Press review

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
04 February 2012
ufficio stampa e redazione web
RASSEGNA QUOTIDIANI LOCALI
  
    

 
L’UNIONE SARDA

1 - L’Unione Sarda / Cronaca di Cagliari (Pagina 20 - Edizione CA)
Cittadella
Trenta milioni per il Centro servizi universitario
Il Consiglio di amministrazione dell’Università ha approvato l’avvio dell’iter che porterà alla realizzazione della nuova “spina” dipartimentale della Cittadella universitaria di Monserrato. I nuovi edifici ospiteranno il Centro servizi di ateneo per la ricerca (Cesar) e i laboratori medico-scientifici.
«Siamo in linea con il Piano strategico presentato con il programma elettorale», ha spiegato il rettore Giovanni Melis. «Il finanziamento atteso ammonta a circa 30 milioni di euro e i lavori dovrebbero essere ultimati entro tre anni». A progettare l’opera lo Studio professionisti associati dell’ingegner Aldo Vanini e dell’architetto Massimo Faiferri.
Ieri in Cda è stato presentato il progetto preliminare del complesso edilizio. «La data odierna è storica - ha aggiunto il dirigente dell’Ateneo Antonio Pillai - perché si tratta di una iniziativa che implica il ripensamento di tutti gli spazi che si libereranno in città, compreso l’edificio della Clinica Macciotta che entro l’anno sarà liberato per effetto del completamento del blocco Q a Monserrato, e il San Giovanni di Dio».
 
 
2 - L’Unione Sarda / Cronaca di Cagliari (Pagina 20 - Edizione CA)
Il Consiglio di Stato cancella le scelte dell’Ateneo: cade la decadenza dagli studi del 30 aprile
Università, la vittoria dei fuori corso
Il Consiglio di Stato ha scritto il capitolo finale della lunga battaglia che ha opposto gli studenti da tempo fuori corso al rettore di Cagliari che, attraverso un apposito decreto, ne aveva disposto la decadenza. La decisione cancella quindi una precedente sentenza del Tar (che aveva rigettato il ricorso degli universitari) e rimette in corsa per il titolo tutti quegli studenti che, entro il prossimo 30 aprile, avrebbero altrimenti visto spegnersi la speranza di essere un giorno laureati.
LA SENTENZA I giudici fondano la riforma della sentenza del Tar sul fatto che il principio di autonomia di cui ciascun Ateneo si serve per stendere il proprio regolamento didattico non può superare o integrare le disposizioni di carattere nazionale previste per l’Università. Di più: il decreto è stato adottato in violazione dei principi di condivisione democratica: «Il meccanismo - sottolinea l’estensore della sentenza - non può prescindere dalla ricerca del consenso della popolazione studentesca». «Il Consiglio di Stato - aggiunge poi l’avvocato Mauro Barberio che insieme ai colleghi Stefano Porcu e Carlo Tack ha rappresentato gli ormai ex “decadenti”, ha anche avvalorato la tesi secondo cui le norme adottate dall’Università non possono essere retroattive e quindi modificare le regole vigenti all’atto dell’iscrizione».
GLI STUDENTI Soddisfazione tra gli studenti che hanno presentato il ricorso. Pierpaolo Batzella, primo firmatario e animatore della pagina Facebook “Nodecadenzastudi”, sottolinea: «È stato finalmente dichiarato illegittimo un decreto che, attraverso lo spauracchio della decadenza, ha ingiustamente costretto molti studenti a cambiare il proprio percorso di studi» e quindi a rinunciare alle proprie aspirazioni. «Ora penseremo solo a completare la carriera conseguendo questa agognata e sofferta laurea, che da oggi avrà per noi ancora più valore». Roberto Mura, rappresentante in Senato accademico per la lista “Uniti e liberi”, aggiunge: «Ci siamo opposti sin dall’inizio a questo provvedimento e in ogni sede abbiamo ribadito la nostra contrarietà. Ora si tratta di garantire che la sentenza venga attuata. Restiamo in ogni caso a disposizione di tutti gli studenti per qualsiasi chiarimento».
IL RETTORE Giovanni Melis non entra nel merito della sentenza del Consiglio di Stato che annulla il suo decreto: «Ad oggi nessuno è stato dichiarato decaduto», sottolinea il rettore, «l’obiettivo del regolamento è sempre stato quello di stimolare gli studenti iscritti fuoricorso da anni a riprendere con regolarità gli studi». Tale obiettivo può dirsi ampiamente raggiunto perché «millecinquecento studenti, potenzialmente decadenti, concluderanno il proprio corso di laurea entro l’anno. Valuteremo il dispositivo della sentenza per comprendere come si possa continuare a garantire un efficiente servizio didattico su corsi che, anche per effetto delle varie riforme ministeriali, non sono più attivi da oltre un decennio».
Manuela Arca
 
