UniCa UniCa News Press review Lunedì 25 settembre 2006

Lunedì 25 settembre 2006

ufficio stampa e redazione web: rassegna quotidiani locali
25 September 2006
Rassegna a cura dell’ufficio stampa e web
Segnalati 5 articoli delle testate L’Unione Sarda, La Nuova Sardegna e Il Sardegna

1 – L’Unione Sarda
Provincia di Cagliari Pagina 13
Isili. L’antico mestiere inserito nelle Giornate europee del Patrimonio
Le tessitrici volano a Bruxelles
A metà dell’800, funzionavano in paese 450 telai
È stata inserita tra le iniziative delle Giornate europee per il Patrimonio dell’Unione europea, la conferenza sulla tessitura tenutasi sabato scorso in Municipio. Un percorso attraverso la storia passata per riscoprire le possibilità future di un’arte che è rimasta oggi patrimonio di poche tessitrici. «A metà dell’800», ha spiegato Luciana Marras, presidente della Commissione Cultura, «su 495 famiglie che costituivano il nostro piccolo centro vi erano 450 telai in attività, quasi uno per famiglia». Un’attività dunque che si affiancava all’altrettanto fiorente arte dei ramai. Allora la qualità dei tessuti isilesi era già conosciuta in tutta l’isola. Questo lo attesta una citazione di Vittorio Angius nel dizionario storico-geografico del Canalis relativa alle donne di Isili che "quando vanno fiere vincono nella concorrenza i tessuti degli altri paesi e ottengono un prezzo maggiore". La specifica adesione di Isili all’iniziativa europea si inserisce in un contesto di più ampio respiro. «È intenzione dell’amministrazione», ha infatti ribadito il sindaco Salvatore Pala, «realizzare un museo etnografico per il quale è indispensabile la collaborazione delle nostre tessitrici». Questo andrebbe a completare la presenza del Museo per l’arte del Rame e del Tessuto. Intanto sono di recente realizzazione due studi compiuti da altrettanti ricercatori dell’università di Cagliari. L’ultimo in ordine di tempo lo studio di antropologia visiva condotto da Felice Tiragallo, docente di Storia della cultura materiale nella facoltà di lettere e filosofia. Il video presentato sabato indaga infatti il lavoro delle tessitrici nel tentativo di capire come avviene l’incorporazione del sapere, come si trasmette e si forma quel tipo di competenza che viene spesso definito "sapere delle mani". L’altro lavoro è quello di Alberto Caoci, dottore di ricerca, che ha condotto un’ampia indagine che si è concretizzata nella pubblicazione del libro "Le tessitrici di Isili. Pratiche ed estetiche". L’autore ha offerto una breve sintesi della sua ricerca con la ricostruzione di un secolo di storia della tessitura e di come questa ha influenzato estetica, gusto e pratiche lavorative della comunità isilese. Sandro Ghiani responsabile dei servizi culturali del Comune ha inoltre presentato delle immagini dell’archivio del museo sulla storia della tessitura. Testimonianza dunque di un interesse ancora vivo verso una tradizione che ha, nel tempo, contribuito a dare al paese lustro e notorietà.
 
