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Presunta compravendita di esami, studenti accusati di “concorso in concussione” e altri di “concorso in corruzione”
25 luglio 2006
Esami comprati: da 500 a 2500 euro per ogni prova, 15mila per un blocco di esami più la tesi. Quadro inquietante: si indaga anche su una pista "hard" per possibili scambi sesso-promozioni.
Sono indagati per “concorso in corruzione” sei studenti della facoltà di Economia implicati nello scandalo sulla presunta compravendita di esami presso l’Università di Bari. Altri studenti erano stati sentiti prima di loro dagli investigatori del nucleo operativo dei Carabinieri del capoluogo pugliese. La differenza consiste che i primi, una quindicina, risulterebbero vittime di concussione avendo accettato di pagare per poter superare gli esami. I sei colleghi di Economia - ora indagati insieme ad alcuni dipendenti dell’Ateneo - avrebbero invece offerto loro stessi delle somme per "passare" le prove universitarie.
  
 
Rassegna on-line:

 
Bari. Indagati 6 studenti di Economia
“Concorso in corruzione” è il reato ipotizzato dalla Procura della Repubblica, nell’ambito delle indagini dei Carabinieri sulla presunta compravendita di esami alla Facoltà universitaria
Bari. Sei studenti della facoltà di Economia dell’Università di Bari sono indagati per concorso in corruzione nell’ambito delle indagini sulla presunta compravendita di esami. Gli studenti , ai quali sono stati notificati inviati a comparire, saranno presto interrogati da carabinieri del Reparto operativo di Bari, che conducono le indagini.
Oltre agli studenti, nell’inchiesta coordinata dal Pubblico ministero Francesca Romana Pirrelli, del Tribunale di Bari, sono anche indagati - alcuni per concorso in concussione, altri per concorso in corruzione - una decina tra bidelli, funzionari e impiegati amministrativi e due docenti, mentre un altro professore è accusato solo di falso. Due bidelli della facoltà sottoposti ad indagini sono stati trasferiti: uno alla sede centrale dell’ateneo barese, l’altro alla facoltà di veterinaria.
Le indagini dei carabinieri avevano finora permesso di individuare una quindicina di studenti che avevano accettato di pagare (come vittime della concussione) pur di superare uno o più esami nei quali avevano dimostrato di avere qualche difficoltà. I sei studenti indagati, invece, forse sapendo del vorticoso giro di tangenti esistente in facoltà, avrebbero offerto direttamente una tangente in danaro pur di superare determinati esami: da qui l’accusa di corruzione in concorso con bidelli, impiegati o funzionari della facoltà.
 
 
Pacchetto-corruzione
A Bari paghi un esame ne superi tre
Bari. Uno schedario con nomi e numeri di matricola degli studenti da contattare; un tariffario con le cifre da incassare corredato da offerte speciali con pacchetti all inclusive completi di tesi di laurea pronte per l’uso; e poi ancora: soldi scambiati in un corridoio o nascosti nei fazzolettini di carta e smistati al bar dopo quattro chiacchiere e un caffè, prestazioni a luci rosse in cambio di una promozione, una serie di intimidazioni per imporre un sistema che alimentava un vorticoso giro di denaro:  è questo lo scenario che sta affiorando dalle indagini dei carabinieri, un vero e proprio terremoto giudiziario che sta facendo tremare l’università di Bari.
La nuova inchiesta diretta dalla pm Francesca Romana Pirrelli riguarda la compravendita di esami che si sarebbe trascinata per diverso tempo nella facoltà di Economia. Un autentico mercato gestito con criteri manageriali. Nulla veniva lasciato al caso: a ogni prova corrispondeva una cifra. Prendere o lasciare. Anzi in alcuni casi gli studenti venivano costretti a prendere a suon di minacce.  «Se non paghi non ce la farai mai», era il ritornello scandito dai responsabili dell’esamificio. Secondo quanto emerso dalle indagini un ruolo di primo piano nell’affare lo avevano i bidelli, ma sono coinvolti anche funzionari amministrativi, un professore e un cultore della materia, finiti in un’inchiesta consolidata con intercettazioni, filmati, pedinamenti.
Per il momento gli indagati a vario titolo sono una decina, ma l’impressione è che sia solo l’inizio. Nella caserma del comando provinciale dei carabinieri che troneggia sul lungomare di Bari proseguono gli interrogatori.
Il comandante del reparto operativo, tenente colonnello Vincenzo Trimarco, continua a mettere insieme i tasselli di un mosaico che diventa ogni giorno più inquietante.
Lo schedario sequestrato serviva ad annotare i nomi delle persone da contattare, soprattutto fuori sede, meglio se lavoratori e meglio ancora se stranieri; il tariffario era invece il listino prezzi degli esami: variava dai 500 ai 2.500 euro. Dipendeva dalla prova. Per quelle più difficili era necessario pagare di più o avvalersi dei pacchetti messi a disposizione dell’organizzazione:  sei esami più tesi costavano 15mila euro. Le voci sullo scandalo di Economia erano diventate particolarmente insistenti già alcuni mesi fa. I carabinieri nel giro di poco tempo sono riusciti ad approdare a una svolta: i militari si sono confusi con la folla in un corridoio della facoltà e hanno assistito alla consegna di 250 euro a un’impiegata amministrativa da parte di un bidello. I due sono stati denunciati. Un altro scambio di denaro è avvenuto in un bar della zona, dove lo stesso bidello si è messo in tasca mille euro sistemati da uno studente in un pacchetto di fazzoletti di carta.  Il nuovo capitolo dell’inchiesta è quello hard, sesso in cambio di promozioni: alcune ragazze sono già state ascoltate e avrebbero confermato l ’ipotesi dell’accusa precisando di non aver avuto scelta.
Bepi Castellaneta

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