UniCa UniCa News Press review Martedì 17 settembre 2019

Martedì 17 settembre 2019

17 September 2019

L'Unione Sarda

Rassegna quotidiani locali
a cura dell’Ufficio stampa e redazione web



L’UNIONE SARDA
 

1 - L’UNIONE SARDA di martedì 17 settembre 2019 / Cagliari (Pagina 17 - Edizione CA)
VIA NICOLODI. La Regione è disposta a cedere la struttura inutilizzata
UNIVERSITARI NELL'ISTITUTO DEI CIECHI
Progetto dell'Ersu per realizzare una mensa e 160 posti letto

Mensa, aule, laboratori e stanze per studenti nell'edificio che ospita l'Istituto dei ciechi di via Nicolodi. Il progetto e i soldi ci sono, manca solo l'ultimo nulla osta della Regione, a capo dell'istituzione. Quella che sino a pochi mesi fa era solo un'ipotesi, ora è una strada che sta per essere percorsa dall'Ersu (l'ente strumentale della Regione che si occupa degli studenti universitari) e che sarebbe gradita anche al presidente Christian Solinas, già presidente dell'Ersu.
LA SVOLTA  Il progetto di acquisizione dell'edificio intitolato a “Maurizio Falqui” ha subito un'accelerazione la settimana scorsa, dopo la delibera della Giunta regionale che annullava l'accordo tra Ersu e Caritas. L'Ente per lo studio universitario avrebbe preso possesso della mensa di viale Sant'Ignazio, in cambio viale Trento avrebbe ceduto alcuni spazi dell'ex caserma di Monte Urpinu all'associazione di don Marco Lai.
«Abbiamo inoltrato formale richiesta all'assessore agli Enti locali», afferma il presidente dell'Ersu Gian Michele Camoglio. «Abbiamo trovato molta disponibilità e, se tutto va per il verso giusto, in tempi brevi sarà disponibile la gara d'appalto».
IL PROGETTO  L'Istituto dei ciechi da tempo non svolge più le sue funzioni. I cinque dipendenti (tre a fine anno andranno in pensione) non ricevono da mesi lo stipendio, mentre l'edificio ha necessità di importanti interventi di manutenzione. I fasti di un tempo sono spariti e attualmente l'istituto di via Nicolodi è in gran parte inutilizzato. I segni dell'abbandono sono ben evidenti, è sufficiente alzare lo sguardo e notare le finestre sbarrate con assi di legno.
In un quadro così desolante, il progetto dell'Ersu di trasformarlo in Casa dello studente incontra il favore di molti, anche perché è in una posizione strategica e unica: di fronte all'Anfiteatro romano e incastonata tra i poli giuridico-economico e umanistico, la facoltà di Ingegneria, a due passi da via Trentino.
La struttura comprende edifici di 4.500 metri quadri su un terreno di 6.100. Con i 3,9 milioni di euro destinati alla ristrutturazione dello studentato di via Roma e non spesi, l'Ersu vuole realizzare una mensa da 350 posti (con annesse cucine e sala ricezione). Tra il piano rialzato e il primo piano possono essere predisposti alloggi per 160 studenti. Le altre strutture, adiacenti al corpo principale, possono essere destinate a uffici, laboratori e officine, mentre la sala convegni e il teatro potrebbero continuare a essere utilizzate con le stesse finalità.
LA REGIONE  I vertici dell'assessorato agli Enti locali, che gestiscono il patrimonio regionale, sono disposti a una rapida soluzione della vicenda. «Vogliamo che i beni regionali funzionino e che non rimangano inutilizzati», afferma il direttore generale Umberto Oppus.
Andrea Artizzu

 

2 - L’UNIONE SARDA di martedì 17 settembre 2019 / Agenda (Pagina 18 - Edizione CA)
SANITÀ. Facciate del San Giovanni di Dio e del Policlinico
OSPEDALI COLORATI DI ARANCIONE PER RIFLETTERE SULLA SICUREZZA DEI PAZIENTI

Il San Giovanni di Dio e la facciata del Policlinico saranno illuminati (dalle 20 e per tutta la notte) oggi, nella giornata mondiale sulla sicurezza del paziente, promossa dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e a cui ha aderito anche l'Azienda ospedaliero universitaria. Oltre a Cagliari, diverse città di tutto il mondo illumineranno monumenti di colore arancione per mostrare il loro impegno per la sicurezza dei pazienti: il Jet d'Eau a Ginevra, le Piramidi al Cairo, la Piramide Cestia a Roma, la Torre di Kuala Lumpur, il Royal Opera House a Muscat e il ponte Zakim a Boston.
IL MESSAGGIO  La sicurezza dei pazienti è fondamentale in sanità. Eppure ogni anno, in tutto il mondo, si verificano 134 milioni di incidenti negli ospedali con 2,6 milioni di morti. Secondo l'Oms, un paziente su 10 subisce danni durante le cure ospedaliere nei paesi ad alto reddito e un ricovero su 4 ogni anno provoca danni ai pazienti nei paesi a basso e medio reddito. Errori che provocano anche danni economici: i costi per la sola perdita di produttività ammontano tra 1,4 e 1,6 trilioni di dollari all'anno.
L'IMPEGNO  «Per la nostra azienda - spiega Giorgio Sorrentino, direttore generale dell'Aou di Cagliari - la sicurezza dei pazienti viene prima di tutto. È importante aderire a queste giornate e parlarne perché in questo campo i risultati possono essere raggiunti con l'aiuto di tutti». Del resto, aggiunge Paola Racugno, direttrice della struttura complessa Governo clinico e appropriatezza, «la questione della sicurezza può davvero essere affrontata con la buona volontà di tutti: parlare all'interno del team è importante per imparare dagli errori, ma è fondamentale anche il dialogo tra medici e pazienti, infermieri e pazienti: un paziente attivo aiuta tantissimo gli ospedali e il sistema sanitario nazionale».
I DATI  A livello globale, il costo associato agli errori terapeutici è stato stimato in 42 miliardi di dollari l'anno. Il 15 per cento delle spese ospedaliere può essere attribuito al trattamento delle carenze nella sicurezza dei pazienti nei paesi Ocse e 4 su 10 sono i pazienti danneggiati. Ma è possibile evitare fino all'80% dei danni dovuti a queste situazioni».

 

3 - L’UNIONE SARDA di martedì 17 settembre 2019 / Cagliari (Pagina 15 - Edizione CA)
COMUNE. All'incontro hanno partecipato i rappresentanti dell'associazione culturale Orientare
«UN SOLO BIGLIETTO PER MUSEI E BUS»
La proposta è sul tavolo della commissione Attività produttive e Turismo