 
1 – La Nuova Sardegna
Pagina 21 - Cultura e Spettacoli
Didattica da rivoluzionare 
Importante conferenza all’università di Sassari 
SASSARI «Razionalizzare il mix offerte-servizi e insieme contenere le penalizzazioni che le cattive performances nella didattica sono destinate ad avere sul fondo di funzionamento ordinario». È uno degli obiettivi primari che l’università di Sassari si propone, intervenendo in profondità sui numerosi aspetti meritevoli di un miglioramento reale. Un primo contributo (costituendo un importante momento di riflessione che faccia emergere le questioni comuni che le singole facoltà debbono affrontare) vuole darlo la II Conferenza sulla didattica. Si terrà domani a Sassari, a partire dalle 9, nell’aula magna della facoltà di Scienze, in via Vienna 2. Fa seguito a quella svoltasi il 12 e 13 febbraio 2004, che aveva coinvolto tutti i presidi, i presidenti dei corsi di laurea, gli studenti, l’intero corpo accademico.
 «Per la prima volta il programma è stato pensato coinvolgendo gli undici referenti per la didattica, i rappresentanti delle segreterie studenti e dell’ufficio di valutazione - afferma il prorettore Attilio Mastino, anticipando le tematiche che saranno oggetto del suo intervento sulla “Didattica nell’università di Sassari” con cui aprirà la conferenza -. Questo lavoro porterà alla pubblicazione di un volume di quattrocento pagine. Si vuole dare un quadro completo. Si è fatto lo sforzo di passare a una visione più tecnica attraverso i manager didattici, cercando anche di mettere le facoltà in competizione tra loro affinché i risultati siano buoni».
 Una giornata di approfondimento e di dibattito, quindi, per segnalare i punti di forza dell’ateneo (come la presenza di un docente ogni trenta studenti), ma anche per evidenziare le distorsioni da correggere (come l’alto numero dei fuori corso).
 Oltre a quello del prorettore Mastino, nella mattinata di domani sono previsti gli interventi dei professori Virgilio Mura, sull’«Analisi della situzione e proposte operative»; Paolo Calidoni, sulle «Forme e dinamiche attuali della didattica universitaria»; Edoardo Otranto e Giuseppe Demuro, sull’«Irregolarità delle carriere studentesche»; Bruno Chiandotto di Alma Laurea; Luigi Golzio e Vittorio Anania; dei dottori Giovannino Sircana, Antonfranco Temussi e Antonello Masia. Nel pomeriggio, dalle 16, interveranno il delegato dei referenti alla didattica Salvatore Fadda; il presidente del Consiglio degli studenti Anna Maria Cocollone.
 Quindi ci sarà spazio per il dibattito, con i contributi dei presidi e dei presidenti dei corsi di studio, e infine le conclusioni del rettore Alessandro Maida. (letizia villa)
 
2 – La Nuova Sardegna
Pagina 6 - Sardegna
«Ecco come prepareremo i nostri giovani al lavoro» 
 
Convegno della Isfor a Nuoro per cercare una soluzione alla preoccupante disoccupazione nelle zone interne 
Anna Paola Corimbi, nuorese di 33 anni, è giù di umore. «Sto iniziando a sentirmi deficiente», dice mentre con la sua Canon scatta fotografie durante un convegno di buon livello scientifico, Eurhotel di Nuoro, docenti universitari di primo piano, italiani, portoghesi, francesi, il tutto col placet dell’Unione europea, dello Stato italiano, della Regione, del Comune di Nuoro. C’è l’assessore Maddalena Salerno, il sindaco. Convegno su un tema tanto attuale quanto di difficile soluzione: «Dal lavoro il riscatto sociale».
 Anna Paola può essere l’idealtipo della disoccupata di oggi, una delle migliaia di intellettuali a spasso. Per trovare un impiego e disporre di uno straccio di busta paga si è data da fare come ha potuto. Laureata in Scienze politiche, ha passato due anni e mezzo in Irlanda a far di tutto - cameriera in alberghi e in pub, addetta ai call center, assistenza ai clienti di diverse banche, guida turistica nei musei. Ovviamente conosce molto bene l’inglese. Non si è accontentata e ha conseguito un master in Scienza dell’organizzazione all’Ailun di Nuoro, quindi ha fatto uno stage aziendale in Belgio. Mentre studiava Scienze politiche ha seguito e concluso un corso per formatori multimediali alla Cattolica di Nuoro. La conclusione? Cervello non fuggito, ma sempre in attesa di una proposta di lavoro, sempre a scrivere e presentare domande per concorsi, sempre a sostenere colloqui per sentirsi dire: «Ci dispiace, lei ha una buona formazione scolastica ma non ha esperienze di lavoro». Risponde Anna Paola: «Dove le faccio le esperienze se nessuno mi dà lavoro?». Dove deve sbattere la testa?
 
