Press review

Rassegna quotidiani locali a cura dell’Ufficio stampa e redazione web
12 September 2020


1 - L’UNIONE SARDA di sabato 12 settembre 2020 / PRIMA
L’intervento
LA SCUOLA DI PAGLIA

di Aldo Berlinguer
Il tempo è scaduto. Il 14 è alle porte e sui banchi (di prova) ci sarà anzitutto il governo. Il comparto scuola, si sa, è infatti da sempre il più delicato, non solo perché riguarda le nuove generazioni, il futuro del Paese, ma perché il numero di persone che coinvolge è davvero strabiliante. Oltre agli 8,5 milioni di discenti, la scuola tocca nel vivo più di 800 mila insegnanti e 200 mila amministrativi. Il Ministero dell'Istruzione è quindi tra i maggiori datori di lavoro di tutta la UE. E, se si contano le famiglie interessate, i numeri crescono a dismisura.
“Chi tocca le scuola muore” è sempre stato il monito della politica. E infatti non sono pochi i ministri che, a torto o a ragione, ne hanno fatto le spese. Del resto, per essere così ampio e diffuso, il comparto scuola è specchio fedele della cosa pubblica in Italia. Con alcune eccellenze e tante criticità, tutte ben note: edilizia scolastica fatiscente, rarefazione dei presidi nelle aree interne, servizi scadenti, docenti insufficienti, scarse informatizzazione e nuove tecnologie, programmi spesso obsoleti e inadeguati. Ovvio che, data l'offerta, carente risulta anche la domanda, con un tasso di dispersione scolastica tra i più alti d'Europa.
Altrettanto impietoso è il riverbero che la scuola offre del Paese Italia, diviso tra nord e sud, quest'ultimo con competenze, alfabetiche e numeriche, dei discenti più basse. E con graduatorie, per il reclutamento dei docenti, ben più numerose. (...) SEGUE A PAGINA 5

PRIMO PIANO - Pagina 5
MA È LA SOLITA SCUOLA DI PAGLIA
(...) Diverse anche le coperture per materia: maggiori nel settore umanistico, minori in quello scientifico.
Insomma, diciamoci la verità, la scuola, già prima del Covid-19, faceva acqua da tutte le parti. E le dimissioni del Ministro Fioramonti, meno di un anno fa, sono ancora lì a testimoniarlo. Cosa è accaduto quindi con l'arrivo della pandemia? L'inevitabile: il Re è nudo. Infatti anche un bambino della scuola materna, conoscendo la favola dei tre porcellini, sa che, quando arriva il lupo cattivo, solo chi ha costruito una casa di mattoni riesce a resistergli. Chi ha la casa di paglia se la vede crollare in testa. E ciò è accaduto col Covid-19 (il lupo di oggi): una delle tante traversie che dovremo fronteggiare.

Ma i problemi non sono finiti poiché questo Governo, invece di cogliere la sfida e rinforzare pro-futuro le fondamenta della scuola, ha reagito alla pandemia con misure troppo contingenti e troppo rassicuranti, scadendo, talvolta in rattoppi, tal'altra in annunci mediatici, da sempre sconsigliati in questo Paese immobile.

Così è stato per i banchi in plastica, a rotelle, che finiranno presto in soffitta, nel post-Covid. E per il reclutamento degli insegnanti, ben lungi dall'essere completato, essendosi il Governo rifiutato di procedere ad assunzioni per titoli e servizio. Così anche per i mezzi di trasporto: che significa ridurre la capacità all'80%? Escludere due file di sedili in coda agli autobus?

Non parliamo poi di mascherine e distanziamento, oggetto, per mesi, di una comunicazione pubblica farneticante. Che dire infine delle diagnosi Covid-19 demandate ai genitori? Qui l'inefficienza dello Stato diviene proverbiale e le responsabilità pubbliche, al solito, vengono traslate sui privati. Ma se i sintomi compaiono? Magari come influenze di stagione? Gli studenti restano a carico delle famiglie? Il 14 settembre sarà dunque dura ma in qualche modo ce la faremo. Ancor più dura sarà nei mesi successivi. Ma il problema maggiore sorgerà quando, finita la pandemia, torneremo alla nostra normalità: la scuola di paglia.
ALDO BERLINGUER,
UNIVERSITÀ DI CAGLIARI





 

L’UNIONE SARDA di sabato 12 settembre 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 2
Covid-19. L’infettivologo Sotgiu: ora il virus riguarda esclusivamente i sardi
FOCOLAI SPARSI IN MOLTI PAESI I RICOVERI CONTINUANO A SALIRE
Nell’Isola un indice di trasmissione di 1.41, secondo in Italia

«La situazione è preoccupante, abbiamo focolai sparsi in tutta l'Isola, sono tanti, il virus circola nei nostri paesi, e ora riguarda solo i sardi. Mi aspetto un ulteriore aumento dei contagi: ci sono molti soggetti non testati e tra pochi giorni riaprono le scuole. In un'indagine epidemiologica fatta negli Stati Uniti si evidenzia che il terzo picco, dopo il secondo di luglio/agosto, è nelle contee dove ci sono i college e le università. Lo stesso accadrà da noi, quando i ragazzi rientreranno in aula». Giovanni Sotgiu, infettivologo e docente di Statistica medica all'Università di Sassari, componente del Comitato tecnico-scientifico regionale legge i dati e spiega: «Abbandonando le misure di protezione e consentendo l'ingresso al virus, sia con i turisti che con i sardi rientrati dalle vacanze, abbiamo permesso la diffusione nel territorio. E così, certamente, è più complicato affrontarlo. Le amministrazioni comunali e i servizi di igiene pubblica devono fare uno sforzo enorme per identificare i contatti e controllare chi deve stare in isolamento. Inoltre, più aumentano le infezioni più saranno le complicanze e i ricoveri. Di anziani e persone fragili innanzitutto, ma la malattia può infierire anche sui giovani: da noi c'è in ospedale, con una polmonite interstiziale importante, un bodyguard, una roccia d'uomo».

La trasmissione

L'indice di trasmissibilità sale a 1,41: la Sardegna ha il secondo valore più alto d'Italia (dopo la provincia autonoma di Trento con 1,58). Lo riporta il monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità, che negli ultimi sette giorni registra nell'Isola 296 nuove diagnosi, con un'incidenza per 100mila abitanti di 18.15 e, sui casi complessivi (2.343), di 143.70. La curva sale per la sesta settimana di seguito, e a differenza dell'estate, in cui la circolazione è avvenuta in un contesto di riapertura delle attività commerciali e nei luoghi di aggregazione, discoteche e locali, adesso «si rileva una maggiore trasmissione in ambito domiciliare e familiare, anche in persone in età più avanzata».

I numeri

Nell'ultimo bollettino dell'Unità di crisi si registrano 65 nuovi contagi (46 da screening e 19 da sospetto diagnostico), 61 ricoverati in ospedale (+4 rispetto al dato precedente), 12 in terapia intensiva, 1.264 persone in isolamento domiciliare, nessuna vittima (sono 139 in totale dall'inizio dell'emergenza).

La cartina

La mappa dei contagi tocca tutti i punti dell'Isola. A Cagliari i nuovi casi sono 12 (ma anche 6 i guariti), ad Alghero 8 episodi (salgono così a 11, e le persone in sorveglianza attiva diventano 29), «dati che non devono creare allarme ma devono farci mantenere alto il livello d'attenzione nel continuare a seguire le prescrizioni», avverte il sindaco Mario Conoci. A Macomer tre nuovi episodi e altre 35 persone in quarantena obbligatoria; altri tre casi a Oristano; due a Gavoi, componenti dello stesso nucleo familiare del primissimo caso in paese; primo positivo a Gonnesa. A Burgos, minuscolo centro di 900 abitanti, le infezioni ora sono 14 (erano 6 giovedì) e la gente è chiusa in casa spaventata, come nel periodo buio del lockdown; a Sedilo si è arrivati al quarto contagiato, e il sindaco Salvatore Pes ha deciso di far chiudere i bar alle 21, da oggi fino al 27 settembre. A Nuoro c'è un nuovo positivo (il totale in città è 28, tutti assistiti a casa) e al San Francesco i ricoverati sono 17 (quattro del nuorese, 13 di altre province). Ad Arcidano è stato chiuso il municipio per procedere alla sanificazione, dopo la notizia della positività del sindaco di Terralba, che è capo ufficio tecnico del Comune. Tutti i dipendenti faranno il test sierologico. Due positivi a Siurgus Donigala, contagiata un'infermiera del San Giuseppe di Isili. Primo caso a Gonnosfanadiga, a Villamassargia il bilancio è a quota 8.

A Sassari

A Sassari è stata cancellata la Fiera Promoautunno (rinviata a ottobre 2021) per rischio assembramenti ma c'è anche una bella notizia: ieri nel padiglione Materno infantile dell'Aou è nato un bimbo da una donna positiva di 33 anni. Il piccolo pesa 3,36 chili e sta bene. La settimana scorsa un parto analogo al Santissima Trinità di Cagliari.

Cristina Cossu







 

L’UNIONE SARDA di sabato 12 settembre 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 3

Covid-19. L’ordinanza: mascherine sempre obbligatorie nei luoghi a rischio

LA SARDEGNA VUOLE DIFENDERSI. DA LUNEDÌ TEST PER CHI ARRIVA
“Invito” all’esame sierologico, oppure “si accetta” il tampone

Adesso è ufficiale: mascherine H24 già da oggi e certificati di negatività al coronavirus per chi entra in Sardegna a partire da lunedì 14 settembre. Il presidente della Regione Christian Solinas ha adottato ieri sera l'ordinanza annunciata mercoledì e ferma al palo in attesa del parere del Comitato tecnico scientifico. Un provvedimento definito complesso da più parti e che costringerà chi arriva nell'Isola a rivedere le proprie abitudini di viaggio.

Il certificato

A partire da lunedì i passeggeri sono invitati a presentarsi all'imbarco con un foglio dove c'è scritto che ci si è sottoposti a un test e che l'esito è negativo. In alternativa, è possibile presentare un'autocertificazione dove siano indicati il tipo di test effettuato, la data dell'esame e la struttura pubblica o privata alla quale ci si è rivolti. Se non si è muniti della certificazione richiesta, allora si accetta - dopo lo sbarco - di sottoporsi a tampone entro 48 ore dall'arrivo in porto o in aeroporto. In questo caso i passeggeri, «anche se asintomatici, sono obbligati a comunicare immediatamente il proprio ingresso nell'Isola alla Asl sarda competente». In attesa dell'esito del tampone sono tenuti ad osservare l'isolamento domiciliare fiduciario.

