UniCa UniCa News Press review Venerdì 13 gennaio 2006

Venerdì 13 gennaio 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
13 January 2006

Rassegna a cura dell’Ufficio stampa e web

 


 

 

 

 

 

1 – L’Unione Sarda
Cronaca di Cagliari - Pagina 19
Università
Trenta borse di studio per stage in Europa

 

 

Studenti universitari cagliaritani in giro per l’Europa. Per approfondire le conoscenze della lingua straniera, per ambientarsi in un paese che offre culture e soprattutto opportunità di lavoro diverse. L’iniziativa è partita dall’Aegee (associazione dei giovani studenti europei) e ha ottenuto un finanziamento della Regione che aiuterà economicamente trenta ragazzi sardi. Le domande devono arrivare entro il 15 febbraio all’Aegee Cagliari via internet all’indirizzo di posta elettronica aegeecagliari@gmail.com. Le selezioni avverranno attraverso la valutazione del curriculum vitae dei candidati e di una tesi sull’"allargamento e impatto sull’identità europea" (in lingua inglese con la traduzione in italiano). (ba.sod.)

 

 

 

 

 

2 – L’Unione Sarda
Cronaca Regionale - Pagina 5
Cinquanta esperti per riscrivere lo Statuto sardo
Previsto entro pochi giorni il via libera alla legge istitutiva della Consulta

 

 

I nuovi padri costituenti (anche se il termine è impreciso) saranno 50: è questo il numero dei componenti della Consulta statutaria, secondo la proposta di legge in discussione nella commissione Autonomia del Consiglio regionale, presieduta da Stefano Pinna di Progetto Sardegna. Il via libera all’istituzione dell’organismo che dovrà riscrivere lo Statuto sardo potrebbe arrivare già martedì prossimo, e comunque la maggioranza conta di arrivare all’approvazione entro pochi giorni. Ma è inappropriato parlare di padri costituenti perché non si tratta di una vera Assemblea costituente ma, appunto, solo un organo consultivo. Rispetto alla prima proposta di legge sulla Consulta (primo firmatario il socialista Peppino Balia), presentata quando era presidente della commissione Paolo Maninchedda, il nuovo testo contiene diverse modifiche. La prima riguarda appunto il numero dei membri, portato da 40 a 50. Saranno eletti dal consiglio regionale, che ne sceglierà 18 all’interno di un elenco di nomi forniti dal consiglio delle Autonomie locali, dal Comitato regionale per l’Economia e il Lavoro e dalle Università di Cagliari e Sassari. A differenza di quanto previsto in precedenza, la Consulta avrà tempo 8 mesi anziché un anno per portare a termine il proprio mandato. Il compito dei cinquanta costituenti sarà quello di predisporre una bozza completa della nuova Carta costituzionale, un vero e proprio articolato. Questo dovrà essere diffuso e discusso in otto assemblee aperte, una per provincia. Tenuto conto delle osservazioni che arriveranno dagli incontri, l’organismo dovrà poi trasmettere il testo al consiglio regionale. All’assemblea resterà poi la responsabilità di discutere e modificare lo Statuto fino all’approvazione finale del testo, che dovrà poi seguire l’iter procedurale previsto per le leggi di rango costituzionale.

 

 

 

 

 

3 – L’Unione Sarda
Cronaca di Cagliari - Pagina 20
Unicef: corso universitario...

 

 

Unicef: corso universitario Il Comitato Provinciale per l’Unicef di Cagliari ha aperto le iscrizioni al XII corso universitario multidisciplinare di educazione allo sviluppo. Organizzato in collaborazione con l’Università di Cagliari, il corso sarà inaugurato il 27 gennaio nell’aula "A" della Facoltà di Economia e Commercio, prevede 12 lezioni con cadenza settimanale e consente l’acquisizione del credito formativo. Per le iscrizioni ci si può rivolgere all’Unicef in piazza Tristani 3, dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 18. Telefono: 070/4560605. Comune, domande "asili a domicilio" Sono stati prorogati i termini per la presentazione delle domande di ammissione al servizio di «microcellule a domicilio», riservato ai bambini di età compresa fra i 3 ed i 18 mesi. Le domande di ammissione dovranno essere presentate entro il 31 gennaio all’assessorato delle Politiche Sociali, Servizi socio-assistenziali, Ufficio asili nido, in via Sonnino. I moduli possono essere ritirati anche negli asili nido, le circoscrizioni e l’Ufficio relazioni con il pubblico, in viale Sant’Avendrace 42/A, o essere scaricati dal sito www.comune.cagliari.it.

 

 

 

 

 

4 – L’Unione Sarda
Oristano e Provincia - Pagina 17
Camera commercio
Un premio per la tesi migliore

 

 

Oristano. Un premio per le migliori tesi di laurea sull’economia dell’oristanese. È arrivato alla terza edizione il concorso promosso dalla Camera di commercio per le tesi o i dottorati di ricerca dedicati ad argomenti legati al sistema delle imprese provinciali e più in generale all’economia. Possono partecipare laureati nelle università dell’Unione europea che abbiano discusso la tesi l’anno scorso. Al vincitore andranno mille e seicento euro e la pubblicazione della tesi sulla rivista della Camera, al secondo mille duecento euro. Una commissione selezionerà le tesi di laurea, valutando la rispondenza all’oggetto del concorso, e soprattutto la qualità e l’originalità dell’argomento trattato. Al termine una copia di tutte le tesi presentate sarà conservata nella sede della biblioteca economica provinciale. La domanda di partecipazione va presentata alla segreteria della Camera di commercio in via Carducci entro le 12 del 30 aprile (potrà essere inviata anche per posta e chiaramente farà fede il timbro postale). Gli interessati possono avere maggiori informazioni agli uffici di via Carducci (possono chiamare anche lo 078321431). (v.p.)

 

 

 

 

 

5 – L’Unione Sarda

 

 

Prima pagina

 

 

La polemica tra storici Mazzini suddito del re di Sardegna di Leopoldo Ortu

 

Sta nascendo una polemica dopo l’articolo di Francesco Cesare Casula pubblicato lunedì in prima pagina su Giuseppe Mazzini sardo o italiano. Abbiamo ricevuto, e volentieri lo pubblichiamo, un intervento di Leopoldo Ortu, docente all’Università di Cagliari di Storia del Risorgimento e Storia della Sardegna Ma Giuseppe Mazzini è sardo o italiano? Su questo vecchio ritornello torna il medievalista Francesco Cesare Casula suscitando disordine e stupore. Stupore perché insiste su qualcosa che non esiste, disordine perché manipola in maniera eccessivamente disinvolta la Storia. Mi è capitato di collocare il ragionamento di Casula nel bel mezzo del percorso che intercorre tra due concetti-limite, e cioè da un lato quello che trae la sua definizione dal capitano Jacques de Chabannes, Monsieur de La Palisse , tanto è scontato (ma solo da un punto di vista formale essendo ben lontano dal suggerire la concreta complessità della Storia) e, dall’altro, quel vecchio motto: "il pallone è mio e decido io" che in gioventù abbiamo dovuto ascoltare, subire o, ahimè, dire. A pensarci bene, la sorte di farsi cogliere in mezzo a simili simpatiche vaghezze capita, per esempio, anche a coloro che scrivono di Storia ponendosi "domandine" e subito rispondendo con altrettante "rispostine". I tanti studenti che da tempo mi seguono hanno ricevuto ben poche "certezze", ma sanno che la complessità della storia di ogni popolo, dunque anche dei Sardi, è tale da non tollerare corifei che vadano alla ricerca di quarti di nobiltà e, peggio ancora, di farli discendere da una lontana investitura feudale concessa per di più da quel "caro amico" di padre Dante, cioè da Bonifacio VIII a Giacomo II d’Aragona. L’isola nostra, pur col suo grave fardello di sofferenze, di angustie e di miserie (interne ed esterne) ha sempre saputo elaborare forme e contenuti belli e nobili, non necessita dunque di ricercarli in quel "Regnum" imposto. Le brutte figure si fanno allorché si pensa di risolvere i problemi attuali con ragionamenti volti a sostenere apoditticamente che coloro i quali non concordano appartengono alla schiera dei vinti, dei rassegnati o, peggio, dei servi. Non è precisamente così, poiché semmai rientrano nella schiera di coloro che si oppongono a qualsivoglia manipolazione della Storia, quand’anche rivolta a fini positivi. Un vero maestro non "insegna", tanto meno apoditticamente; tutt’al più può indicare qualche coordinata; può dare qualche esempio di misura e di modestia, e comunque non si spinge mai, con supponenza, ad affermare che chi non concorda con lui non capisce. È semmai il contrario. Chi si accinge a studiare la complessità degli avvenimenti storici non può plasmare alcuna "dottrina", pretendendo per di più di definirla "una diversa maniera di fare storia". Il termine dottrina rappresenta, infatti, nel caso specifico, l’insieme ricco e articolato dei principi fondamentali di una scienza; ma la Storia non può essere definita Scienza, come spiegano i migliori studiosi di metodologia storica, fra i tanti Paul Veyne, il quale sottolinea che una delle differenze che distinguono la Storia dalla Scienza è che la prima raggiunge delle verità parziali, la seconda delle verità provvisorie? Chè altrimenti (e col massimo rispetto) si potrebbe chiedere: "Ma Gesù è palestinese o romano?" In conclusione Mazzini, nato in una Genova ormai imperiale, dal 1815 fu uno dei sudditi di Terraferma di S.M. il Re di Sardegna.

 

 

 

 

 

 

 

6 – La Nuova Sardegna
Pagina 15 - Sardegna
«Più turismo, più scuola e più coraggio» 
La ricetta per la Sardegna di Matteo Colaninno, presidente dei giovani industriali 

 

 

LUCA CLEMENTE 

 

 

CAGLIARI. “Velocità e coraggio nel cogliere le nuove opportunità offerte dal mercato”. Matteo Colaninno, presidente nazionale dei giovani industriali, pensa che siano caratteristiche che appartengono alla generazione di imprenditori che rappresenta. In occasione della prima assise regionale del movimento, ieri a Cagliari, Colaninno ha indicato quali potranno essere i settori su cui puntare per lo sviluppo della Sardegna e che ruolo dovranno svolgere i giovani imprenditori. “La bellezza del territorio, che non ha paragoni nel Mediterraneo, trova sbocco naturale nell’industria turistica. Bisogna collegare il potenziale sardo con quello che, in questo settore, esprime tutto il sud Italia”. Per Colaninno, quindi, l’isola deve puntare con decisione su un mercato enorme: 500 milioni di europei e russi, infatti, scelgono ogni anno il Mediterraneo per le vacanze.

 

 

Un’altra opportunità deriva dalla posizione geografica della nostra isola. “Dovremo aprire, nel breve periodo, i nostri mercati ai flussi commerciali che provengono dall’Oriente e sono diretti verso il centro Europa”. La geografia, però, da sola non basta “ se si vogliono attrarre gli investimenti che derivano dal passaggio delle merci, occorre attrezzare poli logistici funzionali”. Per raggiungere questi risultati sarà decisiva la capacità di agire dei giovani imprenditori. “Dovremo essere gli anticipatori di questi fenomeni, altrimenti perderemo queste opportunità a favore di altri paesi europei”. La visione che Colaninno ha delle prospettive di sviluppo della Sardegna, quindi, sono legate a fenomeni globali. L’imprenditore non crede che l’insularità sia un freno per l’internazionalizzazione del nostro sistema economico, ma occorre fare ciò per cui si è vocati: “Se pensiamo al settore turistico l’essere un’isola è certamente un vantaggio. Senza dimenticare che il bacino del Mediterraneo, in cui la Sardegna deve giocare un ruolo chiave, ha oggi 800 milioni di abitanti che aumenteranno sempre di più i loro consumi”. Una parte importante del suo intervento Colaninno l’ha dedicata alla necessità di formare un capitale umano con competenze di alto livello.

 

 

Secondo il rappresentante degli imprenditori il legame tra scuola, università e impresa dovrà essere sempre più stretto. Ed è alla scuola che Colaninno pensa, quando chiede che venga valorizzato il merito degli studenti: “Lo stimolo alla competizione tra gli studenti ed il riconoscimento del merito dovrebbero essere alla base di ogni riflessione sul nostro sistema scolastico. La scuola deve essere esigente: deve saper preparare e pretendere”.

 

 

Sull’azione di governo dell’ex collega Soru, Colaninno esprime un apprezzamento convinto alla scelta del Governatore di puntare sul contenimento della spesa pubblica, sulla valorizzazione del capitale umano e sulla tutela del territorio per creare le condizioni di uno sviluppo sostenibile.

 

 

Ultimo accenno alle recenti vicende di cronaca: “I giovani imprenditori prestano una particolare attenzione all’etica della trasparenza. Ci opponiamo a un capitalismo rapace che opera al di fuori della legalità. Non bisogna confondere, però, chi opera nell’illegalità con chi, pur usando gli stessi strumenti di mercato, agisce in maniera corretta e trasparente”.