 
3 - L’Unione Sarda / Cultura (Pagina 54 - Edizione CA)
Università di Cagliari
Educazione allo sviluppo, il corso Unicef
Patrimonio perduto per l’umanità, li definisce con amara ironia l’Unicef. Sono i bambini impoveriti, malnutriti, morti. Sono quelli che ogni giorno se ne vanno, sotto lo sguardo indifferente dei più. Bambini invisibili, per i quali occorre un impegno visibile. Di questo discuterà il XVIII Corso universitario multidisciplinare di Educazione allo sviluppo che si terrà a Cagliari, nell’Aula magna della Facoltà di Scienze della Formazione, dal 24 febbraio al 25 maggio. Quattro mesi di incontri, e di confronti, per un progetto che coinvolge diversi atenei italiani e ha un obiettivo chiaro: portare all’interno del mondo universitario, tra le nuove generazioni, una maggiore consapevolezza. Coordinato da Rosella Onnis, presidente provinciale Comitato Unicef Cagliari, e diretto da Sergio Del Giacco, il corso si avvale di un comitato scientifico formato da Bianca Maria Carcangiu, Rita Fadda, Gianni Loy, Sergio Vacca e Patrizia Manduchi. Dodici le lezioni che vedranno protagonisti operatori sociali, docenti universitari, magistrati, giornalisti, studiosi, tre i moduli in cui il corso si articola. “La Convenzione Onu 1989: i diritti dei più deboli”. “Io come tu: l’Unicef contro ogni discriminazione” e “Vogliamo Zero: un traguardo dell’Unicef”.
Titoli intriganti (quel tu che in barba alla grammatica diventa soggetto esattamente come è soggetto io, quel vogliamo zero che in un’ epoca in cui tutti vogliono tutto significa andare in direzione ostinata e contraria, ad abbattere la miseria, la malnutrizione, la mortalità infantile. Diventa maggiorenne, il corso che sarà inaugurato venerdì 24 alle 18 da Rosella Onnis, dalla presidente regionale Paola Manconi, dai presidi di Scienze politiche e scienze della Formazione, Paola Piras e Antonio Cadeddu, dal direttore del corso Del Giacco, da Paola Bianchi, vice presidente Unicef Italia. Sarà soprattutto lei, che svolge le funzioni effettive del presidente dopo la nomina di Vincenzo Spadafora a Garante per l’infanzia, a parlare delle campagne contro le discriminazioni di genere, soprattutto nei confronti di bambini, donne e Rom. Temi forti, che ritorneranno nelle lezioni successive con gli interventi dei relatori. Su tutti Paul Polansky, antropologo e scrittore, che sarà in città il 13 aprile, a parlare del popolo rom dopo le guerre nei Balcani. E Fawzi Ismail, presidente associazione Amicizia Sardegna-Palestina, che parlerà il 18 maggio della tragedia immane dei bambini della striscia di Gaza.
ISCRIZIONI Il corso si svolgerà sempre di venerdì, dalle 18 alle 20, è aperto a studenti e neolaureati di tutte le facoltà cagliaritane, operatori sociali ed educatori, fino a un massimo di 250 partecipanti. È gratuito, con un contributo di 25 euro per spese di documentazione, e dà un attestato di frequenza a chi avrà seguito dieci lezioni. Le iscrizioni a esaurimento posti fino al 23 febbraio (10.30-13 lunedì mercoledì e venerdì; 15.30-17 martedì e giovedì nella sede Unicef ospitata al “Grazia Deledda” di via Sulcis) oppure www.unicef.it sezione Cagliari.
M.P.M.
 
 
4 - L’Unione Sarda / Oristano e Provincia (Pagina 19 - Edizione OR)
IL GIALLO. Cade l’ipotesi della presenza del Veniero. I test della Marina Militare con la facoltà di Geologia «Sommergibile? Sono solo pietre» L’Università di Cagliari smentisce: nessun sottomarino nei fondali di Is Arenas
Svelato una volta per tutte il mistero del fantomatico sommergibile affondato a un centinaio di metri dalla spiaggia di Is Arenas. Dai risultati emersi da un’analisi condotta dalla Marina Militare, in collaborazione con l’università di Cagliari, lo scorso 30 novembre, risulta che il presunto sottomarino non sarebbe altro che una enorme stratificazione di rocce sedimentarie.
«I fondali marini sono stati investigati attraverso immersione subacquea» spiega Sandro De Muro, docente di geologia generale e marina e difesa delle coste del dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’università di Cagliari. Smentita dunque l’ipotesi che si trattasse del “Veniero” della Seconda Guerra Mondiale partito per una missione militare e mai tornato indietro.
IL FATTO Il 17 maggio del 1942 il sommergibile italiano Veniero II della classe “Marcello” guidato dal capitano di corvetta Elio Zappetta, era partito da Cagliari per una missione al largo delle isole Baleari. Le ultime notizie che si hanno dell’unità navale risalgono alla sera del 29 maggio quando alle 16.45 lanciò un messaggio radio con la notizia di un attacco in corso. Poi più nulla. Da successive notizie inglesi si seppe che un sommergibile italiano, nelle prime ore della mattina del 7 giugno del 1942 era stato attaccato da un aereo Catilina, riportando gravi danni alle strutture. Negli elenchi della Marina Militare il sommergibile Veniero della classe "Marcello" risulta ad oggi disperso con l’equipaggio.
LE ANALISI «Si tratta di rocce arenarie e biocostruite», spiega il professor De Muro. «Ossia scavate dall’azione erosiva del mare e di alcuni microorganismi». Da qui il responso. «Per la Marina Militare i reperti sono da classificare come naturali e non artificiali ed è esclusa la presenza di manufatti in ferro (o altro metallo) e di ossa umane». Questo studio è stato effettuato allo scopo di dare certezze autorevoli alle famiglie di quei marinai che, come l’equipaggio del sommergibile Veniero II non sono mai tornati. Purtroppo alcuni forum, blog e media - sottolinea l’addetto stampa della Marina Militare sarda - hanno contribuito ad alimentare l’ipotesi che si trattasse del sommergibile di Is Arenas facendo diventare il mare oristanese un sacrario. «Speriamo cali il sipario sul mistero del sommergibile di Is Arenas», ha concluso l’ammiraglio di Divisione Gerald Talarico.
Alessia Corbu
 
