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Rispunta la Pantera, stavolta dalle cattedre

Con la finanziaria arrivano i tagli alla spesa, anche sulla ricerca. E il mondo degli atenei annuncia la serrata. La Pantera ritorna. Ma stavolta &è; in cattedra.
18 ottobre 2006

La luna di miele rischia di finire. I cambi della guardia tra Giulio Tremonti e Tommaso Padoa-Schioppa, e tra Letizia Moratti e Fabio Mussi, non sembrano sufficienti a consentire un cambio di rotta. Con la finanziaria arrivano i tagli alla spesa, anche sulla ricerca. E il mondo degli atenei annuncia la serrata. La Pantera ritorna. Ma stavolta è in cattedra.
L’Università chiuderà per due giorni i battenti. Il 17 novembre incrocerà le braccia il personale degli atenei mentre tre giorni dopo toccherà al comparto della ricerca. Sciopero generale. Protestano i sindacati confederali di Cgil, Cisl e e Uil. E lo fanno con parole forti. No, no e poi ancora no a una finanziaria che «porta avanti una vera e propria opera di “killeraggio” verso gli enti di ricerca pubblica e l’università». I sindacati di categoria denunciano la mancanza di antidoti per emergenze ormai croniche. Due su tutte: il problema del precariato, che la finanziaria «non risolve in alcun modo», e «l’insufficienza» dei fondi.
In Parlamento, le perplessità sui punti della manovra che riguardano la ricerca, soprattutto dopo la scelta di bloccare gli scatti di anzianità del personale universitario, aumentano. Giorni addietro, in una newsletter interna a un gruppo di ricercatori, il diessino Walter Tocci ha annotato. «Ci sono anche i punti dolenti della finanziaria. Mancano le risorse per assegnare le borse di studio a tutti i “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” (articolo 44 della Costituzione) e inadeguati sono i finanziamenti per Enti e Università. Se ne è lamentato anche il ministro Mussi. Si dirà, dobbiamo stringere la cinghia a causa del debito pubblico. Purtroppo non è così. Si potevano trovare risorse aggiuntive andando a tagliare le spese folli del ministro Tremonti. (...) Tutta la manovra è impregnata della vecchia cultura burocratica dei ministeri, che è ormai il vero ostacolo per una seria azione riformatrice».
Berlusconi o Prodi, Tremonti o Padoa-Schioppa, donna Letizia o il compagno Fabio. Per l’università la musica non cambia. Gli atenei rivendicano finanziamenti, rispetto per l’agenda di Lisbona. E visto che al governo c’è l’Unione, chiedono il rispetto del patto sottoscritto con l’ormai celebre programma. Quello di 281 pagine. A pagina 240 si leggeva: «Cinque anni di governo del centrodestra hanno significato delegittimazione sistematica dell’Università, definanziamento del sistema, accentuazione del particolarismo e del clientelismo nell’allocazione delle risorse(...). L’Unione deve invertire la rotta, deve avere pronte risposte precise e concrete per sostituire immediatamente le norme sbagliate introdotte nell’ultimo periodo.(...) Investire in formazione e ricerca è l’unico modo per recuperare consistenti squilibri economici e sociali, talora secolari». Di questo e altro - è l’allarme che arriva dagli atenei - non v’è traccia nella manovra «per l’equità» varata da palazzo Chigi.
Tra coloro che non mettono sotto accusa il governo, c’è Luigi Berlinguer, ex ministro dell’Istruzione. «Questo esecutivo ha riaperto le porte ai giovani ricercatori e tolto il blocco delle assunzioni. Provvedimenti di questo segno non si vedevano da quanto ero ministro io», spiega il professore universitario. Sugli scioperi, Berlinguer sostiene che «si tratta di una vertenza salariale che non tocca in alcun modo le politiche che la maggioranza ha intenzione di seguire sul fronte della ricerca. I tagli sono dovuti dall’emergenza senza precedenti che il paese ha ereditato dal precedente governo. Per questo, legittimo è il comportamento di chi sciopererà. Ma nulla, e dico nulla, ha a che fare con le politiche per l’università». La sensazione è che all’interno delle università, soprattutto quelle più popolose (alla Sapienza di Roma lamentano l’assenza di provvedimenti ad hoc per il primo ateneo italiano), in pochi siano pronti a sottoscrivere le dichiarazioni di Berlinguer. Né, tantomeno, quelle di Padoa-Schioppa che ieri sottolineato che «bisogna essere più oculati, più sobri, risparmiare sulle cose e sul lavoro». Parole che, dall’alto delle cattedre, suonano più che sospette.

Fonte: http://www.ilriformista.it


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