UniCa UniCa News Notizie Centinaia di migliaia di euro per 17 progetti di ricerca di interesse nazionale degli Atenei sardi

Centinaia di migliaia di euro per 17 progetti di ricerca di interesse nazionale degli Atenei sardi

Si tratta di programmi Prin. Attesi nel 2008 risultati di grande interesse
08 maggio 2007
8 maggio 2007 - Centinaia di migliaia di euro stanziati dal Ministero e cofinanziati dagli Atenei sardi per 17 progetti di ricerca di interesse nazionale (Prin). Si tratta di 10 programmi biennali per l'Università di Cagliari, 7 per quella di Sassari, che risalgono a fine 2006 e scadranno nel 2008. Attesi risultati di grande interesse scientifico sul piano nazionale ed internazionale, in numerosi settori di ricerca.
 
Riportiamo, dalla rassegna stampa odierna, l’ampio servizio dedicato da La Nuova Sardegna.
 
La Nuova Sardegna
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Le due università sarde verso nuove frontiere 
Con gli ultimi progetti guidati dall’isola si allargano gli orizzonti d’indagine 
Centinaia di migliaia di euro per 17 piani nazionali coordinati da Sassari e da Cagliari
Collaborazioni con altri dipartimenti italiani 
di Pier Giorgio Pinna 
SASSARI. Il futuro? È già cominciato. Almeno nelle due università sarde. Le chiavi per aprire nuove porte della conoscenza cominciano a funzionare: importanti scoperte saranno presto patrimonio di tutti. Sì, perché, al termine dei Prin (Progetti di ricerca d’interesse nazionale), molti studi troveranno applicazioni. Le analisi sono le più varie. Ma sembrano tutte calate nella realtà e suscettibili di sviluppi nella vita quotidiana.
 Si va dalle moderne frontiere della biotecnologia agli esami dei costi-benefici di certi fenomeni sociali. L’intera programmazione s’inserisce nelle iniziative finanziate dal Miur, il ministero per l’università. I provvedimenti hanno cadenza periodica. Di norma sono biennali. Gli ultimi risalgono a fine 2006 e proprio ora muovono i primi passi. Vedranno la conclusione nel 2008. Sono co-finanziati al 70% dal Miur (il restante 30 viene erogato da Sassari o da Cagliari). Contribuiscono a formare il giudizio sulla qualità della ricerca in base al quale sono poi fatte le valutazioni finali sull’erogazione dei fondi a ogni università: in definitiva, un’ulteriore voce attiva che dà una mano a ingrossare il canale di stanziamenti totali per la ricerca di ciascun ateneo.
 Nel complesso le somme per questo filone d’investimenti ammontano a diverse centinaia di migliaia di euro. Un calcolo preciso è possibile in parte. Il motivo? Semplice. Tutti i piani sono interuniversitari. Ciascuno coinvolge cioè gli atenei assieme ad altri della penisola. In alcuni casi, i docenti sardi sono capofila nazionali d’iniziative alle quali collaborano colleghi del continente. In altri, le parti s’invertono: Sassari e Cagliari seguono un coordinamento guidato altrove. In entrambe le situazioni, comunque, ogni ateneo riceve la sua porzione di stanziamenti, poi inserita nel quadro generale del programma.
 Ma al di là delle curiosità sulla suddivisione dei fondi, gli aspetti più importanti sembrano differenti. In particolare per i Prin supervisionati direttamente da Cagliari e Sassari. È infatti bene precisare che a questi piani si aggiungono quelli derivati da accordi con partnership privati, quelli col Cnr, altri su scala europea e infine i progetti compresi nel Firb (Fondo per gli investimenti sulle ricerche di base) e nel Far (per la ricerca industriale). È poi dai dettagli che si capiscono meglio le direttrici di sviluppo delle nuove prospettive scientifiche.
 Esaminando per ora i Prin con Sassari e Cagliari nei ruoli di capofila in Italia, si può notare come il Miur abbia finanziato 7 progetti della prima università e 10 della seconda. Se per i dettagli si rimanda alle schede in queste stesse pagine, ecco le linee generali delle sfide in atto.