Quanti sono i casi-Anna Paola in Barbagia e in Sardegna, giusto per fermarci a casa nostra? Perché non pensare a quelle decine di ragazze che si sono laureate in Scienze ambientali e in Scienze forestali? Hanno studiato proprio qui a Nuoro, a Nuoro sono diventate dottoresse, anche col massimo dei voti, sperando di poter lavorare nel Parco del Gennargentu, quasi a bocca di fabbrica, con un ambiente che più stimolante non si può, con un patrimonio geologico, faunistico di primo livello. Senza Parco - non importa se nazionale, regionale, provinciale, comunale o rionale - dove può sbattere la testa una professionista con quelle specializzazioni ecologiche? Oppure: che cosa devono fare le Francesche e le Luise, le Giovanne e le Manuele con titoli specifici, ma senza posto di lavoro? E gli altri giovani - ragazzi o ragazze poco importa - che non hanno neanche potuto studiare? E tutti quelli che vivono nel disagio?
 Un rebus, certo. Che hanno cercato di sbrogliare alcuni esperti chiamati a consulto a Nuoro dalla società di formazione dell’Api sarda, la Isfor, diretta da Gabriella Longu. Il linguaggio è quello scientifico, collegato a programmi comuni a tutti i Paesi europei nati dal “Libro bianco” di Jacques Delors, si chiama Prores (Progetto rafforzamento economia sociale) ed è collegato alla seconda fase del progetto Equal II: «Il nostro obiettivo è sostenere l’inclusione lavorativa di persone che, per diversi motivi, sono rimaste escluse dal mercato del lavoro, pensiamo insomma alle cosiddette fasce deboli». Viene proposto un concorso, il gruppo viene individuato in collaborazione con i servizi sociali della Asl e del Comune di Nuoro. Piovono quaranta domande, con la prima selezione si arriva a 25, il corso parte con quindici giovani: due sono laureati, molti diplomati, alcuni hanno la licenza media. «Un’occupazione può essere trovata per tutti. Con loro - spiega Longu - vogliamo capire quale è l’idea imprenditoriale vincente, con loro definiremo un business plan, cercheremo e troveremo i finanziamenti, i locali, le attrezzature. Con metodo questo percorso può portare al traguardo, anche se gli ostacoli non sono pochi. Ma questi giovani sono motivati, capaci, pieni di stimoli e di interessi. Hanno però bisogno di un sostegno».
 
Preparare i giovani al lavoro, insomma. Ed è chiaro che per vincere una sfida del genere occorrono professionisti ad hoc. Ovunque ci si allea con studiosi e aziende di altri Stati europei, in questo caso col Portogallo e con la Francia. L’accordo europeo è chiamato “Triangolo d’oro”. Ovunque, intanto, si individuano “aree rurali”, quelle con maggiori problemi. Per l’Italia ecco la Barbagia del Gennargentu, per la Francia una regione dei Pirenei, per il Portogallo il territorio di Famalicao.
Il progetto parte con quattro partner. Si è già detto dell’istituto di formazione dell’Api sarda chiamato Isfor. C’è poi la stessa Api sarda (sei delegazioni regionali con 1800 imprese associate con 25 mila dipendenti). C’è una società romana, la Oesse, cooperativa che si propone di «promuovere le pari opportunità di vita per le persone svantaggiate». Infine c’è un’azienda leader a livello internazionale, la piemontese Soges che fa parte della holding Mythos Archè specializzata nella consulenza per aziende private e per la pubblica amministrazione. La Soges tra le sue figure di punta ha un professionista di Mamoiada, Pietro Vitzizzai, ingegnere aeronautico, ai primi degli anni settanta tra i leader di peso del nascente movimento sindacale della Media Valle del Tirso a Ottana, poi sindacalista nell’area industriale di Torino, ancora dirigente dell’Eni e oggi consulente di un’azienda quotata bene nel mercato mondiale: «La vera difficoltà è trovare professionalità che, dopo aver studiato anche con profitto, siano pronte per il mercato del lavoro», dice Vitzizzai. «E finché la scuola non preparerà i giovani sarà sempre difficile inserire anche i neolaureati nelle professioni e nelle aziende. Noi, con la Soges, stiamo proprio operando per migliorare le performace di mercato, di servizio, anche quello economico-finanziario e di gestione delle risorse umane. Oggi occorrono professionalità specifiche e vanno sapute preparare».
 