Un solo biglietto per i musei e i mezzi di trasporto in città. Il tagliando si potrebbe acquistare anche online magari prima del decollo. È il progetto al quale sta lavorando la commissione consiliare Attività produttive e Turismo che ieri ha affrontato la questione con Alessandro Pistis, 50 anni, e Alessandro D'Ambrosio, 51, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'associazione culturale Orientare che, tra le altre attività, gestisce per conto del Comune i musei civici, la villa di Tigellio, la grotta della vipera (chiusa), l'infopoint e l'anfiteatro (chiuso).
IL PROTOCOLLO L'idea non è del tutto nuova anzi, ormai da tempo le amministrazioni che si succedono a Palazzo Bacaredda pensano all'ipotesi di facilitare la vita ai turisti con un percorso dedicato e agevolazioni che consentano di avere un unico ticket per viaggiare su tutti i bus del Ctm.
LA QUESTIONE FISCALE
Finora a ostacolare l'impresa è stato soprattutto un problema fiscale. Mettere insieme gli enti, infatti, provoca qualche difficoltà nella contabilizzazione degli incassi. O, almeno, questa è la ragione finora addotta dal Ministero dei Beni culturali cui fa capo, per esempio, il museo archeologico. La collaborazione tra Comune e Università invece è già consolidata e il test è stata la gestione delle visite all'Orto botanico. «Lo scoglio maggiore - è stato detto ieri mattina nella sala Retablo - resta quello del Mibact che da sempre oppone al protocollo la questione della “ripartizione delle risorse”».
La proposta ha trovato d'accordo tutti i componenti della commissione che proprio in forza dell'unità di intenti hanno deciso di portare avanti l'idea magari cercando una soluzione all'impiccio del rendiconto fiscale in altre città italiane per trovare un modello da applicare in città.
LO SHOPPING  L'obiettivo è quello di proporre una tessera che garantisca l'ingresso ai numerosi musei e monumenti, consenta di usare tutti i mezzi di trasporto (da chiarire se il servizio di bike sharing sarà compreso) e includa sconti nei negozi che aderiranno alla convenzione. «È un po' quello che avevamo fatto già nel 2005 - ha spiegato il presidente Pierluigi Mannino - con un pacchetto studiato per i croceristi accolti allo sbarco dalle hostess che li accompagnavano in un tour nella città e offrivano loro un ticket d'accesso ad alcuni siti». A gestire l'intera pratica potrebbe essere la Dmo, ovvero il gruppo di lavoro incaricato dal Comune di raccogliere i dati sui flussi turistici per poter mettere a punto un progetto di promozione in ambito internazionale.
PARERI TECNICI  D'Ambrosio ha colto l'occasione per sottolineare il ruolo della Soprintendenza nella gestione dei siti culturali e la necessità di lavorare insieme alla corretta realizzazione delle opere di restauro. «Spesso si sente dire che su un cantiere soggetto al parere della Soprintendenza non si hanno tempi certi. Credo sarebbe utile da parte dell'amministrazione fare tutto il possibile per agevolare le cose rispettando le indicazioni inserite nel bando. Vale a dire che se è stato deciso che una parete deve essere verde, è opportuno controllare che la ditta incaricata di eseguire i lavori la faccia davvero verde e non di un altro colore andando poi incontro alle obiezioni dei tecnici». Sul punto la commissione potrebbe presto chiedere l'intervento dell'assessora ai Lavori pubblici Gabriella Deidda e al dirigente del servizio Daniele Olla.  Mariella Careddu

 

4 - L’UNIONE SARDA di martedì 17 settembre 2019 / Speciale lavoro oggi (Pagina 8 - Edizione CA)
I PRESTITI PER GLI STUDENTI
Quando a pagare master e laurea sono le banche

E se la formazione universitaria venisse garantita in anticipo con prestiti bancari da restituire in piccole rate - più interessi - post raggiungimento del titolo? Numerose sono le banche che anche in Italia concedono il “prestito d'onore” per l'accesso ai più alti gradi di istruzione. Si tratta di un finanziamento personale a tasso agevolato, valido a consentire ai richiedenti di accedere alla cifra utile a coronare il proprio sogno di formazione. La somma concessa varia in base alla banca, al grado di istruzione o alla durata del percorso di studi, e la sua restituzione solitamente non è immediata.
LE PROPOSTE  “Per Merito” di Intesa San Paolo concede agli studenti in possesso di almeno venti crediti formativi (Cfu) o con l'80% degli esami previsti dal piano di studi nel semestre, un finanziamento fino a un massimo di 50.000 euro, con tasso fisso al 2%. Non è previsto alcun vincolo di spesa e la restituzione può avvenire anche dopo due anni dalla conclusione degli studi, con una rateizzazione che arriva fino a un massimo di 30 anni. Simili condizioni sono previste anche con “Ad honorem”, prestito concesso invece da Unicredit, fino a un massimo di 27.700 euro. Anche in questo caso il tasso è fisso e la restituzione, entro un massimo di 15 anni, può partire anche dopo un “periodo di garanzia” di due anni.
PRESTITO GIOVANI  Diverso è invece il caso del Banco di Sardegna: non un prestito legato alla formazione, ma più in generale l'Istituto offre un “Prestito giovani”, da un minimo di 500 a un massimo di 15.000 euro, durata fino a 10 anni. Dedicato a chi è in età compresa tra i 18 e i 35 anni, questo finanziamento vuole essere uno strumento agevolato per “rendere la vita più semplice” ai giovani e ai loro più vari progetti. Importo di 2.000 euro, durata 12 mesi e rata mensile da 172,12 euro; così il totale dovuto dal consumatore è pari a 2.084,34 euro.
NESSUN ACCORDO IN SARDEGNA  Nessuno però tra i due Atenei sardi dichiara una qualche convenzione con eventuali banche, utile a percepire il prestito d'onore. Resta quindi da comprendere se ne valga la pena: secondo Federconsumatori, nel 2018 sono state 889 mila le famiglie italiane a richiedere un prestito per l'accesso ai più alti gradi di formazione, per un totale di quasi 7,1 miliardi di euro. Lisa Ferreli

PER USCITE E VERSAMENTI
UNA CARTA DEDICATA A UNICA E UNISS

Le carte Unica e Uniss sono un importante strumento per gli universitari degli Atenei sardi. Nate in seguito a una convenzione con il Banco di Sardegna, Unica e Uniss sono carte prepagate ricaricabili con Iban appartenenti al circuito Mastercard, rispettivamente pensate per gli studenti cagliaritani e sassaresi. Il rilascio avviene direttamente dal Banco di Sardegna, senza canone annuo o costi di emissione.
L’OBIETTIVO  Ideate per agevolare i rapporti economici con gli Atenei, possono essere utilizzate per pagare le tasse universitarie, per ricevere accrediti da parte di Università o Ersu (borse di studio o rimborsi), per i servizi bibliotecari o per accedere ai servizi mensa. Unica e Uniss sono inoltre due strumenti di pagamento completo, non solamente legati a fini strettamente universitari: è possibile prelevare denaro in Italia e all’estero, fare acquisti online, accedere all’internet banking, inviare o ricevere bonifici, ricaricare il cellulare o altre prepagate. Ottenerle è semplice: entrambi gli Atenei mettono a disposizione online una semplice guida alla prenotazione. (l. f.)

LA PAROLA AI RAGAZZI
«MA L’ISTRUZIONE DEVE ESSERE GRATUITA»

Non tutti gli studenti sono favorevoli all’utilizzo del prestito d’onore da parte degli Atenei italiani. Tra gli oppositori, l’Unione degli Universitari (Udu), confederazione di associazioni universitarie italiane, da tempo sottolinea la propria contrarietà al finanziamento: l’obiezione di fondo sta nell’idea che la formazione universitaria non si debba sostenere con prestiti, ma finanziando il sistema del diritto allo studio, considerato “carente e malfunzionante”. L’analisi «Introdurre il prestito d’onore o “debito studentesco”, come preferiamo chiamarlo, significa condannare gli studenti alla precarietà economica - dichiara Giovanni Sotgiu, 23 anni, coordinatore dell’Udu Sassari - se al quadro già poco rassicurante della disoccupazione giovanile, del precariato e dell’incertezza sul futuro aggiungiamo le ingenti somme di denaro che si dovranno restituire con gli interessi, è chiaro che questo strumento non colma le disuguaglianze economiche e sociali ma anzi le acuisce, costringendo una generazione a lavorare con l’unico scopo di ripagare il proprio debito». (l. f.)

 

5 - L’UNIONE SARDA di martedì 17 settembre 2019 / Prima (Pagina 1 - Edizione CA)
INCHIESTA. La battaglia dei sardi per integrare la Costituzione: ecco due esempi vincenti
INSULARITÀ, MODELLO SPAGNOLO
Baleari e Canarie: tutti i vantaggi economici per i cittadini e le imprese

Sconti del 75% sui prezzi dei biglietti per gli aerei e i traghetti, tariffe per l'energia calmierate, aliquote fiscali agevolate per le società che investono nelle isole e tanti altri benefit: la Spagna ha previsto regimi speciali per Baleari e Canarie. Il principio di insularità è riconosciuto nella Costituzione. I sindaci sardi fanno quadrato: «Vogliamo avere le stesse condizioni delle altre regioni d'Italia».