 
5 - L’Unione Sarda / Cronaca Regionale (Pagina 11 - Edizione CA)
Se i diritti finiscono sul mercato la Giustizia sarà solo per i ricchi
Accusa al Governo: «Tasse alle stelle per scoraggiare le cause»
Stefano Lenza
Non è una questione di bottega. Più che l’abolizione delle tariffe, gli avvocati contestano a Super Mario, al suo e ai precedenti governi, di voler trasformare la Giustizia in un bene di lusso. Farne roba per ricchi, come se le sentenze non le firmassero i giudici ma fossero griffate dai migliori stilisti dell’alta moda. Una tutela dei diritti, insomma, cucita addosso solo a chi se la può permettere. Tanto che vorrebbero perfino evitare la parola "liberalizzazioni", ritenendola del tutto impropria come sintesi concettuale del decreto Monti. Opposizione netta, quindi, non solo per la sostanza ma anche, e non poco, per il metodo. «La prima preoccupazione - spiega Ettore Atzori, presidente dell’Ordine a Cagliari - nasce dal modo in cui sono state varate le norme. Scaraventate contro di noi e i cittadini, senza alcuna consultazione, evitando il pur minimo confronto sui temi, non tanto della categoria, ma della Giustizia».
Decisionismo interpretato dai legali quasi come una dichiarazione di guerra. Reazione immediata e a tutto campo: pressing sul Parlamento per modificare il testo e proclamazione di una serie di azioni di protesta. Astensione dalle udienze programmate per il 23 e 24 febbraio. E il 28 gennaio hanno disertato in tutta Italia l’inaugurazione dell’anno giudiziario, affidando ai presidenti distrettuali la lettura di un’unica nota. In qualche caso si sono presentati con un cerotto sulle labbra. Rappresentazione scenica della volontà governativa di voler tappare loro la bocca, impedendo di fatto la tutela dei diritti dei cittadini. Mica roba da poco. A vederli in tivù, con quel nastro appiccicato tra il mento e il naso che proprio strideva con la solennità del rito, venivano in mente scenari da democrazia in bilico.
Apparentemente troppo, rispetto all’abolizione delle tariffe, la possibilità di effettuare nelle università sei dei diciotto mesi del tirocinio legale per accedere all’ordine, e l’obbligo di consegnare un preventivo ai clienti. Non sono però queste novità introdotte col decreto a turbare gli avvocati. «La manovra governativa esalta valori economici a dispetto di quelli giuridici su cui si fonda la nostra professione», spiega Donatella Pau, presidente a Oristano. Per il Monti-pensiero, abolire la tariffe dovrebbe accrescere la concorrenza a tutto vantaggio del cittadino-cliente. Per i legali, viceversa, l’operazione è pura demagogia. In primo luogo perché chi ha in gioco interessi economici, o rischia un po’ di anni di carcere, non sceglie in base alla sola valutazione dei costi. Prevale la fiducia nella competenza. «Le tariffe minime erano già state abolite dal ministro Bersani. Quelle in vigore, stabilite dal Ministero, rappresentano una garanzia. Eliminandole non si fanno certo gli interessi dei cittadini. Al ribasso lavoreranno i giovani o chi non ha clienti. Con poca esperienza, pertanto, o con scarso successo. Non verranno colpiti i grandi studi ma quelli piccoli e di provincia», osserva Pau. In più c’è il problema della previdenza. «Cancellate le tariffe, verrà meno il parametro di riferimento per la contribuzione», commenta Alberto Cocco Ortu, delegato regionale dell’istituto autonomo. «Negli ultimi anni - spiega - la nostra cassa ha risentito della contrazione dei redditi degli iscritti. Resta comunque solida e garantisce conti in ordine e tranquillità per mezzo secolo, grazie a una riforma che ha elevato l’età della pensione a settant’anni».
L’obbligo di preventivo non turba più di tanto «perché già si fa - dice Pau - e non può comunque essere preciso, vista la non prevedibilità del procedimento». Bocciata anche la possibilità di svolgere un terzo del tirocinio nelle università. «Cui così si delegano funzioni improprie. Si chiama pratica forense non a caso ma perché va fatta negli studi legali e non in teoria dentro un’aula di ateneo invece che di tribunale».
Onorari liberi o prefissati a parte, la filosofia economicistica lamentata dall’Ordine forense emergerebbe anche dalla ventilata possibilità di consentire a società di capitale, anche controllate da non professionisti, di gestire studi legali con dipendenti avvocati. Modello importato dagli Stati Uniti ma da noi considerato come la fine della libera, appunto, e non dipendente, professione. Con pesanti riflessi sul fronte previdenziale. «Anche se i soci fossero avvocati, i dividenti non potrebbero essere considerati redditi professionali e, quindi, non sarebbero assoggettabili a contribuzione. Nel caso di legali dipendenti, come già avviene per quelli degli enti pubblici, non potrebbero neppure essere iscritti alla Cassa». Un bel rebus che il Parlamento dovrà risolvere in un modo o nell’altro.
Le scelte di Monti vengono considerate in perfetta continuità con le politiche adottate dai predecessori. «Con la falsa bandiera delle liberalizzazioni, stanno mettendo in pericolo il diritto individuale ad ottenere giustizia giusta e non sommaria», lamenta Gianni Carrus, presidente a Lanusei. «Cavalcando l’onda emotiva della crisi economica - precisa - sono stati aumentati i costi, cioè le tasse pagate allo Stato, per iniziare una causa». Accusa rilanciata da Caterina Cabiddu, delegata regionale dell’Oua, l’organismo unitario di rappresentanza politico sindacale. «Se un imprenditore vuole ricorrere al Tar per contestare un appalto - esemplifica - deve versare quattromila euro solo per poter depositare il ricorso. Di fatto siamo a alla denegata giustizia. Si vuole costringere il cittadino a rinunciare a far valere i propri diritti. Hanno poi esteso la tassazione anche a cause di famiglia, come i divorzi, di lavoro o previdenziali finora esentate». Il perché lo spiega Sergio Milia, presidente a Sassari. «Il vero problema non sono le tariffe ma tutte le norme volte a non farci lavorare per tagliare i costi della Giustizia. Si mettono mille paletti per impedire alla gente di fare causa». Oneri salatissimi, insomma, per disincentivare l’avvio dei procedimenti. «Incomprensibile dato che i costi processuali vengono sempre e comunque pagati dai diretti interessati», osserva Cabiddu. «La verità - sottolinea Carrus - è che la giustizia sarebbe autosufficiente se tutti i proventi venissero utilizzati esclusivamente per il settore e non destinati ad altri scopi».
  