Come agire con questi quindici giovani? Alla fine del corso troveranno tutti lavoro? Ancora Gabriella Longu: «La nostra non è un’utopia, è un impegno ad aiutare i giovani a riscoprire le loro potenzialità, ad accrescere le loro competenze, a pensare essi stessi a un’idea imprenditoriale e accompagnarli nella creazione di questa». Quindici aziende, quindici posti di lavoro? «Mi accontenterei anche se le nuove aziende nate da questa esperienza diventassero cinque o sei, ma solide, non assistite, con mercati sicuri, con fatturati garantiti».
 Parte il convegno. In sala ci sono - molto attenti - i quindici “fortunati” del progetto Prores. Ci sono i tre tutor, entrambi laureati in Economia, Elisabetta Sirca che ha una società di marketing a Sassari, Manuela Devias di Nuoro, Claudio Perseu di Baressa nell’Oristanese. Ascoltano il sindaco di Nuoro che ribatte sulla necessità di dotare Nuoro di «un vero polo universitario perché è assurdo dire che occorre investire in cultura e si negano poi i finanziamenti per le zone che più di altre hanno bisogno di cultura». Gonaria Assunta Daga (dirigente dell’assessorato al Lavoro) illustra le iniziative della Regione in tutte le zone dell’Isola, intervengono - portando ciascuno la propria esperienza - Gilberto Marras del centro studi dell’Api sarda, Paolo Raciti dell’Oesse romana, la sociologa dell’università di Oporto Carlota Quintao. «I problemi dell’esclusione sociale sono molto accentuati anche in Portogallo, forse con percentuali più elevate che da voi in Italia e anche in Sardegna. Da noi puntiamo all’autosostentamento. Evitiamo, per esempio, che le cooperative sociali siano assistite, facciamo in modo che si autofinanzino con le commesse e con il lavoro diversamente sono destinate a morire sul nascere». Stessi concetti espone il francese Noel Fruchart, presidente di un’ associazione di Bas-Pays d’Artois.
 
Interviene l’assessore regionale Maddalena Salerno, parla di 25 progetti Equal in Sardegna, spera che «le buone prassi divengano azioni concrete». Le esperienze nazionali vengono illustrate da un docente dell’università di Padova, Massimo Bruscaglioni, che insegna proprio “Sviluppo organizzativo e formazione”. Dal nazionale al locale con l’assessore ai servizi sociali del Comune di Nuoro Graziano Pintori, Attilio Mura (psichiatra della Asl) e Lorena Urrai dirigente comunale. Le conclusioni sono affidate al sociologo Gianfranco Bottazzi, ex preside di Scienze politiche a Cagliari, studioso dei problemi dello sviluppo locale in Brasile, Angola, Portogallo, Spagna, Cina e alcuni Paesi dell’est europeo. Quella di Bottazzi è una lectio magistralis, dice con forza che c’è poca attenzione ai problemi sociali, a quelli degli emarginati. «Tutto si misura in base al Pil, pensando che il prodotto interno lordo sia solo un fattore economico. Non si pensa, per esempio, a un altro indicatore che potrebbe essere quello del Bil, il benessere interno lordo. Quanto incide nella vita di una famiglia la presenza di uno, due figli laureati e disoccupati? E perché non mettere nel piatto della bilancia sociale anche i disoccupati senza laurea e senza diploma? Il fatto è - dice Bottazzi - che dopo il periodo positivo della Commissione europea presieduta da Delors i problemi della coesione sociale sono diventati e stanno diventando marginali». Bottazzi smitizza anche «il gran parlare che si fa attorno allo sviluppo locale». Sostiene che attorno a questo binomio, «tema usato e abusato quando non si sa di che parlare» ci sia ormai «un’ anarchia semantica totale». Aggiunge: «Lo sviluppo locale non è un modello, è una metodologia. Ma dov’è il metodo nella pubblica amministrazione?».
 
Bella domanda. Senza risposta, naturalmente. Perché ormai non si studiano più le esigenze delle singole aree, ma si presentano “progetti fotocopia” che non possono andar bene per ciascuna delle regioni europee. E non ci si può accontentare - per stare sempre nei dintorni del Pil - dell’indicatore della “produzione industriale”. Chi misura, dal Sulcis alla Gallura, dall’Ogliastra al Goceano, il disagio sociale? Nessuno. Chi si occupa della qualità della vita? «E poiché non ci sono questi indicatori, non si fa nulla - dice Bottazzi - per combattere i fenomeni di esclusione sociale che frenano anche le possibiltà di crescita economica».
 La “lectio” del sociologo è salutata da applausi e consenso. In sala ci sono sindacalisti, e apprezzano. Ma, anche in questo caso, per tornare alle osservazioni di Gabriella Longu, come passare dalla teoria alla pratica? Come affiancare oggi i giovani senza azienda e senza lavoro? Come dare speranza alle tante Anna Paola Corimbi? Come «moltiplicare nei nostri territori le ricadute positive degli interventi che vengono di volta in volta finanziati?». È evidente che la soluzione non passa da un convegno. Però, questa volta, si è pensato agli ultimi. Il Bil, il benessere interno lordo, va tenuto nel giusto conto. Quanto il Pil. Perché chi lavoro non ne ha, di benessere non ne ha neanche la più pallida idea.
 