Controlli

Chi controlla? Il provvedimento è chiaro: le società di gestione aeroportuale, l'Autorità portuale, le direzioni marittime, le Capitanerie e i gestori dei porti son tenuti a verificare che i passeggeri siano muniti della certificazione di negatività, dando immediata comunicazione dei nominativi di chi non ce l'ha alla direzione generale dell'assessorato alla Sanità.

Capitolo esclusi: queste misure non si applicano a chi esercita attività funzionali ad organi costituzionali, all'equipaggio dei mezzi di trasporto e a chi viaggia per motivi di lavoro e di salute.

I test

L'ordinanza di Solinas descrive in modo dettagliato tutti i tipi di test somministrabili. Per chi intende entrare, il test da indicare dovrà essere sierologico (IgG eIgM) o molecolare (RNA) o Antigenico rapido. Chi è già entrato ma senza la prova di negatività, accetta di sottoporsi a un test molecolare o antigenico «da effettuarsi per mezzo di tampone entro 48 ore dall'ingresso».

La registrazione

L'invito a fornire il certificato di negatività è solo una parte della trafila a cui, chi si appresta a venire in Sardegna, deve adeguarsi. I primi vincoli scattano prima dell'imbarco. Chiunque è tenuto a registrarsi telematicamente attraverso il sito istituzionale della Regione, secondo quanto indicato nella sezione "Nuovo Coronavirus", oppure mediante la App Sardegna Sicura scaricabile su Ios e Android e di cui, proprio nei giorni scorsi, la Regione ha ceduto gratuitamente il programma alla Regione Umbria.

Una copia dell'avvenuta registrazione dovrà essere presentata al momento di salire in aereo o in traghetto. La misurazione della temperatura è obbligatoria prima e dopo la partenza. Ancora: chi viaggia è pure tenuto a compilare la scheda di ricerca per verificare pregressi di infezione o di contatto con il Covid-19. In tutto ciò i vettori e le società di gestione degli scali sono tenute ad acquisire le generalità dei passeggeri e a metterle a disposizione della Regione che li conserverà in un database per due settimane.

Le mascherine

L'entrata in vigore dell'obbligo di usare le mascherine per tutto il giorno scatta a partire da oggi. Nel documento, all'articolo 13, c'è scritto che tutti, eccetto i bambini sotto i sei anni e i disabili, devono indossare le protezioni delle vie respiratorie «in tutti gli ambienti chiusi o aperti in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza di almeno un metro».

Roberto Murgia






 

2 - L’UNIONE SARDA di sabato 12 settembre 2020 / ORISTANO E PROVINCIA - Pagina 34
Oristano. Gli studenti: peccato, perché qui si studia e si vive bene
UNIVERSITÀ, CROLLANO GLI ISCRITTI
Matricole in calo nei corsi turistici. “Era prevedibile”

Lo aveva annunciato un'analisi Svimez: la crisi post Covid avrebbe portato ad un calo di iscritti nelle università italiane. Oristano non ha fatto eccezione. I dati sulle preiscrizioni al Consorzio Uno evidenziano una flessione del 30% nei corsi di studio attivati dall'ateneo cagliaritano.

I dati

Le richieste di ammissione a “Economia e gestione dei servizi turistici” per l'anno accademico 2020/2021 sono state 71, un anno fa 110; per “Biotecnologie industriali e ambientali” sono state presentate 44 domande contro le 66 del 2019.

«Era prevedibile - commenta Carlo Aymerich responsabile dei servizi universitari al Consorzio Uno - L'emergenza sanitaria ha accentuato la crisi economica e a risentirne sono stati i corsi legati al turismo». Tengono invece quelli che fanno capo all'università di Sassari: le aspiranti matricole in “Tecnologie viticole enologiche alimentari” sono 89, due in meno rispetto allo scorso anno; la Laurea magistrale in “Qualità e sicurezza dei prodotti alimentari” conta 17 nuovi inserimenti, nel 2019 erano 19. In tutto 221 le domande presentate.

Studenti fuori sede

Iscrizioni ancora aperte alla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici. In controtendenza rispetto ad altre realtà italiane, a Oristano il coronavirus non sembra aver scoraggiato gli studenti fuori sede (nella Facoltà di Agraria rappresentano i due terzi degli iscritti).

Lorenzo Anedda, iscritto al secondo anno di Biotecnologie industriali e ambientali, arriva da Pula: «Lo scorso anno spendevo 200 euro al mese più utenze per l'affitto di una stanza in un appartamento con altri studenti. Quest'anno, invece, starò alla Casa dello studente. Il costo è di 300 euro, compresi i pasti. Vivere qui mi permette di seguire le lezioni e avere un rapporto diretto con i docenti. Anche durante il lockdown l'organizzazione è stata ottimale». Valeria Acca, di Nuxis, al secondo anno di Tecnologie viticole: «Tra affitto e bollette la spesa mensile, escluso il vitto, si aggira attorno ai 200 euro. Ma sono soddisfatta della mia scelta. Tra i corridoi del Chiostro del Carmine si respira un clima familiare».

«Pronti a ripartire»

«Siamo pronti a ripartire, nonostante le tante incertezze - afferma Aymerich - I numeri dei nostri corsi dovrebbero permetterci di garantire le lezioni in presenza rispettando il distanziamento, ma per chi avesse difficoltà a frequentare, abbiamo previsto lezioni online in diretta».

Marianna Guarna






 

3 - L’UNIONE SARDA di sabato 12 settembre 2020 / PROVINCIA DI NUORO - Pagina 37

Lula. La miniera ospiterà l’osservatorio per le onde gravitazionali

L'EINSTEIN TELESCOPE A SOS ENATTOS

Un osservatorio pionieristico per le onde gravitazionali. Potrà sorgere nel cuore della Sardegna, a Lula, grazie a una suggestiva proposta che arriva dalla Penisola. Ecco l'Einstein Telescope, strumento all'avanguardia e destinato a migliorare in modo netto la conoscenza dell'universo e dei processi fisici che lo governano. Per l'isola un traguardo importante, reso possibile grazie al ruolo nevralgico dell'Italia, Paese-guida del gruppo di nazioni che ha presentato la candidatura nell'ambito del forum strategico europeo chiamato a definire le grandi infrastrutture di ricerca del Vecchio Continente.

Perché Lula

A sentire gli esperti, l'osservatorio Einstein Telescope dovrà essere realizzato in un'area geologicamente stabile e scarsamente abitata. Dal marzo 2019, poi, l'Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia ha installato alcune stazioni sismiche nella miniera dismessa di Sos Enattos, proprio in territorio di Lula. L'impressione è che il sito della provincia di Nuoro sia l'ideale per ospitare la suggestiva iniziativa, partendo da uno dei vertici del futuro osservatorio. I primi risultati, in corso di pubblicazione sulla rivista Seismological Research Letters, lasciano ben sperare: Sos Enattos è caratterizzato da un rumore sismico estremamente ridotto, tanto da collocarsi tra le 50 installazioni più silenziose al mondo.

Ricerca e sviluppo

«Le grandi infrastrutture di ricerca sono volano per la crescita scientifica, tecnologica ed economica - dice Antonio Zoccoli, presidente dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare -. Ospitare infrastrutture di questa portata significa attrarre nel proprio Paese giovani ricercatori e scienziati di altissimo livello da tutto il mondo. Significa, inoltre, favorire lo sviluppo di un tessuto industriale dell'alta tecnologia». Massimo Carpinelli, rettore dell'università di Sassari, aggiunge: «Einstein Telescope è un'impresa scientifica e tecnologica di rilevanza globale, ed esprimo quindi tutta la mia soddisfazione per questo primo traguardo. La presenza di un centro di ricerca di prima grandezza in territorio sardo apre prospettive di eccezionale rilevanza per lo sviluppo della Regione e per il futuro di tutti i giovani sardi».

Gianfranco Locci

 

 

 

 


4 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 12 settembre 2020 / SASSARI - Pagina 15

Arrivano dall'Eritrea i ragazzi inseriti nel progetto di inclusione "University corridors for refugees"
TRE RIFUGIATI ALL'ATENEO SASSARESE

di Roberto Sanna
SASSARI Tre rifugiati eritrei potranno studiare all'Università di Sassari grazie al progetto "University corridors for refugees" al quale l'ateneo sassarese prende parte insieme ad altri nove in Italia. I nuovi studenti si sono iscritti nei corsi di laurea magistrale in Economia, Wildlife Management Conservationd and Control e Pianificazione e politiche per la città, l'ambiente e il paesaggio e fanno parte di un gruppo di venti ragazzi sbarcati ieri a Fiumicino. Il progetto, che vede la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dell'Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, di Caritas Italiana e Diaconia Valdese, è reso possibile anche grazie al sostegno dell'Università di Bologna (promotrice della prima edizione del progetto nel 2019) e di un'ampia rete di partner in Etiopia (Gandhi Charity) e in Italia che assicureranno il supporto necessario agli studenti per tutta la durata del programma di laurea magistrale.
«Abbiamo avviato un programma di politiche di inclusione già dal 2015 - dice il rettore Massimo Carpinelli -, con percorsi personalizzati e mirati. L'Ateneo di Sassari è uno dei pochi ad aver nominato un delegato alle Politiche di integrazione dei migranti e rifugiati e ad avere uno dei primi studenti, con pass accademico per le qualifiche dei rifugiati, che ha conseguito la laurea con borsa di studio Crui-ministero dell'Interno». Oltre alle numerose iniziative, quali seminari e conferenze sui temi della migrazione sono state realizzate attività di inclusione reale dei giovani migranti non sempre iscritti presso l'Ateneo. Uno dei primi esempi è rappresentato dal progetto culturale Università dei Bambini dell'Università di Sassari, un progetto che coinvolge alcuni dipartimenti che si occupano di formazione intergenerazionali e di processi di inclusione alle diverse scale. A collaborare con l'Università saranno la Caritas Diocesana, la Fondazione Accademia "Casa di popoli, culture e religioni" dell'Arcidiocesi turritana, l'Ersu e il Comune. «In questa occasione ci rivolgiamo in particolar modo agli studenti che si trovano nelle strutture per rifugiati, dove è molto difficile proseguire nei percorsi di alta formazione - dice Rossella Serreli, delegato dell'ateneo sassarese -. Abbiamo già svolto un progetto legato al Congo, in generale lavoriamo con quei paesi nei quali i redditi delle famiglie non consentono ai ragazzi di andare avanti negli studi. I tre che stiamo ospitando provengono da situazioni nelle quali soltanto il tre per cento dei giovani riesce a studiare, quando la media nel mondo è vicina al quaranta per cento. Adesso si trovano in quarantena e arriveranno nelle nostre strutture tra due settimane: avranno un alloggio e una serie di iniziative mirate all'inclusione L'Università prosegue così il suo progetto inaugurato qualche anno fa grazie alle attività di Public engagement intraprese dai dipartimenti. Le prime matricole di giovani rifugiati e con protezione internazionale sono l'esito di questo processo e nell'anno accademico 2016-2017 sono stati immatricolati i primi tre studenti provenienti dal Mali, Costa D'Avorio e Iran».
«Siamo estremamente felici per questo risultato» ha dichiarato Chiara Cardoletti, Rappresentante dell'Unhcr per l'Italia, la Santa Sede e San Marino: «Con questa iniziativa l'Italia dimostra di voler essere all'avanguardia nell'individuare soluzioni innovative per la protezione dei rifugiati. Entro il 2030 l'Unhcr si pone l'obiettivo di raggiungere un tasso di iscrizione del 15% a programmi di istruzione superiore ».






5 - LA NUOVA SARDEGNA di sabato 12 settembre 2020 / SASSARI - Pagina 15
Al via le attività: la mensa apre il 21 e si può accedere solo su prenotazione
ERSU, LE NUOVE REGOLE ANTI-COVID

SASSARI L'Ersu si prepara per affrontare al meglio il nuovo anno accademico. Nei mesi di stop forzato l'attività dell'ente non si è comunque fermata e si è concentrata in attività di innovazione e riqualificazione degli ambienti.
Durante questo periodo sono stati avviati importanti lavori di adeguamento e ristrutturazione nelle residenze e in mensa. In particolare la residenza "A. Fontana" in Via Coppino è stata interessata da un consistente intervento di rifacimento dell'impianto idrico che, negli anni, ha evidenziato, nonostante la giovane età dello stabile, evidenti criticità. Anche la struttura in Via Verona è stata interessata da importanti interventi di riqualificazione. Nella mensa in via dei Mille invece si è proceduto alla manutenzione straordinaria delle attrezzature presenti nelle cucine, alla tinteggiatura totale dei locali in cui gli studenti consumano i pasti ed è in fase di ultimazione la ripavimentazione della sala mensa e dei corridoi di accesso ad essa. La gestione dell'emergenza impone anche la definizione di nuove regole di vita e comportamento all'interno dei locali. Le case dello studente riapriranno il 6 ottobre, a eccezione per quella in Via Padre Manzella che è già operativo dal primo settembre. Sono pressoché invariati i posti ma la novità è che è stata predisposta, per ogni struttura, una camera riservata per fronteggiare l'eventuale necessità di isolamento di uno studente in caso di infezione da covid-19.La riapertura della mensa in via dei Mille, così come nelle sedi gemmate di Oristano, Nuoro, Olbia ed Alghero, è fissata per il 21 settembre. A Sassari cambieranno però le modalità di fruizione: gli studenti potranno accedere esclusivamente su prenotazione online scegliendo su tre turni ed esprimendo già la preferenza tra un pasto normale o vegetariano; ci saranno tre orari di accesso, a pranzo e cena, con 150 persone per turno. Gli studenti dovranno consumare il pasto in massimo 15' o comunque entro il tempo consentito per turno. A partire da ottobre, inoltre, verrà allestito un "servizio mobile", collegato alla struttura ma con un affaccio diretto all'esterno, tra via dei Mille e via Enrico De Nicola, attraverso il quale - sempre con i medesimi principi di prenotazione on line e turnazione - gli studenti potranno ritirare il pasto take away.







RASSEGNA STAMPA di VENERDÌ 11 SETTEMBRE 2020




 

1 - L’UNIONE SARDA di venerdì 11 settembre 2020 / PRIMO PIANO - Pagina 6
Covid-19. Il ministero: più utenti ha più aiuta a spegnere i focoloai. Ma nell’Isola ci sono criticità

IL FLOP DI IMMUNI, SCARICATA DA 154MILA SARDI
Appello dei sindaci e del rettore: “Strumento utilissimo per contenere i disagi”

I sindaci non si stancano di ripeterlo nei messaggi sui social alla popolazione: «Installate l'app Immuni, è importante per il monitoraggio e la prevenzione contro il coronavirus nelle nostre comunità». Il presidente dell'Anci Emiliano Deiana lo ha ribadito ieri: «Abbiamo uno strumento semplice e innovativo per proteggerci, la app Immuni, che utilizza la tecnologia per avvertire gli utenti che hanno avuto un contatto con una persona positiva, anche se sono asintomatici. Scaricatela sul vostro smartphone, più siamo meglio è».

I numeri

Il problema è che siamo in pochi, pochissimi. In Sardegna hanno fatto il download appena 154.100 persone, il 9,4% dei residenti, perfino meno della già bassa media nazionale (9,9%). Dopo le infinite (sterili) polemiche sulla privacy, le teorie complottiste e negazioniste, le prese di posizione di chi è sempre convinto di saperne più degli altri ( tanto non serve a nulla ), il risultato è che mentre il virus ha ripreso a galoppare, Immuni non può fare il suo lavoro, cioè contribuire a ridurre il numero dei contagi, in particolare quelli causati da chi non ha sintomi, assicurando che gli utenti possano ricevere attenzioni mediche prima possibile, minimizzando il rischio di complicanze.

La storia

Certo, ci sono anche criticità, come racconta il cagliaritano Ivan Caddeo, sulla sua pagina Facebook. «Il 30 agosto Immuni mi notifica che ho avuto, alcuni giorni prima, un contatto diretto con un Covid-19 positivo. Chiamo il mio medico, che mi ripete le indicazioni per l'isolamento domiciliare: stare in una stanza separata da moglie e figlia, usare un bagno diverso, eccetera. Poi mi dice di chiamare l'Unità di crisi. Prima telefonata, sintesi: se non ho il nome del Covid-19 positivo (che ovviamente la app non mi ha mandato, come si sa) mi dicono che non possono fare nulla.

Seconda telefonata: stesso disco della prima. Allora la telefonata la fa direttamente il medico, a cui dicono che li devo chiamare subito. La terza volta finalmente registrano i miei dati e mi dicono che sarò contattato». Caddeo spiega poi che il tampone glielo hanno finalmente fatto avant'ieri, dieci giorni dopo la segnalazione, ma soltanto perché sia a lui che a sua figlia è venuta la febbre e hanno avvisato guardia medica e pediatra. «Insomma, mi sono trovato risucchiato in un gorgo burocratico, rimpallato qua e là da chi non sapeva come muoversi. Io sono rimasto a casa e ho avuto tanta pazienza, ma non credo che tutti si comportino allo stesso modo. Non dico che Immuni non serva, anzi, credo che bisogna assolutamente scaricarla, ma evidentemente in Sardegna nella catena c'è un anello debole, la responsabilità civile imporrebbe a tutti noi l'installazione della app, ma la scarsa capacità di reazione delle strutture sanitarie del territorio rischia di annullarne ogni effetto».

Le avvertenze

Più italiani avranno Immuni sul proprio telefono, più elevata sarà la sua efficacia. «Se tutti la scaricassero avremmo un servizio nazionale molto più efficiente, perché se si riceve il segnale si può andare subito a fare il tampone e non serve chiudere aree vaste», ha spiegato il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri. «Consente infatti un contact tracing impeccabile. A luglio ad esempio, su un Frecciarossa è stato spento un focolaio grazie a Immuni. Purtroppo è stata un flop tra i giovani».

L'Università

Ieri Maria Del Zompo, rettore dell'Università di Cagliari, in vista della ripresa delle attività accademiche ha invitato a studenti, docenti e personale a scaricarla. «Considerata l'importanza della prevenzione del contagio e del rispetto delle misure suggerite per evitarlo, abbiamo aderito con determinazione al sollecito della Conferenza dei rettori», spiega, «chiedo a tutti di prendere seriamente in considerazione la possibilità di installare Immuni». La raccomandazione è sulla homepage del sito dell'Università e su tutti i canali social.
Cristina Cossu




 

2 - L’UNIONE SARDA di venerdì 11 settembre 2020 / CAGLIARI - Pagina 21
Comune. Il direttore dell’Orto botanico: “La relazione tecnica è corretta, 84 piante a rischio”

ALT DEI CARABINIERI ALL'ABBATTIMENTO DI PINI E JACARANDE
Bufera sulla gestione del verde. L’opposizione attacca la Giunta

A fermare gli operai del Comune che abbattevano gli alberi della discordia ieri sono arrivati i carabinieri. I militari del nucleo tutela patrimonio culturale sono intervenuti in seguito alla segnalazione della Soprintendenza e hanno fermato i lavori in attesa di verifiche. Stop alla mannaia su pini e jacarande.

Tutto è accaduto nel giorno in cui la polemica sulla gestione del verde pubblico innescata dall'abbattimento dei pini di viale Buoncammino ha imperversato sul web. Sussulta l'opposizione, invocano cautela e puntano il dito gli ambientalisti del Gruppo d'intervento giuridico. Molti cittadini affidano dubbi e proteste alle pagine Facebook e Instagram. L'amministrazione difende le proprie scelte facendo leva sulla relazione tecnica consegnata dalle società Santa Maria-Imea, l'Ati che si è aggiudicata l'appalto del verde sino al 2025. Uno studio che descrive lo stato dell'arte del patrimonio arboreo cittadino e dal quale emergono i problemi legati alle piante malate che potrebbero finire sotto la scure. «Sono le indicazioni tecniche a far testo», ha spiegato l'assessora Paola Piroddi.

Giù la pianta

Ieri la chioma di una delle ventitré jacarande del Largo, messe sotto la lente per la salute non perfetta, è venuta giù. «Ecco, stavamo esagerando? Siamo emuli di Attila o semplicemente abbiamo iniziato a fare le cose con metodo e ragione?», ha sbottato Paola Piroddi.

La minoranza

L'appello dell'opposizione, per voce delle consigliere Francesca Mulas e Camilla Soru, è categorico: «Truzzu, fermati!». E ancora: «Le operazioni su viale Buoncammino sono iniziate in silenzio. L'amministrazione ha deciso che l'abbattimento fosse talmente urgente da trascurare qualsiasi opportunità di informazione pubblica. Non risulta il coinvolgimento della Soprintendenza».

Per Gianluigi Bacchetta, direttore dell'Orto botanico, «quella stilata dai tecnici per l'amministrazione è una relazione ben fatta, dettagliata. Tecnicamente è sicuro che ci siano 84 piante che rientrano nella cosiddetta categoria D e dunque rappresentino un pericolo. In questo elenco ci sono anche ventitré jacarande. Ebbene, la scelta politica della giunta è: voglio tutelarmi dal rischio o pensare, per esempio, a un largo Carlo Felice diverso? Personalmente propendo per la seconda ipotesi». Bacchetta, che critica apertamente anche gli interventi di rifacimento dei marciapiedi fatti dalla precedente amministrazione guidata da Massimo Zedda («dannosissimi per la jacarande»), riassume il suo pensiero di tutela in dieci punti. «Eliminare o ridurre la sosta dei veicoli, ampliare le aiuole o asportare il bitume nella fascia alberata, procedere con periodici trattamenti per ridurre le micosi, strutture di sostegno per gli esemplari più precari e instabili». Jacarande come i vecchi. Dunque: «Vanno aiutati, sostenuti e serve loro un bastone. Sono la nostra memoria».

Gli agronomi

«È indubbio che una grossa parte del patrimonio arboreo cittadino abbia un'età avanzata e come tale va gestito, soprattutto in luoghi identitari, come il viale Buoncammino o il viale Merello con i grossi Ficus retusa, la cui messa dimora risale ai primi decenni del secolo», ha spiegato il presidente dell'ordine degli agronomi, Ettore Crobu. «L'abbattimento - ha aggiunto la vice presidente Micaela Locci - è necessario esclusivamente quando i fattori di pericolosità sono elevati e non si possono attuare interventi contenitivi di messa in sicurezza. Tale decisione si scontra spesso con l'opinione pubblica».
Andrea Piras

Via Roma
LA POTATURA DELLE PALME? «SBAGLIATA»

«Molto critico». Si dichiara così, Gianluigi Bacchetta, professore ordinario di botanica sistematica e direttore dell'Orto botanico quando espone il suo parere sul taglio delle chiome, in corso, delle palme di via Roma dell'Authority. Giudizio categorico. Evidentemente argomentato. «Intervento di potatura invasiva. Nelle palme da datteri, come queste del porto, il casco delle foglie non deve essere ridotto e reso inferiore ad un angolo di 180 gradi. E invece hanno lasciato soltanto un pennacchio». Taglio drastico. «Che indebolisce la pianta e favorisce l'attacco del punteruolo rosso», avverte il botanico. Ripeto, le stanno potando selvaggiamente non rispettando la struttura emisferica della chioma».
Giudizio severo. «Dopo aver eliminato nei giorni scorsi il bellissimo e sanissimo patriarca del Poetto, ecco qui un altro esempio di quello che stiamo facendo al nostro patrimonio cittadino di palmizi. Inoltre trattiamo con pesticidi dannosi anche per la nostra salute nonostante i trattamenti biologici siano più economici ed efficaci». La lotta al punteruolo anche l'Orto botanico l'ha dovuta fare in questi anni per tentare di ridurre al minimo la strage. «Anche noi abbiano avuto una moria di palme e fino a cinque anni fa usavamo trattamenti chimici e l'endoterapia. Poi siamo passati alle tecniche biologiche come si sta facendo per esempio a Sanremo o all'orto botanico di Valencia, dove l'emergenza punteruolo è stata risolta con le larve dei vermi nematodi che parassitano sia larva che insetto adulto del punteruolo rosso», dice il direttore. «Tra l'altro le palme della darsena evidenziano che i trattamenti chimici non hanno avuto effetti». (a. pi.)




 

3 - L’UNIONE SARDA di giovedì 10 settembre 2020 / PROVINCIA DI NUORO - Pagina 34
Lula. Sos Enattos
LA PROPOSTA SULL'EINSTEIN TELESCOPE

L'Italia ha ufficializzato la proposta di realizzare in Sardegna, nelle miniere di Lula, l'Einstein Telescope, un osservatorio pionieristico di terza generazione per le onde gravitazionali, che contribuirà in modo decisivo a migliorare la conoscenza dell'universo e dei processi fisici che lo governano. L'Italia è alla guida del gruppo di nazioni che hanno presentato la proposta nell'ambito dell'aggiornamento per il 2021 della roadmap Esfri, il forum strategico europeo che definisce quali saranno le future grandi infrastrutture di ricerca in Europa, in virtù della sua lunga tradizione scientifica nel settore della rivelazione diretta della onde gravitazionali. L'impegno assunto dal ministero dell'Università e della ricerca italiano ad ospitare in Sardegna questa infrastruttura è supportato dall'Istituto nazionale di fisica nucleare e da quelli di Astrofisica e di Geofisica e vulcanologia. La Regione, come le università di Sassari e di Cagliari, hanno espresso interesse all'installazione di questa infrastruttura di ricerca avanzata.
Da anni la miniera di Sos Enattos è al centro delle crescenti attenzioni della scienza e della ricerca.

 

 



4 - LA NUOVA SARDEGNA di venerdì 11 settembre 2020 / SARDEGNA - Pagina 5
LA RIPARTENZA DELLA SCUOLA
L'appello di Biancareddu: le Università disponibili a incrementare i corsi

SOS INSEGNANTI DI SOSTEGNO
I RETTORI: «SÌ A PIÙ POSTI»

di Silvia Sanna
SASSARI Rispondono subito all'appello dell'assessore regionale all'Istruzione Andrea Biancareddu, dicono che il tema è molto sentito e per questo sono pronti a fare la loro parte. I rettori delle università di Sassari Massimo Carpinelli e di Cagliari Maria Del Zompo sono pronti a incontrare l'esponente della giunta Solinas per parlare di un problema cronico: i pochi insegnanti abilitati al sostegno, talmente pochi da coprire appena la metà delle cattedre (circa 5500) previste nell'isola, a fronte di oltre 7mila studenti affetti da disabilità fisica o mentale e per questo bisognosi di assistenza a scuola. Biancareddu si è rivolto a chi è incaricato ai rettori perché i corsi di specializzazione per il sostegno li organizzano le Università. E i numeri previsti quest'anno dal Ministero per i due atenei non risolveranno il problema: l'anno prossimo il rapporto numerico tra prof e studenti che hanno diritto al sostegno continuerà a essere fortemente sbilanciato. Per questo Biancareddu ha chiesto ai rettori di aumentare i posti previsti per i corsi che si svolgeranno nei prossimi mesi: sono 240 a Cagliari e 150 a Sassari. L'assessore punta al raddoppio, unico modo per evitare che anche nel 2021 - come succederà quest'anno alla riapertura delle scuole - a ricoprire un ruolo così delicato siano in maggioranza precari non abilitati. Per Del Zompo e Carpinelli si può fare, ma i tempi sono diversi: mentre il rettore di Cagliari è pronta a valutare un incremento dei posti già da quest'anno, il rettore di Sassari rimanda a quello successivo «perché - spiega Carpinelli - le procedure concorsuali di accesso al corso di specializzazione sono già partite. E la prima selezione dei candidati è fissata per il 24 settembre».
Più posti? Siamo pronti. Maria del Zompo fa una premessa: «Abbiamo aumentato ogni anno il numero dei posti, con uno sforzo organizzativo di notevole intensità». E poi: «Siamo disponibili a valutare un ulteriore incremento ma abbiamo necessità della collaborazione di Regione e di Governo per modificare alcune regole che attualmente rendono impossibile andare incontro alle richieste dell'assessore». Il rettore di Cagliari si riferisce per esempio alle misure di sicurezza anti Covid-19 per quanto riguarda il distanziamento nelle aule». Ma con un po' di buona volontà si può fare: «L'Ateneo di Cagliari ha recentemente creato il Cediaf, Centro di servizio di ateneo per la didattica e l'inclusione nell'alta formazione delle professionalità educative e ha ogni anno incrementato i posti anche grazie al sostegno dell'assessorato regionale. Siamo disponibili a farlo ancora e per questo chiederemo un incontro urgente all'assessore». Attenzione massima. Anche il rettore Massimo Carpinelli assicura l'intenzione di collaborare per garantire un migliore diritto allo per le categorie più svantaggiate: «La formazione riservata agli insegnanti di sostegno è un tema molto caro all'Università di Sassari così come tutte le problematiche che riguardano l'inclusione». Qualche numero: «Nelle tre edizioni del Corso che finora l'Ateneo di Sassari ha realizzato, si sono specializzati complessivamente più di 500 insegnanti di sostegno, che ora lavorano nei diversi ordini e gradi della scuola pubblica». Ma c'è la consapevolezza che si deve fare di più: «La questione della formazione degli insegnanti specializzati nelle attività di sostegno è molto sentita dall'Università di Sassari - dice Carpinelli - Siamo al lavoro per organizzare a fine settembre un incontro on line al quale parteciperanno il presidente e alcuni membri del direttivo della Società italiana di Pedagogia, nonché il coordinatore dei Direttori dei corsi degli insegnanti di sostegno, proprio perché vogliamo approfondire questa tematica. Chiederò anche all'Assessore Andrea Biancareddu e al direttore dell'Ufficio scolastico regionale Francesco Feliziani di prendere parte alla riunione: servono infatti nuove alleanze e strategie operative condivise tra le diverse istituzioni per offrire al territorio un numero più elevato di insegnanti di sostegno». Dal prossimo anno, però: i posti per il 2020 assegnati a Sassari sono 150 e non saranno incrementati perché sono già «partite le procedure concorsuali di accesso al corso di specializzazione».
La Cgil. Biancareddu incassa i complimenti della Cgil: «Finalmente l'assessore accoglie come strategico l'obiettivo di porre rimedio a uno dei problemi più impattanti sulla scuola, cioè la carenza di insegnanti di sostegno specializzati - dice il segretario regionale Flc Manuel Usai - alla quale da troppo tempo si fa fronte in maniera provvisoria attraverso le supplenze». Precari di buona volontà ma non specializzati ad affrontare un ruolo così delicato.



 

RASSEGNA STAMPA di GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 2020




 

1 - L’UNIONE SARDA di giovedì 10 settembre 2020 / CULTURA Sardegna Estate - Pagina IV
LA RAZZA? UN'INVENZIONE
CE LO DICE LA GENETICA

“Cosa rispondere a un razzista” è un saggio di Adam Rutherford (Bollati Boringhier) sul quale il Rettore dell'Università di Cagliari, Maria Del Zompo ha scritto una recensione, un contributo prezioso al dibattito, attualissimo, sul razzismo.

di Maria Del Zompo

Rutherford è un genetista formatosi allo University College London, ed è uno scrittore affermato che sa come tessere una tela affascinante a partire da dati e conoscenze scientifiche e sa spiegare come la nostra comune ascendenza sia molto recente, rispetto al piccolo gruppo di africani che lasciarono il continente 70.000 anni orsono. Ogni nazista ha un progenitore ebreo, e solo scoprire questa realtà scientifica rende ragione del perché valga la pena leggere questo libro, peraltro coinvolgente e illuminante.
Costrutto sociale

«La razza esiste perché è un costrutto sociale»: se considerassimo che le generazioni sono separate da circa 25 anni e ognuno di noi ha un numero multiplo di antenati - 2 genitori, 4 nonni, 8 bisnonni e così via - andando indietro di circa mille anni si dovrebbero generare più di un trilione di antenati. Si tratta di un numero esageratamente alto, circa dieci volte più grande del totale degli individui che hanno abitato e abitano la terra, da sempre! La soluzione di questo apparente paradosso è semplice: gli alberi genealogici si fondono e collassano su se stessi mentre si torna indietro nel tempo, con moltissimi individui che occupano più posizioni.

Tratti biologici

«Il razzismo è un pregiudizio rivolto contro tratti biologici inalienabili, unito a un comportamento ingiusto fondato su di essi e può manifestarsi a livello personale, istituzionale o strutturale»: la genetica umana studia le similitudini e le differenze tra individui e popolazioni. I tentativi di giustificare il razzismo utilizzando questa disciplina purtroppo esistono, ma sono stati e sono radicati nella cosiddetta pseudo-scienza. Come per ogni disciplina scientifica, anche per la Genetica c'è ancora molto da conoscere e da capire e questo accadrà ineluttabilmente in un futuro molto prossimo.

Rutherford ci fa capire che il razzismo è in realtà un mero fenomeno sociale e sostiene che quando la scienza è deformata, travisata, abusata, per giustificare odio e pregiudizio, deve essere sfidata e confutata, come fa lui in questo libro. L'autore ci spiega cosa la genetica ha scoperto finora su colore della pelle, ascendenza, intelligenza, capacità sportive, sulla “purezza” e la “superiorità” di cui i razzisti si fanno vanto e afferma che «scavando nei dati scientifici al meglio delle nostre possibilità, scopriamo che le risposte non sono nel Dna, ma nella cultura».

Nessun fondamento scientifico

Grazie a questo libro il lettore ha l'opportunità di conoscere le basi scientifiche necessarie per affrontare domande sul razzismo e i grandi progressi fatti, ma anche i limiti che ancora esistono negli studi di genetica delle popolazioni.

Il colore della pelle è la differenza più ovvia tra le persone, ma ha poco a che fare con l'insieme di similitudini e di differenze tra gli individui e tra le popolazioni. Il risultato è che le razze non esistono, ma costituiscono purtroppo un costrutto sociale, mentre il razzismo esiste ed è reale perché individui lo mettono in atto e lo proclamano, ma né la razza né il razzismo hanno un fondamento scientifico.

Questo libro, pur nella consapevolezza dei limiti della genetica moderna, segna la definitiva confutazione del razzismo e di tutti quei movimenti che si richiamano a slogan che sono un affronto alla dignità umana, eliminando per sempre qualunque alibi pseudoscientifico.





 

2 - L’UNIONE SARDA di giovedì 10 settembre 2020 / PRIMA
L’intervento
DRAGHI TIRATO PER LA GIACCA

di Beniamino Moro
Nei giorni scorsi Mario Draghi è stato tirato per la giacchetta dal governo e dall'opposizione, in modo strumentale, per soddisfare interessi di parte. Come ha scritto il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, «non mi piace il chiacchiericcio, l'utilizzo del suo nome in giochi di piccolo cabotaggio che servono a mettere in difficoltà il nemico politico di turno piuttosto che a realizzare una prospettiva».

Ha cominciato l'opposizione che, per colpire l'attuale governo e il suo premier, ha tolto fuori il nome di Draghi come possibile nuovo premier che superi l'attuale maggioranza. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sentendosi punto nel vivo, ha ritenuto opportuno di replicare dal podio di Cernobbio, per chiarire che non è per puntare su Mario Draghi che sarà buttato giù il governo. «Non lo vedo come un rivale - ha aggiunto dalla festa del Fatto Quotidiano -. È una persona di valore, un'eccellenza». Poi Conte ha precisato che fu proprio lui a proporre Draghi alla presidenza della Commissione Ue, aggiungendo che però la risposta dell'ex banchiere fu un cortese diniego, «perché era stanco, voleva riposarsi, non si sentiva».

Tuttavia, come sostiene Francesco Verderami sul Corriere della Sera, proprio il modo in cui Conte ha ricostruito l'evento, il passaggio nel quale ha detto di aver «cercato di creare consenso attorno al nome di Draghi», è rivelatore di un'idea che, se non estemporanea, è quantomeno priva di solide basi. (...) SEGUE A PAGINA 17

ECONOMIA - Pagina 17
DRAGHI TIRATO PER LA GIACCA
(...) E allora la risposta che ottenne, anche questa rivelata dal premier, va interpretata.
È vero, Super Mario spiegò a Conte che voleva prendersi un «momento di stacco», perché aveva appena rifiutato l'offerta di guidare il Fondo Monetario Internazionale, offerta che gli era stata fatta in modo condiviso dai Paesi più grandi della Terra. «Ecco il dettaglio che svela - sostiene Verderami - l'altra ragione per cui Draghi volle tagliar corto: avendo un'esperienza consolidata delle dinamiche di Bruxelles, desiderava evitare che il suo nome finisse nel tritacarne di una trattativa dall'esito pressoché scontato».

Perché certe nomine a livello europeo, compresa la presidenza della Commissione, hanno valenza politica e ruotano intorno all'asse franco-tedesco che nessuno può scalfire. E dunque «c'è una differenza considerevole tra l'offerta del Fmi avanzata in modo condiviso e l'idea di un premier dal peso non rilevante, lanciata senza essere stata concordata».

Inoltre, nella narrazione di Conte, ha colpito anche un altro dettaglio non secondario, ovvero l'insistenza con cui il premier ha voluto rimarcare la presunta «stanchezza fisica e psicologica» di Draghi, che dunque gli avrebbe comunicato di non sentirsi in forma per assumere un nuovo incarico così gravoso e carico di responsabilità come quello della presidenza della Commissione dell'Unione Europea. Se la dichiarazione del premier non fosse stata fatta nel bel mezzo di una conferenza stampa, conclude Verderami, «si potrebbe sospettare che questo velenoso passaggio fosse stato preparato nei minimi dettagli. E se la risposta serviva al premier per allontanare da sé il sospetto di temere Draghi, in realtà l'ha alimentato».

Come quel passaggio che sembra una difesa dell'ex governatore e che invece sconfina con la derisione: quando s'invoca il suo nome lo si tira per la giacchetta. La battuta è logora, per anni è stata utilizzata da chi nervosamente sentiva avvicinarsi il rumore dei nemici, riportando perfido la conclusione del premier: «Draghi non lo vedo come un rivale, ma come un'eccellenza». Strano, conclude Verderami, che allora Conte «non lo abbia inserito tra le centinaia di inviti al rutilante festival degli Stati generali di Villa Madama».

In conclusione, Mario Draghi rappresenta una vera risorsa per il Paese. Come dice Fontana, è «una delle poche personalità eccezionali che l'Italia ha a disposizione» che è in grado di influenzare con il suo pensiero le decisioni prese ai più alti livelli europei. E tale risorsa non andrebbe bruciata nelle beghe della nostra politica quotidiana.
BENIAMINO MORO
UNIVERSITÀ DI CAGLIARI

 

 


3 - LA NUOVA SARDEGNA di giovedì 10 settembre 2020 / SARDEGNA - Pagina 7
PIANETA ISTRUZIONE
Abilitazione al sostegno

«PIÙ POSTI ALLE UNIVERSITÀ»
I docenti specializzati sono pochi, l’assessore Biancareddu scrive ai rettori
“Raddoppiate il numero di specializzati, l’assistenza a scuola è a rischio”

SASSARI Se non si interverrà subito, l'anno prossimo ci sarà una situazione fotocopia nelle scuole dell'isola: pochi insegnanti specializzati nel sostegno e ragazzini affetti da disabilità - fisica o mentale - più o meno grave - che non potranno godere di una assistenza qualificata. Il quadro attuale è molto grave: a fronte di circa 7mila studenti che hanno diritto al sostegno e a 5500 cattedre previste, i docenti che hanno conseguito l'abilitazione sono sappena 2795. Significa che circa 2500 posti saranno coperti da precari non specializzati. Un problema che va avanti da anni e che è peggiorato con il blocco Covid che ha congelato i corsi di abilitazione organizzati dalle Università. È arrivato il tempo di invertire la rotta, potenziando i corsi che si svolgeranno quest'anno e dai quali verranno fuori gli insegnanti abilitati pronti a prendere servizio nell'anno scolastico 2020-2021. A sollecitare un intervento è l'assessore regionale alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu, con una lettera inviata ai due rettori delle Università di Cagliari, Maria Del Zompo e di Sassari, Massimo Carpinelli. «Ho chiesto ai due rettori di aumentare il contingente dei posti per l'anno accademico 2020/2021- spiega l'esponente della giunta Pigliaru - considerata la grave e diffusa carenza di docenti specializzati per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado nel territorio regionale. L'esigenza è quella di sopperire - continua Biancareddu - a una grave carenza di personale specializzato. La carenza ormai cronica di specializzati rischia di mettere in seria difficoltà molte famiglie che hanno la necessità di dare ai loro figli portatori di patologie complesse. Questa situazione spero venga risolta in tempi brevi, per garantire agli studenti sardi il supporto necessario per raggiungere i gradi più alti degli studi. Ai due rettori per questo ho chiesto di raddoppiare per il prossimo anno accademico 2020/2021 il contingente, come quantificato nel Decreto ministeriale 95 del 12 febbraio scorso». Il decreto prevedeva per l'Università di Cagliari 240 posti, per quella di Sassari 150, in un totale nazionale distribuito tra i vari atenei che sfiora le 20mila unità. Un numero insufficiente per soddisfare la richiesta che arriva in particolare dalle secondarie di primo grado, le ex medie. Per questo il contingente di specializzandi nel sostegno deve essere potenziato anche perché nell'emorragia costante delle iscrizioni alle scuole delle isola (quest'anno gli studenti sono poco più di 199mila), l'unica quota di alunni che aumenta puntualmente è propria quella dei bisognosi di sostegno e assistenza quotidiana in aula. (si. sa.)

I NUMERI ASSEGNATI DAL MINISTERO
In totale 390 tra Cagliari e Sassari

In totale sono 390 i posti previsti nei corsi di abilitazione per insegnanti di sostegno organizzati dalle Università. Il ministero ha autorizzato 240 posti nell'ateneo di Cagliari e 150 in quello di Sassari. E saranno così distribuiti: per la scuola dell'infanzia 45 a Cagliari e zero a Sassari, per la primaria 58 a Cagliari e 50 a Sassari, per la secondaria di primo grado (ex Medie) 68 a Cagliari e 50 a Sassari, per la secondaria di secondo grado 69 a Cagliari e 50 a Sassari. Sulla necessità di rimpolpare più velocemente possibile gli organici del sostegno, c'è il pressing dei sindacati: per risolvere il problema è stato chiesto che a organizzare i corsi siano le scuole e non solo le Università.



 

RASSEGNA STAMPA di MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE 2020



 

1 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 9 settembre 2020 / PRIMA
L’analisi
CHI DICE NO SOLO ADESSO

di Marco Pignotti
La politica italiana è sempre molto originale. Sono più di trent'anni che ciclicamente le forze politiche più sensibili al richiamo dell'antiparlamentarismo e dell'antipolitica invocano il taglio del numero dei parlamentari. Si tratta di un riflesso quasi viscerale del sistema politico nostrano che storicamente, quando avverte un sentore di crisi e di delegittimazione, si rifugia nella collaudata narrazione che trova la sua sintesi nella riduzione dei costi della politica, tralasciando la riduzione delle prebende. Sarebbe sufficiente ricordare due figure come Craxi e Berlusconi, più volte critici nei confronti della pletorica presenza di parlamentari che pesano sull'erario pubblico, per ritrovare alcuni di quegli argomenti che in maniera forse meno sofisticata hanno portato il Movimento grillino a condurre questa battaglia fin dalla propria nascita.

Dopo essere stata approvata quasi all'unanimità da entrambi i rami del parlamento, la proposta di ridurre di un terzo la rappresentanza parlamentare viene ora sottoposta all'insindacabile giudizio dell'elettorato con un referendum. Nessuno schieramento si è infatti espresso contro il “taglio” di deputati e senatori. Una posizione, questa, che desta più di un sospetto e svela tutta la sua ipocrisia nell'approssimarsi di un voto che difficilmente lascerà immutato il numero dei seggi.
Dire no adesso è quasi patetico. L'ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, ha fatto un'interessante osservazione. (...) SEGUE A PAGINA 41

COMMENTI - Pagina 41
C'è chi dice no ma solo adesso
(...) Mieli ha sottolineato come il “no”, ovvero l'opzione di coloro che si opporranno alla riduzione della rappresentanza soccomberà perché raccoglie la posizione delle élite, mentre il “sì” catalizza l'attenzione della moltitudine che sfoga il proprio risentimento contro un nemico invisibile: la casta, la politica, le istituzioni. Si tratta di un'osservazione ragionevole, ma autolesionistica, perché finisce per essere adottata da deputati e senatori, stranamente di lungo corso, e da alcuni esponenti di partito che temono brusche ripercussioni al loro interno, dovendo prospettare ai loro colleghi (o a loro stessi) le crescenti difficoltà a cui andranno incontro per sperare di tornare in Parlamento.

Troppo tardi. La battaglia sul taglio dei parlamentari da parte dei sostenitori del “no” verrà persa proprio a causa della scarsa credibilità e qualità di molti deputati e senatori eletti in questi anni alle Camere, e il loro tardivo o grossolano ripensamento porta solo ulteriore linfa al “sì”. Evidentemente la difesa di un'istituzione come il Parlamento non era così prioritaria quando si doveva sfidare l'impopolarità, viceversa diventa fondamentale di fronte alla concreta possibilità di essere tagliati fuori dalle nuove assemblee più ristrette. Da questo punto di vista pochi schieramenti fanno eccezione. Persino fra i partiti del centrodestra, tradizionalmente inclini a ridimensionare numerosità e prerogative del potere legislativo, troviamo illustri difensori dell'ampiezza di Montecitorio e Palazzo Madama. La stessa inquietudine pervade un centrosinistra ben conscio di aver approvato una riforma del tutto contraria alla propria cultura della rappresentanza. D'altronde, la proiezione relativa all'assottigliamento del numero dei seggi penalizzerà tutti i gruppi parlamentari a iniziare proprio con lo schieramento promotore dei Cinque Stelle e con la sola eccezione di Fratelli d'Italia.

Si tratti di calcoli strategici o di reali lacerazioni interiori, che siamo disposti a riconoscere ai soli eredi del radicalismo pannelliano, questo dibattito probabilmente raggiunge almeno un risultato: sebbene la vittoria del “sì” venga esorcizzata senza alcuna reale possibilità di ribaltare un esito scontato, si è diffusa infatti la consapevolezza di quanto l'antipolitica e l'antiparlamentarismo possano essere derive insaziabili. Persino chi ha promosso il taglio dei parlamentari è cosciente che questa riduzione sia destinata a rappresentare un unicum e non sia una risorsa complementare all'incapacità di non saper selezionare una migliore classe politica. Di conseguenza, dopo il taglio dei rappresentanti, ogni schieramento sarà chiamato a innalzare la qualità dei propri candidati, se non vorrà incorrere in nuove e più dolorose derive populiste.
MARCO PIGNOTTI
UNIVERSITÀ DI CAGLIARI





 

2 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 9 settembre 2020 / CAGLIARI - Pagina 21

VIA ROMA I pareri dell’ex rettore Pasquale Mistretta e dei docenti universitari Italo Meloni e Massimo Arcangeli
Non mancano gli scettici: “Necessario studiare le reali conseguenze sulle strade d’accesso e di uscita

L'IDEA DEL TUNNEL SOTTO IL PORTO DIVIDE ANCORA
Le associazioni di categoria: “Speriamo sia la volta buona”. L’ex sindaco Zedda: “Una follia”

Il sindaco metropolitano Paolo Truzzu rispolvera l'idea del tunnel sotterraneo sotto il porto di via Roma, per collegare viale La Plaia e viale Colombo. E il dibattito si anima subito. Se ne parla da quasi trent'anni e finora l'ambizioso progetto è rimasto sempre un sogno per le amministrazioni di centrodestra mentre è stato bocciato dal centrosinistra. La proposta, insieme ad altre per un totale di un miliardo e cento milioni di euro, è stata presentata ieri dalla Città metropolitana al Governo per la definizione del Recovery Plan. Costo: duecento milioni di euro.

Favorevoli

Chi sposa il progetto è Fausto Mura, presidente di Federalberghi sud Sardegna. «Se ne parla da troppo tempo. È necessario per trasformare il fronte del porto in un salotto. Ora via Roma è una piccola autostrada: dovrà diventare una piazza con spazi pedonali e giardini». Per Alberto Bertolotti, presidente Confcommercio, «è un percorso necessario per trasformare Cagliari da città sul mare a città di mare. Apprezzo lo stile assunto dall'amministrazione nel condividere i temi progettuali con il sistema economico del territorio». In sintonia anche l'avvocato Riccardo Floris: «Mi piace l'idea di una grande piazza su via Roma. Se si dovesse lasciare la strada nel lato porto invece reputo non sarebbe utile». Favorevole anche il cuoco Pier Paolo Argiolu: «Con la piazza sul mare ci saranno più spazi per attività commerciali e ristoranti. Dunque più servizi per cittadini e turisti». Dal consorzio Cagliari centro storico plaudono all'iniziativa: «Sicuramente servirà», evidenzia il presidente Gianluca Mureddu, «per facilitare i collegamenti tra zone della città. Offrirà nuovi spazi per dare servizi a cittadini e turisti. Sarebbe però importante prevedere nuove aree parcheggi per il centro storico».

Scettici e contrari

Lo storico ex rettore dell'Università e ingegnere, Pasquale Mistretta, ha qualche perplessità. «Senza uno studio delle conseguenze che avrà sulle strade di entrata e uscita, dunque viale La Plaia, viale Colombo, e viale Diaz, rischia di essere un progetto parziale. Se dovesse alleggerire ha una sua utilità. Meglio comunque realizzarlo sotto il mare. Mi chiedo solo una cosa: tanti progetti quasi tutti su Cagliari, ma gli altri sindaci sono d'accordo?». A guidare lo schieramento del “no” c'è l'ex sindaco Massimo Zedda. «Una follia. Non c'è nessun progetto, non è mai esistito. E comunque non rientrerebbe nei cinque punti indicati da Bruxelles per ottenere il via libera. Queste sono le priorità per la città? Sarebbe uno spreco di denaro». Per Italo Meloni, docente universitario del dipartimento di Ingegneria Civile «non si tratta di essere favorevoli o contrari. Bisogna capire se l'opera è utile o no. Quali problemi risolverebbe? È sostenibile in termini economici? Via Roma, rispetto ai tempi in cui fu pensato il tunnel, assolve sempre meno al ruolo di strada di “attraversamento”. I flussi di veicoli sono diminuiti. Credo che perché l'opera sia valutata finanziabile e superi le verifiche di fattibilità tecniche ed economiche non basti “rispolverare” una vecchia idea e un vecchio progetto». Matteo Vercelli

Il dibattito
«Doveroso pianificare il futuro»

«Tunnel sì, tunnel no? Il tema non mi affascina. La domanda è un'altra: come immaginiamo il futuro di Cagliari? Se sarà uguale a noi sarà un problema». Il regista Enrico Pau non sposa né boccia il progetto del tunnel sotto via Roma o sotto il porto: senza un'idea «d'insieme» della città che verrà portare avanti grandi opere potrebbe essere controproducente.

Anche il comico e attore teatrale dei Lapola, Massimiliano Medda, nel sentir parlare di via Roma mette da parte l'ironia: «È riduttivo parlare di un tunnel sotto via Roma. Bisognerebbe ragionare su come si immagina Cagliari tra trent'anni. E in quale modo trasformare il centro storico che sta perdendo l'identità».

Massimo Arcangeli, docente di linguistica italiana ed ex preside della facoltà di Lingue e letterature straniere dell'Università di Cagliari, è invece d'accordo: «È un perfetto esempio di urbanistica “verticale”, che come per i parcheggi e i giardini sviluppati in altezza, mi ha sempre trovato favorevole. È il futuro».
(m. v.)





 

3 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 9 settembre 2020 / CAGLIARI - Pagina 22

Università. Boom Fisioterapia e Infermieristica

PROFESSIONI SANITARIE, LA SPERANZA PER 1.400 È UN FUTURO IN CORSIA
Record di candidati al test d’ingresso, non solo diplomati ma anche laureati

C'è chi inganna l'attesa parlando al telefono, chi fuma nervosamente e chi invece si “rilassa” ripassando un ultima volta gli appunti. «Chimica», dice Silvia, candidata per uno dei 104 posti di Infermieristica. «La mia bestia nera». Arrivano da tutta l'Isola per provare a conquistare un posto per i corsi di laurea nelle professioni sanitarie. Così come è avvenuto qualche giorno fa con la prova per Medicina, le regole anti-Covid impongono che il test si svolga in diverse sedi: Cittadella di Monserrato, Sa Duchessa, ingegneria e giurisprudenza.
Ai blocchi

All'ora “x”, le 12, tutti pronti a rispondere a 60 domande in 100 minuti. Tra fiducia e preoccupazione, ma con una consapevolezza: poco meno di un candidato su sei ce la farà. In qualche caso, uno su dodici. «Chissà, magari una sarà io», dice Ilenia Pisu, 22 anni, aspirante infermiera. Ho studiato durante l'estate per superare la prova, vedremo come andrà».

Quasi una lotteria

Certo è che sono tanti i candidati: 1341 (su 1648 che avevano fatto domanda) si sono presentati nelle quattro sedi per contendersi i 316 posti “in palio” negli otto corsi di laurea delle professioni sanitarie. Nella mischia, fra tanti giovani appena diplomati, in gran parte aspiranti infermieri, c'è Atena Pinna, 24 anni, di Cagliari. Lei sogna di diventare fisioterapista. Ma per questo corso solo un candidato su dodici ce la farà. «L'anno scorso mi sono laureata in Tecniche della riabilitazione psichiatrica, poi è arrivato il Covid che ha bloccato l'ingresso nel mercato del lavoro. Adesso proverò a conquistare un posto in Fisioterapia, perché questa laurea è in qualche modo complementare a quella che ho già e con entrambe la mia professionalità potrà essere più completa». Alessandro Mascia, 25 anni, e Riccardo Zanata, 22, sperano di essere invece quei due su dieci (questa la percentuale) che quest'anno frequenteranno Tecniche di radiologia medica. «Dopo il diploma ho vissuto diverse esperienze lavorative e ho capito che senza una laurea il mondo del lavoro è molto più complicato», dice Mascia. «Anch'io ho lavorato, anche all'estero, ma questa estate ho deciso di fare un investimento sul mio futuro e per questo motivo ho deciso di rimettermi a studiare», aggiunge Zanata.

La soddisfazione

«Come ogni anno c'è sempre tanta gente. Ci aspettavamo anche qualcuno in più, ma in generale possiamo dire che il Covid non ha spaventato gli studenti che continuano a privilegiare le professioni sanitarie che danno una prospettiva di lavoro chiara e quasi tutti trovano una sistemazione entro poco tempo dalla laurea», dice il presidente di Medicina Gabriele Finco.

Paolo Contu coordina, invece, il corso di Assistenza sanitaria: qui i candidati sono 39 per 32 posti. «Si tratta di un corso che forma i professionisti della prevenzione, figure che, per intendersi, ultimamente sono state impiegate per gestire il tracciamento dei contatti delle persone positive al Covid», dice. Se infermieristica conferma di essere la prima scelta degli studenti che si indirizzano verso una professione sanitaria, fisioterapia è però il vero boom. Nel rapporto tra posti disponibili e iscritti, infatti, supera la concorrenza dei tutti gli altri corsi. «È un corso che continua a riscuotere un grande successo, sia per la possibilità di sbocco professionale in ambito pubblico che privato», dice il professor Marco Monticone, coordinatore di Fisioterapia.
Mauro Madeddu





 

4 - L’UNIONE SARDA di mercoledì 9 settembre 2020 / COMMENTI - Pagina 41
I test per Medicina
Quasi cinquant'anni sono passati da quando mi iscrissi in Medicina e Chirurgia a Cagliari. Via Università, all'alba di una giornata estiva, tra l'entusiasmo dell'età e la consapevolezza di fare una scelta cruciale. Unica preoccupazione, se iscriversi al corso pari o a quello dispari. Mi capitò il secondo, dove i docenti erano un po' più severi. Ancora oggi, il loro nome mi provoca un brivido (ma, col senno di poi, grande rispetto): Riva, Rattu, Spanedda, Cioglia, Caggetti, Tagliacozzo, Corda, Orzalesi, Orrù sono quelli che ricordo. Ma ce ne furono altri, non meno importanti. La scelta di Medicina nasceva da una maturazione, dalla volontà di mettersi a disposizione del prossimo. Da una vocazione. Occorrevano sei anni e si era consapevoli che, a Cagliari, ce ne sarebbero voluti di più. Solo i capaci e perseveranti avrebbero concluso il corso. L'unico vincolo all'accesso alla facoltà era un fatto interiore. Mi rattrista vedere oggi migliaia di giovani, motivati e consapevoli, tentare di accedere alla professione medica attraverso un quiz più pertinente a uno spettacolo tv. Nei prossimi anni oltre il 60 per cento dei medici, tra cui il sottoscritto, andrà in pensione. E si sa che i nuovi medici non basteranno. Il sistema sanitario avrà sicuramente più bisogno di giovani medici che di burocrati e politici incapaci. In bocca al lupo, ragazzi. Abbiamo bisogno di voi.
Fabio Barbarossa

***
Risponde Massimo Crivelli
Caro Fabio, la nostalgia per il passato è sempre insidiosa perché c'è il rischio di vedere tutto roseo, anche ciò che roseo non era. In questo caso, tuttavia, sono d'accordo con Lei. Quando ho visto i numeri sul test d'ingresso a Medicina in Sardegna (oltre duemila candidati fra Cagliari e Sassari per 412 posti in tutta l'Isola) sono rimasto perplesso. Dubbi che vanno ad aggiungersi alle modalità di questo “concorso”, molto discutibili. Non posso quindi che associarmi al suo augurio a questi ragazzi: ne avremo davvero bisogno anche perché in futuro non solo dovremo far fronte al Covid-19 ma anche a tutte le situazioni colpevolmente trascurate durante il primo periodo di pandemia. I tempi di attesa per una visita (anche per patologie gravi) si sono enormemente dilatati e tutto ciò, francamente, non è più tollerabile.

 

 

 


5 - LA NUOVA SARDEGNA di mercoledì 9 settembre 2020 / SASSARI - Pagina 16
Per le professioni sanitarie 703 candidati, per Architettura (on line) erano 120
UNIVERSITÀ, IERI NUOVI TEST D'INGRESSO

SASSARI Proseguono i test di ingresso all'Università di Sassari. Ieri a Promocamera si sono presentati 703 candidati (su 833 domande pervenute) al test di ammissione a numero programmato nazionale ai corsi di laurea delle professioni sanitarie. Test svolti secondo la normativa anti-Covid: candidate e candidati obbligatoriamente in mascherina, ai quali è stata misurata la temperatura in ingresso, sono stati convocati a intervalli regolari al fine di evitare assembramenti in prossimità della zona di svolgimento del test. Tutti i partecipanti hanno dovuto autocertificare le buone condizioni di salute. I posti disponibili quest'anno sono in Infermieristica 200, in Ostetricia 18, 33 in Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia, 35 in Tecniche di laboratorio biomedico. Il test, iniziato a mezzogiorno in tutta Italia, era costituito da 60 quesiti di cultura generale e logica, biologia, chimica, fisica e matematica, con 5 opzioni di risposta. La prova è durata 100 minuti. L'esito sarà reso noto mediante pubblicazione delle graduatorie di merito entro il 13 ottobre 2020 sul sito (https://www.uniss.it/programmatonazionale).Ieri si è svolto anche il test d'ingresso per Scienze dell'Architettura e del progetto, ma in modalità telematica. Gli iscritti alla prova erano 120 per 70 posti così suddivisi: 30 per il curriculum Architettura, 30 per il curriculum Design, 10 per cittadini comunitari residenti all'estero (di cui 6 riservati ai cittadini cinesi). Candidati e candidate hanno dovuto rispondere a 40 quesiti in 70 minuti. Queste le materie oggetto del test: cultura generale, ragionamento logico, storia, disegno e rappresentazione, fisica e matematica. Il test di Architettura è in contemporanea a livello nazionale ma in date diverse a discrezione dei singoli atenei. L'orario di inizio è comune a tutte le università che scelgono la medesima data. La graduatoria sarà pubblicata entro il 16 settembre sul portale d'Ateneo https://www.uniss.it/numeroprogrammato e sul sito del Dipartimento di Architettura, design e urbanistica.




 

RASSEGNA STAMPA di MARTEDÌ 8 SETTEMBRE 2020



 

1 - L’UNIONE SARDA di martedì 8 settembre 2020 / ECONOMIA - Pagina 13
Il report. Ardau (UilTucs): “Formazione professionale lontana dai bisogni delle aziende”

LAVORATORI SARDI TROPPO QUALIFICATI
Secondo la Cgia uno su quattro è sovraistruito per la mansione svolta
SQUILIBRIO. Molti giovani devono accontentarsi di lavori poco adeguati al proprio curriculum

Laurea, specializzazione e a volte anche master. Curriculum di tutto rispetto che per un sardo su quattro a volte non bastano neppure a strappare un contratto da cameriere o impiegato. Uno squilibrio fotografato dalla Cgia di Mestre sempre più evidente negli ultimi dieci anni tra domanda e offerta occupazionale, capace di scontentare dal punto di vista professionale quasi 150mila lavoratori nell'Isola, sovraistruiti rispetto alle mansioni svolte.

I numeri

L'associazione artigiana rivela un panorama regionale sconfortante, ma con enormi paradossi. Nel quale il numero di lavoratori troppo qualificati per svolgere mansioni di basso livello è cresciuto inesorabilmente dal 2009 del 46% (contro il +29 registrato su scala nazionale) , pur in contesto come quello sardo, e italiano, in cui il grado di scolarizzazione rimane tra i più bassi di Europa.

In poche parole, i giovani della Sardegna raggiungono livelli di professionalizzazione bassi rispetto ai coetanei del Vecchio continente, e nonostante questo risultano comunque troppo qualificati per accettare i posti di lavoro attualmente disponibili.