 

 
LA NUOVA SARDEGNA 
 
6 - La Nuova Sardegna / Pagina 8 - Sardegna
Vietato rottamare i fuoricorso 
Sentenza dà ragione a 200 studenti: potranno laurearsi 
 CAGLIARI. Gli studenti in ritardo con gli esami finiti fuoricorso anche da anni non devono perdere il diritto di arrivare alla laurea in quello stesso corso di studi: è il Consiglio di Stato a stabilirlo, accogliendo il ricorso in appello presentato dagli avvocati Mauro Barberio e Stefano Porcu per conto di 202 giovani che in base al regolamento sulle carriere emanato dall’università di Cagliari il 28 maggio 2010 rischiavano di non prendere l’agognata pergamena.
 I giudici del Tar avevano dato ragione all’ateneo, riconoscendogli l’autonomia nella scelta delle regole di carriera studentesca e la necessità di non tenere aperti corsi di studi in fase di esaurimento in attesa dei ritardatari.
 Ma i giudici amministrativi supremi - la sesta sezione di palazzo Spada, relatore Giulio Castriota Scanderberg, presidente Luigi Maruotti - ieri hanno ribaltato la decisione cancellando in un colpo solo il regolamento impugnato, le delibere di approvazione del Senato accademico e quella del consiglio di amministrazione. A disincentivare le «lungodegenze» universitarie ritorna quindi in funzione la sola norma prevista dall’ordinamento italiano, che stabilisce la decadenza degli studenti che non abbiano sostenuto esami per otto anni consecutivi. Gli altri, poco alla volta, potranno avanzare verso la laurea senza trovarsi di fronte a una porta chiusa.
 Ma vediamo quali sono state le posizioni contrapposte finite all’esame dei giudici amministrativi dei due gradi. L’università di Cagliari aveva previsto la decadenza dai corsi di studio per le varie categorie di studenti iscritti in periodi diversi: in un caso avrebbero perso il diritto a concludere il corso se non avessero terminato gli esami entro un numero di anni pari al doppio della durata normale, in un altro entro il 30 aprile 2012 e in un altro ancora nel triplo degli anni previsti.
 La ragione dell’ateneo: attuare sino in fondo la riforma, dismettendo i corsi considerati esauriti. Se i giudici del Tar hanno valutato come legittime queste norme perchè ancorate all’autonomia degli atenei, i magistrati d’appello hanno osservato che «detta autonomia non può esorbitare dai principii generali fissati nell’ambito del regolamento attuativo» legando le scelte dell’università di Cagliari - e di tutte le altre - a una «cornice normativa generale». In pillole: il regolamento cui si sono opposti i 202 studenti sardi «non ha una base giuridica nella normativa nazionale» ma al contrario in base alle leggi in vigore «le università devono assicurare la conclusione dei corsi di studio e di rilascio dei relativi titoli secondo gli ordinamenti didattici previgenti agli studenti già iscritti alla data di entrata in vigore dei regolamenti stessi». Come dire che le regole non si possono cambiare quando la partita è già cominciata. Infatti - scrivono i giudici nelle ultime righe della sentenza - le «disposizioni regolamentari impugnate vanno annullate erga omnes ma nelle sole parti che risultano di pregiudizio per i ricorrenti di primo grado».
 Sembra di capire che l’Università potrà stabilire regole nuove, in linea con quelle statali, per gli studenti che si iscriveranno da ora in poi.
 Sulla sentenza il rettore Giovanni Melis ha osservato che «ad oggi nessuno è stato dichiarato decaduto. L’obiettivo del regolamento è sempre stato quello di stimolare gli studenti iscritti fuori corso da anni a riprendere con regolarità gli studi. Tale obiettivo può dirsi ampiamente raggiunto: ad oggi, infatti, 1.500 studenti, potenzialmente decadenti per effetto delle norme introdotte, concluderanno il proprio corso di laurea entro l’anno. Valuteremo il dispositivo della sentenza - aggiunge il rettore - per comprendere come si possa continuare a garantire un efficiente servizio didattico su corsi che, anche per effetto delle varie riforme ministeriali, non sono più attivi da oltre un decennio». (m.l)
 