Primo Piano (Pagina 2 - Edizione CA)
La battaglia sarda: ecco gli esempi vincenti
BALEARI E CANARIE, L'INSULARITÀ È UN VANTAGGIO
Energia, trasporti, fisco: la Spagna approva un regime speciale per ridurre gli squilibri

Nella Costituzione spagnola la parola «isola» si incontra per ben sette volte. In quella italiana neanche una: basterebbe solo questo per descrivere le differenze dei due ordinamenti, che però sono ben più profonde e si possono toccare con mano in tutti settori. Energia, trasporti, aliquote fiscali, investimenti. Il Governo delle Baleari è riuscito a strappare lo scorso febbraio il Reb - régimen especial de Balears -, un regime speciale stabilito per legge, ideato per ridurre o annullare gli squilibri legati alla condizione di insularità. Nel testo sono stati inseriti alcuni provvedimenti già sperimentati, come gli sconti sui biglietti aerei per i residenti, e ne sono stati aggiunti altri. Nulla nasce per caso: è la Costituzione spagnola a stabilire che lo Stato deve «vegliare sull'equilibrio economico» del territorio, e nel farlo è obbligato a tener conto «delle circostanze connesse alle situazioni delle isole».
IL DIVARIO ENERGETICO  In concreto, il regime speciale delle Baleari prevede interventi per azzerare il divario energetico. Il Governo centrale «promuoverà l'interconnessione elettrica delle isole», pianificherà una nuova connessione con la terraferma e soprattutto garantirà la stabilità delle tariffe dell'elettricità, che «dovranno coincidere con quelle del territorio peninsulare».
TARIFFE ABBATTUTE  L'aiuto più importante riguarda i trasporti. La Spagna ha previsto un sistema di sconti che valgono per gli abitanti di Baleari e Canarie. I residenti nelle isole hanno diritto a un abbattimento del 75% delle tariffe per i collegamenti aerei e marittimi. Nessun monopolio: per volare verso Ibiza, Maiorca o Tenerife si può scegliere tra diverse compagnie - in regime di libero mercato, dunque con prezzi che possono fluttuare -, pagando solo un quarto della tariffa piena. Lo stesso discorso vale per i traghetti. C'è anche una continuità territoriale delle merci: il costo dei trasporti in questo caso viene ridotto del 65%. Tutto a carico dello Stato, che solo per gli aerei spende 130 milioni all'anno, contro i 40 che il Governo italiano garantisce alla Sardegna. Il “Reb” poi prevede che per «ragioni di interesse generale» le tasse portuali e aeroportuali possano essere ridotte. Tra gli obiettivi della legge spagnola c'è anche quello di sviluppare il settore nautico: se ne occuperà una commissione mista, di cui faranno parte rappresentanti dello Stato e delle isole.
E che dire del fisco? Di recente sono state introdotte riduzioni delle aliquote fino al 90% per le società delle Baleari che reinvestono i profitti ottenuti. Nelle Canarie invece dal 2015 è in vigore una Zona economica speciale, che prevede un'Iva agevolata (aliquote dallo zero al 13,5% a seconda dei prodotti) e un'imposta per le società ridotta (fino al 4%) in proporzione agli investimenti e al numero di posti di lavoro creati.
IN CASA NOSTRA  Ricette buone anche per la Sardegna, dove da tempo si parla di Zona franca, Zone economiche speciali e altri provvedimenti per ridurre gli squilibri economici e sociali. Nel frattempo, la proposta di legge per inserire il principio d'insularità in Costituzione è ferma ai box: da un anno il testo è sprofondato nelle sabbie mobili del Senato, dove deve ancora essere programmata la discussione della riforma. 
Michele Ruffi

IL DOCENTE. Betzu: più diritti grazie a una visione moderna dell'autonomia
«COSÌ HANNO ANNULLATO LE DISUGUAGLIANZE TRA I TERRITORI»

La Costituzione spagnola ha trent'anni in meno rispetto a quella italiana, e si sentono tutti: «Non solo: lì il regionalismo ha radici più profonde, che nascono prima del franchismo», fa notare Marco Betzu, docente di diritto costituzionale italiano e comparato all'Università di Cagliari. Come dire: i regimi speciali di Baleari e Canarie non sono spuntati dal nulla. Con la recente legge per Ibiza, Maiorca e Minorca, «si è rafforzata  un'autonomia positiva, che stabilisce un diritto a ricevere prestazioni da parte dello Stato. Una visione dell'autonomia molto più pratica, diversa da quella classica, che si limita al riconoscimento di maggiori competenze ai territori». Non bisogna confondere i provvedimenti su fisco, trasporti e energia con l'assistenzialismo: «In questo caso si attribuiscono risorse per sopperire a una condizione di disuguaglianza legata all'insularità». La stessa strada potrebbe essere seguita dalla Sardegna. Con l'inserimento del principio di insularità in Costituzione, che però «si rivolgerebbe a tutti i territori insulari, non solo alla noi. Invece, suggerisce Betzu, «con la modifica dello Statuto, che ha rango costituzionale si potrebbero ottenere gli stessi diritti». (m. r.)

Primo Piano (Pagina 3 - Edizione CA)
PORTOGALLO. Le isole godono dello status di regioni ultraperiferiche
DUE ZONE FRANCHE PER MADEIRA E AZZORRE

Due zone franche e un regime fiscale leggero sia per le persone che per le società. Il Portogallo ha cercato di ridurre gli svantaggi storici delle isole, che godono dello speciale status di «regioni ultraperiferiche»: questo vuol dire che l'Unione europea accetta che ci possano essere deroghe alle norme comunitarie in ragione della «situazione socioeconomica strutturale» che è «aggravata dalla loro grande distanza» con la terraferma.
E così le isole portoghesi hanno un'Iva molto più leggera, al 18%, rispetto a quella del resto dello Stato, schizzata al 23%. Ma per alcuni beni l'aliquota è al 4%.
Le zone franche sono quelle di Madeira e Santa Maria (Azzorre). Le società che hanno sede qui, oltre alle esenzioni o alle agevolazioni fiscali relative alle imposte sui redditi possono contare sull'assenza di dazi doganali. Quindi: le materie prime e i prodotti semilavorati importati in queste zone non pagano tasse d'importazione se destinati alla trasformazione “in loco” in nuovi prodotti che poi vengono considerati comunitari e sono esenti da dazi al momento della loro immissione nel mercato dell'Ue.

La Nuova Sardegna

 


LA NUOVA SARDEGNA
 
6 - LA NUOVA SARDEGNA di martedì 17 settembre 2019 / Prima pagina
IL COMMENTO
SE IN CLASSE DIMENTICANO GLI ULTIMI
di Silvia Sanna
È una nuova manifestazione di crudeltà nei confronti di chi sta già pagando un prezzo molto alto. Chi ha un figlio diversamente abile è abituato a lottare. Conosce la sofferenza e si fa carico delle difficoltà, passo dopo passo, guardando sempre avanti. Fare il genitore diventa una missione con un unico obiettivo: fare il bene del proprio figlio, guardarlo negli occhi e leggere in quello sguardo amore e riconoscenza, perché si sta facendo il massimo per lui. Ecco perché privare un ragazzo disabile dell’adeguata assistenza a scuola è un atto di crudeltà verso di lui ma anche verso la sua famiglia. In Sardegna purtroppo questa sta diventando una vergognosa normalità. Difficile non pensarlo, considerato che anno dopo anno il problema puntualmente denunciato non solo non si risolve ma anzi aumenta. Sino a diventare quasi cronico. 