 A Sassari appaiono protagoniste alcune aree. In particolare la struttura di ricerca del dipartimento di Economia-impresa-regolamentazione, che in questi Prin vede ben 3 piani su 7 in prima fila. Così Marco Breschi, ordinario di Demografia, svolge col suo staff una ricerca che parte dall’analisi della fecondità per arrivare allo studio dei comportamenti riproduttivi assunti dalle persone. L’équipe di un altro docente della stessa facoltà, Marco Vannini, direttore del medesimo dipartimento, quantifica i costi del crimine. E un terzo professore della stessa struttura di ricerca, Carlo Ibba, approfondisce il tema delle società di capitali pubbliche.
 Altrove, Francesco Feo (facoltà sassarese di medicina) conduce indagini mirate nel campo delle alterazioni molecolari e funzionali in alcuni tipi di lesioni al fegato. Il suo collega di Farmacia Marco Diana studia nuove prospettive per la cura dell’alcolismo. Mentre il direttore del dipartimento di Biologia animale, Giovanni Garippa, lavora su parallelismi con l’uomo nella lotta all’ecchinococcosi. Ancora a Veterinaria, Antonio Leoni, che insegna patologia generale, analizza correlazioni tra morbo di Crohn e altre malattie.
 Anche a Cagliari alcune facoltà hanno ottenuto dal Miur un numero maggiore di via libera rispetto ad altre. Soprattutto quelle con indirizzo scientifico. Il gruppo che fa capo a Giacomo Cao, docente di Principi d’ingegneria chimica, mette a punto un bioreattore capace di ottimizzare certi risultati terapeutici nel ripristino dei tessuti cartilaginei. Amedeo Columbano insegna a Farmacia e opera nel dipartimento di Tossicologia: in questa circostanza coordina una ricerca che, detto in estrema sintesi, punta a migliorare la capacità rigenerativa del fegato durante l’invecchiamento. La neuroscienziata Paola Fadda si occupa dei meccanismi neurobiologici nei casi d’abuso dell’allucinogeno Salvia divinorum. Il professore di Oncologia medica Giovanni Mantovani, invece, dell’efficacia di un trattamento integrato nei malati di cancro affetti anche da patologie correlate. Enrico Sanna, docente a Farmacologia nel Dipartimento di biologia sperimentale, sintetizza nuove molecole per la diagnosi di processi neurodegenerativi e per l’uso di certi farmaci antitumorali. Alessandro Riva (facoltà di medicina) conduce un’analisi sulle ghiandole salivari. Di natura completamente diversa gli altri studi. Giovanni Duni, ordinario a Scienze politiche, indaga sui presupposti migliori per un Codice digitale della pubblica amministrazione. Luca Fanfani, che insegna nel dipartimento di Scienza della terra, si occupa della rimozione degli elementi che contaminano le aree minerarie. Giuliana Mandich, associata nel dipartimento di Ricerche economiche e sociali, di «costruzione e ricostruzione dello spazio-tempo nelle pratiche del quotidiano». Infine, la docente di letteratura Patrizia Mureddu continua gli approfondimenti sulle opere drammatiche dell’antica Grecia, già al centro di un precedente Prin nel 2003.
 Le direttrici di questi specifici investimenti, dunque, nell’isola si caratterizzano fortemente. Grande spazio alle indagini economiche. Notevoli aperture ai progetti tra passato e presente. Riconferma degli studi clinici e farmacologici incentrati su applicazioni pratiche. Tutti orizzonti, insomma, che dovrebbero contribuire a svecchiare le università sarde. E che le renderanno senz’altro più competitive sul piano nazionale e internazionale.
 
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GRAZIE A UN BIREATTORE 
Quelle cartilagini da ricostituire 
Cagliari: il docente Giacomo Cao studia un apparecchio (un bireattore) capace di fare in modo che il processo di ricostituzione delle cartilagini sia ottimale. Cioè avvenga nelle condizioni più controllate, efficienti ed efficaci. Le cartilagini non si possono infatti rigenerare in modo naturale. Così si òvvia in 2 modi. Prelevando in artroscopia lembi da parti non compromesse dell’organismo, facendole crescere in vitro e reimpiantandole negli organi lesi. O prelevando sangue dal midollo dei pazienti, separando le cellule staminali e poi, tramite fattori di crescita, trasformandole in altre cellule: condrociti e osteoblasti, precursori della cartilagine, che alla fine viene reimpiantata. Disponibili 66.500 €. Collabora l’ateneo calabrese.
 