3 – La Nuova Sardegna
Pagina 13 - Cronaca
Brevi
Entro il 16 ottobre
Borse di studio
CAGLIARI. Due borse da 2 mila euro, finanziate da privati, destinate a tesi di laurea su informazione e sport saranno oggetto di un bando di concorso riservato a laureandi di corsi specialistici. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 16 ottobre 2006. Il testo del bando è reperibile all’indirizzo web www.unica.it/orientamento. Ulteriori informazioni da Luigi Sotgiu, 070/67.58.401.

1 - Il Sardegna

Grande Cagliari – pagina 25

Il caso. L'aspirina arriva al supermercato ma all'università restano posti vacanti
Il farmacista è più raro del medicinale da banco
Su 120 posti a numero chiuso, hanno passato i test in 118. Ora si ripescano i bocciati
Arrivano le aspirine nei supermercati. ma gli aspiranti farmacisti sono sempre di meno. E se da una parte la politica delle liberalizzazione apre il mercato del mondo farmaceutico, dall'altra l'Università di Cagliari è costretta a riciclare i non ammessi per coprire tutti i posti disponibili: 120 quelli stabiliti, per la facoltà del capoluogo, dal cosiddetto “nume ro chiuso”. In realtà alla prova di ammissione hanno partecipato circa 450 studenti, ma solo 118 hanno superato l'esame. Sulla carta solo due posti vacanti, ma in realtà i posti liberi sono più numerosi. Perché, come informa la stessa facoltà, non tutti i candidati che hanno passato la selezione hanno poi esercitato il diritto all' iscrizione. Ecco perché per una parte dei 330 bocciati alla selezione preliminare si riaprono le porte della facoltà. E la possibilità di diventare un futuro farmacista. LA RINUNCIA da parte degli ammessi può essere causata da diversi fattori. Ad esempio, la possibilità di intraprendere una carriera universitaria con più facili sbocchi professionali. Ma anche lo spettro di un futuro di disoccupazione o sottoccupazione per quelli che sperano di diventare titolari di un esercizio. In Italia le norme prevedono una farmacia ogni 5 mila abitanti nei comuni con una popolazione fino a 12.500 abitanti, mentre nei comuni più grandi è possibile realizzare una farmacia ogni 4 mila abitanti. La legge stabilisce anche la distanza minima tra un'attività e l'altra, fissata almeno a 200 metri. A Cagliari le farmacie sono 48, circa 200 in tutta la provincia. In città, tenuto conto del progressivo spopolamento, la possibilità di aprire nuove attività è molto remota. Il perché lo spiega Paolo Diana, presidente provinciale dei farmacisti: «Il numero di farmacie operanti nel territorio di Cagliari è già superiore rispetto alla popolazione attuale ». Meglio rinunciare quindi al sogno di diventare farmacista? Niente affatto. Per Diana, la riapertura delle ammissioni al corso di Farmacia dell'Ateneo cagliaritano, non significa sfiducia nella professione: «Il numero degli aspiranti farmacisti è sempre elevato. La rinuncia da parte di alcuni è dovuta al fatto che gli studenti che desiderano intraprendere studi in campo scientifico “t en ta no ” tutti i test e poi, in base al risultato, decidono dove iscriversi ». Scettico anche sullo spauracchio della disoccupazione: «La professione del farmacista è quella che da lavoro entro sei mesi dalla laurea». Farmacie, ma non solo. Si può trovare impiego nelle Asl, negli ospedali o in campo industriale.Ma il presidente precisa: «Al sud le cose sono più complicate, il mercato non è in grado di assorbire domanda e offerta. Il risultato del test e la conseguente disponibilità dei posti lo conferma: 120 sono troppi»

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