 
7 - La Nuova Sardegna / Pagina 1 - Cagliari
Lavoro, i troppi precari senza diritti 
Associazione Jan Palach: incontro con l’ex ministro Damiano 
BETTINA CAMEDDA
Cagliari. Compie vent’anni l’associazione studentesca Jan Palach. Venti anni al fianco degli studenti universitari con manifestazioni, eventi culturali e dibattiti per favorire il pluralismo democratico nell’universo giovanile. Un pluralismo che oggi si scontra con la precarietà e con la difficile ricerca del posto di lavoro. Su questa linea ieri l’associazione studentesca, presieduta da qualche mese da Claudia Lancioni, ha presentato nella sala Nanni Loy il convegno ‘Equilibrio precario, tra tutele in discussione e precari senza diritti’. Un incontro tra gli studenti e l’attuale ‘mondo del lavoro’ fatto di precari cinquantenni e di trentenni sfiduciati che smettono di cercare un posto. ‹‹Il precariato è ormai diventato uno strumento interno al modello produttivo. Bisogna creare degli ammortizzatori sociali e bisogna agire sui costi - sottolinea l’ex Ministro del Lavoro Cesare Damiano - finché il lavoro flessibile o precario costerà di meno con stipendi bassi noi avremo questa distorsione». Sul tavolo del confronto tra governo e parti sociali la riforma del mercato del lavoro e le due più accreditate proposte sul contratto unico di inserimento: il Ddl Nerozzi degli economisti Boeri e Garibaldi e la proposta Flexsecurity lanciata dal professore Pietro Ichino.
‹‹Il mercato del lavoro in Sardegna soffre delle continue sollecitazioni della precarietà. Dare maggiore flessibilità a mio avviso non è la direzione giusta - spiega il Sindaco di Cagliari Massimo Zedda - è necessario ragionare su questi temi».
 
 
8 - La Nuova Sardegna / Pagina 21 - Sassari
La disabilità vista con gli occhi dei ragazzi 
L’ateneo promuove un concorso riservato a chi frequenta gli istituti superiori 
SASSARI. «La disabilità nel mondo studentesco», è il tema del concorso indetto dall’Università di Sassari e rivolto agli studenti che frequentano l’ultimo anno degli istituti di istruzione secondaria delle province di Sassari e Olbia-Tempio.
L’obiettivo dell’iniziativa è quello di sensibilizzare il pubblico giovanile sulle problematiche con le quali ogni giorno si misurano i diversamente abili che ancora troppo spesso devono fare i conti con barriere architettoniche e soprattutto mentali che hanno riflessi negativi sul vivere quotidiano di chi già affronta percorsi molto difficili e dolorosi. La partecipazione al concorso è aperta a qualsiasi forma e comunicazione espressiva.
Si può quindi concorrere con un testo scritto, con una fotografia, ma sono ammessi anche disegni, video o brani musicali. I singoli elaborati e prodotti multimediali dovranno essere inviati all’Università di Sassari entro il prossimo 29 febbraio. Come detto la partecipazione è riservata agli studenti delle scuole superiori.
In palio ci sono quattro premi del valore di mille euro ciascuno.
Per avere maggiori informazioni sul concorso è possibile anche contattare Giovanni Battista Sechi (079/229931) o Silvia Carta (079/229928) dell’Ufficio Orientamento e Diritto allo Studio.
 
 
9 - La Nuova Sardegna / Pagina 21 - Sassari
La formazione di «Ulisse» 
Soggiorni di studio e tirocini oltre i confini europei: dall’ateneo 110mila euro, domande entro il 27 febbraio 
SASSARI. La mobilità internazionale studentesca è sempre più al centro delle politiche dell’ateneo cittadino. Per consentire ai propri iscritti di maturare nuove esperienze sia di studio sia di tirocinio nei paesi non aderenti all’Erasmus, attraverso il programma Ulisse “Student mobility for study and for placement”, l’Ateneo ha stanziato quest’anno 110mila euro, una somma quattro volte superiore a quella che era stata prevista per il 2011. Il progetto si affianca alle altre iniziative messe in campo dall’Università di Sassari per le mobilità internazionali studentesche, tutte finanziate, oltre che con i contributi dell’Unione Europea e del ministero dell’Università, anche con il determinante apporto dei fondi della Regione.
In particolare, con il programma Ulisse l’ateneo incoraggia gli studenti a mettersi in gioco oltre i confini comunitari: le borse variano dai 1000 ai 3000 euro a seconda della durata dei soggiorni e dei costi di viaggi.
«Grazie all’Ulisse lo scorso anno (primo anno di sperimentazione) circa trenta studenti dell’Università di Sassari hanno potuto arricchire il proprio bagaglio culturale e professionale con interessanti esperienze di studio e con tirocini molto qualificati - spiega il delegato del rettore, Piero Sanna -. Alcuni hanno frequentato centri di ricerca e istituzioni di alta formazione, altri hanno collaborato con organizzazioni non governative, con importanti istituzioni sanitarie, con rinomati studi professionali. Tra i paesi toccati dalle mobilità dell’anno scorso, oltre agli Stati Uniti e alla Russia, figurano il Libano, l’Egitto, la Georgia, il Brasile, la Thailandia, la Cina e il Giappone. Tutti sono ritornati entusiasti e con il desiderio di allargare ulteriormente i propri orizzonti. Quest’anno, grazie all’incremento del fondo stanziato dall’Ateneo, potremo assicurare un sostegno nettamente più incisivo e soddisfare un maggior numero di domande».
Possono partecipare al programma Ulisse gli studenti iscritti ai corsi di laurea, alle scuole di dottorato e ai master dell’Università di Sassari. Le proposte di candidatura dovranno essere trasmesse dal 13 al 27 febbraio in formato elettronico alle presidenze delle facoltà e in duplice copia cartacea all’Ufficio Relazioni Internazionali (lo sportello in via Macao è aperto da lunedì a venerdì, dalle 10.30 alle 12.30. Il telefono è 079 229757). Tutte le informazioni relative al progetto Ulisse si possono trovare sulla home page del sito dell’Ateneo all’indirizzo www.uniss.it cliccando sull’apposito banner.
 
