza. Le droghe arrivano a Cagliari con sempre maggiore percentuale di purezza. «Un tempo non esisteva un mercato destinato direttamente alla Sardegna - aggiunge Cortis - e qui arrivavano droghe già tagliate e diluite con zuccheri per essere vendute al "dettaglio" ai consumatori. Ora, invece, ci è capitato di analizzare cocaina pura al 98 per cento, arrivata sicuramente dall’estero senza una tappa intermedia a Roma, Milano o Napoli». le pianteIn aumento anche i ritrovamenti di coltivazioni di piante di canapa. «Sono tantissimi quelli che provano a coltivare in casa una pianta di marijuana - continua Cortis - anche se a volte è solo un divertimento, dato che da una pianta coltivata in vaso, che non raggiunge mezzo centimetro di diametro di tronco e non supera il metro e venti d’altezza, ci si possono ricavare circa 12 grammi di foglie, il corrispondente di circa 24 canne». le pastiglieIn aumento il traffico delle compresse, anche se analizzarlo crea difficoltà diverse. «Non lo si può tenere sotto controllo - commenta Cortis - dato che lo spaccio avviene in luoghi particolari, come discoteche e locali notturni, e non si hanno dati certi sulla diffusione. Per esempio, se dovessero sequestrare una pastiglia di ecstasy potrebbe significare che in giro ce ne sono altre 1000».
(st. co.)
 
4 - L’Unione Sarda
Pagina 19 - Cronaca di Cagliari
Dai nuragici al Medioevo
Le appassionanti vicende delle antiche genti dell’Isola nel lungo periodo di tempo che va dalla preistoria al periodo nuragico, fenicio-punico, romano e medievale. È questo il tema del secondo ciclo di conferenze organizzato da Italia Nostra che comincia oggi nella sala conferenze del Banco di Sardegna sul tema "L’archeologia in Sardegna nelle sue più recenti acquisizioni". L’associazione, con il patrocinio dell’Università di Cagliari, dell’Associazione Geo-archeologica italiana e della Società italiana di Geologia ambientale, ha chiamato alcuni tra i più noti esperti del settore, «che - ricordano il presidente di Italia Nostra Piero Castelli e il coordinatore dell’iniziativa Felice Di Gregorio - illustreranno, attraverso i risultati dei loro studi, il divenire della vicenda umana delle genti che hanno popolato l’Isola». Il primo appuntamento (oggi alle 17,30 nella sala del Banco di Sardegna, in viale Bonaria) è dedicato all’"Ipogeismo e megalitismo nelle necropoli prenuragiche di Montessu e Pranu Mutteddu": la conferenza sarà tenuta da Enrico Atzeni dell’Università di Cagliari. Prossimi appuntamenti: il 3 marzo Giuseppe Tanda parlerà su "Significato e funzioni delle architetture nuragiche alla luce delle recenti scoperte"; il 10 marzo Raimondo Zucca (Il paesaggio archeologico del golfo di Oristano dall’industria litica al periodo punico-romano); il 16 marzo la conferenza sarà tenuta da Carlo Tronchetti (Nuove acquisizioni dagli scavi archeologici di Nora); il 24 marzo sarà la volta di Simonetta Angiolillo (La civiltà romana nel golfo di Cagliari); il 31 marzo Rossana Martorelli (L’archeologia post classica nell’area di Cagliari). Il ciclo si concluderà il 7 aprile con una tavola rotonda su "Tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico".
 

 