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FONDI E COLLABORAZIONI 
Ghiandole salivari, moderne analisi 
Il professor Alessandro Riva, sempre dell’università di Cagliari, ha ottenuto fondi per complessivi 135 mila euro. Il suo studio riguarda le ghiandole salivari. E si propone di chiarire ulteriormente, rispetto alle analisi e agli approfondimenti fatti sin qui a livello internazionale, il meccanismo della secrezione. «Sia valutando a livello cellulare con metodi morfometrici» l’azione di certi agenti sia determinando contenuti e proprietà di particolari elementi e delle piccole proteine prodotte dalla saliva. Le altre unità che rientrano nel progetto sono l’università Cattolica del Sacro Cuore (il finanziamento assegnato ammonta a 40 mila euro), quella di Perugia (30 mila euro) e di Parma (25 mila).
 
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DALLA FARMACOLOGIA 
Un valido contributo nella lotta ai tumori 
Con questo nuovo Prin il docente Amedeo Columbano, del dipartimento cagliaritano di Tossicologia, prosegue col suo gruppo di ricerca, per il terzo biennio consecutivo, un’indagine mirata. Si fa riferimento alla diversità delle molecole: alcune prodotte dal nostro organismo (come l’ormone secreto dalla tiroide), altre da fattori differenti, per esempio dai farmaci. L’azione delle molecole ha diversi effetti, mediati dai recettori (o proteine). In estrema sintesi, lo studio mira a individuare alcuni processi collegati alle relazioni reciproche tra molecole-ligandi e proteine-recettori per dare un contributo al contrasto di certe malattie, come i tumori. Lo studio è finanziato con 170 mila euro. Collaborano gli atenei di Napoli, Roma Tre, Sapienza e Tor Vergata.
 
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UNA SERIE DI TEST 
Diagnosi di malattie neurodegenerative 
Oltre settantamila euro al docente cagliaritano Enrico Sanna e al suo gruppo di lavoro. La ricerca, in questo caso, interessa una sintesi scientifica e una «caratterizzazione farmacologica» di nuove molecole. Molecole ritenute utili, in questo specifico quadro, per la diagnosi di malattie neuro-degenerative e per l’impiego di medicinali tesi a contrastare i tumori. L’indagine costituisce la prosecuzione di precedenti approfondimenti. Si tratta di accertamenti settoriali in parte già condotti con l’ausilio degli specialisti della stessa università che adesso continua a collaborare allo studio appena finanziato: l’ateneo di Bari, che in occasione dell’avvio di questa ricerca ha avuto dal ministero 29 mila euro.
 
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VERIFICHE SCIENTIFICHE 
I tremendi effetti degli allucinogeni 
Studio dei meccanismi neurobiologici nell’abuso della Salvia divinorum. Si parla dell’erba erba usata dagli indigeni Mazatechi per le proprietà psichedeliche e dagli anni ’90 diffusa in tutto il mondo per la facile reperibilità negli smart shop o su Internet. Alcuni suoi effetti immediati possono venire paragonati a quelli di altri allucinogeni, come la depersonalizzazione sperimentabile con la ketamina oppure le visioni indotte dalla mescalina. Ma le conseguenze a lungo termine sono tutte da valutare. Coordinatore nazionale della ricerca è Paola Fadda, dell’università di Cagliari. Finanziamento di 105 mila euro. Contribuiscono all’indagine l’ateneo degli studi Insubria Varese-Como (23.240 euro) e quello di Milano (38.150).
 
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EFFICACIA E TOLLERABILITÀ 
Quale alimentazione per certi pazienti? 
Al centro di uno degli ultimi lavori del docente dell’ateneo cagliaritano Giovanni Mantovani, uno studio clinico molto dettagliato. Intende valutare l’efficacia e la tollerabilità di un trattamento integrato (dietetico, farmaco-nutrizionale, farmacologico) negli ammalati di tumore affetti da una serie di gravi disturbi legati al cancro. Il riferimento è all’anoressia (incapacità di alimentarsi e progressivo dimagrimento), alla cachessia (forma di deperimento organico caratterizzata dal deterioramento di tutte le funzioni del metabolismo) e stress correlati alle neoplasie. Il fondo messo a disposizione è centomila euro. Coadiuvano gli atenei di Palermo (19 mila euro) e Bari (8.200 euro).
 