 
10 - La Nuova Sardegna / Pagina 21 - Sassari
Apre «Sa domo ’e carrera longa» 
È nel cuore del centro storico la quarta residenza universitaria 
Spazio alla tecnologia e alle mostre d’arte Sono 42 i posti letto 
SASSARI. Più che una residenza universitaria sembra un albergo a quattro stelle. Un gioiello architettonico incastonato in un contesto che da tempo attende adeguata valorizzazione. Il restauro di Casa Ledà, 42 posti letto nel cuore della città vecchia, è solo uno dei primi passi verso la tanto agognata rinascita del centro storico. Il presidente dell’Ersu, Gianni Poggiu, lo ha detto a chiare lettere nell’intervento di apertura della cerimonia inaugurale della nuova Casa dello studente. Pubblico delle grandi occasioni, ieri, per l’inaugurazione della quarta residenza universitaria sassarese.
«Sa domo ’e carrera longa», così è stata ribattezzata, è una tappa importante del piano di potenziamento grazie al quale l’Università si avvia verso il traguardo dei mille posti letto, fissato dal consiglio di amministrazione dell’Ersu, per rispondere in modo ottimale alle esigenze dei fuori sede. Una volta realizzato il gioiello occorre però lavorarci attorno perché non si può certo sperare che il centro storico brilli di luce riflessa. «Al sindaco - ha detto il presidente dell’Ersu - chiediamo di proseguire con il piano di recupero di questa importante parte di città». Le rassicurazioni di Gianfranco Ganau non si sono fatte attendere: «Gli interventi di contorno sono già stati avviati e la prossima consegna del mercato civico è una tappa fondamentale del piano». Tra acquisto e restauro, l’operazione di recupero dello storico palazzo, d’angolo fra le vie Lamarmora e Rosello, appartenuto ai conti Ledà d’Ittiri, è costato tremilioni e 150mila euro, un concorso di spesa tra ministero dell’Istruzione e Regione sarda grazie all’accordo di programma quadro. 1125 metri quadrati, distribuiti su quattro livelli, impiantistica nuova di zecca e soluzioni tecnologiche all’avanguardia. L’edificio è dotato di tre caldaie, una cucina, spazi comuni per la socializzazione e perfino una lavanderia. Arredi e complementi da resort di lusso: nelle ampie sale, infatti, è possibile visitare una mostra di circa venti pezzi tra sculture, pitture, incisioni e illustrazioni, realizzate in collaborazione con l’Accademia di belle arti e curata dal pittore Sisinnio Usai. «Sarà il fiore all’occhiello dei servizi abitativi Ersu - dice soddisfatta Maria Assunta Serra, direttore generale dell’ente - la consegna di questo edificio era uno dei nostri obiettivi primari». Sulla stessa frequenza è il rettore Attilio Matsino: «L’immobile innalza la qualità delle nostre residenze ed è in linea con le strutture ricettive internazionali». Soddisfazione anche nelle parole del presidente della Provincia Alessandra Giudici che ha fatto appello alla sinergia tra le istituzioni in un momento difficile.
Raccogliendo l’invito, l’assessore regionale all’Istruzione, Sergio Milia, in chiusura, ha rivolto un appello ideale all’unità di intenti: «Per far sì che il centro storico recuperato diventi una preziosa risorsa per la città». Milia ha anche auspicato che presto si possa posare la prima pietra del campus universitario, prossima tappa nel piano di potenziamento delle dotazioni universitarie. La mattinata si è conclusa con una gradita performance musicale del trio Nemesis composto da studenti del Conservatorio.
 