Primo piano - Pagina 3 - SEGUE DALLA PRIMA
SE IN CLASSE DIMENTICANO GLI ULTIMI
di Silvia Sanna
In Sardegna il numero degli iscritti a scuola cala di anno di anno. L'unica quota di studenti che cresce è quella dei diversamente abili e bisognosi di sostegno. Ci sono quelli che affrontano situazioni molto gravi, spessi costretti sulla sedia a rotelle, e quelli colpiti da patologie e disturbi di vario genere che hanno una caratteristica comune: rallentano l'apprendimento, per questo generano la necessità di un supporto didattico. Per non restare indietro e affrontare il percorso di studi al pari dei coetanei serve un aiuto valido. L'improvvisazione è vietata. Invece in Sardegna per una platea di oltre 7500 diversamente abili e 5500 cattedre disponibili, i docenti specializzati sono meno della metà. All'appello ne mancano circa 3mila. Significa che un ragazzo su due avrà a fare con un insegnante incapace, per scarsa o nulla conoscenza, di rapportarsi a lui e al suo mondo. Gli tenderà una mano che non può guidarlo. Questa si chiama crudeltà e dovrebbe essere vietata per legge. Perché la scuola, la seconda casa dei nostri figli, deve essere un nido accogliente e di crescita. La scuola dell'obbligo deve sostenere i ragazzi e donargli gli strumenti con cui affrontare la vita. Ma non si può imparare da chi non sa, da chi improvvisa. In questo caso il rimedio potrebbe essere ancora più dannoso. Per lo studente e per la sua famiglia. Perché l'unico conforto per chi ha figli è sapere di affidarli, in sua assenza, in mani sicure. Soprattutto quando sono piccoli o più fragili. Chi ha un figlio disabile ha il diritto di pretendere attenzioni raddoppiate. Ma non per tutti sarà così. Perché nell'anno scolastico appena iniziato la parola d'ordine è precarietà. Mancano i professori, al punto che 1 su 6 sarà un supplente. Non ci sono insegnanti di ruolo perché la politica fa tanti annunci mirabolanti ma ministro dopo ministro fallisce nella pratica: i concorsi scuola restano in agenda, le abilitazioni un traguardo sempre lontano. E in questo quadro desolante in cui i docenti, i sindacati e gli studenti urlano a vuoto, quella del sostegno è la beffa nelle beffe. Perché si sa che i docenti specializzati mancano, è arcinoto che servono i corsi di formazione. Subito però, e con grandi numeri per soddisfare la richiesta. E invece che succede? Si va avanti adagio, tra rinvii e giustificazioni inaccettabili. I corsi si fanno con il contagocce e i numeri sono molto limitati. Se servono 3mila docenti non è pensabile sfornare 300 all'anno. Eppure accade questo. I corsi (costosissimi, circa 3mila euro) li fanno solo le due Università. Perché invece non coinvolgere le scuole, quelle dove i docenti lavoreranno? E perché non abbassare i prezzi per consentire di partecipare anche a chi non ha grandi possibilità economiche? Queste domande sono sempre rimaste senza risposta. In barba a chi lotta, a chi ha bisogno di una carezza che renda meno amara la vita.

Primo piano - Pagina 2
SCUOLA AL VIA
Meno alunni e più precari: una partenza tutta in salita
Scoperta 1 cattedra su 6. Disabili, pochi prof: l’assistenza è un terno al lotto

SASSARI Se avesse un volto, sarebbe quello affaticato e rugoso di un malato cronico per il quale sembra impossibile trovare una cura. Nel frattempo passano gli anni e il quadro clinico peggiora. La scuola, in Sardegna, è questo: sempre più vuota - con una emorragia di studenti che appare inarrestabile - e sempre più con il fiato corto perché, oltre agli alunni, all'appello mancano anche troppi professori. Per la prima volta dopo molti anni, il numero complessivo degli studenti è sceso sotto quota 200mila: sono 199.418 gli iscritti, 3mila in meno rispetto all'anno scorso. Con un calo drastico alla Materna e alle Elementari: la conseguenza sono classi tagliate e accorpamenti ma anche - nelle zone più scarsamente popolate e segnate dal deserto della natalità - un aumento delle pluriclassi, con buona pace della qualità della didattica. E se spariscono gli studenti, anche il corpo docente di ruolo si assottiglia. Di varie materie, tutte importanti, ma in particolare preparati in un ambito particolarmente delicato quale il sostegno: l'assistenza ai ragazzi disabili nell'isola è garantita in larga parte da insegnanti precari non specializzati, docenti spesso privi di esperienza chiamati a rapportarsi con patologie più o meno gravi e a loro sconosciute. Ieri in Sardegna è suonata la prima campanella con i problemi di sempre. Anzi, la situazione si è aggravata a causa dell'immobilismo in 12 mesi segnati dalla solita e inutile "annuncite".
PARTENZA NEL CAOS. I numeri aiutano a capire subito la portata del problema: delle circa 25mila cattedre, almeno 4000 (ma forse la cifra lieviterà sino a 4500) saranno assegnate a un supplente. Significa che almeno 1 docente su 6 sarà precario. Con più o meno 1000 per i posti comuni e circa 3000 per disabili. L'anno scorso i precari del sostegno erano circa 300 in meno: il numero è cresciuto perché rispetto a 12 mesi è aumentato quello degli studenti bisognosi di assistenza, quasi 1000 in più. Ora sono più di 7mila. E i corsi di specializzazione, poco frequenti e non affollati, non sono riusciti minimamente a colmare il divario bilanciando domanda e risposta. La situazione più drammatica è alle Medie e alle Superiori, dove è tutta una questione di fortuna: uno studente su due troverà al suo fianco una persona esperta, l'altro nella migliore delle ipotesi un prof precario volenteroso e pronto a documentarsi, nella ipotesi peggiore un semplice tappabuchi incapace di aiutarlo. Per quanto riguarda i posti comuni, le carenze sono evidenti in particolare per alcune discipline come matematica, scienze e informatica alle medie, latino e materie letterarie ai licei: in cattedra ci saranno supplenti, molti dei quali di terza fascia con esperienza vicina allo zero e con incarichi a tempo. Il motivo: le graduatorie a esaurimento sono vuote, non ci sono prof di ruolo da chiamare. Colpa dei pochi concorsi, delle mancate stabilizzazioni. Colpa di troppi annunci e pochi fatti negli ultimi anni segnati da valzer di ministri, false partenze e passi indietro. L'ultimo è il "salva precari": il concorso messo in cantiere dal precedente governo gialloverde per stabilizzare 55mila insegnanti in Italia di cui almeno 5mila in Sardegna. Congelato a causa della crisi, è nell'agenda del nuovo ministro Lorenzo Fioramonti. Ma i tempi sono lunghi e i passaggi da rispettare numerosi, per cui pensare che le graduatorie possano essere rimpinguate entro il prossimo settembre appare ottimistico.
VACCINI, C'È CHI RESISTE. Dal 2017, con la legge Lorenzin, non c'è scampo. Nella fascia 0-6 i bimbi non sottoposti alle 10 vaccinazioni obbligatorie non possono accedere al nido o alla scuola materna. In Sardegna la percentuale di inadempienti è molto bassa. Nel territorio di Sassari, spiega Fiorenzo Delogu, responsabile servizio Igiene e Sanità pubblica dell'Ats,« corrisponde a circa il 5% ma nella maggior parte dei casi si tratta di bimbi che non hanno completato il ciclo per varie ragioni. Se i genitori dimostrano che c'è la volontà di farlo - per esempio con la prenotazione in ambulatorio - il bimbo viene ammesso al nido o alla scuola dell'infanzia. Solo il 2-2,5% non ha mai ricevuto alcun vaccino per chiara volontà delle famiglie». Pochi no vax anche nel Cagliaritano, conferma Gabriele Mereu, responsabilie vaccinazioni Ats per la Assl del capoluogo regionale: «Il numero di bimbi nella fascia 0-6 non regolarmente vaccinati corrisponde al momento a qualche decina, tra i 50 e i 100. Erano molti di più ma in seguito al nostro richiamo tante famiglie hanno provveduto o comunque manifestato la volontà di farlo. La copertura supera il 95%, la minima quota di genitori che ancora resiste rinuncia in partenza all'iscrizione a scuola, perché sa che la legge non ammette deroghe e i loro bimbi verrebbero rispediti a casa». (silvia sanna)

 

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