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DIAGNOSI E TERAPIE 
La lunga battaglia contro le neoplasie 
Uno dei docenti più conosciuti di Medicina a Sassari, Francesco Feo, che insegna da decenni patologia generale, coordina un progetto finanziato con 120 mila euro. È uno studio dai contenuti estremamente specialistici. Riguarda infatti le alterazioni molecolari e funzionali che subentrano di fronte all’insorgere di lesioni pre-neoplastiche e neo-plastiche nel fegato «con diversa capacità di progressione». Uno degli obiettivi del Prin è l’enucleazione di «nuovi marcatori» per la diagnosi e per la prognosi, oltre che di eventuali «bersagli terapeutici», nel caso di carcinomi epatocellulari, con una serie d’innovazioni scientifiche delle quali vengono evidenziate anche i criteri di verificabilità. Collaborano le università di Torino (con due gruppi, per un totale di 47.200 euro), Genova (23.600) e Cagliari (altri 23.600 euro). Il responsabile scientifico per quest’ultimo ateneo è la professoressa Giovanna Maria Ledda.
 
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LE CONTROMISURE 
La dipendenza dall’alcol 
Sempre nell’ateneo di Sassari, il coordinatore Marco Diana si occupa di una problematica che in Sardegna interessa decine di migliaia di persone: la dipendenza dall’assunzione di eccessive quantità di vino, birra e liquori. «Ruolo dell’acetalceide negli effetti centrali dell’alcol - Implicazioni e nuove prospettive terapeutiche»: questo l’argomento preciso della ricerca finanziata dal Prin 2006. Lo stanziamento è di 125 mila euro. Partecipano gli atenei di Cagliari (32 mila euro, qui il responsabile scientifico è Elio Maria Gioacchin Acquas), Roma La Sapienza (altri 32 mila euro), Palermo (21 mila). L’acetaldeide si forma negli organismi dopo l’ingestione di alcol. La verifica dell’ipotesi inserita nel programma di ricerca è fondata su una complessa serie di sistemi sperimentali. Criteri descritti come «assolutamente originali» e tali da fornire «un contributo fondamentale alla comprensione degli effetti centrali dell’acetaldeide».
 
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GLI UFFICI PUBBLICI 
Processi informatici e codice digitale 
Il Codice dell’amministrazione digitale: un traguardo o un punto di partenza? A partire da quest’interrogativo, che costituisce anche il titolo del programma finanziato con il Prin 2006, Giovanni Duni si prefigge una serie di traguardi. Il docente dell’università di Cagliari punta innanzitutto a fare il punto della situazione normativa e dello stato di avanzamento dell’informatizzazione nella pubblica amministrazione. Il secondo obiettivo è individuare le carenze che tutt’ora impediscono l’effettiva operatività del sistema digitale. Il terzo formulare una serie articolata di proposte per superare l’impasse. A disposizione, 17 mila euro. Collaborano Tor Vergata e La Sapienza.
 
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SU ANIMALI E UOMINI 
Esami comparati sull’echinococcosi 
Studi comparativi sull’echinococcosi cistica negli animali e nell’uomo. Molte le innovazioni. Con aggiornamenti di vario genere: epidemiologici, immunologici, biomolecolari, morfologici, strutturali. E con la prosecuzine di un lavoro già frutto di un altro Prin, teso anche a far diventare più consapevoli dei rischi le persone a rischio, come i pastori. Il progetto (110 mila euro) è coordinato dal docente di malattie parassitarie Giovanni Garippa, presidente nazionale della Società italiana di patologia e allevamento di ovini e caprini. Nel programma, l’università di Cagliari, che conterà su 28 mila euro. Il responsabile per questa «unità» è il professor Flavio Gabriele. Collaborano Milano (17.300 euro), Pavia (15.100), il Federico II di Napoli (21.700). Vista la diffusione in Sardegna dell’echinococcosi per la presenza di oltre 3 milioni di pecore da latte e di tantissimi cani (veicoli di trasmissione), la ricerca non mancherà di suscitare interesse.
 
