L'emergenza Coronavirus in ginecologia

Covid-19 e gravidanza

di Stefano Angioni e Maurizio Nicola D’Alterio  

30 marzo 2020

L’epidemia di Covid-19 è in rapido aumento per quanto riguarda numero di casi, decessi e paesi coinvolti. In questa pandemia globale il ginecologo è chiamato a gestire l’emergenza nelle donne gravide. Le manifestazioni nelle donne gravide sono le stesse della popolazione generale e includono febbre, tosse, mialgia, mal di testa e diarrea. Immagini radiologiche anormali, associate a linfopenia, leucopenia e trombocitopenia si riscontrano nei casi più gravi che necessitano di supporto respiratorio. I principi di gestione del Covid-19 in gravidanza includono l'isolamento precoce, stretto controllo delle infezioni tramite antibioticoterapia, ossigenoterapia, evitare il sovraccarico di liquidi, monitoraggio fetale attraverso gli ultrasuoni e la cardiotocografia, eventuale ventilazione meccanica. In base alle condizioni della gravida, bisogna valutare il timing del parto. Per quanto concerne il feto, non ci sono ancora dati sufficienti che provino una trasmissione verticale in utero. Tuttavia si sono osservati casi di aborti spontanei, Mef (morte endouterina fetale), parti pretermine nelle epoche gestazionali più precoci. La maggior parte dei bambini nati da donne positive erano tuttavia negativi. Nonostante ciò un bambino nato da madre positiva Sars-CoV-2 deve essere sempre considerato potenzialmente infetto e posto in isolamento, allontanandolo temporaneamente dalla madre. Non è noto se il Sars-CoV-2 possa essere trasmesso attraverso il latte materno. In letteratura è descritto un singolo caso in cui si è riportata la presenza del virus nel latte materno. Fino a quando non saranno disponibili dati aggiuntivi, l’allattamento deve essere incoraggiato ma quello diretto è possibile solo dopo che la donna non è più considerata potenzialmente infettante.

Questionario e social

Condividi su: