Venerdì 3 febbraio 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
03 febbraio 2006
Rassegna a cura dell’ufficio stampa e web
 
Segnalati 7 articoli delle testate: L’Unione Sarda, La Nuova Sardegna

 

1- L’Unione Sarda
Pagina 38 - Provincia Gallura
Università, l’ultimo anno accademico
Tempio. Gli indirizzi della Giunta regionale hanno cancellato il sostegno ai corsi
Senza fondi, la facoltà di Farmacia è destinata a chiudere
L’esperienza della laurea breve in Farmacia, si esaurirà al termine di questo anno accademico. Soru non intende più sostenere questi corsi.
Da Sassari arrivano pessime notizie, anche il sindaco Antonello Pintus è stato informato. L’anno accademico 2005/2006 potrebbe essere veramente l’ultimo per la sede tempiese dell’Ateneo turritano. Nei giorni scorsi il presidente della Giunta regionale Renato Soru aveva spiegato molto chiaramente di non essere disponibile a sostenere corsi come quelli che la facoltà di farmacia ha istituito a Tempio. E gli 80mila euro stanziati per la sede gemmata non consentono a professori e studenti di andare oltre il giugno prossimo con lezioni ed esami. Tira una pessima aria per le sedi universitarie galluresi. Anche Olbia, infatti, non si trova in una situazione migliore di quella di Tempio. Antonello Pintus e l’assessore comunale alla pubblica istruzione Angela Masu, nel corso di un incontro con i consiglieri di maggioranza e opposizione, hanno spiegato che l’unica provincia sarda quasi completamente tagliata fuori dai finanziamenti delle sedi universitarie decentrate, è proprio quella della Gallura. Eppure a Olbia gli iscritti sono quasi mille, i corsi di economia e imprese del turismo stanno attirando in città giovani provenienti da tutta l’Isola. «Non possiamo negare - dice il sindaco Pintus - che la nostra sede gemmata, a questo punto, sia a rischio. Ovviamente faremo di tutto, e abbiamo bisogno del sostegno di tutti i Comuni vicini, per convincere la Giunta regionale a rivedere la quota di finanziamento destinata ai corsi di tossicologia degli inquinanti ambientali e tecniche erboristiche». A breve gli amministratori tempiesi incontreranno il rettore Alessandro Maida. Attualmente gli iscritti sono un centinaio. I problemi riguardano soprattutto i laureandi e gli studenti che hanno sostenuto solo alcuni esami. La situazione di incertezza non giova a nessuno. Tra l’altro, chi ha già completato il corso di studi ha scoperto che la laurea breve non consente il passaggio automatico ai corsi di farmacia. «Come consiglieri di centrosinistra - dice Gerolamo Balata - guardiamo con preoccupazione a questa vicenda. È chiaro che un’impostazione che accentui l’accentramento di poteri e servizi, non ci convince per niente». A Olbia invece la prendono con filosofia. «Noi - dice l’assessore comunale alla pubblica istruzione Paolo Calaresu - siamo abituati a fare da soli. Senza il sostegno del Comune la nostra sede universitaria non potrebbe andare avanti».
(a. b.)
 
2 - L’Unione Sarda
Pagina 12 - Lavoro e Opportunità
Dieci posti per i servizi di orientamento e laboratorio
Sassari, studenti-tutor a Economia
La facoltà di Economia dell’Università di Sassari seleziona 10 tutor: 7 saranno destinati ad attività integrative di facoltà e svolgeranno un servizio di informazione e orientamento per gli studenti per complessive 135 ore per singolo studente; 3 invece saranno destinati ad attività tutoriali nei laboratori informatici della facoltà per complessive 150 ore per singolo studente. Le attività consisteranno nell’espletamento di un servizio di assistenza e gestione dei laboratori informatici attivi. Possono presentare domanda gli studenti regolarmente iscritti al corso di laurea quadriennale in Economia; ai corsi triennali e a quelli specialistici. Le selezioni per il reclutamento dei 10 studenti tutor si terranno lunedì 13 febbraio, alle 15, nella sede della facoltà di Economia di Sassari a Serra Secca. Le domande di ammissione devono essere indirizzate al Preside della facoltà di Economia dell’Università degli studi di Sassari, località Serra Secca, 07100 Sassari entro le 12,30 di venerdì prossimo, 10 febbraio. Maggiori informazioni sono rintracciabili sul sito internet http://economiaweb.uniss.it/.
(r. f.)
 