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POSSIBILI CORRELAZIONI? 
Paratubercolosi e morbo di Crohn 
Con sessantacinquemila euro di finanziamento complessivo il coordinatore scientifico Antonio Leoni, docente della facoltà di veterinaria sassarese, guida un Prin con una serie di obiettivi dichiarati. Il primo: studiare, in corso di paratubercolosi degli animali a diverso stadio evolutivo, la vitalità del micobatterio causa della infezione. Il secondo: verificare se lo sviluppo della malattia è condizionato da mutazioni di uno specifico gene, il Nod2. Nello studio si valuteranno possibili correlazioni con il morbo di Crohn, patologia sempre più diffusa tra le persone anche in Sardegna, causa di seri disturbi intestinali. Verranno accertate la possibilità di trasmissione dell’infezione dalla pecora all’agnello e la presenza dell’agente di malattia nel latte. A questa ricerca collaborano specialisti di altre università: docenti di Pisa (con un fondo di 20.050 euro) e di Camerino (26.100 euro).
 
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SOCIETÀ DI CAPITALI 
Diritto antitrust e amministrativo 
A Sassari un’altra ricerca, stavolta incentrata sul lavoro del professor Carlo Ibba. Riguarda un tema d’attualità in ampi ed emergenti settori della vita collettiva: «Società di capitali pubbliche, mercati e composizione degli interessi - Profili organizzativi, di diritto antitrust e amministrativo». Lo studio punta all’individuazione del tipo e del modello societario più congeniali all’esercizio dell’impresa pubblica. Tutto attraverso l’analisi delle alternative di assetti interni e governance proposti dalla riformata legislazione societaria. Con l’esame dei punti di convergenza tra diritto commerciale privato e diritto amministrativo. In una logica d’indagine svolta in parallelo con i Paesi dell’Unione europea e un’attenzione focalizzata soprattutto sul diritto tedesco. Il finanziamento complessivo in questo caso è di 25 mila euro. Collaborano l’università Cattolica del Sacro Cuore e quella del Salento, che disporranno ognuna di cinquemila euro.
 
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UN PROGRAMMA MIRATO 
Come disinquinare le aree minerarie 
Con un fondo di 110 mila euro lo staff del professor Luca Fanfani si occupa di un’importante ricerca per tentare di contrastare le ripercussioni prodotte dalla contaminazione determinata da metalli pesanti nelle aree minerarie attive e dismesse. Un problema ambientale grave anche in Sardegna, soprattutto nel Sulcis Iglesiente. Il docente dell’ateneo cagliaritano guida lo studio su scala italiana e si avvale del contributo di lavoro di colleghi delle università di Firenze (31.800 euro) e di Genova (39.100). I processi innovativi suggeriti per attuare il programma consistono in sostanza nella molteplicità delle strumentazioni e delle competenze messe in campo, oltre che in altri interventi specialistici.
 