5 - La Nuova Sardegna
Pagina 5 - Sardegna
La stella Polaris riporta sette scienziati 
I progetti per riconquistare i ricercatori impegnati nella biomedicina 
La prospettiva del Consorzio 21: creare un polo d’eccellenza 
Contratti biennali per un gruppo di studiosi di grande esperienza 
CAGLIARI. Con un po’ di fantasia l’operazione si potrebbe anche chiamare «Acchiappa-cervelli». Un’iniziativa importante, per ora solo la tessera di un progetto ben più ampio, che per farla breve si propone di riportare in Sardegna i ricercatori isolani impegnati nel settore della biomedicina e della tecnologia della salute.
Studiosi che vantano curricula professionali di tutto rispetto, ma che per vari motivi (quasi sempre i soliti tristemente noti a chi frequenta il mondo accademico nazionale) hanno lasciato l’Italia per trovare altrove il paradiso della ricerca. Un eldorado che molto spesso - ma non necessariamente - coincide con gli Stati Uniti.
Il tampone per fermare l’emorragia di scienziati stavolta ce lo ha messo il «Consorzio 21», l’ente regionale che gestisce il parco tecnologico di «Polaris», a Pula e a Tramariglio, ad Alghero. E che ora, grazie a un programma «ad hoc», punta dichiaratamente ad attrarre verso la Sardegna il capitale umano necessario per la creazione di un polo di eccellenza. Obiettivo che peraltro sta già dando i suoi frutti, visto che proprio in questi giorni nove ricercatori italiani (sette dei quali sardi) sono «tornati a casa» per lavorare nelle dodici nuove iniziative imprenditoriali nate all’interno del parco scientifico. A spingerli, un contratto di 24 mesi, un assegno complessivo di 54mila euro e soprattutto tante prospettive professionali.
Ma come è nata esattamente questa caccia al figliol prodigo? «In realtà il nostro obiettivo era duplice - spiega Giuseppe Serra, responsabile dell’iniziativa -. Da una parte ci interessava rafforzare il tessuto imprenditoriale, dall’altra riportare nell’isola alcuni talenti. Così nel giugno del 2005 abbiamo attivato quello che in gergo si chiama “bio-incubatore”, cioè una struttura realizzata per ospitare nuove imprese impegnate a studiare e sviluppare farmaci e strumentazione medica». Poi da lì è nato un altro progetto. «Quello chiamato “Bio-farm risorse umane” - continua Serra - attraverso il quale abbiamo selezionato un gruppo di ricercatori per attivare due percorsi di studio e formazione».
Il primo di questi due percorsi riguarda quattordici neolaureati sardi che stanno già beneficiando di una borsa di studio per fare una prima esperienza professionale all’interno di Polaris. Il secondo percorso, invece, mira appunto a riportare in Sardegna quanti più cervelli possibile. «Le aziende ci hanno fornito il profilo dello studioso che cercavano - spiega ancora il responsabile del progetto - e noi abbiamo pubblicato un bando al quale hanno risposto ricercatori che insieme alle ambizioni scientifiche avevano in comune anche la voglia di ritornare in Sardegna».
Tra questi talenti ritrovati c’è anche Mario Lera, quarantatre anni, cagliaritano, ingegnere elettrotecnico con un dottorato di ricerca in Progettazione meccanica. Lui stesso dice che voleva tornare in Sardegna per questioni familiari e ha approfittato volentieri del progetto del Consorzio 21, sul quale ripone molte aspettative. «Durante il dottorato - racconta Lera - ho passato un anno e più al Dipartimento di Fisica ottica di Sidney, in Australia. Mi occupavo in particolare di microscopi a scansione laser». Poi, tornato in Sardegna, qualche anno di collaborazione con l’Università di Cagliari, e infine l’esperienza negli Stati Uniti, al Dipartimento di Fisica della University of Illinois di Urban-Champaign, a 200 chilometri da Chicago. «In America ho potuto verificare le differenze con il sistema di ricerca italiano - continua Leda -. Negli Usa più si ottengono risultati e più si viene finanziati, così i professori sono molto esigenti e tendono a premiare chi vale davvero». Ma non è solo una questione di risorse economiche. «Ho notato che qui in Italia l’età media dei ricercatori è molto più alta che all’estero - spiega ancora Leda -. Nell’Illinois i colleghi erano tutti più giovani e potevano contare su opportunità da noi impensabili. Persino io, che non sono cittadino statunitense, avrei tranquillamente potuto presentare un progetto al governo americano con la prospettiva di vedermelo finanziato. In Italia invece tutto viene gestito dai soliti professori: lo scienziato indipendente non ha chance».
Il che significa che si crea anche un mercato dei ricercatori, con relativa mobilità. «Oltreoceano praticamente tutte le imprese private scommettono sull’innovazione e sulla ricerca - continua Leda - così di solito si lavora per due o tre anni presso un istituto o un’azienda, poi piovono le proposte. E chi vuole può scegliere di cambiare centro o addirittura percorso professionale».
E’ anche per questi motivi che per i ricercatori il «sogno americano» è duro a morire. Ma - stando ai dati dell’Adi, l’Associazione dottorandi - fra le mete preferite dai cervelli italiani in fuga ci sono pure Francia e Gran Bretagna. Proprio da Londra, infatti, arriva Claudia Piperno, 34 anni, originaria di Crotone, laurea in Scienze naturali e dottorato di ricerca in Fisiologia all’Università di Firenze, poi research assistant al King’s College di Londra e, sempre nella capitale britannica, esperienza al National institute for medical research. «In un contesto come quello di oggi per trovare lavoro ti devi muovere - spiega lei stessa - e avere un’esperienza all’estero è importante». Anche Claudia, però, ha scelto di partecipare al bando del Consorzio 21 e di tornare. «Mi ero un po’ confinata nell’ambiente accademico e volevo fare un’esperienza in un’industria - conclude -. Non ero mai stata in Sardegna e sono contenta di essere qua. Ma ci sono solo da una settimana, è presto per fare un bilancio».
Andrea Massidda 
 