3 - La Nuova Sardegna
Pagina 3 – Nuoro
Piano energetico, un gruppo di lavoro per le fonti alternative
NUORO. È stato costituito, su proposta dell’assessore provinciale all’ambiente Rocco Celentano, il gruppo di lavoro per il piano energetico provinciale, seguendo le linee e gli indirizzi di quello regionale. A farne parte sono stati chiamati i docenti universitari Giuseppe Mura e Antonio Viola, dell’ateneo cagliaritano e Daniele Pulcini della Sapienza di Roma. Dell’ufficio di piano fa parte, in rappresentanza della Provincia, l’ingegner Maria Grazia Selis. A coordinare sarà lo stesso assessore all’Ambiente Celentano.
 Si tratta di uno strumento che definisce le priorità, ipotizzando scenari nuovi in materia di compatibilità ambientale degli impianti energetici che si basano sull’utilizzazione delle migliori tecnologie e sulle possibili evoluzioni del contesto normativo regionale, nazionale ed europeo.
La mancanza del gas naturale caratterizza il sistema energetico della Sardegna, che, dopo il 2003, aveva un’incidenza, relativamente ai prodotti petroliferi, pari all’88,5 per cento. La ripartizione delle fonti primarie nell’isola, impiegate nel settore della trasformazione dell’energia elettrica nel 2004, erano le seguenti: 44,2 per cento prodotti petroliferi; 50,9 per cento combustibili solidi; 4,9 per cento fonti rinnovabili; gas naturale 0,0 per cento.
Attraverso i piani energetici ambientali Regionale e Provinciali s’intende puntare alla diminuzione dei consumi di combustibile e delle emissioni nocive. Più in particolare all’eliminazione degli scaldacqua elettrici, che comportano una diminuzione importante della domanda interna di energia elettrica.
Poiché nell’isola molte abitazioni non sono dotate dell’impianto di riscaldamento degli ambienti, il piano energetico prevede che vengano dotate di un impianto a gas. Le reti per la sua distribuzione sono state già realizzate nei quattro vecchi capoluoghi di provincia, oltre che in diversi altri popolosi comuni. Rientra nei programmi del piano energetico Regionale, e di conseguenza anche di quelli Provinciali, il risparmio dell’illuminazione notturna, anche per ridurre il fenomeno dell’inquinamento luminoso. Spesso si registra una eccessiva illuminazione delle strade e delle piazze delle città, nonché dei grossi centri, per cui si è del parere di introdurre nel regolamento comunale e nei piani energetici dei centri più importanti, un limite al valore dell’illuminazione.
Tra gli altri obiettivi: la riduzione del fabbisogno di energia e delle emissioni nocivo nel settore dei trasporti, con la produzione di carburanti puliti, come idrogeno e biocarburanti; il controllo della domanda nel settore industriale, la cui riduzione si potrà ottenere gradualmente cambiando le tecnologie di riferimento e privilegiando nello sviluppo futuro l’industria manifatturiera a bassa intensità energetica; l’agricoltura, le attività terziarie e il turismo. Da sfruttare gli impianti alimentati dall’energia rinnovabile: sfruttamento dell’energia solare; impianti fotovoltaici ed energia eolica.
(a.b.)
 
4 - La Nuova Sardegna
Pagina 4 – Nuoro
NUORO. Il futuro dell’università
«L’università di Nuoro: l’ora dell’autonomia». È questo il titolo del convegno che si terrà oggi alle 18 all’hotel Grillo, via Monsignor Melas, a Nuoro. Organizzato dai Riformatori sardi, sarà presieduto da Massimo Fantola, coordinatore regionale del movimento politico. Introdurrà Salvatore Liori, coordinatore provinciale. Relatori: Pasquale Mistretta, rettore dell’università di Cagliari; Luciano Russo, già rettore dell’università di Teramo; Vanni Lobrano, ordinario di Diritto romano dell’università di Sassari, in cui è anche preside della facoltà di Giurisprudenza. Le conclusioni del convegno sono affidate all’onorevole Michele Cossa.
 