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«Così calcoliamo i costi della criminalità» 
Si possono stabilire i risarcimenti per la collettività e avere un’idea precisa dei benefici di politiche alternative 
Parla l’economista Marco Vannini, capofila di un’analisi innovativa 
SASSARI. Tutti sanno che la malavita accumula anno dopo anno fatturati colossali ben quantificabili dalla criminalità organizzata. Ed è noto che nell’isola rapine, racket, furti e altri reati raggiungono spesso attivi da record. Ma se questi «giri d’affari» possono essere facilmente conteggiati, si può dire altrettanto del prezzo che la collettività paga per le attività illegali?
 E al di là dei risarcimenti decisi dai magistrati per i singoli colpiti, com’è possibile calcolare l’ammontare degli oneri a carico dell’intera comunità? Darà una risposta a questi e ad altri interrogativi un gruppo di ricercatori del dipartimento sassarese di Economia, impresa e regolamentazione. Il progetto è finanziato con quarantamila euro. Dodicimila sono destinati all’università Napoli Parthenope che collabora all’iniziativa. Il costo dei reati - Stima delle componenti specifiche e degli effetti distorsivi generali: questo il tema esatto dello studio. Per capire meglio, qualche domanda al direttore dell’istituto, Marco Vannini, che è anche il coordinatore e il responsabile scientifico della ricerca.
 - Perché occuparsi proprio di questi temi?
 «Per almeno due motivi. Primo: calibrare correttamente eventuali risarcimenti. Secondo: avere un’idea più precisa dei benefici che politiche alternative, sia di contrasto sia di altro genere, potrebbero apportare alla collettività».
 - Può fare un esempio?
 «Se conoscessimo con esattezza il costo associato ai diversi tipi di crimini, potremmo valutare in termini razionali la convenienza sociale di certi interventi legislativi. Consideriamo l’ipotesi di un indulto. È un provvedimento che svuota le carceri, ma in certa misura favorisce l’aumento dei reati. Rovesciando la frittata, si può parlare delle politiche per l’occupazione: contrazioni nel numero dei senza lavoro comportano una certa riduzione delle azioni illegali. Così il valore di questa posta andrebbe conteggiata fra i benefici della politica in questione».
 - Quanto incide l’andamento della disoccupazione sulla criminalità?
 «Con Riccardo Marselli, in uno studio che ha proprio questo titolo, abbiamo verificato che un aumento di un punto percentuale nel tasso di disoccupazione provoca una crescita di circa 118 reati di furto, 12 di rapina e 0,2 di omicidio volontario ogni 100.000 abitanti».
 - Costo dei crimini: quali sono le “voci” più importanti?
 «Dipende. Occorre convincersi che qualunque reato comporta effetti tangibili e intangibili. A queste conseguenze è associabile una valutazione monetaria dell’entità del danno e della sofferenza sopportata. Nel caso di uno scippo seguito da lesioni fisiche, i costi tangibili sono il valore della refurtiva più le spese mediche e le giornate di lavoro perse per curarsi. Quelli intangibili sono rappresentati invece dai cambiamenti nella qualità della vita della persona presa di mira: ripercussioni come ansia, depressione, insicurezza. Certi reati, inoltre, comportano effetti di entrambi i tipi. Oppure molto estesi: oltre alle vittime dirette coinvolgono l’intera comunità».
 - Per esempio?
 «Si pensi ai sequestri o alle estorsioni. E, di conseguenza, agli effetti negativi per l’economia e per le relazioni sociali».
 - Come pensate di misurare queste grandezze?
 «Con i colleghi del gruppo di ricerca (Edoardo Otranto, Gianfranco Atzeni, Manuela Pulina) lavoreremo sfruttando sia tecniche time series sia tecniche di analisi multivariata. Le prime permettono di capire se l’evoluzione normale di un fenomeno è stata influenzata significativamente da un evento esterno: ad esempio, quanto un atto terroristico scoraggia i flussi turistici? Che nel nostro caso diventa: quante imprese in meno dopo un aumento delle estorsioni? Le seconde tecniche si affidano alla somministrazione di particolari questionari a un campione di vittime e a un gruppo di controllo, oltre che alla successiva elaborazione dei dati ottenuti».
 - Da quando, come economisti, v’interessate di crimine e criminali?
 «Da sempre. L’economia è la scienza della scelte razionali, anche di quelle riguardanti l alternativa fra compiere oppure no un reato. Un economista ante litteram è il nostro Cesare Beccaria col suo Dei delitti e delle pene. Nel 1992 Gary Becker, economista di Chicago, ha vinto il premio Nobel per i suoi lavori sulla scelta criminale. Nel 2005 Steven Levitt, sempre di Chicago, ha spopolato col libro Freakenomics: mentre tutti negli Usa si chiedevano che cosa avesse fatto crollare i tassi di criminalità (politiche tipo tolleranza zero o Three strikes and you are out, cioè Tre reati e ti mettiamo dentro gettando la chiave), con tecniche time series questo docente ha provato un fatto preciso: la variabile che domina la spiegazione del fenomeno è la legalizzazione dell’aborto negli anni ’70».
 - Una conclusione che può apparire incredibile.
 «Invece non lo è per niente. Dopo la legalizzazione sono nati molti meno bambini che, per collocazione sociale e ambiente familiare, sarebbero diventati facilmente potenziali delinquenti». (pgp)
 

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