Pagina 5 - Sardegna
Così l’isola diventa la sesta riserva scientifica 
I dati 
CAGLIARI. Cinquanta aziende private, quattro centri di ricerca pubblici e ben tre filiere scientifiche e tecnologiche di riferimento: dalla biotecnologia alla bioinformatica, passando per la cosiddetta «Information comunication technology». Sono i numeri che fanno di «Polaris», il Parco tecnologico della Sardegna, la sesta «riserva scientifica» italiana dedicata alle imprese e ai ricercatori del campo della tecnologia (la precedono solo i centri di Trieste, Centuria, Tiburtino, Vega e Novacchio). Una realtà gestita dall’ente regionale «Consorzio 21» e dislocata in due sedi - a di Pula e a Tramariglio - che può contare sul lavoro quotidiano di 420 tra tecnici e imprenditori hi-tech impegnati in attività di studio, sviluppo e innovazione. L’obiettivo? Sostanzialmente uno: far decollare le piccole e medie imprese sarde attraverso la ricerca applicata. La sede principale di «Polaris», che dista da Cagliari trentasei chilometri, è un’oasi di centosessanta ettari ricavata ai confini del Parco naturale del Sulcis. Dotata di infrastrutture e attrezzature avanzatissime, a inaugurarla, nel luglio del 2003, furono i premi Nobel Carlo Rubbia e Rita Levi Montalcini, che rimasero affascinati non solo dal progetto, ma anche dal piacevole impatto ambientale degli edifici che compongono il centro, collegati tra loro da un sentiero immerso nel verde. Altrettanto eco-compatibile, la sede di Tramariglio, a due passi da Alghero, dove dal 1996 la società «Porto Conte ricerche» opera nel campo biotecnologico, agroalimentare e ambientale con l’ambizione dichiarata di «contribuire al rafforzamento del sistema produttivo isolano mediante la promozione della ricerca applicata e la diffusione generale dell’innovazione». Nel centro di Tramariglio sono in attività due centri Cnr e due universitari.
«Polaris», dunque, considerata un po’ la «Silicon Valley» sarda, è una realtà. Una realtà che per di più attualmente vive un momento di crescita. Al punto che - stando a quanto ha detto lunedì in una conferenza stampa, Giuliano Murgia, presidente del «Consorzio 21» - grazie ai 125 milioni di ricerche finanziate o in fase di definizione ingrosserà le file dei suoi dipendenti di altre ottanta unità.
Fiore all’occhiello di «Polaris», sembra essere il settore biomedico, riconosciuto come «distretto» dal ministero per la Ricerca. Non sorprende, così, che il Parco stia cominciando ad attirare imprese d’eccellenza e a farne nascere altre con prospettive molto incoraggianti. Dalla conferenza stampa di lunedì, è emerso anche che la Sardegna è candidata ad ospitare il Segretariato per la medicina innovativa della Comunità europea (Imi), e - insieme con Pisa - potrebbe diventare il centro di sperimentazione
Le aree di intervento di Polaris saranno presto tre. Perché a parte Pula (attiva con 44 aziende) e Tramariglio (ce ne sono altre sei in fase di definizione), è in corso di progettazione anche la filiera di Monteponi, che sarà dedicata allo sviluppo delle georisorse. La presentazione del progetto è prevista per il 10 marzo.
(a.m.)
 
Pagina 5 - Sardegna
E la Regione con «Master and back» investe nell’alta formazione 
CAGLIARI. Investire sull’alta formazione e sul rientro in Sardegna dei giovani talenti per migliorare la competitività del sistema economico. Questo è «Master and back», il programma finanziato dalla giunta regionale con l’obiettivo di consentire ai neolaureati sardi di fare esperienze di studio in centri di eccellenza e poi rientrare nell’isola ed inserirsi, come forza lavoro altamente qualificata, nelle università, nei poli di ricerca, nelle imprese e nelle istituzioni pubbliche. Ciò che Polaris fa per pochi, «Master and back» lo fa per molti. Quanti? Sono disponibili i primi dati, che sembrano incoraggianti.
Il programma è partito il 18 dicembre dello scorso anno. Ad oggi sono arrivate 381 domande per i percorsi di alta formazione, di cui: 99 per accedere a dottorati di ricerca; 42 per corsi di specializzazione post-lauream; 150 per la frequenza di master universitari; 75 per master di alta professionalizzazione realizzati da enti di formazione pubblici o privati e aziende; 8 per i diplomi accademici di specializzazione e formazione in campo artistico e musicale; 7 per percorsi formativi da svolgersi durante la frequenza del secondo anno del corso di laurea specialistica; 9 per i percorsi di inserimento lavorativo. Il numero verde ha ricevuto 2000 telefonate e 500 persone sono state ricevute dallo sportello informazioni dell’Agenzia regionale per il lavoro.
Per quanto riguarda invece i tirocini e gli stage, al momento sono 26 i programmi di collaborazione presentati da università, imprese, associazioni di categoria, enti pubblici, soprattutto nei settori della medicina e della biomedicina, della sanità, della biologia, del marketing, del diritto comunitario. Trentotto gli stagisti sinora richiesti.
 Insomma, una risposta che fa ben sperare. «Master and back» ha suscitato un interesse vasto. E ancora molto si può fare. I due assessorati che gestiscono il programma, Programmazione e Lavoro, si muoveranno nelle prossime settimane per stabilire contatti con istituzioni internazionali (Commisione Ue, Ocse, Banca mondiale degli investimenti) per promuovere tutte le opportunità del progetto. Saranno anche stabiliti contatti con agenzie di sviluppo e centri di alta formazione internazionali per ampliare il raggio delle offerte da proporre ai neolaureati.
(cos.c.)
 
6 - La Nuova Sardegna
Pagina 1 - Olbia
Quattro ragazze e due ragazzi, la cerimonia sarà il 14 marzo 
Turismo, ecco i primi sei laureati 
OLBIA. Il 14 marzo il corso di “Economia e imprese del turismo” scriverà una pagina importante della sua storia. Nell’aula magna della facoltà, davanti a un pubblico composto da autorità comunali, provinciali e accademiche, imprenditori e familiari, quattro studentesse e due studenti saranno infatti proclamati dottori. Si tratta dei primi laureati per la sede gemmata olbiese che, orgogliosa dell’evento, ha deciso di organizzare una celebrazione in grande stile per i suoi neodottori ai quali faranno gli auguri il preside Francesco Morandi, il rettore Alessandro Maida, il sindaco Settimo Nizzi, la presidente della Provincia Pietrina Murrighile, il prefetto Salvatore Gullotta e i rappresentanti di alcune importanti aziende. Saranno proprio questi ultimi a consegnare un premio speciale ai sei meritevoli studenti che per primi taglieranno l’importante traguardo della laurea, dopo aver frequentato il corso di economia del turismo con profitto ed aver sostenuto gli esami previsti dall’ordinamento in soli tre anni.
La giornata dedicata alle lauree comincerà alle 9,30, orario in cui i sei laureandi (una delle quali in possesso di una prima laurea) sfileranno davanti alla commissione esaminatrice, composta da sette docenti, per illustrare l’argomento della tesi di laurea. «Le materie sulle quali gli studenti hanno sviluppato la tesi - ha spiegato Alessandro Cossu della segreteria didattica - sono politica economica, economia e gestione delle imprese turistiche e diritto dei trasporti». I sei candidati, che per l’occasione indosseranno la toga, esporranno le tesi fino alle 11,30, orario nel quale la commissione si ritirerà per decidere la votazione; a mezzogiorno in punto il presidente della commissione li proclamerà dottori, momento solenne al quale seguiranno gli auguri delle autorità e la consegna dei premi speciali da parte dei rappresentanti di Geasar, Meridiana, Starwood, Industriali del nord Sardegna, Autorità portuale e Camera di commercio. «Per il nostro corso è una grande soddisfazione - ha commentato Francesco Morandi, preside - che arriva all’indomani della notizia che la nostra facoltà è stata giudicata la prima in Italia per la ricerca nel triennio 2001-2004». Che cosa riservi il futuro per i meritevoli neodottori è presto detto. «Per loro prevediamo uno stage post laurea in un’azienda - ha aggiunto Morandi - da seguire in Italia a all’estero. Dopo di esso, in base alle loro attitudini, potranno scegliere se proseguire negli studi di specializzazione o se entrare nel mondo del lavoro. In questo caso abbiamo già attivato un protocollo di intesa con l’Associazione degli industriali del nord Sardegna che prevede l’inserimento dei laureati più meritevoli in alcune aziende di valore del territorio, dapprima con un contratto a tempo determinato per poi passare ad altre forme contrattuali».
Serena Lullia 
 
7 - La Nuova Sardegna
Pagina 2 - Cagliari
Low cost e crociere: invasione di turisti 
Dalla Regione l’invito a spingere il capoluogo verso questi settori 
CAGLIARI. L’aeroporto di Alghero in tre anni ha raggiunto quasi il milione di passeggeri: è il miracolo dei voli low cost, il trasporto dei poveri che amano viaggiare e scelgono una città da raggiungere per esplorare poi i dintorni. Secondo l’assessore regionale ai trasporti Luisanna Depau di ritorno dalla Borsa del turismo di Milano il low cost può dare risultati altrettanto incoraggianti anche a Cagliari e risolvere, così, il rompicapo causato dalla domanda: come portare turisti nel capoluogo di regione. Il low cost non è il solo modo: le crociere sono un altro settore da studiare con più attenzione. E, a proposito di studi, si rinserra la collaborazione con l’università per formare figure professionali turistiche all’altezza.
 Coi voli low cost (spiegano all’assessorato al turismo) si è dimostrato che si facilita l’accesso dalle regioni del nord Europa e Cagliari risulta indietro nella promozione di questo sistema rispetto ad Alghero e a Olbia. Naturalmente, la medaglia tutta d’oro ha un risvolto di altra natura che probabilmente dovrà essere gestito con attenzione una volta raccolto l’appello di chi chiede un’azione a favore del marketing turistico e quindi sollecita l’arrivo dei low cost su Cagliari: i voli a basso prezzo fanno bene alla rete dell’accoglienza locale, ma smantellano il sistema dell’assistenza aeroportuale di tipo tradizionale, che è fatto di persone fisiche addette ai vari passaggi dell’assistenza a terra. Però questo è un altro problema. Il tema sul quale l’assessorato al turismo ha inteso impegnarsi a trovare soluzioni è la promozione turistica e quindi lo studio di sistemi in grado di portare a Cagliari per tutto l’anno e per quantità elevate i turisti del nord Europa. Su questo filo di ragionamento, il low cost di solito non tradisce le aspettative: l’investimento che un ente pubblico mette in bilancio per incentivare le compagnie su un determinato aeroporto «ritorna» in stagioni turistiche che si allungano, alberghi che si riempiono, commercio che cresce.
 Altro settore che potrebbe rispondere bene alla richiesta generale degli operatori turistici di allungare la stagione sono le crociere. Il primo passo è stato il cantiere per un terminal crociere, adesso c’è subito un altro obbiettivo da raggiungere: fare in modo che i crocieristi non siano sempre e solo di passaggio ma che debbano partire da Cagliari per cominciare la crociera. Importante l’aeroporto (vicino), ma importante anche il pacchetto dei servizi offerti. Gli agenti degli armatori di navi da crociera sono pronti: ogni anno vanno a Miami, il punto di riferimento internazionale per il marketing dei sistemi portuali, ma per chiudere contratti bisogna portare offerte chiare. Ancora non si può, il terminal non è finito. Inoltre resiste il dubbio sulle tasse che le navi da crociera dovranno pagare. Quelle con migliaia di passeggeri possono accettare senza fatica 5 mila euro ad attracco, ma le piccole navi come quelle della compagnia finlandese che tocca Cagliari con 200 persone, una cifra del genere la troverebbe scoraggiante. Anche questo è un tema diverso, ma avrà la sua importanza quando Cagliari potrà diventare «porto home» per una compagnia di navi da crociera. Costa sembrava intenzionato ma s’è aperto il palacrociere a Savona. Gli operatori spiegano che ci sono anche altri giganti come P&O e Royal Carribean e compagnie più piccole ma non per questo insensibili a un porto nel cuore del Mediterraneo. Per «dare una mano» alla voglia del capoluogo di entrare nel giro del turismo, l’assessorato ha intenzione di rendere più intensa la collaborazione con le due università sulla formazione delle figure professionali turistiche. Infine: per i 350 anni della sagra di Sant’Efisio la Regione ha promosso un incontro fra i comuni tappa della processione. Perché la più fastosa sagra del Mediterraneo raggiunga la piena consapevolezza di sé.
 
8 - La Nuova Sardegna
Pagina 3 - Nuoro
«La politica stia fuori dall’università» 
Palermo attacca: Stato e Regione investano nel nostro ateneo 
NUORO. Si riaccende il dibattito sull’Università nuorese. A contestare polemicamente l’immobilismo degli enti fondatori, in primo luogo i due maggiori enti locali, Comune e Provincia che hanno dato vita al Consorzio per gli studi universitari nel centro Sardegna, sono alcuni amministratori, gli intellettuali barbaricini, nonché semplici cittadini. Mentre dall’altra, Lorenzo Palermo, titolare dell’assessorato provinciale, la difende strenuamente, illustrando quanto è stato fatto finora e ciò che si vuole fare per il futuro più immediato, con la collaborazione di tutti.
 «Intanto - precisa Palermo - l’Università non è né di destra nè di sinistra. La sua autonomia è una cosa troppo seria per essere affidata a improvvisazioni e strumentalizzazioni politiche. La Provincia divide con il Comune il merito di aver predisposto le strutture materiali, insieme alla contribuzione al Consorzio. Quest’anno, utilizzando l’avanzo di amministrazione, la Provincia ha investito risorse straordinarie. I due enti, da soli, possono solo difendere e sviluppare quello che c’è. Per fare il salto di qualità è necessario l’intervento della Regione e dello Stato. Il governo non ha dato un solo euro, mentre ha erogato grossi finanziamenti agli atenei siciliani e del continente».
 «Se ci dessero quanto spendono per un chilometro di Tav - afferma Palermo - l’Università sarebbe già fatta. La Regione crede molto nell’istruzione, nell’alta formazione e nell’innovazione culturale: speriamo creda anche nel riequilibrio territoriale su questi temi».
 Per l’assessore, la Regione deve avere un ruolo fondamentale per far capire che gli atenei isolani non possono restare isolati fra loro, devono invece contare su azioni coordinate, per non perdere la gara con le realtà universitarie più importanti. Il terzo polo si farà solo con la riforma del sistema universitario isolano. Per Lorenzo Palermo, Nuoro, nel frattempo, deve ottenere dalla Regione e dalle altre Università, azioni concrete che la facciano crescere. «La questione di un’unica università sarda, razionalizzata negli insegnamenti e nella ricerca, dislocata sul territorio, comprese le zone interne - afferma l’assessore - ha molta presa negli ambienti più lungimiranti. I nuoresi hanno l’obbligo di battersi perché le due università isolane aumentino, a favore di quella barbaricina, sia l’offerta formativa sia il trasferimento a Nuoro di strutture materiali e umane. La città ha una radicata vocazione culturale giuridica e letteraria e una pratica di terziario abituato ad amministrare un vasto territorio. Nel resto della provincia trionfano le problematiche ambientali e agro-alimentari. Altro fattore da considerare è il ruolo dei presidi sanitari. Bisogna partire da questi elementi».
 A giudizio dell’assessore provinciale è necessario stabilizzare al massimo la docenza e la ricerca sul territorio, con la creazione di laboratori e l’assunzione di ricercatori motivati. È importante aprire nuovi corsi di laurea, di specializzazione e di alta formazione, aumentando il numero degli studenti e dei docenti.
 La creazione del polo nuorese non può essere considerata una battaglia da far fare solo agli interessati. La Provincia ha intenzione di invitare gli attori dello sviluppo del territorio a dire la loro sul modello di Università che si vuole, in maniera ufficiale e pubblica. Resta da capire quale è il vincente e il più adatto.
 Infine, l’assessore Lorenzo Palermo, insieme all’amministrazione provinciale, manifestano la soddisfazione di essersi assicurati la prestigiosa collaborazione della Scuola Normale dell’Università di Pisa. Oltre al conferimento delle borse di studio legate a una politica di assistenza materiale agli studenti, insieme alle risorse straordinarie erogate al Consorzio; importanti iniziative di ricerca nell’agroalimentare ed ambientale, nonché per la commercializzazione dei prodotti della provincia.
Antonio Bassu 
 
9 - La Nuova Sardegna
Pagina 5 - Nuoro
Ecco Devil, il progetto dell’Università di Sassari per gli imprenditori 
La conferenza stampa di presentazione 
NUORO. È stato illustrato nel corso di una conferenza stampa il progetto Devil (Distretto economico valorizzazione Imprenditoria locale) elaborato dalla dottoressa Elena Catelan della facoltà di Economia dell’Università di Sassari, su sollecitazione dell’associazione operatori Prato Sardo e in collaborazione con l’assessorato comunale alle attività produttive, secondo i nuovi dettami della progettazione integrata. Hanno presenziato all’incontro l’assessore Antonello Mercurio, Elena Catelan e Francesco Guccini, presidente dell’associazione degli operatori di Prato Sardo. L’evoluzione dei rapporti economici richiede una nuova professionalità agli imprenditori. Spesso uno dei motivi di sofferenza delle imprese è quello di una scarsa conoscenza delle nuove regole del gioco. Devil è stato elaborato col fine di diffondere la cultura d’impresa tra gli operatori economici per consentirgli di muoversi con cognizione di causa nel nuovo sistema economico globalizzato. Si partirà, in forma sperimentale, con corsi di formazione per gli operatori economici. In una seconda fase nascerà un centro studi (corsi di formazione e ricerche sul campo) che si avvarrà del supporto dell’università. La terza fase prevede la creazione di uno sportello di assistenza giuridico economica, affiancato dallo Sportello unico attività produttive del comune. Aspetto caratterizzante di Devil sarà l’unione della ricerca e della dottrina con l’esperienza pratica degli operatori. L’interazione tra imprenditori e università vedrà la partecipazione di studenti nuoresi a stages in azienda. «La battaglia per la sopravvivenza di questo territorio passa attraverso il sapere. Noi operatori abbiamo elaborato un progetto, con l’università e il Comune - ha affermato Guccini - in grado di attirare giovani laureati e di creare cultura d’impresa». L’assessore Mercurio ha commentato: «Si è parlato tanto di progettazione integrata. Come comune abbiamo preso l’iniziativa, presentato il progetto alla Commissione attività produttive che lo ha approvato all’unanimità. Il Comune con lo sportello unico fornirà un supporto alle aziende. Questo progetto è per me motivo di orgoglio e mi consente di riprendere il dialogo con gli operatori di Prato Sardo».
Giuseppe Sanna 
 