5 - La Nuova Sardegna
Pagina 9 – Sardegna
Le nuove ricette sono un calvario per il malato
La formula nata per controllare la spesa pubblica crea gravi disagi agli utenti
CAGLIARI. Si temeva, è successo: l’ultimo caso di paziente sballottato tra medico di base e specialista perché nessuno dei due vuole prescrivere esami o farmaci è di questi giorni e si manifesta a Cagliari al policlinico universitario. Ma il Tribunale del malato ha raccolto testimonianze di pazienti con tumori oppure diabetici e altri che, ovunque nell’isola, sono vittime della nuova ricetta rosa.
Da qui la denuncia contro un sistema che in troppi casi ha moltiplicato le file dal medico e i tempi di attesa per un’analisi di laboratorio o, addirittura, solo per comprare una medicina in farmacia. L’idea della ricetta di formulazione uguale sia per il medico di base sia per lo specialista di ambulatorio o il professionista ospedaliero nasce dalla rivoluzione sollecitata dall’apparato finanziario dello Stato in cerca di un modo per mettere sotto controllo la spesa pubblica. Con la nuova ricetta si è allargato il numero dei medici tenuti a prescrivere farmaci e prestazioni secondo regole generali, con un’evidente assunzione di responsabilità rispetto all’appropriatezza della medicina o dell’esame, alla frequenza delle prescrizioni, alla scelta di analisi e tipi di farmaci. Quindi dovevano finire i fogliettini bianchi col nome del «dottore» che il medico di base trasformava in ricetta per il servizio sanitario nazionale. Invece, lo specialista continua a scrivere sul foglietto bianco e a rinviare il paziente dal medico di famiglia. Il quale, da qualche mese, spesso si rifiuta di fare la ricetta. Il braccio di ferro tra medici e medici nasce da una diversa interpretazione sulla prescrizione, per esempio, dei controlli di routine necessario a un malato cronico oppure dei farmaci per i quali la legge impone l’erogazione sull’indicazione da parte di un medico di una struttura accreditata e con un piano terapeutico chiaramente spiegato. I primi potrebbero essere anche di competenza di un medico di base (ma non tutti i dottori di famiglia la pensano così), i secondi dovrebbero arrivare soltanto dagli specialista (ma non tutti questi colleghi evidentemente sono d’accordo). La coordinatrice regionale del Tribunale per i diritti del malato, Franca Pretta Sagredin, mercoledì ha spedito una lettera ad assessore, direttori generali, Ordini dei medici per segnalare che il risultato di questo «conflitto tra medici di base e medici specialisti» è che «il povero utente scaricato dall’uno all’altro non esegue la prestazione o non assume la terapia prescritta che, si presume, sia necessaria per la sua salute». Da qui la richiesta di «voler emanare una direttiva chiarificatrice e univoca che stabilisca la competenza delle due figure professionali mediche affinché le conseguenze del contenzioso non ricadano sui cittadini colpiti, ancora una volta, oltre che dalla malattia che li affligge, anche dall’essere considerati un problema fastidioso proprio da quelle figure professionali cui affidano la propria salute». Fabio Barbarossa segretario provinciale della Fimmg (federazione medici di medicina generale) già a settembre aveva avvertito delle difficoltà che sarebbero nate dalla nuova ricetta: «Questo ricettario è stato dato anche per agevolare il paziente che dovrebbe così saltare il ritorno dal medico di base, la federazione aveva chiesto un incontro urgente con le aziende sanitarie per elaborare un vademecum sulla nuova ricetta da inviare a tutti i medici. Oristano ha già fatto una circolare, Cagliari la sta preparando». Perché alcuni specialisti preferiscono ancora il foglietto bianco? «La mia sensazione è che oggi fare una ricetta sia diventato complesso, le note dell’Aifa, l’agenzia del farmaco, sono anche limitative, c’è forse una carenza di conoscenze». E i medici di famiglia, perché alcuni si rifiutano di dare una mano al paziente? «Noi Fimmg raccomandiamo un occhio di riguardo, comunque, per i pazienti. Ma il nuovo sistema di controllo della spesa deve far sì che ogni medico si assuma la sua quota di prescrizioni, noi non vogliamo continuare a essere considerati induttori di spese incontrollate».
Alessandra Sallemi 
 