 
11 - La Nuova Sardegna / Pagina 8 - Sardegna
La Marina: «Non c’è un sottomarino davanti a Is Arenas» 
Il docente di Geologia incaricato degli accertamenti: «Quella è una formazione rocciosa naturale» 
CAGLIARI. La Marina non ha dubbi: la sagoma che si trova davanti alla spiaggia di Is Arenas nell’Oristanese, a 620 metri dal promontorio di Capo Mannu, sotto dieci metri d’acqua, non è di un sommergibile. Non diventerà quindi un sacrario della Marina in onore dei militari morti durante una missione di guerra, non alimenterà più il sospetto che la copertura di pietra fosse in realtà cemento colato da qualcuno per nascondere verità inconfessabili in tempi di pace. Ieri pomeriggio nella sede di Marisardegna il comandante regionale ammiraglio Gerald Talarico ha presentato le sue prove: una ricerca condotta nel novembre 2011 dal professor Sandro De Muro, ordinario di Geologia all’università di Cagliari, con la collaborazione del fotografo subacqueo Giampaolo Dore che ha documentato la presenza di una formazione rocciosa naturale le cui caratteristiche hanno suggerito l’ipotesi che sotto le concrezioni ci fossero resti di un sommergibile, forse quel Veniero II che lasciò il porto di Cagliari il 17 maggio 1942 per andare in missione alle Baleari e non fece mai ritorno. Dalle cronache della Marina inglese si apprese poi che aerei di quell’aviazione avevano assaltato un sommergibile in emersione la mattina del 7 giugno 1942 nella zona dalla quale il Veniero aveva inviato l’ultima segnalazione. Mai fu ritrovato nelle numerose campagne di recupero condotte dalla Marina nei due anni successivi al 1945. Dunque De Muro ha dato conto di quel che ha analizzato. Un video ha mostrato la zona, la roccia, l’attività dei ricercatori che hanno scalpellato undici pezzi per esaminarli e stabilire di quale materiale fosse composta la formazione.
Poi, con una serie di slide che mostravano le analisi dei pezzi strappati al fondale e le condizioni geofisiche attraverso le quali in milioni di anni si modellano le rocce, De Muro ha «letto» il libro geologico della sagoma sottomarina davanti a Is Arenas. Le cavità che potevano essere scambiate per le tracce degli oblò, nella realtà presentata da De Muro sono «buchi» formati dall’erosione delle pietre spostate dal moto ondoso. Anche i pezzi del presunto portellone adagiato sul fondale «sono strati di roccia che hanno basculato». Sul «pinnacolo di roccia associato alla torretta del sommergibile - ha spiegato Demuro - si può affermare che si tratta di una formazione molto diversa dalle misure di una torretta del genere, alta 12 metri e che quindi, qui, sarebbe dovuta essere affiorante».
In sostanza, la roccia che ha attirato l’attenzione pubblica è un sedimento di materiali duri e materiali più teneri che quindi sono stati erosi, fino a 4, 5mila anni fa si trovava fuori dall’acqua e poi il mare l’ha ricoperta. In 9mila anni il mare è risalito di 50 metri (in tutta l’isola) «la morfologia della roccia conserva la memoria di quel periodo di emersione», dai campioni risulta che si tratta di rocce particellari oppure di «secrezioni biochimiche» su rocce da parte di organismi viventi. Per concludere, quel che si vede fuori e dentro il mare davanti allo stagno di Is Benas è «il prodotto dell’arretramento della falesia» dovuto all’erosione atmosferica e del moto ondoso. «L’impegno profuso dai reparti subacquei della Marina e dall’università per arrivare alla verità - ha spiegato l’ammiraglio Talarico - è dovuto al rispetto che la Marina militare ha per i marinai mai tornati del sommergibile Veniero II e per le loro famiglie». (a.s)
 
 
12 - La Nuova Sardegna / Pagina 4 - Oristano
Narbolia, oggi e domani il festival letterario 
Marroccu e Capovilla tra musica e viaggiatori 
NARBOLIA. Oggi e domani al Monte Granatico il festival “Ananti de sa Ziminera”. Oggi alle 18.30 Luciano Marrocu, ordinario di storia contemporanea all’università di Cagliari, alternato dalle letture dell’attore del Cada die teatro Pierpaolo Piludu, parlerà della Sardegna vista con gli occhi dei viaggiatori dell’800 e del 900. Dopo festival curato da “Kuntra live & events”: inizio alle 21.30, al bar Sivori con il cantautore modenese Bob Corn.
Domani (17.30), Monte Granatico, incontro con il musicista Pierpaolo Capovilla per parlare del ruolo della musica nella società contemporanea. Con Capovilla dialogheranno Fabio De Luca, vicedirettore di Rolling Stone, e l’etnomusicologo Diego Pani. (p.maro)
 
 
13 - La Nuova Sardegna / Pagina 35 - Cultura e Spettacoli
Industrie culturali, rapporto sulla Sardegna che cambia 
Edes pubblica un saggio di Rosario Cecaro su vecchi e nuovi media 
MANLIO BRIGAGLIA 
Non so quanti lo sanno, ma la Sardegna ha un primato assoluto in campo nazionale in tema di innovazioni telematiche, anzi - se si può dire - telemediatiche: in quanto proprio nell’isola videro la luce il primo giornale on line, il primo web italiano, il primo motore di ricerca italiano, la prima web mail. Lo scrive Rosario Cecaro nel suo libro sulle «Industrie culturali», pubblicato dalla Edes qualche tempo fa, ma sempre fortemente attuale. Cecaro è stato a lungo giornalista alla «Nuova», poi redattore della Rai, infine ricercatore e docente universitario e, come tale, direttore della Scuola di Giornalismo della Facoltà di Scienze politiche. È all’interno di quest’ultimo incarico, evidentemente, che ha scritto questo saggio pieno di notizie interessanti sulla storia della comunicazione in Sardegna nell’ultimo mezzo secolo e di riflessioni ben meditate sull’industria culturale in genere: anzi, sulle industrie culturali, al plurale, come dice appunto il titolo del libro, secondo la teoria dell’inglese David Hesmondhalgh che in un suo saggio di cinque anni fa proponeva proprio di usare il plurale per indicare che il discorso non riguarda una attività unica, per quanto molto articolata, ma vere e proprie attività (e relativi prodotti) profondamente diverse una dall’altra.