 

 

 

 

7 – La Nuova Sardegna
Pagina 13 - Attualità

Sclerosi: italiani bloccano la malattia nei topi 
Importante scoperta dell’équipe dell’università di Napoli.
Colpevole l’ormone «spezza fame» 

 

 

ROMA. Ricercatori italiani hanno arrestato la progressione della sclerosi multipla nei topi mediante il sequestro dell’ormone «spezza-fame», la leptina. Gli esperimenti, pubblicati sul Journal of Clinical Investigation e condotti dal gruppo di Giuseppe Matarese, dell’università di Napoli Federico II, suggeriscono un nuovo potenziale metodo per tenere sotto controllo la progressione della malattia, bloccando questo ormone prodotto principalmente dalle cellule adipose. La sclerosi multipla è una malattia autoimmune del sistema nervoso centrale. E’ causata cioè da una reazione immunitaria impropria, che distrugge la guaina isolante di mielina che riveste e protegge i neuroni e le loro ramificazioni, gli assoni, e che svolge un ruolo cruciale nel permettere la trasmissione dei segnali nervosi. Il modello animale della malattia è il topolino con l’encefalomielite autoimmune. La leptina è un ormone prodotto principalmente nelle cellule adipose con funzioni importantissime sia per il controllo dell’appetito, sia per la regolazione del sistema immunitario. E’ attiva anche nel cervello e il sospetto che avesse un ruolo nella sclerosi è nato da quando i ricercatori si sono accorti che la leptina è presente in concomitanza di lesioni infiammatorie attive nel sistema nervoso dei pazienti e dei topolini malati. Con questo presupposto gli esperti hanno provato a vedere le conseguenze del sequestro dell’ormone nel cervello dei topolini: per bloccare la leptina gli scienziati hanno usato anticorpi specifici o recettori che la intrappolano. I risultati sono stati impressionanti. Secondo i ricercatori i dati in loro possesso forniscono le basi per sviluppare nuove strategie per i trattamenti contro la sclerosi multipla.

 

 

 

 

8 – La Nuova Sardegna
Pagina 3 - Fatto del giorno
Da Roma non arrivano soldi Parola d’ordine: arrangiarsi 
Ma in Sardegna esiste e opera un’unità di crisi che garantisce i controlli su tutto il territorio 

 

 

ROBERTO PARACCHINI 

 

 

CAGLIARI. Niente soldi da Roma per le Regioni per combattere l’aviaria. Per tutti la direttiva è quella di intensificare i controlli e, se necessario, fare assunzioni a tempo determinato, ma senza supporti economici: le Regioni devono arrangiarsi da sole.

 

 

 Mentre dalla Turchia arrivava la conferma che anche la bambina morta a Van è stata vittima del virus dei polli, l’H5N1, al ministero della Salute italiano terminava ieri mattina l’incontro coi delegati di tutte le regioni. Intanto a Tokyo si è aperta la conferenza internazionale, voluta dal Giappone e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per vedere quali forme adottare contro una possibile pandemia da H5N1. L’allarme è altissimo.

 

 

«Noi abbiamo creato la nostra unità di crisi sin da ottobre - spiega Donatella Campus, dirigente del servizio di prevenzione dell’assessorato regionale alla Sanità - e i controlli si stanno facendo regolarmente su tutto il territorio». Mensilmente la task force sarda fa il punto sulla situazione. All’opera, coordinati dalla Campus, vi sono un veterinario, un igienista, un biologo e un medico del lavoro, più rappresentanti delle Asl di Cagliari e Oristano (la 8 e la 5, nel cui territorio si trovano due importanti aree umide) e un rappresentante dell’Istituto zooprofilattico regionale, struttura a cui sono demandate le analisi dei casi sospetti (che poi vengono mandati all’Istituto analogo di Padova, referente nazionale per l’aviaria). La Regione ha anche dato disposizioni affinchè si crei, per ogni Asl, una Unità di crisi specifica: per affiancare quella regionale. «I dirigenti del ministero - prosegue Campus - hanno domandato non tanto e non solo che i controlli siano intensificati, ma che siano fatti in modo omogeneo. Nonostante la Turchia sia vicina, in Sardegna la situazione è sotto controllo».

 

 

A giorni la Campus riunirà l’unità di crisi per testare nuovamente il sistema di monitoraggio. Ma il problema che resta aperto è quello delle risorse finanziarie per l’assunzione di eventuale personale a tempo, visto - come accennato - che il ministero non vuole aprire la borsa, rimandando il discorso alle finanziarie locali.

