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I rettori campani: Piu risparmi? Abbiamo già dato

Risposta al ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa che sabato, a Napoli, aveva invitato gli atenei “ad aumentare le possibilità di risparmio”
06 marzo 2007

di Filippo Panza

I rettori campani bocciano il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Sabato, a Napoli, il numeo uno di via XX settembre aveva invitato gli atenei “ad aumentare le possibilità di risparmio”, criticando in particolare l’elevato numero di docenti in forza agli atenei. La replica del mondo accademico è altrettanto decisa. “Non si può generalizzare - afferma il rettore dell’Orientale Raimondo Pasquino - ognuno porti invece i dati che ha in possesso e si intavoli una discussione seria“. “Dobbiamo chiederci - rincara la dose il rettore della Parthenope, Gennaro Ferrara - perché in Europa il rapporto professori-studenti è di uno a quindici e in Italia di uno a trentacinque. Di questo passo - dice - i confronti a breve dovremo farli con il Terzo Mondo”. Più morbido il presidente della Crui Guido Trombetti. “Ho apprezzato l’intervento di Padoa Schioppa - dichiara - l’occasione per dimostrare che ognuno è disposto a fare la propria parte per migliorare il nostro sistema accademico sarà il patto per l’Università annunciato per il prossimo luglio”.

Abbiamo già stretto la cinghia, è ora che ognuno faccia la propria parte.
E’ netta la risposta dei rettori delle Università campane al ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa-Schioppa che sabato, alla Città della Scienza dei Napoli, li aveva invitati ad aumentare le possibilità di risparmio nel sistema delle università, soprattutto per il numero di docenti.
La reprimenda sulla necessità di fare attenzione alla spesa viene accolta a denti stretti.
“Non si può generalizzare quando si parla dell’Università — spiega il rettore dell’ateneo di Salerno Raimondo Pasquino — è necessario sedersi ad un tavolo per capire le ragioni degli uni e degli altri. Ognuno porti i propri dati ed intavoliamo una discussione seria”.
I tagli previsti dall’ultima Finanziaria e dal decreto Bersani sembrano incidere su un sistema che nel suo complesso subisce da tempo delle ristrettezze evidenti. “Non voglio parlare di Salerno perché il problema è diffuso — aggiunge — ma noi nel ’93 siamo stati l’Università italiana meno finanziata. In questi anni di trasformazioni delle tipologie di lauree non abbiamo moltiplicato gli insegnamenti, non abbiamo fatto corsi di moda o fuori sede. Credo che a questo punto ci siano tutte le condizioni per una verifica dei conti”. La situazione degli atenei campani rischia, nonostante i lusinghieri riconoscimenti spesso ottenuti , di peggiorare nel prossimo futuro.
“Forse — osserva il rettore dell’Università degli studi del Sannio Filippo Bencardino - c’è spazio per la razionalizzazione, ma siamo in una condizione perdurante di sottofinanziamento che potrebbe farci venir meno alla nostra missione di ricerca e didattica qualificata per gli studenti il ministro dovrebbe sanare gli squilibri e verificare caso per caso anche per quanto riguarda la proporzione tra il numero di docenti e quello degli studenti. Non è possibile che di fronte ad una media nazionale di 4mila euro per iscritto, la mia Università, che ha una forte caratterizzazione scientifica, ne riceve solo 2.600”.
L’avvenire del sistema universitario italiano potrebbe non essere roseo anche nel confronto con gli altri paesi. “Noi siamo parte integrante dello sviluppo dell’Italia e se dobbiamo rapportarci agli altri anche il nostro governo dovrebbe farlo — afferma il rettore dell’Università Parthenope Gennaro Ferrara — dobbiamo chiederci perché in Europa il rapporto tra professori e studenti è di 1 a 15 (in Finlandia addirittura di 1 a 7), in Italia è, invece, di 1 a 35. Vuol dire che c’è una scarsità di finanziamenti. Di questo passo i confronti dovremo farli con il Terzo Mondo”.
Un po’ di ottimismo per il futuro comunque rimane. “L’Università italiana è ancora il più importante centro di ricerca del paese ed ottiene buoni risultati a livello internazionale — aggiunge — i ricercatori, però, sono costretti ad insegnare ed arrivano troppo tardi a guadagnare uno stipendio inadeguato. Il ministro Padoa-Schioppa fa bene a chiedere di aumentare l’efficienza, ma dovrebbe occuparsi anche dell’economicità”.
La richiesta, insomma, è di fare ordine nei conti ed investire per garantirsi un’esistenza competitiva e di alto livello.
“Sono anni che si dice inutilmente di adeguare la quota del Prodotto interno lordo italiano da destinare alla ricerca a quella degli altri paesi europei — afferma il rettore dell’Università L’Orientale Pasquale Ciriello — per questo l’analisi del ministro è stata parziale. I rilievi fatti a noi potrebbero essere estesi a tutti i comparti della Pubblica amministrazione. E’ giusto fare economia e risparmiare, ma ognuno ha la propria parte da assolvere. I costi sono aumentati negli ultimi anni, se non altro per il passaggio al nuovo ordinamento”.
I margini per una risoluzione congiunta tra mondo universitario e governo sono ancora molto forti. “Ho apprezzato il complesso dell’incontro avuto con Padoa-Schioppa — spiega il rettore dell’Università Federico II di Napoli, Guido Trombetti — l’occasione per dimostrare veramente che ognuno è disposto a mettere in campo i propri sforzi sarà il patto per l’Università a luglio”.
In controtendenza il rettore della Seconda Università degli Studi di Napoli, Francesco Rossi che condivide abbastanza le parole del ministro: “Le ho interpretate in maniera propositiva, credo ci sia la volontà di arrivare ad un accordo per avere più fondi, ma con processi formativi migliori e più efficaci — chiarisce — c’è bisogno di cambiare. Premiare gli atenei virtuosi in base a criteri oggettivi da stabilire e chiudere i corsi di laurea che hanno pochi studenti”.


Fonte: http://www.denaro.it

 

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