Quelle che interessano di più a Cecaro sono il giornalismo, la radio, la televisione e, insieme con loro, la comunicazione direttamente collegata all’informazione. Viste però non solo in termini generali (il cuore del libro è in realtà una lucida sintesi delle ultime teorie intorno alle industrie culturali nel mondo), ma soprattutto in relazione con la Sardegna. Un osservatorio privilegiato, dice Cecaro, in cui le politiche culturali hanno mostrato una significativa peculiarità e hanno anticipato gli interventi in ambito nazionale. Perché proprio la Sardegna? Perché, adottando quattro criteri proposti da Roberto Cartocci, la Sardegna appare come una «regione normale», cioè, sì, con sue specificità (credo che in tutte le quasi duecento pagine del libro non appaia una volta che è una il termine «identità», forse a dimostrare che in questo privilegiamento della Sardegna non c’è nulla né di orgoglio regionale né di folclorismo «buzzurro» - secondo un bell’aggettivo-definizione messo in circolo da Luigi Berlinguer - ma allo stesso tempo con una serie di caratteri del suo «capitale sociale» che la collocano sempre nella metà superiore di ideali classifiche: il numero dei giornali venduti, lo sviluppo della cooperazione, la diffusione dei servizi sociali e del volontariato, la percentuale di donatori di sangue. Dunque, come dice un sottotitolo, «La Sardegna terreno di sperimentazione». Ma anche, come dice un altro sottotitolo, uno stringente riassunto di tutto quello che c’è capitato «dai giornali di Rovelli alle tecnologie digitali». Una lunga lunga strada, e ancora ce n’è da camminare.  
         


 
Sardegna Oggi
  
14 - Sardegna Oggi / venerdì 3 febbraio 2012 - online
Cagliari, arriva il progetto per la nuova ala della Cittadella Universitaria
Il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Cagliari ha approvato questa mattina l’avvio dell’iter che porterà alla realizzazione della nuova spina dipartimentale della Cittadella universitaria di Monserrato. I nuovi edifici ospiteranno il Centro Servizi di Ateneo per la Ricerca (CESAR) e i laboratori medico-scientifici che attualmente si trovano ancora in alcuni punti della città. 
CAGLIARI - “Si tratta di un progetto – spiega il Rettore Giovanni Melis – cofinanziato dal Piano per il Sud. Contiamo che le risorse del cofinanziamento arrivino, altrimenti si procederà per lotti funzionali. Siamo in linea con il piano strategico presentato con il programma elettorale: si razionalizzano così le strutture didattiche e di ricerca superando l’attuale dispersione in numerosi edifici”. Il finanziamento atteso ammonta a circa 30 milioni di euro, i lavori dovrebbero essere ultimati entro tre anni.
Il progetto. A progettare l’opera è lo studio cagliaritano Studio Professionisti Associati srl, dell’ingegner Aldo Vanini e dell’architetto Massimo Faiferri. Questa mattina in Cda è stato presentato il progetto preliminare dell’importante complesso edilizio: “La data odierna è storica – aggiunge il dirigente dell’Ateneo Antonio Pillai – perché si tratta di una iniziativa che implica il ripensamento di tutti gli spazi che si libereranno in città, compreso l’edificio della Clinica Macciotta che entro l’anno sarà liberata per effetto del completamento del blocco Q a Monserrato, e il San Giovanni di Dio”.


15 - Sardegna Oggi / venerdì 3 febbraio 2012 - online
Niente più rischi per i fuoricorso all’Università di Cagliari
Consiglio di Stato boccia la decadenza
Rientra l’allarme per gli studenti fuori corso dell’Università di Cagliari che rischiavano di essere cancellati dal regolamento che gli imponeva di laurearsi entro il 2012. Una sentenza del Consiglio di Stato ha ribaltato quanto disposto dal Tar della Sardegna, che aveva respinto il ricorso degli studenti coinvolti. Soddisfatte le associazioni che si opponevano al provvedimento.
CAGLIARI - Le motivazioni del Consiglio di Stato contestano il principio di autonomia su cui l’Università fondava la legittimità del suo decreto. “Il meccanismo – sottolineano i magistrati - in assenza di una disposizione normativa nazionale che abiliti le singole università a disporre, in conseguenza della disattivazione dei corsi, la decadenza degli studenti che vi risultano iscritti, non può prescindere dalla ricerca del consenso della popolazione studentesca interessata all’adesione a una nuova opzione di sviluppo della propria carriera”.
La reazione del Rettore. “A oggi nessuno è stato dichiarato decaduto – ha detto il Rettore dell’Università di Cagliari, Giovanni Melis -. L’obiettivo del regolamento è sempre stato stimolare gli studenti iscritti fuoricorso da anni a riprendere con regolarità gli studi. Tale obiettivo può dirsi ampiamente raggiunto: 1500 studenti, potenzialmente decadenti per effetto delle norme introdotte, concluderanno il proprio corso di laurea entro l’anno. Valuteremo il dispositivo della sentenza per comprendere come si possa continuare a garantire un efficiente servizio didattico su corsi che, anche per effetto delle varie riforme ministeriali, non sono più attivi da oltre un decennio”. 
 


QUOTIDIANI NAZIONALI
Link: rassegna stampa CRUI
Link: rassegna stampa MIUR

 

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