 

 

 Intanto le migrazioni dei volatili hanno perso in parte il loro alone poetico per lasciare spazio a inquietanti rimandi alla pandemia di spagnola del 1918-19 che fece qualcosa come cinquanta milioni di vittime. Così i giusti allarmi si amplificano a dismisura sino a diventare angosce collettive alla Hitchcock, che col film “Gli uccelli” (in cui i volatili perdono la loro abituale mitezza, per coalizzarsi e aggredire l’uomo) ha dato vita a una delle più efficaci metafore di rivolta della natura. In questo caso sono i grandi allevamenti intensivi dei polli e gli uccelli migratori i principali incubatori del virus e della loro trasformazione in killer per l’essere umano. Un processo che passa attraverso fenomeni di riassortimento genetico del virus dell’aviaria con quello della normale influenza umana, o di adattabilità di quello dei volatili alla fisiologia dell’uomo. Col risultato di rendere il nuovo nato immediatamente trasmissibile da uomo a uomo.

 

 

Un invito a dimensionare le paure entro limiti di prudenza e non di panico viene da Marco Pittau, docente di malattie infettive nella facoltà di Veterinaria di Sassari: «Il nostro Paese - spiega - è uno dei più avanzati del mondo per il controllo degli alimenti di origine animale. Noi abbiamo un servizio veterinario tra i più efficienti, che in Europa molti ci invidiano. Questo non significa, sia chiaro, che il pericolo sia inesistente, ma che non vanno fatti allarmismi. L’Oms ha ragione ad azare il livello di vigilanza, soprattutto perchè nei Paesi dove si sono sin’ora verificati i casi di aviaria, non esiste un sistema sanitario adeguato e molte persone vivono spesso a stretto contatto con gli animali; e stando a questi vicinissimi ne assorbono la forte carica virale: del pollame eventualmente infetto». In Sardegna, invece, bisogna tornare indietro di almeno quarant’anni per vedere le galline e gli abitanti dei piccoli centri vivere nella stessa casa perchè troppo poveri per potersi permettere un pollaio. Situazioni che oggi ritroviamo in Turchia.

 

 

Dal 1997, quando un ceppo di virus aviario (l’H5N1) compì il balzo verso gli esseri umani, a oggi sono centosessanta i casi di influenza aviaria e ottanta il totale dei morti. Un’inezia se paragonati alle diverse migliaia di vittime che ogni anno miete la normale influenza in arrivo proprio in questi giorni. Ma allora perchè questa paura? «Da un lato - spiega Pittau - in quanto nella statistica delle pandemie, che non sono altro che delle epidemie planetarie, vi sono dei cicli temporali che ritornano, e che sono prodotti dalle mutazioni dei virus. E temporalmente potremmo esserci. Inoltre le patologie nuove hanno sempre un impatto molto maggiore delle altre. In effetti vi sono emergenze sanitarie più importanti, come la tubercolosi che sta risorgendo in alcuni Paesi, il morbillo, la malaria e l’Aids solo per citarne alcune. Ma queste fanno meno paura, in occidente almeno, perchè si sa come affrontarle».

 

 

Le pandemie hanno spesso condizionato la storia di intere popolazioni come raccontato nel bel libro “Armi, acciaio e malattie” del fisiologo californiano Jared Diamond. Nella prima guerra mondiale, ad esempio, forse fu proprio la spagnola a porre la parola fine visto anche che uccise tre volte tanto le vittime del conflitto. Il fatto poi, che i virus dell’influenza siano molto fragili (bastano sessanta gradi per eliminarli) aguzza i loro modi di sopravvivenza: basta uno starnuto o un colpo di tosse per produrre una nube di germi e permettere ai microrganismi di trovare nuovi ospiti. Da cui il terrore per un eventuale virus letale con tale rapidità di contagio.

 

 

Qualcuno sostiene che dietro la forte attenzioine verso l’H5N1 vi siano anche le pressioni delle case farmacologiche che producono gli antivirali e i vaccini anti-infuenzali. Altri raccontano pure di una guerra sotterranea tra i grandi produttori di carne rossa (che stanno cercando di riprendersi la fetta di mercato persa a causa della Sars della mucca pazza) e quelli di carne bianca (polli e tacchini). Tutto questo, probabilmente, è vero ma sufficiente a spiegare i timori internazionali e dell’Oms. L’allarme forte, in effetti, è scoppiato solo un anno fa. «Infatti è da un anno - informa Paolo La Colla , direttore del dipartimento di scienze e tecnologie biomediche dell’università di Cagliari - che si è avuta la certezza che anche il virus della spagnola era aviario, esattamente l’H1N1, adattatosi all’uomo. Da qui il timore che possa riesplodere la pandemia con un nuovo adattamento. In questo caso, se non si opera con la massima attenzione, l’ipotesi di decine di milioni di morti potrebbe non essere solo un incubo».

 

 

 

Questionnaire and social

Share on: