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Ecco le buste paga di gennaio...

Per i redditi medio-bassi, sconti mensili di 7 euro ai single e fino a 70 alle altre famiglie. Ma stangata occulta per chi ha figli.
27 gennaio 2007

di LUISA GRION

ROMA - La riforma fiscale del governo Prodi concede al single povero (quello che ha un reddito annuo di 15 mila euro) una spremuta e un tramezzino al bar in più una volta al mese. Se invece il contribuente sta un po’ meglio (reddito a 30 mila euro), e ha moglie e due figli a carico, il premio in busta paga, a prima vista, aumenta considerevolmente. Diciamo che permette di comperare un paio di scarpe nuove al mese. Ma prima di cantare vittoria la famigliola in questione dovrà aspettare la fine dell’anno, quando si accorgerà di dover fare i conti con una stangatina nascosta fra l’aumento dei contributi Inps e il peso delle addizionali regionali e comunali. Certo, il bilancio della riforma - per quanto lo riguarda - non andrà in rosso, ma il vantaggio si ridurrà considerevolmente. Fin qui chi vince. Quanto a chi perde, chi ha entrate pari a 50 mila euro è meglio che lo sappia subito: da gennaio potrà contare su 200 euro al mese in meno, se single, 130 se con famiglia.

Ecco le sorprese del nuovo fisco. Con la busta paga di gennaio la riforma bussa alla porta di casa. Un’analisi elaborata per Repubblica dallo studio Santini di Roma dimostra che ci sono diverse sorprese. Due su tutte: la prima è che il nuovo fisco premia poco i redditi bassi, ai quali preferisce quelli medio-bassi; la seconda è che il vantaggio di avere famiglia a carico risulta ridimensionato dal "paradosso della detrazione". Nel primo caso la sorpresa sarà visibile subito, nel secondo a partire da aprile quando negli stipendi compariranno gli aumenti delle addizionali.


Partiamo dalla busta paga di questo mese: i nuovi conteggi faranno sì che si passi dai 7,42 euro (spremuta e tramezzino) risparmiati dal single con reddito di 15 mila euro, ai 71,52 euro (le scarpe) della famiglia con coniuge e due figli a carico (uno sotto i tre anni) con reddito di 30 mila euro. La stessa famiglia, però, se dimezzasse le entrate risparmierebbe solo 22,19 euro. E ciò vuol dire che la riforma premia più i redditi "quasi medi" che quelli poveri. Dai 50 mila euro di entrate annue, invece, si comincia a perdere davvero molto: i 200 euro al mese per il single, 130 per la famiglia. I calcoli sono fatti su una busta paga: moltiplicarli per 13 mesi per capire quale sarà il risparmio o la perdita annua sarebbe un errore perché non terrebbe conto del conguaglio di fine anno. Si tiene in considerazione l’aumento dei contributi Inps (dall’8,89 al 9,19 per cento), ma non quello delle addizionali.

E qui arriva la seconda sorpresa e il grande paradosso. Quando si parla di addizionale comunale e regionale non c’è famiglia a carico che tenga. Anzi chi ce l’ha, finisce con il versare a quelle due voci qualcosa di più riducendo l’impatto positivo che la riforma del fisco aveva sul suo stipendio. E questo è perché il nuovo sistema, passando dalle deduzioni alle detrazioni, non riduce la base imponibile sulle quali le addizionali si calcolano. Per il single non cambia nulla, perché non aveva deduzioni prima non ha detrazioni adesso, per il capofamiglia invece sì perché gli sconti che aveva prima sulla base imponibile ora non ci sono. Questo vale ad aliquota invariate, figurarsi quando aumentano. A Roma , comune che le ha ritoccate, ciò fa sì che vadano già in rosso sia il single con 20 mila euro (per 7,59 euro l’anno) che la famiglia con 30 mila (per quasi 75 euro l’anno).

Fonte: http://www.repubblica.it


 

 

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