Criticità

«Il divario tra offerta e richiesta professionale resta evidente - conferma Cristiano Ardau, segretario regionale della UilTucs - ciò significa che da anni le esigenze delle aziende restano spesso inascoltate. Pensiamo ai moderni supermercati, sempre più dotati di casse automatiche per la spesa veloce. Qualcuno potrebbe pensare sia solo un posto di lavoro sottratto a un cassiere. E invece dietro ogni dispositivo elettronico si nasconde un tecnico specializzato nella manutenzione. Figura professionale altamente qualificata purtroppo rara in Sardegna a causa della poca attenzione del sistema formativo».

Ardau insiste, «Sia chiaro, chi esce da scuole tecniche o istituti professionali non sbarca nel mondo del lavoro perfettamente qualificato per trovare il lavoro che si aspetta. Ecco perché servirebbe una maggiore connessione tra scuola e imprese, affinché la formazione dei giovani si completi in azienda secondo le necessità di quest'ultima».

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i posti di lavoro disponibili scarseggiano, mentre il numero di laureati cresce a tal punto che in molti devono accontentarsi di ruoli di bassa manovalanza offerti dai settori più in voga, turismo e terziario in prima fila.

Disillusione

Giorgio Delpiano, presidente regionale Confapi, avverte: «La mancanza di stimoli professionali sta innescando un sentimento di scoraggiamento che non aiuta certo le nuove generazioni. I giovani partono dal presupposto che le opportunità di lavoro adeguate al loro percorso di studi siano poche e finiscono per accettare quindi qualsiasi alternativa».

Luca Mascia




 

2 - L’UNIONE SARDA di martedì 8 settembre 2020 / ECONOMIA - Pagina 13

In 5 milioni non hanno alternative

In Italia sono oltre 5,8 milioni gli occupati sovraistruiti. Il report della Cgia si riferisce a diplomati e laureati che svolgono una professione per la quale il titolo di studio più richiesto è inferiore a quello posseduto. Nel 2019 erano poco meno del 25% del totale, ma la loro incidenza negli ultimi 10 anni è cresciuta di quasi il 30%.

Se poi si calcola la quota solo sugli occupati con diploma superiore o di laurea, l'anno scorso l'incidenza degli sovraistruiti è salita al 40%. «Tuttavia nel 2019 - sottolinea l'associazione artigiana - la quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio superiore era del 62,2%, inferiore a quello medio dell'Ue, pari al 78,8%».

 

 

 


3 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 8 settembre 2020 / LA MIA ISOLA ESTATE - Pagina 23

Architettura
Dal 18 il festival a Cagliari

FAC2020, PENSARE LA CITTÀ (E LA COSTA) NELL'ERA DEL VIRUS

Si scaldano i motori per Fac2020, progetto vincitore del bando "Festival dell'Architettura" promosso nel 2019 dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Mibact. Dieci giorni di performance, gaming, dibattiti, installazioni, visite guidate e conferenze di architetti di fama internazionale, in presenza e online, e tanta visione per il futuro della città di Cagliari. L'Università di Cagliari, capofila del progetto, ha vinto il bando insieme a un ricco partenariato e al sostegno di molti enti e associazioni locali. Dieci mesi fa il Festival dell'Architettura di Cagliari era progettato come una grande residenza collettiva, creativa e operativa, con laboratori in presenza, workshop di autocostruzione e coinvolgimento attivo dei cittadini nella manipolazione fisica di oggetti e spazi della città. Oggi la pandemia rivela un pianeta nuovo, in cui riscrivere gli equilibri economici, sociali e culturali. A Cagliari la sfida è stata colta e, in linea con le finalità originarie, sono stati reinterpretati tempi e modalità di svolgimento del Festival. La giornata inaugurale si terrà venerdì 18 settembre con l'apertura delle mostre, la realizzazione di un'opera performativa site-specific per mano di Crisa, e l'avvio dei talk e dei dibattiti, in presenza e online, che si terranno presso Sa Manifattura fino a domenica 27 settembre, ogni giorno dalle 18 alle 23.I principi ispiratori del progetto vincente restano immutati. Si parlerà del rapporto tra natura e comunità per focalizzare la sua attenzione sulla linea di costa, con le sue emergenze e le aree da riqualificare. Sarà possibile visitare l'allestimento dei migliori progetti sulla città di Cagliari dell'Accademia di Architettura di Mendrisio e della Facoltà di Ingegneria e Architettura di Cagliari, e partecipare ai diversi talk sulle tematiche di progettazione degli spazi pubblici. Questo e tanto altro ancora per un ricco programma consultabile sul sito www.fac2020.it/




 

RASSEGNA STAMPA di LUNEDÌ 7 SETTEMBRE 2020




 

1 - L’UNIONE SARDA di lunedì 7 settembre 2020 / AGENDA - Pagina 19
Università. Domani alle 12 le prove
PROFESSIONI SANITARIE: 1.648 CANDIDATI AI TEST

Sono 1.648 i candidati che domani (a partire dalle 12) sosterranno la prova di accesso ai corsi di laurea delle Professioni sanitarie dell'Università.

I ragazzi sono così suddivisi: Infermieristica (520 candidati per 104 posti a Cagliari e 157 candidati per 40 posti nella sede di Nuoro), Ostetricia (saranno in 132 a concorrere per 22 posti), Fisioterapia (475 candidati per 37 posti), Educazione professionale (34 candidati per 27 posti), Tecniche di Neurofisiopatologia (92 i candidati per 27 posti), Assistenza sanitaria (39 candidati per 32 posti), Tecniche della prevenzione (49 candidati per 32 posti) e Tecniche di Radiologia medica (150 candidati per 27 posti).

Per tutti la prova avrà la durata di 100 minuti per fornire la risposta a 60 domande e, come detto, inizierà alle 12. Per effetto delle norme anti Covid, il test si svolgerà in varie sedi: alla Cittadella universitaria di Monserrato, a Cagliari in Ingegneria (nel polo di via Is Maglias), nel Polo economico-giuridico di viale Sant'Ignazio e nel Polo Umanistico di Sa Duchessa (ingresso da via Is Mirrionis).

Nomi e orari

Nella pagina personale sul sistema informatico di Ateneo ciascuno studente può visualizzare l'aula in cui deve presentarsi per sostenere la prova insieme ad altre informazioni utili: a tutti è stato chiesto di presentarsi muniti di mascherina. Anche l'ingresso degli studenti nei locali avverrà con la seguente distribuzione: i candidati con l'iniziale del cognome da A ad F devono presentarsi nell'aula assegnata alle 9.30, quelli con l'iniziale da G ad M alle 10, quelli con iniziale da N a Z alle 10.30.




 

2 - L’UNIONE SARDA di lunedì 7 settembre 2020 / CULTURA Sardegna Estate - Pagina IV
ISOLA? IL NOSTRO NOME È ANCORA DA SCEGLIERE
La Sardegna è solo un'isola? Franciscu Sedda, semiologo dell'Università di Cagliari, fa di questa domanda provocatoria il filo conduttore di una riflessione in sei parti che invita a giocare con le nostre identificazioni. Oggi l'ultima parte.

«E finché il mare non c'inghiotte / noi resteremo qua», cantava Piero Marras in un vecchio successo, come a rappresentare il grado zero della nostra esistenza: almeno un'isola . Posto poi ricordare citando Peppino Mereu che manco quello dipendeva da noi o dalla natura: «si Deus cheret / e sos Carabbineris lu permittini». Al di là di tutto il nostro orgoglio c'è dunque, come per molti altri isolani, un senso di precarietà esistenziale che ci turba. Non solo la paura di essere inghiottiti dal mare ma quella di poter essere (o persino, dover essere) più che un'isola.

Quasi un continente

Si dirà che così si corre il rischio di fare il passo più lungo della gamba. A dire il vero quello l'abbiamo già fatto (e lo rifacciamo) ogni volta che ci beiamo di essere “quasi un continente”. Senza renderci conto che con questo gesto tradiamo il nostro complesso d'insularità nascondendolo malamente dietro la maschera della continentalità. Strano paradosso per chi, stando allo stereotipo, ce l'ha con i continentali. O forse è che proprio non sopportiamo di non essere come loro? Si ribatterà che nell'idea della Sardegna-continente è racchiusa la positiva immagine dell'infinita diversità di cui l'isola è portatrice. Il punto è che essa è brandita (e brandizzata ) da chi fino a un attimo prima reputa la Sardegna troppo piccola per esistere nel mondo. Dal troppo piccolo al troppo grande e ritorno. È sempre il troppo che stroppia. Perché se una terra piccolissima diventa invisibile una gigantesca non può trovar profeti. E così alla base di questo gigante continentale già s'intravedono i suoi piedi d'argilla. Possibile che non ci sia nulla in mezzo, nel giusto mezzo, fra l'isola-regione e l'isola-continente.

Continuità territoriale

Mentre ci pensiamo il problema potrebbe essere risolto a favore della corrente degli isolani-continentali nientemeno che dalla geologia. Nel giro di qualche milione di anni il continente africano, in movimento verso nord, finirà per schiacciarci sull'Europa decretando la fine del Mediterraneo e garantendoci l'agognata continuità territoriale. A quel punto della storia potrebbe venirci nostalgia di esser stati un'isola e, privati del nostro celebrato mare, potremmo finire per santificare le trilobiti fossili custodite nel piccolo museo di Nureci, ricordo immemoriale di quando in questa nostra terra il mare arrivava quasi dappertutto. Nell'attesa non andrebbe sottovalutato l'impatto del clima e della tecnologia sulla nostra condizione insulare. Qualche millennio fa una glaciazione ci aveva unito alla Corsica. Ora è più probabile che lo faccia qualche hyperloop, qualche superveloce treno ad aria compressa, perché il riscaldamento globale rischia invece di trasformare il Campidano in un canale, la Nurra in un golfo e le nostre sparse alture in nuove inusitate isole. Chissà a quel punto come ci chiameremo.

Nome da scegliere

Del resto, anche adesso, mentre queste parole scorrono, il mare non smette di muoversi e forsanche sollevarsi. Come i significati di un discorso insorgente. Insomma, persino la lunghissima storia geologico-geografica ci costringe a tornare al futuro culturale, esistenziale, semiopolitico: alle molteplici configurazioni di senso che, nel male o nel bene, un domani ci segneranno. Chi spera che basti la linea di costa e un incrocio di longitudini e latitudini per dirci chi siamo si rassegni felicemente: il nostro nome è ancora da scegliere. (6.fine)

di Franciscu Sedda

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