6 - La Nuova Sardegna
Pagina 19 - Sassari
Autopsie nella sala prestata dai colleghi
Continui disagi per i sanitari dell’istituto di Anatomia patologica
Le strutture di via Matteotti sono state chiuse più di un anno fa per inagibilità
SASSARI. È anche capitato che qualcuno dei medici dovesse trasportare sulla sua auto “parti anatomiche” delle salme in giro per la città. Per non parlare del continuo tira e molla per avere in prestito la sala settoria dai colleghi degli altri istituti, della fatica di reperire mezzi di trasporto e dell’intollerabile precarietà nella quale si trovano i sanitari dell’Anatomia Patologica universitaria.
Per questo motivo lanciano un appello affinchè la direzione della Asl n.1 prenda in considerazione l’idea di risolvere un problema che va avanti ormai da un anno. Esattamente dal febbraio 2005, periodo in cui le sale dove si eseguono le autopsie nell’istituto di Anatomia Patologica in via Matteotti, vennero dichiarate inagibili perchè non a norma secondo le leggi vigenti in materia. Non essendo stato predisposto alcun progetto per la ristrutturazione dei locali, da allora i medici che eseguono regolarmente gli esami autoptici richiesti dai reparti universitari e ospedalieri convenzionati con la Asl, vivono la condizione di ospiti nell’istituto di Patologia Forense di via Rizzeddu, dove si trovano altre sale settorie.
Perciò, ogni volta che viene richiesto un esame, gli anatomo-patologi sono costretti a una complicatissima e sfiancante procedura. Devono in primo luogo attivarsi per verificare la disponibilità della sala di via Rizzeddu, contattare l’ambulanza per il trasporto della salma, sempre che non sia impegnata in altra attività.
Se la sala fosse occupata sono sempre i medici a doversi assicurare che il corpo venga deposto nella cella frigo in modo che, in attesa di poter procedere all’esame, non si verifichino decomposizioni che potrebbero comprometterlo irrimediabilmente.
I medici sono anche costretti a contattare l’autorimessa perchè un’auto aziendale li accompagni in via Rizzeddu, ma spesso, per evitare pericolose perdite di tempo, finiscono per utilizzare la propria auto oppure per andare a piedi. Si devono portare con sè gli strumenti, i camici, i guanti, i calzari e tutto il materiale utile per l’esecuzione dell’autopsia.
«Una volta arrivati avventurosamente nell’istituto di Patologia Forense - dicono i sanitari esasperati - usiamo, per cambiarci, gli studi dei colleghi che gentilmente ci mettono a disposizione. Sennò, l’alternativa è utilizzare un locale pieno di reagenti e barattoli vari, usato come laboratorio, non proprio adatto». Una volta terminata l’autopsia tutta la tortuosa procedura si svolge al contrario. «Una volta rientrati in istituto c’è da definire la diagnosi e preparare i documenti in tempo utile per consentire l’espletamento delle pratiche burocratiche».
Insomma, uno stato di precarietà che porta disagio non soltanto ai medici, che non sono nelle condizioni di svolgere al meglio il loro lavoro. I familiari dei defunti, infatti, si trovano spesso a non poter disporre il funerale dei propri cari a causa dell’incertezza dei tempi.
Il tutto mentre è in atto un’ampia ristrutturazione dell’istituto di Anatomia Patologica. Al momento il cantiere sta procedendo all’ampliamento della palazzina e alla realizzazione di un parcheggio per il personale. «Peccato - dicono i medici - che il progetto, in teoria finalizzato al miglioramento del servizio, non contempli in alcun modo le sale settorie».
 I medici di Anatomia Patologica temono di dover continuare all’infinito il loro peregrinare da un quartiere all’altro della città, sentendosi ospiti di altre strutture e di altri colleghi. «Aspettiamo una risposta - concludono - nella speranza che i problemi per noi e per gli utenti, trovino una soluzione in tempi brevi».
Gabriella Grimaldi 
 
7 - La Nuova Sardegna
Pagina 1 – Cagliari
Donne e infanzia, un progetto per nuove imprese
Lunedì seminario all’università
CAGLIARI. Il ministero per le Pari opportunità, in collaborazione con Sviluppo Italia, ha attivato un intervento di orientamento, formazione e accompagnamento alla creazione di impresa, per ridurre il disagio occupazionale e sociale delle donne. Il progetto, denominato «Donne e infanzia: più cura, più impresa», è teso a favorire la nascita di nuove attività imprenditoriali al femminile nel settore dei servizi di cura per l’infanzia in Sardegna e nelle regioni del centro-sud. Il progetto si rivolge esclusivamente a laureate e laureande in discipline umanistiche e psico-pedagogiche, che saranno inserite in percorsi di orientamento, formazione e accompagnamento alla creazione d’impresa. I percorsi formativi forniranno gli strumenti necessari per valutare in maniera consapevole le nuove opportunità di accesso al mercato del lavoro indipendente e le accompagneranno nell’elaborazione e nella stesura del proprio piano d’impresa, per avviare attività imprenditoriali autonome come asili, ludoteche, baby parking. Il seminario di Cagliari si terrà lunedì dalle 14.30 alle 18.30 nell’aula magna della facoltà di Scienze della formazione.

Questionario e social

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