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Università e Finanziaria 2007

Il Tempo: "L’Università italiana &è; come una bomba innescata pronta ad esplodere". La Repubblica: "Università, Napoli guida la protesta, quattromila firme contro la Finanziaria"
26 ottobre 2006
RASSEGNA WEB
 
Il Tempo
L’Università italiana è come una bomba innescata pronta ad esplodere
26.10.2006. E la protesta contro la Finanziaria 2007, a breve, potrebbe riproporre scenari già visti quando al governo c’era il centrodestra e da Nord a Sud s’innalzavano barricate contro la riforma Moratti. La totalità delle sigle e associazioni di docenti, ricercatori e studenti ha già proclamato per il 17 novembre 2006, una giornata di sciopero nazionale nelle Università. Il Cipur(Coordinamento Intersedi Professori Universitari di Ruolo) e l’Uspur (Unione Sindacale Professori Universitari Di Ruolo) hanno, invece, indetto tre giorni di sciopero il 15, 16 e 17 novembre. Ieri contro la manovra fiscale sono state inviate al premier, Romano Prodi, e al ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, due petizioni, promosse da alcuni docenti dell’Università di Napoli Federico II. In calce la firma di oltre quattromila docenti universitari di ogni grado di molti atenei, compresi numerosi presidi di facoltà, direttori di dipartimento, presidenti di corsi di laurea, membri del Cun. Nei due appelli si chiede al governo di modificare quegli articoli della Finanziaria che prevedono tagli alle risorse per la ricerca e l’università e che decurtano gli stipendi di ricercatori, associati e ordinari, rimandando a un secondo tempo i provvedimenti di riforma del settore. «Sono provvedimenti che penalizzano le Università - spiega il prof Paolo Manzini vicepresidente vicario del Cipur - come la diminuizione delle borse di studio e i fondi per la ricerca. Ma la cosa più avvilente è la proposta del taglio del 50% degli scatti d’anzianità che finora hanno garantito l’avanzamento di carriera per le differenti fasce di docenza. Questa proposta, ad esempio, impedirà ai neo-ricercatori, la cui età ormai s’aggira sui 38 anni, di non raggiungere mai il massimo della retribuzione (a meno che non arrivino a lavorare 40 anni). E anche per associati e ordinari l’art. 64 della manovra è un sopruso. Viene ancora saccheggiata la parte retribuitiva dello stato giuridico della docenza già ridotta a cenerentola per lo sganciamento dai parametri dirigenziali, per la mancanza di aumenti (assenti dal ’92), per adeguamenti annui ritardati di un anno e inadeguati al costo della vita». Il Cipur se la prende anche con la Crui (la Conferenza dei Rettori) che avrebbe reagito «tiepidamente sulla questione». «Governo e Crui ritengono di avere individuato la docenza come responsabile dei problemi dell’Università e del Paese e vergognosamente la chiamano a pagare conti che non le spettano» ribadisce Paolo Manzini. Il comitato promotore dell’appello ai parlamentari contro i tagli stipendiali si è incontrato ieri con il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. Giuseppe Valditara, responsabile Scuola-Università di An: «Questi tagli smentiscono le promesse fatte in passato dal ministro Mussi della necessità di una rivalutazione degli stipendi della categoria». Da parte sua il ministro Mussi ha ribadito che un pacchetto di norme per risolvere, almeno in parte, la situazione dei lavoratori precari dell’università e della ricerca sono previsti in Finanziaria. «Dagli incentivi per il passaggio dei contratti da tempo determinato a indeterminato, alla rimozione del blocco del turn-over nell’università e negli enti di ricerca, dal fondo per le assunzioni dei ricercatori ai 30 milioni di euro per la stabilizzazione dei precari degli enti».
Natalia Poggi
 

La Repubblica
SCUOLA & GIOVANI
Università, Napoli guida la protesta
quattromila firme contro la Finanziaria
Due petizioni al ministro Mussi e al premier Romano Prodi promosse dai docenti di gran parte degli atenei italiani. In calce anche i nomi di numerosi presidi di facoltà
Napoli, 25.10.2006. Parte da Napoli la protesta dell’Università italiana contro la Finanziaria. Sono state inviate al premier, Romano Prodi, e al ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, due petizioni, promosse da alcuni docenti dell’Università di Napoli Federico II.
In calce la firma di oltre quattromila docenti universitari di ogni grado di molti atenei italiani, compresi numerosi presidi di facoltà, direttori di dipartimento, presidenti di corsi di laurea, membri del Consiglio nazionale universitario. I documenti sono stati appoggiati anche da alcuni Consigli di Facoltà e dal Senato Accademico della Federico II.
Nei due appelli si chiede al governo di modificare quegli articoli della Finanziaria che prevedono un taglio alle risorse per la ricerca e l’università e che decurtano gli stipendi di ricercatori, associati e ordinari, rimandando a un secondo tempo i provvedimenti di riforma del settore. "La riduzione stipendiale - ha dichiarato Guido Trombetti, presidente della Conferenza dei rettori italiani - costituisce una modifica dello stato giuridico ingiusta e punitiva".
"La politica dei due tempi - rileva Giovanni Miano, ordinario di Ingegneria a Napoli e promotore di uno dei due appelli - ci preoccupa fortemente, perchè rimanda a un futuro indeterminato quel che poteva e doveva essere fatto subito". "Questi miopi provvedimenti su ricerca e università - aggiunge Paolo Macry, ordinario di Storia Contemporanea della Federico II e autore del secondo appello - tradiscono una grave incomprensione politica che contrasta clamorosamente con il coraggioso impegno di altri paesi europei nel settore".
 

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