Titolo:  L’odio proibito: la repressione giuridica dello hate speech
Data di pubblicazione:  2017
Data di prima pubblicazione on-line:  2017
Autori: 
Autori:  Gometz, Gianmarco
Numero degli autori:  1
Lingua:  Italiano
Presenza coautori internazionali:  no
Rivista:  STATO, CHIESE E PLURALISMO CONFESSIONALE
Volume:  32
Pagina iniziale:  1
Pagina finale:  39
Numero di pagine:  39
URL:  http://www.statoechiese.it/contributi/lodio-proibito-la-repressione-giuridica-dello-hate-speech
Abstract:  Questo articolo persegue due obiettivi. In primo luogo si intende offrire una panoramica generale sopra la repressione giuridica delle diverse categorie di condotte espressive ricondotte alla nozione di hate speech. Si noterà che tale repressione, specie in Europa, passa assai spesso per la criminalizzazione, del resto da sempre usata dal diritto per reprimere pensieri o punti di vista per qualche ragione sgraditi o ritenuti dannosi. Diversi dal passato, piuttosto, sono i soggetti oggi difesi da tali misure: appartenenti a categorie deboli e/o minoritarie anziché forti e/o maggioritarie. Il secondo obiettivo di questo lavoro è tentare di individuare le ragioni addotte a giustificazione della repressione giuridica di espressioni, credenze o dottrine certamente in molti casi più che deprecabili sul piano morale, eppure in potenza protette, assieme ai loro portatori, da altre ragioni giuridiche d’alto rango: i principi della libertà di pensiero e di parola. Si noterà che, almeno quando si prendono in esame i discorsi d’odio non indirizzati contro individui determinati né diretti e idonei a far compiere ad altri atti lesivi, non v’è alcun accordo su quali siano tali ragioni, che tendono a strutturarsi in giustificazioni che presentano in modo insolitamente lampante alcune pecche tipiche, rispettivamente, delle giustificazioni deontologiche e di quelle teleologiche: le prime tendono a risultare superficiali in quanto apodittiche, generiche e vacue; le seconde tendono a eludere gli oneri argomentativo-dimostrativi d’ordine fattuale da cui dipende la loro validità.
Abstract:  The aim of this article is two-folded. First, it offers a general overview of the legal repression of various categories of expressive behaviours ascribed to the notion of hate speech. Especially in Europe, such repression often passes through criminalization, long since used by law to suppress thoughts or points of view for some reason considered harmful. The social groups nowadays protected by such repressive measures, however, are different from the past: weak and/or minoritarian groups rather than strong and/or majoritarian ones. The second aim of this work is to identify the reasons for the legal repression of expressions, beliefs or doctrines certainly in many cases morally deplorable, yet protected by other high-ranking legal reasons: the principles of freedom of thought and speech. It will be noted that especially for untargeted hate speech not connected to a clear and present danger of unlawful actions, there is no general agreement about those reasons. Furthermore, they tend to be structured in justifications showing some typical flaws of, respectively, deontological and teleological reasoning: the former tend to be superficial as apodictic, generic and vacuous; the latter tend to evade the argumentative burdens of factual order from which their validity depends.
Parole chiave:  Hate speech
Tipologia: 1.1 Articolo in rivista

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