10 La Nuova Sardegna
Pagina 23 - Sassari
«Scelta folle chiudere urologia» 
I problemi della sanità 
Ieri un’assemblea infuocata al Santissima Annunziata 
SASSARI. Il grido di allarme si è levato alto dalla sala riunioni del Santissima Annunziata, dove ieri si sono ritrovati numerosissimi i medici ospedalieri contrari alla chiusura del reparto di urologia e in generale all’impoverimento della struttura di via De Nicola. Una seduta vivace e con vari spunti polemici fino alla richiesta, avanzata da qualcuno, delle dimissioni del management della Asl n.1. Il sindaco Gianfranco Ganau ha invece espresso perplessità sull’azienda mista e lanciato accuse contro la Regione a proposito della creazione di tanti poli sanitari uguali nell’isola con Cagliari «un po’ più uguale».
Con 1088 ricoveri, 1427 interventi in sala operatoria e in ambulatorio, 4706 tra visite programmate ed effettuate in regime di urgenza, 400 trattamenti chemioterapici, 92 litotrissie, 280 sedute di rieducazione motoria e 217 biopsie il reparto di urologia dell’ospedale civile copre un bacino di utenza vastissimo tanto quanto è il territorio di Sassari. Ecco perchè, dicono i medici che ci lavorano ma anche tutti coloro che hanno firmato nei giorni scorsi un documento di protesta, «è semplicemente folle pensare di eliminare un reparto al quale approdano pazienti e patologie di tutti i tipi ma che, soprattutto, è legato in maniera indissolubile alla sanità dell’emergenza laddove sono presenti il pronto soccorso e le chirurgie d’urgenza».
La decisione di fare a meno del reparto, anzi di accorparlo a quello universitario di viale San Pietro, sta scritta nel protocollo d’intesa firmato circa un anno fa da Regione e università di Sassari in vista della costituzione dell’azienda mista “ospedale-università”. Un provvedimento giustificato, secondo l’assessore alla Sanità Nerina Dirindin, dall’esigenza di evitare inutili doppioni all’interno della futura struttura aziendale e di evitare di conseguenza, sprechi di danaro e scarsa efficienza. Non sono d’accordo, evidentemente i medici ospedalieri che ieri, rappresentati anche dai sindacati di categoria, hanno espresso tutto il loro dissenso.
«Un piano di rientro dei costi non ha senso - ha detto Luigi Sannia dell’Anao - se non è accompagnato da un adeguato piano di sviluppo. Questa non è una fabbrica di mattoni e bisogna considerare il bagaglio di esperienza maturato. Allo stesso modo è urgente una riorganizzazione aziendale che consideri le zone di criticità e comprenda la riqualificazione dei dipendenti». È intervenuto anche Giovanni Di Maria, medico urologo in forze nel reparto del Santissima Annunziata: «Abbiamo garantito per decenni la copertura di un territorio immenso. Non abbiamo mai chiuso e sopperito alla chiusura delle cliniche nei periodi estivi e natalizi. Abbiamo effettuato migliaia di consulenze per tutti gli altri reparti e anche per i pazienti da espiantare. Abbiamo stabilito con l’utenza rapporti non soltanto di fiducia ma anche di amicizia». Da due anni a urologia non c’è un primario, che non viene nominato perchè il reparto sta in pratica viaggiando su un binario morto. Salvatore Sassu ha chiesto le dimissioni del mangement Asl aggiungendo che «Sassari non deve diventare l’infermeria della Sardegna».
Applausi a scena aperta per diversi interventi in un clima decisamente surriscaldato: «Non più di 24 ore fa mi è stato comunicato che i numeri del mio reparto, 40 ricoveri all’anno, sono troppo bassi: significa, credo, che c’è il rischio di chiusura», ha detto Mario Lissia, fra i responsabili del centro ustioni.
Dopo gli interventi di Mario Manca del sindacato Cimo («Da quando sono arrivati i nuovi manager li abbiamo incontrati soltanto due volte») e di Michele Poddighe, responsabile del pronto soccorso («La nostra sanità rischia di diventare una bella cornice senza niente dentro») le parole del sindaco Ganau hanno chiuso un’assemblea alla quale seguiranno altre iniziative.
 
11 - La Nuova Sardegna
Pagina 24 - Sassari
Osservatorio sulle devianze, l’Asl non c’è 
SASSARI. La Asl collabora con il ministero della Giustizia, ma non è uno dei soggetti della convenzione firmata all’Università tra il rettore Alessandro Maida e Mario Piccioni, direttore del Dipartimento per la giustizia minorile. Gli ottimi rapporti istituzionali tra Asl e Università hanno originato un equivoco, favorito da un’assonanza. Presente con Sandro Marilotti, il direttore Piccioni e la docente universitaria Patrizia Patrizi c’era (erroneamente indicata come Bazzoni, funzionaria dell’Asl) l’assistente sociale Grazia Mazzoni, coordinatrice dell’Ufficio sociale per i minorenni del ministero. Ci scusiamo dell’errore con l’interessata.
 Intanto, Università e Dipartimento sono già al lavoro per designare il comitato tecnico-scientifico che coordinerà il lavoro degli esperti. In programma un Osservatorio sulle devianze giovanili e un centro per la formazione del personale che si occupa dei giovani.
 

 

12 - Giornale di Sardegna
Pagina 33 – Territori
L’Università promuove la cultura d’impresa
Nuoro. Un progetto per dare una cultura d’impresa agli imprenditori nuoresi. L’iniziativa si chiama Devil (Distretto economico valorizzazione imprenditoria locale) ed è promosso dall’assessore alle Attività Produttive, dal presidente della  associazione operatori Prato Sardo e dall’Università di Sassari.


 

13 - Sardinews
Pagina 33 – Febbraio 2006
Una sede di Spaceland in Sardegna, parlano Carlo Viberti e Giacomo Cao
Da Polaris di Pula turismo spaziale pensando a Cape Canaveral e Florida
L’ing. Carlo Viberti, astronauta e fondatore-presidente della associazione SpaceLand è convinto che Pula, con Polaris e Forte Village, costituisca la base ideale per l’addestramento degli aspiranti turisti spaziali, una forma di turismo ancora poco noto ma che negli Stati Uniti coinvolge già migliaia di aspiranti astronauti con un indotto economico davvero molto interessante. Occorre anche dire che non si tratta solo di puro e semplice turismo ma che, durante i voli, si svolgono anche esperimenti scientifici di grande utilità.
Nella sua missione Viberti ha incontrato Giacomo Cao, docente della facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari, nonché esperto di esperimenti in assenza di gravità, che ha fatto nascere nell’astronauta l’interesse di radicare in Polaris una sede di SpaceLand.
Ma come è nata questa avventura? Il 10 aprile 2005 si sollevava sul Golfo del Messico il boeing 727 per portare a termine, su di un percorso parabolico, la prima missione spaziale non governativa “per persone comuni”. Guidati dall’ing. Carlo Viberti si alzavano in volo a gravità zero uomini e donne senza esperienze spaziali alle spalle, ma con la voglia di superare i confini della vita di tutti i giorni. Tra i protagonisti un uomo di 86 anni e una donna con disabilità fisiche, che dichiaravano all’atterraggio, senza riuscire a nascondere l’euforia, di quanto fosse stata divertente ed insieme straordinaria l’esperienza che li aveva visti protagonisti. E’facile immaginare l’emozione di chi da ragazzo leggeva i romanzi di Jiules Verne, da uomo vedeva riprese televisive di strane passeggiate sulla luna e da vecchio provava l’emozione del lettore e le sensazioni dell’astronauta insieme. La donna disabile, a gravità zero, risultava essere più abile dei suoi compagni di equipaggio normodotati, superando così i quotidiani limiti fisici.
La riduzione a zero della forza di gravità crea una situazione del tutto analoga a quella di chi ha difficoltà motorie e funzionali a terra, come per esempio anziani e disabili. Questa analogia non deriva certo da un puro caso, infatti il “turismo spaziale” nasce come missione scientifica e la ricerca di soluzioni per coloro che hanno difficoltà motorie è uno degli obbiettivi specifici di questo grande progetto. Il boing 727 è sì il mezzo tramite cui trasportare viaggiatori spaziali, ma è anche un grande laboratorio scientifico all’interno del quale è per esempio possibile sperimentare le variazioni fisiologiche del corpo in un ambiente ostile come può essere quello a gravità zero, dove  sembra che l’osteoporosi peggiori significativamente e dove si possono effettuare nuove e più veloci ricerche sulle cellule staminali, che già sulla terra sono riuscite a curare le più svariate malattie. Un volo speciale quindi sotto molti aspetti, un volo che aiuterebbe gli scienziati a capire meglio i meccanismi funzionali delle malattie. Per avere un idea degli infiniti utilizzi degli studi effettuati per questo viaggio basta pensare alla tuta usata dai nostri astronauti, che lungi dall’essere una semplice veste spaziale trova applicazione in campo medico-sanitario per prevenire o lenire le piaghe da decubito.
L’ing. Viberti cerca oggi nuovi candidati per la sua prossima missione sub-orbitale della durata di 150 minuti, 5 dei quali a gravità zero per portare a termine altre importanti missioni scientifiche. Ma questa volta i fortunati  che faranno parte dell’equipaggio saranno sardi, scienziati, studenti e chiunque desideri vivere un esperienza fuori dell’ordinario. E’ stato confermato il 9 febbraio, l’hanno detto l’ing Viberti insieme con il prof. Giacomo Cao al seminario di presentazione che si è tenuto presso la facoltà di Ingegneria di Cagliari. I corsi di preparazione al volo si terranno presso il parco scientifico e tecnologico Polaris di Pula. Si tratta della prima missione scientifica congiunta tra Nasa, Frsi (Florida Space Research Institute) e Spaceland.
La Sardegna è risultata la candidata ideale per questa operazione per via dell’efficienza che caratterizza il centro Polaris, dotato di infrastrutture e laboratori multifunzionali, con grandi attrezzature di ricerca e sviluppo e per la presenza di un’equipe d’eccezione che è quella del professor Cao. La simulazione di situazioni di mancanza di gravità, fulcro della preparazione al volo, richiede l’utilizzo di strutture di cui dispone il complesso del Forte Village, che verrà quindi coinvolto nel progetto, ma la Sardegna è stata anche scelta per via delle sue particolarità paesaggistiche. Gli ultimi due giorni di corso vedranno i fortunati pionieri recarsi in Florida, a Cape Canaveral, dove si trova la base da cui partirà il volo.
Chi fosse stanco quindi del solito turismo estivo, deve affrettarsi ed anticipare le ferie perché i corsi inizieranno già da fine febbraio e permetteranno per seimila euro di divertirsi a fare l’astronauta, esperienze scientifiche incluse nel prezzo.
Per la Sardegna questa è una grande opportunità e non soltanto per il ritorno d’immagine che deriverebbe dall’essere il primo centro al mondo di turismo spaziale, ma anche per gli infiniti risvolti socio-economici che un progetto di tale importanza comporta. L’isola potrebbe diventare il luogo in cui si muoveranno i primi passi verso il futuro dell’uomo, un futuro spaziale o più probabilmente un futuro ancora terrestre, ma certamente arricchito dalle preziose scoperte che i nostri viaggiatori riporteranno con loro. E che non si dica mai più che il turismo della Sardegna è troppo caro per i servizi che offre!
Claudia Pùtzulu

Questionario e social

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